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MASSIMO UNA LUNGA STORIA (5)
di Massimo    
Quinta Parte

Seguii l'infermiera che mi condusse in un bagno molto largo e confortevole. Marina mi porse un accappatoio ed un asciugamani. Indicandomi la doccia, l'infermiera mi ordinò di essere pronto entro 30 minuti e che al suo ritorno voleva trovarmi in ginocchio, completamente nudo.
L'acqua scrosciava abbondante ed io gongolavo di piacere, tonificato dal caldo massaggio, dilungandomi a lavare con molta cura ogni parte del mio corpo.
Di tanto in tanto, il contatto con il sapone procurava un lieve bruciore nelle zone che erano state oggetto d'attenzione da parte delle Padrone. Riprendevo gradualmente contatto con la realtà, ma tutto mi sembrava così strano.
Terminai di lavarmi e mi asciugai vigorosamente. Indossato l'accappatoio, mi avvicinai ad un grande specchio che si trovava sopra il lavandino. Non avendo spazzole o pettini a disposizione cercai di usare le dita delle mani per pettinare i capelli estremamente arruffati.
Ripensando a quanto era accaduto mi sentivo molto eccitato ed attratto dalla situazione di essere nelle mani di tre donne, anche se il ripensare ai dolori subiti mi faceva accapponare la pelle. Cercavo di studiare un piano per sfuggire alle mie aguzzine, ma irrimediabilmente finivo per giudicare ogni ipotesi irrealizzabile; la verità era che non avevo alcuna intenzione di cambiare quella situazione. Se per un verso avevo paura, dall'altro mi sentivo terribilmente attratto da quello strano rapporto.
Ero assorto in questi pensieri, quando udii un uscio sbattere ed il rumore di passi che si avvicinavano; come un lampo, balenò nel mio cervello il ricordo di quanto ordinatomi da Marina. Mi tolsi frettolosamente l'accappatoio e, buttatolo sul lavandino, mi gettai in ginocchio. Marina era già entrata ed aveva fatto in tempo a vedere le mie ultime mosse; le voltavo le spalle ed avevo gli occhi bassi, ma potevo percepire lo sguardo inquisitore dell'infermiera.
"Allora, schiavo, non avevo detto che volevo trovarti nudo ed in ginocchio, al mio ritorno?"
"Sì Padrona. La prego, mi perdoni, non ho l'orologio e non mi sono reso conto del trascorrere del tempo".
"Girati verso di me e mantieni lo sguardo basso" ordinò l'infermiera. Eseguito l'ordine  velocemente, attesi qualche secondo prima che la donna si rivolgesse nuovamente a me. "Non tirare fuori scuse...   adesso t'insegno ad essere ubbidiente".
"La prego Padrona, non mi punisca... non volevo essere disubbidiente".
"Ok! Voglio crederti, visto che al mio arrivo stavi preparandoti. Adesso puoi guardarmi".
Sollevando lo sguardo, mi trovai davanti ad una visione scioccante: la giovane e timida infermiera, avvolta pudicamente nella candida uniforme, era scomparsa e mi trovavo al cospetto di una giovane e bella donna, il cui atteggiamento ed abbigliamento erano marcatamente ggressivi.
Il volto era truccato ed i capelli biondi non erano più costretti nella cuffia. Marina indossava un corpetto in pelle nera lucidissima, alti stivali neri che arrivavano all'inguine; le braccia erano ricoperte da lunghi guanti, sempre in pelle nera, che arrivavano alle ascelle. In una mano aveva un collare con guinzaglio, come quelli usati per i cani e nell'altra mano teneva un frustino da cavallo.
Ero completamente assorto da quella visione. Marina si avvicinò atteggiandosi e facendo ondeggiare i fianchi, sugli altissimi tacchi. Giunta in prossimità del mio volto passò il frustino sui miei capelli, compiacendosi della mia estasi.
"Allora, schiavo, è così che saluti la Padrona?"
Le parole di Marina mi riportarono alla realtà, interrompendo il mistico momento.
"Mi perdoni Padrona" mormorai prima di prostrarmi ai suoi piedi, incominciando a leccare con passione i lucidi stivali. Baciai e leccai con passione le splendide calzature, percorrendo ogni centimetro di pelle, assaporandone il gusto e respirandone l'acre profumo. Sentivo Marina gongolare, eccitata nell'affermazione del proprio dominio e compiaciuta  dalla  devozione  con  cui assolvevo il mio compito.
"Basta così, per il momento. Rialzati che devo metterti il collare". Mi sollevai  sulle ginocchia e attesi pazientemente che la giovane infermiera portasse a termine l'operazione, ostacolata dai lunghi guanti.
"Alzati, adesso" ordinò Marina dando uno strattone al guinzaglio. Mi sollevai faticosamente, con le ginocchia dolenti ed i muscoli intorpiditi.
"Metti le mani dietro la schiena e non muoverti per nessun motivo; se fai anche il minimo gesto, ti tolgo la pelle a frustate. Lo sai, non sei niente male per essere uno schiavo pivello". La giovane donna aveva pronunciato quelle parole girando attorno a me e percorrendo varie parti del mio corpo con le mani guantate; più volte si era soffermata sui capezzoli, aveva palpato in modo osceno le mie natiche ed ora si era posta davanti  a me  con  aria estremamente arrogante; le sue mani percorsero ancora una volta il mio petto scendendo poi verso il ventre. Marina, infine, raggiunse il mio pene che, un po' per la situazione, un po' per i tocchi della donna, era in piena  erezione.  Afferrato  il  membro, Marina lo massaggiò sapientemente. Il mio respiro incominciò ad essere affannoso, ma, memore degli ordini, non mi mossi di un millimetro, nonostante il tocco della donna fosse diventato sempre più vigoroso.
L'infermiera mi guardava compiaciuta, alternando lo sguardo fra il pene ed il mio viso; sul suo volto compariva un'espressione ironica che mal celava l'eccitazione di cui anch'essa era preda. La donna si avvicinò sempre più a me e, senza proferire parola, si protese in avanti; il suo volto era sempre più vicino al mio e le labbra raggiunsero le mie. Sentii la lingua penetrare nella mia bocca e cercare avidamente il contatto con la mia lingua. Risposi al sensualissimo bacio, cercando di fare del mio meglio, vista la scarsa dimestichezza che avevo in simili vicende. Marina lasciò il pene e, cingendomi i fianchi, mi attirò a sé. Quasi istintivamente e contravvenendo a quanto ordinatomi, l'abbracciai con ardore. Un caldo bacio, il contatto con il caldo corpo della bella donna, l'esperienza nuova che stavo vivendo, la stupenda sensazione che provavo al contatto con la pelle dei guanti e del corpetto, mi mandarono in visibilio. Ci baciammo con passione per diversi minuti, esplorando vicendevolmente i nostri corpi pervasi da fremiti d'eccitazione, fino a quando non sentimmo dei passi oltre la porta. Per un attimo restammo bloccati temendo di essere scoperti. I passi si allontanarono, ma quella breve interruzione diede tempo a Marina di riprendere il controllo di se stessa.
"Basta, adesso dobbiamo andare. Paola e Francesca ci stanno aspettando" disse la donna allontanandosi da me. Tentai di avvicinarmi con il chiaro intento di abbracciarla nuovamente, ma Marina, che aveva ripreso il completo controllo, mi colpì con una frustata alla coscia e diede uno strattone al guinzaglio.
"Allora non vuoi proprio capire, che devi ubbidire! Meriteresti una bella riga di frustate solo per il fatto di esserti mosso, ma per il momento sospendo la pena, però tu non approfittarne. Domani è il mio giorno di riposo e potrai venire a casa mia, così terminerai là il tuo addestramento, ma né Paola né Francesca dovranno sapere di questa schiavitù parallela. Mi piaci Massimo e vorrei poterti avere solo per me, ma in questo momento non è possibile, perciò fai il bravo. Ti darò ancora un bacio, ma poi via subito, non voglio prenderle ancora e, per quanto ti riguarda, soffrirò ogni volta che verrai punito da Paola o Francesca, perché voglio essere solo io la tua Padrona, colei che dovrai servire ed adorare, che potrà fare di te quello che vuole..." Così dicendo Marina mi baciò ancora una volta dolcemente.
La giovane infermiera aprì la porta e, tirando il guinzaglio, mi obbligò a seguirla. Ero nudo, trascinato per il collare, da una splendida donna, vestita in modo quantomeno eccentrico, mentre percorrevamo un corridoio, ma la cosa non mi metteva in imbarazzo e non provavo alcun timore che potesse giungere qualcuno, anzi forse desideravo proprio di essere scoperto per poter manifestare orgogliosamente la mia sottomissione, verso quella giovane donna, che mi aveva colpito repentinamente al cuore.
Arrivammo allo studio di Paola ed entrammo. Mia cugina e la dottoressa erano accomodate sul divano e stavano rifocillandosi. Avvicinandomi, non persi l'occasione di lanciare qualche fugace sguardo ai panini, ai dolci, alle bibite che erano riposti sul tavolino, proprio davanti alle due donne. Ma l'attenzione principale, la riservavo all'abbigliamento delle due Padrone: entrambe indossavano delle tute nere, che però realizzai immediatamente non essere di pelle. Solo dopo essere giunto a pochi passi da loro mi resi conto che si trattava di tute in gomma; già, lucidissima gomma nera che ricopriva interamente i loro corpi, fatta eccezione per i seni che uscivano da due aperture. Anche la zona dell'inguine era scoperta, a causa di una ampia apertura praticata negli indumenti. Le mani erano inguantate con dei lunghi guanti che arrivavano alle ascelle. Entrambe portavano degli stivali rossi che salivano molto oltre il ginocchio. Non potevo credere ai miei occhi. Mai avevo immaginato che potessero esistere degli abiti simili, in gomma.
"In ginocchio, schiavo. Saluta le Padrona!" ordinò Marina dando uno strattone e riportandomi alla realtà. Faticando a riprendermi dallo stupore, m'inginocchiai e baciai devotamente i piedi delle Padrone, ma allo stesso tempo cercai di sentire l'odore della gomma e, fingendo un maldestro moviento, sfiorai con le labbra l'insolito abito.
"Adesso puoi mangiare, ma stai in silenzio, seduto a terra" mi ordinò Francesca.
"Marina, serviti pure" invitò Paola. L'infermiera lasciò il guinzaglio e, andatasi ad accomodare nella poltrona davanti alle due amiche, si servì. Anch'io mangiai con avidità. Erano ormai le 16.20. Erano passate parecchie ore dal nostro arrivo. Dopo una mezz'ora di frenetico lavorar di mandibole, mi sentii sazio e completamente ristorato. Paola interruppe il sommesso parlottare con mia cugina.
"Marina, prenderemo un caffè, adesso". La giovane donna si alzò ed uscì dalla stanza. Saziato il mio appetito, la mia curiosità venne rivolta nuovamente verso quegli strani abiti che osservai con maggiore attenzione. Era la prima volta che li vedevo, ma mi procuravano un morboso interesse ed una strana eccitazione.
Marina fece ritorno con i caffè e le tre donne sorseggiarono la calda bevanda con palese soddisfazione.
"Niente di meglio, dopo un caffè, di una bella sigaretta" esordì Francesca dirigendo la mano verso un pacchetto posto in un angolo del tavolino.
"Aspetta Franci, il nostro schiavo sì è riposato abbastanza" interruppe Paola.
"Già, hai proprio ragione. Hai sentito schiavo? Muoviti".
"Subito Padrona" mi affrettai a dire, mentre prendevo il pacchetto di sigarette ed, apertolo, lo porsi ad ognuna delle donne.
Poi, preso l'accendino, accesi la sigaretta a Paola ed a Francesca. Nel compiere la stessa operazione per Marina, approfittai del fatto che le altre due erano alle mie spalle, per lanciare un tacito bacio all'infermiera
"Forza, avvicinati. Abbiamo deciso che riceverai un premio speciale; vogliamo farti provare delle sensazioni uniche ed abbiamo una sorpresa per te" mi disse Paola.
"Già, è arrivato il momento che tu provi una donna" proseguì Francesca. "Prima però vogliamo eccitarci, perciò incomincia a leccare Francesca fra le cosce e poi proseguirai con me". Mi avvicinai con timore ed intrufolatomi fra le cosce di mia cugina osservai in muta adorazione l'oggetto del desiderio che tante volte avevo immaginato e che per la prima volta vedevo così da vicino, già dischiuso in attesa della mia lingua.
"Forza, muoviti, non restare impalato, non ti mangia mica" ordinò Francesca.
"Cerca di soddisfarci come si deve, perché ad ogni errore, Marina ti frusterà, così imparerai prima; e non dimenticare di non interromperci mai, non voglio sentire neanche il più piccolo lamento, oppure..."
Avvicinai la mia bocca alla fessura di Francesca ed il tipico odore colpì le mie narici.
Con estremo timore protesi la lingua e nella mia inesperienza l'affondai penetrando Francesca. Una terribile frustata mi colpì sulle natiche.
"Non così. Sali un po', troverai un bottoncino: e lì che devi leccare e succhiare dolcemente.
Dolcemente, chiaro?!?!" Lo stranissimo sapore che avevo provato mi aveva per un momento schifato, ma facendomi forza eseguii l'ordine. Proseguendo l'esplorazione con la punta della lingua trovai finalmente il clitoride, che incominciai a titillare dolcemente. Rialzando gli occhi sopra il pube di Francesca vidi la dottoressa protendersi verso mia cugina per poi baciarla appassionatamente. Le mani di Paola percorsero il corpo di Francesca che fremeva di piacere.
Nonostante le bocche delle due donne combaciassero perfettamente, si potevano sentire distintamente i mugolii di piacere. Un paio di volte Marina mi frustò incitandomi a svolgere meglio il mio compito. Proseguii per parecchio tempo, fino al momento in cui Francesca si scostò dall'amica, solo per darmi un ordine.
"Adesso devi leccare Paola, schiavo. Muoviti!"
Incitato da Marina, mi spostai fra le gambe della dottoressa. Avevo la bocca impastata e piena dei peli di mia cugina, per cui cercai di toglierli; una sequenza di frustate terribili, mi colpirono sulla schiena e sul culo.
"Ahhaahhah" mi lamentai cercando di proteggermi con una mano.
"Chi ti ha detto d'interrompere? Chi ti ha dato il permesso di muoverti? Ti tolgo la pelle a frustate!!!" mi gridò l'infermiera inviperita.
"Perdono Padrona, non lo farò più" risposi umilmente.
"Sarà meglio per te. Forza, vai avanti" mi intimò la giovane donna. Raggiunsi la vulva della dottoressa. La fessura era spalancata. Facendomi largo con la punta della lingua esplorai sino a trovare il clitoride. Succhiai con avidità il piccolo bottone di carne, assaporandone il gusto ed aspirandone a pieni polmoni il profumo di femmina. Al primo contatto della lingua, Paola emise una specie di sospiro grave. Continuai nella mia azione.
"Ohhh... sììììììì... mio piccolo maiale... continua così" riuscì a mormorare la dottoressa, prima che la sua bocca si unisse nuovamente con quella di Francesca. La mano della donna scese lungo il ventre, per poi raggiungere la figa di Francesca, la quale ebbe un sussulto. Mentre la leccavo, Paola, aveva profondi sospiri e sembrava abbandonarsi, ma la mano infilata fra le cosce di Francesca, sembrava essere molto attiva, visto che anche mia cugina emetteva mugolii di piacere.
Mi dedicavo con passione alla mia opera, appagato nel sentire quali effetti sortisse la mia azione. Poco dopo, sentii urlare Francesca, che si dimenava, sconvolta dal piacere dell'orgasmo.
Ebbi un attimo di esitazione, stupito dal modo straordinario, con cui mia cugina esternava il proprio piacere.
"Cosa fai, ti fermi? Muoviti, schiavo!! !" mi incitò Marina frustandomi all'interno delle cosce. Il dolore fu terribile e, lasciatomi sfuggire un flebile lamento, ripresi velocemente la mia opera per non incorrere in ulteriori disgrazie. Leccai ancora con passione e, poco dopo, il corpo di Paola incominciò a fremere con sempre maggiore intensità. All'improvviso parve che la donna fosse percorsa da una scarica elettrica. Paola serrò la mia testa fra le cosce. L'orgasmo fu devastante e riuscii a percepire il fremere di quel corpo pervaso dal piacere.
Continuai a leccare, per quanto possibile, fino a quando la morsa delle gambe si allentò e la voce di Francesca mi ordinò di smettere.
Ebbi modo di osservare i due corpi ansimanti riprendere gradualmente il ritmo abituale. Era la prima volta che vedevo una donna godere ed ero allibito.
"Bravo schiavo, per essere la prima volta, sei stato in gamba. Con un po' d'esercizio diventerai un ottimo leccafica" mi disse Paola accarezzandomi i capelli.
"Già, non speravo in tanto. Credo che riceverai un premio" proseguì mia cugina che, accesa una sigaretta, cercava di ricomporsi.
Anche le altre due l'imitarono e Marina andò ad accomodarsi sul divano; per alcuni minuti parlottarono scambiandosi, di tanto in tanto, delle effusioni.
"Adesso  riceverai  il premio" mi disse Francesca spegnendo la sigaretta.
"Alzati!" proseguì mia cugina. "Che premio vuoi dargli?" chiese Paola.
"Ricordi quelle due cose che mi hai portato dall'Inghilterra?"
"Sì certo".
"Bene, una l'ha già provata, adesso proverà l'altra".
"Che cosa ha già provato?" chiese la dottoressa incuriosita.
"Il bavaglio".
"Ah sììì... che bello... allora vuoi... " disse divertita Paola.
"Sì, voglio..." rispose mia cugina che aveva zittito l'amica portando l'indice davanti alle labbra. Poi si rivolse all'infermiera:
"Marina, prendi delle corde".
"Padrona, cosa vuole fare?" chiesi.
"Come ti permetti di fare domande? Zitto!!!!" rispose Francesca torcendomi un capezzolo.        
“La prego, Padrona, non ce la faccio più.. " implorai.
"Buono, buono, ti ho promesso un premio, il giorno della visita a casa: ora lo avrai".
Incuriosito mi lasciai legare, anche perché sapevo che non avrei potuto ribellarmi.
Dopo  avermi  fatto inginocchiare sul divano, con il mento sulla spalliera, Francesca, aiutata da Marina, legò le mie braccia,  completamente protese,  alle corrispondenti gambe del divano. "Marina, preparaglielo". L'infermiera venne dietro di me. Udii il caratteristico rumore di guanti  in gomma che vengono infilati, mentre Francesca,  raccolta la  famosa valigia metallica, scomparve dalla mia vista. Marina mi dilatò le natiche ed infilò prima un dito, poi due nel mio ano ed incominciò a muoverli avanti  ed indietro.
"Ahahahhah" mi lamentai, anche se non avevo provato alcun dolore.
"Cosa volete fare? No... adesso basta... vi prego... basta..."
"Buono... buono... vedrai, sarà molto bello..." cercò di tranquillizzarmi Paola, divertita dalla scena.
Francesca fece ritorno. In un primo momento non notai alcuna novità, ma con l'avvicinarsi di mia cugina vidi che aveva indossato delle strane mutande dalle quali pendeva un pene in gomma; realizzai immediatamente le sue intenzioni.
"No... questo no... non voglio... Franci... Padrona, la prego, questo nooooo..."
"Avanti, non fare lo stupido. Ti avevo promesso che per premio ti avrei fatto mio ed ora è giunto il tuo momento"
"No... è troppo grosso... non voglio..."
"Adesso basta! Oppure vuoi che ti faccia stare zitto io?" urlò Paola. Francesca venne a porsi davanti alla mia faccia.
"Prendilo in bocca: se lo scaldi bene sarà meglio" disse mia cugina guidando il fallo contro le mie labbra.
Vedendo la mia ritrosia, Paola mi afferrò per i capelli ed avvicinò la sigaretta alla mia schiena, toccando brevemente la pelle.
Il tocco era stato veramente breve, ma mi parve di essere trapassato da decine di aghi. Aprii la bocca ed il sapore della gomma pervase la mia bocca.
"Su...  avanti succhialo bene...  fammi vedere che sei la mia troia e forse un giorno ti farò provare un cazzo vero... continua     pompinaro"     mi incitò Francesca che aveva incominciato ad oscillare il ventre mimando il movimento maschile durante l'amplesso. La voce di mia cugina era chiaramente eccitata.
"È  pronto?"  chiese la dottoressa  a Marina. "Direi di sì" rispose l'infermiera.
"Bene, è il tuo momento, caro" disse Francesca togliendo il fallo posticcio dalla mia bocca ed avviandosi dietro di me.
"Aspetta Franci, non dimentichiamo Marina".
"Ma certo. Marina vai fra le sue cosce e preparatelo perché poi sarà tuo". Sentii le dita dell'infermiera uscire brutalmente dal mio ano. Marina si sedette a terra con la schiena rivolta verso il mio culo poi, risalendo a ritroso, andò a porre il proprio viso a pochi centimetri dal mio pene. Sentivo l'alito caldo.
Francesca avvicinò la punta del fallo contro il mio ano e lo dilatò leggermente. Paola da parte sua aveva preso delle pinze che sembravano forbici, con le punte appiattite e le applicò ai miei capezzoli.
Francesca incominciò a spingere ed io istintivamente contrassi i muscoli dello sfintere anale.
"Rilassa i muscoli altrimenti è peggio" mi ordinò Paola e, per indurmi ad ubbidire, prese entrambe le pinze e le torse brutalmente. Urlai disperatamente e cercai di rilasciare i muscoli. Il fallo spinto sapientemente stava facendosi strada e, non appena ebbe completamente varcato lo sfintere, Francesca mi afferrò per i fianchi e, con un poderoso colpo di reni, mi penetrò introducendo il fallo per tutta la sua lunghezza, tanto che sentii molto chiaramente il ventre di mia cugina sbattere contro le mie natiche. Urlai disperato. Il dolore era terribile e mi sembrava che la carne si fosse spaccata. "Ahahahahaha... aiuto... così mi uccidete... No... basta... aiuto..."
"Stai zitto stupido, non morirai per questo" disse Paola.
"Mi si spacca la carne... smettete... vi prego..."
"La carne non si è spaccata, ma se ciò accadesse... tanto meglio, Francesca potrebbe fare ancora un po' di pratica" mi derise la dottoressa. Mentre mia cugina iniziava ad incularmi con molta decisione, Marina afferrò il mio pene. Sentii le morbide labbra avvolgere il mio glande, facendo poi scivolare l'asta tesa all'interno della bocca. Un caldo ed umido abbraccio mi diede una sconvolgente sensazione. Sospinto dai vigorosi colpi di Francesca muovevo il mio pene avanti ed indietro, nella bocca dell'infermiera. Il dolore si era gradualmente ridotto, trasformandosi in fastidio e scomparendo poi completamente. Ero eccitatissimo.
Francesca, interrompendo la propria azione, si protese completamente sopra di me alla ricerca della bocca di Paola che, prontamente, si concedette in un bacio appassionato.
Le mani della dottoressa stavano titillando dolcemente i miei capezzoli.
Massimo

                                                                                                                                 Fine quinta parte


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