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SOGGIORNO ALL'HOTEL CONTE DRACULA
Di Roberto
Scorro gli annunci su un sito erotico a carattere sadomaso.
E' una sera come tante, una sera in cui ho cenato da solo, ho guardato
la TV da solo, sono uscito da solo, ho telefonato a casa e sono ancora
più solo. Mi ripeto che questa è la vita di chi lavora
lontano da casa, una vita schifosa, ma che in fondo ha anche qualche
lato positivo. Soldi (non poi così tanti), amici (non so neanche
cosa sono), donne (forse se le paghi o se hai un colpo di culo). Ma un
lato positivo realmente esiste: posso continuare in pace la ricerca
della mia schiava.
Non che mi interessi la violenza in maniera particolare, ma chi pratica
il sadomaso sa che c'è meno violenza in una frustata desiderata
ed apprezzata da entrambi che in una falsa carezza.
"Vai in Sicilia" mi aveva detto il direttore, "così torni a casa
e ti riposi un po’ ". Peccato che la Sicilia è grande ed
impieghi più tempo da Agrigento a Catania in treno che non da
Venezia a Catania in aereo.
Scorro gli annunci, di schiave in Sicilia neanche l'ombra.
Cambio sito e finalmente ecco un annuncio interessante: Diciottenne un
po’ confusa aspirante schiava cerca nuova dimensione.
Sarà il solito annuncio fasullo penso, ma tanto rispondere non
costa nulla.
Breve scambio di mail e successivo scambio di cellulari.
Continuo a pensare che si tratta di un bluff. E' troppo determinata per
essere una ragazzina, sicuramente si tratta di un annuncio fasullo.
Compongo i dieci numeri del cell. che mi ha inviato convinto che la
risposta sarà il solito messaggio registrato delle compagnie
telefoniche, ed invece il telefono squilla, squilla ancora e poco dopo
risponde la voce di una ragazza.
"Ciao sono Roberto", dico, "siamo in contatto via mail come va?" solite
frasi ripetute tante volte senza successo.
"Ciao sono Ephy (che strano nick)..."
Inizia un dialogo veramente particolare. Mi conferma i suoi diciotto
anni, va a scuola e presto affronterà gli esami di
maturità.
Più lei parla così disinvoltamente più io divento
piccolo, sempre più piccolo mentre parla del suo cane, di sua
sorella piccola che rompe sempre, della figura del Master e della
schiava, di frustate e di proposte allucinanti ricevute da chi voleva
cucirla a carne viva o appenderla per i seni al lampadario (doveva
essere resistente quel lampadario).
Non so che fare, non so se tentare l'aggancio di quella che in fin dei
conti è una ragazzina, o lasciar perdere tutto. Continuiamo a
parlare del più e del meno, si descrive come una ragazza
bruttina (ma non ci ho mai creduto), non può dormire fuori di
casa, è conosciutissima in paese e suo padre la marca a uomo.
Decido, rinuncio all'aggancio.
Passo la notte a pensare a quel contatto telefonico, una frase in
particolare mi ronza nella testa,
"a settembre mi scriverò all'università di Milano".
Conservo l'indirizzo mail ed il numero di cellulare.
Passano i mesi, poco prima di Natale arriva l'ennesima telefonata del
direttore:" Roberto, ti ricordi quell'albergo in provincia di Varese?
sai quello che ti ricordava il castello del conte Dracula?( non mi ha
mai perdonato di aver denigrato l'albergo di sua cugina). Bene
sarà casa tua per i prossimi sei mesi."
Che culo penso, vivo l'estate torrida in Sicilia ed il gelido inverno
il Lombardia.
Mentre in aereo sbircio le cosce affusolate di una hostess dando sfogo
a tutti i miei pornopensieri faccio il punto della situazione.
Ho divorziato da mia moglie, non ho trovato nessuna schiava, mi hanno
anche rubato la moto. L'anno che si chiude mi ha sconfitto tre a zero.
Mi cade a terra l'agenda e si apre alla lettera E. Ephy.
Un brivido mi percorre la schiena, non può essere penso, che
idea stupida.
" I signori passeggeri sono pregati di allacciare le cinture di
sicurezza, tra pochi minuti atterreremo all'aereoporto di Milano
Malpensa"
Hotel del conte Dracula, pochissime stanze occupate, chi vuoi che venga
sotto Natale in un lugubre albergo del varesotto.
Giro tra le mani il cellulare, più il tempo passa più
quella stupida idea mi tormenta. Cerco di respingerla pensando ai miei
quaranta anni. "Potrebbe essere tua figlia" mi ripeto continuamente, ma
mentre penso le mie dita hanno già composto il numero.
Il cuore batte forte, mettendo a nudo tutta la mia reale timidezza,
adesso quasi spero nel solito messaggio delle compagnie telefoniche, ma
anche questa volta il telefono squilla, squilla e squilla ancora.
"Sei Ephy", anticipo io,lei ha già capito tutto,forse aveva il
mio numero di telefono memorizzato sul cellulare, o forse ricordava la
mia voce.
"Ciao Roberto, come va? Sei ancora in Sicilia o sei tornato a fare il
giramondo?"
Balbetto due parole e spiego che mi trovo a poca distanza da Milano e
che rimarrò qua per un po’ di tempo.
Parliamo un po’, dell'università, del lavoro e del mio squallido
e terrificante albergo (eccitante lo giudica lei).
Adesso è libera da vincoli, sta in appartamento con le amiche, e
può anche dormire fuori.
Siamo alla resa dei conti.
Se schiava è, sarà la mia schiava.
La mia natura di Master viene fuori e con un tono che non ammette
repliche ordino:" alle 12,00 di domani ci vediamo alla stazione di
Milano centrale sul binario 11. Lega un fazzoletto rosso intorno al
polso destro, sarò io a trovarti."
Arrivo mezz'ora prima in stazione, vado in gioielleria e compro un filo
di perle, non so perchè, ma regalo sempre alla mia schiava un
filo di perle, forse per ripagarla delle sofferenze che le
infliggerò, o forse per semplice gesto d'affetto.
Ore 12,00.
Eccola, è venuta con il suo fazzoletto rosso.
La osservo prima di avvicinarmi.
Cammina nervosamente, quasi impaurita, si guarda intorno ripetutamente
e tocca continuamente il fazzoletto rosso.
Non affatto brutta.
Forse non è altissima, non più di 1,55, ha i lineamenti
dolcissimi, capelli castani, un seno importante, un sedere ben tornito
su due gambe affusolate. Tiene con un braccio il giubbino di pelle
marrone e bene in vista legato sull'altro polso il fazzoletto rosso.
La fermo, facciamo conoscenza davanti ad una cioccolata caldissima e un
attimo dopo siamo in macchina diretti verso l'albergo del conte Dracula.
Questa volta sono io che parlo disinvoltamente mentre lei, non essendo
più protetta dal cellulare, è un po’ intimidita.
Adesso gioco in casa, sono io che ho tutti gli assi del mazzo.
Entriamo nella stanza ed Ephy prova a scherzare su quel terrificante
albergo. La gelo con lo sguardo, lei intuisce, abbassa gli occhi e non
li solleverà più fino alla fine della seduta.
La spoglio completamente, carezzo il seno e stringo leggermente i
capezzoli per vedere come reagisce. Solo una leggera smorfia di dolore.
Le dono la collana di perle che indossa immediatamente.
Dispongo sul letto gli strumenti che intendo usare. C'è un
frustino, delle mollette metalliche, spezzoni di corda, le immancabili
candele, svariati pesi, alcune mollette per il bucato modificate con
una molla atroce dal sottoscritto, del nastro adesivo ed alcuni
elastici in caucciù.
La porto in bagno e con il mio rasoio la depilo completamente. E'
bellissima, ma non glielo dirò mai.
La faccio inginocchiare su una sedia, la immobilizzo con le corde in
modo che il sedere sia perfettamente esposto e comincio a colpirla con
il frustino, prima piano e poi sempre più forte, ancora
più forte, senza alcuna pietà. Ad onta della sua giovane
età è una vera slave.
Le natiche diventano sempre più rosse, le tracce lasciate dal
frustino sempre più visibili, qualche lacrima scende mista a
qualche "basta, pietà".
Ma sono inflessibile e continuo.
Poi la faccio sedere sulla sedia e la lego per bene ed inizio ad
occuparmi del seno.
Durante tutta la fase di whipping le avevo applicato le mollette ai
capezzoli, adesso per toglierli li tiro con forza finchè si
staccano.
Devono fare molto male perchè sono costretto a tappargli la
bocca con la mano per non farla urlare.
Con le corde strozzo la base dei seni ed aspetto che diventano gonfi e
violacei prima di colpirli ripetutamente con il palmo aperto della mano.
Prendo un lungo elastico, lo tiro e lo faccio abbattere sui seni
colpendoli numerose volte e strappando ad Ephy un incredibile
repertorio di gemiti e gridolini.
Adesso è la volta della cera calda.
Accendo insieme tre candele colorate e comincio a coprire il corpo
della schiava di cera bollente.
Prima sui seni, poi sulle cosce, poi ancora, dopo averla slegata, sul
sedere ed in mezzo alle gambe.
Alla fine toglierò tutta la cera a suon di frustate.
Piange ormai senza ritegno, ma la pietà non fa parte del mio
repertorio.
Applico le mollette metalliche ai capezzoli ed alla labbra della
vagina, ed appendo i pesi alle mollette.
Senza pietà aumento i pesi finchè mi rendo conto di non
poter andare oltre.
Osservo i seni tirati a dismisura così come le labbra di sotto e
mi diverto a strattonarli strappando nuovi gemiti.
Tolgo tutto, la spingo sotto la doccia, apro l'acqua calda e facciamo
l'amore in un modo dolcissimo, poi completamente bagnati ci buttiamo
sul letto e continuiamo ad amarci.
Chissà se i fantasmi dell'albergo ci hanno spiato?
So solo che da quella sera quello stupido albergo mi ha aiutato a
realizzare un sogno fantastico ed adesso non sembra così male.
Ephy continua l'università, ed io continuo a girare l'Italia, ma
questa volta ho contenuto la sconfitta; ho divorziato, mi hanno rubato
la moto, ma ho trovato la schiava migliore che un master possa
desiderare.
sir_robert2005
playpain2004@yahoo.it
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