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RACCONTO A DUE MANI
Prima parte

Sir Stephen era comodamente seduto nel suo ufficio, l'attenzione presa da un problema grafico da risolvere urgentemente  e a cui avrebbe molto volentieri rinunciato. Il suo cliente con la sua insistenza era riuscito a mutare il suo buon umore mattutino in uno stato di insofferenza verso il mondo. L'unico modo per riappacificarsi con l'umanità era comporre sul cellulare un numero a lui molto gradito; dopo aver capito che non poteva continuare senza perdere ulteriormente quei pochi capelli che gli restavano, digitò un  sms dove indicava semplicemente un'ora ed un luogo, selezionò le dieci cifre del numero ed inviò il messaggio.
Certo non stava meglio di prima, ma uno spiraglio di serenità aveva fatto breccia sulle sue labbra imbronciate.
Si infilò il casco in testa, montò sulla sua inseparabile Vespa e si diresse verso il luogo convenuto. Lungo il breve tragitto ripensava a quel sms appena inviato, a quanto tempo era passato prima di scoprire che chi lo stava aspettando condivideva le sue inclinazioni. Una scoperta che lo aveva reso particolarmente contento.
Accelerò perchè voleva essere perfettamente in orario, ma anche perchè sentiva crescere la sua eccitazione; gli piaceva trovarsi in quella situazione di tensione, erano pure scosse di adrenalina, il cervello iniziava a lavorare perfettamente e la sua fantasia galoppava dentro scenari carichi di sensualità, perversione e di morbida calma voluttuosa.
Eugenie, così chiamava la sua nuova schiava, era in piedi, come convenuto, vicino alla fontana del parco. Passeggiava lentamente stando attenta a non rovinare le sue nuove scarpe; sapeva di averle scelte per lui. Non avrebbe mai pensato, fino al giorno prima, di entrare in un negozio per cercare e comprare un oggetto che gli era stato ordinato di indossare. Tanto meno avrebbe scelto la mise che portava sulla sua liscia e vellutata pelle. Lui le aveva scritto che per il prossimo incontro le ordinava di calzare scarpe nere con tacco alto, calze nere (i collant erano proibiti) rette da una splendida guepiere che le aveva regalato la settimana prima, una camicetta bianca abbottonata sul davanti ed una gonna stretta e lunga fino al ginocchio con due imbarazzanti cerniere. Sopra poteva portare il suo amato giaccone da cacciatore, era un accostamento assurdo che a Sir Stephen divertiva anche perchè sapeva l'imbarazzo che lei provava nel farsi vedere così abbigliata e con il suo sesso libero.
La voleva sempre accessibile, accessibile alle sue mani, ai suoi occhi e ai suoi capricci.
Eugenie era attraversata da un sottile brivido, sapeva di essere ormai disposta a compiacere ogni richiesta e questo le procurava un piacere che mai aveva conosciuto prima; ogni volta che riceveva degli ordini provava prima un disagio causato dalla sua anima esterna, poi si rilassava e capiva che aspettava solo di soddisfare nel migliore dei modi  il suo nuovo padrone: in quel momento le sue labbra prendevano vita, pronte a raccogliere il suo primo delicato e intenso bacio; quel bacio che l'avrebbe sciolta definitivamente e l'avrebbe condotta nel mondo che aveva sempre desiderato.
La fece salire sulla Vespa. Sir Stephen era visibilmente compiaciuto e la osservò a lungo accompagnando al "Brava" un sereno sorriso: era riuscita a fare tutto ciò che lui voleva. Eugenie ne era orgogliosa.
Viaggiarono stretti fino all'ufficio di Sir Stephen. Eugenie sistemata con le gambe di lato, sembravano una splendida coppia anni '50. Li osservavano tutti. Sir Stephen era fiero della sua schiava, lei era felice aggrappata ai suoi fianchi, molte donne avrebbero voluto essere al suo posto in quel momento.
In pochi minuti si ritrovarono con il mondo intero chiuso alle loro spalle, esistevano solo il desiderio di Sir Stephen di avere completamente ai suoi piedi la sua dolce schiava e il desiderio di Eugenie di dimostrare la sua sottomissione e la sua totale fiducia nel suo padrone; tutti e due sapevano che il resto in quel momento non esisteva più.
Eugenie restò in piedi e vestita nell'anticamera. Sapeva che doveva attendere, non poteva fare più nulla senza che le fosse ordinato; poteva solo respirare, anche se il suo respiro era agitato. Era sempre così quando iniziavano il loro gioco. La sua eccitazione cresceva e più aspettava più il suo sesso si inumidiva, i suoi capezzoli facevano capolino. Un'attesa che con difficoltà riusciva a sopportare. Avrebbe voluto concedersi subito, avrebbe voluto, ma sapeva che non poteva avere desideri.
Consapevole dei pensieri di Eugenie, il padrone decise di chiudere la porta del suo ufficio ordinandole prima di levarsi il giaccone, di sbottonare la camicetta e di mettere in mostra i suoi seni abbassando le coppe della guepiere. Lei dopo aver pronunciato le uniche parole che poteva pronunciare senza un ordine,"Si Sir!" obbedì senza esitare e si ritrovò al buio nella stanza con quella maledetta porta che li divideva, i suoi seni pulsavano; si sentiva umiliata e questo aumentava gli umori del suo grembo.
Passarono cinque lunghissimi ed insopportabili minuti. Fosse stato nei suoi diritti avrebbe sfondato quella barriera.
Finalmente le ordinò di entrare. Ora erano uno di fronte all'altra, visibilmente in tensione; bastò un sorriso del padrone e un suo bacio profondo per ripristinare la giusta atmosfera.
Mentre la baciava le accarezzò i seni, dolcemente. Lei era ferma, con le mani dietro la nuca; questa era la posizione che doveva assumere appena entrata nella stanza. Sir continuava a palpeggiarla, ora in modo osceno ora in modo delicato. Le sue dita afferrarono i capezzoli, ormai completamente induriti, e strinsero con una forza crescente. Le labbra della schiava si piegarono per il leggero senso di dolore, ma era felice di quelle attenzioni, avrebbe voluto sentire quelle mani dappertutto.
Sir decise improvvisamente di ispezionarla. Un ordine ben preciso per Eugenie, una delle cose più umilianti. Lei sapeva che doveva spogliarsi della camicetta e della gonna, doveva appoggiare le mani al muro, divaricare le gambe e attendere. Sapeva che stava attendendo le sue mani, le sue dita l'avrebbero frugata, toccata come quando si sceglie una giumenta prima dell'acquisto. In quella posizione però stava bene, era in pace. Chiuse gli occhi. Sir si accese una sigaretta. Le ordinò di appoggiare la fronte al muro e di spingere in fuori il suo culo, più che poteva. Con la mani doveva aprire al massimo le natiche e aspettare.
L'umiliazione era tale che dei leggeri capogiri le facevano perdere l'equilibrio, ma una sonora e decisa sculacciata del suo padrone la fecero tornare nella giusta posizione.
Lei ringraziò per la punizione con un semplice "Grazie Sir".
Sir  si posizionò alle sue spalle, la visione della sua Eugenie lo rendeva ebbro, quasi ubriaco. Ricominciò a sfiorarle i seni a cui applicò delle modeste pinze da bucato ma molto efficaci.
Ora le dita accarezzavano le lisce e attraenti natiche, colpì di nuovo e di nuovo Eugenie ringraziò. Era così che doveva rispondere a qualsiasi attenzione, anche se dolorosa, del suo padrone. Era felice di farlo e di compiacerlo in quella sua richiesta.
Sir decise di saggiare la dolcezza delle terga di Eugenie. Si inginocchiò e con la lingua iniziò ad esplorare i contorni dell'ano della sua schiava. Si muoveva dolcemente, con leccate umide e intense in modo da ammorbidire quel goloso e resistente buco.

Ma che cazzo sto facendo?!? Sono in questo ufficio seminuda con la fronte inchiodata alla parete, il culo in fuori praticamente a 90 gradi in attesa che questo tipo possa farmi qualsiasi cosa! Meno male che il telefono dell'ufficio mi da un attimo di tregua mentre lui risponde io rifletto!
Sono completamente impazzita o altro, cosa credo di poter dimostrare, ho paura... non voglio che niente cambi fra me e lui... ma intanto sono qui, curiosa, visibilmente eccitata, protesa a lui, aspetto... anzi desidero ancora che lui continui, non è che l'inizio, lo so, si sta per aprire davanti a me un mondo di nuove prospettive e sensazioni e di emozioni forti.
Tutto ciò mi eccita alquanto, ho voglia di essere "presa " come mai nessuno lo ha fatto prima, non è la dolcezza che cerco, so che arriverà, ciò che desidero lo scoperto in questi ultimi 10 minuti della mia vita sono: la forza e il vigore.
Mi piace sapere che lui potrà fare di me praticamente ciò che vuole e che io dovrò sottostare  ai suoi più dolci, intimi e animaleschi desideri, sento che sarà duro e determinato ma come non posso sciogliermi ai suoi baci, alle sue tenere carezze, agli intensi abbracci e alle seducenti sculacciate?!?
Sono ferma nella stessa posizione che mi ha lasciato per rispondere al telefono di terra dell'ufficio. Sono 10 minuti che parla con il suo cliente, non mi guarda, non mi considera, è completamente assorto nei suoi pensieri professionali.
Io non resisto... devo cambiare posizione, la gambe stanno per cedere, vorrei potermi toccare, sono così eccitata che devo muovermi, ma non posso, devo stare agli ordini o rischio una punizione!!
Però sono curiosa.. .cosa potrebbe farmi? Ho deciso, ci provo male che vada la prossima volta starò ai suoi ordini!!!
Al tre chiudo le gambe mi metto in posizione eretta, mi giro appoggio la schiena al muro lo guardo e aspetto.
uno,due, tre...


Passo al presente
Squilla il telefono. Sir non può permettersi di non rispondere, aspetta una chiamata molto importante. Abbandona il corpo di lei e si siede. Inizia una lunga telefonata, impegnativa, ma senza che lei se ne accorga continua a sorvegliarla; ha l’ordine di non muoversi per nessun motivo, deve rimanere come l’ha lasciata, esposta, umiliata ed eccitata come non mai. Sono passati ormai dieci minuti, è ancora ferma. Una goccia dei suoi umori le brilla sulla coscia, la fronte è imperlata di sudore. All’improvviso chiude le gambe, si gira appoggiandosi al muro ed inizia a fissarlo. Eugenie ha uno sguardo di sfida, ma nello stesso sguardo si intravede il timore per la reazione che avrà Sir. Lui continua la sua conversazione e guardandola le sorride; un sorriso aperto con un effetto tranquillizzante sull’animo della sua schiava. Saluta il suo interlocutore telefonico e si accende un’altra sigaretta; i suoi movimenti sono lenti. Sir si avvicina di nuovo a Eugenie (d’ora in poi scriverò una semplice E), la bacia intensamente, la sua lingua le fruga ogni angolo della sua bocca, le lecca le labbra mentre con le mani le sfiora il grembo. Sir si ritrova con le dita completamente bagnate, le sostituisce alla sua lingua, gliele fa leccare per farle assaporare quanto sia eccitata. E. le accoglie senza resistenza, le ingoia fino al palmo, le succhia con tutta la voluttà di cui è capace mentre pensa che vorrebbe ci fosse il sesso del suo padrone a riempirle la sua morbida bocca. Di colpo S. ritrae la mano lasciando la sua cagna con le labbra aperte e con una smorfia di delusione.
E. non si aspetta quello che sta per succedere. Lui la fa di nuovo rigirare nella posizione in cui l’aveva lasciata quando squillò il telefono. Di nuovo la mani appoggiate al muro e il culo ben esposto. Così posizionata si sente ritornare in quello stato di umiliazione che l’aveva messa in confusione. Sente un fruscio, non capisce subito cosa stia facendo S.. Passano pochi attimi da quel fruscio al bruciore che prova in modo improvviso. L’ha colpita con la sua cintura, nemmeno il tempo di capire, che un’altra secca e decisa cinghiata le fa sussultare i glutei. Non era mai successo prima, non immaginava nemmeno lontanamente l’effetto che le hanno procurato quei due colpi: era ormai al limite dell’eccitazione, avrebbe voluto sdraiarsi, aprire le gambe come la peggiore delle vacche e aspettare di essere presa per tutta la sua vita, senza fine.
S. mette la cintura davanti la bocca di E. e le ordina di leccarla e baciarla accompagnando quei baci da un grazie per la punizione subita. Era stata la prima severa punizione, causata da quell’atto di sfida che forse nascondeva il desiderio di sapere che non poteva più ribellarsi; ormai era nelle sue mani e non avrebbe più cercato di sottrarsi ai suoi ordini.
Il padrone è felice di quella punizione, il suo cervello ha goduto immensamente nel vedere quei due segni sul culo della sua dolce schiava. Ora può disporre di lei come meglio crede, ha davanti a lui una donna che piano piano si sta plasmando ai suoi desideri, una donna che non vuole altro che obbedire e farsi umiliare per farlo felice.
Si inginocchia nuovamente dietro di lei e riprende a leccarle il buco del culo, vuole continuare nella sua opera di ammorbidimento. Nel frattempo le accarezza i segni, per rassicurarla e per ricordarle che ad ogni suo errore avrebbe senza indugio ripreso a punirla. Ritrova quel sapore che aveva abbandonato pochi minuti prima, con la lingua riprende ad esplorarla, la infila dentro l’ano, la fa roteare mentre con le dita fruga la figa che ormai è diventata un mare in tempesta, gonfia di desiderio.
S. decide che la preparazione è a buon punto, la sua troia è ormai pronta ad accoglierlo. Le ordina di girarsi e di inginocchiarsi. Le afferra i capelli e le spinge la testa contro il suo sesso; la prema con forza per farle sentire la sua eccitazione e le ordina di aprirgli i pantaloni.
E. non aspettava che quell’ordine. Con la massima delicatezza abbassa la cerniera, gli abbassa contemporaneamente calzoni e mutande e inizia ad accarezzarlo. Ha il cazzo del suo padrone finalmente davanti al suo volto, è in uno stato di adorazione, continua a scorrere le dita lungo tutta la lunghezza, gli accarezza le palle delicatamente. Inizia a baciarlo per ringraziare di quella presenza; con la lingua gira intorno alla cappella ormai rossissima, lecca ogni centimetro del suo secondo padrone; anche per lui farebbe qualunque cosa. Lo accoglie nella sua bocca che si è trasformata nel suo sesso. Lo riempie di saliva mentre continua a succhiarlo con un ardore di cui non sapeva essere capace.
E. vorrebbe fermare il tempo, non vuole che abbandoni la sua bocca. Così inginocchiata davanti a lui, con il suo membro tra le labbra e le due pinze ancora attaccate ai suoi capezzoli. Si sente totalmente sua ed è fiera; fiera nel pensare di essere proprietà esclusiva di quell’uomo che ha accettato di guidarla nel cammino verso la sua totale sottomissione.
S. la guarda dall’alto, ha i suoi capelli tra le dita e guida i movimenti della testa; vorrebbe riempirla, vorrebbe esplodere tra quelle morbide labbra, ma ad un certo punto le allontana il capo e lo reclina in alto; i loro sguardi si incrociano, gli occhi di E. sono languidi e pieni di desiderio accompagnato da una profonda gratitudine per essere al suo cospetto. Quelli di S. sono dolci e sorridenti, vuole rassicurarla, vuole farle capire che non la farà mai soffrire gratuitamente; le sofferenze che le infliggerà saranno solo per il piacere di entrambi.
Il padrone solleva E. e la riporta nella posizione iniziale, contro il muro. Si avvicina con il cazzo vicino al suo culo e con lo stesso lo accarezza; è ancora umido, anche il suo membro è umido. Inizia a spingere contro quel buco che poco prima assaporava con la sua lingua; l’ingresso non è facile, E. oppone resistenza, ma S. non demorde e con colpi decisi e nello stesso tempo delicati piano piano glielo infila.
Per E. sono attimi terribili, non riesce ad aprirsi come vorrebbe; non è ancora così pronta per accoglierlo senza difficoltà, ma ormai S. è dentro, si è fermato, sente il cazzo pulsare mentre le pareti della sua vacca docilmente si rilassano e fanno spazio al loro padrone. S. inizia a muoversi con la massima lentezza ma anche con il preciso intento di aprirla totalmente, di sentire quel culo completamente a sua disposizione. Il ritmo aumenta, tutto è più facile; ormai si muove con vigore, vuole far durare quei momenti il più a lungo possibile. Mentre la monta le stringe i fianchi, i glutei, la sculaccia, si china su di lei e le accarezza i seni, giocherella con le pinze, le accarezza la pancia che sente muoversi al suo ritmo. Va avanti e spinge sempre più in fondo, sente di dominarla, le chiede di parlargli sapendo che per lei non è facile. Vuole sentire parole di adorazione, vuole che lei si insulti e si umili mentre lui ormai la sta possedendo selvaggiamente. Ora le dita di S. sono contro il grembo di E., le stringe la clitoride, la palpa, le infila due dita dentro per sentire il cazzo che si muove al di là di quella figa bagnata. In pochi minuti E. si scioglie e viene nelle mani del suo padrone, si liquefa, sta per perdere i sensi, ma quelle mani se le ritrova tra le labbra, per la prima volta assapora il gusto del suo piacere. S. dopo essersi fatto pulire le dita la afferra per i capelli sapendo quanto è degradante quel gesto, smette di prenderla, la gira facendola inginocchiare ed esplode sul suo viso, le passa il cazzo sulle guance, sugli occhi, sulle labbra dove poi lo infila per regalarle le sue ultimi gocce.
S. senza dirle nulla si riveste lasciandola inginocchiata e ordinandole di mettere le mani dietro la nuca. E. è esausta, vorrebbe sdraiarsi e perdersi in un sonno profondo, con il seme del suo adorato sulla faccia che ha accolto come un premio per la sua devozione, ma obbedisce e si mette nella posizione che S. le ha ordinato di assumere. Nel frattempo lui si è rivestito, va fino in bagno. E. rimane sola per alcuni minuti

Sono sfinita, non credevo potesse capitare tutto ciò, mai avrei immaginato di poter reagire e sopportare tutto quanto, mai e poi mai avrei creduto che le frustate potessero essere così stimolanti. Ora sono stanca, in ginocchio qui per terra con le mani dietro la nuca, sono a pezzi e avrei voglia di lavarmi, di stendermi in un letto ed essere coccolata fino ad addormentarmi.

Ecco che torna, mi toglie le pinze dai capezzoli, mi succhia, mi bacia, mi strizza; avrei voglia di abbracciarlo, di stringergli la testa, ma vista l’esperienza, preferisco “obbedire”.
Gentilmente mi chiede di alzarmi, guardo fuori la finestra, è ormai buio, ho perso completamente la nozione del tempo, non ho idea di che ora possa essere.
Mi accompagna in bagno, la vasca è piena di schiuma che emette un dolce odore; scivolo lentamente in questa nuvola e mi lascio accarezzare dall’acqua; è una sensazione piacevole, che riscalda l’anima. Lui si è seduto davanti a me, ha in mano una bottiglia di champagne e due coppe.
 Mi dice “Rilassati, lavati e preparati per un aperitivo speciale…, stiamo per uscire, io nel frattempo ti guarderò, fai come se non ci fossi!”.
Non è certo facile immaginarmi sola, lo sento, il suo sguardo mi è addosso, sento ancora le sue mani sul mio corpo, la bocca così calda e umida…; coraggio, raccolgo le forze e inizio a lavarmi. Mi piace insistere nei punti più nascosti ma a lui sempre accessibili, mi sento così femmina per lui, così pronta a sedurlo e a seguirlo nei suoi giochi più perversi.
Mi rivesto: guepiere, camicetta di seta leggermente sancrata, gonna stretta con le cerniere, calze e naturalmente niente slip. Un leggero trucco e via, scendiamo in strada, in sella sulla Vespa prendiamo la direzione del centro; non ho idea di dove mi voglia portare, lascio decidere lui.
Entriamo in uno di quei posti parecchio affollati, giovani universitari che consumano un’aperitivo-cena tanto di moda in questo periodo. Prima di entrare mi dice “ Una volta dentro non puoi parlarmi, non puoi toccarmi, capirai quando sarà ora di andare via”.
Mi dirigo verso il bancone e ordino un mohito, lo pago e bevo come se mi avessero servito un bicchiere di lemonsoda. Non sono abituata a stare senza slip, mi sento strana, come se fossi completamente nuda, in più mi accompagna la sensazione che tutti i presenti se ne accorgano!!
Sento i suoi occhi, mi segue, non mi molla neanche quando incontro un’amica con la quale inizio a chiacchierare; mi trova in “formissima”(se solo sapesse!); si parla di frivolezze, si fa un po’ di gossip, poi… mi giro per cercarlo ma non lo vedo più, improvvisamente un vuoto alla pancia e nello stesso tempo mi si stringe lo stomaco.
Cosa faccio adesso? Guardo in giro, lo cerco, perché? Improvvisamente sento la sua calda voce dietro il mio collo “Sei splendida..” Sollievo e desiderio di sentire le sue mani sui miei fianchi.


Il locale è saturo di fumo e parole. Sir è dietro E., le sussurra dolci pensieri sul suo splendore. Tutti li stanno osservando, nessuno capisce perché quella coppia attiri in quel modo magnetico gli sguardi. Sono avvolti da una torbida sensualità che cattura l’attenzione. L’amica di E. inizia a sentirsi a disagio, si sente esclusa da quell’unione e con una scusa si allontana. Lui resta alle spalle della sua schiava e con le dita scorre lungo i suoi fianchi, li stringe con forza. E’ un gesto che rimanda la mente di E. al pomeriggio appena trascorso, alle umiliazioni subite, all’intenso piacere provato. Vorrebbe immediatamente inginocchiarsi ai suoi piedi, davanti a tutti, stringergli le gambe e dichiarargli la sua totale sudditanza. Si volta lentamente, mette le mani dietro la nuca, drizza la schiena in modo che i suoi seni sporgano il più possibile e lo bacia. Un languido bacio; non dovrebbe, perché non ha ricevuto l’ordine di farlo, ma sa che lui è contento di quel gesto. S. ricambia stringendole teneramente tra i denti le labbra che pulsano febbrilmente, il suo petto sente il ritmo accelerato del cuore di E.. In quel momento svaniscono il fumo e le parole. L’alcool e i gesti li fanno perdere, sono inebriati dalle mille sensazioni e dai mille brividi che percorrono le loro nervature.
Si ritrovano sorridenti e allegri nella piazzetta con obelisco su cui si affaccia il locale, si tengono per mano. S. ha particolarmente fame, E. ormai non capisce più quali istinti seguire, se la voglia di lui o il piacere di una deliziosa cena. S. decide per lei, si cena.
Camminano per le viette affascinanti del centro, Il padrone di E.decide per un ristorante frequentato da molti loro conoscenti, lei non vorrebbe incontrare nessuno, lui invece non desidera altro che mostrare la sua proprietà, vuole che tutti la ammirino e si perdano nel suo sorriso.
Si siedono uno accanto all’altro, così vuole S. che nel frattempo ha sbottonato di un ulteriore bottone la camicia di E. Una vampata di vergogna investe le gote della schiava, il suo decoltè è generosamente regalato alla vista di quelli seduti vicini a loro e di chi passa accanto al loro tavolo. Passata l’iniziale imbarazzo E. è pervasa da un senso di orgoglio e fierezza, sa di piacere ancora di più al suo padrone, i suoi capezzoli sono sfacciatamente evidenti sotto la seta. Si sente bellissima, non aveva mai provato l’eccitazione che può regalare lo sguardo bramoso di uno sconosciuto e la consapevolezza di emanare un fascino provocante.
Dopo aver dato un’occhiata al menù S. ordina per tutti e due, senza nemmeno informarsi dei desideri di E., ma a lei non importa, rosicchierebbe anche solo un osso se lui lo desiderasse.
Mentre attendono di essere serviti, discorrono piacevolmente dei progetti futuri di lui; intende dare una svolta alla sua attività lavorativa e questo lo entusiasma particolarmente. La donna ascolta con serenità, è in un momento magico, sta bene, tutti i suoi problemi sono lontani mille anni luci dalla sua mente ormai totalmente occupata dagli eventi che la stanno accompagnando lungo questo dolce e impervio sentiero di sottomissione. Ogni tanto una sorsata di ottimo vino rosso l’aiuta a non tornare da questa nuvola su cui si sente adagiata.
S. mentre parla ha aperto la cerniera sul davanti della gonna di lei,, nessuno può vedere la sua mano perché nascosta dalla lunga tovaglia. Sta accarezzando l’interno delle sue cosce, E. ha le gambe dischiuse come le regole le impongono, le apre ulteriormente per rendere più accessibile il suo grembo.  A S. piace sentire il contatto del suo palmo contro la pelle liscia e glabra di quelle gambe, sentire la eccitante presenza di quelle calze che le aveva comprato qualche giorno prima. Con le dita si avvicina alla suo sesso completamente depilato, è morbido e caldo, dolcemente umido e gonfio. Le solletica la clitoride, la stringe, spinge piano piano un dito dentro quell’allettante buco, lo fa scivolare fino in fondo, gioca con le pareti della sua accogliente figa. Il piacere che prova con quel gioco è intensissimo, gli piace guardarla negli occhi; quegli occhi che non riescono a nascondere il godimento che sta provando nel sentirsi frugata davanti a decine di persone. E. vorrebbe spalancare ancora di più le gambe, vorrebbe essere più oscena possibile per lui, vorrebbe fargli sapere che è anche la sua docile vacca. La sua timidezza e il contesto non le permettono atteggiamenti troppo hard per cui si sforza affinchè la loro continui a sembrare una serena chiacchierata. Sorride. Anche lui le sorride, la bacia su una guancia e le accarezza la nuca con la mano libera. In quello stesso istante lei è percorsa da fremiti difficilmente controllabili, sta venendo nelle mani del suo padrone.
S. continua a massaggiarle la nuca con più decisione in modo da sorreggerla ed  E. continua a godere, le sembra di averlo completamente dentro, mani, sesso, lingua. Tutto il suo padrone è nella sua pancia.
E. può finalmente rilassarsi, ne approfitta per bere dell’altro vino, la sua gola è devastata dall’arsura, non richiude le gambe e alzando il calice e strizzandogli l’occhio lo ringrazia con un sincero e devoto “grazie Sir”. S. si porta le dita alla bocca e molto elegantemente le succhia per assaporare i mielosi umori della sua schiava, le passa anche sulle labbra di lei che con la punta della lingua, in modo da non farsi notare, lecca quello che mai aveva assaggiato.
La scena però non è passata inosservata agli occhi della cameriera che, come se avesse intuito tutto, posa i piatti sul desco con una grazia a lei sconosciuta e con un sorriso a mille denti, come se volesse accompagnare i suoi gesti da un rispetto seducente verso quei due amanti così affascinanti.

Eccomi a casa nel mio letto, che giornata!!
Intensa è dir poco, non sono riuscita a pensare ad altro... e la cameriera del ristorante ha capito tutto, non ci mollava più con quei suoi occhi bovini pieni di voglia!
Io i miei stentavo a tenerli aperti, come è bello poter chiuderli per poter meglio assaporare gli attimi di godimento, essere liberi di farlo senza dover fare attenzione a quello che ti succede intorno.
Ripenso. E' strano come siano evolute le cose, neanche il tempo di conoscerci e già mi sembra di averlo conosciuto da sempre.
Il suo sguardo è stato così magnetico, impossibile non rispondere al richiamo e altrettanto impossibile sostenerlo, come se immediatamente fossero stati chiari i nostri ruoli.
Io davanti allo scaffale dei bagnoschiuma e dei saponi indecisa come sempre su cosa scegliere, ecco che arriva Lui mi guarda, ma mi rendo conto che è un di più di guardare, è come se mi entrasse dentro!
Prende un bagno schiuma e una crema dopo bagno li mette nel mio carrello e mi dice " Provali per me e poi se lo desideri mandami un messaggio per dirmi se erano adatti a te, io credo di si!!", e mi molla in mano un piccolo cartoncino bianco con scritto Sir Stephen e il suo cellulare.
Mi sono sentita piccola piccola, come un'adolescente agganciata da un bulletto... ma cosa faccio do retta agli sconosciuti!!
Insomma mi riprendo, continuo questa stramaledetta spesa e torno a casa.
A casa però la tentazione di sentire il profumo del bagnoschiuma e della crema dopo bagno è fortissima, ma cerco di resistere. Mi piace resistere un po’ alle tentazioni, per poi godermele fino in fondo dedicandoci tutta me stessa. Quando ormai ho terminato di fare tutto ciò che dovevo, ecco arrivato il momento per dedicarmi a ciò che desidero.
Riempio la vasca, e metto il liquido ambrato, lascio l'acqua scorrere e vado a cercarmi qualcosa da leggere. Rientrando in bagno vengo avvolta da una nuvola di vapore con un aroma forte intenso ma dolce e inebriante allo stesso tempo. Mi ricorda la mirra, le spezie, il caldo, la spiaggia e il fresco degli alberi, in una parola il Mediterraneo (Strano...), mi piace tantissimo.
Sono nuda entro in vasca, lascio cadere il giornale; zero voglia di leggere, desidero solo che questo profumo diventi mio, continuo a  sentire con il naso! Che strana sensazione, sapevo di essere sensibile ai profumi ma non credevo così tanto!!
Mi rilasso come poche volte, le mie mani involontariamente iniziano a scorrere sul mio corpo, ho bisogno di carezze, ho bisogno di qualche attenzione, ormai è troppo tempo e ho capito che la pace dei sensi è compito troppo arduo da raggiungere per me.
Così faccio da sola, continuo, le mie mani arrivano ai seni, mi piace, la mia pelle è morbida, forse non come quella di un bambino, ma la sento dolce invitante, i miei capezzoli spuntano dalla profumata schiuma, sono turgidi aspettano solo di essere stuzzicati. Scendo ancora e arrivo al mio basso ventre, lo accarezzo chiudo gli occhi e vedo il suo sguardo!! Che strano  fino a quel momento non ci avevo ancora pensato, ora rivedo i suoi occhi, il suo sorriso è fortissimo è come se una forza estranea a me mi dirigesse verso di lui!!
Chiudo gli occhi continuo ad accarezzarmi, ma non sono più le mie mani che si muovono ma le sue!! Sorrido fra me e me è come se mi conoscessero da sempre... ora scende incontro alla mia peluria, mi sfiora, mi attorciglia, mi accarezza arriva alla mia clitoride e mi muove, mi titilla, mi stringe, mi pizzica, mi sfiora di nuovo... mi fa impazzire!
Di colpo mi infila due dita dentro si muove dentro di me, mi cerca, sento che vuole arrivare fino in fondo alla mia pancia...
Apro gli occhi sono stremata, goduta, eccitata, mi riprendo, mi risciacquo esco dalla vasca e mi preparo per la crema dopo bagno. Anche questa ha lo stesso profumo del bagnoschiuma, mentre la spalmo sulla pelle mi lascia una sensazione bellissima è come se legasse le mie gambe, la mia pancia, le mie braccia...
Cosa faccio? Cosa gli dico? Gli rispondo...?
Mi conosco non ho un attimo di esitazione prendo il cellulare e gli scrivo" Come hai fatto...?"


( continua)



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