|
|
|
VACANZE TEDESCHE
di Manuela
Mara è una ragazza molto realizzata, da quando frequenta la
scuola di Frau Hilde.
Ne venne a conoscenza durante il suo soggiorno estivo, presso sua
cugina Greta a Monaco. Il ramo tedesco della famiglia di Mara era
sempre stato un po' estraneo alla ragazza, e l'invito di Greta di
trascorrere da lei il mese di luglio le era parso subito una bella
occasione per stringere maggiormente i rapporti con i suoi parenti di
parte materna.
Subito si trovò a suo agio (conosceva bene il tedesco) e divenne
in particolare molto amica della bella e gentilissima cugina. Greta era
una ragazza molto disinibita e presto decise di mettere al corrente
Mara delle sue insolite abitudini... erotiche. Lo fece con
abilità buttando inizialmente lì fra sette come “che bel
culetto che hai, deve essere un piacere sculacciarti” oppure “non dirmi
che nessuno ti ha mai sculacciata” e poi ancora ”ahh
non sai quello che ti perdi, io ogni tanto sono sculacciata a dovere”.
Mara dapprima prese quelle frasi come degli scherzi, ma poi capì
presto che Greta stava parlando sul serio e allora le nacque una
curiosità folle. La cugina dedita a giochi perversi?
Possibile?
“Un giorno ti farò conoscere Frau Hilde, vedrai ti
piacerà…è molto abile, sai” – le disse ancora con fare
malizioso Greta facendo ancora aumentare la curiosità di
Mara.
Una sera, mentre entrambe stavano chiacchierando nell'intimità
del caldo letto di Greta, quest'ultima sussurrò a Mara in tono
cospiratorio:
“Non ti piacerebbe provare per una volta anche tu? Ti assicuro che
è una esperienza indimenticabile, che ti apre orizzonti nuovi
nel tuo mondo sessuale...”
“Ma, io... ho un po' paura...” si scherniva Mara, arrossendo nella
penombra. Ma i suoi occhi luccicavano di curiosità e di
eccitazione, e Greta insistette:
“Non devi aver paura di niente. Frau Hilde è una donna molto
esperta e con me non ha sbagliato mai. Sa quello che deve e può
fare. Gioca con il tuo corpo come un artista con il suo strumento
musicale, e ti giuro che dopo di lei ogni altra persona, uomo o donna
che sia, ti parrà goffa e inetta”.
“Bè, per una volta sola potrei provare...”
“Una volta sola non ti basterà” rise Greta, e allungando
sorniona una mano iniziò ad accarezzarle dolcemente l'interno di
una coscia. Mara si allungò sulla schiena tra i cuscini e si
abbandonò alle abili carezze della perversa cugina. Dopo un
poco, iniziò a sussultare, mentre la fica stimolata da due dita
agili e corruttrici le si iniziava a bagnare.
“Quando?” ansimò.
“Domani” rispose Greta, e ridacchiò nel suo orecchio.
La scuola privata di Frau Hilde era una palazzina tetra nel cuore di
Monaco. Le due ragazze furono introdotte da una bella bruna, con lunghi
capelli e uno stretto completo di pelle colorata che faceva risaltare
in modo eccitante le sue
curve sinuose. Gli occhiali molto grandi dalla montatura chiara davano
al suo viso un aspetto severo da istitutrice.
“È Gudrun, l'assistente di Frau” spiegò in un sussurro
eccitato Greta all'orecchio della cugina “Siamo fortunate che si
voglia occupare di noi, perché è l'assistente più
esperta della casa, ed eguaglia Hilde in crudeltà e
perversione”.
Gudrun le fece entrare in una stanza disadorna, dove troneggiavano una
gogna medioevale di legno massiccio, alcune sbarre metalliche dove
incatenare le vittime, un cavalletto ed un lettino basso ricoperto di
latex. In un angolo, da una serie di ganci appositi, pendeva una
raccolta ricchissima di fruste, gatti a nove code, palette, cinghie,
bacchette di legno o di bambù, corde. Quella vista fece
vacillare la volontà di Mara che ebbe solo il tempo per
dire alla cugina
“Ma dove mi hai portata?”, però era ormai troppo tardi per
cambiare idea: da un vano laterale Frau Hilde fece il suo ingresso
regale nella macabra sala.
Era una donna ancor giovane, molto alta e maestosa, dalle forme
giunoniche che esplodevano candide dalla nera pelle borchiata del suo
completo da dominatrice. Gli occhi bistrati e torbidi si fissarono
implacabili in quelli di Mara soffocandone istantaneamente ogni
rimasuglio di resistenza e orgoglio. La ragazza si sentì un
automa, peggio, un oggetto nelle mani di quella donna colossale e forte
come un gigante.
“Tu sei la cugina di Greta” disse Hilde con un lento sorriso crudele
“Sei carina e giovane. Sarà un piacere lavorare il tuo corpo e
fiaccare la tua volontà”.
Mara aprì la bocca, ma non disse nulla.
Gudrun, intanto, stava prendendosi cura di Greta: dopo averla spogliata
di ogni indumento, tranne una corta sottoveste che la rendeva ancor
più eccitante ed inerme, l'aveva fatta sdraiare sul letto di
tortura a pancia in su e le stava fissando le membra a croce alle
pulegge del letto, in modo che braccia e gambe fossero stirate e tese
il più possibile. I seni di Greta si alzavano e abbassavano con
forza sotto la seta trasparente, al ritmo del suo respiro alterato
dall'emozione.
“Per ringraziarti di avermi portato la tua cuginetta deliziosa, ora ti
frusterò le piante dei piedi con la bacchetta di bambù.
Prendi la più sottile e flessibile e dalle sessanta
colpi, trenta per pianta, voglio che tu conti i colpi, dolce Mara;
vieni...”.
Hilde prese per un braccio Mara e la portò accanto alla cugina.
Intanto Gudrun aveva scelto la bacchetta giusta e, postasi dinanzi ai
piedi nudi di Greta, si apprestava ad eseguire la lezione.
“Uno” disse con voce rauca Mara, e subito la bacchetta fischiò e
si abbattè bruciante sotto il piede destro di Greta.
“Due”. Swiiiisch! Clack!
“Tre. Quattro. Cinque...”.
Al decimo colpo Greta iniziò a urlare. Agitava i piedi in un
modo deliziosamente inutile.
“Diciotto, diciannove, venti...”.
Swiiisch! Clack!
“Aaahhhh! Bastaaaa! Pietààààhhh!”
Arrivati al trentesimo colpo Gudrun passò al piede sinistro e la
tortura riprese con la medesima modalità e con le stesse
reazioni di Greta.
“Aaahhhh! Bastaaaa! Pietààààhhh!
Bastaaaa!”. Hilde alzò una mano e la tortura ebbe fine solo
quando anche il piede destro ebbe ricevuto i suoi treta colpi.
Il viso e il corpo di Greta era rigato di sudore. I suoi occhi erano
gonfi di lacrime.
“Povera piccola, hai sofferto, ma ora proverai tanto piacere” sorrise
Hilde, impassibile.
Ad un suo cenno, Gudrun le infilò la punta della bacchetta nella
fica e iniziò con essa a masturbarla con ritmica forza,
sfregandole il bambù flessibile sul clitoride gònfio di
voluttà. L'azione combinata del dolore ai piedi e del desiderio
sessuale indotto con tanta umiliante brutalità provocò un
orgasmo folle ed interminabile in Greta, masochista appagata fino al
midollo. Le sue urla di piacere sostituirono quelle precedenti di
dolore.
Hilde accarezzò la guancia di Mara con una mano guantata:
“Vedi, piccola? Noi siamo dispensatrici di piacere o sofferenza, senza
differenza alcuna. Impara la lezione: dipenderà da te godere o
soffrire...”.
Mara spostò la testa, ma si guadagnò subito un ceffone
sonoro e bruciante; la voce di Hilde si fece gelida e dura come un
blocco di ghiaccio alla deriva: “Vedo che non mi credi. Baciami la mano
e implora la mia compassione, o sarà peggio per te...”. “No!”
urlò Mara “Io non sono una masochista come mia cugina! Sono
venuta qui solo per curiosità, per gioco...”. “E ora giocheremo
con te” rise aspra Hilde. Gudrun l'afferrò per un braccio e
insieme la trascinarono verso la gogna. Erano entrambe molto più
forti di Mara, e ben presto la poterono imprigionare, il collo nel foro
della gogna e le braccia incatenate ai lati di esso.
Mara sentì le loro mani sulle natiche sode: la palparono come si
fa con un cavallo al mercato, senza nessun riguardo. Tornò a
perdere volontà, a sentirsi un oggetto di piacere. Smise di
contorcersi e di ribellarsi, si rilassò. Sentì un umidore
imprevisto tra le cosce: la eccitava, sentirsi tanto vittima e alla
mercé delle due donne? Sì, era indubbio: la fica era
piena di umori, un dito la violò, si spinse su tra le morbide
pareti vaginali stillanti, sfiorò il clitoride gonfio.
“Godi, eh?” rise Hilde “Aveva ragione tua cugina : sei una
piccola masochista anche tu, dopotutto! Ora ti frusteremo,
perché te lo sei meritato. Dopo, visto che non hai voluto
baciarmi la mano, mi bacerai i piedi”.
“Io... farò quel che vorrete...” gemette Mara, e si contorse
mentre il dito la frugava, titillava le carni sensibili, si infilava
tutto nella fessura ormai fradicia. Un altro dito si infilò nel
suo ano, frugando e sodomizzando come un piccolo cazzo implacabile.
Mara urlò, gemette, ansò.
“Sei una cagna. Abbaia come una cagna!” ordinò Hilde.
Mara abbaiò, guaì. Le due Padrone scoppiarono in una
risata di scherno, Gudrun si allontanò un attimo e tornò
con un paio di frustini da equitazione e una larga paletta di spesso
cuoio.
Diede uno dei frustini a Hilde e iniziarono a passarglieli con
delicatezza insistente sulla schiena e sul culo tondo e setoso. Mara
sentì di essere prossima ad un altro orgasmo: anche l'idea di
soffrire, di essere fustigata, aveva ora un suo fascino perverso e la
eccitava.
Hilde e Gudrun, a turno, iniziarono a colpirla con colpi secchi e
trasversali che si intrecciavano sul suo culo arrossato. I primi colpi
la eccitarono e portarono ad un secondo, estenuante orgasmo, ma poi la
pelle iniziò ad arrossarsi, rigarsi e infine tumefarsi e il
dolore fisico le strappò una serie di nuove urla, molto
più strazianti delle precedenti.
Quando Gudrun le colpì le natiche già tumefatte con la
larga paletta schioccante, la sofferenza fu un lago di fuoco e Mara si
tuffò in esso con misericordiosa fretta. Quando si fu ripresa,
accettò tutto quel che pretesero da lei: leccò a lungo i
piedi di Hilde, frustò a sua volta con piacere sadico Greta
sulle cosce e sul seno, si trasformò in una lesbica lasciva tra
le gambe di Gudrun e le succhiò la fica come un polipo avido di
tutti i suoi umori.
Quando le due cugine uscirono dalla palazzina, era quasi sera. Entrambe
provate e ancora sconvolte, stavano in piedi per miracolo. Greta non
aveva nemmeno il coraggio di guardare Mara in faccia.
“Perdonami” balbettò “Forse è stato troppo duro come
inizio per te...”.
La risata inattesa di Mara la fece sussultare:
“Ehh sì, veramente dura... ma se proprio vuoi saperlo, sono
già d'accordo con Frau Hilde di rivederci... domani!”.
|
|
|