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UNO STRANO PAZIENTE (2)
Seconda parte

La dottoressa Lorenzi, mentre era in attesa che il Chiappetti finisse di cagare, si rese conto di non aver proprio alcuna voglia di infilare le dita nel culo, ancorché protette dal guanto di lattice, del signor Chiappetti. Magari - pensò - questo ci gode!
Quando lui, un po' stranito e con le mutande abbassate alle ginocchia, comparve alla porta dell'ambulatorio, la dottoressa lo gelò con queste parole:
"Senta, Chiappetti, è colpa sua se ho dovuto farle qui un clistere! Ora è proprio tardi ed io non posso fermarmi di più. Dobbiamo rimandare la visita a domani. Naturalmente dovrà rifarsi un altro clistere... oppure preferisce che glielo faccia io, anche domani? In tal caso venga un po' in anticipo..."
Come Enrica aveva previsto, Ernesto Chiappetti rabbrividì all'idea di dover nuovamente subire un clistere. Balbettando parole sconnesse si rivestì in fretta congedandosi con un "Le farò sapere" che aprì il cuore alla dottoressa. Era evidente che il "malato immaginario" ne aveva avuto abbastanza da non farsi più vedere!
Oltretutto lei si era risparmiata il fastidio di dovergli fare una sconcia visita rettale.
Passarono i giorni e la dottoressa Lorenzi, archiviata mentalmente la vicenda, si era quasi dimenticata del Chiappetti e dei suoi scabrosi clisteri.
Fu molto sorpresa quando, due settimane dopo, se lo rivide seduto davanti alla scrivania, in ambulatorio. Si era fatto preannunciare con un altro nome e la dottoressa si rese conto di chi avesse di fronte solo quando alzò gli occhi dalle carte che stava esaminando.
"Chiappetti!" disse,   quasi involontariamente.   Sarebbe stato meglio, per la dottoressa, far finta di non conoscere quell'uomo, ma la sorpresa era stata tanta nel vederlo ancora lì.
"Possiamo darci del tu, Enrica?"
"Ma figuriamoci se io do del tu ai miei pazienti! Cosa è venuto a fare?" "Enrica cara, il mio amico Ispettore Sanitario è rimasto molto sorpreso nell’ apprendere che un medico non specialista aveva l'intenzione di controllare una prostata ed ancor più nel sentire la storia di un clistere praticato inopinatamente fuori orario in uno studio medico pubblico e non da un'infermiera, ma da una dottoressa! Sorpreso ed incuriosito, ha insistito parecchio per saperne di più. Ha detto che c'è qualcosa di strano in tutta questa storia..."
"E lei, che gli ha detto?"
"Nulla, Enrica, non ho detto nulla! Anzi, ho aggiunto che era una storia sentita da qualche parte... non certo successa a me!"
Alla dottoressa, per nulla ingenua, tutto ciò non piaceva per niente. Non sapendo cosa dire rimase in silenzio, in attesa di capire cosa volesse significare tutto quel discorso.
Ernesto Chiappetti fu preciso ed esplicito e si fece capire in poche parole:
"È chiaro che c'è stato un abuso nei miei confronti. Quando si è mai sentito che dal dottore si viene umiliati, così su due piedi, con un clistere come quello che mi hai fatto tu? Hai abusato della tua posizione professionale! Vuoi dire qualcosa?"
"Beh, io.... forse ho un po' esagerato, però lei non mi sembra in condizioni di..."
"Io sono in condizione di ricattarti, Enrica! Ti metterai su quel lettino e ti farai un clistere davanti a me... Occhio per occhio! E saremo pari..."
"Lei è pazzo, Chiappetti! Io, farmi un clistere? Non se ne parla nemmeno! Non ne ho bisogno e poi... è una cosa pazzesca!"
“ Ti ripeto che non sei in condizione di dire se lo vuoi o meno. Lo voglio io, diciamo come risarcimento danni, e se non lo ottengo qui ora ti denuncio. Sappi che posso contare sulla  amicizia con il Direttore Sanitario che è rimasto molto incuriosito  dal mio discorso. Tu sai che quell’uomo è molto zelante e non gli parrebbe vero di mettere le mani su un caso del genere.”
Enrica si lasciò cadere sulla poltrona. Aveva capito che non c'erano molte vie di scampo.
I due battibeccarono ancora un po’ ma le difese della  dottoressa Lorenzi si fecero sempre più deboli fino alla resa finale.
Chiappetti era stato così risoluto nella sua assurda pretesa che lei non aveva avuto più armi per opporsi alla sconcertante richiesta. Decise di mantenere il massimo contegno per non dare soddisfazione all'immondo Chiappetti.
Prese dall'armadietto l'enteroclisma rigido in plastica che aveva usato alcune settimane prima per fare il clistere all'uomo e lo riempì, al lavandino, con un litro e mezzo di acqua tiepida. In cuor suo, Enrica sperava che il Chiappetti volesse soltanto spaventarla, senza portare quella sua minaccia alle estreme conseguenze.
"Due litri, e più calda, Enrica!" Lei aggiunse mezzo litro di acqua molto calda ed appoggiò il contenitore sulla sommità dell'armadio. Si levò il camice bianco, sfilò la gonna. Rimase in camicetta e collant. Sotto, un paio di ridottissimi slip bianchi.
Guardò interrogativamente l'uomo.
"Io non ti tocco, Enrica. Te lo fai da sola il clistere, prego... procedi!"
Enrica si distese sul lettino. Abbassò i collant - e con essi gli slip - fino a metà coscia. L'uomo era dietro a lei e poteva vedere lo spettacolo di quel culo nudo ed il buchetto bruno in mezzo alle chiappe.
"Fatti una sega, stronzo" pensò Enrica "mi hai umiliato abbastanza. Ora mi alzo e..."
"Sto attendendo! Fammi vedere come si riceve un clistere senza lamentele, bella dottoressa!"
Enrica capì che forse un po' di clistere doveva farselo per dare qualche "soddisfazione" al Chiappetti che   sembrava essere sempre più deciso. Si infilò la cannula e fece andare l'acqua.
Era calda!
La sentiva entrare nel culo e risalire gli intestini, provocandole fastidio e dolore. Chiuse gli occhi. Com'era prevedibile, Enrica dovette accettare tutti e due i litri d'acqua calda. Lo fece in modo dignitoso, stringendo le natiche, lasciandosi sfuggire qualche gemito, ma senza implorare il Chiappetti, senza mai dire "basta!"
Punizione finita? Eh no! Il bello (ovvero il brutto) accadde quando, terminato il clistere e sfilata la cannula, l'uomo ordinò alla dottoressa di tirarsi su i collant e rimanere in piedi, faccia al muro, in un angolo dell'ambulatorio. Enrica teneva le natiche ben strette, ogni tanto le si piegavano le gambe, ma subito si rimetteva in posizione eretta. I sospiri divennero sempre più forti.
Dopo dieci minuti di supplizio, con il Chiappetti dietro a lei che si masturbava, alcune lacrime scesero lungo il viso di Enrica. Il collant si gonfiava di acqua cominciando subito dopo a gocciolare. La donna se la fece tutta addosso, nei collant, in piedi, faccia al muro, con i piedi ormai in una sconcia pozzanghera marrone.
Il Chiappetti, finito di masturbarsi, se ne andò lasciando la donna puzzolente ed impiastricciata, con le lacrime agli occhi non più per il dolore, ma per la vergogna. Si pulì e si lavò come poteva nel bidet della toilette e corse a casa a farsi una doccia. Furiosamente si insaponò, usando la spugna come una ramazza per togliersi il terribile odore, furiosamente si risciacquò, furiosamente si insaponò di nuovo. E... furiosamente si masturbò...


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