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VITA A LIMBOURNE 4
Capitolo quarto

Fortunatamente per Nancy e Matt, una volta che furono liberati dalle loro rispettive robuste gogne, non dovettero aspettare molto tempo prima di ricevere il permesso di ritirarsi... e allo stesso tempo quella famosa benedizione che è la «posterizzazione». (Si tratta di un trattamento della durata di otto ore a base di un preparato scientifico conosciuto come «Le­nimento rimediatore» del Dr. Poster.)

Questa è la miracolosa crema serale che, per un pochino, in­tensificava il dolore della carne martoriata per poi donare un lungo sollievo, ripristinando entro il mattino tutta la morbidez­za e l'elasticità originale dei tessuti, senza lasciare più alcun segno visibile delle punizioni sugli schiavi che ne avessero subito una  «sostenuta».

Difatti Nancy ne aveva proprio bisogno: era così scioccata e si sentiva così debole, così svuotata, che non sarebbe stata in grado di eseguire i suoi compiti se non ne avesse fatto uso.

Perciò le fu concesso di ritirarsi anticipatamente. Anche a Matt furono affidate solo alcune faccende minori, quindi pure lui ebbe il permesso di andarsene.

Era così affaticato che si sentiva quasi «grato» a Mrs. Cam­pbell per non essersi fatta venire in mente degli altri «giochini» dei suoi... nemmeno lei sembrava essere in vena per farli, dopo­tutto. Giochini come quelli di una o due sere prima, quando lo aveva costretto a masturbarsi di fronte a lei più e più volte ed ogni volta... «fino all'orlo... ma non oltre...». Un esercizio di self-control, lo chiamava lei...

Dopodiché aveva dovuto leccarle tutto il corpo adiposo che si ritrovava; in verità una cosa poco piacevole, anche se bisogna considerare che poteva capitargli di peggio e c'erano altri ben più odiosi doveri che era stato chiamato ad eseguire.

Mentre si avviava verso il suo giaciglio, passando davanti alla porta di Nancy, Matt immaginò la ragazza stesa nuda sul proprio letto, senza dubbio a faccia in giù, intenta a sfogarsi tacita­mente nell'attesa che il crudele tormento della «posterizzazio­ne» scemasse via via col passare delle ore. Probabilmente si era già spalmata l'unguento miracoloso sulla sua carne dolente: era una cosa che a Matt sarebbe tanto piaciuto poter fare per lei.

Si fermò un attimo davanti alla sua porta. Perché non entrare per confortare la sua compagna? Perché non far rivivere insieme le dolci memorie di quella giornata? Davvero era dannatamente tentato di farlo. Tuttavia, naturalmente, nulla avrebbe potuto essere più tabù di una simile azione. Il solo pensiero di ritrovar­si ancora una volta intrappolato alla gogna, per ricevere un'ul­teriore e più dolorosa fustigazione, bastò a dissuaderlo e a farlo pro­cedere oltre, pur con riluttanza. In qualche modo aveva indovi­nato che la sua Padrona avrebbe potuto scoprirlo grazie a qual­che diavoleria nascosta chissà dove. Non sapeva proprio come, ma una cosa del genere non era affatto al di là della sadica ge­nialità di Maud Campbell.

Entrando finalmente nella propria stanza arredata con stile mediocre ed essenziale, Matt prese in mano il cofanetto di liquido rosa. Era chiamata «una benedizio­ne» ed in un certo senso lo era! Leniva il dolore e curava la pelle in profondità. Però questa era una gentilezza per certi versi cru­dele... Dapprima infatti il trattamento faceva aumentare il bru­ciore; e poi... curava sì,... ma solo per preparare il corpo a nuovi e magari peggiori maltrattamenti. Matt si irrigidì, versò una co­piosa misura del liquido su una benda speciale... quindi se la applicò cautamente sul culo.

«Ah... AAHHH...»

Dio... Oh Dio!... che male! Matt stringeva i denti, ma persi­steva. Era meglio farla finita e sopportare per un po' quell'ini­ziale dolore; sarebbe passato presto, così prima si sbrigava, me­glio era per lui. Quando finalmente potè adagiarsi sul letto a pancia in giù stava quasi per mettersi a piangere. Era una cosa terribile per lui, quel male, figuriamoci cosa doveva essere per Nancy! Povera ragazza, come doveva soffrire! Matt continuava a pensare a lei.

Richiamava alla memoria le sensazioni che aveva provato quando il corpo di lei si dibatteva sotto il suo. Ah, che belle tet­te... e che belle cosce! E poi... era entrato in lei: Fantastico! Che bello sapere che la stava facendo venire: una cosa divina! Matt si palpò la durezza che si era fatto venire fra le gambe a quei dolci pensieri... ma subito dopo conobbe l'amarezza della frustrazione, simile al fiele in gola: non osava masturbarsi perché la sua Padrona l'aveva strettamente proibito ed era prevedibile che, fra tutte le sere a disposizione, Maud Campbell avrebbe scelto proprio quella per venire a controllarlo di persona sor­prendendolo in illecite manipolazioni...

Nel qual caso, lo sapeva, avrebbe sofferto ben oltre i limiti che aveva fino ad allora conosciuto e sopportato.

Dunque Matt strinse i denti e fissò lo sguardo nell'impenetra­bile oscurità della stanza.

La sua possente stanga ritta come un fuso... intatta.

Il dolore al posteriore era come quello di un fuoco devastan­te... Sarebbe rimasto ancora per circa cinque minuti...

Non molto lontano dalla sua stanza, intanto, la placida figura di Maud Campbell ronfava della grossa, senza nemmeno un briciolo di inquietudine nella coscienza.

E venne l'alba...

Annunciata festosamente, come gradita, dagli uccellini, ma non da quelli che si trovavano a servire per un altro giorno a Limbourne. In tutto l'assonnato villaggio riluttanti figure ma­schili e femminili si allontanavano dalle braccia di Morfeo - e da quelle meno accoglienti di un duro letto - per andare incon­tro ad una nuova giornata di opprimente lavoro. Una giornata di fatica e degradazione.

Una giornata di sofferenza, sia fisica che mentale.

Fra queste figure c'erano naturalmente anche i nostri due no­vizi, Nancy e Matt.

La loro Padrona invece se ne stava a letto e rifiutava la cola­zione. Nancy lo capì subito: era di pessimo umore. Più tardi, fa­cendo le pulizie, la ragazza ne scoprì anche il motivo: come aveva immaginato c'era una bottiglia di brandy mezza vuota sotto il letto padronale. Fino ad allora non aveva mai pensato a Mrs. Campbell come ad una segreta bevitrice; l’aveva infatti vista prendere solo un occasionale bicchierino di sherry insieme agli ospiti.

Questa scoperta comunque non rallegrò certo Nancy. Gli ubriaconi, lo sapeva, possono essere impietosamente viziosi sia quando bevono che quando smaltiscono la sbornia, nei fumi dei postumi...

Se Nancy nutriva tali preoccupanti pensieri nei confronti della Padrona, quest'ultima invece non sembrava affatto interessa­ta a quanto facevano i suoi schiavi quella mattina.

Si era immersa in un romanzo romantico e solo di tanto in tanto chiamava per ordinare una tazza di caffè.

Nel frattempo Nancy e Matt trottavano su e giù dandosi da fare perché la casa brillasse da cima a fondo. Non era certo il giorno adatto per dare alla Padrona motivo di rimprovero.

Proprio mentre Nancy stava portando a Maud Campbell una delle numerose tazzine di caffè che aveva richiesto, il telefono squillò

«Parla Maud Campbell...»

Nancy poteva udire distintamente la voce che proveniva dal telefono. Era una voce maschile.

«Ahhh... buongiorno Maud... È Desmond che parla. Come stai?»

«Beh, diciamo che in altri giorni sono stata meglio» rispose Maud seccamente.

«Oh... Ohh... bene... capisco». - Pausa. - «Maud... ti ricordi, la settimana scorsa ti parlai del nostro party per soli uomini...»

«... Sì, me ne rammento, Desmond...»

«Beh, sarà per questa sera, mia cara. Potrei avere quella ra­gazza?»

A quelle parole Nancy sentì che le si rizzavano i capelli sulla nuca. Il suo cuore cominciò a palpitare forte forte.

Quale nuovo orrore si stava tramando?

«Naturalmente, Desmond» rispose Maud con calma «te l'avevo promesso, no?»

«Sì... ma sai com'è... avresti anche potuto cambiare idea...»

«A che ora vuoi che ti sia mandata?»

«Oh... intorno alle sette, penso che andrà bene!»

«In uniforme?»

«Perché no?»

«O.K. Desmond, me ne occuperò io... arrivederci... a presto!»

«Arrivederci, Maud cara, e grazie. A proposito, Preda mi in­carica di salutarti vivamente da parte sua.»

«Ricambio i saluti... Di nuovo...»

Il ricevitore fu riappeso al suo posto e Nancy si ritrovò tre­mante come una foglia a sostenere lo sguardo freddo dei pallidi occhi della Padrona che la fissava.

«Non ti ho avvisato prima di questo fatto, Nancy» disse con il suo solito tono indifferente ed inespressivo. «Stasera ho intenzione di darti in prestito ad un mio amico. Organizza un party per soli uomini e tu devi far la parte di una delle due ragazze che serviranno gli ospiti a quella festa.»

Nancy si sentiva come se di colpo le si fosse chiusa la gola.

Essere «prestata» a qualcuno era già di per sé una cosa orribi­le... ma essere addirittura gettata in pasto ad un'orda di ubriaco­ni, di uomini lascivi nel bel mezzo di una festa goliardica, que­sto era davvero tremendo.

«Mi hai sentito bene, Nancy?»

Nancy riuscì a trovare un filo di voce per rispondere.

«Sì, Signora...»

«I tuoi compiti saranno di normale natura domestica» conti­nuò Mrs. Campbell con aria di sufficienza. «Comunque, ragaz­za mia, dovrai anche tapparti occhi ed orecchie per far finta di non aver sentito né veduto ciò che potrebbe accadere. Gli uomi­ni lasciati per conto loro ad organizzare una festicciola possono anche diventare piuttosto maneschi e chiassosi. Può capitare che allunghino un po' le mani, persino… Devi cercare di non farvi caso... e di procedere col tuo lavoro, cioè servire.»

«S-Sì, Signora...» disse Nancy ancora più flebilmente.

«Devi essere cortese e rispettosa» disse Mrs. Campbell - «ma non mostrarti troppo «facile» nelle tue maniere, Nancy. Qual­cuno potrebbe pensare che con un simile atteggiamento lo stai incoraggiando...»

«Ohh... noo! nooo!» scoppiò a ribattere Nancy.

Maud Campbell inarcò i sopraccigli.

«Non interrompermi quando parlo, ragazzina» la rimproverò severamente «ascolta e basta. Io so come vanno queste festiccio­le per soli uomini... So a cosa mirano tutti quei maschi fameli­ci... Ma tu non devi deludermi, ci siamo intesi?»

«Oh, sì Signora... Capisco bene, capisco!» disse Nancy. «Io... io non commetterò alcuna scorrettezza.»

«Ci mancherebbe altro, speriamo proprio di no» disse Maud Campbell ipocritamente. «Comunque sia devi aspettarti che al­cuni siano... come dire... un po' azzardati, che si prendano in­somma delle confidenze. Tu, Nancy non incoraggiarli...»

«Oh, no di certo, Signora.»

Ancora una volta le sottili sopracciglia della Padrona si solle­varono in un'espressione di rimprovero.

«Stai zitta, Nancy, o dovrò farti assaggiare la cinghia»

«Chiedo p-perdono, Signora»

«Dunque, come dicevo, non incoraggiarli, Nancy. D'altra parte però, non essere sgarbata o rude. So che il tuo compito non sarà facile, ma devi comportarti meglio che puoi. Non vo­glio che il mio amico, Mr. West,... Mr. Desmond West... abbia motivo alcuno per lamentarsi di te.»

Nancy fece un mite cenno di assenso col capo e cercò di man­dar giù il nodo che le stringeva la gola. Nessuno meglio di lei sa­peva che stava per essere messa in una situazione impossibile: qualsiasi cosa poteva essere virtualmente considerata una scor­rettezza o una mancanza di cortesia. E se qualcuno degli ospiti di questo Mr. West le avesse ordinato di fare qualcosa e lei non l'avesse fatto ciò sarebbe senz'altro stato considerato come una disubbidienza... con tutte le conseguenze che ne potevano deri­vare.

Senza dubbio, perciò, sapeva di trovarsi fra l'incudine e il martello, insomma era in trappola.

... Lo sapeva...

... E sapeva che Mrs. Campbell lo sapeva!...

Il fatto era però che... a Mrs. Campbell non gliene fregava niente di lei, né di quanto sarebbe potuto accaderle. Infatti ave­va deliberatamente escogitato quella trappola crudele... per suo proprio divertimento... e per quello dello sconosciuto Mr. West e dei suoi altrettanto sconosciuti ospiti. Oh, la vile cattiveria di tutto ciò!

«Hai niente da dire, Nancy? Qualche domanda?» chiese Maud Campbell.

Nancy scosse miserevolmente la testa.

«No... Signora...» rispose. A che pro le sarebbe comunque servito replicare diversamente? Poteva solo aspettarsi altri guai.

«Va bene allora, smamma» disse Mrs. Campbell, «sono sicu­ra che hai un sacco di faccende da sbrigare: al lavoro! Potrai smettere alle sei in punto. Allora farai una doccia ed indosserai la tua uniforme da cameriera. Poi verrai da me alle sei e trenta ed io ti darò ulteriori istruzioni.»

«Sì, Signora...»

Nancy fece un inchino e se ne andò, col cuore stretto dall'an­sia per la serata che l'aspettava. Poteva solo immaginare quale tipo di dura prova avrebbe dovuto affrontare quella notte, ma certo di una dura prova si trattava, non c'era dubbio.

Trascorse gran parte del pomeriggio versando lacrime silen­ziose e... Matt lo notò ad un certo punto.

Istintivamente mise il suo braccio attorno a lei e la strinse for­te per consolarla. Altrettanto istintivamente Nancy cercò di ri­tirarsi da quell'abbraccio assolutamente illecito.

«Cosa c'è che non va, bambina mia?» chiese Matt.

«Fermati... non devi...» gli sussurrò Nancy frettolosamente.

«Oh... ma qui siamo abbastanza al sicuro» disse Matt.

Si trovavano infatti in una delle dépendances distaccate dal corpo della casa padronale. Nancy vi si era recata per prendere della legna da ardere.

Sola, disperata, piena di pietà per se stessa... Nancy si lasciò andare per un momento. Appoggiò la sua faccina sulle spalle vigorose di Matt e pianse copiosamente... incurante del fatto che stava contravvenendo a tutte le regole conosciute. Regole che erano state così penosamente enfatizzate la sera prima. Tut­tavia le sembrava davvero di essere al sicuro in quel capannone-ripostiglio.

«Allora, cosa c'è?» chiese Matt con gentilezza.

La sensazione che gli dava la vicinanza del morbido, formoso corpo di Nancy stretto al suo petto, deliberatamente da lei pre­muto contro il suo... era davvero divina.

Gli sembrò infatti per un momento di averla quasi conquista­ta. Questa consapevolezza per un attimo fugace gli fece sparire della mente il ricordo di tutte le sue miserie, o se non altro le re­legò in secondo piano. Ascoltò con calma quanto Nancy affan­nosamente gli andava spiegando riguardo alla serata che Mrs. Campbell aveva programmato per lei.

La sua reazione immediata fu gelosia e rabbia... ma doveva sopprimere come meglio poteva entrambi questi sentimenti che non convenivano al suo stato. Non c'era nulla che potesse fare per cambiare quella situazione... perciò non diede altro che un bacio gentile sulla morbida guancia di Nancy.

«Cerca di essere coraggiosa» le sussurrò. «Forse non sarà così brutto come credi...»

Nancy singhiozzava e piangeva.

«So che sarà brutto, cosa credi?» piagniucolava sommessa­mente la poverina.

«Beh, non renderti le cose più difficili» riprese Matt bacian­dola di nuovo sulla guancia. Fu meraviglioso sentirsi le treman­ti labbra di Nancy premere leggermente sulle sue in un breve bacio di risposta. Oh sì... era meglio così. Come compagni di sventura dovevano cercare di aiutarsi l'un l'altro.

«Coraggio» insistè Matt, «sarà tutto finito entro domattina.»

I grandi occhi scuri di Nancy lo fissarono disincantati.

«E facile per te parlare così. Non sei tu che devi affrontare questa situazione» disse la ragazza.

«Se potessi... prenderei volentieri il tuo posto» le rispose Matt e, in quel momento, era sincero. Nancy gli strinse la mano... e riuscì ad allontanarsi da lui.

«Grazie» gli disse... «io ti credo»...

E così dicendo se ne uscì dal bungalow... lasciando a Matt solo l'odore dei suoi soffici capelli nelle narici ed il calore del corpo di lei ancora vivo sul suo. Le sue terminazioni nervose gli fremevano dappertutto. Sarebbe valsa la pena di una sonora pu­nizione un'altra mezz'eretta a tu per tu con Nancy, pensò. Ma, naturalmente, ragionava così in quel momento perché gli bolli­va il sangue... ed inoltre sentiva un naturale istinto protettivo, tipicamente maschile, verso la ragazza. Un sentimento che lo riempiva di fierezza e che forse gli era andato alla testa. Forse avrebbe cambiato opinione se, proprio in quel momento, Maud Campbell l'avesse squadrato per bene dopo averlo intrappolato di nuovo nella gogna... per fargli assaggiare ancora il morso del­la canna. Chissà, allora, quanto sarebbe durato il suo affetto e la sua amorevole preoccupazione.

E difatti, avendo Maud intercettato la conversazione che si era appena svolta fra i due schiavi (sempre per mezzo dei suoi diabolici mezzi-spia incorporati nelle catene ai polsi che Matt e Nancy dovevano costantemente portare) era oltremodo soddi­sfatta di quanto aveva udito, naturalmente in vista della futura punizione per la loro infrazione. Per il momento decise però di non prendere alcuna misura punitiva. La registrazione poteva comunque essere conservata... e certamente l'occasione per usarla come capo d'accusa non si sarebbe fatta aspettare.

Alle sei e trenta in punto Nancy si presentò davanti alla sua Padrona. Secondo le istruzioni indossava la propria uniforme da cameriera la quale seguiva lo stile tradizionale, tranne che nelle misure, in quanto, guarda caso, era molto corta e succinta. Le tette della ragazza, sostenute da una brassière a mezza cop­pa, prorompevano vigorosamente dal suo fine corsetto nero, troppo stretto per contenerne degnamente le forme, tanto che si distinguevano chiaramente le sensuali punte dei suoi capezzoli; la sua gonna era così attillata e corta che la bianca pelle delle sue cosce con tanto di giarrettiera nera e reggicalze risultavano oscenamente esposte; completavano il quadro un bel paio di tacchi a spillo applicati alle scarpe di vernice nera e ciò certa­mente aggiungeva un pizzico di sensualità al suo look generale.

Nancy ne era pienamente consapevole e sapeva quanto quel­l'uniforme la rendesse irresistibilmente provocante.

Mrs. Campbell la esaminò con cura.

«Va a metterti ancora un po' di trucco» le disse dopo quell'at­tento «check up» ed allacciati un bel nastrino azzurro pallido fra i capelli.»

«Sì... Signora...»

Nancy tornò nella propria stanza e fece come le era stato or­dinato; poi, quando fu di nuovo al cospetto della Padrona in sa­lotto, Mrs. Campbell le diede le istruzioni per arrivare alla resi­denza di Mr. West. Questa si trovava dall'altra parte del villag­gio, cosicché Nancy avrebbe dovuto attraversare la strada prin­cipale di Limbourne, e l'idea non le sorrideva molto... Nervosa e trepidante la ragazza si incamminò non senza aver prima rice­vuto un'ultima sfilza di raccomandazioni da Mrs. Campbell.

Oh cielo, che ipocrita quella donna, pensava Nancy fra sé. C'era un luccichio di sadico divertimento nei suoi pallidi occhi: Mrs. Campbell sapeva bene quale sorta di festicciola e che tipo di serata attendeva Nancy, eppure aveva preteso di farle credere tutt'altro. Con il cuore che ritmava i suoi passi Nancy si portò rumorosamente (quei tacchi sembravano fatti apposta per at­trarre l'attenzione su di lei!) verso la strada principale. Si senti­va sollevata per lo meno dal fatto che tutti i negozi erano chiusi e c'era davvero poca gente in giro. I pochi passanti che incro­ciò, però, la squadrarono inquisitivamente da capo a piedi, so­prattutto gli uomini, ma Nancy continuava imperterrita per la sua strada guardando dritto davanti a sé, costantemente consapevole di quanto indecente fosse il suo abbigliamento.

Passò così davanti al negozio di Mr. Sharp: vendeva dolci e tabacco. Nancy si ricordò della commessa che vi lavorava in topless. Poi arrivò al negozio di Mr. Harris. Questo era un posto ancora più terribile... le incuteva una paura folle perché era qui che si ven­devano tutti gli strumenti di correzione. Una gigantesca insegna annunciava orgogliosamente la natura del negozio. Nancy si aspettava quasi che da un momento all'altro Mr. Willard Price sarebbe uscito di lì per invitarla ad entrare. Era sicura che, se lo avesse fatto, poi avrebbe inventato una qualsiasi accusa ed in quattro e quattro otto si sarebbe ritrovata ad assaggiare di nuovo il suo minaccioso «bastone».

Comunque, nonostante tutti i suoi timori, non le accadde nulla e potè così arrivare infine alla casa di Mr. West. Aveva un aspetto severo e si ergeva su circa mezzo acro di terreno. Il pe­sante cancello di ferro cigolò sotto la spinta di Nancy. La ragaz­za procedette oltre salendo per un viottolo breve e curvo. In quell'istante pensò che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di evita­re quella serata, pur di poter correre via, nascondersi... Ma na­turalmente sarebbe stato tutto invano. Essendo una schiava l'avrebbero sicuramente scoperta in pochissimo tempo e sicura­mente sarebbe stata severamente punita per una tale pesante disobbedienza alla regole stabilite.

Stringendo i denti Nancy diede uno strattone alla catenella di ferro del campanello, appeso in alto a fianco della porta di en­trata. Silenzio.

Nancy scrutò stupita la solida porta principale. C'era affissa sopra una targhetta: c'era scritto «Elm Grove». Che nome comune... intanto i secondi passavano velocemente e Nancy cominciò a sperare con sempre maggior fiducia: forse il party era stato rimandato...

La sua speranza però andò presto delusa quando la porta si aprì. Una giovane donna le si parò dinnanzi. Era vestita allo stesso modo di Nancy ed era estremamente carina... Aveva una fluente capigliatura biondo-rame e degli occhi verdi circondati da un pesante trucco e mascara. Nancy si accorse che respirava ansimando e che le sue labbra tremavano un po'.

«È... è questa la casa di Mr. West?» domandò con un fil di voce.

La ragazza annuì.

«Sì...» disse. «Entra pure. Ti stanno aspettando. Sei Nancy, vero?»

«Sì... sono Nancy»

«II mio nome è Tina» disse la rossa stringendo calorosamente la mano della sua compagna. «Vieni e cerca di farti coraggio. So che è la prima volta per te... ma non durerà un'eternità... anche se ti sembrerà così...»

Quelle parole non suonavano certo incoraggianti per Nancy, ma almeno la confortava il pensiero di avere una ragazza coeta­nea come compagna. Una ragazza altrettanto carina come lei... Tina bussò discretamente ad una porta e subito dopo l'aprì. Nancy fu di colpo investita da un vocìo di conversazioni incro­ciate; una nuvola di fumo riempiva la stanza... subito sentì molti occhi maschili che le si posavano addosso. Seguendo l'esem­pio di Tina fece un inchino augurandosi che le tette non le rimbalzassero così tanto come invece fecero.

«Ahh...» disse uno dei presenti staccandosi dal gruppo. «La giovane Nancy, eh? La ragazza di Mrs. Campbell? Io sono Mr. West»

«B-buona sera S-Signore...» sussurrò Nancy sentendosi man­giare tutta dagli avidi occhi azzurro chiaro dell'anziano padro­ne di casa.

Doveva essere sulla cinquantina o la sessantina...

«Bene, tu aiuterai Tina» disse Desmond West. «Verserai i drinks... servirai il cibo e... così via... O.K.?»

«S-Sissignore.»

«E sii carina, naturalmente!...» aggiunse palpandole con una pacca il sedere come per sancire la sua proprietà del suo corpo.

«Non avrai difficoltà, te l'assicuro!»

Aveva sentito qua e là le notizie che circolavano a riguardo della nuova ragazza di Mrs. Campbell; ma non si aspettava che fosse così incantevole. Ne era proprio soddisfatto... E così pure lo erano ovviamente gli ospiti di Mr. Desmond: la conversazio­ne si era infatti zittita e l'attenzione era come inchiodata sulla nuova arrivata. Molti si leccarono le labbra...

Era come se Nancy fosse un qualche delizioso antipasto pre­sentato con eleganza e pronto per essere consumato.

«Oh, che bella sorpresa!» commentò una specie di ciccione pickwickiano che sembrava uscito dall'omonimo libro.

«Bel colpo, Des».

«Oh, il piacere è mio» sorrise il padrone di casa. E così dicen­do palpò di nuovo il sederino di Nancy.

«Va in giro e chiedi un po' a questi gentili signori se desidera­no un altro drink» le ordinò.

Nervosamente, colle gote avvampate di vergogna, Nancy si portò a passi incerti verso il gruppo.

«Desidera qualcosa, Signore?» chiese al primo uomo che in­contrò.

Una voce libidinosa le rispose con un ghigno: «Solo un assag­gio di questo» ed una mano grassoccia salì sfacciatamente ad accarezzarle e stringerle la tetta destra.

Indietreggiando affannata e confusa Nancy riuscì solo a mor­morare:

«P-per favore. La prego... no... Io non sono qui per...»

Ma non fece in tempo a finire la frase: un'altra mano virile le aveva sollevato la gonna e sculacciato il posteriore. Le sue ridi­cole mutandine di pizzo non potevano certo difenderla da tali assalti.

«Va a prendermi un bel bicchierino di Scotch» le disse il pro­prietario di quella mano... «E sbrigati!»

Confusa, incredula, Nancy si voltò e si affrettò ad allontanarsi colla scusa dello Scotch. Inciampando per il nervosismo arrivò, guidata da Tina, ad un tavolo sul quale faceva bella mostra un formidabile stock di liquori.

«Fa come ti dicono... non resistere... sarà meglio per te...» le sussurrò Tina mentre, con mano tremante, Nancy versava il li­quore in un bicchiere.

«Ma... m-ma... io non credo che...» cominciò a dire Nancy.

«Non essere sciocca» la rimbrottò la sua compagna con un tono più fermo. «Pensi forse che la tua Padrona ti abbia spedito qui senza sapere cosa deve accadere?»

Nauseata fin dal profondo delle viscere nel constatare l'ama­ra realtà della situazione, Nancy ritornò al gruppo degli ospiti con il drink che le era stato ordinato. I suoi più atroci sospetti erano stati appena confermati dalle chiare parole di Tina. Era lì per essere umiliata... ed anche probabilmente, violentata da quell'ammasso di maiali di mezza età. E per di più sapeva ora con certezza che Mrs. Campbell aveva di proposito arrangiato per lei quel programmino. Nancy ricacciò indietro le lacrime e si morse il labbro inferiore mentre offriva lo Scotch all'ospite che gliel'aveva ordinato. L'uomo glielo strappò quasi di mano e subito portò il bicchiere alle proprie labbra carnose.

«Quanti anni hai, Nancy?» chiese con tono paternalmente confidenziale.

«D-diciannove, Signore...»

Quello sogghignò: «Con quelle grandi tette sembri avere qualche anno di più...». Stavolta aveva un tono molto meno paternalistico.

Nancy arrossì... e proprio in quel momento sentì una mano che le scivolava lungo una delle cosce, di dietro.

«Dammi lo stesso, bellezza» disse un'altra voce maschile. Per un attimo quella mano salì più in alto che poteva... ma Nancy prontamente si allontanò per servire lo Scotch, respirando af­fannosamente per la sgradita emozione che le aveva procurato quel contatto.

Mio Dio, pensava fra sé, se si comportano così adesso, come saranno verso la fine della serata?! Mentre si stava avvicinando al tavolo dei drinks vide che uno degli ospiti stava premendo Tina contro una parete e se la stava baciando con foga animalesca.

Oh caro buon Dio, ti prego... dammi la forza... ti prego... Dammi la forza per andare avanti. Per sopravvivere... Per sot­tomettermi docilmente.

Ricorda che sei una schiava, si diceva. Non ti è permesso la­mentarti. Questi uomini, per quanto agiscano come porci, han­no il DIRITTO di comportarsi come più loro piace. Sono dei PADRONI.

E questo li rendeva potenti come Signori della Creazione.

Durante tutta la mezz'ora successiva fu pizzicottata, bistrat­tata, accarezzata e palpata da un numero apparentemente infi­nito di mani maschili... anche se in realtà gli uomini presenti erano soltanto sei.

Talvolta, istintivamente, le capitava di protestare e di suppli­care. Spesso fu costretta a sgusciar via letteralmente da qualche assalto troppo soffocante... ma solo per essere poi ripresa e pu­nita con qualche sberlone e con qualche rimprovero tipo «Su, non essere così sciocchina...». Tutte le sue difese erano vane. Non c'era nulla che potesse fare se non accettare quelle moleste attenzioni indesiderate dalle quali era circondata.

Fu con un sospiro di sollievo che salutò l'inizio della cena, per la quale gli ospiti dovettero spostarsi in un'altra stanza, dan­dole un attimo di tregua: in quel momento erano più interessati al cibo che al sesso. Guidata da Tina, Nancy servì a tavola come meglio poteva, date le circostanze. Infatti anche quando posava le portate sulla tavola c'era sempre qualche mano lasciva che non stava al suo posto e la palpeggiava di sotto, salendole per le cosce in modo osceno.

Ogni tanto la prendeva l'impeto folle di gettare qualche piatto di cibo contro la faccia di uno di quei rivoltanti maiali... ma, per fortuna, resistette ad un tale furioso desiderio!

Nel frattempo, mentre gli ospiti ingurgitavano il loro cibo, il vino circolava che era un piacere. Come Mrs. Campbell aveva predetto, il party alla fine diventò quello che la sua padrona aveva definito con l'aggettivo «goliardico» violento.

Il dolce fu servito... e rimase in gran parte intatto.

Poi fu la volta del formaggio, seguito da Porto e noci.

Alla fine arrivò il caffè corretto con brandy.

Fu più o meno a questo punto che cominciarono ad essere cantate delle canzonette oscene. Nancy se ne stava in disparte, a fianco di Tina, attendendosi il peggio da un momento all'altro. Non sarebbe stata delusa...

«O.K., ragazze, venite qui, sul tavolo...» ordinò Desmond West quando il coro di voci maschili sembrò alla fine aver esau­rito il suo repertorio.

Nancy indietreggiò, ma Tina la prese per la mano.

«Non essere sciocca» le sussurrò la compagna. «Adesso devi andare avanti... Comunque... la maggior parte di loro sono così ubriachi che non potranno farci nulla di serio.»

Sentendo tutta l'angoscia della disperazione, Nancy si arram­picò sul tavolo della mensa, seguendo l'esempio di Tina. Risate fragorose e grida scoppiarono tutt'intorno a lei. Il fumo le irrita­va gli occhi e le sembrò che la testa le girasse come una trottola mentre, da tutti gli angoli, occhi maialeschi la divoravano tutta.

«Fateci vedere le tette, ragazze!» gridò una voce rauca.

«Sì... fatecele... hic!» si elevò a dire un'altra.

Nancy vide che Tina prontamente si sbottonava il corsetto e quindi lo apriva sul davanti.

La sua testa si abbassò per la vergogna e le sue guance si ar­rossarono vistosamente mentre esponeva la deliziosa e sensuale rotondità del suo petto. Il suo strip-tease fu accolto da numerosi mormorii di approvazione. Mentre le tette di Tina erano come grosse mele, quelle di Nancy potevano essere definite come dei mezzi meloni.

«Ballate adesso... Vediamo un po' come sapete far saltellare per bene quel pò pò di roba che avete...»

Tina cominciò per prima a dimenarsi in un ballo sfrenato con movimenti che facevano oscillare su e giù con lei anche tutta la carrozzeria anteriore. Riluttante, Nancy fece lo stesso. Tutto intorno a sé poteva veder quelle facce avvampate di lussuria, quegli occhi avidi incollati sul suo corpo... oh, che esseri bestiali!

«Fatele ballonzolare, ragazze, su...»

«Oh, che belle altalene!...»

«Ehi... guarda... guarda come vanno forte!»

Per circa un minuto Tina e Nancy sopportarono quell'umi­liazione, esposte ad un incessante assalto di oscenità goliardiche. Nancy non si era mai sentita così piena di vergogna in vita sua e tuttavia sentiva che il peggio doveva ancora venire. Ed aveva ragione. Piano piano una specie di monotona cantilena si sollevò da tutti gli uomini della stanza:

«Nu-de... Nu-de...» scandivano le parole con crescente foga finché, fermato il coro, il padrone di casa ripetè da solo, in tono perentorio, il ritornello: «Sì, vi vogliamo nude, ragazze, SPOGLIATEVI!»

La sua voce era un po' impastata dal vino, ma tutti sapevano che non era un suggerimento, era un ordine.

Nancy sarebbe volentieri saltata giù dal tavolo e sarebbe fug­gita subito via se solo avesse potuto... Guardò con un'occhiata colma di panico la sua amica Tina. La ragazza stava già sgusciando fuori dalle mutandine in tutta la sua bellezza primordiale... con grande approvazione degli astanti. Nancy sape­va che doveva seguirne l'esempio. Così come Tina, anche lei buttò le proprie mutandine ad uno degli uomini attorno al tavo­lo che stava in bramosa attesa di quel cimelio. Con suo disgusto vide che quello si premeva il suo piccolo, tiepido e profumato indumento contro la faccia e lo annusava voracemente. Poi, se­guendo ancora l'esempio di Tina, Nancy lentamente si tolse la camicetta e la gonna, ma non la giarrettiera, le calze e le scarpe. A quanto pareva, questi articoli, considerati alquanto solleti­canti la fantasia erotica maschile, erano permessi addosso. Na­turalmente perché non nascondevano alla vista, ma solo au­mentavano il fascino della loro nudità.

Circondate da applausi di incitamento e coperte da ogni sorta di oscenità, Tina e Nancy misuravano in lungo e in largo l'am­pio tavolo sul quale si muovevano come modelle su una passe­rella.

«È proprio bionda-rame naturale, quella! Guarda un po' lì che bel cespuglio splendente di riflessi dorati» diceva uno indi­cando col dito la folta peluria genitale di Tina.

«E che bel culetto che ha questa qui... oh, che delizioso sede­rino!»

«Non poi così piccolino, direi» gli fece un altro.

«Mmh... che bel pezzo di figa!... Me la scoperei come nien­te...»

«Non fare il gradasso, Charlie... non ce la faresti mai... non nelle tue condizioni...»

«Vuoi scommetterci?»

«Sì, ci scommetto una cassa di Brandy...»

«OK, accetto!»

Le parole rimbalzarono come una scudisciata all'orecchio di Nancy che subito sentì freddi brividi orripilanti correrle su e giù per la schiena... La lussuria dei presenti era evidentemente stata raddoppiata dalla vista di una così matura nudità, pronta per essere colta... e la festicciola stava evolvendo, inarrestabile, verso l'ineluttabile epilogo della serata. E questo epilogo poteva esse­re soltanto uno; la mente e l'anima di Nancy tremarono a quel solo pensiero. Cosa poteva fare? Niente! Era circondata da ri­voltanti libertini che non avevano alcun motivo di frenare la propria libidine. Anzi tutti erano convinti di avere il diritto di comportarsi così!

«Mi dai l'O.K. a procedere, Desmond?» chiese a gran voce l'uomo di nome Charlie che aveva accettato la scommessa.

«Di cosa si tratta?» rispose il padrone di casa strascicando svogliatamente parole...

«Eric ha scommesso contro di me che non riuscirò a fottermi questa bella bambolina tutto pepe» disse Charlie alzandosi di scatto e mollando una bella sculacciata a Nancy che gli era ap­pena passata davanti.

Nancy, rossa di vergogna, sentì che una sensazione di nausea le saliva dalle viscere.

«Oh, Dio... no, certo...» si diceva. Non l'avrebbero costretta a sottomettersi ai piaceri di quell'animale! Dopo tutto, Mrs. Campbell le aveva detto...

«Serviti pure...» sogghignò Desmond West.

«Vieni giù, ragazzina» le ordinò subito Charlie, prendendola per un braccio non appena fu a portata di mano. I suoi occhi porcini scintillavano, le sue labbra erano umide per l'acquolina che la gioia del momento gli aveva messo addosso. La sua men­te, sopraffatta dal desiderio, considerava ora solo la consuma­zione dell'atto sessuale. Non gli passava nemmeno per l'antica­mera del cervello l'idea di trovare un compromesso o un'alter­nativa che avesse risparmiato a Nancy quell'umiliazione.

«P-per favore... La preeeeegoooo... pietàààà!» gridava la po­verina, voltandosi verso il lato del tavolo dove stava il padrone di casa per implorare il suo aiuto... Per tutta risposta ne ebbe un ghigno beffardo. Al che Nancy continuò:

«Ma la Signora Campbell... mi aveva detto che io... io non devo... non... ohh... la pregoo!...»

Intanto Charlie era riuscito finalmente a tirarla giù dal tavolo e la stava palpando dappertutto con evidente eccitazione.

«La tua... Mrs. Campbell» le rispose seccamente Desmond West, «non è qui, ragazzina... Quel che occhio non vede... sai come fa il proverbio, no?...»

«No... oh, per carità... no... noo... NOOOOOO!» gridò Nancy disperatamente. «Io... non d-devo... Io... non ho il permesso!» gli urlò cercando di far valere, come ultima risorsa, a suo favo­re, una volta tanto, una delle leggi sulla proprietà che le vietava di avere rapporti sessuali senza l'approvazione della sua Padro­na.

Un muggito di chiassose risate maschili salutò quelle sue di­sperate parole.

«Mettila distesa lungo il tavolo, Charlie... ecco, qui va bene...».

L'uomo dall'altra parte del tavolo fu pronto ad obbedire...

«E adesso vediamo un po' cosa sai fare...».

Il terrore ed il panico avevano dato a Nancy una forza impre­vista e la ragazza si ribellava al suo potenziale stupratore.

«Hey... puttanella... smettila, falla finita!»

Charlie aveva ricevuto un colpo secco sul suo grasso pancio­ne e ne fu immediatamente infuriato.

«Cosa diavolo credi di poter fare?» disse premendosi la pan­cia e, guardando verso Desmond, aggiunse:

«Ehi, Des, hai visto cosa ha fatto?»

Tina, ancora ferma sul tavolo, aveva un'aria alquanto preoc­cupata. Le cose si stavano mettendo male. Nancy, liberatasi dalla stretta di Charlie, indietreggiava barcollando con una mano alla bocca. Si era accorta della stupidità del suo gesto... troppo tardi.

D'altra parte la si poteva biasimare, date le circostanze?

Fu subito chiaro che sì, la si poteva biasimare!

Desmond West le fece segno col dito di avvicinarsi a lui.

«Vieni qui, discolaccia della malora» disse ghignando ancora più di prima. Colle gambe che le facevano «giacomo-giacomo» Nancy si portò a passi titubanti ed incerti a capo del tavolo. Oh cielo... Oh cielo... perché non mi si apre il terreno sotto i piedi per inghiottirmi per sempre?

Desmond le girò intorno come per studiarla non appena la formosa ragazza fu vicina.

Poi di colpo la prese per un braccio e a viva forza se la assestò velocemente sulle ginocchia.

«Sappiamo tutti cosa accade alle discolacce, vero?» le chiese con tono retorico. «Vengono sculacciate! Sì certo si beccano una cocente sculacciata»

Il palmo di Desmond cominciò così a colpirle la sporgente rotondità del culo, così deliziosamente presentato ai suoi occhi. A destra e a sinistra. A destra e a sinistra... si agitava la sua mano mandando in gelatina ora l'una ora l'altra chiappa di Nancy che gli rimbalzava poi sotto le dita. Nancy ansimava: non tanto per il dolore, ma per lo shock e la vergogna. Sapeva infatti che tutti gli uomini si erano radunati attorno a lei per vedere meglio la scena e li sentiva gridare parole di incitamento.

«Ben fatto, Des, suonagliele perbene!»

«Più forte... più forte, dai!»

«Falla strillare! Sì, deve strillare Des!»

«Le puttanelle ben dotate come lei lo meritano!»

«Più forte! Di più!»

«Ehi guardate come le si contorce il sederino!»

«Più forte! Più forte!»

Gli occhi di Desmond cerchiati di rosa rimasero fissi sul ber­saglio per tutto il tempo, finché la sua faccia si fece più viola che rosa ed il suo respiro cominciò a farsi affannoso. Se non sto at­tento, si disse, mi verrà un collasso. E non ne vale la pena!

Ma che peccato!... Gli piaceva un sacco quella situazione.

«E-Ecco Charlie... continua tu...» ansimò. «Dopo tutto è sul tuo basso ventre che ha colpito, non sul mio. La lascio nelle tue mani.»

«Certo. Certo...» disse Charlie felicemente sorpreso...

Afferrò Nancy dalle mani del suo amico-ospite e se la pose di traverso sulle gambe come aveva fatto quello. Con crescente piacere cominciò quindi a colpirle col palmo della mano le sue sempre più rosse chiappette... e ben presto i soffocati singhiozzi di Nancy divennero vere e proprie grida.

Slapp... slapppp... slapppp, slllaaapppp!

«Come osa... come osa...»

Slapp... slappp. Slappp. Sllaaapppp....

«Ma che discola... che discolaccia che sei...»

Slapp... slappp... slapppp... sllaaapppp...

«Ti faccio vedere io, Signorina... Te l'insegno, io l'educazio­ne.»

Nancy si contorceva e scalciava freneticamente mentre la so­nora sculacciata continuava con grande divertimento e soddi­sfazione dei presenti. Quella vista li aveva eccitati fino a nuovi picchi di crudele lussuria. Intanto Tina se ne stava sul tavolo os­servando nervosamente l'umiliante spettacolo della  severa punizione della sua compagna. Sapeva bene che il prossimo poteva anche essere il suo turno. Si sentiva dispiaciuta per Nancy, però com­prendeva bene le sue reazioni dal momento che si trattava di una novizia. Col tempo imparerà, pensava fra sé. Oh si poveri­na, col tempo, imparerà!

Alla fine anche Charlie cominciò ad ansimare pesantemente, un po' per l'eccitazione, un po' per la fatica, e l'uomo che aveva scommesso una cassa di Brandy sulla sua dubbia virilità non tardò  a cogliere l'occasione.

«O.K. Charlie... vediamo di che pasta sei fatto...» gli disse.

«D-dacci... un attimo di tregua... Harry...» gli rispose Charlie col fiato corto.

«No... adesso...» insistè Harry.

«Sì... adesso... adesso...» fecero eco gli altri.

Charlie scrollò le spalle e diede un'altra palpata alle rosse natiche di Nancy. La ragazza singhiozzava e a quel tocco le sue natiche fremettero e si irrigidirono.

«Certo che posso scoparmi questo bocconcino» si diceva Charlie fra sé. Pensava a quanto era stato eccitante sculacciare quel giovane culetto. Colpirlo con quanta forza voleva. Barcollando si rizzò sul bordo del tavolo.

Con una mano intanto si era sbottonato la cerniera dei pan­taloni.

Certo... Era lì... nuda... che lo aspettava... Tutto a portata di mano., disponibile...

Certo... certo...

«Su Charlie... Coraggio...»

«Sì... Forza. Dai Charlie. Lo vedi bene che la ragazza muore dalla voglia di farsi scopare.»

Una specie di panico invase Charlie non appena si ritrovò tra le mani un pene che era ancora virtualmente allo stato flaccido. Sì, nonostante tutta l'eccitazione non c'era nemmeno la più pic­cola parvenza di un'erezione. Al diavolo gli alcoolici! Perché mai aveva bevuto così tanto! Al diavolo... Porca miseria. Al dia­volo!

Senza molta convinzione cercò di rimediare a quella vergognosa situazione pompandoselo un po' con la mano... sperando che... chissà...

«È tutto lì, Charlie?»

«Oh, povero Carletto!»

«Che cosa ti è successo, che ne è stato della tua millanteria?»

«Questa mediocre prestazione ti costerà una bella cassa di Brandy, Charlie!»

L'ira e la frustrazione gli bruciavano il sangue. Non gli doleva tanto la perdita della scommessa, né la dannata umiliazione di quella situazione. Più che altro gli rodeva il fegato il fatto che lì, nuda davanti a lui, giaceva una formosa e bella diciannovenne, con tutte le sue curve al loro posto, come si dice, e lui non pote­va farci niente.

Assolutamente niente!

Charlie si alzò e si tirò su la cerniera dei pantaloni. Si guardò attorno come un animale in preda allo sconcerto, ferito.

«Va bene, voi cazzi rampanti» disse furiosamente, «che ci provi qualcun'altro.»

Poi con la coda fra le gambe si trascinò alla porta.

«Ti manderò quella cassa... domattina, Harry» furono le sue ultime parole, che pronunciò caracollando verso l'uscita.

Per alcuni secondi nella stanza piombò un silenzio totale.

«Non sa perdere» disse Harry.

«Eh sì... un gran brutto perdente...» fece eco qualche altra voce.

Poi tutti gli occhi dei presenti si abbassarono sulla tremante e nuda figura di Nancy, ancora immobile sul tavolo.

«Bene,» sogghignò Desmond, «nessuno vuole prendere in pa­rola l'offerta di Charlie?»

Tutti gli ospiti si guardarono l'un l'altro nervosamente, le fac­ce un po' tirate e ammusonite dalla vergogna. Ognuno si sentiva tremendamente tentato, ma nessuno voleva andare incontro alla stessa umiliazione sofferta da Charlie.

«Magari più tardi,» disse uno. «Penso che prima mi farò un altro drink...»

«Sì, sì anch'io...» gli si accodarono parecchie altre voci im­mediatamente.

Seguì un assalto generale al tavolo-bar, dove stava una vasta scelta di bottiglie e calici... e così un profondo senso di sollievo inondò il cuore di Nancy per lo scampato pericolo.

Almeno per il momento era uscita pressoché illesa da quella trappola!

La tensione nervosa accumulata dilagò in un pianto a dirotto che la scosse nell'intimo, poi, ripresasi tentò di sollevarsi dal ta­volo. Ma la mano di Desmond le battè esplicitamente sul bru­ciante culetto.

«Ferma lì, Nancy», disse. «Chissà, potremmo avere bisogno di te.»

Una nuova ondata di timore la pervase di nuovo. Natural­mente, la serata non era affatto finita.

Era ancora possibile che qualcuno di quei maiali facesse un tentativo, E, forse a buon fine, stavolta!

«Tina scendi dal tavolo» aveva intanto ordinato Desmond West, «e chinati dalla parte opposta del tavolo...»

«Sì... Signore...»

«Così i miei gentili ospiti avranno una possibilità di scelta.»

«Sì... egregio Signore...». Tina con grande grazia scese dal ta­volo. Le sue tette rotonde come mele tremavano, e la carne dei fianchi le rimbalzava come un'elastica gelatina ad ogni passo. Obbedendo all'ordine si chinò nello stesso modo provocante as­sunto da Nancy.

«... Una scelta fra il rosso ed il nero» continuò Desmond.

«Sembra un po' come alla roulette, non è vero? Però, questo gioco è diverso. Borbottando fra sé mezze frasi di soddisfazione, Desmond si portò con passo sicuro verso il resto del gruppo che aveva già ricominciato a gozzovigliare. La serata stava andando bene. Peccato solo per la scenata dovuta al caratteraccio di Charlie. Quell'uomo era un asino. Non avrebbe dovuto pren­dersela male, anzi avrebbe dovuto superare la situazione con una bella risata, considerata la sua età. Era stato proprio scioc­co a fare la scommessa. Francamente, però, Desmond stesso dubitava che alcuno dei presenti sarebbe stato in grado di forni­re una prestazione minimamente decente, considerata la quan­tità di alcool che si erano sbevazzata. Per non parlare dell'età che li accumunava. Peccato. Sarebbe piaciuto molto anche a lui di assaggiare un po' quel bocconcino di Nancy.

Magari, un'altra volta...

hy;re una prestazione minimamente decente, considerata la quan­tità di alcool che si erano sbevazzata. Per non parlare dell'età che li accumunava. Peccato. Sarebbe piaciuto molto anche a lui di assaggiare un po' quel bocconcino di Nancy.

Magari, un'altra volta...



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