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Clistere per due - Parte prima
Nel dolce tepore del primo pomeriggio d'aprile attendo Luisa. Ho chiuso fuori dalle mura di questo asettico hotel ogni remora morale. Oggi, come ogni mese, si compirà il miracolo della mia nietzichiana, onnipotente perversione. Questa volta ho un motivo in più d'eccitazione: lei è giovane, appena diciottenne, e sconosciuta.
Il solito epistolario precedente all'incontro faceva presagire l'atrocità di una beffa. Sinora, le mie "consenzienti vittime", avevano quasi sempre oltrepassato i quarant'anni, e soltanto l'oscenità insita dei loro desideri mi compensava di corpi già irrimediabilmente rosi dal tempo.
Ho sempre atteso l'ospite sperando che la realtà fisica fosse migliore di quella fotografica. Oggi invece potrà al massimo accadere il contrario. È incredibile: Luisa ancora va a scuola, non ha mai avuto esperienze complete con gli uomini, scrive trasudando un candore adolescenziale, eppure... Eppure tra poco, a meno di un ultimo ripensamento, busserà a quella porta con il cuore in gola come una bambina che va nelle fauci dell'Orco cattivo.
Man mano che si avvicina l'ora fatidica, mi accorgo sempre di più che oggi è una giornata particolare. Di solito, prima d'ogni rituale, sono calmo e freddo, teso interamente a cacciare da me eventuali remore morali. Immagino il futuro incontro in ogni particolare, cerco di prevenire le naturali resistenze, gli imbarazzi dell'inizio... Insomma, mi comporto come una persona adulta e matura che vive con un suo pari una esperienza particolare. Ora invece mi pare d'essere uno studente al primo impatto con il sesso.
Per la centesima volta mi sono alzato dal letto ed ho controllato la "borsa degli attrezzi." C'è tutto: oggetti banali e reperibili in un qualsiasi supermercato che nella mia fantasia - taluni a torto definirebbero malata - si alchimizzano in magici feticci di Eros. C'è anche una cartellina con l'epistolario e la foto di Luisa. La estraggo dal fondo della borsa scostando con un sospiro la serie di mollette da biancheria. La apro: ed ecco che Luisa mi sorride nello sfocato colore di una polaroid. Il suo corpo acerbo e nudo è seduto a gambe larghe su uno sgabello da pianista, volto di mezzo giro allo strumento. Sovrasta quella immagine una gigantografia di uno sconosciuto cantante pop. Lei sorride. Sorride con gli occhi che le brillano, tenendo con la sinistra il comando dell'autoscatto e la destra ad arruffare maliziosamente la folta, scurissima foresta del pube. Ma i seni non ancora in pieno sviluppati ed i capezzoli grossi, scuri quasi neri come quelli di un'araba. Anche la carnagione è scura. Quasi si direbbe che abbia lontane origini afro-asiatiche. Ed i capelli nerissimi, le labbra carnose, il naso un po' comune non fanno che avvalorare quella tesi.
Ah, Luisa! Non riesco a staccare lo sguardo dalla tua immagine. Percorro con l'indice la pelle e penso che fra non molto lo potrò fare nella realtà! Indugio sul tuo ombelico perfetto e carnoso, appena un po' pronunciato. Ecco: credo che Nabokov, scrivendo Lolita, covasse le mie identiche emozioni. Ma io e te insieme trascenderemo quelle regole ipocrite.
Sì, Luisa, ciò che accadrà fra noi nessuno l'ha mai immaginato in passato! Eppure, di te, vorrei saperne qualcosa di più. Scruto con impazienza l'orologio: ancora mezz'ora all'appuntamento. Il tempo, forse, di rileggere la nostra corrispondenza.
Annuncio comparso su rivista specializzata in S/M:
“Quarantenne, raffinato, molto esperto, amante giuliva siringa e severe punizioni, cerca schiavetta con cui iniziare scambio opinioni sull'argomento.”
Ed ecco la tua prima risposta, cara, dolcissima Luisa:
“Caro quarantenne: è la prima volta che rispondo ad un annuncio di questo genere. Ho diciotto anni e sono una studentessa. Non ti nascondo che una esperienza particolare del genere al quale alludi potrebbe interessarmi. Ma tu chi sei? Per ora, dispongo soltanto di un fermo posta. Capirai che non posso impegnarmi in nulla di più serio se prima non mi mandi serie garanzie.”
Lettera non firmata.
La mia lettera di risposta cominciava con:
“Cara signorina, gentilissima interlocutrice...”
e proseguiva con la storia del clistere come pratica erotica, proponendole, al primo incontro, di limitarci a quello. Avevo ricevuto molte altre lettere, molte delle quali scritte da probabili grafomani. Quella di L 61 — come si firmava Luisa — aveva l'aria di essere una delle tante. Invece...
“Carissimo quarantenne un po'... anzi, molto perverso. Sarò sincera: provo una sottile eccitazione a scrivere di certe cose, ma, altrettanto sinceramente, ti dico subito che non so se avrò il coraggio di andare fino in fondo. Nella tua lettera mi chiedi di specificare le mie esigenze e/o passate esperienze, sia in senso generico, sia al riguardo dell'argomento che più ti interessa. Bene, ma non credere che sia facile! Comincerò comunque dal sesso in generale. Come già ti ho scritto nella lettera precedente, ho compiuto da poco i diciotto anni e le mie esperienze sessuali si limitano al campo scolastico. Con ciò intendo dire che ho perso la verginità due anni fa, con un ragazzo al quale sono ancora legata sentimentalmente. Ho avuto inoltre alcuni altri flirt, senza però mai raggiungere l'orgasmo, che invece provo quando, quasi ogni sera, mi masturbo (raramente riesco ad evitare questa abitudine, a cui rinuncerei volentieri). Per il resto, ti dirò che sono abbastanza inesperta. Al di fuori dell'atto sessuale tradizionale, qualche volta ho accettato di baciare il mio ragazzo sul pene, mai però fino ad un suo orgasmo. Mi lascio invece volentieri baciare a mia volta, ma, anche qui, pur scaldandomi molto, non riesce a venire. Le mie zone erogene sono la nuca, le labbra, le ascelle ed i capezzoli, oltre naturalmente al sesso. Ma soprattutto — provo un po' di vergogna a confessarlo - mi piace molto essere accarezzata violentemente sulle natiche ed essere accarezzata intorno all'ano. Luca però non pare avere molto interesse per questi giochi. Soltanto una volta ho trovato il coraggio di chiedergli di penetrarmi con un dito. Lui si è subito eccitato e mi ha presa nella maniera tradizionale, mentre invece io avrei voluto che continuasse più a lungo. Ecco, credo che sia tutto: non molto, come vedi.
E veniamo alla parte più scabrosa, quella che mi ha indotto a rispondere alla tua lettera. Sappi, prima, che è la prima volta che confesso certe fantasie, che non ne ho parlato neppure con la mia migliore amica, e che ne sono tremendamente imbarazzata. È per tale ragione che, nemmeno questa volta, firmerò la lettera.
Ecco: io credo di essere masochista! Molto spesso — sempre prima o mentre mi masturbo — immagino di essere nuda e legata, violentata, frustata da uno sceicco o dai nazisti. Immagino che abusino del mio corpo in tutti i modi: davanti, di dietro, in bocca! Oppure immagino che mi strappino i peli delle ascelle e della fica con delle tenaglie. Quando ho visto il film Mandingo, con quella scena dello schiavo legato a testa in giù e sculacciato con un gigantesco battipanni a sangue, mi sono immaginata di essere al suo posto per delle intere nottate. Naturalmente, si tratta solo di fantasie.
E veniamo al punto che più t'interessa, caro sporcaccione: il clistere, o la giuliva siringa, come la chiami più esoticamente. E’ un'altra delle mie fantasie. Questa però è come dire, speciale. Ti descrivo la mia "scena" preferita: io sono prigioniera di uno sceicco che ha deciso di sodomizzarmi. Prima, però, mi affida alle cure dell'Eunuco. Lui mi prende e...
No! Me ne vergogno troppo. Per ora ti basti questo. Ciao, Luisa.”
“Cara Luisa: complimenti! Sono veramente esterrefatto dalla tua sincerità. Ed ammirato: raramente, infatti ho trovato interlocutrici tanto disponibili. Comprendo anche le tue remore a parlare della giuliva siringa. Eppure, te lo assicuro, si tratta di una pratica erotica più diffusa di quanto si pensi. Io ho al riguardo parecchie esperienze, sia passive che no. Scusa se sono esplicito: mi piace farli e riceverli. L'esperienza più forte che ho avuto, a tale riguardo, è stata con una donna della mia età, che intendeva la pratica del clistere in maniera esclusivamente punitiva. Lei era californiana, ed al suo Paese gli "enema fans", come loro stessi amano definirsi, hanno superato molti dei nostri tabù. Mary, in particolare, desiderava ricevere il clistere in modo da provarne sia piacere che dolore fisico. O meglio: credo che il primo fosse insito nel secondo. Una volta mi propose di farsi legare prona sul pavimento, con le mani intrecciate dietro la schiena, e di somministrarle consecutivamente due enteroclismi da due litri d'acqua, sapone, bicarbonato e sale. Ti scandalizzo? Il sale opera omeostaticamente, impedendo al corpo d'assorbire l'acqua, mentre il sapone ed il bicarbonato stimolano l'intestino ad evacuare.
Mary però mi supplicò già alla fine del primo clistere di lasciarla evacuare. Ecco: soffriva veramente. E siccome già dall'inizio temevo per la sua incolumità fisica, glielo concessi. Ma ciò dovrebbe dimostrarti quanto, sovente, la realtà possa superare la fantasia.
A livello più pratico, ti dirò che suddivido i clisteri in "erotici" e "punitivi". Un clistere erotico deve produrre a chi lo riceve soltanto piacere. Ossia la dolce sensazione dell'acqua tiepida che scorre nel retto ed irriga dolcemente l'intestino. Talvolta, invece dell'acqua, si può usare la camomilla o del latte, sempre tiepido. Anche la quantità d'acqua non deve superare il mezzo litro ed il litro, e la pressione della boccia di gomma, o della siringona di vetro deve essere lieve e costante. Inoltre, durante il clistere erotico, chi lo riceve può interrompere il flusso dell'acqua laddove lo volesse. Diverso è il discorso del clistere punitivo. Innanzi tutto, quando ricevo una donna desiderosa di sottoporsi a tale pratica, la prego di praticarsi lei stessa, la sera prima, un clistere di mezzo litro di acqua e bicarbonato, in modo d'avere già l'intestino sgombro quando riceverà il secondo. Quindi le dico che riceverà il clistere legata, e che per nessuna ragione potrà sottrarsi all'intero flusso del liquido. La quantità d'acqua che riceverà varia da persona a persona, e va dai due litri a tre e mezzo. In questo conta naturalmente la precedente esperienza della medesima e la sua corporatura. Costante è invece la temperatura dell'acqua, cinquantacinque gradi — è molto calda, mia petite Luisa, e non mi spiacerebbe fartela provare nel tuo bel pancino — e ciò che le sciolgo dentro: un pollice di sapone, due cucchiai di bicarbonato, uno di sale per ogni due litri. Per il clistere punitivo, uso soltanto enteroclismi senza cannuccia, infilando cioè il tubo direttamente nel retto della clisterizzata. Così un clistere di due litri dura sì e no un minuto. Ci sono poi altre varianti; ma credo, per oggi, di averti scandalizzata abbastanza. Almeno, se mi risponderai ancora, avrò la certezza che fai, tu pure, sul serio. E per dimostrarti la mia fiducia, questa volta mi firmo per esteso. Nome, cognome e indirizzo.”
“Caro P. Sono esterrefatta e, ti assicuro, ho esitato a lungo prima di risponderti. Beh, forse un linguaggio così crudo me lo sono voluto. Certe volte, rileggendo la tua lettera, ho avuto paura. Davvero esistono persone come quella Mary? Beh, oggi proprio non riesco a dire di più. Ma scrivimi ancora, te ne prego.”
“Cara Luisa. Sei una ipocrita! Da una parte, ciò che leggi ti eccita. Dall'altra ti vergogni e dici che ti faccio paura. Bene: se vuoi continuare questa corrispondenza, mandami una tua foto nuda e l'indirizzo. Altrimenti, amici come prima.”
“Caro P... Come vedi, ho esaudito il tuo desiderio. Devi scusarmi per la lettera precedente. Ero scioccata. Forse perché non credevo che la realtà superasse la mia fantasia. Ma il fatto è che il clistere è un argomento davvero troppo scabroso, perché credessi che altre persone lo trattano così liberamente. Comunque: se vai a Roma fai come i romani, dice il proverbio, ed io sarò sincera come hai fatto tu. Confesso inoltre che l'idea di un nostro incontro si sta facendo strada in me. Ecco: ti vedo come l'uomo mascherato di certe mie fantasie. Capisci? Non ti offenderai spero? Ed anzi, da questo mio punto di vista, la tua prosa nuda e cruda è perfino eccitante. Ti prego, caro P, almeno per lettera, ora, brutalizzami pure. Quasi tua, Luisa.”
“Cara Luisa: sei più matura ed intelligente di quanto pensassi. Vuoi essere brutalizzata? Bene, non chiedo altro. E credo che questo elenco di domande, a cui dovrai rispondere sinceramente, sia più che sufficiente.
1 - Hai già preso clisteri? Quando e come? Te li fai da sola? Con che cosa? Quanta acqua riesci a sopportare e a che temperatura?
2 - Dici che ti masturbi. Solo con le dita od anche con oggetti? Se si, con quali?
3 - Nel caso che noi avessimo un incontro: saresti disposta a fare l'amore con me in tutti i modi?
Saresti disposta a farti legare e/o imbavagliare? Saresti disposta ad un clistere punitivo? Saresti disposta a farti battere con un battipanni sulle natiche?
Credo che basti. Ciao, piccola puttana.”
“Caro P. Alla prima domanda: da piccola, cioè fino alla età di dieci anni, quando era stitica ci pensava mia madre, con un peretta di gomma della quale avevo terrore. Ciò nonostante, al primo contatto con l'acqua tiepida provavo una strana sensazione, quasi erotica, a cui ora associo le mie fantasie sui clisteri. La scorsa estate, ebbi l'occasione per alcuni giorni di restare sola in città. Faceva molto caldo e, oltre che di sera, mi masturbavo anche durante la giornata. Credo allora d'aver dato a me stessa la scusa della stitichezza. Ed ho fatto la "cosa." Uffa! Com'è difficile risponderti. Va bene, se proprio ci tieni: usai una boccia di gomma, la stessa che usava mia mamma chissà quanto tempo fa, e ci misi soltanto dell'acqua tiepida. Ebbi però delle difficoltà a farmelo da sola, e quasi tutta l'acqua andò perduta. Non ripetei l'esperienza, in quanto le mie fantasie richiedono un mio ruolo passivo.
Alla seconda domanda: uso il manico di una spazzola sul quale, a volte, infilo un preservativo stimolante.
La terza domanda credo che sia la più difficile. Ti ripeto: difficilmente avremo un incontro. Ma, nel caso che lo avessimo, vorrei viverlo fino in fondo. Quindi, nessuna remora alle tue proposte, ad eccezione* forse, di quella che concerne legami e bavagli.”
Al che, giudicai ch'era giunto il momento per affrettare i tempi, e mandai il seguente telegramma: DOVENDOMI RECARE APRILE TUA CITTÀ, PREGO DECIDERE SE SI O NO. SEGUE LETTERA ESPRESSO.
“Cara Luisa: scusa se sarò breve e scarno, ma ho pochissimo tempo. Oramai ci conosciamo abbastanza e credo che tu sia in grado di decidere, in tutta coscienza, se accettare o meno questa proposta. Intenderei vederti il 4 o il 5 del mese. Naturalmente, posso variare la data se hai già precedenti impegni. Il programma che ti propongo - nel pieno rispetto della tua personalità — è grosso modo questo: clistere punitivo, sculacciata con battipanni a sangue, sodomizzazione. Lo so: forse avresti preferito in cuor tuo qualcosa di meno "forte", forse non accetterai... ma, te lo ricordo, tu stessa mi hai più volte scritto che odi i mezzi termini. Rispondimi, possibilmente, per telegrafo.”
Risposta di Luisa (che mi giunse il giorno dopo):
CINQUE E SEI INDISPOSTA. TERRORIZZATA, CURIOSISSIMA, ECCITATA, ACCETTEREI PER IL QUINDICI SE A TE POSSIBILE. RISERVO DISCUTERE A VOCE ALCUNI PARTICOLARI.
E infine, il mio ultimo telegramma: ATTENDOTI QUINDICI C.M. ORE SEDICI MOTEL H. SE PARTICOLARI RIGUARDANO C.P. E TUA DISPONIBILITÀ RIGUARDO PREGO ASTENERSI. A PRESTO P.
Ho appena finito di riporre l'epistolario nella apposita cartella, che squilla il telefono e la voce anonima del portiere annuncia Luisa. È quasi incredibile! In fondo, dentro di me, ho sempre creduto che mai sarebbe venuta! Ho fatto ogni preparativo sentendomi un po' idiota. Pensavo addirittura di aver sprecato i soldi del viaggio. Poi, tutto assume un ritmo frenetico: nascondo sotto il letto la sacca (che non la veda) subito, sarà già abbastanza imbarazzata), allaccio l'accappatoio sulla pelle nuda (ed altresì spero che non scorga il gonfiore del pene in erezione), mi do’ un'ultima sprizzata di acqua di colonia e tiro la tenda di plastica rosa che nasconde i servizi igienici e la doccia.
Bussa!
Luisa indossa una minigonna jeans ed una maglietta sobria, di cotone bianco, sotto la quale intravedo le punte dei capezzoli. Ha delle scarpette bianche da bambina: nell'insieme, appare molto più giovane dei suoi diciotto anni.
I nostri sguardi s'incontrano. Un attimo che sembra un'eternità. Il suo sottile profumo di Chanel mi inebria. Quindi, non sapendo che fare, lei cava un Kleenex dalla borsetta e si asciuga il sudore. Se fosse per me, già mi precipiterei ad annusare e baciare il sottile alone scuro che segna il suo petto.
“Che caldo!” Dice lei.
“Già,” rispondo, “vuoi accomodarti? Purtroppo, c'è solo quello. Puoi sederti sulla sponda.”
Le indico il letto. Lei sorride imbarazzata e va a sedervici sopra, accavallando le gambe.



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