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GRUPPO DI MORALITA PUBBLICA II
Parte seconda
“Per questa volta verrai sculacciata e frustata come si conviene ad
una svergognata come te. Sappi che la prossima volta non sarà
così. Verrai portata nella sala delle Punizioni Corporali,
spogliata, battuta con flagelli sottili e cosparsa di sale ed
aceto. Poi ancora battuta con canna di bambù ed infine
punzecchiata in tutte le parti del corpo con le ortiche fresche”.
A sentire tutte queste mostruosità Giselle si profonde in mille
promesse di non sbagliare mai ed invoca clemenza.
“Solo una adeguata punizione ti convincerà oggi che ti devi
comportare bene non dando scandalo e mostrandoti moralmente a posto.
Adesso spogliati completamente perchè il castigo ti attende”.
Sentendo che deve spogliarsi, Giselle protesta vivacemente dicendo che
nessuno l’ha mai vista nuda, neppure il fidanzato. Giselle supplica di
batterla sul vestito, ma il Penitenziere ride di queste suppliche.
“Se non lo fai tu sarò costretto a legarti e a strapparti i
vestiti. Scegli, ma sappi che in questo caso la punizione sarà
raddoppiata sia per durata che per intensità”.
Sentendo queste parole, Giselle lentamente si toglie ad uno ad uno gli
indumenti e solo le dure parole del Penitenziere la inducono a sfilarsi
le mutandine e a togliersi il reggiseno.
L’uomo, pur avvezzo a tante nudità, si ferma a contemplare con
morbosa attenzione quel giovane corpo così ben fatto.
“Sarai sculacciata per quindici minuti. Puoi urlare quanto vuoi, ma non
ti devi muovere perchè altrimenti ti lego e la pena sarà
subito raddoppiata. Da quindici a trenta minuti”.
Giselle si distende sulle ginocchia dell’uomo e SCIAF!, un primo
schiaffo si abbatte sulle candide chiappe. Un secondo colpo arriva
subito sull’altra natica e facendo sforzo Giselle resiste nel non
emettere nessun grido.
Giselle, capito che ormai non c’è nulla da fare, si
è riproposta di subire dignitosamente il suo doloroso castigo.
Un terzo... un quarto... un ventesimo SCIAF! risuonano nella stanza e
per Giselle è sempre più difficile stare ferma e non
urlare per il dolore che sta diventando sempre più forte.
Ad un certo punto perde la cognizione del tempo e del numero dei colpi
e la sua attenzione è tutta sul bruciore infernale che le
devasta il sedere.
“Brava, vedo che hai capito che devi subire in silenzio e
compostamente” e così dicendo il Penitenziere aumenta la forza
dei suoi colpi. La sua mano allenata non ne risente minimamente, ma il
sedere di Giselle sì! Sommessamente alcuni gemiti escono dalla
sua bocca e fino alla fine della sculacciata è tutto un lungo
gemito che sottolinea la sofferenza di Giselle.
“Brava, hai subito con rassegnazione la prima parte. Adesso sarai
frustata con questa frusta dei castighi di primo grado. Non è
dolorosa, ma se mostri di ribellarti, sarai subito legata e
passerò ad una frusta di secondo livello dandoti il doppio dei
colpi. Per il momento ho deciso che riceverai solo cinquanta colpi di
frusta sul sedere. Distenditi su quella panca...”
Giselle con prontezza si distende sulla panca ed aspetta il
primo colpo che non tarda ad arrivare mordendole il sedere già
rosso fuoco per la sculacciata.
Un “Ahi” esce senza che lei possa trattenerlo.
“Se urli adesso chissà come urlerai alla fine”, la deride il
Penitenziere.
Infatti la striscia di cuoio morde forte sulla carne di Giselle e lei
pensa a come devono essere terribili le altre fruste.
Verso il trentesimo colpo Giselle urla a perdifiato. Infatti il
Penitenziere si era tenuto basso con il numero di colpi (spesso
arrivava anche a tre/quattrocento distribuiti su sedere, schiena,
cosce), ma imprimendo invece una notevole forza.
Giselle, con le lacrime agli occhi, urla ad ogni colpo che
rumorosamente arriva a morderle la tenera e soda carne del suo giovane
corpo.
Alla fine del supplizio, Giselle è esausta, piangente e
supplica di risparmiarle altri dolori. Ma il Penitenziere conosce bene
questi meccanismi e non si scompone.
“Sarai contenta di ricevere la terza ed ultima parte del tuo
meritatissimo castigo... Ci sono per te venti colpi di battipanni di
vimini. Preparati perchè sappi che sono dolorosi e te li
darò con il rigore necessario”.
Giselle si dispone a ricevere questi venti colpi e lei spera che tutto
finisca presto, ma il dolore causato dal battipanni è ben
superiore a quello che si aspettava.
Un urlo disumano le esce già al primo colpo che si abbatte
con violenza su quelle natiche già così martoriate.
Giselle supplica di smettere, ma il Penitenziere la minaccia di
aumentare il numero dei colpi se continua a parlare. Le concede solo di
gemere o urlare. E così avviene per tutta la durata del castigo.
Il battipanni di vimini lascia ad ogni suo passaggio una traccia rossa
su quella pelle già rubiconda e violacea. La pelle sta per
rompersi, ma il Penitenziere non vuole che compaia il sangue per questa
prima penitenza. Non è previsto dal regolamento e lui si attiene
scrupolosamente ad esso.
Gli ultimi colpi vanno sulle cosce dove la pelle è meno
rovinata, ma il dolore è ugualmente insopportabile per Giselle
che ormai è tutta un singulto.
“Ecco, è tutto finito, mia cara Giselle. Ora vediamo lo stato
della tua pelle e potrai rivestirti perchè è sconveniente
che una ragazza stia nuda davanti ad un uomo se non nel corso di una
punizione corporale”.
Il Penitenziere zelantemente tocca la pelle della ragazza sculacciata e
frustata e la esamina
scrupolosamente facendo scorrere le sue dita sulle natiche
intrufolandole nel solco anale che Giselle rinserra di colpo.
“Apri subito, rilassati, questa è un’ispezione che devo fare per
redigere il rapporto che va al Penitenziere Capo e che lui
inoltrerà al Consiglio Direttivo. In esso scriverò tutto
sul tuo comportamento prima e durante il castigo e
sugli effetti di esso”.
Giselle comprende che è meglio assecondare l’uomo, ma le risulta
difficile lasciarsi toccare così da quelle mani che
esplorano senza ritegno il suo giovane corpo.
Il Penitenziere con decisione tocca il forellino anale facendo
penetrare la prima falange del suo dito medio. Lo ritrae ed annusa:
“Secondo te sei pulita?” commenta l’uomo mettendole il dito sotto il
naso.
“Non so come la prenderà il Consiglio Direttivo che potrebbe
anche rimandarti qui per un supplemento di punizione, ma non sta
a me decidere...”
Giselle è sempre più atterrita. Non vede l’ora di potersi
alzare, rivestire e fuggire, ma sembra che l’uomo non abbia fretta e
faccia di tutto per prolungare la sua umiliazione. Egli sposta la mano
dal solco anale andando più in basso verso la peluria del sesso.
“Allarga le gambe senza fare storie perchè il battipanni
è ancora qui e lo potrei riprendere in mano subito per un’altra
trentina di colpi”.
La minaccia è terribile. Giselle allarga subito le cosce ed il
Penitenziere con calma vaga alle soglie della fessura. Si sente un
certo umidore, ma egli non ne è certo fino a che il dito
non penetra più decisamente nella fessura. Vi entra con
facilità perchè gli umori sono abbondanti.
-“Possibile??!!! Come mai sei così bagnata? Non posso
credere! Forse ti eccita il trovarti qui, nuda, in balia di un
uomo che ti sta toccando e che ha appena finito di fustigarti? Non
vedo altra spiegazione! Questo è gravissimo e potrebbe
essere indice di una indole perversa, molto lasciva,
pericolosamente lasciva. Temo per te, temo che il Consiglio
Direttivo possa definirti soggetto pericoloso e quindi bisognoso di
continue cure e verifiche da parte nostra e mia in particolare. Io non
posso dire nulla, non posso decidere nulla. Io devo solo fare un
rapporto il più dettagliato e completo possibile. Altri
decideranno...Altri in altra ed alta sede.”
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