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RACCONTO A DUE MANI (2) seconda parte
di Sir
E’ ormai notte, Sir ha riaccompagnato la sua schiava a casa,
lasciandola con un bacio sulla fronte. Non si sono detti nulla, solo i
loro occhi esprimevano la gioia e la fatica per quella sera inebriante.
S. è nel suo letto dopo una caldissima doccia ristoratrice e
rilassante. Con la mente scorre, come se fossero diapositive, tutte le
immagini che gli sono rimaste nel cervello. Solo attimi, brevissimi
attimi che non potrà mai più cancellare. All’improvviso
dal cellulare la musichetta che gli comunica l’arrivo di un sms. E’ un
messaggio di E. " Come hai fatto...?". Non sa di cosa sta parlando, ma
le risponde comunque “Non è stato difficile! Me l’hanno detto i
tuoi occhi”. Non poteva sbagliare, gli occhi di lei raccontavano tutto
il suo animo, dalla prima volta che la incontrò in quel
supermercato e le consigliò quel bagnoschiuma i suoi occhi gli
avevano parlato dei suoi umori e dei suoi desideri.
S. si addormenta. Sarà un sonno tranquillo e riposante: sa che
la cercherà ancora e lei sarà di nuovo ai suoi piedi.
E’ passata una settimana da quella sera; non si sono più rivisti
e sentiti. S. era preso da gravi e importanti impegni lavorativi per
cui la sua mente era totalmente occupata a districarsi tra i dedali
burocratici e a risolvere situazioni che gli erano capitate tra capo e
collo, senza che lui se le aspettasse. Ogni tanto pensava ad E., ma
subito scacciava quei pensieri; avrebbero contaminato la concentrazione
di cui aveva bisogno.
Finalmente una giornata da impegnare esclusivamente per se stesso. Si
alza di buon’ora, non vuole sprecare nemmeno un secondo. Dopo una buona
ora di abluzioni, attività a cui gli piace dedicare la massima
attenzione, si veste e va in un rinomato bar del centro. Si siede ad un
tavolo vicino all’ampia vetrata con vista sui portici pieni di gente
che come un fiume gli scorreva davanti: Gli piaceva osservare le
persone, in pochi attimi cercava di ricostruire le loro vite, di
immaginare le loro gioie o le loro preoccupazioni. Il cameriere gli
serve l’abbondante colazione che aveva ordinato. Non può stare
meglio. Anzi, certo che può stare meglio; prende il cellulare ed
invia un sms: “Bar xyz, tra mezz’ora! “. Non deve aggiungere nulla, lei
sa come presentarsi al suo padrone.
Nell’attesa assapora con lentezza le prelibatezze che rendono famoso
questo bar, un mix di salato e dolce accompagnato dal noto bicerin,
tipica calda bevanda torinese. Il palato e tutti i sensi gli sono grati.
Passati trentacinque minuti, la porta del bar si apre e compare E., il
viso sorridente ma il respiro denuncia sicuramente una corsa affannosa
per riuscire ad arrivare puntuale all’appuntamento. Sir le fa notare i
cinque minuti di ritardo, le dice di ordinare la sua stessa colazione,
di sedersi e stare zitta. S. apre il quotidiano che aveva appoggiato
sul tavolino e si dedica ad una attenta lettura delle notizie; era una
settimana che non si occupava di ciò che succedeva la fuori, per
cui leggere ogni riga del giornale gli dava la sensazione di recuperare
il tempo perduto. Non si cura minimamente della donna seduta al suo
tavolo, a vederli dalla vetrata sembrano due estranei accomunati solo
da quel piano circolare di marmo. Arrivato alle pagine dello sport
chiude con lentezza le grosse pagine, si rivolge ad E. e le dice di
seguirlo. Lei non ha ancora finito, ma senza esitazione si alza a sua
volta e si mette alle sue spalle. Escono tra la folla; ragazzini che
dovrebbero essere a scuola, borghesi signore intente nello shopping,
decine di ambulanti di ogni razza che confabulano tra loro, uomini di
affari che con passo svelto portano le loro cartelle di cuoio in
qualche ufficio, pensionati che si godono quella fresca, nitida e
soleggiata mattina. Il mondo si muove, ma non riesce, fuori da quel bar
ad intrappolare Sir ed E.. Da quel momento loro sono in un altro mondo,
il loro unico e riservatissimo universo che viaggia grazie a diverse
leggi fisiche e mentali, lontane da quelle convenzionali.
S. passeggia senza fretta, osserva le vetrine, sfruttando l’effetto
specchio per controllare se E. è sempre dietro di lui.
C’è! Segue il suo ritmo e il suo passo, come una cagnolina
diligente.
Ora sono di fronte ad una serie di vetrine totalmente nere, spezzate da
una porta nera anch’essa. Non si vede nulla di ciò che l’interno
offre. S. entra, E. fa lo stesso. Sono in un pornoshop, molto discreto
nell’allestimento, quasi di classe; visto il genere di articoli in
vendita E. non si immaginava potesse esistere un luogo con quella
funzione e contemporaneamente così raffinato. Ne rimane
piacevolmente stupita.
S. le ordina di accomodarsi su di un comodo divano in pelle e di
aspettare. Mentre lei si siede il suo padrone scompare, con il ragazzo
addetto alle vendite, dietro un’altra porta nera. E. si ritrova da
sola.
Dopo un quarto d’ora S. ricompare con l’aria molto soddisfatta e con un
secco ordine le comanda di andare nell’altra stanza, di spogliarsi
rimanendo solo con la lingerie e le scarpe. Deve attenderlo in
ginocchio, con le mani aperte e rivolte verso l’alto appoggiate sulle
cosce divaricate; era quella la posizione di attesa che esprimeva tutta
la sua sottomissione e dimostrava al suo padrone il suo essere pronta
ad esaudire qualunque desiderio.
Quando la raggiunge la trova come le aveva ordinato, anche se il suo
viso quasi paonazzo dichiara sfacciatamente tutto il suo imbarazzo. E’
bellissima, la schiena dritta le conferisce una fierezza che poche
donne possiedono, i suoi seni chiedono di essere accarezzati, il suo
grembo spera di accogliere al più presto il dono del suo
padrone, le sue terga accetteranno qualunque attenzione anche se
dolorosa. E’ pronta per lui.
S. non è solo; il commesso è accanto a lui, la sta
guardando con un ghigno grezzo e umiliante. “Vedi che brava cagnolina
obbediente, una cagna sempre in calore pronta a soddisfarmi con quelle
sue morbide labbra e quella sua figa umida! Bene, caro mio, ora
lasciaci soli e non tentare di entrare; chiuderò a chiave. Non
potrai mai meritarti una vacca così!”.
Quelle parole,dette con quel tono sprezzante colpirono il cervello di
E., avrebbe preferito cento frustate, avrebbe strisciato ai suoi piedi
come un verme, lo avrebbe adorato come un dio. Invece la punizione era
stata quell’umiliazione terribile, solo per cinque minuti di ritardo.
Ma E. non riconosce più il suo animo e le sue reazioni; dopo i
primi attimi di pura rabbia è confusa, non è più
così alterata, anzi, si ritrova addosso un’eccitazione che mai
aveva conosciuto, i suoi sensi sono tutti stimolati, tra le gambe il
calore aumenta come se fosse inginocchiata sulla brace. Lo desidera,
vorrebbe avvicinarsi a lui camminando a quattro zampe, proprio come una
cagna. Ma non ha l’ordine di muoversi; sa solo che deve ringraziarlo
per la punizione subita. Ora sa molto bene che non sbaglierà
più, vuole solo obbedirgli e vedere il suo sorriso che lo
accompagna quando è soddisfatto di lei.
Ma cazzo ero in ritardo di soli cinque minuti, non può
trattarmi così, perché fa tutto questo!? Che umiliazione,
come vorrei che fosse lui ad essere schiavo in queste condizioni;
così da poterlo far soffrire anch’io. Ma il mio potere sta in
alto, sta nel fatto che saprò essere la sua unica schiava
fedele, al punto tale da riuscire a fargli dimenticare tutte le altre.
No, ancora di più, al punto tale da non avere altri interessi
che per me!! Questo è l’obiettivo che mi sono prefissata; so,
dal suo sguardo, capire quanto mi desidera e quanto gli piace stare con
me… Lo capisco non solo dai suoi occhi, ma da ogni centimetro della sua
pelle quando lo accarezzo, quando il mio viso e i miei capelli si
strusciano contro di lui, quando sento le sue mani morbide
inarrestabili sul mio corpo. In quei momenti capisco che potrebbe
essere capace di perdersi per un tempo infinito, per poi tornare con un
sorriso beato; a quel punto può portarmi con le sue mani, la sua
bocca, con tutto il corpo, lontano… nell’estasi.
Ora sono qui, in questo pornoshop, nuda, inginocchiata, con il palmo
delle mani rivolto verso l’alto, a sua completa disposizione. E lui? Mi
osserva, mi sorride e ad un certo punto mi dice:”Oggi ho una sorpresa
per te!”. Caspita, non so cosa pensare, un misto di paura e
curiosità mi attanaglia la mente; spero solo che non sia
un’ennesima punizione per il mio ritardo.
Si avvicina, sono completamente invasa da una forte sensazione di
calore, sento i miei umori che prendono vita tra le gambe, provo a
sostenere il suo sguardo, ma è troppo forte.
“Non mi hai ancora salutato come si deve! Cosa aspetti?”
E’ duro con me oggi, chissà cosa mi aspetta come sorpresa?
Rispondo ai suoi ordini, mi avvicino a lui sempre in ginocchio, so cosa
devo fare. Le mie mani lentamente salgono dai suoi polpacci, arrivano
alle cosce, risalgo ancora verso il bacino, slaccio la cintura, gli
sbottono i pantaloni, abbasso le mutande e finalmente lo libero da
quella costrizione.
Il suo membro è grande, bello, morbido e profumato. Con il viso
lo accarezzo, è una bellissima sensazione quella di farsi
accarezzare da un bel cazzo duro. Lo sento leggermente ansimare. Devo
fare in modo che mi desideri veramente tanto; oggi dovrò dare il
massimo.
Con le labbra mi avvicino alla sua punta, gioco con lui e la mia bocca,
lo sento caldo, il mio fiato gli piace, lo sfioro, lo accarezzo, lo
stringo forte nelle mie mani; è una gran sensazione di potere
quella che hai quando te lo ritrovi nelle mani e puoi farne ciò
che più desideri. La lingua prende il posto delle mani e inizia
a fare tutto quello che è possibile immaginare. Gioco con le sue
palle, le mani stringono ed accarezzano, sento il desiderio di essere
toccata, inesorabilmente tutto il mio corpo si muove. Lui è
sempre in piedi, concentrato a godersi ogni attimo, a non perdere
nemmeno un momento di quel saluto. Non posso resistere oltre, ho
bisogno di sentirlo completamente nella mia bocca, lo prendo fino in
fondo, le mie umide pareti lo avvolgono completamente, i miei denti lo
stringono leggermente e inizio a succhiarlo da cima a fondo;
completamente, senza tralasciare un centimetro di questo gran cazzo!!
Sento arrivare alle mie orecchie dei brevi gemiti, le sue mani
finalmente si muovono, mi prende per i capelli e decide per me i
movimenti: mi trattiene, mi tira, mi spinge…mi dirige! Posso solo
immaginare quanto a lui possa piacere essere succhiato e salutato
così; lui potrà solo immaginare quanto mi piace prenderlo
in bocca, tenerlo dentro, potergli dedicare un po’ di tempo.
In questi momenti vorrei che oltre la bocca potesse riempirmi il
grembo, mi piacerebbe poterlo sentire in pancia e in bocca
contemporaneamente! Whau! Oggi sto veramente dando il meglio di me
stessa.
Improvvisamente mi stacca:”Volevo solo un saluto, ora siediti e
riposati. Sei pronta per la sorpresa?”
Ecco che dalla tasca destra dei suoi pantaloni tira fuori delle sfere
di metallo, non tanto piccole, una legata all’altra. Mi ricordo di aver
letto qualcosa a riguardo delle palline e delle Geishe.
S. fruga nella tasca dei pantaloni perdendo tempo, guarda E. seduta,
con la schiena dritta e i seni protesi verso di lui, sul divano.
Sicuramente lei vorrebbe adagiarsi mollemente su quei cuscini morbidi,
ma non può; nel frattempo sta pensando che diavolo starà
cercando dentro quella tasca che sembra di una profondità
inaudita. Il mistero dopo alcuni attimi si risolve: S. ha in mano due
palline di metallo lucido, sono unite da un filo di gomma ed hanno
all’interno una seconda pallina che si muove roteando. Le mostra ad E.
la quale dopo un primo stupore capisce di cosa si tratta. Senza
aspettare l’ordine le prende tra le dita, le lecca con la lingua per
inumidirle e le infila piano nel suo grembo. E’ eccitatissima per cui
non fa nessuna fatica a farle sparire nella sua figa; non le sente
nemmeno talmente è larga e pronta per essere posseduta. E.
comunica al suo padrone l’inesistente effetto sperato, lui ne rimane un
po’ deluso e l’apostrofa con un “Sei proprio una vacca!”.
Per E. è sempre umiliante sentirsi chiamare con quel nome, ma
nello stesso momento ne è fiera, perché sa che il suo
essere vacca è proprio quello che piace al suo adorato S..
S. con uno strattone violento le toglie le palline e le ricorda che
dovrà tenerle comunque sempre con lei; dovrà usarle
quando è in mezzo ad altre persone e in tutti quei momenti in
cui lui sarà assente; saranno la prova della sua costante
presenza al suo fianco.
E. non sa cosa fare, ma non le dispiace, resta immobile, non pensa e
attende che le vengano impartiti degli ordini. Non deve fare altro e
questo la tranquillizza, le da, in questo momento, una piacevole pace
interiore: si fida del suo padrone, sa che proverà ancora mille
piaceri anche se accompagnati da qualche sofferenza, sa che entrata in
una strada che ha sempre sognato di percorrere, anche se la immaginava
buia e pericolosa, sa che le basta una frase per uscirne, anche se
questa frase spera di non pronunciarla mai.
Arriva l’ordine di girarsi e mettersi con la pancia appoggiata al
divano, le ginocchia per terra, le gambe ben divaricate. Sorridendo
obbedisce, si posiziona come richiesto. Cerca di mettere il culo bene
in alto, sente l’aria accarezzarle il sesso umido; muore dalla voglia
di essere presa. Vuole la carne del suo padrone, vuole sentire le sue
mani che stringono con forza i fianchi mentre la possiede, vuole
sentirlo dappertutto, vuole che le riempia tutti i buchi; vuole! Sa
benissimo che non può volere nulla, l’unica cosa che lei deve
volere è la soddisfazione del suo padrone, il suo piacere
è regalare piacere a S.
Mentre E. è in quella posizione, S. le prende i polsi e li lega
con delle manette, le sue mani sono ora appoggiate sulla schiena e
immobilizzate. E. non ha paura, anche se è la prima volta che
viene legata. Si sente tirare per i capelli, è costretta a
sollevare il viso: S. la bacia con dolcezza, con la lingua le lecca le
gote, il naso e le orecchie, le sussurra parole dolcissime. S.
abbandona la presa e si allontana. E. è felice, sa di piacere in
un modo speciale, come nessun’altra potrebbe piacere ad S., sa di
essere unica.
Tutti questi sensuali pensieri vengono interrotti da due ronzii, ronzii
di motorini elettrici.
S. ha in mano due falli finti e vibranti; uno grande e l’altro
più piccolo e affusolato. Si inginocchia dietro E.. Si china
fino a raggiungere con la bocca il suo sesso, la lecca piano, la
inumidisce, anche se ormai non ci sarebbe bisogno. Con la punta della
lingua lecca il buco del culo, lo penetra, lo riempie di saliva fino a
sentirlo morbido. Si risolleva e con il vibratore più piccolo
penetra delicatamente la sua schiava. E. si irrigidisce, non ama molto
essere sodomizzata. S. le assesta due sonore sculacciate che le fanno
perdere ogni velleità di resistenza. Il fallo piano piano si
insinua nell’ano di lei, fino ad entrare tutto. Ormai E. è
completamente aperta, le vibrazioni le trasmettono sensazioni
piacevolissime, è completamente abbandonata su quel divano. Ora
S. prende il secondo fallo e lo fa scivolare con più decisione
nella sua figa, qui la resistenza è minima; E. lo accoglie
immediatamente tutto, fino in fondo. S. con le mani fa in modo che i
due giocattoli non escano e si gode la scena. E. sta fremendo, ha dei
movimenti che sembrano convulsioni, sta godendo per il piacere del suo
padrone; un godimento lunghissimo, non capisce più nulla, si
lascia andare ai suoi istinti, sa di essere guardata e questo aumenta
ancora di più il piacere. S. muove con maestria i due vibratori,
alternando movimenti rapidi ad altri più lenti. In un attimo
libera le mani di E. e le ordina di continuare a giocare da sola mentre
lui si siede sul divano posizionandosi davanti alla faccia della sua
cagna. Ha il cazzo in mano e con decisione le fa spalancare la bocca.
E. non aspettava altro, lo prende fino in gola e inizia ad andare su e
giù con la bocca. Non ha bisogno di impegnarsi molto, dopo pochi
minuti sente il membro di S. pulsare freneticamente, lui si tende verso
di lei e le inonda la bocca, la faccia, gli occhi, i capelli con il suo
seme. S. accarezza con il suo cazzo il viso di E., le sparge il suo
liquido dappertutto. Era tanto che non godeva in un modo così
selvaggio. Intanto anche E. sta venendo, anche lei in un modo
violentissimo, quasi animalesco e mentre sta godendo dice al suo
Signore “La sua vacca sta godendo Sir, sta godendo per Voi Sir”.
S. si rialza. E’ frastornato, la testa gli gira, è ancora perso.
Si ritrova, senza sapere come, seduto dietro E. che continua a tenere
dentro i due oggetti. Con tenerezza glieli sfila, la fa voltare e la
abbraccia, è un abbraccio pulito, le accarezza i capelli, il
viso, la bocca. Le loro guance si sfiorano delicatamente. Si sorridono
e si baciano. Dopo pochi minuti si addormentano stretti l’un l’altra,
lì in quel sexy shop che è diventato nei loro sogni il
loro paradiso.
E' primavera... i prati stanno tornando del loro colore, le montagne
piano piano stanno abbandonando quel loro tipico grigiore invernale. E
io, come la natura, mi sto risvegliando, sto riacquistando calore e
colore... finalmente, grazie al mio padrone che ha saputo prendermi al
momento giusto, avevo proprio bisogno di qualcosa del genere!
L'ultima volta che siamo stati insieme è stato nel sexy shop, ci
siamo anche addormentati, chissà che cosa avrà pensato
quello stronzo del commesso! ( non potrò mai dimenticare
l'umiliazione che ho subito a essere guardata da quel tipo!). Ormai
è passata una settimana, non ho più sentito il mio
padrone, ogni giorno mi invia un sms per dirmi quali sono gli ordini
della giornata , io faccio del mio meglio per obbedirgli ed essere
disciplinata, ma a volte scatta la voglia di ribellarsi e di fare solo
finta di eseguire i suoi comandi. Quando poi però mi chiede, con
la sua voce profonda e calda,se ho eseguito in modo corretto gli ordini
non riesco a non mentirgli e gli racconto cosa ho combinato,
difficilmente riesco a sostenere il suo sguardo!! E mi punisce; la
volta che più mi ha sorpreso è stato quando mi ha
schiaffeggiato in volto, erano anni che non ricevevo una sberla!! Mi
sono bloccata per un attimo e mi sono chiesta se valeva la pena
continuare, se non sarebbe stato un gioco al massacro, ma mentre questi
miei pensieri si avvicendavano nella mia mente le sue mani hanno
cominciato a stropicciarmi, accarezzandomi la figa ormai strabagnata...
come potevo resistere? Mi sono sciolta, ho lasciato che lui continuasse
a farmi godere , ho voluto che mi guardasse mentre godevo grazie al suo
tocco, più mi sentivo guardata più mi sentivo bella,
pronta ad accoglierlo in qualsiasi parte lui desiderasse. So che gli
piaccio mentre godo!!
Io non posso chiamarlo, devo aspettare che chiami lui, questa attesa mi
sfinisce, ho un bel dirmi " fai come se non esistesse, fai come facevi
prima", ma non è possibile, la sua presenza è viva , mi
accompagna tutto il giorno e la mia figa e quasi costantemente un
lago!! Ogni volta che suona il telefono spero sia lui; che delusione
constatare che forse non sono così frequentemente nei suoi
pensieri, forse non sono ancora una brava schiava, forse è
deluso, forse ha trovato altre schiave più disponibili,
più belle, più giovani...
I suoi ordini mi arrivano ogni mattina, ma è la sua voce che ho
bisogno di sentire , le sue mani morbide sul mio corpo, il suo gran
cazzo nella mia bocca, sulla faccia, dentro la figa fino in pancia, nel
culo, ovunque!!
Basta non posso anche questa volta fare da sola!!
Così chiamo Max, gli chiedo se è disponibile per questa
sera, un cinema e poi... magari altro.
Max è puntualissimo, passa a prendermi dopocena, ho avuto tutto
il tempo di prepararmi come si deve, è come se mi fossi
preparata per il grande tradimento! Sono vestita come piace a Lui,
gonna stretta, camicetta sciancrata, calze nere e reggicalze, reggiseno
trasparente e naturalmente senza mutande!! Max rimane affascinato "
Cosa ti è successo?" io rispondo " Mah, sarà la
primavera!".
Durante la proiezione del film la sua mano cerca la mia, lo lascio
fare e la mia piano piano si avvicina al suo cazzo , lo sento
teso sotto i jeans, quasi pulsare, decido di non fare niente per il
momento e di lasciare che il desiderio sia quasi incontrollabile!
Finito il film decidiamo di fare un giro in macchina, farci una canna e
poi magari andiamo a bere qualcosa.
Ci muoviamo verso la collina, è bella la vista questa sera. La
canna nel frattempo fa il suo effetto, siamo fermi in macchina, mi
avvicino a Max, lo guardo e inizio a baciarlo dolcemente, lui non ce la
fa più mi strige forte, mi strappa praticamente la camicetta
prende in bocca i miei seni, mi lecca, mi stringe, mi pizzica, le sue
mani scorrono sul mio corpo, arrivano alla gonna, si infilano dentro...
la sua faccia è sorpresa, non pensava di trovarmi così
accessibile!!
Io ho ancora ben poca autonomia, penso a Lui e a quanto vorrei averlo
tra le braccia ora! Sono proprio una gran troia!! Prendo il sesso di
Max in bocca e inizio a succhiare... sta per impazzire, non voglio che
venga nella mia bocca... Voglio sentirlo dentro, infilo un
preservativo, sempre con la bocca e me lo metto dentro...
Siamo in macchina sul bordo di una strada statale, le macchine che
passano ci illuminano, non mi interessa sono sicura che il padrone
sarebbe molto orgoglioso della sua schiava... se sapesse...
Sono un po’ di giorni che Sir non chiama E.; non per scelta, lui la
vorrebbe sempre al suo fianco e ai suoi piedi, pronta ad esaudire i
suoi desideri, ma purtroppo i problemi quotidiani e quelli di lavoro
creano non pochi ostacoli ai loro incontri.
Questa sera si sente particolarmente bene, ha concluso nel pomeriggio
dei buoni affari con un cliente importante per cui la tensione
accumulata prima dell’accordo si sta piano piano sciogliendo, lasciando
spazio ai pensieri da cui ama essere occupato. La natura intorno
è rigogliosa, le persone hanno perso il grigiore invernale e
sembrano più sorridenti, anche la città ha assunto
quell’allegro aspetto che la caratterizza nel periodo primaverile.
Vuole la sua schiava, ha bisogno di divertirsi un po’ e di lasciare
alla fantasia gli spazi negati fino a quella sera.
Per rilassarsi ulteriormente, sceglie un bar con vista collina e uno
splendido dehors; bar molto in frequentato dalle persone cosiddette
Vip; pensa che non sarebbe male avere di fronte E. nel suo splendore,
con i suoi occhi allegri e il suo corpo pronto ad obbedire agli stimoli
del suo padrone. Ordina un aperitivo e chiama E.. Il cellulare è
spento, l’odiosa voce della compagnia telefonica lo avverte che la
persona cercata non è raggiungibile. Non se lo aspettava, gli
accordi prevedevano una totale disponibilità della schiava; un
pizzico di malumore gli entra nell’animo, non riesce nemmeno a finire
il cocktail. Decide di buttarsi in un cinema e annullarsi, come spesso
gli succede con i film che gli piacciono, nella trama del film che ha
scelto.
Entra nella sala semideserta, la proiezione inizierà tra venti
minuti, chiude gli occhi e pensa che le sue mani non potranno frugare
tra le cosce della sua schiava, non potranno stringerle forte i
capezzoli sapendo che lei sarebbe costretta a non urlare, le sue
orecchie non accoglieranno il grazie dopo quelle piccole torture. Li
riapre dolcemente e come in un sogno vede E. che sta entrando in una
fila di poltrone poco distante dalla sua; è in compagnia di Max,
un amico di E. di vecchia data. Non lo hanno visto per fortuna, subito
dopo le luci si spengono e inizia a scorrere la pellicola. S. non ha
nessun moto di gelosia, anzi un sorriso gli compare sulle labbra, vuole
sfruttare la situazione per mettere E. alla prova, un nuovo gioco si
delinea nella sua mente.
Si gusta il film che non delude le sue aspettative. Un bello spettacolo
lo mette sempre di buon umore.
Le luci si riaccendono, S. aspetta che i due sfilino insieme agli altri
verso l’uscita e si alza a sua volta. Li seguirà per tutta la
sera.
Non è stato difficile il pedinamento, E. non conosceva la sua
nuova moto per cui non si è accorta della sua presenza, il suo
amico mai avrebbe pensato di poter essere seguito per cui i movimenti
di S. sono stati meno complicati del previsto. Non hanno nemmeno capito
di essere stati osservati mentre su quella statale soddisfacevano le
loro voglie.
Sono le due di notte. Max riaccompagna E. a casa. Lei non ha il tempo
di sfilarsi le scarpe appena entrata che squilla il campanello. E.
pensa che sia Max che vuole salire non ancora soddisfatto per cui
risponde al citofono senza chiedere chi fosse e annuncia che la serata
si concludeva lì, che aveva sonno e non vedeva altro che il suo
letto. Non è la voce di Max, è quella del suo padrone che
le impone di aprire e di farlo salire immediatamente. E. non ha parole,
la pancia le si stringe, il cuore batte fortissimo, come se fosse stata
appena scoperta a commettere un crimine. Con l’indice apre il portone,
socchiude la porta; ci sono cinque piani a piedi che la separano da S..
Corre davanti allo specchio, controlla che il suo viso sia in ordine,
un rossore quasi fantozziano le pervade tutto il volto, si sistema i
capelli e la camicetta; è pronta.
In pochi secondi pensa a cosa fare per accogliere nel migliore dei modi
S.; istintivamente si inginocchia dietro la porta, le gambe leggermente
divaricate, le mani appoggiate sulle cosce, chiude gli occhi e aspetta.
I cinque piani S. li affronta con calma, non vuole arrivare affannato.
Raggiunge finalmente dopo un po’ di minuti la porta di E., è la
prima volta che entra in quella casa. La porta e dischiusa, con il
piede la spinge e si ritrova la sua schiava inginocchiata davanti a
lui. Ha gli occhi chiusi ed è nella posizione di attesa. Questo
gli fa piacere. Capisce che ha già in mano il dominio della
situazione. Con misurata lentezza richiude la porta, si avvicina ad E.
e la bacia sulle labbra, nello stesso momento le chiede di restare come
l’ha trovata senza riaprire gli occhi. Si avvia verso la sala, da uno
sguardo alla casa, ma in quel momento ha poco interesse ciò che
lo circonda. Mentre sta per sedersi gli occhi cadono sopra un oggetto
che lo incuriosisce, si avvicina e scopre un guinzaglio di cuoio, non
sapeva che E. avesse un cane; non si fa mole domande, torna da E. e le
chiude intorno al collo il guinzaglio. Strattona la schiava per farle
capire che deve seguirlo a quattro zampe, mentre cammina con lei al suo
fianco, con un piede le solleva la gonna sulla schiena, scoprendo il
suo splendido culo libero da ogni indumento. Sono in sala, S. si siede
sulla poltrona e fa accucciare E. ai suoi piedi, le appoggia le gambe
sulla schiena, tutto molto lentamente, si accende una sigaretta e si
gode quel momento rilassante. Per finire l’opera mette il posacenere a
conchiglia tra le labbra della sua cagnetta.
S. in quel momento sta da dio, sa che ha tutto il tempo per giocare con
la sua schiava, per cui vuole assaporare ogni attimo di quella notte.
Finito di fumare le ordina di alzarsi, di mettersi in piedi davanti a
lui con le mani dietro il collo e le gambe divaricate. Il guinzaglio
pende tra i suoi seni coperti ancora dalla camicetta. Si alza e la
guarda, uno sguardo intensissimo, pieno di voluttà, di dominio e
anche di derisione. Non le dice nulla, le gira intorno, le toglie la
gonna, la fruga, le palpa i glutei come fosse una vacca in vendita,
glieli divarica e ispeziona le sue terga- Di colpo le ordina di andare
in cucina e di preparare un caffè molto forte, per due, visto
che la notte sarà lunga e che lei non aspettava altro che
addormentarsi; intercale alle sue richieste ogni sorta di appellativo
volgare che gli passa per la testa, ha voglia di umiliarla in tutti i
modi.
E. risponde solo con dei “Sì Signore”, “Grazie Signore”, non
riesce a parlare; sente solo che il suo viso continua a non perdere
quell’imbarazzante rossore e che la sua mente non riesce a connettere,
si muove solo per eseguire gli ordini che le vengono impartiti; non
vuole altro, solo obbedire e subire ciecamente, si sente la cagna del
suo padrone; l’eccitazione aumenta, il sonno è ormai scomparso,
sente solo più scariche di adrenalina; anche E. vuole una lunga
notte.
S. la segue fino in cucina, dove E. tremante inizia a preparare il
caffè; non osa guardarlo, ha timore di incontrare i suoi occhi e
poi sa cha da adesso può solo tenere gli occhi bassi e mai
cercare lo sguardo di S.. Il suo culo continua ad essere esposto,
vorrebbe denudarsi, ha caldo ma rispetta gli ordini.
S. torna sulla sua poltrona e attende che gli venga servito il
caffè. Prima di sedersi avvicina a lui una ciotola che trova sul
tavolino.
E. prepara le due tazzine, zucchera il denso e nero liquido. Mette
tutto su un vassoio e porta al suo padrone ciò che le ha
richiesto. Entra in sala, si avvicina a lui, si inginocchia e con un
“Ecco il suo caffè Signore” si inginocchia per offrirglielo. S.
prende il vassoio, appoggia la sua tazzina sul tavolino, prende quella
di E. e la vuota nella ciotola. E. dovrà bere proprio come una
cagnetta, tenendo il culo ben alzato e i piedi sollevati, senza
lasciare una goccia nella ciotola. In quella posizione E. inizia a
leccare mentre S. con un “Brava squallida cagna” e una sonora pacca sul
culo la guarda compiaciuto.
Anche nella mente di S. i pensieri diventano difficili, la sua
eccitazione sta per esplodere, ma vuole trattenersi, gustare tutto fino
alla fine; la sua fantasia sta galoppando, sa di avere una schiava a
sua disposizione e non vuole sprecare nemmeno un secondo.
Finita l’operazione caffè S. ordina ad E. di pulire con la
lingua anche la sua tazzina, gli piace guardarla mentre lecca, con gli
occhi chiusi, gli piacciono i movimenti della lingua sempre sensuali e
calibrati. E. questo lo sa per cui fa in modo di eccitare più
che può il suo signore; è questo il suo ruolo; un oggetto
e un giocattolo pronto a soddisfare tutte le voglie e i desideri di S..
Di colpo S. ordina alla sua cagna di alzarsi e rimettersi in posizione.
Questa volta lui resta in poltrona con la sigaretta tra le labbra.
Vuole interrogarla per farle raccontare la sua serata con Max. Inizia a
chiederle come mai il cellulare era spento, E. risponde che non si era
accorta dello spegnimento, e che mai avrebbe fatto una cosa del genere.
A quella risposta S. prende un foglio di carta e segna una crocetta
ricordando a E. che ogni crocetta corrisponde ad una risposta errata e
ad una seria di cinque cinghiate. Questa notizia da un sussulto ad E.
che non si aspettava di non essere creduta, per cui inizia a dubitare
che quelle domande siano buttate lì per caso, ma che il suo
padrone sappia perfettamente ciò che era successo quella notte.
E. sta entrando nel panico perché non sa cosa fare, se
rispondere con la verità o continuare con stupide scuse.
( segue )
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