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MA CHE CARE AMICHE
di Livio
I genitori di Marcella erano ancora una volta in giro per il mondo e
l’inflessibile e severa istitutrice Miss Janet si stava occupando della
ragazza ormai ventenne, ma con la testa di una ragazzina di tredici.
Anche quel giorno ne aveva combinate a iosa tanto da meritare un severo
castigo da parte di Miss Janet che aveva pieni poteri sulla ragazza,
così come precisato dal padre, anche questa volta prima di
questo ennesimo viaggio.
- “No, Miss Janet, per favore, non puoi farlo proprio adesso! Nooo!
Lasciami, ti prego! Ci sono le mie amiche di là che mi
aspettano! Noooo!!! Nooo. Per favore, NOOOOOOO!!!!!”
La voce di Marcella andava e veniva, da un flebile sussurro ad uno
strillo acuto. Le due ragazze che aspettavano in piedi nell'ingresso
trasalirono e si scambiarono una rapida occhiata. Istintivamente
guardarono in direzione della porta semiaperta che immetteva nel
soggiorno.
Erano entrambe coetanee di Marcella, graziose, ed erano venute a
prenderla per andare tutte insieme in discoteca. Mentre aspettavano la
loro amica, si erano guardate nello specchio dell'ingresso, sforzandosi
in vario modo di apparire disinvolte, nei loro abiti e sulle loro
scarpe con i tacchi a spillo.
Marcella aveva un'espressione decisamente infelice dipinta sul viso,
mentre le sue guance color rosso acceso bruciavano di vergogna e di
paura. Invano si sforzava di opporre resistenza, dibattendosi e
supplicando, mentre Miss Janet con piglio sicuro e perentorio
l'attirava progressivamente a faccia in giù attraverso il
proprio grembo. Prima ancora che il suo pancino entrasse a contatto con
le ginocchia Marcella lanciò le braccia in avanti, cercando
l'appoggio del pavimento sotto le mani.
Seminascosto dai capelli lunghi e smossi, il suo viso apparve rigato da
grosse lacrime, mentre le sue gambe lunghe e snelle si agitavano su e
giù nell'aria. Una scarpina di vernice rimase sul pavimento,
mentre l'altra restò appesa in precario equilibrio al piedino
scalciante.
Miss Janet sollevò con calma puntigliosa l'orlo inferiore della
gonna, ripiegandola accuratamente sul dorso e tenendola ferma sotto il
suo braccio sinistro per evitare che ricadesse. Adesso Marcella metteva
in mostra per intero le sue belle gambe affusolate e velate fino a
metà coscia dalle calze di naylon e solcate più in alto
dal nastro della giarrettiera color grigio perla, che scompariva alla
vista sotto l'orlo merlettato di un delizioso e minuscolo paio di
mutandine di naylon, perfettamente aderenti su di un rotondo e sodo
culetto.
Lorena e Jessica erano combattute tra l'imbarazzo e l'emozione,
suscitati in loro da quell'insolito spettacolo. Entrambe avvertivano
una strana e pungente sensazione che si sprigionava dall'interno delle
loro mutandine e di lì si irradiava per tutto il loro
corpo.
- “Guarda Lory! - sussurrò Jessica avvicinando la bocca
all'orecchio dell'amica fino a sfiorarne il lobo - Hai visto come
sono sexy le sue mutandine? Sai cosa non darei perché
la mamma mi permettesse di comprarne un paio così!”
-“Già, figurati la mia! -bisbigliò Lorena visibilmente
sovraeccitata - Sai quante me ne darebbe se mi sorprendesse a indossare
una cosa così... indecente, ecco! Io le porto ancora di cotone
bianco, figurati! E tu?”
- “Anch'io, .certo. Però la mamma mi ha appena comprato
una parure molto carina, di seta azzurrina. La sottoveste ha un motivo
floreale sul seno e le mutandine hanno gli orli di pizzo bianco.
Però vuole che la indossi soltanto la domenica, chissà
perché, poi!”
Mentre parlavano sottovoce, le due amiche non staccavano gli occhi
dalla scena che si andava sviluppando davanti a
loro.
-“Ti prego, Miss Janet.. ascoltami, per favore...
Così mi stropicci tutto il vestito... Non darmele, ti
supplico... O almeno non puoi aspettare fino a
domattina?”
Marcella piangeva, dimenando i suoi fianchi da gazzella. Roteando la
testa di qua e di là, il suo sguardo cadde finalmente verso la
porta del soggiorno, ormai quasi ompletamente aperta.
-“OOOOOHHHH, NOOOO!!!! Miss Janet, ci sono le mie amiche che guardano!
Ci stanno guardando, lo capisci? Lasciami, ti prego, lasciami andare!
Non puoi umiliarmi così davanti a loro! Ti scongiuro mandale via
almeno!”
Ma Miss Janet non parve fare alcun caso alla presenza delle due
compagne di Marcella, né si lasciò distrarre da quanto
già si accingeva a fare. Le sue dita si insinuarono sotto
l'elastico che reggeva in vita le mutandine, e per quanto la ragazza
cercasse di impedirglielo lanciando indietro le braccia, non ebbe
difficoltà ad abbassargliele, mettendo a nudo la morbida e
fresca rotondità di un bel sederino di ragazza giovane e forte.
Le mutandine scesero oltre l'attaccatura delle calze di naylon, fino
quasi alle ginocchia, frenando di colpo il furioso scalciare delle
gambe.
Con il culetto nudo in mostra sotto gli occhi delle sue amiche,
Marcella si sentiva morire dalla vergogna. Almeno Miss Janet le avesse
concesso le mutandine,
come accadeva qualche volta! Ma ormai era troppo tardi per recriminare,
e per fare qualsiasi altra cosa, tranne chiudere gli occhi, stringere
forte i pugni, mordersi le labbra e sperare che Miss Janet non volesse
essere troppo severa con lei.
Come può una ragazza andare in discoteca, ballare e divertirsi
se subito prima è stata sonoramente sculacciata sul sedere nudo,
che ancora le brucia dentro le mutandine?
Marcella gemette con un «ooohhh» soffocato tra i denti,
quando il primo sculaccione inflitto dal palmo aperto andò a
stamparsi con uno schiocco sonoro sulla sua pelle nuda. E subito dopo,
ecco il secondo «CIAC!» echeggiare nelle sue orecchie e
bruciare sulle sue tenere rotondità.
Le sue cosce velate di naylon sforbiciarono ripetutamente l'aria,
mentre il sederino sobbalzava su e giù sulle ginocchia di Miss
Janet, man mano che la sculacciata procedeva con ritmo incalzante.
Lorena e Jessica restavano immobili nell'apertura della porta, con la
bocca aperta e gli occhi sgranati, stringendosi l'una contro l'altra un
po' per necessità fisica e un po' per farsi coraggio.
Si rendevano entrambe conto di quanto le sculacciate dovessero bruciare
sul didietro nudo della loro amica, là dove la pelle appariva
inizialmente rosata ed ora stava rapidamente arrossando fino a farsi
scarlatta. Sapevano per esperienza personale ciò che Marcella
stava provando in quel momento, visto che le loro madri avevano le
stesse idee in fatto di sistemi educativi. Questa era, però, la
prima volta in cui capitava loro di assistere così da vicino
alla sculacciata di una loro amica: queste cose, di solito, avvenivano
in una stanza chiusa, dove nessuno potesse assistere all'umiliazione
della ragazza punita.
-“ È un peccato - mormorò Jessica all'orecchio di Lorena.
- finirà per strappare quelle belle mutandine se continua a
sgambettare su e giù in quel modo!”
In effetti le mutandine di naylon che la mano di Miss Janetaveva
inizialmente
abbassato sulle cosce, erano adesso discese attorno ai polpacci,
raggiungendo quasi la caviglia della gamba sinistra, ma nello stesso
tempo rimanendo bloccate poco sotto il ginocchio della gamba destra. Il
rischio di uno strappo improvviso era veramente molto forte, tanto la
stoffa appariva tesa da un'estremità all'altra. Nello stesso
tempo, però, le mutandine costituivano anche un notevole
ostacolo per ulteriori sforbiciate di gambe, e Marcella si vide
costretta suo malgrado a ridurre i suoi sgambettamenti, accentuando
piuttosto le contorsioni laterali delle anche e i movimenti sussultori
del bacino.
- “Ohhh!” - ripetè Jessica con voce languida e sognante -davvero
mi piacerebbe tanto avere delle mutandine come quelle! Anche a costo di
prenderle tutti i giorni dalla mamma, giuro! Sapessi come odio quelle
goffe mutande di cotone, con gli elastici che ti stringono le cosce.
Sono... sono così infantili, ecco!”
Lorena questa volta non rispose, tanto i suoi occhi erano concentrati
sui nuovi sviluppi della situazione. Adesso Marcella stava frignando
come una mocciosa e cercava in tutti i modi di girarsi sul grembo di
Miss Janet.
Teneva la mano destra protesa all'indietro, nel tentativo di proteggere
il suo malcapitato fondoschiena, là dove la sua pelle
incominciava ad assomigliare a quella di un pomodoro da sugo.
-“Metti via la mano, signorina, e piantala di fare
tutte queste storie! Sai bene quello che ti ho promesso l'ultima volta
che ti ho trovata con le sigarette nella borsetta! Ti avevo pur detto
che non mi sarei più accontentata di suonartele con la mano,
come ho sempre fatto, ma che avrei usato qualcosa di
più persuasivo. Ah, come vorrei avere qui un bel battipanni, per
farti provare che cosa significa una vera sculacciata come dico io”
E qui accadde qualcosa di imprevedibile. Aprendo del tutto la porta,
Lorena avanzò di due passi nel soggiorno e disse, con voce
lievemente stridula:
- “Posso aiutarla, signora? Se vuole, il battipanni posso andare a
prenderglielo io!”
Per un momento Miss Janet smise di lottare con la indisciplinata
ragazza e alzò la testa con aria piuttosto sorpresa. Non tanto
sorpresa quanto lo era Marcella che smise improvvisamente di agitarsi e
dimenarsi e girò la testa all'indietro, guardando l'amica del
cuore con occhi velati di pianto e carichi di risentimento.
In pochi istanti, Miss Janet recuperò il controllo della
situazione e con un energico strattone costrinse Marcella a piegare di
nuovo la testa e il busto, cinturandole i fianchi sotto il braccio
sinistro. Nello stesso tempo insinuò la sua gamba destra tra
quelle di Marcella, costringendola a divaricarle ed a distenderle in
tutta la loro lunghezza, fino a toccare il pavimento con la punta dei
piedi.
-“Sì, grazie, Lorena, il battipanni è nella dispensa,
proprio accanto alla porta della cucina. Sai dove si trova, vero? Per
l'esattezza ce ne sono due, uno più grande di vimini e uno
più piccolo di plastica blu. Portami quello piccolo, per favore,
così potrò usarlo rimanendo in questa posizione.”
- “Va bene, signora, glielo prendo subito - rispose Lorena con l'aria
di chi si accinge a compiere un normale lavoro domestico. Jessica, nel
frattempo, la guardava e taceva, incapace di spiegare e tanto meno di
giustificare il comportamento dell'amica. Come poteva fare una cosa
simile a Marcella, la più intima fra tutte le amiche che
avevano? Possibile che non si rendesse conto di quanto doveva bruciare
un battipanni calato con forza su un sedere tutto nudo, per giunta
già in quello stato pietoso?
Loretta, nel frattempo, aveva raggiunto la dispensa e staccato dal
chiodo lo strumento richiesto. Camminando con passo ondeggiante sui
tacchi a spillo fece ritorno in soggiorno e porse il battipanni a
Miss Janet. Nel compiere questo gesto evitò accuratamente di
guardarla negli occhi, tenendo invece lo sguardo concentrato sul
grazioso e tremolante sederino della povera Marcella, cosparso di
chiazze purpuree su ambedue le rotondità gemelle.
-“Anche la mamma dice sempre che la mano le brucia troppo quando deve
sculacciarmi a lungo - spiegò Lorena con occhi scintillanti -
lei dice sempre che lo fa per il mio bene, quando mi scalda il
sederino. Però, invece del battipanni usa una spazzola da
vestiti, che tiene nel cassettone in camera sua. Ben inteso, la usa
soltanto dalla parte del dorso, no da quella delle setole, ma anche
così fa un male tremendo, le assicuro, e i segni impiegano due o
tre giorni ad andare via.”
-“Questo è molto interessante, cara - sorrise Miss Janet,
impugnando saldamente il battipanni con la mano destra - un'altra
volta, magari, mi racconterai nei particolari come ti
punisce tua madre... e anche tu Jessica, si capisce. Adesso,
però, lasciate che finisca di occuparmi di questa indisciplinata
ragazza, altrimenti faremo troppo tardi e voi perdereste il vostro
divertimento Sarebbe un vero peccato, non vi pare?!
-“Sì, signora - annuì Lorena indietreggiando di due o tre
passi con aria compunta - volevo solo aggiungere, se non le spiace, che
il sedere di Marcella non è rosso nemmeno la metà
di quanto lo diventa il mio dopo che la mamma me lo ha suonato con la
spazzola.”
Senza ulteriori commenti, Miss Janet evò in alto il braccio
armato. Anche Jessica, alla pari di Lorena, era entrata nel frattempo
di alcuni passi dentro il soggiorno e osservava con le guance accese e
le gambe incrociate l'una sull'altra, quasi a voler nascondere la
sensazione di prurito che avvertiva sempre più acuta e
penetrante in mezzo alle cosce...
Marcella singhiozzava e supplicava Miss Janet di non batterla
più. Il suo culo nudo e paonazzo barcollava, ondeggiava,
sussultava, si apriva e si chiudeva con contrazioni nervose dei
muscoli, mentre il battipanni calava con forza, ripetutamente,
incendiandole la pelle e la carne. Finalmente, dopo una ventina e forse
più colpi di battipanni che andarono ad aggiungersi ai
precedenti cinquanta e più sculaccioni a palmo nudo, finalmente
il braccio si stancò di fare il saliscendi e la punizione
arrivò al termine.
Jessica e Lorena, sudate e ansimanti, con le rispettive mutandine
fastidiosamente incollate tra le natiche e in mezzo alle gambe,
guardavano e nello stesso tempo
sembravano incredule di ciò che stavano vedendo. Era mai
possibile che un sedere sculacciato potesse diventare così
rosso?
Sì, era possibile, come potevano constatare adesso con i loro
occhi. Probabilmente anche i loro due sederi lo erano altrettanto dopo
averle prese dalle rispettive madri. In quelle circostanze,
però, passava sempre un po' di tempo prima che potessero
guardarsi nello specchio, con la testa girata sulla spalla e le
mutandine abbassate sulle cosce.
Intanto i pianti e gli strilli di Marcella sfumavano in singhiozzi e
lamenti soffocati. Lentamente la ragazza punita si lasciò
scivolare giù dal grembo dell’istitutrice nascondendosi il viso
con tutte e due le mani e cercando, senza riuscirvi, di arrestare la
cascata delle lacrime.
Adesso Marcella non si curava più delle sue amiche. Le odiava,
ecco tutto, per avere assistito alla sua vergognosa umiliazione. E
soprattutto odiava Lorena per quello che aveva fatto. Come aveva potuto
collaborare con Miss Janet in un modo tanto sfacciato e provocatorio,
consegnandole su di un piatto d'argento quell'odioso battipanni? No,
d'ora in avanti loro due non avrebbero più potuto essere amiche.
Marcella era ben decisa ad interrompere ogni rapporto con lei,
così come del resto era altrettanto decisa a non avere mai
più a che fare con quello spaventoso arnese di cui avvertiva
ancora il morso crudele sulle infiammate rotondità posteriori.
Con mille precauzioni Marcella staccò le mani dal viso e le
avvicinò piano piano al culetto nudo. Avvertì prima
ancora di sfiorarlo il calore che vi si irradiava, e quando finalmente
riuscì ad appoggiarvi sopra le palme fresche delle mani, rimaste
lungamente a contatto con il pavimento di marmo, non seppe evitare di
trasalire e sobbalzare, gemendo sottovoce per la nuova, pungente
sensazione a fior di pelle. Tuttavia proseguì nel massaggio,
rendendolo a poco a poco più profondo e avvolgente e avvertendo
suo malgrado una crescente sensazione di benessere fisico. Fu Miss
Janet ad interrompere bruscamente il palpeggio, riprendendola con voce
apsra:
-“Calmati, Marcella, e ricomponiti una buona volta! Smetti
subito di frignare e di toccarti il culetto come una mocciosa!
Comportati da signorina, e per prima cosa rimettiti le mutandine:
non è buona educazione starsene così davanti alle tue
amiche con le mutandine sulle caviglie e il sederino nudo in bella
vista!”
Di nuovo, per la seconda volta nella serata, Lorena intervenne a
sostegno della istitutrice:
-“Miss Janet ha ragione, Marcella: adesso tirati su le mutandine e vai
pure in bagno a darti una rinfrescata. Noi ti aspetteremo finché
non sarai pronta, vero Jessica?”
Jessica annuì, mentre Marcella, apparentemente più calma,
si chinava in avanti fino a raggiungere l'elastico della mutandine. Le
fece risalire su per le gambe e per i fianchi,
sculettando nervosamente. Armeggiò con precauzione sotto la
gonna ancora arrotolata in vita, finché le mutandine non furono
ben sistemate a contatto delle natiche arrossate. Poi si tirò
giù la gonna, cercando di eliminare le pieghe superflue, rimise
a posto la camicetta riabbottonandola sul seno e
lisciandola sui fianchi , e infine andò alla ricerca delle
scarpe, sparse ai due angoli opposti del soggiorno. Si
asciugò ancora una volta gli occhi con le nocche delle dita e
tirò su col naso, finché Jessica non le venne in aiuto
porgendole un fazzolettino.
-“Ecco fatto” - disse tirando su la testa con un'impennata di
orgogliosa fierezza, ma evitando ugualmente di
guardare negli occhi le sue amiche
-“Ora possiamo andare!”
-“Non vuoi andare un momento in bagno, cara? - domandò Lorena
con aria affettuosamente premurosa - a me scappa sempre di fare
pipì, dopo che la mamma me le ha suonate. Marcella scosse la
testa con aria di diniego, e suo malgrado sorrise. Anche Lorena
sorrise, e così pure Jessica.
Miss Janet uscì per riportare il battipanni al suo posto nella
dispensa. Marcella prese la sua borsetta, la mise a tracolla e per
l'ultima volta portò indietro le mani appoggiandole con le palme
sulla parte più prominente della sua gonna.
-“Cazzo! - disse a bassa voce, con una smorfia molto
eloquente - sapete che il battipanni fa un male cane a prenderlo sulla
pelle nuda? E tu, stronza, che sei andata a prenderglielo! Non so cosa
ti farei, ecco”
-“Scusami, Marcella, è stato più forte di me - disse
Lorena, abbassando gli occhi e arrossendo vistosamente sulle guance. -
allora mi perdoni?”
Marcella esitò per un istante, ancora combattuta tra il
risentimento e l'amicizia.
- “E va bene, carognetta, ti perdono, però questa me la
paghi - disse alla fine porgendo la guancia all'amica e
lasciandosi baciare fino all'orlo della bocca - vuol dire che la
prossima volta, quando tua madre te le suonerà in mia presenza,
sarò io ad offrirmi di aiutarla, porgendole quella certa
spazzola... E anche tu, Jessica, con le tue arie da santarellina ti
consiglio di tenere al coperto il tuo bel popò se non vuoi che
mi vendichi su di lui!”
Risero tutte insieme e insieme andarono nella camera di Marcella
per darle modo di rimettere a posto il trucco e l'acconciatura.
Sarebbero arrivate un po' in ritardo all’appuntamento con i ragazzi …
ma già belle cariche….
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