VITA A LIMBOURNE 4
Capitolo quarto
Fortunatamente per Nancy e Matt, una volta che
furono
liberati dalle loro rispettive robuste gogne, non dovettero aspettare
molto
tempo prima di ricevere il permesso di ritirarsi... e allo stesso tempo
quella
famosa benedizione che è la «posterizzazione». (Si
tratta di un trattamento
della durata di otto ore a base di un preparato scientifico conosciuto
come «Lenimento
rimediatore» del Dr. Poster.)
Questa è la miracolosa crema serale che,
per un pochino, intensificava
il dolore della carne martoriata per poi donare un lungo sollievo,
ripristinando entro il mattino tutta la morbidezza e
l'elasticità originale
dei tessuti, senza lasciare più alcun segno visibile delle
punizioni sugli
schiavi che ne avessero subito una
«sostenuta».
Difatti Nancy ne aveva proprio bisogno: era
così scioccata e
si sentiva così debole, così svuotata, che non sarebbe
stata in grado di
eseguire i suoi compiti se non ne avesse fatto uso.
Perciò le fu concesso di ritirarsi
anticipatamente. Anche a
Matt furono affidate solo alcune faccende minori, quindi pure lui ebbe
il
permesso di andarsene.
Era così affaticato che si sentiva quasi
«grato» a Mrs. Campbell
per non essersi fatta venire in mente degli altri
«giochini» dei suoi...
nemmeno lei sembrava essere in vena per farli, dopotutto. Giochini
come quelli
di una o due sere prima, quando lo aveva costretto a masturbarsi di
fronte a
lei più e più volte ed ogni volta... «fino
all'orlo... ma non oltre...». Un
esercizio di self-control, lo chiamava lei...
Dopodiché aveva dovuto leccarle tutto il
corpo adiposo che
si ritrovava; in verità una cosa poco piacevole, anche se
bisogna considerare
che poteva capitargli di peggio e c'erano altri ben più odiosi
doveri che era
stato chiamato ad eseguire.
Mentre si avviava verso il suo giaciglio, passando
davanti
alla porta di Nancy, Matt immaginò la ragazza stesa nuda sul
proprio letto,
senza dubbio a faccia in giù, intenta a sfogarsi
tacitamente nell'attesa che
il crudele tormento della «posterizzazione» scemasse
via via col passare delle
ore. Probabilmente si era già spalmata l'unguento miracoloso
sulla sua carne
dolente: era una cosa che a Matt sarebbe tanto piaciuto poter fare per
lei.
Si fermò un attimo davanti alla sua porta.
Perché non
entrare per confortare la sua compagna? Perché non far rivivere
insieme le
dolci memorie di quella giornata? Davvero era dannatamente tentato di
farlo.
Tuttavia, naturalmente, nulla avrebbe potuto essere più
tabù di una simile
azione. Il solo pensiero di ritrovarsi ancora una volta
intrappolato alla
gogna, per ricevere un'ulteriore e più dolorosa
fustigazione, bastò a
dissuaderlo e a farlo procedere oltre, pur con riluttanza. In
qualche modo
aveva indovinato che la sua Padrona avrebbe potuto scoprirlo
grazie a qualche
diavoleria nascosta chissà dove. Non sapeva proprio come, ma una
cosa del
genere non era affatto al di là della sadica
genialità di Maud Campbell.
Entrando finalmente nella propria stanza arredata
con stile
mediocre ed essenziale, Matt prese in mano il cofanetto di liquido
rosa. Era
chiamata «una benedizione» ed in un certo senso lo
era! Leniva il dolore e
curava la pelle in profondità. Però questa era una
gentilezza per certi versi
crudele... Dapprima infatti il trattamento faceva aumentare il
bruciore; e
poi... curava sì,... ma solo per preparare il corpo a nuovi e
magari peggiori
maltrattamenti. Matt si irrigidì, versò una copiosa
misura del liquido su una
benda speciale... quindi se la applicò cautamente sul culo.
«Ah...
AAHHH...»
Dio... Oh Dio!...
che male! Matt stringeva i denti, ma persisteva. Era meglio
farla
finita e sopportare per un po' quell'iniziale dolore; sarebbe
passato presto,
così prima si sbrigava, meglio era per lui. Quando
finalmente potè adagiarsi
sul letto a pancia in giù stava quasi per mettersi a piangere.
Era una cosa
terribile per lui, quel male, figuriamoci cosa doveva essere per Nancy!
Povera
ragazza, come doveva soffrire! Matt continuava a pensare a lei.
Richiamava alla memoria le sensazioni che aveva
provato
quando il corpo di lei si dibatteva sotto il suo. Ah, che belle
tette... e che
belle cosce! E poi... era entrato in lei: Fantastico! Che bello sapere
che la
stava facendo venire: una cosa divina! Matt si palpò la durezza
che si era
fatto venire fra le gambe a quei dolci pensieri... ma subito dopo
conobbe
l'amarezza della frustrazione, simile al fiele in gola: non osava
masturbarsi
perché la sua Padrona l'aveva strettamente proibito ed era
prevedibile che, fra
tutte le sere a disposizione, Maud Campbell avrebbe scelto proprio
quella per
venire a controllarlo di persona sorprendendolo in illecite
manipolazioni...
Nel qual caso, lo sapeva, avrebbe sofferto ben
oltre i
limiti che aveva fino ad allora conosciuto e sopportato.
Dunque Matt strinse i denti e fissò lo
sguardo nell'impenetrabile
oscurità della stanza.
La sua possente stanga ritta come un fuso...
intatta.
Il dolore al posteriore era come quello di un
fuoco devastante...
Sarebbe rimasto ancora per circa cinque minuti...
Non molto lontano dalla sua stanza, intanto, la
placida
figura di Maud Campbell ronfava della grossa, senza nemmeno un briciolo
di
inquietudine nella coscienza.
E venne l'alba...
Annunciata festosamente, come gradita, dagli
uccellini, ma
non da quelli che si trovavano a servire per un altro giorno a
Limbourne. In
tutto l'assonnato villaggio riluttanti figure maschili e femminili
si
allontanavano dalle braccia di Morfeo - e da quelle meno accoglienti di
un duro
letto - per andare incontro ad una nuova giornata di opprimente
lavoro. Una
giornata di fatica e degradazione.
Una giornata di sofferenza, sia fisica che mentale.
Fra queste figure c'erano naturalmente anche i
nostri due novizi,
Nancy e Matt.
La loro Padrona invece se ne stava a letto e
rifiutava la
colazione. Nancy lo capì subito: era di pessimo umore.
Più tardi, facendo le
pulizie, la ragazza ne scoprì anche il motivo: come aveva
immaginato c'era una
bottiglia di brandy mezza vuota sotto il letto padronale. Fino ad
allora non
aveva mai pensato a Mrs. Campbell come ad una segreta bevitrice;
l’aveva infatti
vista prendere solo un occasionale bicchierino di sherry insieme agli
ospiti.
Questa scoperta comunque non rallegrò certo
Nancy. Gli
ubriaconi, lo sapeva, possono essere impietosamente viziosi sia quando
bevono
che quando smaltiscono la sbornia, nei fumi dei postumi...
Se Nancy nutriva tali preoccupanti pensieri nei
confronti
della Padrona, quest'ultima invece non sembrava affatto
interessata a quanto
facevano i suoi schiavi quella mattina.
Si era immersa in un romanzo romantico e solo di
tanto in tanto
chiamava per ordinare una tazza di caffè.
Nel frattempo Nancy e Matt trottavano su e
giù dandosi da
fare perché la casa brillasse da cima a fondo. Non era certo il
giorno adatto
per dare alla Padrona motivo di rimprovero.
Proprio mentre Nancy stava portando a Maud
Campbell una
delle numerose tazzine di caffè che aveva richiesto, il telefono
squillò
«Parla Maud Campbell...»
Nancy poteva udire distintamente la voce che
proveniva dal
telefono. Era una voce maschile.
«Ahhh... buongiorno Maud... È Desmond
che parla. Come stai?»
«Beh, diciamo che in altri giorni sono stata
meglio» rispose
Maud seccamente.
«Oh... Ohh... bene... capisco». -
Pausa. - «Maud... ti
ricordi, la settimana scorsa ti parlai del nostro party per soli
uomini...»
«... Sì, me ne rammento,
Desmond...»
«Beh, sarà per questa sera, mia cara.
Potrei avere quella ragazza?»
A quelle parole Nancy sentì che le si
rizzavano i capelli
sulla nuca. Il suo cuore cominciò a palpitare forte forte.
Quale nuovo orrore si stava tramando?
«Naturalmente, Desmond» rispose Maud
con calma «te l'avevo
promesso, no?»
«Sì... ma sai com'è... avresti
anche potuto cambiare
idea...»
«A che ora vuoi che ti sia mandata?»
«Oh... intorno alle sette, penso che
andrà bene!»
«In uniforme?»
«Perché no?»
«O.K. Desmond, me ne occuperò io...
arrivederci... a
presto!»
«Arrivederci, Maud cara, e grazie. A
proposito, Preda mi incarica
di salutarti vivamente da parte sua.»
«Ricambio i saluti... Di nuovo...»
Il ricevitore fu riappeso al suo posto e Nancy si
ritrovò
tremante come una foglia a sostenere lo sguardo freddo dei pallidi
occhi della
Padrona che la fissava.
«Non ti ho avvisato prima di questo fatto,
Nancy» disse con
il suo solito tono indifferente ed inespressivo. «Stasera ho
intenzione di
darti in prestito ad un mio amico. Organizza un party per soli uomini e
tu devi
far la parte di una delle due ragazze che serviranno gli ospiti a
quella
festa.»
Nancy si sentiva come se di colpo le si fosse
chiusa la
gola.
Essere «prestata» a qualcuno era
già di per sé una cosa
orribile... ma essere addirittura gettata in pasto ad un'orda di
ubriaconi,
di uomini lascivi nel bel mezzo di una festa goliardica, questo
era davvero
tremendo.
«Mi hai sentito bene, Nancy?»
Nancy riuscì a trovare un filo di voce per
rispondere.
«Sì, Signora...»
«I tuoi compiti saranno di normale natura
domestica» continuò
Mrs. Campbell con aria di sufficienza. «Comunque, ragazza
mia, dovrai anche
tapparti occhi ed orecchie per far finta di non aver sentito né
veduto ciò che
potrebbe accadere. Gli uomini lasciati per conto loro ad
organizzare una
festicciola possono anche diventare piuttosto maneschi e chiassosi.
Può
capitare che allunghino un po' le mani, persino… Devi cercare di non
farvi
caso... e di procedere col tuo lavoro, cioè servire.»
«S-Sì, Signora...» disse Nancy
ancora più flebilmente.
«Devi essere cortese e rispettosa»
disse Mrs. Campbell - «ma
non mostrarti troppo «facile» nelle tue maniere, Nancy.
Qualcuno potrebbe
pensare che con un simile atteggiamento lo stai incoraggiando...»
«Ohh... noo! nooo!» scoppiò a
ribattere Nancy.
Maud Campbell inarcò i sopraccigli.
«Non interrompermi quando parlo,
ragazzina» la rimproverò
severamente «ascolta e basta. Io so come vanno queste
festicciole per soli
uomini... So a cosa mirano tutti quei maschi famelici... Ma tu non
devi
deludermi, ci siamo intesi?»
«Oh, sì Signora... Capisco bene,
capisco!» disse Nancy.
«Io... io non commetterò alcuna scorrettezza.»
«Ci mancherebbe altro, speriamo proprio di
no» disse Maud
Campbell ipocritamente. «Comunque sia devi aspettarti che
alcuni siano... come
dire... un po' azzardati, che si prendano insomma delle
confidenze. Tu, Nancy
non incoraggiarli...»
«Oh, no di certo, Signora.»
Ancora una volta le sottili sopracciglia della
Padrona si
sollevarono in un'espressione di rimprovero.
«Stai zitta, Nancy, o dovrò farti
assaggiare la cinghia»
«Chiedo p-perdono, Signora»
«Dunque, come dicevo, non incoraggiarli,
Nancy. D'altra
parte però, non essere sgarbata o rude. So che il tuo compito
non sarà facile,
ma devi comportarti meglio che puoi. Non voglio che il mio amico,
Mr. West,...
Mr. Desmond West... abbia motivo alcuno per lamentarsi di te.»
Nancy fece un mite cenno di assenso col capo e
cercò di mandar
giù il nodo che le stringeva la gola. Nessuno meglio di lei
sapeva che stava
per essere messa in una situazione impossibile: qualsiasi cosa poteva
essere
virtualmente considerata una scorrettezza o una mancanza di
cortesia. E se
qualcuno degli ospiti di questo Mr. West le avesse ordinato di fare
qualcosa e
lei non l'avesse fatto ciò sarebbe senz'altro stato considerato
come una
disubbidienza... con tutte le conseguenze che ne potevano derivare.
Senza dubbio, perciò, sapeva di trovarsi
fra l'incudine e il
martello, insomma era in trappola.
... Lo sapeva...
... E sapeva che Mrs. Campbell lo sapeva!...
Il fatto era però che... a Mrs. Campbell
non gliene fregava
niente di lei, né di quanto sarebbe potuto accaderle. Infatti
aveva
deliberatamente escogitato quella trappola crudele... per suo proprio
divertimento... e per quello dello sconosciuto Mr. West e dei suoi
altrettanto
sconosciuti ospiti. Oh, la vile cattiveria di tutto ciò!
«Hai niente da dire, Nancy? Qualche
domanda?» chiese Maud
Campbell.
Nancy scosse miserevolmente la testa.
«No... Signora...» rispose. A che pro
le sarebbe comunque
servito replicare diversamente? Poteva solo aspettarsi altri guai.
«Va bene allora, smamma» disse Mrs.
Campbell, «sono sicura
che hai un sacco di faccende da sbrigare: al lavoro! Potrai smettere
alle sei
in punto. Allora farai una doccia ed indosserai la tua uniforme da
cameriera.
Poi verrai da me alle sei e trenta ed io ti darò ulteriori
istruzioni.»
«Sì, Signora...»
Nancy fece un inchino e se ne andò, col
cuore stretto
dall'ansia per la serata che l'aspettava. Poteva solo immaginare
quale tipo di
dura prova avrebbe dovuto affrontare quella notte, ma certo di una dura
prova
si trattava, non c'era dubbio.
Trascorse gran parte del pomeriggio versando
lacrime silenziose
e... Matt lo notò ad un certo punto.
Istintivamente mise il suo braccio attorno a lei e
la
strinse forte per consolarla. Altrettanto istintivamente Nancy
cercò di ritirarsi
da quell'abbraccio assolutamente illecito.
«Cosa c'è che non va, bambina
mia?» chiese Matt.
«Fermati... non devi...» gli
sussurrò Nancy frettolosamente.
«Oh... ma qui siamo abbastanza al
sicuro» disse Matt.
Si trovavano infatti in una delle
dépendances distaccate dal
corpo della casa padronale. Nancy vi si era recata per prendere della
legna da
ardere.
Sola, disperata, piena di pietà per se
stessa... Nancy si
lasciò andare per un momento. Appoggiò la sua faccina
sulle spalle vigorose di
Matt e pianse copiosamente... incurante del fatto che stava
contravvenendo a
tutte le regole conosciute. Regole che erano state così
penosamente enfatizzate
la sera prima. Tuttavia le sembrava davvero di essere al sicuro in
quel
capannone-ripostiglio.
«Allora, cosa c'è?» chiese Matt
con gentilezza.
La sensazione che gli dava la vicinanza del
morbido, formoso
corpo di Nancy stretto al suo petto, deliberatamente da lei
premuto contro il suo...
era davvero divina.
Gli sembrò infatti per un momento di averla
quasi conquistata.
Questa consapevolezza per un attimo fugace gli fece sparire della mente
il
ricordo di tutte le sue miserie, o se non altro le relegò
in secondo piano.
Ascoltò con calma quanto Nancy affannosamente gli andava
spiegando riguardo
alla serata che Mrs. Campbell aveva programmato per lei.
La sua reazione immediata fu gelosia e rabbia...
ma doveva
sopprimere come meglio poteva entrambi questi sentimenti che non
convenivano al
suo stato. Non c'era nulla che potesse fare per cambiare quella
situazione...
perciò non diede altro che un bacio gentile sulla morbida
guancia di Nancy.
«Cerca di essere coraggiosa» le
sussurrò. «Forse non sarà
così brutto come credi...»
Nancy singhiozzava e piangeva.
«So che sarà brutto, cosa
credi?» piagniucolava sommessamente
la poverina.
«Beh, non renderti le cose più
difficili» riprese Matt
baciandola di nuovo sulla guancia. Fu meraviglioso sentirsi le
tremanti
labbra di Nancy premere leggermente sulle sue in un breve bacio di
risposta. Oh
sì... era meglio così. Come compagni di sventura dovevano
cercare di aiutarsi
l'un l'altro.
«Coraggio» insistè Matt,
«sarà tutto finito entro
domattina.»
I grandi occhi scuri di Nancy lo fissarono
disincantati.
«E facile per te parlare così. Non
sei tu che devi
affrontare questa situazione» disse la ragazza.
«Se potessi... prenderei volentieri il tuo
posto» le rispose
Matt e, in quel momento, era sincero. Nancy gli strinse la mano... e
riuscì ad
allontanarsi da lui.
«Grazie» gli disse... «io ti
credo»...
E così dicendo se ne uscì dal
bungalow... lasciando a Matt
solo l'odore dei suoi soffici capelli nelle narici ed il calore del
corpo di
lei ancora vivo sul suo. Le sue terminazioni nervose gli fremevano
dappertutto.
Sarebbe valsa la pena di una sonora punizione un'altra mezz'eretta
a tu per tu
con Nancy, pensò. Ma, naturalmente, ragionava così in
quel momento perché gli
bolliva il sangue... ed inoltre sentiva un naturale istinto
protettivo,
tipicamente maschile, verso la ragazza. Un sentimento che lo riempiva
di
fierezza e che forse gli era andato alla testa. Forse avrebbe cambiato
opinione
se, proprio in quel momento, Maud Campbell l'avesse squadrato per bene
dopo
averlo intrappolato di nuovo nella gogna... per fargli assaggiare
ancora il
morso della canna. Chissà, allora, quanto sarebbe durato il
suo affetto e la
sua amorevole preoccupazione.
E difatti, avendo Maud intercettato la
conversazione che si
era appena svolta fra i due schiavi (sempre per mezzo dei suoi
diabolici
mezzi-spia incorporati nelle catene ai polsi che Matt e Nancy dovevano
costantemente portare) era oltremodo soddisfatta di quanto aveva
udito,
naturalmente in vista della futura punizione per la loro infrazione.
Per il
momento decise però di non prendere alcuna misura punitiva. La
registrazione
poteva comunque essere conservata... e certamente l'occasione per
usarla come
capo d'accusa non si sarebbe fatta aspettare.
Alle sei e trenta in punto Nancy si
presentò davanti alla
sua Padrona. Secondo le istruzioni indossava la propria uniforme da
cameriera
la quale seguiva lo stile tradizionale, tranne che nelle misure, in
quanto,
guarda caso, era molto corta e succinta. Le tette della ragazza,
sostenute da
una brassière a mezza coppa, prorompevano vigorosamente dal
suo fine corsetto
nero, troppo stretto per contenerne degnamente le forme, tanto che si
distinguevano chiaramente le sensuali punte dei suoi capezzoli; la sua
gonna
era così attillata e corta che la bianca pelle delle sue cosce
con tanto di
giarrettiera nera e reggicalze risultavano oscenamente esposte;
completavano il
quadro un bel paio di tacchi a spillo applicati alle scarpe di vernice
nera e
ciò certamente aggiungeva un pizzico di sensualità
al suo look generale.
Nancy ne era pienamente consapevole e sapeva
quanto quell'uniforme
la rendesse irresistibilmente provocante.
Mrs. Campbell la esaminò con cura.
«Va a metterti ancora un po' di
trucco» le disse dopo
quell'attento «check up» ed allacciati un bel nastrino
azzurro pallido fra i capelli.»
«Sì... Signora...»
Nancy tornò nella propria stanza e fece
come le era stato ordinato;
poi, quando fu di nuovo al cospetto della Padrona in salotto, Mrs.
Campbell le
diede le istruzioni per arrivare alla residenza di Mr. West.
Questa si trovava
dall'altra parte del villaggio, cosicché Nancy avrebbe
dovuto attraversare la
strada principale di Limbourne, e l'idea non le sorrideva molto...
Nervosa e
trepidante la ragazza si incamminò non senza aver prima
ricevuto un'ultima
sfilza di raccomandazioni da Mrs. Campbell.
Oh cielo, che ipocrita quella donna, pensava Nancy
fra sé.
C'era un luccichio di sadico divertimento nei suoi pallidi occhi: Mrs.
Campbell
sapeva bene quale sorta di festicciola e che tipo di serata attendeva
Nancy,
eppure aveva preteso di farle credere tutt'altro. Con il cuore che
ritmava i
suoi passi Nancy si portò rumorosamente (quei tacchi sembravano
fatti apposta
per attrarre l'attenzione su di lei!) verso la strada principale.
Si sentiva
sollevata per lo meno dal fatto che tutti i negozi erano chiusi e c'era
davvero
poca gente in giro. I pochi passanti che incrociò,
però, la squadrarono
inquisitivamente da capo a piedi, soprattutto gli uomini, ma Nancy
continuava
imperterrita per la sua strada guardando dritto davanti a sé,
costantemente
consapevole di quanto indecente fosse il suo abbigliamento.
Passò così davanti al negozio di Mr.
Sharp: vendeva dolci e
tabacco. Nancy si ricordò della commessa che vi lavorava in
topless. Poi arrivò
al negozio di Mr. Harris. Questo era un posto ancora più
terribile... le
incuteva una paura folle perché era qui che si vendevano
tutti gli strumenti
di correzione. Una gigantesca insegna annunciava orgogliosamente la
natura del
negozio. Nancy si aspettava quasi che da un momento all'altro Mr.
Willard Price
sarebbe uscito di lì per invitarla ad entrare. Era sicura che,
se lo avesse
fatto, poi avrebbe inventato una qualsiasi accusa ed in quattro e
quattro otto
si sarebbe ritrovata ad assaggiare di nuovo il suo minaccioso
«bastone».
Comunque, nonostante tutti i suoi timori, non le
accadde
nulla e potè così arrivare infine alla casa di Mr. West.
Aveva un aspetto
severo e si ergeva su circa mezzo acro di terreno. Il pesante
cancello di
ferro cigolò sotto la spinta di Nancy. La ragazza
procedette oltre salendo per
un viottolo breve e curvo. In quell'istante pensò che avrebbe
fatto qualsiasi
cosa pur di evitare quella serata, pur di poter correre via,
nascondersi... Ma
naturalmente sarebbe stato tutto invano. Essendo una schiava
l'avrebbero
sicuramente scoperta in pochissimo tempo e sicuramente sarebbe
stata
severamente punita per una tale pesante disobbedienza alla regole
stabilite.
Stringendo i denti Nancy diede uno strattone alla
catenella
di ferro del campanello, appeso in alto a fianco della porta di
entrata.
Silenzio.
Nancy scrutò stupita la solida porta
principale. C'era
affissa sopra una targhetta: c'era scritto «Elm Grove». Che
nome comune...
intanto i secondi passavano velocemente e Nancy cominciò a
sperare con sempre
maggior fiducia: forse il party era stato rimandato...
La sua speranza però andò presto
delusa quando la porta si
aprì. Una giovane donna le si parò dinnanzi. Era vestita
allo stesso modo di
Nancy ed era estremamente carina... Aveva una fluente capigliatura
biondo-rame
e degli occhi verdi circondati da un pesante trucco e mascara. Nancy si
accorse
che respirava ansimando e che le sue labbra tremavano un po'.
«È... è questa la casa di Mr.
West?» domandò con un fil di
voce.
La ragazza annuì.
«Sì...» disse. «Entra
pure. Ti stanno aspettando. Sei Nancy,
vero?»
«Sì... sono Nancy»
«II mio nome è Tina» disse la
rossa stringendo calorosamente
la mano della sua compagna. «Vieni e cerca di farti coraggio. So
che è la prima
volta per te... ma non durerà un'eternità... anche se ti
sembrerà così...»
Quelle parole non suonavano certo incoraggianti
per Nancy,
ma almeno la confortava il pensiero di avere una ragazza coetanea
come
compagna. Una ragazza altrettanto carina come lei... Tina bussò
discretamente
ad una porta e subito dopo l'aprì. Nancy fu di colpo investita
da un vocìo di
conversazioni incrociate; una nuvola di fumo riempiva la stanza...
subito
sentì molti occhi maschili che le si posavano addosso. Seguendo
l'esempio di
Tina fece un inchino augurandosi che le tette non le rimbalzassero
così tanto
come invece fecero.
«Ahh...» disse uno dei presenti
staccandosi dal gruppo. «La
giovane Nancy, eh? La ragazza di Mrs. Campbell? Io sono Mr. West»
«B-buona sera S-Signore...»
sussurrò Nancy sentendosi mangiare
tutta dagli avidi occhi azzurro chiaro dell'anziano padrone di
casa.
Doveva essere sulla cinquantina o la sessantina...
«Bene, tu aiuterai Tina» disse Desmond
West. «Verserai i
drinks... servirai il cibo e... così via... O.K.?»
«S-Sissignore.»
«E sii carina, naturalmente!...»
aggiunse palpandole con una
pacca il sedere come per sancire la sua proprietà del suo corpo.
«Non avrai difficoltà, te
l'assicuro!»
Aveva sentito qua e là le notizie che
circolavano a riguardo
della nuova ragazza di Mrs. Campbell; ma non si aspettava che fosse
così
incantevole. Ne era proprio soddisfatto... E così pure lo erano
ovviamente gli
ospiti di Mr. Desmond: la conversazione si era infatti zittita e
l'attenzione
era come inchiodata sulla nuova arrivata. Molti si leccarono le
labbra...
Era come se Nancy fosse un qualche delizioso
antipasto presentato
con eleganza e pronto per essere consumato.
«Oh, che bella sorpresa!»
commentò una specie di ciccione
pickwickiano che sembrava uscito dall'omonimo libro.
«Bel colpo, Des».
«Oh, il piacere è mio» sorrise
il padrone di casa. E così
dicendo palpò di nuovo il sederino di Nancy.
«Va in giro e chiedi un po' a questi gentili
signori se
desiderano un altro drink» le ordinò.
Nervosamente, colle gote avvampate di vergogna,
Nancy si
portò a passi incerti verso il gruppo.
«Desidera qualcosa, Signore?» chiese
al primo uomo che incontrò.
Una voce libidinosa le rispose con un ghigno:
«Solo un assaggio
di questo» ed una mano grassoccia salì sfacciatamente ad
accarezzarle e
stringerle la tetta destra.
Indietreggiando affannata e confusa Nancy
riuscì solo a mormorare:
«P-per favore. La prego... no... Io non sono
qui per...»
Ma non fece in tempo a finire la frase: un'altra
mano virile
le aveva sollevato la gonna e sculacciato il posteriore. Le sue
ridicole
mutandine di pizzo non potevano certo difenderla da tali assalti.
«Va a prendermi un bel bicchierino di
Scotch» le disse il
proprietario di quella mano... «E sbrigati!»
Confusa, incredula, Nancy si voltò e si
affrettò ad
allontanarsi colla scusa dello Scotch. Inciampando per il nervosismo
arrivò,
guidata da Tina, ad un tavolo sul quale faceva bella mostra un
formidabile
stock di liquori.
«Fa come ti dicono... non resistere...
sarà meglio per
te...» le sussurrò Tina mentre, con mano tremante, Nancy
versava il liquore in
un bicchiere.
«Ma... m-ma... io non credo che...»
cominciò a dire Nancy.
«Non essere sciocca» la
rimbrottò la sua compagna con un
tono più fermo. «Pensi forse che la tua Padrona ti abbia
spedito qui senza
sapere cosa deve accadere?»
Nauseata fin dal profondo delle viscere nel
constatare l'amara
realtà della situazione, Nancy ritornò al gruppo degli
ospiti con il drink che
le era stato ordinato. I suoi più atroci sospetti erano stati
appena confermati
dalle chiare parole di Tina. Era lì per essere umiliata... ed
anche
probabilmente, violentata da quell'ammasso di maiali di mezza
età. E per di più
sapeva ora con certezza che Mrs. Campbell aveva di proposito arrangiato
per lei
quel programmino. Nancy ricacciò indietro le lacrime e si morse
il labbro
inferiore mentre offriva lo Scotch all'ospite che gliel'aveva ordinato.
L'uomo
glielo strappò quasi di mano e subito portò il bicchiere
alle proprie labbra
carnose.
«Quanti anni hai, Nancy?» chiese con
tono paternalmente
confidenziale.
«D-diciannove, Signore...»
Quello sogghignò: «Con quelle grandi
tette sembri avere
qualche anno di più...». Stavolta aveva un tono molto meno
paternalistico.
Nancy arrossì... e proprio in quel momento
sentì una mano
che le scivolava lungo una delle cosce, di dietro.
«Dammi lo stesso, bellezza» disse
un'altra voce maschile.
Per un attimo quella mano salì più in alto che poteva...
ma Nancy prontamente
si allontanò per servire lo Scotch, respirando
affannosamente per la sgradita
emozione che le aveva procurato quel contatto.
Mio Dio, pensava fra sé, se si comportano
così adesso, come
saranno verso la fine della serata?! Mentre si stava avvicinando al
tavolo dei
drinks vide che uno degli ospiti stava premendo Tina contro una parete
e se la
stava baciando con foga animalesca.
Oh caro buon Dio, ti prego... dammi la forza... ti
prego...
Dammi la forza per andare avanti. Per sopravvivere... Per
sottomettermi
docilmente.
Ricorda che sei una schiava, si diceva. Non ti
è permesso lamentarti.
Questi uomini, per quanto agiscano come porci, hanno il DIRITTO di
comportarsi
come più loro piace. Sono dei PADRONI.
E questo li rendeva potenti come Signori della
Creazione.
Durante tutta la mezz'ora successiva fu
pizzicottata,
bistrattata, accarezzata e palpata da un numero apparentemente
infinito di
mani maschili... anche se in realtà gli uomini presenti erano
soltanto sei.
Talvolta, istintivamente, le capitava di
protestare e di
supplicare. Spesso fu costretta a sgusciar via letteralmente da
qualche
assalto troppo soffocante... ma solo per essere poi ripresa e
punita con
qualche sberlone e con qualche rimprovero tipo «Su, non essere
così
sciocchina...». Tutte le sue difese erano vane. Non c'era nulla
che potesse
fare se non accettare quelle moleste attenzioni indesiderate dalle
quali era
circondata.
Fu con un sospiro di sollievo che salutò
l'inizio della
cena, per la quale gli ospiti dovettero spostarsi in un'altra stanza,
dandole
un attimo di tregua: in quel momento erano più interessati al
cibo che al
sesso. Guidata da Tina, Nancy servì a tavola come meglio poteva,
date le
circostanze. Infatti anche quando posava le portate sulla tavola c'era
sempre
qualche mano lasciva che non stava al suo posto e la palpeggiava di
sotto,
salendole per le cosce in modo osceno.
Ogni tanto la prendeva l'impeto folle di gettare
qualche
piatto di cibo contro la faccia di uno di quei rivoltanti maiali... ma,
per
fortuna, resistette ad un tale furioso desiderio!
Nel frattempo, mentre gli ospiti ingurgitavano il
loro cibo,
il vino circolava che era un piacere. Come Mrs. Campbell aveva
predetto, il
party alla fine diventò quello che la sua padrona aveva definito
con
l'aggettivo «goliardico» violento.
Il dolce fu servito... e rimase in gran parte
intatto.
Poi fu la volta del formaggio, seguito da Porto e
noci.
Alla fine arrivò il caffè corretto
con brandy.
Fu più o meno a questo punto che
cominciarono ad essere
cantate delle canzonette oscene. Nancy se ne stava in disparte, a
fianco di
Tina, attendendosi il peggio da un momento all'altro. Non sarebbe stata
delusa...
«O.K., ragazze, venite qui, sul
tavolo...» ordinò Desmond
West quando il coro di voci maschili sembrò alla fine aver
esaurito il suo
repertorio.
Nancy indietreggiò, ma Tina la prese per la
mano.
«Non essere sciocca» le
sussurrò la compagna. «Adesso devi
andare avanti... Comunque... la maggior parte di loro sono così
ubriachi che
non potranno farci nulla di serio.»
Sentendo tutta l'angoscia della disperazione,
Nancy si arrampicò
sul tavolo della mensa, seguendo l'esempio di Tina. Risate fragorose e
grida
scoppiarono tutt'intorno a lei. Il fumo le irritava gli occhi e le
sembrò che
la testa le girasse come una trottola mentre, da tutti gli angoli,
occhi
maialeschi la divoravano tutta.
«Fateci vedere le tette, ragazze!»
gridò una voce rauca.
«Sì... fatecele... hic!» si
elevò a dire un'altra.
Nancy vide che Tina prontamente si sbottonava il
corsetto e
quindi lo apriva sul davanti.
La sua testa si abbassò per la vergogna e
le sue guance si
arrossarono vistosamente mentre esponeva la deliziosa e sensuale
rotondità del
suo petto. Il suo strip-tease fu accolto da numerosi mormorii di
approvazione.
Mentre le tette di Tina erano come grosse mele, quelle di Nancy
potevano essere
definite come dei mezzi meloni.
«Ballate adesso... Vediamo un po' come
sapete far saltellare
per bene quel pò pò di roba che avete...»
Tina cominciò per prima a dimenarsi in un
ballo sfrenato con
movimenti che facevano oscillare su e giù con lei anche tutta la
carrozzeria
anteriore. Riluttante, Nancy fece lo stesso. Tutto intorno a sé
poteva veder
quelle facce avvampate di lussuria, quegli occhi avidi incollati sul
suo
corpo... oh, che esseri bestiali!
«Fatele ballonzolare, ragazze, su...»
«Oh, che belle altalene!...»
«Ehi... guarda... guarda come vanno
forte!»
Per circa un minuto Tina e Nancy sopportarono
quell'umiliazione,
esposte ad un incessante assalto di oscenità goliardiche. Nancy
non si era mai
sentita così piena di vergogna in vita sua e tuttavia sentiva
che il peggio
doveva ancora venire. Ed aveva ragione. Piano piano una specie di
monotona
cantilena si sollevò da tutti gli uomini della stanza:
«Nu-de... Nu-de...» scandivano le
parole con crescente foga
finché, fermato il coro, il padrone di casa ripetè da
solo, in tono perentorio,
il ritornello: «Sì, vi vogliamo nude, ragazze,
SPOGLIATEVI!»
La sua voce era un po' impastata dal vino, ma
tutti sapevano
che non era un suggerimento, era un ordine.
Nancy sarebbe volentieri saltata giù dal
tavolo e sarebbe
fuggita subito via se solo avesse potuto... Guardò con
un'occhiata colma di
panico la sua amica Tina. La ragazza stava già sgusciando fuori
dalle mutandine
in tutta la sua bellezza primordiale... con grande approvazione degli
astanti.
Nancy sapeva che doveva seguirne l'esempio. Così come Tina,
anche lei buttò le
proprie mutandine ad uno degli uomini attorno al tavolo che stava
in bramosa
attesa di quel cimelio. Con suo disgusto vide che quello si premeva il
suo
piccolo, tiepido e profumato indumento contro la faccia e lo annusava
voracemente. Poi, seguendo ancora l'esempio di Tina, Nancy
lentamente si tolse
la camicetta e la gonna, ma non la giarrettiera, le calze e le scarpe.
A quanto
pareva, questi articoli, considerati alquanto solleticanti la
fantasia erotica
maschile, erano permessi addosso. Naturalmente perché non
nascondevano alla
vista, ma solo aumentavano il fascino della loro nudità.
Circondate da applausi di incitamento e coperte da
ogni
sorta di oscenità, Tina e Nancy misuravano in lungo e in largo
l'ampio tavolo
sul quale si muovevano come modelle su una passerella.
«È proprio bionda-rame naturale,
quella! Guarda un po' lì
che bel cespuglio splendente di riflessi dorati» diceva uno
indicando col dito
la folta peluria genitale di Tina.
«E che bel culetto che ha questa qui... oh,
che delizioso
sederino!»
«Non poi così piccolino, direi»
gli fece un altro.
«Mmh... che bel pezzo di figa!... Me la
scoperei come niente...»
«Non fare il gradasso, Charlie... non ce la
faresti mai...
non nelle tue condizioni...»
«Vuoi scommetterci?»
«Sì, ci scommetto una cassa di
Brandy...»
«OK, accetto!»
Le parole rimbalzarono come una scudisciata
all'orecchio di
Nancy che subito sentì freddi brividi orripilanti correrle su e
giù per la
schiena... La lussuria dei presenti era evidentemente stata raddoppiata
dalla
vista di una così matura nudità, pronta per essere
colta... e la festicciola
stava evolvendo, inarrestabile, verso l'ineluttabile epilogo della
serata. E
questo epilogo poteva essere soltanto uno; la mente e l'anima di
Nancy
tremarono a quel solo pensiero. Cosa poteva fare? Niente! Era
circondata da rivoltanti
libertini che non avevano alcun motivo di frenare la propria libidine.
Anzi
tutti erano convinti di avere il diritto di comportarsi così!
«Mi dai l'O.K. a procedere, Desmond?»
chiese a gran voce
l'uomo di nome Charlie che aveva accettato la scommessa.
«Di cosa si tratta?» rispose il
padrone di casa strascicando
svogliatamente parole...
«Eric ha scommesso contro di me che non
riuscirò a fottermi
questa bella bambolina tutto pepe» disse Charlie alzandosi di
scatto e mollando
una bella sculacciata a Nancy che gli era appena passata davanti.
Nancy, rossa di vergogna, sentì che una
sensazione di nausea
le saliva dalle viscere.
«Oh, Dio... no, certo...» si diceva.
Non l'avrebbero
costretta a sottomettersi ai piaceri di quell'animale! Dopo tutto, Mrs.
Campbell
le aveva detto...
«Serviti pure...» sogghignò
Desmond West.
«Vieni giù, ragazzina» le
ordinò subito Charlie, prendendola
per un braccio non appena fu a portata di mano. I suoi occhi porcini
scintillavano, le sue labbra erano umide per l'acquolina che la gioia
del
momento gli aveva messo addosso. La sua mente, sopraffatta dal
desiderio,
considerava ora solo la consumazione dell'atto sessuale. Non gli
passava
nemmeno per l'anticamera del cervello l'idea di trovare un
compromesso o
un'alternativa che avesse risparmiato a Nancy quell'umiliazione.
«P-per favore... La preeeeegoooo...
pietàààà!» gridava la poverina,
voltandosi verso il lato del tavolo dove stava il padrone di casa per
implorare
il suo aiuto... Per tutta risposta ne ebbe un ghigno beffardo. Al che
Nancy
continuò:
«Ma la Signora Campbell... mi aveva detto
che io... io non
devo... non... ohh... la pregoo!...»
Intanto Charlie era riuscito finalmente a tirarla
giù dal
tavolo e la stava palpando dappertutto con evidente eccitazione.
«La tua... Mrs. Campbell» le rispose
seccamente Desmond
West, «non è qui, ragazzina... Quel che occhio non vede...
sai come fa il
proverbio, no?...»
«No... oh, per carità... no... noo...
NOOOOOO!» gridò Nancy
disperatamente. «Io... non d-devo... Io... non ho il
permesso!» gli urlò
cercando di far valere, come ultima risorsa, a suo favore, una
volta tanto,
una delle leggi sulla proprietà che le vietava di avere rapporti
sessuali senza
l'approvazione della sua Padrona.
Un muggito di chiassose risate maschili
salutò quelle sue disperate
parole.
«Mettila distesa lungo il tavolo, Charlie...
ecco, qui va
bene...».
L'uomo dall'altra parte del tavolo fu pronto ad
obbedire...
«E adesso vediamo un po' cosa sai
fare...».
Il terrore ed il panico avevano dato a Nancy una
forza imprevista
e la ragazza si ribellava al suo potenziale stupratore.
«Hey... puttanella... smettila, falla
finita!»
Charlie aveva ricevuto un colpo secco sul suo
grasso pancione
e ne fu immediatamente infuriato.
«Cosa diavolo credi di poter fare?»
disse premendosi la pancia
e, guardando verso Desmond, aggiunse:
«Ehi, Des, hai visto cosa ha fatto?»
Tina, ancora ferma sul tavolo, aveva un'aria
alquanto preoccupata.
Le cose si stavano mettendo male. Nancy, liberatasi dalla stretta di
Charlie,
indietreggiava barcollando con una mano alla bocca. Si era accorta
della
stupidità del suo gesto... troppo tardi.
D'altra parte la si poteva biasimare, date le
circostanze?
Fu subito chiaro che sì, la si poteva
biasimare!
Desmond West le fece segno col dito di avvicinarsi
a lui.
«Vieni qui, discolaccia della malora»
disse ghignando ancora
più di prima. Colle gambe che le facevano
«giacomo-giacomo» Nancy si portò a
passi titubanti ed incerti a capo del tavolo. Oh cielo... Oh cielo...
perché
non mi si apre il terreno sotto i piedi per inghiottirmi per sempre?
Desmond le girò intorno come per studiarla
non appena la
formosa ragazza fu vicina.
Poi di colpo la prese per un braccio e a viva
forza se la
assestò velocemente sulle ginocchia.
«Sappiamo tutti cosa accade alle discolacce,
vero?» le
chiese con tono retorico. «Vengono sculacciate! Sì certo
si beccano una cocente
sculacciata»
Il palmo di Desmond cominciò così a
colpirle la sporgente
rotondità del culo, così deliziosamente presentato ai
suoi occhi. A destra e a
sinistra. A destra e a sinistra... si agitava la sua mano mandando in
gelatina
ora l'una ora l'altra chiappa di Nancy che gli rimbalzava poi sotto le
dita.
Nancy ansimava: non tanto per il dolore, ma per lo shock e la vergogna.
Sapeva
infatti che tutti gli uomini si erano radunati attorno a lei per vedere
meglio
la scena e li sentiva gridare parole di incitamento.
«Ben fatto, Des, suonagliele perbene!»
«Più forte... più forte,
dai!»
«Falla strillare! Sì, deve strillare
Des!»
«Le puttanelle ben dotate come lei lo
meritano!»
«Più forte! Di più!»
«Ehi guardate come le si contorce il
sederino!»
«Più forte! Più forte!»
Gli occhi di Desmond cerchiati di rosa rimasero
fissi sul
bersaglio per tutto il tempo, finché la sua faccia si fece
più viola che rosa
ed il suo respiro cominciò a farsi affannoso. Se non sto
attento, si disse, mi
verrà un collasso. E non ne vale la pena!
Ma che peccato!... Gli piaceva un sacco quella
situazione.
«E-Ecco Charlie... continua tu...»
ansimò. «Dopo tutto è sul
tuo basso ventre che ha colpito, non sul mio. La lascio nelle tue
mani.»
«Certo. Certo...» disse Charlie
felicemente sorpreso...
Afferrò Nancy dalle mani del suo
amico-ospite e se la pose
di traverso sulle gambe come aveva fatto quello. Con crescente piacere
cominciò
quindi a colpirle col palmo della mano le sue sempre più rosse
chiappette... e
ben presto i soffocati singhiozzi di Nancy divennero vere e proprie
grida.
Slapp... slapppp... slapppp, slllaaapppp!
«Come osa... come osa...»
Slapp...
slappp. Slappp. Sllaaapppp....
«Ma che discola... che discolaccia che
sei...»
Slapp... slappp... slapppp... sllaaapppp...
«Ti faccio vedere io, Signorina... Te
l'insegno, io
l'educazione.»
Nancy si contorceva e scalciava freneticamente
mentre la sonora
sculacciata continuava con grande divertimento e soddisfazione dei
presenti.
Quella vista li aveva eccitati fino a nuovi picchi di crudele lussuria.
Intanto
Tina se ne stava sul tavolo osservando nervosamente l'umiliante
spettacolo
della severa punizione della sua
compagna. Sapeva bene che il prossimo poteva anche essere il suo turno.
Si
sentiva dispiaciuta per Nancy, però comprendeva bene le sue
reazioni dal
momento che si trattava di una novizia. Col tempo imparerà,
pensava fra sé. Oh
si poverina, col tempo, imparerà!
Alla fine anche Charlie cominciò ad
ansimare pesantemente,
un po' per l'eccitazione, un po' per la fatica, e l'uomo che aveva
scommesso
una cassa di Brandy sulla sua dubbia virilità non
tardò a cogliere l'occasione.
«O.K. Charlie... vediamo di che pasta sei
fatto...» gli
disse.
«D-dacci... un attimo di tregua...
Harry...» gli rispose
Charlie col fiato corto.
«No... adesso...» insistè Harry.
«Sì... adesso... adesso...»
fecero eco gli altri.
Charlie
scrollò le spalle e
diede un'altra palpata alle rosse natiche di Nancy. La ragazza
singhiozzava e a
quel tocco le sue natiche fremettero e si irrigidirono.
«Certo che posso scoparmi questo
bocconcino» si diceva
Charlie fra sé. Pensava a quanto era stato eccitante sculacciare
quel giovane
culetto. Colpirlo con quanta forza voleva. Barcollando si rizzò
sul bordo del
tavolo.
Con una mano intanto si era sbottonato la cerniera
dei pantaloni.
Certo... Era lì... nuda... che lo
aspettava... Tutto a
portata di mano., disponibile...
Certo... certo...
«Su Charlie... Coraggio...»
«Sì... Forza. Dai Charlie. Lo vedi
bene che la ragazza muore
dalla voglia di farsi scopare.»
Una specie di panico invase Charlie non appena si
ritrovò
tra le mani un pene che era ancora virtualmente allo stato flaccido.
Sì,
nonostante tutta l'eccitazione non c'era nemmeno la più
piccola parvenza di
un'erezione. Al diavolo gli alcoolici! Perché mai aveva bevuto
così tanto! Al
diavolo... Porca miseria. Al diavolo!
Senza molta convinzione cercò di rimediare
a quella
vergognosa situazione pompandoselo un po' con la mano... sperando
che...
chissà...
«È tutto lì, Charlie?»
«Oh, povero Carletto!»
«Che cosa ti è successo, che ne
è stato della tua
millanteria?»
«Questa mediocre prestazione ti
costerà una bella cassa di
Brandy, Charlie!»
L'ira e la frustrazione gli bruciavano il sangue.
Non gli
doleva tanto la perdita della scommessa, né la dannata
umiliazione di quella
situazione. Più che altro gli rodeva il fegato il fatto che
lì, nuda davanti a
lui, giaceva una formosa e bella diciannovenne, con tutte le sue curve
al loro
posto, come si dice, e lui non poteva farci niente.
Assolutamente niente!
Charlie si alzò e si tirò su la
cerniera dei pantaloni. Si
guardò attorno come un animale in preda allo sconcerto, ferito.
«Va bene, voi cazzi rampanti» disse
furiosamente, «che ci
provi qualcun'altro.»
Poi con la coda fra le gambe si trascinò
alla porta.
«Ti manderò quella cassa...
domattina, Harry» furono le sue
ultime parole, che pronunciò caracollando verso l'uscita.
Per alcuni secondi nella stanza piombò un
silenzio totale.
«Non sa perdere» disse Harry.
«Eh sì... un gran brutto
perdente...» fece eco qualche altra
voce.
Poi tutti gli occhi dei presenti si abbassarono
sulla
tremante e nuda figura di Nancy, ancora immobile sul tavolo.
«Bene,» sogghignò Desmond,
«nessuno vuole prendere in parola
l'offerta di Charlie?»
Tutti gli ospiti si guardarono l'un l'altro
nervosamente, le
facce un po' tirate e ammusonite dalla vergogna. Ognuno si sentiva
tremendamente tentato, ma nessuno voleva andare incontro alla stessa
umiliazione sofferta da Charlie.
«Magari più tardi,» disse uno.
«Penso che prima mi farò un
altro drink...»
«Sì, sì anch'io...» gli
si accodarono parecchie altre voci
immediatamente.
Seguì un assalto generale al tavolo-bar,
dove stava una
vasta scelta di bottiglie e calici... e così un profondo senso
di sollievo
inondò il cuore di Nancy per lo scampato pericolo.
Almeno per il momento era uscita pressoché
illesa da quella
trappola!
La tensione nervosa accumulata dilagò in un
pianto a dirotto
che la scosse nell'intimo, poi, ripresasi tentò di sollevarsi
dal tavolo. Ma
la mano di Desmond le battè esplicitamente sul bruciante
culetto.
«Ferma lì, Nancy», disse.
«Chissà, potremmo avere bisogno di
te.»
Una nuova ondata di timore la pervase di nuovo.
Naturalmente,
la serata non era affatto finita.
Era ancora possibile che qualcuno di quei maiali
facesse un
tentativo, E, forse a buon fine, stavolta!
«Tina scendi dal tavolo» aveva intanto
ordinato Desmond
West, «e chinati dalla parte opposta del tavolo...»
«Sì... Signore...»
«Così i miei gentili ospiti avranno
una possibilità di
scelta.»
«Sì... egregio Signore...».
Tina con grande grazia scese dal
tavolo. Le sue tette rotonde come mele tremavano, e la carne dei
fianchi le
rimbalzava come un'elastica gelatina ad ogni passo. Obbedendo
all'ordine si
chinò nello stesso modo provocante assunto da Nancy.
«... Una scelta fra il rosso ed il
nero» continuò Desmond.
«Sembra un po' come alla roulette, non
è vero? Però, questo
gioco è diverso. Borbottando fra sé mezze frasi di
soddisfazione, Desmond si
portò con passo sicuro verso il resto del gruppo che aveva
già ricominciato a
gozzovigliare. La serata stava andando bene. Peccato solo per la
scenata dovuta
al caratteraccio di Charlie. Quell'uomo era un asino. Non avrebbe
dovuto prendersela
male, anzi avrebbe dovuto superare la situazione con una bella risata,
considerata la sua età. Era stato proprio sciocco a fare la
scommessa.
Francamente, però, Desmond stesso dubitava che alcuno dei
presenti sarebbe
stato in grado di fornire una prestazione minimamente decente,
considerata la
quantità di alcool che si erano sbevazzata. Per non parlare
dell'età che li
accumunava. Peccato. Sarebbe piaciuto molto anche a lui di assaggiare
un po'
quel bocconcino di Nancy.
Magari, un'altra volta...
hy;re una prestazione minimamente decente,
considerata la
quantità di alcool che si erano sbevazzata. Per non parlare
dell'età che li
accumunava. Peccato. Sarebbe piaciuto molto anche a lui di assaggiare
un po'
quel bocconcino di Nancy.
Magari, un'altra volta...
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