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COPPIA DI SCHIAVI (2) fist fucking

I nostri due schiavi si stanno comportando bene. Marco ha ormai in culo tutta la mano di Gianna  che si diverte a ruotarla ora in un senso ora in un altro. Lui geme e per farlo tacere gli infilo la verga in bocca, che è subito succhiata con dedizione.
Rappresentiamo un quadro originale, quanto lubrico: sono seduto sul coperchio del water con le gambe allargate, la bestia da soma offre la gola profonda come ricettacolo della mia prorompente virilità, è cavalcato da un’impareggiabile amazzone che lo sta sodomizzando con una mano vivace e crudele, con l’altra gli riversa colpi al pendolo appeso alle palle ed infine la schiavetta sta in piedi sul coperchio, a gambe larghe, per permettermi di assaporare l’intimità della sua gustosa conchiglia. Il ritmo, che questa configurazione umana ha assunto, si sta muovendo da lento ad accelerato, ma con moderata gradualità, vogliamo gustarci appieno questa deliziosa situazione.
Per quanto mi riguarda, di tanto in tanto, mi fermo per guardare Gianna all’opera, facendo sospirare di desiderio Sandra, che mi struscia la fica affamata sulla faccia, di conseguenza sente l’ira dei miei denti a punizione della sua sfrontatezza. Marco mi sta slinguando con maestria: la lingua instancabile passa dallo sfintere, all’inguine, ai testicoli, al pistone, imboccato e succhiato con amorevole attenzione.
Gradualmente i nostri movimenti si fanno più rapidi, il respiro diventa affannoso, le voci diventano roche, confuse, sale l’onda del piacere, esaltato da un momento erotico inconsueto, trasgressivo ed elettrizzante. In rapida successione ognuno raggiunge il godimento: sento colarmi in gola i succhi caldi e saporiti della mia giovane schiava, io mi scarico nella bocca del succhiacazzo, che continua a pompare e bere fino all’ultima goccia, l’amazzone ha bagnato la schiena dell’insolita cavalcatura, Marco è riuscito a masturbarsi, quanto basta per riuscire ad inondare il pavimento con il suo seme, mentre gli era sfondato il culo. Dopo lo stallone è stato costretto a ripulire il pavimento, che aveva sporcato, con lingua canina, aiutato dalla giumenta al pascolo, finché, tirato il pavimento a lucido sono pronti a ricevere un’adeguata lavanda intestinale molto erotica.
La Padrona saggia il buco, ormai allargato dalle precedenti manipolazioni e spinge dentro la cannula dell’enteroclisma, che ha la forma un membro di gomma di notevoli dimensioni, dotato di un canale interno per lo scorrimento del liquido che comincia a fluire ed a dilatare l’ampolla ricevente.
Inutile dire che le lamentele dell’uomo non sono prese in minima considerazione.
Il clistere va preso tutto e lentamente l’acqua defluisce dentro l’intestino di Marco che si lamenta sempre di più per la necessità impellente di scaricarsi.. Ma Gianna non è di quella opinione. Lei sfila la cannula dal culo di Marco e mi porge lo strumento al quale tolgo la cannula e ci metto
un potente godemiché, con palle che fanno da fermaglio.
L’indesiderato, forse neanche troppo, ospite è fissato con cerotto molto resistente. La vittima è fatta sdraiare a pancia in su. Gianna gli si è seduta sull’addome, la compressione esercitata fa soffrire il giocattolo, che è prontamente azzittito dai piedi della dea che glieli spinge alternativamente in bocca. Adesso tocca a me.
Anzitutto ordino di ripulire il cazzo-cannula da ogni residuo che vi fosse rimasto attaccato, un tentativo di rifiuto è immediatamente ripagato da una tirata a strappo che causa un urlo della schiava, la quale prontamente imbocca l’oggetto e lo netta perfettamente. Dopo un’opportuna lubrificazione, amo torturare le schiave, ma non rovinarle, inizio un movimento circolare attorno alla cavernetta della mia bambola e, piano piano le infilo la terribile cannula nello sfintere, suscitando gridolini di dolore misto ad eccitazione.
Si capisce che questa operazione le fa male, ma, dal momento che si sforza di non lamentarsi, le permetto di carezzarsela, perché possa ricevere l’intero contenuto dell’enteroclisma, un litro e mezzo!
“Guai a te se ne fai uscire una sola goccia!” La vedo stringere gli occhi per lo sforzo, sudare, lacrime scivolano sul bel volto, le bevo, amo il loro sapore quando esse sono causate da me alle mie vittime. Sta soffrendo molto, al limite della sopportazione, quindi, per impedirle di liberarsi di quanto contenuto nell’intestino, le tappo il buco con il solito sistema. La metto in piedi, aderisco all’anca morbida, le azzanno un orecchio, lo mastico, con forza e decisione, facendola gridare; con una mano le comprimo l’addome, con l’altra maneggio il membro artificiale che le ho piantato nel culo.
I due schiavi stanno raggiungendo i limiti della loro resistenza, sta a noi capire qual è il punto di rottura e fermarci un attimo prima. L’uomo ha il permesso di scaricarsi per primo, non prima di avergli tolto il cerotto con esasperata, perfida lentezza, balza sul WC e si libera del contenuto liquido e solido. Io ho deciso di dare un contentino alla schiava, conoscendo un suo elemento sadico. Faccio sdraiare il porco nella vasca, lei gli si accovaccia sopra, io sfilo il godemiché così Sandra può fare l’evacuazione su quella che è diventata la sua latrina umana: il volto è bagnato dal liquido, lordato dai pezzi solidi e ventilato da una brezza che non è aria di primavera. A proposito di aria, s’è fatta piuttosto pesante. I due si fanno pertanto una doccia ricca di schiuma profumata. Quando hanno finito ripuliscono accuratamente la grande vasca, dove poi entriamo noi affinché provvedano alle nostre abluzioni.
Gianna ed io abbiamo bevuto abbondantemente, le nostre vesciche sono piene da scoppiare. Usciti dalla vasca, facciamo sdraiare Marco e Sandra sul pavimento per usarli come zerbini. Ho tolto lo stringi capezzoli per poter meglio sentire i boccioli di rosa, infilarli fra l’alluce ed il secondo dito, stringerli e strapazzarli a mio piacimento, per sentire i suoi singhiozzi, godere delle lacrime, sentire la vertiginosa sensazione del dominio.
- “Hai sete, piccola cagna spudorata?”
- “Sì, Mio Signore, ti supplico dammi il tuo nettare, pisciami in bocca!”
Anche senza le sue implorazioni, lo voglia che ho di orinare è talmente forte che non resisto. Comincio ad irrorare il bel corpo, dirigo il getto ovunque, sopra di lei, come se avessi una gomma d’annaffiare. La troietta, con la bocca aperta, cerca di ricevere il maggior quantitativo possibile della mia pioggia dorata e io l’accontento, provo un voluttuoso piacere, un senso di liberazione, ma anche di potere assoluto sulla mia schiava.
Nel frattempo Gianna si è seduta sulla bocca di Marco per ricevere l’umile omaggio di una lingua servile, che lambisce, penetra ed esplora la sua grotta più stretta e segreta, finché anche la Dea, spinta dall’ormai impellente bisogno fisiologico, si stacca, fa un piccolo movimento del bacino e fa zampillare il suo champagne, a temperatura ambiente, o forse è meglio dire corporea, in una bocca assetata. E’ accovacciata sopra di lui, appoggia le mani sui capezzoli martoriati ed è sostenuta braccia servili, con le mani appoggiate sotto i glutei, perché la regina non si affatichi. La cascata, sembra non finire mai, dura a lungo, finché è sorbita fino all’ultima goccia.
I due ripuliscono il pavimento dai residui di orina, come si conviene agli schiavi, cioè con la lingua e poi sono congedati. Pronti per una prossima chiamata… se ne avremo voglia



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