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L'OGGETTO BATTISTA
di Mara
Sono una Padrona di 28 anni, già esperta, perché è
da quasi dieci che sono stata introdotta alle delizie dell'S/M e gioco
con i miei schiavi. Prima ne avevo anche due o tre insieme, ma adesso
preferisco giocare con uno alla volta, "dedicandomi" totalmente al
disgraziato di turno fino a trasformarlo in uno straccio senza
dignità.
Si vede che col tempo sono diventata più esigente e selettiva.
Il mio ultimo giocattolo si chiama Roberto, ma io l'ho
ribattezzato Battista, un po' perché normalmente lo uso come
maggiordomo e cameriere tuttofare, un po' perché la mia ultima
trovata lo ha trasformato in una specie di
testa-senza-corpo sotto i miei piedi. Vi ricordate la storia di
Salomè che fece decapitare Giovanni Battista? Bè, io ho
trovato il modo di "togliere" l'uso del corpo al mio schiavo in modo
altrettanto completo, ma molto meno sanguinoso.
Ne parlo volentieri, anche se qualcuno mi ruberà sicuramente
l'idea, perché non sono una professionista che di solito
è gelosa dei suoi trucchetti per conservarsi i clienti, ma una
autentica Dominatrice che non teme nessuna concorrenza, perché
mi basterà sempre solo schioccare le dita per avere vari schiavi
sbavanti sotto le mie suole.
Quindi sono semplicemente fiera delle mie inventiva e di poterne ora
fare sfoggio. Dunque, cosa piace di più ad una Padrona?
Trasformare il suo servo in un oggetto senza volontà, incapace
di muovere un solo dito se lei non glielo consente. Averlo
completamente alla sua mercè, poter fare di lui quello che
più le piace, poiché lui è impossibilitato a fare
qualsiasi movimento spontaneo, del tutto inerme e preda di qualsiasi
capriccio, crudeltà, beffa.
Come ottenere questo mirabile effetto?
Certo, ci sono i soliti sistemi: le corde, le catene, i legacci, i
tavoli di contenzione ecc, ma esteticamente lasciano un po' il tempo
che trovano: povero schiavo, più simile ad un salame che ad un
essere umano, e poi tutta quella fatica di fare i nodi, intrecciare le
corde, aprire e chiudere i lucchetti...
Un giorno, girellando per un fai-da-te del legno in cerca di
ispirazione, finalmente trovai la soluzione, proprio quella che cercavo
da tempo: funzionale, semplice, pulita, perfetta! Un tavolo di legno
apribile al centro, con un foro rotondo grande abbastanza da farci
passare un collo umano. L'uso previsto dai costruttori era
probabilmente diverso, ma a me brillò subito davanti agli occhi
come lo strumento ideale di contenzione per uno schiavo da domare.
Il corpo, sotto al massiccio legno del tavolo (molto pesante, per
fortuna) impossibilitato a raggiungere in qualsiasi modo la testa
emergente dal foro, ma in nessun modo retraibile ed io sopra al tavolo,
che potevo fare di quella testa tutto ciò che la fantasia mi
suggeriva: trasformarla in sedia, sgabello, poggiapiedi, portacenere,
sputacchiera, toilette, qualsiasi cosa... E tormentarla in mille,
raffinati modi se non ero soddisfatta di lui, o per semplice, sadico
piacere: solleticarlo intorno alle narici o alle orecchie con una
sottile penna acuminata fino alla follia, schiaffeggiarla, tapparle
bocca e naso fino all'estremo limite di resistenza, pizzicarla,
butterarla con i tacchi...
Ed il bello era che per tutto il tempo lui, la vittima implorante, si
sarebbe inutilmente agitato battendo con i pugni sul legno e tirando
vari calci per aria, separato inesorabilmente dalla testa tormentata ed
usata in tutti i modi più degradanti da uno spesso strato di
legno duro e invalicabile. Trovai un altro oggetto da abbinare al primo
e li feci portare subito a casa mia; quest'ultimo "ritocco" era un cubo
pure di legno verniciato, cavo all'interno e aperto da entrambi i lati.
Si adattava perfettamente alla testa di Battista, sulla quale potevo
più comodamente stare seduta e fare i miei dolci bisognini
corporali.
Dopo qualche ora lì dentro, Battista diventava morbido e
plasmabile come un pezzo di burro, ve l'assicuro. Ma lo stesso ci
finiva quasi sempre, perché issarmi sul tavolo e fissarlo
sporgere da lì con quell'espressione terrorizzata mi faceva
sempre un effetto strabiliante e, a volte, bastava quell'immagine per
farmi bagnare tra le gambe senza bisogno nemmeno di una toccatina. La
seduta iniziava con il cubo collocato con cura sopra la sua testa, ed
io seduta sul cubo a leggere il giornale in attesa di uno stimolo... e,
quando arrivava, orinavo con gusto, dosando il flusso di pioggia dorata
in modo da farla ruscellare sulla testa del mio water umano e,
attraverso il foro, sotto al tavolo e lungo il suo corpo, finché
non lo sentivo gemere accoccolato al centro di una pozza d'oro tiepido.
Ma tutto questo lo immaginavo, perché in realtà nulla era
visibile, se non quel bel cubo smaltato al centro del tavolo ed il
tavolo stesso sotto. Il massimo dell'impersonale, pulita
asetticità nell'umiliazione e nella tortura.
Lo schiavo annullato al punto tale da non essere più nemmeno
visibile, una voce supplicante dentro un cubo di legno, l'eco vibrante
della sua sofferenza invisibile e perciò inumana. Bellissimo, no?
Se poi volevo ridare un'identità a quel povero essere "mutilato"
di corpo, nulla di più facile: oplà, bastava rimuovere il
cubo ed ecco apparire la sua ridicola faccia ancora gocciolante di
orina. Volevo che piangesse?: dieci manrovesci ben calibrati sulle
guance rubizze ed ecco le prime lacrime. Più sofferenza?: le
unghie piantate nei teneri lobi delle orecchie o i capelli strattonati
con forza o un tacco piantato in una guancia ed il gioco era fatto.
Volevo che ridesse?: una penna fatta danzare ad arte dietro le orecchie
o sul collo.
Volevo che sbavasse per me?: una leccatina dentro i padiglioni
auricolari e poi, accoccolata proprio davanti a lui, gambe aperte e
gonna sollevata, due dita che aprono la dolce fessura rosata ed una
terza che la titilla perversamente e poi gli porge gli umori stillanti
e densi da leccare... e lui che impazzisce, sbava come un cane, mentre
le sue mani goffe cercano di dare pace al suo cazzo turgido come una
melanzana sotto al tavolo sussultante...
Così ho trasformato un ragazzo normale e sicuro di sé in
un cane fedele, un servo sottomesso, un oggetto domestico.
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