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VITA A LIMBOURNE
Capitolo primo
Maud Campbell era molto contenta per la bella giornata che aveva
salutato il suo risveglio quel giovedì mattina in cui aveva
programmato una gita insieme ai suoi due schiavi - Nancy Blake e Matt
Dawson - all'insegna di quello che aveva chiamato «Studio della
Natura». Non c'era neanche una nuvola in ciclo, solo una debole
foschia, preludio di una giornata calda e temperata. Era l'ideale per
fare della pittura e della fotografia, sia che scegliesse la spiaggia o
il bosco.
Dove andare dunque?
Seduta davanti ai resti della sua colazione Maud ponderava i pro ed i
contro della situazione. Dal momento che il suo soggetto doveva essere
«II Giardino dell' Eden», il bosco sarebbe stato forse
più appropriato come luogo. Però anche la spiaggia aveva
le sue attrattive in una simile giornata. Forse poteva dipingere
qualcosa di preistorico: delle creature emergenti dal mare o il primo
atto della creazione sulla terra. Sì... perché no?
D'altra parte Maud preferiva piuttosto l'idea di un «Giardino
dell' Eden». Aveva già dipinto diversi quadri utilizzando
come modelli i suoi precedenti schiavi Jessica e Dermond, ma ora
sentiva che poteva migliorarsi utilizzando Nancy e Matt.
Mentre era assorta in tali pensieri, Nancy entrò nella stanza e
l'interruppe. La ragazza, che indossava la sua sgualcita uniforme da
lavoro, di qualità scadente, fece un inchino.
«Posso sparecchiare, Signora?» chiese umilmente.
Maud annuì seccamente.
«E sbrigati con le faccende domestiche, Nancy» disse.
«Voglio partire entro le dieci e mezza, con te e Matt. Dovete
aver finito ed essere pronti per quell'ora. Diglielo...»
«Sì, Signora» rispose Nancy, cominciando ad
ammucchiare rapidamente la roba sul vassoio. Sapeva, anche dopo solo
pochi giorni di servizio in casa Campbell, che doveva lavorare sodo ed
in modo veloce per arrivare al traguardo finale. Comunque, sotto un
tale regime, quand'è che non si lavorava duro e veloce?
«Mi domando dove ci porterà» disse Matt quando gli
venne riferito l'ordine.
Nancy non rispose. Secondo le regole ufficiali era proibito ai due
servi conversare a meno che non fosse strettamente necessario e solo
per questioni «domestiche». Anche se Mrs. Campbell si
trovava probabilmente in sala da pranzo e non poteva sentirli, Nancy
voleva rispettare quell'editto. Sapeva bene che, se Mrs. Campbell
l'avesse sorpresa a disubbidire a quelle istruzioni, non ci avrebbe
messo molto ad ordinarle di distendersi sul tavolo della cucina con la
. Lì sopra avrebbe assaggiato i morsi della cinghia e del
bastone sui suoi paffuti glutei nudi. Nancy non voleva rischiare, anche
se Matt non sembrava curarsene molto.
Il più rapidamente possibile, e tuttavia usando le debite
precauzioni, Nancy cercò di finire il lavaggio dei piatti.
Quella non era l'unica faccenda domestica della mattinata: c'era anche
il letto da fare ed il bagno da pulire. Non sembrava possibile che il
tempo le sarebbe bastato. Però, doveva provare.
Anche se si trovava presso Mrs. Campbell solo da tre giorni le
sembravano piuttosto tre settimane. Erano successe così tante
cose! Così tanti orribili momenti... che rabbrividiva al solo
pensiero di rievocarli.
Per esempio, quando la prima sera lei e Matt erano stati costretti a
spogliarsi nudi uno di fronte all'altra...
Oppure quando Mrs. Campbell, con calma insistenza, aveva ordinato che i
due nuovi arrivati avessero rapporti sessuali davanti a lei...
Per non parlare della dolorosa fustigazione che era seguita al suo
primo rifiuto...
La sua conseguente sottomissione...
E, il giorno dopo, la sua visita a Reeve Headquarters per essere
«immatricolata»...
Come poteva dimenticare, poi, di essere stata mandata ad acquistare dei
bastoni da quell'orribile uomo, Mr. Harris...
Il modo ingiurioso e lascivo in cui tutti la guardavano, beffandosi
dello striminzito, immodesto vestito da passeggio che era stata
costretta ad indossare...
E che odioso quell'incontro con il libidinoso Mr. Ward, che le aveva
chiesto di mostrargli se indossava il reggicalze oppure no...
Ancora più odioso era stato l'evento successivo, quando era
stata riportata a Reeve Headquarters per ricevervi il suo primo
doloroso assaggio del «bastone ufficiale»...
Quindi il suo ritorno a casa, accolta dall'ira di Mrs. Campbell: i suoi
ospiti, Mr. e Mrs. Barnes, erano stufi di aspettare che fosse servito
il té...
Aveva dovuto mostrare agli ospiti le sue natiche martoriate dal “cane”
... E Mr. Barnes l'aveva in seguito indecentemente montata...
E che male quella terribile notte, durante la quale aveva dovuto
indossare delle mutandine di gomma aderenti, provviste all'interno di
uno speciale arnese penetrante.
Che vergogna e che umiliazione...
Il giorno dopo, lei e Matt erano stati fustigati crudelmente sul tavolo
della cucina senza alcun apparente motivo...
E ancora peggiori erano stati i colpi di frustino che aveva dovuto
ricevere in seguito, nuda, come Matt, al quale era stato ordinato di
«sellarla»...
Questo era solo l'inizio...
Erano le sue prime esperienze delle infinite miserie della
schiavitù...
La schiavitù era una cosa scontata come la pioggia ed il sole a
Limbourne ed in altre simili comunità organizzate dal distante,
ma potente, Stato...
Il fato le aveva invero assegnato una terribile esistenza e tutto
perché la fortuna del sorteggio le aveva voltato le spalle.
Così come aveva fatto per tutti quelli che si trovavano ora in
schiavitù...
Non c'era da meravigliarsi che la 19enne Nancy Blake piangesse
silenziosamente mentre si dava da fare per compiere il suo dovere di
serva nel bungalow di Mrs. Campbell. Che situazione crudele e disumana!
Di una crudeltà fisica e mentale, peggiorata dalla comune ed
ovvia approvazione di tutti coloro i quali avevano avuto la fortuna di
essere scelti come Padroni anziché schiavi.
«È ora di cambiarsi, Nancy... Abbiamo solo dieci
minuti...» Era Matt che aveva fatto capolino da dietro una porta
per ricordarle con un sussurro che il tempo stringeva. Nancy smise di
pulire il parquet e si alzò in piedi, barcollando. «Forse,
pensava fra sé, quando mi sarò abituata a questo ritmo,
la schiena e le braccia non mi faranno più così male.
Sapeva di non aver ancora finito tutte le faccende domestiche di sua
competenza, ma sperava proprio che Mrs. Campbell non l'avrebbe notato.
Dieci minuti era giusto il tempo sufficiente per prepararsi. Meno male
che Matt l'aveva avvertita.
Dopotutto non era un tipo così malvagio...
Nancy cercò di analizzare i suoi sentimenti verso il suo
compagno di schiavitù mentre si affrettava a cambiarsi nella sua
stanza. All'inizio l'aveva odiato aspramente per il modo lascivo con
cui l'aveva stuprata. A lui era piaciuto. Ecome! Lei lo sapeva.
In seguito però, una riflessione a freddo l'aveva convinta che
non era poi tutta colpa di Matt: lui l'aveva presa obbedendo ad un
ordine, quello della loro Padrona. Se, per una specie di senso di
galanteria egli avesse rifiutato di farlo, sarebbe stato punito senza
pietà, finché non si fosse assoggettato ai suoi voleri.
Dunque, era ovvio che fosse così felice ed ansioso di farsela...
Comunque Matt non avrebbe probabilmente potuto agire diversamente. Per
quanto aveva capito, da quel che Mrs. Campbell le aveva detto, il
giovane era stato per lungo tempo in astinenza. Tuttavia, Nancy non
poteva dimenticare quanto aveva odiato Matt quando egli l'aveva
sellata, pronta per la tremenda fustigazione. Si ricordava del suo
corpo nudo guizzante contro quello del suo compagno sotto i ripetuti
... e, ancora una volta, sapeva che a Matt non era affatto dispiaciuta
quella situazione. Forse aveva addirittura goduto della sua sofferenza,
sì anzi ne era certa …lui aveva provato piacere della sofferenza
che lei aveva patito
Ma, come prima, poteva egli essere davvero incolpato di tutto
ciò? Anche in quel caso, aveva agito obbedendo ad ordini
superiori. Era comprensibile, del resto, che un giovane gagliardo come
lui godesse del contatto di un giovane corpo maturo di donna che si
dimenava contro il suo.
«No, si disse Nancy. Non devo rimproverare troppo Matt per quel
che ha fatto. Ci sono delle cose a cui deve semplicemente obbedire,
degli ordini ai quali non può sottrarsi. Devo cercare di essere
più tollerante con lui. Dopotutto è il mio compagno di
schiavitù.»
Nancy si guardò nel lungo specchio davanti a sé. Le
mutandine che doveva indossare non erano altro che un ciuffetto di
merletti. Così pure la brassière del tipo a mezza-coppa,
che le sollevava più in alto le prorompenti tette. In quel
giorno non dovevano essere indossati né reggicalze né
calze (c'era stata infatti una nota a questo riguardo sulla bacheca
degli ordini giornalieri appesa in cucina), così Nancy
indossò solamente la cortissima gonna pieghettata che faceva
parte della sua uniforme ed una camicetta trasparente.
Era consapevole di quanto fosse provocante con un abito così
succinto... e ciò le dava ancora più fastidio. Quanto era
ipocrita Mrs. Campbell! Prima le dava consigli sul comportamento e la
metteva in guardia sulle attenzioni degli uomini... e poi la faceva
andare in giro vestita in modo così indecente!
Quando ebbe finito di vestirsi, di truccarsi e di pettinarsi i lunghi
capelli neri, Nancy uscì in fretta dalla sua stanza e corse
giù all'entrata del bungalow. Matt era già là ad
aspettarla, vestito solo di una camicia e di un paio di pantaloni al
ginocchio... Nancy incontrò subito i suoi occhi vogliosi e con
vergogna li sentì indugiare sulla sua persona. Fece un grande
sforzo per cacciare indietro il suo risentimento. Risentimento al
limite con l'odio.
«Non è colpa sua... non può farne a meno...»
continuava a dirsi. - Comunque doveva proprio avere quell'aria
libidinosa? -
Come al solito Maud Campbell si fece aspettare per un bel po' prima di
arrivare, alle undici meno venti. Nancy pensò, mugugnando fra
sé, che avrebbe potuto utilizzare tutto quel tempo per compiere
le sue faccende domestiche, ma naturalmente alla sua Padrona non
fregava niente di tutto ciò.
«Ho ordinato un C-Cart» disse Maud Campbell. «Matt,
va subito a vedere se è qui».
Matt Dawson aveva già acquisito un eccellente servilismo. Se,
per molti aspetti, la sua schiavitù era difficile ed umiliante,
essa comportava, in qualche modo, delle compensazioni. Per esempio, la
bizzarra sessualità che era costretto a rappresentare non era
poi tanto male. Così pure le sedute di masturbazione forzata…
durante le quali doveva fungere da servo sessuale per la sua Padrona,
anche se questa qualifica era oltremodo umiliante. Inoltre, non c'era
bisogno di dirlo, c'era Nancy. Poterla avere davanti agli occhi di
giorno come di notte... poter avere un contatto fisico con lei...
ricevere l'ordine di scoparla... accidenti, quella sì era una
gratifica non poco irrilevante!
La schiavitù non era certamente un sistema ideale nel quale
essere dalla parte del perdente, ma Matt cominciava a pensare di essere
capitato in una forma di schiavitù che aveva delle simpatiche
«indennità» per così dire. A dire la
verità, si era goduto Nancy solo una volta, ma qualcosa gli
diceva che gli sarebbe stato ordinato di farsela abbastanza
frequentemente. Magari sotto gli occhi della Padrona... per il suo
divertimento..., ma non trovava che ciò fosse dopotutto
intollerabile.
Matt aprì la porta d'entrata e camminò lungo il viottolo
davanti alla casa. Il C-Cart era là. Era del tipo singolo ed era
tirato da una giovane donna abbastanza paffutella dai lunghi capelli
biondi. Matt si fermò a guardarla più a lungo di quanto
avrebbe dovuto, osservando la poverina che era stata assegnata ad un
tale degradante Servizio Comunitario. La ragazza, tutta nuda, era stata
imbrigliata al C-Cart per mezzo di una cinghia legata alla vita e di
un'altra che le passava sotto il cavallo. Anche i suoi polsi erano
legati per mezzo di corregge al timone del carretto. Questi C-Carts
Comunali, per quel che ne capiva lui, potevano essere richiesti da
qualsiasi cittadino. C'erano comunque cittadini più ricchi e
più influenti che possedevano C-Carts privati, sia singoli che a
coppia. Forse, pensò Matt fra sé, con una punta di
apprensione, anch'io un giorno verrò assegnato ad un simile
compito. Infatti ogni Padrone doveva prestare uno schiavo per servizi
comunitari per alcuni mesi all'anno ed era più che probabile che
ciò sarebbe accaduto, a tempo debito, anche al lui. Non era un
pensiero piacevole da contemplare mentre tornava nel bungalow.
«Signora, il suo C-Cart è arrivato» disse.
Maud accennò una risposta con superficialità ed
indifferenza.
«Prendi quella cesta, Nancy» disse seccamente, «e tu
Matt, puoi portarmi il cavalletto ed i colori».
I due schiavi si affrettarono ad eseguire gli ordini e poi seguirono la
paffuta figura allontanandosi dalla casa. Il suo viso era praticamente
nascosto da un grazioso cappellino da sole e per il resto era vestita
di un leggero abitino di lino e portava delle forti e comode scarpe.
Avrebbe potuto facilmente essere presa per una matrona di campagna in
procinto di godersi una giornata all'aria aperta. E in verità
era così. Tranne per un piccolo particolare: perché,
guarda caso, viveva a Limbourne... ed aveva due schiavi al suo servizio.
Fine primo capitolo
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