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Clistere per due - Parte quarta.
Nel caso: ecco da dove la sua fierezza! Per lei, venire qui a sottostare alla regola è stato più interessante che marinare la scuola. Non c'è dubbio! Ho deciso di lasciare perdere il clistere punitivo e la sodomizzazione, o meglio: rimanderò alla prossima volta. Sono infatti più che certo di un proseguo di incontri fra me e Luisa. Adesso, lei si sente molto donna viziosa. È contenta di essere bene o male andata fino in fondo. Sono dell'opinione però che insistere con l'S/M sarebbe controproducente. Occorre anche considerare che è stanca, provata fisicamente e moralmente. Il clistere - specie quello punitivo - è una pratica che richiede all'officiante passivo una enorme forza d'animo. Si tratta letteralmente di sviscerare se stessi e superare tabù ancestrali. Inoltre è doloroso: sebbene con Luisa non abbia l'intenzione di eccedere con la quantità d'acqua, specie la prima volta, nemmeno voglio concederle di vivere tale esperienza in un modo esclusivamente piacevole. No di certo: all'infinito ripeterò a me stesso che il clistere è qualcosa di più di una semplice, bizzarra pratica erotica. Per me è un rito! E come tutti i riti ha - deve avere - una liturgia d'eventi.
Preparazione: con la donna che segue preoccupata ogni preparativo, di certo imbarazzata come mai in vita sua, timorosa se non terrorizzata!
Quindi: Irrigazione: il fluire dell'acqua in lei, il ventre che si gonfia come in un ingravidamento artificiale, la cannula che la lega indissolubilmente all'apparecchio come un medioevale macchinario di tortura!
Dolore: dolore alla stato puro, primordiale, endogeno all'oggetto stesso. Quante volte ho colto sguardi imploranti al nulla, mentre l'acqua scottava loro le viscere ed il sale stimolava intime contrazioni, sussulti, spasmi, coliche represse... donne che in quel preciso istante mi supplicavano in nome di tutto di liberarle, di lasciarle evacuare... ed invece magari dovevano accogliere ancora acqua schiumosa in loro come massima punizione, sacrificio, autosacrificio, annientamento d'amore.
Ecco: in quel mentre Io ero il loro Dio! Si riuscirà mai a comprendere? Un dio voluto da loro stesse. Non credo.
E poi, ancora: Umiliazione. Specialmente quando si concordi l'obbligo di ritenere l'acqua per un certo periodo e defecare poi di fronte a me. Gli istinti più reconditi, le regole più antiche, il più intimo pudore vengono stravolti. Anche la puzza si alchimizza in piacere, piacere che lei pure la senta e se ne vergogni.
Ed infine: Sodomizzazione: l'atto di amore più contronatura eppure più bello, poiché alla radice di Eros, atto che fu biblicamente vietato. Ecco ciò che intendo con il termine "clistere". Ed ecco la ragione, o le ragioni, che lo renderebbero ora poco opportuno.
Luisa è uscita gocciolante dalla doccia. L'ho subito baciata. Lei è in vena di scherzare. Mi chiama affettuosamente: il mio carnefice. Quindi dice che sarà meglio per lei togliermi altre eventuali idee su ciò che concerne il piacere di provare dolore. Dico che le è piaciuto. Lei ammicca. Mi sembra però che abbia vergogna a tornare sull' argomento. Dolcemente, la distendo sul letto e mi tuffo fra le sue cosce. Aspiro il suo acre odore femminile misto a quello del borotalco e della saponetta. Tuffo di più il viso. Lentamente le mordicchio le labbra vaginali, riempiendomi il palato di peli. Poi le faccio capire che cosa desidero. Lei si volta di buon grado. A sua volta, mi bacia ripetutamente il sesso. Piccoli bacini leggeri. Poi apre la bocca e lo ingoia. Non immaginavo con tanta foga! Sento la sua bocca bollente e la sua gola tremante intorno ad ogni mio nervo. Si ritrae. Lo ingoia di nuovo. Così per molto, moltissimo tempo. Io intanto ho trovato il suo clitoride e lo lecco. È piccolo ma gonfio e vispo come un serpentello. Il suo fiotto mi giunge improvviso.
“Ahhhh! A... A... AM... o... reeee... è il mio primo orgaaaaa...”
È come se fosse stata colpita da una scarica elettrica. Mi pianta i denti nel glande fino a strapparmi un grido. Mi divincolo. Ritorno con il viso contro il suo e la prendo di colpo, sprofondando in lei fino a sentire il collo dell'utero. Ora Luisa urla frasi incomprensibili.
Vengo.
Ci siamo entrambi rivestiti. Osservo Luisa che in bagno si rifà il leggero trucco. Da quando ci siamo sganciati ancora nessuno dei due ha profferito parola. Aleggia una strana atmosfera di piacere appagato e di vergogna. Complesso di colpa. Non tanto da parte mia, quanto nei secchi gesti con cui la donna ha riassettato il proprio aspetto.
Forse soltanto ora si è ben resa conto di ciò che di sé ha concesso ad uno sconosciuto. Un po' mi spiace. Preferivo la complicità.
“Quando ci rivediamo?” Domando.
“Credevo che non ti fermassi in città più di qualche giorno.”
“Appunto. Facciamo domani, stessa ora?”
“No. Ho già un impegno.”
“Dopodomani allora.”
“Nemmeno. Si avvicinano gli esami, devo studiare.”
Incomincio a temere che mai rivedrò Luisa...
“Posso telefonarti?”
“No.”
“Scriverti?”
“D'accordo.”
Luisa raccoglie la sua borsetta ed esce così, con un sorriso enigmatico. Non c'è più ragione che resti in questa città e faccio altrettanto.
Non ho più scritto a Luisa. Da quel giorno di aprile sono passati più di cinque mesi, ed innumerevoli volte ho esitato ad essere io a prendere la penna ed a tornare con la memoria a quel primo incontro. Alla fine ho sempre desistito. Per quanto eccitante sia il ricordo, e forte il desiderio di rivedere la ragazza, ho giudicato una mia lettera del tutto inutile. Deve essere lei a contattarmi ancora. Se nel suo animo giovanile non si crea il desiderio di tornare a Sodoma (a quella camera d'albergo dove per la prima volta conobbe in pieno il piacere), non sarò io dimostrandomi debole e rinverdirne la voglia. Può darsi che Luisa abbia ormai sperimentato con il suo boy-friend le sensazioni a cui inconsapevolmente agogna. Nel qual caso non voglio essere geloso. Mi illudo, comunque di averle saputo dare qualcosa che altrimenti non avrebbe mai conosciuto.
Nel frattempo ho avuto altre esperienze. Tra queste, una coppia del centro-Italia mi ha scritto domandandomi se sarei stato disposto a recarmi a casa loro allo scopo di clisterizzare e sodomizzare la moglie alla presenza del marito. Per curiosità, riporto l'ultima loro lettera prima dell'incontro:
“Caro P.: abbiamo ricevuto la Sua ultima lettera e sia io che mia moglie concordiamo sulla possibilità di un incontro erotico. Siamo disposti a pagarLe le spese di viaggio e di albergo, in quanto non possiamo purtroppo ospitarla se non per il tempo necessario all'incontro stesso. Scusi la franchezza, ma noi desidereremmo che tale incontro fosse il più impersonale possibile, proprio perché la freddezza nei rapporti è per noi fonte di grande eccitazione. Se lei è d'accordo, dovrebbe presentarsi - segue indirizzo - alle ore 22. Riguardo al problema giuliva siringa, escludo che mia moglie la possa ricevere legata come Lei vorrebbe. Inoltre, la Signora non desidera ricevere una quantità di liquido superiore al litro. Lasciamo a sua discrezione la scelta dello strumento -enteroclisma, boccia e siringa - ed altri particolari. Subito dopo, la Signora desidererebbe appartarsi per qualche istante. Un ultima condizione: La pregheremmo di volere provvedere Lei a tutto il necessario, e di munirsi di guanti per le mani e profilattici. Ringraziandola per la cortese premura, contiamo di averla fra noi al più presto.”
Bene: conoscevo i tipi. Anche se avrei forse preferito qualcosa di meno impersonale, decisi che in pieno agosto potevo concedermi una vacanza a R. Preparai dunque la valigia e la borsa. Avevo deciso, pur stando nelle condizioni poste dal marito di rendere l'operazione il più interessante ed umiliante possibile. Non mi facevo illusioni: il vero gioco erotico si sarebbe svolto fra moglie e marito, ma non di meno contavo di trarre soddisfazione dal ruolo di quasi cameriere che mi era stato assegnato.
La preparazione del materiale fu molto accurata. Innanzi tutto, mi procurai in farmacia una scatola di preservativi stimolanti granulati, un tubetto di vaselina borica, due bocce di gomma per clisteri da mezzo litro con annessa cannula per lavaggi vaginali. Queste ultime erano di plastica bianca, un po' ricurve, grandi quasi come una banana e con quattro fori in cima. Pazientemente, mi occupai di praticare a ciascuna di esse altri Cinque fori, un po' più grandi e al centro, in modo da permettere all'acqua un flusso più veloce. Quindi intagliai la loro superficie con un temperino in modo da disegnare una spirale dalla base alla punta. Desideravo, infatti, che l'introduzione graffiasse la parete interna anale in modo da procurare alla Signora abbastanza dolore da rimpiangerla. Quindi mi recai in un supermercato ed acquistai un paio di guanti di gomma per lavare i piatti ed una lattina di olio di oliva. Siccome il marito non aveva accennato alla natura del liquido, avrei usato l'olio di oliva tiepido. A differenza dell'acqua, quest'ultimo ha il potere di stimolare l'intestino fin dalla prima goccia, ed è molto difficile subirne l'effetto senza alzarsi e correre subito in bagno. Infine, a scanso di equivoci, presi con me una pentola ed un fornellino a gas butano. Mi pareva ci fosse tutto. Anzi no: proprio prima di partire, pensai utile mettere in valigia un lenzuolo di tela cerata ed un grembiule. Ora c'era proprio tutto!
La casa dei S... (così si chiamavano i coniugi) è una graziosa villetta alla periferia di R. Siccome mi pagavano loro il viaggio, ero venuto in aereo ed in prima classe. Quando, alle ventidue in punto, suonai il campanello, avevo il batticuore. E se non ci fossero stati?
Mi venne ad aprire un uomo di circa trenta anni, smilzo, in giacca camicia e cravatta. Mi congratulai mentalmente con me stesso per avere indossato lo stesso genere di abbigliamento nonostante il caldo. Il mio ospite aveva grandi occhiali di tartaruga e balbettava dall'emozione. Era, me ne accorsi subito, ipereccitato.
“II signor P?” Domandò.
Porsi la mano. La sua stretta era sfuggente e sudaticcia.
“Esattamente.”
“Ha fatto buon viaggio?”
“Abbastanza.”
“Non stiamo qui a parlare sulla porta. Prego, si accomodi.”
Entrai in un confortevole soggiorno dov'era acceso un televisore a colori che l'uomo s'affrettò a spegnere. Quindi mi consegnò con aria imbarazzata un assegno che intascai con un cenno del capo. Mi sedetti sul divano, la borsa accanto a me. Lui passeggiava su e giù per la stanza, nervosamente.
“E sua moglie?” Domandai.
“È di sopra. Scenderà più tardi.”
“Sono curioso di conoscerla.”
“Già...” indicò la borsa: “il necessario è lì dentro?”
“Sì. Può darsi che avrò bisogno del suo aiuto. Rispetterò le sue condizioni, ma lei dovrà rispettare le mie.”
“Cioè?”
“Praticherò a sua moglie due clisteri consecutivi di olio d'oliva caldo. Difficilmente la Signora si lascerà fare il secondo. Quindi, siccome non mi è concesso di legarla, lei dovrà aiutarmi a tenerla.”
Lui si agita sulla poltrona. Arrossisce. Infine si dice d'accordo.
“Anche sua moglie lo sarà?”
“Roberta farà tutto ciò che le dico.”
“Bene.”
C'è un attimo di silenzio. Potrei incominciare a preparare l'ambiente, ma preferirei che fosse presente la donna.
“Dove preferisce che avvenga il tutto?”
“Beh... no... non saprei. Lei che cosa suggerisce?”
Osservo la stanza dove siamo. Noto un biliardo nell'angolo. Sì... Potrebbe essere più eccitante che sul letto...
“Qui andrà benissimo. Il bagno è molto distante?”
“No. Ce n'è uno di servizio subito lì a destra.”
“Ad ogni buon conto ha un vaso da notte?”
L'uomo avvampa di nuovo.
“Ma... mia moglie intende ritirarsi tranquilla. E’ una condizione.”
“Certo, ma per ogni evenienza. Sa, è molto difficile trattenere lo stimolo. Non vorrei che...”
In quel momento entra la donna. Roberta avrà appena qualche anno in più del marito. Sembra una marziana: due enormi occhiali neri le celano gli occhi ed un foulard è annodato come un turbante intorno ai capelli. Le guance sono rosse come due pomodori. Ha le labbra serrate ed indossa una vestaglia azzurra lunga fino alle caviglie, annodata in vita. Ai piedi, due sandali da mare.
“Roberta, ti presento il signor P.”
Roberta allunga una mano timidamente. Gliela bacio con galanteria. Lei fa una smorfia. Di certo, non mi sento amato.
“II signor P. dice che si può fare qui.” Lei scuote con indifferenza le spalle. Non sembra affatto entusiasta.
“Però il signor P. dice che... ehm... ci vorrebbe un vaso da notte. Sai, nel caso che...”
Roberta alza il capo verso il marito.
“Questo si era escluso in partenza!” Ha la voce roca.
“Già, ma è che...”
Decido d'intervenire. Misuro bene le parole:
“Vede, signora: pur rispettando le condizioni, c'è il rischio che lei non riesca a trattenere le feci fino in bagno. Nel qual caso...”
Roberta si morsica le labbra e sospira guardando il marito. Lui allarga le braccia sconsolato:
“II signor P. userà l'olio invece che l'acqua.”
“Scusi, Signora,” domando io, “quando si fa fare un clistere da suo marito, che liquido usate?”
Roberta guarda ancora verso suo marito. È lui che risponde:
“Acqua semplice, tiepida. Mai più di mezzo litro per volta.”
“Vede? Ragion di più.”
Roberta sta sudando. Si siede sulla sponda della poltrona, accavalla le gambe, accende una sigaretta. Intanto l'uomo è uscito, probabilmente per andare in cerca del pitale. Decido di approfittarne per parlare con Roberta.
“È la prima volta?” Domando.
“Con uno sconosciuto sì.”
“Anche per ciò che riguarda la sodomizzazione?”
Roberta aspira una lunga nota prima di rispondere.
“Sì. Non l'ho mai fatto nemmeno con mio marito. È sua l'idea di tutto.”
« E lei acconsente... Per amore?”
Scuote negativamente la testa.
“Per che cosa, allora?”
“Non sono cose che la riguardino...”
“Per denaro? Le regala una pelliccia, la macchina nuova?”
Roberta si alza in piedi di scatto e inizia a camminare nervosamente.
“Ma quanto ci mette a trovare questo dannato vaso...” Mormora fra sé.
“Lo sa, Signora, che è molto bella...”
Non risponde.
“Non potrebbe togliersi gli occhiali...” Insinuo.
“No. Non potrei.”
Apro la borsa e cavo il lenzuolo di tela cerata ed il grembiule. Quindi mi levo la giacca ed indosso quest'ultimo. Vado verso il biliardo. Metto la tela cerata sul tappeto verde e la liscio con una mano. Quindi ancora cerco l'interruttore della grande lampada sovrastante il giuoco.
“Che cosa sta facendo?”
“Non lo vede? Preparo tutto il necessario. Fa male, sa, ad essere scortese. In fondo la sua prossima mezz'ora dipende da me. Potrei usarle più riguardi se...”
“Stia zitto, la prego.”
“Dicevo: la pancia e il culo sono sono suoi! O crede forse che ciò che sta per passare sia una semplice passeggiata?”
“Luigi...!”
Rientra il marito. Ha in mano una bacinella di plastica che mi consegna.
“Non ho trovato niente di meglio!”
“Luigi, ti prego... mandalo via!” Dice istericamente Roberta. L'uomo la guarda stupito.
“Ma, cara... eravamo d'accordo.”
“Ora non più. Ho troppa paura. Mi vergogno troppo. Mandalo via, ti prego.”
“E no, cara: hai perso una scommessa e devi pagare. O forse ti sei già dimenticata di Napoli?”
Ignoro che cosa sia successo a Napoli, ma almeno so per quale ragione Roberta si comporta così. Comunque, le parole dell'uomo devono averle fatto effetto, perché si siede apparentemente tranquilla. In realtà cerca di autocontrollarsi: le labbra si muovono di paura.
Allineo velocemente sul bigliardo tutto il necessario. Quindi apro la lattina dell'olio e riempio la pentola, che metto a scaldare sul fornello. Roberta osserva torcendosi le dita.
“Si prepari pure, Signora.”
“Prego?”
“Si spogli nuda e venga qui.”
“Nuda? Non basta il sedere?”
] Mi rivolgo al marito con aria paziente.
“Le dica di spogliarsi. È una condizione sine qua non!”
“Fai come ti dice.”
Tasto con il dito la temperatura dell'olio, ignorando di proposito Roberta. È già fin troppo caldo. Comunque, l'alterigia di quella donna non merita certo comprensione. Travaso nelle due bocce il liquido giallastro ed avvito le cannule. Quando mi volto, reggo con una mano la prima provetta e ne faccio uscire una goccia raccogliendola con il palmo della mano. Scotta ancora. Vorrà dire che si raffredderà nella pancia di Roberta. Se lo è voluto.
“Pronta?”
Lei è nuda e si copre il pube con le mani. Dal colore dei peli che spuntano sotto le ascelle si direbbe castano scura. I seni sono grandi e sodi. Il ventre appena un po' pronunciato.
“Che cosa devo fare?”
“Salga sul biliardo in ginocchio, la faccia da quella parte.”
Roberta mi si avvicina tenendo buffamente la testa alta: sembra Giovanna d'Arco al rogo. Profuma di borotalco ed ha la schiena segnata da diversi morsiconi. Quando alza la gamba per salire sul biliardo, deve staccare le mani dal pube e mi accorgo che è depilata. Non faccio comunque domande.
“Ecco, si metta pure così, le cosce divaricate. No: appoggi le natiche sulle caviglie... Brava... Ora si pieghi...”
La tocco su una spalla per farla piegare con il ventre e i seni contro la tela cerata. Lei protesta:
“Non mi tocchi senza guanti!”
La prenderei volentieri a schiaffi! Invece levo le mani ed infilo i guanti. Faccio cenno al marito di spostarsi dinnanzi al viso di Roberta. Lui esegue.
“La tenga forte per i polsi.”
“D'accordo.”
Prendo con una mano la prima boccia mentre con l'altra dilato l'orifizio di Roberta. È stretto, piccolo. Non capisco come certe persone pensino alla sodomizzazione in simili condizioni! Comunque, non sono affari miei. Appoggio la cannula al foro e la spingo tenendola fra la boccia e l'imboccatura. Devo forzare e ruotarla con forza. Roberta naturalmente s'irrigidisce.
”Si rilassi invece di contrarre lo sfintere.”
Niente. La donna oppone troppa resistenza. Ruota le natiche e chiude lo sfintere. Quindi si spinge in avanti e la cannula fuoriesce. Impreco. L'olio si sta raffreddando.
“Le dica di rilassarsi!”
“Roberta... ti prego! Non fare la bambina.”
Lei non risponde, Anzi, tende a serrare le cosce. Appoggio sfiduciato la boccia e mi rivolgo al marito:
“Così non è possibile.”
“Che cosa ci vuole fare. È fatta così!”
“Le ho fatto molto male?” Domando alla donna.
Nessuna risposta. Allora mi rivolgo al marito:
“Sua moglie s'irrigidisce troppo. È altera, superba. Mi è impossibile clisterizzarla in questa maniera.”
“Allora, che cosa propone di fare?”
“Se foste entrambi d'accordo, farei assaggiare qualcosa alla Signora che la convincerebbe.”
L'uomo si piega e parla sottovoce alla moglie. Riesco ugualmente a precepire alcune parole:
“... capisci? Levatelo pure dalla testa! Gli abbiamo perfino pagato il viaggio... quello che vuole lui.”
“... più forte di me, non ci riesco... muoio di vergogna... no!”
“credi di fare cosa?”
“... con un altro, forse... la bacinella. No, è troppo.”
L'uomo si rivolge a me.
“Sia più preciso, la prego.”
“Sua moglie si vergogna troppo. È istintivo. È più forte di lei. In tali circostanze, credo che una punizione corporale molto dolorosa la convincerebbe ad essere più remissiva. Una fustigazione, ad esempio. Certo bisogna che lei sia d'accordo con noi due.”
Altri bisbigli.
“Sei matto? Farmi frustare? E dopo ancora tutto il resto?”
“É necessario... oppure si... e tanti saluti.”
“E le mie amiche? Hai pensato a Gloria?”
“E allora fatti fare questo dannato clistere!”
“Ma è più forte di me. Quando sento quel coso contro... no... forse sé fossi tu a farmelo...”
“I patti erano diversi.”
Sto per perdere la pazienza. Con calma, slaccio la cintura dei calzoni e la impugno per i due estremi. Sono sicuro che Roberta, debole e timorosa com'è, al primo colpo sputerà l'anima pur di farmi smettere.
“Va bene. La picchi pure.” Dice il marito.
“No!” Protesta lei.
“Non posso senza il permesso della signora Roberta.”
“In questo caso...” Luigi fa il gesto di congedarmi. Roberta chiede timidamente:
“Un solo colpo... d'accordo?”
“No, Signora: lei deve autorizzarmi a batterla fino a quando io non lo giudicherò necessario.”
“Perché... lei crede che dopo che mi ha... sì, insomma... che cosa c'entra con il clistere.”
“Capirà da sé.”
“E va bene. Ma faccia piano, mi raccomando.”
Che stupida.
“La tenga forte” dico al marito. Quindi faccio volteggiare la cinghia e l'abbatto sulle natiche di Roberta. Il colpo è secco. Lei urla:
“Ahi, ma è pazzo!”
“Non la lasci.” Ripeto al marito: e subito le somministro un altro colpo. Roberta cerca di divincolarsi. Scalcia. Cerca di voltarsi e sottrarre le natiche ai colpi. VLAN! Su una coscia: la pelle diventa subito gonfia e viola. VLAN! Sul fianco: Roberta emette un grido isterico. VLAN! Sulle natiche. Roberta si gira sul fianco sinistro. VLAN! Tra il seno e l'anca: altro livido. Il marito ha gli occhi sbarrati mentre suda sette camice a tenere la moglie per i polsi.
“Luigi! Luigi!” Strilla lei: “Lui...”
VLAN! Tra le cosce in pieno!
“gi... AHI! Ahi! Ahi che mal... No! Bast...”
VLAN! Fra le scapole. VLAN! VLAN! VLAN! tutti sulle natiche, oramai segnate da una graticola di lividure gonfie.
“Troia! Troia schifosa! Lo vuoi il clistere?”
“Pietà!”
VLAN! Su una caviglia ed il polpaccio dell'altra gamba. VLAN! Sotto l'ascella dalla quale vola una nuvoletta di peli.
“Basta! La smetta. Può bastare.” Urla il marito.
Alzo la cinghia con calma e l'arrotolo intorno alla mano, in modo che questa volta abbia la fibbia in punta. Quindi prendo la mira.
“No... non così.” dice il marito.
“Ahh! Basta, Luigi: digli di non picchiarmi più!”
“La smetta: non vede? È tutta un livido.”
Roberta singhiozza.
“Signora Roberta.” Dico calmo: ora lei andrà in camera sua e si riprenderà. Quando lei stessa lo desidera, ritornerà qui e procederò a quanto si era deciso.
Quindi abbatto per l'ultima volta la cinghia con la fibbia nell'aria:
SWIT... STRACK!
...colpendo Roberta sulla coscia destra, la pelle si screpola in un graffio. Lei salta giù dal biliardo urlando. Si accoscia. Si bagna le mani di saliva e le porta sulle ferite.
“Lei è... è... un...”
“Bastardo?”
Roberta fugge via piangendo.
“Era proprio necessario batterla così forte?” Mi domanda Luigi non appena la donna è uscita.
“Sì. Occorreva terrorizzarla. Ha fatto bene a non intervenire prima.”
“Mi domando se...”
“Vuole che me ne vada?”
“No... anzi! Credo che Roberta ne avesse bisogno.”
In quel preciso istante, Roberta rientra. Sarà stata via meno di cinque minuti. Senza una parola, va a prendere la giusta posizione sul biliardo.
Compio rapidamente le stesse operazioni di prima. Questa volta, Roberta accenna appena una lieve resistenza.
“Vuole che ricominci con la cinghia...?”
Basta quell'accenno, e l'ano si rilassa. Spingo la cannula gradatamente in lei. Le pareti sono seriche e strette. Spingo di più. La cannula sprofonda fino in fondo.
“Ahhhh!” II lamento è lungo e profondo. Roco. Abissale come se provenisse dall'oltretomba. Strizzo la boccia e s'ode il gorgoglio del liquido che la inonda. Roberta si muove. Ancora un po' di pressione per le ultime gocce. La gomma si piega su se stessa. Estraggo il primo clistere e prendo l'altra boccia. Dal ventre di Roberta proviene un forte gorgoglio.
“Ohi! Mamma! Mi duole la pan... ahia... ho voglia di ca...”
Spingo la seconda boccia, con ancora più difficoltà della prima, poiché ora Roberta si irrigidisce nello sforzo di trattenere le feci. Vrrrlll... ho cominciato a schiacciare...
“Ba... è... uhi! No...”
VRRL... Piego anche la seconda gomma, spingendola contro la pelle di Roberta. Quindi la estraggo. Vi è un poff sordo ed un nuovo gorgoglio. La donna suda irrigidendo i muscoli.
Poi la scarica di gorgoglii si accentua. Roberta è pallida: porta le mani sul ventre. Scende adagio dal bigliardo quasi stupita di tutto il fracasso che proviene da lei.
“Lu... lui... datemi la bacinella, in fretta...”
Ma la bacinella non si trova. Roberta è piegata in due, sudata, con le unghie impiantate nel ventre. Infine grida:
“In freeettttaaaaa! ! ! ! !”
E’ stravolta. Il marito ha finalmente trovato la bacinella. Gliela porge. Lei quasi gliela strappa di mano e la mette freneticamente sotto le natiche. Poi è un unico scroscio seguito da tanti piccoli tonfi. Vado a sedermi sul divano ed accendo una sigaretta.
A un certo punto, Roberta si è rialzata ed è sparita portandosi appresso la bacinella. Il marito l'ha seguita. O almeno, ha tentato di farlo, perché lei ha urlato di lasciarla sola. Abbiamo così potuto riprendere il dialogo interrotto prima.
“Disgustoso, tragico, sublime...” Commenta lui.
“Pochi lo capirebbero.”
“Meraviglioso davvero! Con me era sempre così piena di pudori, di reticenze... Lei l'ha domata.”
“Sono abbastanza esperto. L'olio è cattivo: l'ha mai provato?”
“No: le ho già detto che...”
“Non intendevo questo. Intendevo su di lei.”
“Prego?” L'uomo è impallidito.
“Non fa niente. Però sono sempre stato dell'idea di non fare agli altri ciò che...”
“Vorrebbe dire...”
“Naturale.”
Rinuncio a parlare di me con un uomo che probabilmente non capirebbe. Dico anzi che, con il suo permesso, vado a vedere come sta la moglie. M'indica il bagno. Dal rumore, capisco che lei è ancora sotto la doccia. Busso:
“Luigi.”
“No. Sono...”
“Entri pure.”
Roberta si è tolta il foulard e gli occhiali. Mi sorride. Sì: l'ho davvero domata. Dopo ciò che è successo, non m'aspettavo di certo che mi accogliesse bene.
“Le dispiace aiutarmi con l'asciugamano?”
“Affatto.”
Lei chiude la doccia ed esce gocciolante. Le asciugo la schiena badando a non farle male sulle ferite. Ciò nonostante, la donna si lascia sfuggire un gemito.
“Non mi odia più?” Domando.
“Dopo... No. È stato troppo forte.”
“Cioè piacevole?”
Non risponde. Invece si china e mi sbottona i calzoni. Con calma, estrae il membro dagli slip e comincia ad accarezzarlo a due mani.
“È grosso. Più di quello di mio marito...”
“Sta pensando alla sodo...”
“Ssst!” Mi fissa con due occhi azzurri ch'era davvero un peccato nascondere dietro le lenti.
“Non dica niente... “
A un tratto, mi viene il dubbio che cerchi di farmi avere l'orgasmo per evitarsi altre noie. Ciò nonostante la lascio fare. Sono abbastanza esperto per sapermi controllare.
Roberta avvicina le labbra al membro. Lo baciucchia dal glande alla base. Sfiora con l'alito bollente i coglioni.
“Ho paura, sai...” dice passando al "tu", “ho provato prima quanto sai essere spietato. E ce l'hai grosso. E mi fa già tanto male qui...”
Porta le dita dietro la schiena, indicando i lividi.
“Ma soprattutto qui e qui!” Indica il ventre e l'ano.
“Perché tuo marito ti costringe a questo?”
“Non è lui che mi costringe, il fatto è che...”
In quell'esatto momento, entra il marito. Lancia un occhiata incendiaria alla moglie, che subito si alza.
“Luigi, non è come...”
“Troia! Cercavi d'ingraziartelo, eh!”
Soltanto ora mi accorgo che ha in mano il tubetto della vaselina e dei preservativi. Mi getta la scatola.
“Avanti: lo infili e facciamola finita!”
Decido di obbedirgli. Roberta osserva i minirilievi preoccupata.
“Non... non ne hai di un'altra marca?”
Allargo le braccia. Lei scruta il marito:
“Sei tu il vero porco della situazione.”
“Dai, meno storie, girati.”
“Ma qui? In bagno?”
Luigi non risponde. Adagio, Roberta si inginocchia con il ventre contro lo spigolo della vasca. È il marito che la costringe a piegarsi. Ed è sempre lui che si spalma due dita di vaselina e la unge intorno all'ano.
Roberta, sempre più accondiscendente, provvede lei stessa a dilatarsi le natiche. Luigi la stantuffa frettolosamente con due dita, incurante delle raccomandazioni della moglie di fare piano.
“Senta...” Dico io, “è molto stretta. C'è il rischio obiettivo di un’ emorragia...”
“Oh no! No! Ho sofferto abbastanza!” Dice Roberta.
“Zitta. Non vorrai tirarti indietro proprio adesso!” Insiste il marito.
Aspetto la decisione di Roberta. Lei si volta verso di me:
“Va bene. Fai piano, Però.”
“Ti farà molto male. Che cosa dovrò fare quando urlerai come una donna che partorisce?”
Roberta chiude gli occhi.
“Continua. Vai fino in fondo.”
Bene. Dopo il clistere, la donna sembra trasformata, forse pensa che nulla di più orrendo di ciò che è già accaduto possa succederle. Mi avvicino ed è il marito che aiuta la moglie a dilatare ancora di più le natiche. Appoggio la cappella al foro. Con la mano, la sistemo e tengo il pene nella giusta posizione.
“Piano... piano...” Mormora Roberta tremante.
Una leggera spinta...
“Pia...ahi!” È appena appena entrato di un millimetro.
“Rilassati. Ecco: ora spingo un po' di più.”
“Mi raccomando piano. Ahia! Non così, più piaAAAAHHHHH! !!!!!! !”
È un grido di belva ferita che farebbe tremare le pareti. Roberta si tiene con le mani alla vasca. Cerca di dimenarsi e devo afferrarla per la vita. Ora: spingo gradatamente, ritraendomi di un millimetro ed avanzando di due. Ad ogni scossa, Roberta urla con quanto fiato ha in gola. Spingo:
“NOOOO!!!! LEVATI! PER AMOR DEL CIELO. AH! AH! AH! AHHH!!!!!!!!”
Ecco: il pene è entrato per metà. Sento le sue ossa premere quasi sulla carne. Occorre che continui a farlo andare su e giù, molto adagio, in modo da lubrificare il canale man mano che procedo. Roberta ha incominciato a ansimare, ma il dolore, credo, supera ancora di gran lunga il piacere.
“Lu... Luigi... fa... fai qualcosa... mi... ahia... mi... no... pia...”
Sono sudato e ansimo. Basterebbe un colpo deciso. Forse, anzi, sarebbe meglio. Eppure esito. Luigi ha strappato un foglio di carta igienica e deterge il sudore della moglie. Decido di darle un po' di respiro, lasciando il pene dentro com'è, circa a metà.
Roberta geme:
“È fatto, no? Perché non si leva?”
“Ne manca ancora metà.”
“Oh no! Fa mal... della madonna., io... Io... Brucia da impazzire.”
Allungo una mano e l'accarezzo sulla nuca.
“Tieni il fiato e stringi i denti.”
“Che vuoi fare? No! Levati! Così basta... è”
Spingo. Sento la carne aprirsi a fatica e percepisco un lungo fremito.
“AHHH! ! ! !” Di nuovo un grido: “No, bas... ta...“
Poi, istericamente, scuotendo il capo a destra e sinistra come una marionetta:
“Basta, basta, basta, basta, basta.”
“Coraggio Roberta: un ultimo sforzo.”
“No. Levati. Digli di levarsi.”
Aspiro forte. Finora, nonostante i gemiti ed i lamenti, sono certo di aver fatto abbastanza attenzione. Mi chiedo se così non possa bastare.
“Che faccio?” Domando al marito.
Solo adesso mi accorgo che è eccitatissimo. Si è sbottonato i calzoni e se lo sta menando.
“Faccia no! Fino in fondo. Fino a sbatterle contro le palle.”
“No!” grida ancora lei.
Ho il pene che mi brucia, compresso in ogni parte. Vedo che un po' di sangue è sgorgato, ma non da giustificare il timore di una emorragia. Afferro il pene alla base e spingo di nuovo.
“HIII! ! ! ! ! HIIIII! ! ! ! Muoiooooo! !!!!!”
Fatto. Ora il pene è entrato per l'intera sua lunghezza. Roberta batte i pugni sulla vasca.
“Togliti adesso, via...”
Mi ritraggo di pochi centimetri e lo spingo con tutte le mie forze. Roberta emette un suono gutturale. Rifaccio l'operazione. Idem. Ora però ansima di piacere. Ancora: esco per metà e mi risprofondo in lei. Roberta freme tutta. È calda, adesso. Con una mano ne raggiungo la vulva e la penetro. Come immaginavo: comincia ad essere bagnata. Posso accrescere i colpi mentre lei ora ansima sempre più forte.
“Sì... sì... sì... così... ecco, sì... anche se mi fai male... oh mamma, sì... fino in fondo... sfondami pure... sì...”
Poi tace. Il marito le si è posto d'innanzi prendendola in bocca. Vedo la sua asta scomparire fra le labbra della moglie.
E a quel punto vengo.


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