|
|
|
UN CASTIGO ESEMPLARE
di Rolf
Alle diciotto in punto, Blenda Cowans si presenta nell'ufficio del
proprio principale. La donna è tesa e nervosa. Il giorno prima
è stato scoperto un ammanco di cassa e lei ne è la
diretta responsabile. Fa molto caldo.
Bennon è un uomo molto distinto, sulla quarantina, decisamente
elegante.
Entra subito in argomento.
«Mia cara Blenda» dice accendendosi uno dei suoi
proverbiali avana «l'ammanco di quattromila sterline nel suo
settore di cassa è un fatto di estrema gravita. Ciò
nondimeno, preferirei per il momento evitare un'inchiesta della
polizia. Sa com'è: il discredito sarebbe maggiore del danno
subito. Questo non toglie però che il responsabile vada punito.
È d'accordo?»
Blenda è molto sudata. Respira a fondo. Fa cenno di sì
con la testa.
«Naturalmente» prosegue l'uomo «una cosa
è la punizione e una cosa è la restituzione del
denaro... Su quest'ultimo punto, ci
si potrà mettere d'accordo in seguito.»
Fa sempre più caldo. Blenda
giocherella con un bottone della camicetta. Trangugia saliva. Si
decide:
«E per il primo?» Il signor Bennon sorride.
«Già» dice «la punizione. Se lei è
d'accordo, miss Blenda, io e mia moglie avremmo pensato ad una
punizione corporale.»
A queste ultime parole, Blenda è notevolmente avvampata. Sta per
alzarsi e lasciare l'ufficio, quando mister Bennon la ferma con un
gesto deciso.
«Se non accetta, Blenda, dovrò rivedere il mio
atteggiamento nei confronti dell'eventualità di avvisare
Scotland Yard.»
Blenda si risiede. È livida in volto e nell'animo. Di fatto, pur
non essendo stata lei ad appropriarsi del denaro, sa benissimo di non
poter reggere ad una dettagliata inchiesta di polizia.
Contemporaneamente, l'idea che Bennon e sua moglie vogliano utilizzarla
per giochi sadomasochistici la atterrisce. Ora ha di nuovo levato il
fazzoletto dalla borsa e sta asciugandosi il sudore.
«Non ho rubato quel denaro, Mister Bennon , e lei lo sa meglio di
me» dice con voce un po' tremula. L'uomo sorride.
«Oh, questo è tutto da dimostrare e non so proprio come
possa farlo. Comunque ne è è legalmente
responsabile. Capisce quel che voglio dire? La polizia non le
crederebbe mai. Vediamo, quanto può rischiare? Due anni, forse
tre. Invece, accettando una punizione corporale, il tutto si
risolverebbe in poche ore. Mi dica, miss Blenda, a scuola la
punivano?»
Blenda scuote il capo. No, Non è mai stata punita. Di fatto,
è sempre stata la migliore della classe e non ha mai dato modo
alle insegnanti di fare su di lei ciò che facevano, invece, alle
allieve indisciplinate. Seguita però a non vedere il nesso della
cosa con l'ammanco di cassa. Lo dice a Mister Bennon.
«Suvvia, Blenda, la sua innocenza è ammirevole, ma poco
convincente» risponde secco l'uomo. «La mia proposta,
comunque, è questa: lei verrà questa sera a casa mia e si
presterà ad essere punita di fronte a mia moglie e ad alcuni
nostri amici. Detta punizione, glielo dico subito, sarà
estremamente dolorosa ed umiliante. In cambio, io le prometto di non
far intervenire Scotland Yard.»
Blenda sussulta e accende l'ennesima sigaretta. Ha bisogno di un attimo
di riflessione e lo dice a Bennon. L'uomo assentisce. Una punizione
corporale, dunque, e, per di più, di fronte ad estranei.
Oramai, non c'è più alcun dubbio che Bennon è un
sadico depravato e che sta approfittando di tutta la situazione.
Ciò non toglie, però, ch'egli possa davvero far
promuovere un'inchiesta e farla dichiarare colpevole. My God! A Blenda
pare di nuotare in un abisso di diperazione.
«Che tipo di punizione?» domanda infine.
«Oh, bene.» risponde calmo l'uomo. «Vedo che
incomincia a ragionare. Come ho già avuto modo di dire, io e mia
moglie abbiamo esaminato bene la cosa e deciso che la punizione in
questione dovrà essere sia dolorosa che umiliante. Per quel che
concerne il primo punto, non ci sono problemi: lei verrà
fustigata. Per quel che concerne il secondo...» Bennon fa una
pausa. Spegne il sigaro. Sorride.
«Dica, Mister Bennon...» lo incita Blenda.
«Beh, per quel che concerne l'umiliazione, mia cara miss Cowans,
credo proprio che lei dovrà abituarsi all'idea di subire un
clistere e defecare di fronte ad estranei.» Blenda si alza decisa
e lascia l'ufficio.
Ore diciannove e trenta. Blenda è a casa sua. Per dieci, venti,
forse trenta volte ha già preso in mano la cornetta del telefono
per chiamare Mister Bennon. Ogni volta, l'ha riabbassata prima del
fatidico numero. Che fare? La proposta dell'uomo è
inaccettabile. Poi si è vista in un carcere, in divisa, fra i
lazzi delle altre detenute. A trent'anni, Blenda è più
che mai una bella donna. Alta, slanciata, con i capelli biondi e lunghi
sulle spalle, ha sempre sacrificato le proprie ambizioni amorose
sull'altare più concreto del lavoro. Ora, paradossalmente, quasi
sembra rendersi conto del tempo perduto. Così si alza e va allo
specchio. No, pensa, il carcere è inammissibile! Ne uscirebbe
distrutta sia fisicamente che moralmente. E allora che fare? Una
fustigazione, ha detto Bennon. Ma una fustigazione, per quanto
dolorosa, non lascerà mai dei segni profondi come una detenzione
prolungata. E allora? Che cosa le impedisce di accettare l'oscena
proposta dell'uomo? Ma certo! È quella bizzarra idea del
clistere. L'immaginare se stessa costretta a defecare di fronte ad
altre persone. Alla fine, Blenda si decide. Compone il numero.
Dall'altra parte del filo, una voce femminile:
«Casa Bennon.»
«Sono Blenda Cowans. Vorrei parlare con Mister Bennon.»
«Mio marito non è in casa. Dica pure a me, sono al
corrente di tutto.»
«Discuterò di ciò che m'interessa solo con suo
marito.»
«È impossibile, Blenda, mio marito sarà in casa
più tardi. Dica pure a me. È per la faccenda della sua
punizione?» Blenda trangugia saliva. Impianta le unghie nelle
mani.
«Sì. Ho deciso di accettare. A un patto,
però...» Dall'altro capo del filo, la donna non dice nulla.
«Vede ehm, Signora... io non intendo dopo... mi capisce, vero?
Così, davanti ad altra gente. Si metta nei miei panni...»
«Le condizioni che le ha posto mio marito non possono essere
cambiate. Mi dispiace, Blenda. Comprendo il suo stato d'animo.»
Blenda riaggancia con rabbia il microfono. Si dirige con passo deciso
verso il bagno a farsi una doccia.
Quando esce dal bagno, afferra i primi indumenti che trova e li indossa
direttamente sulla pelle. Solo un paio di blue-jeans e una maglietta,
niente biancheria intima. Ha deciso che leverà i vestiti in modo
impersonale e sbrigativo, tanto da non dare ai suoi presunti carnefici
la soddisfazione di uno spogliarello. Quindi esce di casa e si sbatte
la porta alle spalle. Sale sul primo tassi che trova. Durante tutto il
tragitto fino a casa di Bennon, si sforza di non pensare assolutamente
a ciò che le circostanze l'hanno indotta ad accettare.
Ciò nondimeno, Blenda ha la gola arsa e seguita a sudare.
Ecco: la casa è quella. Una villetta bianca alla periferia della
città. Blenda ne traversa il giardino e suona alla porta. I
battiti del suo cuore sono allo spasimo.
«Miss Blenda Cowans, immagino.»
La donna che è venuta ad aprire la porta è sulla
quarantina, bruna, molto abbronzata. Indossa un paio di calzoni di
jersey ed una camicetta gialla. Blenda non dice nulla. L'altra le porge
la mano.
«Io sono Liz Bennon, molto lieta. Se vuole accomodarsi...»
Blenda segue la donna in un piccolo salottino al pianterreno. Siede.
L'altra prende a sua volta
posto su una spalliera del sofà ed accende una sigaretta su un
bocchino d'avorio.
«Così lei è qui per essere punita, vero?»
Blenda fa cenno di sì con il capo. Accende a sua volta una
sigaretta.
«Come le avrà già spiegato mio marito»
prosegue la Signora Bennon «la punizione consisterà nel
ricevere un clistere di fronte a me, a mio marito e ad alcuni amici.
Dopo che avrà defecato, sempre in nostra presenza, la punizione
proseguirà con una fustigazione. Preferisco dirle subito che si
tratterà di una cosa molto dolorosa, in quanto lei verrà
battuta sulla intera superficie del corpo ad eccezione del visoi e
degli organi genitali. Ha qualche domanda da fare?»
Blenda si alza di scatto, compie due o tre passi nervosi per la stanza.
«Non lo so,» dice seccamente. «Non sono mai stata
fustigata, in precedenza. E nemmeno sono solita espletare i miei
bisogni di fronte a degli estranei. Lei è una depravata, Signora
Bennon.»
In quel preciso istante, squilla il campanello d'ingresso. Si tratta di
Mister Bennon. L'uomo è in compagnia di due persone. La prima
è un uomo di circa sessanta anni, molto distinto.
La seconda, una donna, dimostra una ventina d'anni o poco più.
È molto alta e magra ed asssomiglia vagamente ad una famosa
rock-star.
«Johnn, Mary Ann, che piacere. Venite, la signorina di cui vi ho
parlato è già qui. Miss Bennon, le presento John e Mary
Ann Crowfort.»
Liz si è alzata ed ora sta facendo gli onori di casa. Blenda fa
appena un cenno con il capo.
«Così lei ha accettato di essere punita
corporalmente» dice John rivolgendosi a Blenda. «Mi
complimento, ci vuole una notevole dose di coraggio.»
«Non avevo molta scelta, considerando che il suo amico mi ha
praticamente ricattata» risponde quest'ultima sforzandosi di
stare calma. «Ora, però se non vi dispiace, vorrei che
tutto cominciasse e finisse al più presto possibile.»
L'uomo sorrise versandosi un po' di whisky. «Il suo stato d'animo
è più che comprensibile, miss Blenda. Ciò
nondimeno, la pregherei di avere ancora un attimo di pazienza. Mary
Ann, vuoi essere così gentile da incominciare a preparare il
necessario?» A tali parole la compagna del Signor Crowfort si
alza ed esce dalla stanza. Quando ritorna, ha sulle braccia un vassoio
con un vaso da notte, un rotolo di carta igienica ed un enteroclisma.
Pone il tutto sul tavolo.
«Sentite... io... io non ce la faccio!» esclama Blenda
alzandosi di scatto per raggiungere la porta. Subito, Mister Bennon la
raggiunge e l'afferra per un braccio. «Non faccia la
bambina» le dice piano in un orecchio. «Le assicuro che il
carcere è molto peggio.» Blenda è sudata, ha le
gambe che le tremano. Ritorna a piccoli passi verso la propria poltrona
e riprende posto. «Ecco, brava» dice Mister Crowfort.
«In questi casi, dopo avere preso una decisione, occorre avere la
forza di procedere fino in fondo. Noi capiamo che ciò che sta
per accaderle non piacerebbe a nessuno; ma lei deve altrettanto
rendersi conto che il nostro compito non è dei più
semplici.»
Ora, anche Mary Ann interviene nella discussione:
«Scusa, Liz: dove posso trovare la tela cerata?» Liz Bennon
si alza ed accompagna l'amica a prendere ciò che ha chiesto.
Né Blenda, né i due uomini dicono alcunché durante
il breve tempo che stanno soli. Poi le due donne ritornano ed
incominciano a compiere alcuni gesti con fare estremamente sbrigativo.
Dapprima, Liz sposta il piccolo tavolino al centro della stanza in un
angolo. Poi, Mary Ann stende un largo panno di tela cerata nello spazio
appena ricavato. Quindi, ancora, la stessa Mary Ann prende
l'enteroclisma ed esce dalla stanza.
«Ora le spiego le modalità della punizione» dice
Liz, rivolta a Blenda, accendendosi un'altra sigaretta. «Fra
poco, la mia amica ritornerà con l'enteroclisma completamente
colmo d'acqua molto calda e vischiosa di sapone, bicarbonato e sale.
Lei si spoglierà completamente e si metterà carponi su
quel telo. Io e mio marito ci assicureremo che non si possa muovere
prima che l'enteroclisma sia terminato. Non c'è altro.»
Alle ultime parole della donna, per quanto facesse forza a sé
stessa per controllarsi, Blenda è notevolmente avvampata. Ora,
nella stanza regna un imbarazzato silenzio. Tic, tic, tic, si ode
appena il tichettio di un orologio appeso alla parete. Blenda si alza.
Trangugia saliva. Mai più avrebbe pensato di trovare tutto
così difficile. Ancora compie alcuni passi su e giù per
la stanza. Poi si decide: leva il maglione. I suoi seni baluginano un
attimo nell'ambiente circostante. Ora è la volta dei blue-jeans.
D'acchito, Blenda prova la strana sensazione di essere l'unica persona
nuda fra altre vestite. È sempre più rossa in viso. A
piccoli passi, raggiunge il telo cerato e vi si accoscia carponi.
Percepisce il freddo contatto della plastica. Si sente estremamente
ridicola ed oscena.
«Così va bene?» domanda appoggiando il capo
nell'incavo dell'avambraccio.
Liz e Arthur Bennon si alzano. L'uomo la cinge per la vita; la donna,
invece, si sistema di fronte al suo volto e la cinge fermamente per le
ascelle. Ora, Blenda non può più muoversi.
Mary Ann Crowfort fa il suo ritorno nella stanza. La donna ha in mano
l'enteroclisma. Quest'ultimo è stracolmo di acqua calda e
fumante. Quindi la donna passa alle spalle di Blenda e questa chiude
gli occhi. Ecco: ora Blenda avverte nitidamente due leggere dita
femminili appoggiarsi all'interno delle sue natiche e dilatarne
l'orifizio. Si irrigidisce istintivamente.
«Piano,» mormora, «faccia piano...». Invece,
Mary Ann ha appoggiato qualcosa di duro contro lo sfintere e lo ha
introdotto con gesto deciso. Si tratta evidentemente della cannula
usata normalmente per i lavaggi vaginali. Blenda si dimena un poco. Liz
accentua la stretta.
«Non faccia la bambina.» dice la donna. Blenda ha il cuore
che batte all'impazzata. Suda. Ora, dal movimento del piccolo oggetto
nello sfintere, ha capito che Mary Ann ha aperto la chiavetta. Ed ecco,
infatti, quasi ad immediata conferma, che un fiotto d'acqua bollente
scorre in lei e ne inonda le viscere. L'impulso a defecare è
immediato. Istintivamente, Blenda cerca di dimenarsi e Liz ed Arthur
Bennon devono accentuare la stretta. Blenda ora mugugna. Cerca di
irrigidire la muscolatura anale ed opporre quindi un minimo di
resistenza al flusso dell'acqua. È inutile. Mary Ann, infatti,
seguita a tenerle divaricate le pareti anali con una continua pressione
delle dita. Poi, a un tratto. Blenda ode una sorta di gorgoglio
provenire dal suo intestino e sente l'acqua cominciare a scorrere
ancora più velocemente. È in un bagno di sudore. Fa per
alzarsi ma Liz ed Artuyr la tengono fermamente.
«Lasciatemi, vi prego...» dice con voce roca e lo sguardo
pieno di lacrime.
Invece di rispondere, l'uomo e la donna la costringono con il petto
contro la tela cerata. Adesso, gli sforzi che Blenda deve fare per
trattenere la voglia di evacuare sono quasi disumani. Seguita a
dimenare in avanti e indietro il corpo per quanto le è
possibile, si graffia il ventre, il suo volto è sconvolto.
«Soltanto mezzo litro» dice la voce di Mary Ann alle sue
spalle. Sì, soltanto più mezzo litro, ma Blenda si rende
subito conto che ricevere in sé quella quantità d'acqua
le sembrerà un'eternità. Liz, intanto, si è ora
eccitata sessualmente e Blenda ne può percepire quasi la
tensione erotica. Ecco: la donna sta stringendo il suo viso contro il
tessuto della camicetta, contro i seni. È un buon profumo di
femmina che invade le narici di Blenda. Quasi, le verrebbe spontaneo di
cercare conforto fra quelle odorose colline di carne. Affonda ancora il
viso. L'altra la stringe più forte. Dice che è la sua
bambina ed altre cose simili. Nel frattempo, il flusso dell'acqua
è cessato. Blenda avverte la cannula sfilarsi e le mani di Mary
Ann stringere forte le natiche. Seguita ad avere un impellente bisogno
di defecare. Lo dice piano a Liz.
«Si trattenga ancora un po', Blenda.» Il bisogno di
evacuare è però sempre più forte. Blenda cerca
più volte di divincolarsi. Non riesce a capire perché non
le permettano, ora che il clistere è terminato, di espletare al
suo bisogno. Decide di rivolgersi ancora una volta a Liz.
«Lasciatemi, vi prego, adesso...» Ecco: senza che potesse
farci nulla, Blenda scoppia improvvisamente a piangere e a
singhiozzare. Comincia a ripetere incessantemente che deve andare al
gabinetto. Soltanto ora, le persone che la tengono ferma allentano la
presa.
«Ora può defecare, Miss Blenda» dice con calma
Arthur Bennon. Blenda si mette in ginocchio. Raggiunge a fatica il vaso
da notte. Vi si accovaccia. Poi, finalmente, libera il suo corpo.
Subito dopo, Liz Bennon ha indicato sbrigativamente a Blenda la porta
del bagno ed ha invitato marito ed ospiti ad uscire in giardino.
Così Blenda ha potuto con calma rimettersi in sesto e fare una
doccia. Ora, lo stato d'animo della donna è denso di vergogna e
confusione. Mai, in vita sua le era di fatto capitato di essere
umiliata a tal guisa. Ha ancora di fronte a sé lo spettacolo di
lei nuda e clisterizzata. Soltanto quel pensiero, la fa rabbrividire.
Ma come è stato possibile, domanda a se stessa rivestendosi ora
con calma. Io, Blenda Cowans! Epppure, si rende sempre più conto
d'aver agito nell'unico modo possibile. Sì, pensa Blenda, non
potevo fare diversamente. Dopo aver ripulito la stanza, decide di
raggiungere i suoi carnefici in giardino. Non è finita, infatti!
Se il clistere era la parte della punizione più umiliante, ora
l'attende quella più dolorosa!
Blenda trova Liz e gli altri in giardino, seduti intorno a un piccolo
tavolo di pietra. La serata è quieta e calda. «Si accomodi
pure, Miss Cowans» dice calmo Artur Bennon indicando a Blenda una
sedia in vimini.
«Di fatto, abbiamo pensato che la sua fustigazione avverrà
all'aperto. La casa è abbastanza isolata e non c'è
pericolo che le sue grida possano attirare l'attenzione dei vicini.
Vuole prima bere qualcosa? Immagino che ciò che è
successo prima l'abbia scossa molto più di quanto lei stessa non
voglia dimostrare.» Blenda siede e si versa un po’ di whisky.
Trangugia il liquore di un fiato. A poco a poco, sente ritornare in
sé le forze.
«Quello che mi avete fatto è osceno, pazzesco,
incredibile» dice prendendo dalla borsetta il fazzoletto ed
asciugandosi un residuo di lacrime.
«Era nei patti, no? D'altronde, per quanto possa essere stato
umiliante un clistere in pubblico, ciò che l'aspetta adesso
è molto peggio.» A parlare è stato John Crowfort.
«Come già le ho detto» interviene a sua volta Liz
Bennon «lei è in procinto di ricevere cinquanta colpi di
scudiscio sull'intero corpo, con l’ovvia esclusione del viso ,ma le
sarà risparmiata anche la zona genitale. Ad eseguire
materialmente la fustigazione sarà una domestica della Signora
Mary Ann, che dovrebbe essere qui a momenti. Subito dopo l'esecuzione
della pena, la stessa Signora Mary Ann provvedere a medicarla.»
«A quel punto» interviene Mister Bennon «io le
consegnerò un impegno scritto a non agire legalmente nei suoi
confronti, e lei s'impegnerà altrettanto a non fare parola con
alcuno su ciò che è successo oggi.»
«D'accordo» dice Blenda un po' più calma.
Per alcuni minuti, non accade assolutamente nulla d'importante, e
Blenda ascolta le ciance da salotto che ora si stanno intersecando
intorno al tavolo. Liz e Mary Ann parlano di moda, i due uomini
dell'andamento del mercato azionario. Poi, improvvisamente, una strana
figura fa la sua comparsa nel piccolo giardino dei Bennon. Si tratta di
una donna dall'apparente età di venticinqueanni, quindi molto
giovane, che indossa un completo di jeans e stivaletti ai piedi. La
donna ha i capelli chiarissimi tagliati a caschetto, occhi azzurri e
un'espressione che denota una grande sicurezza di se stessa.
«Non appena mi avete telefonato, Milady, ho lasciato tutto
ciò che stavo facendo e mi sono precipitata da voi» dice
facendo un abbozzo di riverenza a Mary Ann.
«Molto bene, Sandy. In realtà, si tratta di quella cosa
che già ti avevo accennato. Ecco, questa è la donna che
devi punire. Ora Lady Liz ti indicherà dove trovare tutto il
necessario.»
Come già prima del clistere, anche ora Blenda sente il cuore
batterle molto forte. Dunque sta per essere frustata! E in pubblico!
Intanto Sandy si è fatta dire qualcosa da Liz ed è
entrata in casa. Quando ritorna, ha in mano un lungo scudiscio di cuoio.
«Può di nuovo spogliarsi, Miss Blenda,
completamente» dice con tono
estremamente calmo Mister Bennon. Allora, per la seconda volta nella
giornata, Blenda sfila i propri indumenti e rimane nuda. Segue quindi
la cameriera sotto un albero posto nelle vicinanze. A un ramo di
quest'ultimo, è già appesa una corda. Sandy la indica con
un gesto del mento. «Le braccia» dice. «Unisca i
polsi e le tenga alte sul capo.»
Blenda fa come le è stato detto e Sandy sale su un piccolo
sgabello. Impiega meno di qualche secondo a stringere fortemente i
polsi di Blenda e ad annodare la corda. Nel frattempo, anche Liz,
Arthur e i due Crowfort si sono avvicinati ed osservano la scena a
qualche passo di distanza.
«Come la devo frustare, Milady? Su tutto il corpo?» domanda
Sandy.
«Sì, meno il basso ventre. Fai un buon lavoro,
Sandy.» Molto lentamente, la donna si porta dinnanzi a Blenda. Si
sfila quindi il giubbotto in jeans e rimane in maglietta. Raccoglie la
frusta. La prova. Un sibilo sembra quasi frantumare la quiete della
sera.
«Cinquanta colpi, Milady?» Blenda non ode nemmeno la
risposta. Trattiene il fiato. Ecco: Sandy ha alzato la frusta... un
sibilo... un atroce bruciore al ventre. E uno, dice Sandy. Poi torna a
rialzare la frusta. Swift. E due.
Ha di nuovo colpito di traverso il ventre di Blenda, e questa ha
gridato con tutta la forza che aveva in corpo. Ora, Sandy è di
nuovo pronta, il braccio alzato, il viso indurito come quello di
un'amazzone nordica... Swift. E tre. Ha colpito sulle cosce. Anche dopo
il colpo di frusta, nota Blenda, il bruciore insopportabile non sembra
diminuire... Anzi ... Ahimè... Ora Sandy si è spostata e
Blenda pensa che sta per picchiarla sulla schiena. Si irrigidisce.
Swift. Una fitta lancinante dall'ascella al coccige. Poi le natiche.
Altri colpi.
Poi un paio di colpi secchi che attraversano le mammelle. Il dolore
è lancinante. Ora Blenda urla in continuazione incapace di
controllarsi.
Swift. Swift. Swift.
I colpi cadono con sadica precisione su tutta la superficie del corpo.
Al cinquantesimo colpo, Blenda Cowans si accascia su se stessa e
ringrazia mentalmente il cielo: è finita.
«La punizione è terminata.
Domani torni pure al suo lavoro, miss Cowans» dice con serafica e
imperturbabile calma Mister Bennon.
|
|
|