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SCULACCIATA..... CHE PASSIONE
by Paul Stoves

Un excursus nella letteratura, nel cinema, nella storia, nei nostri usi e costumi.
Uomini illustri l’hanno amata e praticata.

ragazza sculacciataLa sculacciata è sicuramente una delle pratiche "masochiste" più diffuse. Così frequente, nelle usanze attuali, che parlare di "masochismo" (o "sadismo) nei suoi riguardi può sembrare del tutto incongruo se non addirittura fuori luogo.
L'esempio di Jean-Jacques Rousseau, nonché la predilezione della contessa di Ségur(l) per i rosei culetti de Les petites filles modèles(2) (non così "educate", poi, visionando il cortometraggio(3) di Jacques Zimmer, consacrato alle loro giovanili rotondità) fanno sorridere oggi, anche i censori più puritani.
Sono tre le motivazioni, a mio giudizio, tali da attribuire tolleranza generale verso questa manifestazione - pure evidente del piacere dell'umiliazione e dell'istinto di sottomissione - così soventemente descritte.
La prima motivazione deriva dal fatto che la sculacciata è, innanzi tutto, legata al mondo dell'infanzia e della fanciullezza, dominio preferito di una sedicente naturale innocenza. Associazione che ben denuncia il narratore Jacques Serguine, sin dalle prime pagine del suo malizioso Éloge de la fessée(4): "...è per me affascinante leggere, quando consulto una delle grandi opere lessicografiche,   il   “Dictionaire alphabetique et analogìque” di Robert alla voce "sculacciata": "Colpi dati sulle natiche -amministrare la sculacciata -una sculacciata ad un fanciullo..." e di seguito, sculacciare: "battere attribuendo dei colpi sulle natiche - sculacciare un fanciullo per punirlo". Accidenti, che cosa ha potuto, alla fine, legare nella maggior parte delle menti, il sedere, o quest'uso delizioso che se ne può fare ed il mondo dell'infanzia, così strettamente che i due esempi destinati ad illustrarne l'uso corrente fanno entrambi riferimento al "dare una sculacciata , una sculacciata ad un fanciullo?" Perché non ad una donna, alla mia, alla vostra o anche, perché no, ad un uomo - se ci si preoccupa della logica come nel mio caso? Il fanciullo è purificato a priori da ogni sospetto di perversità e mai nessuno andrà in questo campo ad incriminare lo sculacciatore o la sculacciatrice, né lo sculacciato o la sculacciata. L'espressione così in uso di "innocente sculacciata", simbolizza abbastanza bene la pretesa ingenuità della cosa, e ciò, nonostante gli avvertimenti - spesso molto discutibili - (non tutti siamo Jean-Jacques Rousseau) della psicanalisi.
La perennità della seconda ragione, forte dell'assioma nietzschiano "se vai con le donne, non dimenticare il bastone", e del proverbio islamico "Batti tua moglie! Se tu non sai il perché, ella lo sa", spetta ancora una volta alla razza maschile che si è sforzata nel corso dei secoli, d'imporre alla sua omologa femminile, il rispetto di una fallace quanto equivoca superiorità non esitando, per questo, ad impiegare la forza in caso di bisogno.
La sculacciata rappresenta nella circostanza il castigo minore; ci si poteva
rallegrare di tale indulgenza con chi l'amministrava nei riguardi di un essere che si aspettava, dal "signore e padrone" solo colpi ed insulti. Poco prima della morte, Hirschfeld(5) affermava che una "buona e sana sculacciata" era ancora considerata, nel ventesimo secolo, come una prova d'amore naturale e normale, ed anche desiderabile (da parte del marito), fra le popolazioni rurali dei Paesi slavi e balcanici.
Ed eccoci alla terza ragione: è possibile per un adulto, maschio o femmina che sia, amministrare o ricevere una sculacciata senza esserne sessualmente eccitato? La visione di una parte del corpo umano dal potere così altamente erotico che si contrae, che trema e s'imporpora sotto i colpi...
Ovviamente, riguardo chi riceve il castigo, la mia risposta non può che essere negativa.
Così che la maggior parte delle pratiche masochiste possono sembrare aberranti a quelli che non ne traggono piacere, e soprattutto lasciarli sessualmente indifferenti, la sculacciata autorizza ciascuno/a a tentare la sorte senza alcuno scrupolo e, in ciò che essa ha di universalmente stimolante, permette ad ognuno/a di trovarvi il proprio tornaconto. "Provarla è adottarla" afferma l'eroe di "Tempète sexuelles ou le memoires de M. Leon, maitre fesseur".
D'altra parte, il dolore subito, essendo evidentemente del tutto sopportabile, non rischia di scoraggiare i buoni propositi. Inoltre, come ancora sottolinea Serguine: "Per l'ultima volta, ripeto, non si tratta di fare del male ma di fare male quanto basta, all'interno limitato e specioso di una convenzione: è il contrario della crudeltà e del sadismo". Poiché il rispettabile autore del suo elogio ammette che la sculacciata poggia su di un accordo e arriva, da questo, alla tesi del "contratto masochista", non esitiamo ad affermare che la sculacciata ricevuta permette ad entrambi (amministratore e ricevente) di assumere i propri slanci masochisti - per quanto infimi essi siano - rispettando i criteri della rassegnazione "onorevole" e, relativamente al dolore, quelli della soglia sostenibile.
Ogni individuo è quindi in grado di progettare il livello di umiliazione e sottomissione necessario a soddisfare i propri fantasmi e, contemporaneamente, rassicurare la propria coscienza. Soprattutto, non si lascerà andare alla verecondia fuori   moda  della  favorita Zachiche che, attraverso l'ipocrita penna di Montesquieu(6), .(*S     esclamava nella sua ultima lettera inviata ad Usbeck: "Oh, cielo! Un barbaro mi ha oltraggiata persino nel modo di punirmi! Mi ha inflitto il castigo che inizia con allarmare il pudore, quel castigo che pone nell'umiliazione estrema, quel castigo che riporta, per così dire, all'infanzia".
La sculacciata è dunque divenuta, ai giorni nostri, un'iniziativa democratica alla portata di tutte le borse e per tutti i gusti - per quanto puritani siano - ed in ogni sex-shop (e non solo) sono in vendita libri e riviste che dedicano innumerevoli pagine alla sculacciata.
Fra le due guerre, la celeberrima collezione de "Les Orties blanches", esclusivamente riservata a questa tematica (anche con l'ausilio di accessori quali fruste e martinetti), conobbe un successo così risonante che un editore, recentemente, ristampò alcuni romanzi dai titoli più promettenti, quali: Sevère éducation, Les mains chéries, Diana gantée, Humiliations chéries, ecc.
Un buon terzo del cinema parallelo dei "Nichel Odeon" o dei baracconi da fiera e delle pellicole clandestine proiettate nelle case di tolleranza, finché esse sono state aperte, comportavano sequenze di sculacciate amministrate a finte mocciose molto giovani, generalmente interpretate da signore aventi più o meno il doppio degli anni, seconda la "scrupolosità" del regista.
Quando si tratta di sculacciate, le risorgive infantili non sono mai lontane e tutti i bambini prodigio del cinema - da Jackie Coogan a Shirley Temple o Mary Pickford - hanno avuto diritto alle correzioni manuali sui loro cattivi culetti di giovani mostri sacri. Già nel 1895, Louis Lumière aveva aperto la strada con la sculacciata che amministra al moccioso che lo sbeffeggia.(7)
Crescendo, le ragazze e le donne, saranno le vittime designate del corruccio maschile e della sua espressione vendicatrice. Queste pratiche, beneficiavano d'un tale consenso fra gli spettatori tutti che il sottolineare il tacito accordo e la soddisfazione che ne traevano queste signorine sembrava, all'esecutore ed allo sceneggiatore, del tutto inutile.
Quando Virginia Mayo rimane impassibile alle assicurazioni di Burt Lancaster che, occorrendo, non mancherà di "sculacciarla come una ragazza di casa propria" ognuno si persuade che ella non aspetta che questo. D'altronde, non è che per il suo proprio piacere che la madre di Aden si presta ai giochi perversi del marito quando il giovane eroe scopre costei, a quattro zampe, sotto suo marito che le schiaffeggia le natiche, urlando: "Trotta, giumenta!".
Il manifesto accordo della femmina, nel tendere il proprio posteriore per subirne così "deliziosi oltraggi" è esplicitamente menzionato nel lungometraggio(8) di Willy Rozier. Ad una amica che le chiede: "Ma come puoi restare con un tipo che ti da degli scappellotti?" una giovane studentessa risponde del tutto naturalmente: "Oh, ma non è sempre sulle guance!"
Forte del suo "masochismo innato" la donna non poteva che amare la sculacciata. Bah, insomma... bisogna che essa sia meritata (ma con delle "creature così incostanti", le occasioni non mancano!) ed impartita dalle mani maschili, preferibilmente dall'amato, dunque rispettato.
Da qui, l'instaurazione quasi naturale di questo esercizio nelle relazioni intime delle coppie sposate del grande schermo. Mescolando con umorismo la loro vita privata ed alcune inchieste poliziesche, Nick e Nora, la celebre coppia di investigatori creata da Dashiel Hammet, non poteva, nel corso della serie di episodi che descrivono le loro movimentate avventure, dimenticare di dedicarsi ad una pratica così diffusa. Mima Loy verrà castigata da William Powell già alla loro seconda apparizione sullo schermo nel film “After the thin man”, regia di W. S. van Dyke, apparso nelle sale nel 1936, poiché, accettata d'acchito come non perversa dallo spettatore, la sculacciata si doveva praticare, per garantire l'immagine di distinzione, in un contesto in cui la moralità dei protagonisti non sarebbe stata in alcun modo messa in dubbio: tra coniugi, oppure fra coppie con tutte le carte in regola per divenire tali. A questo titolo, la sculacciata è indubbiamente la più borghese delle "perversioni"; una sorta di ribalderia mondana tollerata fra moglie e marito. D'altronde, appena essa esce dal cerchio famigliare, prende delle pieghe spregevoli la cui violenza non può che respingere per sempre le sue vittime.
Così, malgrado Suzy Delair abbia fatto pubblicare una sua fotografia sulla prima pagina della rivista settimanale France-Dimanche sotto il braccio di un compiacente giornalista, non sembra apprezzare molto l'azione di Maria Schell che, in Gervaise, pellicola di Rene Clement uscita nel 1956, si "difende" a colpi di mestola sul suo posteriore, assai piacevolmente scoperto attraverso la fenditura delle mutandine.
Più ambigue sono invece le reazioni della giovane telegrafista protagonista del film Trains etroitement surveillés, per la regia di Jiri Menzel, del 1966; bisogna convenire che lo strumento punitivo usato in questo frangente, un timbro amministrativo, ha il merito dell'originalità oltre a quello di eccitare la curiosità, altro aspetto ben conosciuto del carattere femminile.
Comunque, consensuale o meno, la sculacciata rimane in ogni caso una delle attrattive infallibili sulla quale può contare il distributore per far entrare lo spettatore "porco" e riempire le buie sale di proiezione. Per esempio, la locandina del lungometraggio Julie pot de colle, per la regia di Philippe de Broca, rappresentava ancora Marlène Yobert, in trepidante attesa, riversa sulle ginocchia di Jean-Claude Brialy. Dov'è, dunque, in tutto ciò, il rituale indispensabile al masochismo? Tutti i cultori lo confermeranno, quello che è più eccitante nella sculacciata, non sono le sculacciate stesse ma ciò che le precede.
Come ben scrive Serguine: "Penso d'avere abbastanza dimostrato, infine, che una buona parte del fascino della sculacciata, ma anche della sua efficacia, risiede nella sua stessa attesa". Fra i tre elementi principali, costitutivi del masochismo, Reich classifica come secondo "il fattore sospensivo", la tendenza, cioè, a prolungare in modo indefinito, l'attesa; come se il/la masochista facesse della frase di Nietzsche "Poiché tutte le gioie chiedono l'eternità" una delle basi della propria vita sessuale.
Il piacere masochista, nella sculacciata, nasce innanzi tutto dai preliminari: la minaccia del castigo, la posizione che verrà fatta assumere, l'umiliante e progressivo denudamento ed infine, l'esposizione allo sguardo altrui di una parte così intima e solitamente nascosta del corpo umano.
Pochi elementi di questo cerimoniale permangono nelle rappresentazioni cinematografiche pertinenti la sculacciata, impartita quasi sempre alla bell'e meglio e, spesso, senza neppure abbassare o togliere l'ultima velata difesa, sia essa in seta od in filato sintetico. Fenomeni di censura a parte, fino a qualche anno orsono proibivano ancora di mostrare sullo schermo la parte generalmente più in carne dell'essere umano, è lecito chiederci il perché. Ebbene, semplicemente in quanto a forza d'essere da una parte legata all'infanzia e, dall'altra, essendo entrata nel costume, la sculacciata ha perso la sua valenza erotica; essa si è, diventando popolare, "diserotizzata" e ciò che le ha permesso di essere così spesso mostrata le ha, alla fine, tolto tutto il suo fascino lascivo. Per la stessa ragione, tutti gli esempi citati mettono in scena dei culetti femminili arrovesciati su ginocchia maschili, situazione del tutto "normale" ed affatto perversa agli occhi dello spettatore medio, mentre l'inverso, comporterebbe una classificazione "X".
Il regista Claude Bernard-Aubert ha il merito di avere tentato di abbandonare ad ogni sorta di scostumatezze la sculacciata, anche se, la sua opera(9) è più vicina al cattivo teatro di strada nonché alla penosa e piccante storiella che non al raffinato erotismo che sarebbe stato di circostanza. L'attore Antoine Fontano interpreta M. Leon che esercita il curioso mestiere di sculacciatore professionista. Le signore, per vedersi non tanto colmate di favori ma sonoramente ed abilmente castigate, lo pagano cinquecento franchi per seduta. M. Leon si reca al loro domicilio ed è, ovviamente, di una discrezione esemplare. Le clienti se lo contendono ed un carosello frenetico di culi femminili, ce ne sono per tutti gusti, misure ed età, è offerto allo spettatore; ma questa non è certo la sola attrattiva del filmato. L'estasi masochista che travolge e coinvolge le sue "vittime" più che mai consenzienti, finirà per convincere M. Leon a trasformarsi da attivo in passivo e, nell'ultima "pizza" del lungometraggio, metterà il suo maschio posteriore fra le mani di una, come lui, sculacciatrice professionista.
Nel film Le bai des vampires, del 1967, il regista Roman Polanski, aggiungendo il voyeurismo, aveva voluto rendere alla sculacciata il suo pieno senso carnale, così come sottolinea, non senza umorismo, Georges de Coulteray.
L'aneddoto, certo, è classico. In questa locanda della Transilvania dove alloggiano due cacciatori di vampiri, la figlia del locandiere, tanto attratta dalla carezza della spugna, si lava di nascosto nella stanza da bagno riservata ai viaggiatori. Il padre la scopre e la trascina nella camera attigua. I due testimoni, rimasti soli, avvertono allora il crescendo di un litigio seguito da rumori ritmati ed inequivocabili che non lasciano alcun dubbio sulla punizione scelta da Alfie Bass.
Ed è allora che l'argomento rinnova. Invece di mostrarsi confusi, i due cacciatori, l'anziano ed il giovane, non pensando altro che approfittare della situazione, si precipitano alla toppa della serratura per godere entrambi del piccante spettacolo. Il giovane avrà modo di godersi la vista della sculacciata sulle ginocchia paterne; il secondo, apprezzerà le conseguenze della sculacciata e spierà la giovane che si allontana sfregandosi le natiche.
Per spazzare sessantanni di ipocrisia e dare pieno senso ad un divertimento, minore forse ma apprezzabile, occorreva molto sentimento. Così intimamente unita all'infanzia, la sculacciata occupa un posto preponderante nella pratica del "masochismo puerile" ma essa appare ugualmente - in quanto punizione minore -in tutte le altre forme di masochismo, femminile o maschile che sia. Non è un degno seguace di Masoch chi non abbia avuto, almeno una volta, l'opportunità di subirne la cocente carezza.
In conclusione, lasciamo dunque ad uno dei più eminenti relatori, la cura di misurare l'ebbrezza che uno spirito dotato d'immaginazione è in diritto di attendere dalla sua applicazione libertina: "...Avevo con una certa signorinella Goton convegni piuttosto brevi, ma abbastanza vivaci, durante i quali ella si degnava di fare la maestra di scuola, e questo era tutto; ma quel tutto, che era effettivamente tutto per me, mi appariva come la suprema felicità..."


Note
1 )Sophie di Rostopchìne. Nata a Pietroburgo nel 1799. Sposò il conte Eugène di Ségur nel 1819
2 )Il suo secondo romanzo, edito nel 1857.
3) La Divine Comtesse, del 1965.
4)Jacques Serguine. Eloge de la fessée. Éditions Gallimard.
5)Geschlechts anomlien und perversionen.
6)Charles-Louis de Secondat barone di Montesquieu. Lettres persanes. Apparvero anonime nel 1721
6)Nel film: L'arroseur arrosé.
8) Manina, fitte sans voile. 1952.
9)Ci si riferisce al lungometraggio Tempète sexuelles ou les memoires de M. Leon, maltre fesseur. Classificato "X".



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