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Le ambizioni di Camilla possono considerarsi infinite. Non si ferma
davanti a nulla o forse sarebbe meglio dire che nessuno è in
grado di fermarla. In età adolescenziale ha capito che dentro di
lei c'era un qualcosa che le permetteva di sopraffare gli altri, di
dominarli nella mente e nel corpo, era nel suo animo la voglia di
dominare. Esternamente la sua forza era data dalla bellezza, di un
fascino e di una raffinatezza che la rendevano irresistibile. Camilla
è bruna, occhi scuri, fisico perfetto anche se di altezza non
eccessiva.
Il primo stimolo da Dominatrice lo ha avvertito in tenera età,
ad appena dodici anni stava giocando innocentemente con un suo
amichetto, Ezio, e simulavano una lotta. Ezio cadde a terra e premette
sul suo esile corpo il suo piede. Come colpita da una scintilla,
Camilla continuò e rafforzare la pressione, bloccando al suolo
il piccolo Ezio. Presa da una furia improvvisa, prese poi a tirargli
una serie di calci nello stomaco e a piombargli subito dopo sul corpo,
con un'azione degna del migliore atleta di lotta libera.
Questi giochini innocenti continuarono saltuariamente, finché
Ezio si trasferì con i suoi genitori in un altro paese.
Tempo dopo, quando cioè Camilla aveva circa vent'anni e Ezio
ventuno, si incontrarono con i rispettivi genitori che erano rimasti
ottimi amici. In una calda estate Ezio e Camilla ebbero così
l'occasione di chiacchierare tra di loro, ricordando i tempi in cui
entrambi erano adolescenti e raccontandosi ciò che era accaduto
dopo la loro separazione. Camilla era felice di rivedere Ezio, sia
perché grazie a quei giochi proibiti cominciati aveva tirato
fuori negli anni seguenti una grinta ed una sicurezza di sé
incredibili, sia perché Ezio era diventato proprio un bel
ragazzo. In quei tempi Camilla usciva con un uomo più grande di
lei di circa sette anni ed Ezio aveva una storia molto futile con una
ragazza del suo paese. Lei stava da qualche mese con quell'uomo
più per convenienza che per vero amore. Marco, il suo partner,
non stava certo male a soldi. Aveva una bella macchina e permetteva a
Camilla di godersi la bella vita, non dovendosi mai preoccupare di
pagare questo o quello sfizio che gradiva. Come è poi solito tra
due persone che non si vedono da anni, Camilla ed Ezio hanno cominciato
a rispolverare le classiche frasi del tipo "Ti ricordi quando ...?" e
da lì sono riemersi i giochini "innocenti" di quando erano
più piccoli. " Camilla, ti ricordi quanto ti divertiva
sottomettermi quando eravamo piccoli?"
"Certo che me lo ricordo. Anzi, certe scene di dominazione mi sono
rimaste impresse come se le avessi registrate ed ogni tanto la cassetta
si inserisce e rivedo perfettamente ogni minimo particolare". " Anche
per me succede la stessa cosa. E sono stati quei giochi “innocenti” che
mi hanno fatto maturare da un certo punto di vista".
"Addirittura! E in che senso?"
"Nel senso che...beh, certe cose, in certe circostanze vengono fuori.
Istintivamente..."
"Ti dispiacerebbe essere più chiaro?" "Vedi...speravo tanto di
rivederti un giorno, avrei voluto chiamarti per parlare con te, ma non
ne ho mai avuto il coraggio. Quello che è successo tra di noi
anni fa mi ha condizionato nei rapporti sessuali..". "Hai fatto
esperienze in questi anni?" "Sì, ma ogni volta, specie durante i
rapporti sessuali, la mia
immaginazione corre attraverso scene di dominazione e sottomissione.
Per godere appieno devo pensare ad un atto crudele da parte di una
donna nei miei confronti. Mi piace essere dominato, ricevere ordini".
"Sei diventato masochista?"
"Sì, direi proprio di sì, anche se provo un po' di
vergogna nel pronunciare questo termine". "E perché?"
"Non so, forse perché non ne ho mai parlato con nessuno..."
"E provi vergogna per questo?"
"No, assolutamente anche se ci tengo ad una certa riservatezza". "E
allora perché non ne hai mai parlato con qualcuno? Per esempio
con la tua ragazza..."
"Non è facile. Tu sei la prima a cui dico queste cose e ho
scelto te perché in fondo è con te che è emersa la
mia natura di sottomesso.”
"Interessante. Ma cosa cerchi di preciso in un rapporto con questa
donna crudele?" "Vorrei essere dominato completamente sia a livello
psicologico che fisico". "Frustatine e roba dal genere?" "Beh, non
proprio. Vedi, nel...sadomasochismo si crea una certa complicità
tra chi doli mina e chi viene dominato. Il dolore di per sé non
porta piacere. Ma è questo legame tra i due opposti che crea il
godimento. Io, sottomesso, godo del piacere che prova una donna
dominatrice nel farmi del male e nel donarmi completamente ai suoi
capricci". "Forse riesco a capire, ma non mi sembra così
semplice". "Per questo molte persone che hanno dentro di sé una
natura dominatrice o sottomessa non riescono ad esternarla e ad
accettarla. Il motivo è la pigrizia o la non consapevolezza di
avere queste tendenze".
"Aspetta un momento: stai forse cercando di tirare fuori questa natura
anche da me?" "Più che altro ci spero..." Ridono insieme, poi
tornano seri d'improvviso.
"In effetti non ho mai pensato a queste cose. Non ti nascondo che
quegli episodi che ci hanno visti protagonisti anni addietro mi avevano
colpito ed è probabile che proprio grazie a quelle esperienze
sia cresciuta dentro di me una voglia sconsiderata di dominare gli
altri. Ma non l'ho mai vista in un'ottica sessuale". "Potresti
cominciare adesso ad aprire gli occhi".
"Non lo so. Mi sembra una cosa troppo macchinosa".
"Ci sono qua io ad insegnarti". "Ma come, non dovrei essere io la
maestra?"
"Certo, ma se non vieni avviata sulla giusta strada, rischi di
perderti". "Va bene, accetto la sfida". Ripensare al dialogo con Ezio
è stata una cosa naturale per Camilla: solo da quel momento ha
iniziato a vedere il suo rapporto con gli altri sotto un'altra ottica.
In fondo, fino ad allora lei non aveva fatto altro che sopraffare gli
altri - gli uomini in particolare - per sfruttarli o comunque usarli
per trame godimento sia sessuale che a livello personale, nella vita di
tutti i giorni. Ha pensato a Marco, il suo fidanzato (per modo di
dire). Lei lo usa unicamente per i suoi soldi e poche volte si è
concessa a lui fisicamente, giusto per tenerselo buono. Ma il fatto di
dominarlo in questo modo l'ha sempre eccitata: usare il suo corpo -
concedendolo solo di rado - è un atto di sadismo che lei compie
nei confronti di Marco. Quante volte lui aveva una voglia matta e lei
non lo ha soddisfatto con futili scuse o con esplicito sadismo!
Ripensando al suo rapporto con Marco in un'ottica sadomasochistica,
ecco che il fulcro della sua azione si fa vivo ed è inevitabile,
per lei, iniziare una vigorosa masturbazione... Camilla immagina di
andare oltre nel suo rapporto con Marco, di sfruttarlo ancora di
più e di ridurlo ad uno straccio, un oggetto da usare a
piacimento. Che poi Marco abbia o meno tendenze masochistiche, a lei
non può fregargliene di meno: di certo, con un'eventuale
separazione, a perderci sarebbe lui, considerata la bellezza ed il
fascino di lei. Camilla ha deciso così di rafforzare il suo
dominio sul suo fidanzato, anche a costo di perderlo. O forse sarebbe
meglio dire, perdere il suo contributo economico. L'appuntamento l'ha
fissato lei per un venerdì sera: l'abbigliamento, per lei,
doveva essere il più eccitante possibile, sia per se stessa che
per i sensi del povero Marco: vestitino nero attillatissimo, stivali di
cuoio nero alla coscia con tacco a spillo e sopra una calda pelliccia
bianca. Senza rendersene conto assomigliava ad una vera Padrona, specie
con quegli stivaloni che le aveva regalato Michael per soddisfare un
suo capriccio, ma mai avrebbe pensato ad un utilizzo in chiave
sadomasochistica per quelle calzature. Joan si fece venire a prendere e
andarono a cena fuori. Per lei tutto era improvvisamente chiaro: lui
doveva diventare "veramente" il suo schiavo, in tutto e per tutto. La
sigaretta gliela deve porgere lui, gliela deve accendere. La portiera
della macchina gliela deve aprire e richiudere lui, eccetera. A lei
viene naturale dare ordini di questo tipo: "Dammi una sigaretta o
accendimela", oppure umiliazioni e frecciatine del tipo "Ma che razza
di sigarette fumi? Fanno veramente schifo! Vedi di comprare una marca
più decente la prossima volta!" Oppure: "Beh, che aspetti ad
aprirmi la portiera?! Non credi che dovresti comportarti un po'
più da cavaliere con me?". Marco reagì bene, secondo
cioè i piani di Camilla: servizievole, pronto. È un po'
buffo nei movimenti, pieni di imbarazzo e di scuse. Certo, era abituato
ad essere trattato a pesci in faccia, ma da quel giorno le cose
sembravano essere cambiate, Camilla appariva più autoritaria e
capricciosa del solito. Lui alla fine accettava tutto, nutrendo per lei
un amore sconsiderato, al limite della follia. Quindi, tutte le
richieste di Camilla diventavano per lui un dovere, fatto con tutte le
attenzioni possibili per non deludere, ma soprattutto perdere, la sua
amata. Al ristorante il servilismo di Marco fu messo alla dura prova:
Camilla gli impose di versarle sempre da bere e di accenderle le
sigarette ad ogni suo cenno. Prese poi a stuzzicarlo con giochini
sempre più crudeli: "Hai visto come mi sono vestita?"
"Sì, cara, sei stupenda". "L'ho fatto per te, per eccitarti.
Pensa a quali giochini interessanti potremo fare dopo a casa tua...Lo
sai che non ho niente sotto?"
Marco non riuscì a rispondere, la sua eccitazione era
palpabilissima. "Adesso io ordino per te la tua cena, te la farò
portare, ma tu non dovrai toccarne neanche una briciola, altrimenti
questa sera non mi sfiorerai nemmeno con un dito. Lo farai per me?" "Ho
una fame terribile, perché mi fai questo?"
"Voglio mettere alla prova il tuo amore nei miei confronti e quanto
saresti disposto a fare per me".
"Va bene, lo faccio solo per te". "Ok. Cameriere..." "Mi dica signora".
Camilla ordinò la cena per entrambi, ovviamente scegliendo tra i
piatti più raffinati e costosi. Da bere solo champagne della
migliore marca. Quando cominciò ad arrivare il primo piatto,
Camilla degustò per bene ogni boccone prima di metterlo in
bocca, con lento e studiato sadismo verso Marco, preso dai crampi della
fame nel vedere una scena del genere. Camilla si sentì eccitata
come non mai: tenere in pugno una persona stava diventando per lei una
fonte di inesauribile e indescrivibile piacere. Intanto Marco si teneva
pronto per versarle da bere ed accenderle di tanto in tanto una
sigaretta. Lei lo fissava con uno sguardo duro e sensuale, mentre il
suo piede stimolava i sensi di Marco, strofinandosi contro la sua
gamba. Al termine della cena uscirono dal ristorante, dopo che Marco
ebbe pagato il conto - piuttosto salato per lui, visto che non aveva
toccato cibo! - e se ne andarono a casa insieme. Appena messo piede
nella casa di Marco (una bella villa), questi fu preso da una furiosa
eccitazione: tentò di saltare addosso a Camilla, ma lei lo
respinse con raffinatezza: "Calmo, ciccino! Toglimi la pelliccia..."
Lestissimo, Marco gliela tolse e si eccitò ancor di più
nel vederla abbigliata in quel modo così sexy. "Vai a prendermi
da bere, ho sete". "Sì, Camilla, ma ti giuro che non sto
più in me, desidero tantissimo fare l'amore con te".
"Tranquillizzati, hai mica fretta?" Marco tornò con i drinks e
Camilla si stese sul divano. Si rialzò all'arrivo dell'uomo:
"Adesso, come ti ho promesso, faremo dei giochini molto eccitanti.
L'importante, per farli bene, è che tu ti lasci fare tutto
quello che voglio. Vedrai che piacerà anche a te. Sei
d'accordo?" "Sì, Camilla, fammi tutto quello che vuoi..."
"Bravo, vedo che cominci a capire come ti devi comportare: ora
spogliati nudo ed inginocchiati nell'angolo con la faccia al muro. Io
torno subito con una sorpresa". Il povero Marco assunse la posizione
ordinatagli ed attese il ritorno della sua amata. Camilla fece ritorno
qualche minuto più tardi, con in mano delle corde. Con quelle
serrò i polsi dell'uomo, mentre lo bendò con un foulard
di seta nera. Si mise davanti a lui, gli accarezzò i capelli.
Quel completo dominio la eccitava e la stimolava a mettere in atto
altre azioni sadiche nei confronti di quell'essere inferiore che si
trovava davanti. Gli accarezzò il petto e giocò con i
suoi capezzoli, stringendoli e strizzandoli con stupefacente
praticità. Le sue unghie percorsero la schiena ed il petto
dell'uomo, che mugolava di piacere. Il suo sesso era semi-eretto, segno
che il trattamento non gli dispiaceva affatto. Camilla lo prese in mano
e praticò una lenta ed esperta masturbazione, che produsse
ì dovuti effetti, dando a quel membro la massima estensione e
durezza. Le venne poi in mente un'idea: fece sdraiare, schiena a terra,
Marco sul pavimento e lei, eretta, prese a masturbarlo con la suola
dello stivale. L'uomo dimostrò di gradire alquanto l'operazione,
nonostante le frequenti affondate del tacco crudele nei testicoli o nel
ventre. Godette come un matto e lei gli strofinò la suola sullo
sperma riversatosi sul ventre. Gliele spalmò per tutto il petto
e sulle cosce, provando una sensazione indescrivibile e molto
eccitante. "Bravo il mio vermetto. Ha goduto! Ora però si deve
impegnare nel contraccambiare il favore e deve farlo veramente bene se
non vuole deludermi!" Si sedette sul suo viso ed affogò quasi
Marco con i suoi umori. Gli impose di farla godere con la lingua e lei
cercò di prolungare il più possibile l'estasi, sia per il
piacere che le stava procurando, sia per far soffrire un po'
quell'essere sotto di lei, quasi soffocato e leggermente schifato nel
leccare i suoi umori dopo aver goduto. Dopo lunghi minuti Camilla venne
abbondantemente in bocca al suo uomo, dopodiché lo slegò,
gli tolse la benda e gli ordinò di andarsi a lavare tutto tranne
la faccia: "Voglio che i miei odori rimangano stampati sulla tua faccia
fino a che non andranno via da soli. Consideralo pure un marchio di
proprietà. Tu sarai il mio oggetto, la mia cosa, il mio schiavo.
Se accetti, ci divertiremo, altrimenti dimmelo subito e me ne vado
senza che tu possa rivedermi mai più. Accetti?" "Sì,
Camilla, farò tutto quello che vuoi". Bastò poco, dunque,
a Camilla, per tirare fuori la sua verve di Dominatrice, di donna
superba che grazie alla sua bellezza, alla sua raffinatezza ed
autorità riesce ad incantare e a tenere in pugno chiunque le si
ponga davanti. Tornata a casa dopo quella prima seduta S/M, Camilla
ripensò all'accaduto e le tornò l'eccitazione, per
calmare la quale, non le restò altro da fare che masturbarsi a
lungo...
Il giorno seguente telefonò a Ezio. Aveva bisogno di
approfondimenti, doveva capire cosa occorreva per rinforzare il suo
potere sugli uomini, il suo dominio doveva essere totale e l'opinione
di chi si trovava dall'altra parte l'avrebbe sicuramente aiutata nel
suo scopo.
"Ciao Ezio, sono Camilla". "Ciao carissima, come stai?" "Tutto ok".
"A cosa devo l'onore di questa chiamata?"
"Beh, mi dovevi insegnare delle cose, ricordi?"
"Certo. Sei convinta nel volerle approfondire?"
"E se no perché ti avrei chiamato?" "Non so...forse solo per
salutarmi..." "Non fare lo stupido. Piuttosto, ti va se ci vediamo
questa sera? O da bravo insegnante hai bisogno di un po' di tempo per
preparare la lezione?" "Ho già studiato abbastanza, potrei
istruirti da subito".
"Bene, allora vieni da me alle nove questa sera e sii puntuale". "Su
questo non dubitare. Con una Padrona non ci si può permettere di
sgarrare".
"Bravo. Ciao, a stasera". Ezio, elegantissimo, si presentò
puntuale all'appuntamento. Camilla lo attese con abbigliamento
eloquente: giubbino di pelle nera corto con sotto nient' altro che un
reggiseno nero, mini-gonna sempre di pelle e gli stivaloni di cuoio che
già aveva indossato nella fatidica serata con Marco e che le
avevano portato fortuna nella conquista come Dominatrice. "Oh, mamma
mia! Sei semplicemente divina!"
"Sapevo di piacerti". "E come faccio io a stare qui soltanto a parlare
quando ho di fronte una superba creatura abbigliata in tale modo?!" "E
chi ti dice che staremo solo a parlare? Come prima cosa ho pensato che
per affrontare certi argomenti e per metterti più a tuo agio
c'era bisogno della giusta atmosfera. Vestita così te la creo
questa atmosfera, non è vero Ezio?" "Questo è certo!"
"Allora, come iniziamo le lezioni?" "Direi innanzitutto che tocca a te
dirmi cosa pensi dell'S/M dopo averti accennato l'argomento la volta
scorsa..." "Sarò breve: mi interessa approfondire il discorso.
Quello che tu mi hai detto l'altra volta, i miei pensieri successivi e
ciò che ho provato ieri sera con Marco mi hanno convinta che
l'SM è decisamente un argomento interessante". "E cos'è
che hai provato con Marco?" Camilla raccontò all'amico le
vicende della serata precedente e durante la narrazione notò una
certa eccitazione nelle espressioni di Ezio: "Ehi, sbaglio o ti stai
eccitando?"
"Ad essere sincero, mi sento proprio arrapato. Tu, vestita in questo
modo, che mi racconti come hai dominato Marco, come lo hai umiliato e
sottomesso, beh...credo che mi basterebbe poco per godere..."
"Ah, ah, ah. Come sei suscettibile!" "Camilla, sei stupenda, davvero.
Vorrei tanto essere tuo schiavo".
Il viso di Ezio diventò improvvisamente paonazzo e Camilla se ne
accorse all'istante: "Piccolo, anch'io lo voglio, lo desidero da
morire. L'unico mio handicap, per ora, è che non so bene le
varie cose che si possono fare durante un rapporto del genere. Voglio
dire: va bene per i giochetti collegati all'aspetto strettamente
sessuale, ma oltre non riesco a trovare spunti per continuare questi
giochetti". "Ormai ho capito che la base psicologica e filosofica
dell'S/M è ben rimarcata in te, non ti resta che prendere spunto
da altre vicende". "Cioè?"
"Cioè leggendo libri, riviste, e guardando qualche videocassetta
sull'argomento. Ce ne sono tante".
"Insomma, mi devo fare una vera e propria cultura prima di mettere in
pratica queste cose?"
"Non c'è bisogno di leggere cinquanta libri e rovinarsi la vista
a suon di video. Ti basta prendere qualche spunto, per interpretare a
modo tuo e sfruttare la fantasia. Dovresti entrare nell'atmosfera
giusta, carpirla. Capire quello che vuole il tuo schiavo, cosa pensa,
quali sono i suoi limiti. Devi penetrare la psiche e le emozioni del
tuo complementare. E lui lo stesso con te, cercando di soddisfare i
tuoi capricci, di intuire ciò che più aggrada alla
propria Padrona. E’ questo il feeling, la complicità che si deve
creare tra le due persone di tendenze opposte. Se non si crea questo
sentimento d'unione, il rapporto finisce lì e se continua
diventa violenza di uno nei confronti dell'altro". "Ho capito. E
già ... Anche con Marco, in quelle due cose che abbiamo fatto,
ho intuito questo feeling, pur essendomi ancora non tanto palese da
captarlo con chiarezza. Però sentivo che il mio piacere nel
dominarlo si trasmetteva a lui e - almeno da quanto ho capito -
diventava per lui fonte di piacere".
"Bene, vuoi dire che in fondo lui è masochista e che tu gli stai
tirando fuori la sua vera natura". "Era così semplice, no?"
"Dipende da come uno interpreta l'avvenimento. Se lo valuti solo
dall'aspetto materiale, dalle sensazioni fisiche, il tutto è
freddo ed insensato. Vedendo tale situazione da un altro punto di
vista, ossia in chiave S/M, la dominazione/sottomissione non la vedi
più come una cosa ridicola ed inutile o fatua, ma di grande
valore per entrambi". "Hai proprio ragione". "Senti, ti ho portato un
po' di materiale: un libro S/M scritto molto bene e con piena
cognizione dell'argomento, una rivista del settore con esperienze
vissute ed una videocassetta, che magari potremo vedere insieme. Che ne
pensi?" "Va bene, ti ringrazio. Mettila pure nel video. Ma con un
accorgimento: mentre la guardiamo voglio che tu stia accucciato per
terra di fronte a me, in mezzo alle mie gambe. Ti aggrada la cosa?"
"Direi che è la mia situazione preferita". Ezio prese la
videocassetta, la inserì nel videoregistratore e tornò da
Camilla, sedendosi per terra, con la testa in mezzo alle sue gambe.
Mentre le immagini iniziarono a scorrere nel video, Camilla
appoggiò i suoi piedi sulle cosce di Ezio, premendo il tacco
acuminato sulla pelle del ragazzo. Per lui l'eccitazione era già
alle stelle, mentre le mani di Camilla non tardarono ad accarezzare i
propri seni ed il proprio sesso. Ezio potè udire chiaramente i
sospiri della donna, che dimostrò di gradire l'argomento della
cassetta. Senza pensarci due volte, Ezio prese ad accarezzare quegli
splendidi stivali con le labbra, poi con la lingua. Alzò un
piede di Camilla e lo portò alla bocca, per prendersi cura della
tomaia del tacco dello stivale. Camilla era al settimo cielo: l'altro
piede finì sulla spalla di Ezio ed il tacco regalò fitte
di dolore a quella parte del corpo del ragazzo. Questi, preso
dall'eccitazione, cambiò la posizione: si inginocchiò di
fronte alla donna e le rese nuovamente omaggio, per ogni stivale, dal
piede fino alla coscia, dove terminavano le sexy calzature.
"Vieni più su, leccamela ora". Ezio non se lo fece ripetere due
volte e si gettò in mezzo alle gambe della donna, baciando e
leccando devotamente quel sacro orifizio. Camilla venne abbondantemente
qualche attimo più tardi, presa dalle sensazioni procuratele da
Ezio e dalle immagini di fustigazione che intanto venivano proposte
dalla cassetta. Il suo tacco crudele continuò la pressione sulla
schiena di Ezio, mentre il suo corpo si inarcava per l'orgasmo
prorompente. "Continua a leccare fino a che non ti dico di smettere".
Camilla sentiva l'eccitazione ancora forte dentro di sé,
nonostante i due orgasmi già conquistati. Voleva tenere alta la
sua tensione per tutta la durata della proiezione ed intanto saggiare
la devozione di quell'essere inferiore sotto di lei. Terminata la
videocassetta, Camilla impose a Ezio di denudarsi alla svelta. Lo
condusse su di una sedia e lì lo legò con dei legacci
recuperati da un cassetto. Lo immobilizzò per bene, bloccandogli
le braccia, le gambe ed il busto. Lo stuzzicò sessualmente,
impugnando la sua asta e massaggiando i testicoli del ragazzo che
ovviamente subì tutto senza batter ciglio. Un piede si
posò sulla coscia, poi, col tacco fisso sulla coscia e la suola
dello stivale sul sesso, continuò ad eccitarlo, mentre si fece
leccare un dito dallo schiavo. Giocò con i suoi attributi,
muovendo semplicemente il tacco su di loro. Alternò piacere e
dolore con astuzia, accarezzando e più spesso premendo, quello
strumento crudele sugli attributi nudi e indifesi. Non avendo ancora
delle attrezzature atte ai rapporti S/M, Camilla si arrangiò con
la fantasia: una semplice riga di circa trenta centimetri venne
utilizzata dalla donna come frustino. Si può ben immaginare
quanto possa aver fatto urlare il povero Ezio, martoriato sul petto,
sulle cosce e con piccoli, ma decisi colpetti sul pene dalla sadica
donna. Camilla, arrossatagli per bene la pelle, si pose di fronte a lui
e con un colpo con la suola lo fece ribaltare dalla sedia, facendolo
sdraiare per terra (sempre ben legato). Lei si accucciò su di
lui, pretendendo un'altra prestazione orale, che subito Ezio si
premurò di fare con il massimo impegno. Nel frattempo, Camilla
masturbò il sesso del ragazzo con una mano e l'altra la
utilizzò per dare qualche sana strizzatina ai capezzoli del suo
schiavetto.
Pressoché contemporaneamente godettero con grande veemenza.
"Allora, Camilla, mi pare che ti sia divertita...", le disse Ezio, dopo
che entrambi si furono lavati.
"Uhm...è stato fantastico! Credo che approfondirò al
più presto tutti gli aspetti di queste pratiche sessuali. E tu
dimmi: sono stata una brava Padrona?" "Ad essere sincero non sembrava
che tu fossi alle prime esperienze col mestiere..."
"Bene. Allora, sarai disponibile a diventare il mio schiavetto
personale, non è vero?" "Sono già al tuo servizio,
Padrona".
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