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SITUAZIONI SM
Di Gianandrea

Sono le 9 di mattina ed aspetto Monica nel parcheggio del J  centro commerciale. Monica vuole avermi "a disposizione" un giorno ed una notte interi. Ho un po' freddo, sotto il giubbotto ed i pantaloni non porto niente ed ho i crampi per non aver ne' pisciato ne' evacuato. Lei vuole così. Finalmente arriva, apre il bagagliaio della Sua S. W., salgo e mi tolgo il poco che ho addosso. Mi mette al collo il collare di cuoio e mi fissa dritto negli occhi: è il segnale, ora sono il suo cane!
Devo sempre camminare a quattro zampe, Monica mi porta al guinzaglio nel retro della casa. Mi guarda mentre, accucciato, libero le budella. È strano, non provo più nessuna vergogna, mi sento veramente un cane. Mi sciacqua con la canna da giardino... per pulirmi bene me la spinge fin dentro l'ano. "Grazie Padrona !"
Monica esige che io sia sempre pulito, fuori, ma soprattutto dentro ! Di solito devo resistere a clisteri nell'intestino e nella vescica fino a farmi scoppiare la pancia, ma oggi vuole dedicarsi a un'altra zona: lo stomaco. Sono in ginocchio, Monica mi benda gli occhi e mi porge un bicchiere di acqua calda e salata, il sapore è disgustoso. Devo berne sette, alla fine ho l'addome teso ed un senso di nausea. "Fai tre respiri profondi e mettiti a quattro zampe !" Mi chiede se sono pronto, non so per che cosa e non vedo, ma faccio cenno di sì. La pedata nel ventre gonfio è foltissima. Lo spasmo allo stomaco mi toglie il respiro mentre il primo urto di liquido acido mi riempie la bocca.
Il travaglio dura almeno cinque minuti, ma alla fine lo stomaco è perfettamente lavato e sgrassato. (È un modo un po' originale per fare la lavanda gastrica). "Grazie Padrona !" Monica è perfida, non mi fa mangiare nella ciotola. Preferisce buttarmi un pezzo di avanzo in un angolo, vedermi correre in ginocchio e schiacciare il muso a terra per addentarlo, poi ne ributta un altro dalla parte opposta. Gode nel vedermi penare avanti e indietro. "Grazie Padrona !"
A Monica piace il gioco del vero o falso. Chiama sempre un'amica, così si diverte di più. Mi bendano gli occhi e poi comincia il gioco.
"Ti ho fatto leccare prima la spazzola delle scarpe poi lo scopino del cesso - sì o no ?" - "La piscia che hai bevuto era di...." e cosi via.
Rispondo a cenni con la testa se sbaglio: o una strattonata ai testicoli, una sberla sulla bocca o un calcio in pancia. Il gioco è solo un pretesto, a prescindere dalla risposta mi irrigidisco e cerco di indovinare dove arriverà il colpo.
"Grazie Padrona !" Monica sfrutta la propria esperienza di infermiera per procurarmi il massimo del patimento fisico senza lasciare traccia. L'introduzione nell'epidermide di soluzione acquosa procura edemi molto dolorosi a seconda della parte in cui viene iniettata.
"Ti devo legare perché ora ti faro un po' male". In mano tiene una siringa piena da 20 cc. Mi disinfetta i seni con del cotone, intuisco ciò che mi aspetta: la siringatura dei capezzoli. Sento le due fitte: prima l'infilzata poi il liquido che si spande, stringo i denti, dal bruciore pare mi stia iniettando alcol puro. Va lentissima, 5 buchi ogni aureola, il dolore è insopportabile. Alla fine  mi  guardo,  i capezzoli sono diventati come due ciliegie da tanto sono gonfi e tesi, gemo al solo sfiorarli. Oggi è toccato ai capezzoli, l'ultima volta mi ha siringato e riempito di liquido il sacco che contiene i testicoli.
"La prossima volta tocca a questo bel buchetto" - dice palpandomi fra le natiche -"vedrai come lo gonfieremo bene!"
L'edema impiega più giorni per riassorbirsi, nel frattempo la sensazione di fastidio è continua. Dice che è il Suo modo perché La pensi anche... dopo.
"Grazie Padrona !"
Quando invita un'amica Monica le offre il té.
Io faccio da tavolino. Mentre versa la bevanda inciampa (apposta) e rovescia la tazza. Sento il bruciore del liquido bollente che si spande sulla pelle. Devo stare fermo -per non rovesciare anche l'altra tazza. Ora guardano la TV, tengono le gambe appoggiate sulla mia schiena. "Grazie Padrona!"
Monica è una sporcacciona. Sto accucciato nell'angolo della sala, Lei legge in divano. Ora si alza e viene verso di me con un sorrisetto ironico. Si gira e, tenendomi la faccia schiacciata fra le Sue natiche, si libera fragorosamente dei gas che ha nella pancia.
"Grazie Padrona !"
Monica è lesbica, ha solo amici gay. E seduta sul divano con due amiche, io sono in ginocchio al centro della stanza, vogliono tutti godersi lo spettacolo. Suonano alla porta, entrano in due, vengono verso di me, è già tutto organizzato.
I cazzi che escono dalle patte sbottonate sono ancora flosci. Me li appoggiano alla bocca, devo darmi subito da fare. Provo una strana sensazione, ma mi piace sentire il cazzo in bocca che, da moscio, prende forma e s'indurisce.
Una mano mi sta ungendo il buco del culo.
"Se non spingi per rilasciare lo sfintere sentirai più male!"
Lo faccio, cominciano a pomparmi.
Mi volto verso Monica che osserva l'azione mentre le altre due la stanno masturbando. Ho le due cappelle rosse davanti agli occhi, le mani si muovono sempre più in fretta. Il primo mi colpisce con almeno cinque getti, poi arriva l'altro. Tengo gli occhi e la bocca chiusi, sento solo le sborrate calde che colano. A Monica non basta e con la mano me le spalma per bene su tutta la faccia. "Sta' fermo così, che adesso ti laviamo!" Lo scroscio del piscio mi entra nelle narici, riesco a distinguere l'odore diverso di quattro pisciate. È così che Monica mi fece scoprire il mio lato omosessuale, ora sono un perfetto bisex.
"Grazie Padrona”  Manica si eccita Padrona nel frustarmi, gode nel sentire lo schiocco sulla mia pelle, a dipingermi - dice Lei - la schiena e il resto del corpo con "pennellate" di rosso. Prima di iniziare mi spalma con l'olio. Lo fa per potersi sfogare più a lungo e con più violenza: la pelle si gonfia e si arrossa, ma non si lacera perché le strisce di cuoio scivolano sulla pelle. Sa che non sopporto la frusta, per non vedermi dimenare, oltre ai polsi e le caviglie, mi immobilizza anche i fianchi. Vuole sentire solo gli schiocchi delle sferzate, i gemiti la disturbano, mi riempie la bocca con dei pezzi di gommapiuma e me la sigilla con un cerotto.
Comincia a colpirmi. Fa un lavoro di precisione: dirige la frusta in ogni zona del corpo senza lasciare parti scoperte. Non smette, sento i colpi e
Monica si eccita il bruciore fin dentro al cervello, non ce la faccio a resistere.
Non sento più niente, forse è finita.
Non so quanti colpi ho ricevuto, dal sudore che le cola sul viso, credo che oggi ci è andata con mano pesante.
"Grazie Padrona !"
"Oggi ti faccio il calco dell'uccello." (?!?)
È abile e veloce nel rasarmi il pene e lo scroto. Mi porta in cucina e sul tavolo c'è un pentolino con della cera che è stata appena fusa. Mi fa mettere a "novanta gradi" a gambe divaricate con la faccia ed il petto sul tavolo. Mi stringe una cinghia sulla schiena per immobilizzarmi il busto. Con del burro comincia a ungermi le palle ed il pene floscio. Le dico che ho paura.
"Non preoccuparti, sentirai dolore all'inizio, ma non ti succederà nulla." Non posso vedere, sento solo una mano che mi preme sui glutei e l'altra che mi schiaccia il pentolino all'inguine per immergere il cazzo nella cera fusa. Grido, ma la Sua mano preme ancora più forte.
Non so quanto tempo passa prima che il cazzo sgusci dalla cera indurita.
"Ora ci metto il gesso, quando toglierò la cera avrai anche tu la tua bella statuetta nella mia... cazzoteca."
"Grazie Padrona !"


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