Trailer SM Video
  Novità nel Sito
  Newsmeetings
  Reality
  Fantasy
     Femdom
     Submissive
     Bizzar
  Feet
  Spanking
  Visibility
  Letteratura
  Racconti d'Autore
  Drawings
  On Newspapers
  Fetish Links
  ClubStories
  Dvd sadomaso
 Mappa del sito
  Video Sadomaso
  SM Video

Vocabolario
Cerca


Vai


NewsMeeting
Jul-2010
L M M G V S D
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  
»Home »Fantasy  »Femdom 
L'OGGETTO BATTISTA
di Mara

Sono una Padrona di 28 anni, già esperta, perché è da quasi dieci che sono stata introdotta alle delizie dell'S/M e gioco con i miei schiavi. Prima ne avevo anche due o tre insieme, ma adesso preferisco giocare con uno alla volta, "dedicandomi" totalmente al disgraziato di turno fino a trasformarlo in uno straccio senza dignità.
Si vede che col tempo sono diventata più esigente e selettiva. Il mio ultimo giocattolo si chiama Roberto,  ma io l'ho ribattezzato Battista, un po' perché normalmente lo uso come maggiordomo e cameriere tuttofare, un po' perché la mia ultima trovata lo ha trasformato in una specie di
testa-senza-corpo sotto i miei piedi. Vi ricordate la storia di Salomè che fece decapitare Giovanni Battista? Bè, io ho trovato il modo di "togliere" l'uso del corpo al mio schiavo in modo altrettanto completo, ma molto meno sanguinoso.
Ne parlo volentieri, anche se qualcuno mi ruberà sicuramente l'idea, perché non sono una professionista che di solito è gelosa dei suoi trucchetti per conservarsi i clienti, ma una autentica Dominatrice che non teme nessuna concorrenza, perché mi basterà sempre solo schioccare le dita per avere vari schiavi sbavanti sotto le mie suole.
Quindi sono semplicemente fiera delle mie inventiva e di poterne ora fare sfoggio. Dunque, cosa piace di più ad una Padrona? Trasformare il suo servo in un oggetto senza volontà, incapace di muovere un solo dito se lei non glielo consente. Averlo completamente alla sua mercè, poter fare di lui quello che più le piace, poiché lui è impossibilitato a fare qualsiasi movimento spontaneo, del tutto inerme e preda di qualsiasi capriccio, crudeltà, beffa.
Come ottenere questo mirabile effetto?
Certo, ci sono i soliti sistemi: le corde, le catene, i legacci, i tavoli di contenzione ecc, ma esteticamente lasciano un po' il tempo che trovano: povero schiavo, più simile ad un salame che ad un essere umano, e poi tutta quella fatica di fare i nodi, intrecciare le corde, aprire e chiudere i lucchetti...
Un giorno, girellando per un fai-da-te del legno in cerca di ispirazione, finalmente trovai la soluzione, proprio quella che cercavo da tempo: funzionale, semplice, pulita, perfetta! Un tavolo di legno apribile al centro, con un foro rotondo grande abbastanza da farci passare un collo umano. L'uso previsto dai costruttori era probabilmente diverso, ma a me brillò subito davanti agli occhi come lo strumento ideale di contenzione per uno schiavo da domare.
Il corpo, sotto al massiccio legno del tavolo (molto pesante, per fortuna) impossibilitato a raggiungere in qualsiasi modo la testa emergente dal foro, ma in nessun modo retraibile ed io sopra al tavolo, che potevo fare di quella testa tutto ciò che la fantasia mi suggeriva: trasformarla in sedia, sgabello, poggiapiedi, portacenere, sputacchiera, toilette, qualsiasi cosa... E tormentarla in mille, raffinati modi se non ero soddisfatta di lui, o per semplice, sadico piacere: solleticarlo intorno alle narici o alle orecchie con una sottile penna acuminata fino alla follia, schiaffeggiarla, tapparle bocca e naso fino all'estremo limite di resistenza, pizzicarla, butterarla con i tacchi...
Ed il bello era che per tutto il tempo lui, la vittima implorante, si sarebbe inutilmente agitato battendo con i pugni sul legno e tirando vari calci per aria, separato inesorabilmente dalla testa tormentata ed usata in tutti i modi più degradanti da uno spesso strato di legno duro e invalicabile. Trovai un altro oggetto da abbinare al primo e li feci portare subito a casa mia; quest'ultimo "ritocco" era un cubo pure di legno verniciato, cavo all'interno e aperto da entrambi i lati. Si adattava perfettamente alla testa di Battista, sulla quale potevo più comodamente stare seduta e fare i miei dolci bisognini corporali.
Dopo qualche ora lì dentro, Battista diventava morbido e plasmabile come un pezzo di burro, ve l'assicuro. Ma lo stesso ci finiva quasi sempre, perché issarmi sul tavolo e fissarlo sporgere da lì con quell'espressione terrorizzata mi faceva sempre un effetto strabiliante e, a volte, bastava quell'immagine per farmi bagnare tra le gambe senza bisogno nemmeno di una toccatina. La seduta iniziava con il cubo collocato con cura sopra la sua testa, ed io seduta sul cubo a leggere il giornale in attesa di uno stimolo... e, quando arrivava, orinavo con gusto, dosando il flusso di pioggia dorata in modo da farla ruscellare sulla testa del mio water umano e, attraverso il foro, sotto al tavolo e lungo il suo corpo, finché non lo sentivo gemere accoccolato al centro di una pozza d'oro tiepido.
Ma tutto questo lo immaginavo, perché in realtà nulla era visibile, se non quel bel cubo smaltato al centro del tavolo ed il tavolo stesso sotto. Il massimo dell'impersonale, pulita asetticità nell'umiliazione e nella tortura.
Lo schiavo annullato al punto tale da non essere più nemmeno visibile, una voce supplicante dentro un cubo di legno, l'eco vibrante della sua sofferenza invisibile e perciò inumana. Bellissimo, no?
Se poi volevo ridare un'identità a quel povero essere "mutilato" di corpo, nulla di più facile: oplà, bastava rimuovere il cubo ed ecco apparire la sua ridicola faccia ancora gocciolante di orina. Volevo che piangesse?: dieci manrovesci ben calibrati sulle guance rubizze ed ecco le prime lacrime. Più sofferenza?: le unghie piantate nei teneri lobi delle orecchie o i capelli strattonati con forza o un tacco piantato in una guancia ed il gioco era fatto.
Volevo che ridesse?: una penna fatta danzare ad arte dietro le orecchie o sul collo.
Volevo che sbavasse per me?: una leccatina dentro i padiglioni auricolari e poi, accoccolata proprio davanti a lui, gambe aperte e gonna sollevata, due dita che aprono la dolce fessura rosata ed una terza che la titilla perversamente e poi gli porge gli umori stillanti e densi da leccare... e lui che impazzisce, sbava come un cane, mentre le sue mani goffe cercano di dare pace al suo cazzo turgido come una melanzana sotto al tavolo sussultante...
Così ho trasformato un ragazzo normale e sicuro di sé in un cane fedele, un servo sottomesso, un oggetto domestico.



ClubStories  Drawings  Dvd sadomaso  Fantasy  Feet  Fetish Links  Letteratura  Newsmeetings  Novità nel Sito  On Newspapers  Racconti d'Autore  Reality  SM Video  Spanking  Trailer SM Video  Video Sadomaso  Visibility