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UNO STRANO PAZIENTE
Prima parte
“Entri, ora tocca a lei!"
La dottoressa era discretamente contrariata e ciò
appariva in modo evidente dal tono della sua voce.
"Si sieda, prego".
"Cosa succede, Signor Chiappetti? Questa è la terza volta che
viene da me in quindici giorni".
"Il fatto è, dottoressa, che non mi sento affatto bene. Direi
che soffro di indisposizione generale..." "Io l'ho già visitata
ben due volte è mi è sembrato tutto a posto!"
"Magari visitandomi una terza volta..."
"Senta, Chiappetti, se lei non è in grado di fornirmi elementi
più precisi circa il suo malessere è perfettamente
inutile che io la visiti di nuovo. Ha la febbre? Le fa male la pancia,
la schiena o qualcos'altro?" La dottoressa era giovane, ma non per
questo troppo ingenua.
Aveva capito benissimo che l'uomo di fronte a lei era un malato
immaginario ed inoltre era quasi sicura di sapere il motivo che lo
spingeva a venire da lei una volta alla settimana. Durante l'ultima
visita aveva chiaramente notato l'erezione del membro dentro gli slip,
mentre lei gli stava tastando l'addome con entrambe le mani. Per non
parlare dei "casuali" contatti che il paziente sdraiato provocava ad
arte con le cosce di lei, che stava in piedi accanto al lettino da
ambulatorio. Tutto ciò l'aveva infastidita parecchio
perché proprio non le andava di essere presa in giro in quel
modo. Non aveva però potuto dirglielo apertamente non essendovi
stato nulla di palesemente offensivo.
Ernesto Chiappetti era stato molto abile nella sua parte di
ammalato piagnone ed un po' distratto, con la testa apparentemente
sulle nuvole.
"Quanti anni ha, signor Chiappetti? Quarantatre? Uhmmmm, non vorrei
farlo, ma per dare un taglio a questa storia la visiterò
più fondo! Venga da me domani, fuori orario, diciamo alle 18.
Avrò più tempo per una visita approfondita".
"La ringrazio molto, dottoressa Lorenzi, lei mi tranquillizza e mi fa
felice! Allora ci vediamo domani alle diciotto..."
L'uomo si diresse verso l'uscita visibilmente soddisfatto.
"Ancora una parola, signor Chiappetti: è necessario che lei
venga qui previo clisma".
"Previo cosa, dottoressa?"
"Clistere, Chiappetti! Si ricordi di farsi un clistere prima di venire
qui domani! Ha capito, ora?"
"Sì, ma... va bene dottoressa, come vuole. A domani!"
L'uomo uscì chiudendo lentamente la porta dietro a sé.
La dottoressa rimase qualche secondo a fissare quella porta chiusa, poi
le sue labbra abbozzarono un lieve sorriso.
"E così, Chiappetti" disse a bassa voce
"non ti piace il clistere, eh?" Neanche lei amava i clisteri ed anzi
l'ultima volta che aveva dovuto farsene uno da sola era stato
così spiacevole che aveva pregato di non doverne ricevere
altri mai più! Non se lo era fatto per andare semplicemente di
corpo, bensì in previsione di una visita urologica: per questo
motivo si era fatta un clisma di due litri di acqua e sale, seguito da
un
altro, sempre di due litri, di acqua semplice. Se li era fatti
alla sera, prima di andare a letto.
Il primo, quello con acqua calda e sale, se lo era fatto stando
appoggiata al lavandino, vicino alla tazza del gabinetto per ogni
evenienza. La posizione in piedi era molto scomoda.
Il clistere, oltremodo doloroso, sembrava essere senza fine! Dopo
un po', in preda ai crampi, si era dovuta stendere sul pavimento,
chiudendo e riaprendo più volte il rubinetto per riuscire
a prendere i due litri di acqua salata.
Aveva notato che stando sdraiata - nonostante i brividi ed i sudori -
la situazione era un po' migliorata: per questo motivo il secondo
lavaggio, quello con sola acqua tiepida, se lo era fatto direttamente
sul letto. Pur essendo paurosamente distante dal water, stava
più comoda e rilassata.
Tuttavia anche durante il secondo clistere si era dovuta mordere le
labbra per sopportare i due litri obbligatori ! Ripensando
all'incresciosa esperienza lo sguardo della dottoressa si era fatto via
via più triste e cupo. Poi, sulla sua bocca tornò un
sorriso, che divenne risolino.
"Ma che bella idea!" disse la dottoressa Lorenzi tra sé e
sé.
L'indomani fu, lavorativamente parlando, una giornata molto pesante.
Alle 18, quando puntualissimo Ernesto Chiappetti bussò
alla porta dell'ambulatorio, la dottoressa trasalì. Non
era riuscita ad organizzarsi come avrebbe voluto: l'unica soluzione era
quella di rimandare la "visita" al giorno dopo. "Mi spiace, signor
Chiappetti, ma oggi proprio non posso riceverla, sono troppo impegnata.
Facciamo domani?" "Ah, domani... va bene, speriamo che domani non ci
siano intoppi!" "Non si preoccupi, domani la visiterò come si
deve. A proposito, oggi si è fatto il clistere? Sì? Beh,
domani dovrà farsene un altro, mi dispiace..."
"Oh, dottoressa, di nuovo... ma perché?"
"Ha mai sentito parlare di prostata ingrossata? Io dovrò
tastarle la prostata e per far questo dovrò infilarle un ditino
nel sedere. Nulla di doloroso, non si preoccupi, però capisce
bene la necessità che lei sia ben pulito... ecco perché
deve farsi un clistere!" Ernesto Chiappetti annuì, deglutendo,
ed uscì in silenzio.
Il giorno successivo, alle 18, Ernesto era di nuovo di fronte alla
dottoressa Lorenzi per sottoporsi alla (non più tanto) agognata
visita. Il suo atteggiamento era cambiato: non riusciva ad essere
brillante come in passato e lo sguardo era decisamente preoccupato.
"Allora, Chiappetti, ora controlliamo tutto il resto e poi vedremo
anche come va con la sua prostata! E... mi dica: come è andata
oggi con il suo clistere?"
"Beh, insomma, dottoressa... me lo sono fatto! Non è certo
edificante farsi clisteri, ma me lo sono fatto anche oggi, come aveva
ordinato..."
La dottoressa si accorse che l'uomo davanti a lei era notevolmente
imbarazzato. Le sembrò di averlo punito a sufficienza, con i due
clisteri che gli aveva ordinato e con i discorsi che ora lo obbligava a
sostenere...!
Decise dunque di accantonare una certa idea che aveva in mente, per la
quale si era peraltro già organizzata...
La vicenda sarebbe quindi finita lì, se... se il Chiappetti non
avesse compiuto, a questo punto, una serie di errori madornali!
Primo fra tutti i suoi tenaci, insistenti sguardi nella scollatura (a
dire il vero generosa) della dottoressa intenta alla consueta visita
generica. Poi le occhiate furtive (ma non troppo) alle forme tonde che
si intravedevano sotto il camice bianco della dottoressa Lorenzi,
decisamente stretto sui fianchi. Ancora la mano morta sulle cosce di
lei ed infine uno sbaglio fondamentale, imperdonabile: nel girarsi sul
lettino a pancia in giù, quasi a dimostrare che il lupo perde il
pelo ma non il vizio, il pene ormai in tiro di Ernesto Chiappetti (pur
trattenuto dagli slip) andò a finire guarda caso proprio nel
palmo della mano aperta della dottoressa!
Questa, dopo un attimo di evidente sbigottimento, emise mentalmente
l'inappellabile sentenza: "Ma allora, Chiappetti, sei proprio uno
stronzo!" In silenzio, la dottoressa abbassò le mutande all'uomo
disteso sul lettino a pancia sotto, prese un termometro, gli
allargò le natiche ed infilò lo strumento nell'ano per
qualche centimetro. Quasi subito lo estrasse e con voce irata (lo era
davvero) così apostrofò in malomodo l'ignaro
Chiappetti:
"Ho fatto bene a controllare! Ecco il termometro tutto sporco! Lei non
si è fatto il clistere,vero?" In realtà, il termometro
estratto era del tutto pulito, ma la dottoressa lo gettò
subito in una bacinella visto che ormai era decisa a portare
avanti il suo gioco.
"Dottoressa, la prego, non si arrabbi, mi sono fatto un clistere questa
mattina!"
"Questa mattina? E che clistere ha fatto?"
"Mi sono fatto quasi un litro di acqua tiepida, lo giuro". "Coosa?
Acqua tiepida? Questa mattina? Quasi un litro? Lei non ha capito nulla?
Per forza che l'intestino è pieno di schifo. Avrebbe dovuto
farselo poco prima di venire da me, con acqua calda e sale e... almeno
di due litri!"
Il povero Ernesto rimase ammutolito.
"Questo significa che ora devo farglielo io un clistere di quelli che
servono in questi casi! È d'accordo?"
Assistere ai lunghi preparativi fu per il Chiappetti un'esperienza
penosissima. La dottoressa - come preventivato - tirò fuori da
un armadietto un enteroclisma di plastica bianca rigida, tubo, cannula,
un cartone di sale da cucina, una bottiglietta di glicerina ed una
sonda rettale trasparente lunga una trentina di centimetri e con il
diametro di due. Con gli occhi velati dalla vergogna, l'uomo vide la
dottoressa Lorenzi riempire d'acqua calda il contenitore, versarci
dentro un pugno di sale e tutta la
glicerina, inserire sulla cannula la lunga sonda rettale e mescolare
con questa il liquido per far sciogliere il sale.
Il contenitore venne appoggiato in alto sull'armadio: il tubo con
cannula e sonda arrivava proprio all'altezza giusta per
essere inserito nel culo del Chiappetti.
La dottoressa allargò le natiche ed umettò con del sapone
liquido l'ano del paziente.
A Chiappetti fischiavano le orecchie, ma riuscì a sentire un
commento, invero inopportuno, che la dottoressa si lasciò
sfuggire: "Buco stretto! Le farò un po' male..."
Così fu, infatti. La sonda, una volta entrata, risaliva a
fatica, ma la dottoressa Lorenzi fece in modo che entrasse quasi tutto
nel culo del paziente. Operazione laboriosa, molto dolorosa per Ernesto
Chiappetti, che si sentiva letteralmente impalato per mano della
dottoressa Lorenzi.
Con una certa dose di cattiveria lei gli aggiustò il cazzo sotto
alla pancia, sentendolo piccolo e moscio. "Per forza"
pensò la dottoressa. "Sentirai adesso che
spasso!" Il pene di Ernesto si ritirava e la passera della dottoressa
si inumidiva... Il peggio naturalmente doveva ancora arrivare ed
arrivò con il primo mezzo litro sopportato con una certa
dignità, il secondo mezzo litro
con crescenti lamenti e
l'ultimo litro tra inutili richieste di pietà e
comprensione!
Sfilata la lunga sonda, la dottoressa accompagnò il
Chiappetti alla toilette attigua e lo fece appoggiare con il busto sul
lavandino.
"Pensi se avessi voluto farle il clisma in questa posizione, in piedi
appoggiato sul lavabo: non sarebbe stato peggio? Sia dunque
contento di averlo ricevuto sdraiato sul lettino, in posizione meno
dolorosa!"
Chiappetti guardò allo specchio, sopra il lavandino, la
dottoressa Lorenzi? Bella era bella. Ma... che stronza! Sadica e
cattiva. Vendicativa e perversa. Una vipera...
"Ora si sieda sul water e, mi raccomando, si svuoti per bene
perché tra un po' dovrò farle una bella visitina!"
Chiappetti obbedì nonostante l'imbarazzante presenza della
dottoressa che volutamente indugiava a pulire sonda ed enteroclisma
sotto l'acqua del lavandino, a un metro da lui... Dopo qualche minuto
la dottoressa Lorenzi lasciò l'uomo da solo dicendo "Si pulisca
bene, lì c'è il bidet. Io la attendo di là in
ambulatorio".
Chiappetti sul water, con la testa tra le mani, gorgogliava con il culo
come fosse un uccellino. Chich, chich, prik, cik, prick...
Fine prima parte
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