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IN CERCA DI GUAI
di Francesco
In rapida successione il rumore di tre portiere squarciò il
silenzio della notte. Erano circa le due ed Elisa si rotolava nervosa
sul letto della sua camera nella villetta situata in una zona
residenziale della città tendendo le orecchie a percepire ogni
piccolo rumore sospetto.
Ci siamo, sono venuti a prendermi.
Bagnata di sudore dalla testa ai piedi si strinse addosso la corta
camicia da notte come se questo potesse proteggerla dal pericolo
imminente.
All'ultimo party organizzato da Juan, Elisa si era comportata da
perfetta imbecille. Scorbutica con gli ospiti di Juan si era mezza
sbronzata finendo per insultare Juan davanti a tutti e dando della
puttana alla sua nuova amichetta, una portoricana tutta muscoli che
l'aveva letteralmente lanciata tutta vestita nella piscina.
A party finito Juan l'aveva cacciata senza darle una lira e
promettendole una lezione con i fiocchi. "Vattene, ma non finisce qui,
nessuna si può permettere di fare quello che hai fatto tu
stanotte, sgualdrina da quattro soldi. Se non ti faccio lavorare io, tu
sei finita. E adesso sparisci". Erano passati già cinque giorni,
ma Elisa sapeva bene che Juan non perdona. L'amica Rosy per molto meno
era stata prelevata da casa sua e picchiata a lungo. Ogni giorno Elisa
aveva chiamato al telefono Rosy facendosi raccontare cosa le avevano
fatto.
"No, non è possibile, ma sei sicura, ma sono proprio dei porci",
e intanto la sua mano scivolava tra le cosce intrufolandosi nella figa
già umida di piacere.
Anche quella sera aveva chiamato Rosy verso mezzanotte sul cellulare:
"Sai, penso che si siano dimenticati di me".
"No, Elisa, non penso. Penso che ti fanno cuocere a puntino. Vedrai che
prima o poi verranno a prenderti. Ti consiglio di non reagire, tanto
non serve".
"Ma cosa pensi che mi faranno?"
"Cosa vuoi che sappia, non lo so ... sicuramente di fotteranno in tre o
quattro anche in culo e poi non so".
"Pensi che mi picchieranno?"
"Dai, lasciami in pace, non so, penso di sì. Nel sotterraneo
della villa hanno di tutto, è un po' come una camera di tortura.
Hanno dei bastoni, delle fruste che fanno un gran male. Spero proprio
che non le usino su di te. Cos'è, piangi? Stai ansimando? Se
parlassimo di altri argomenti si direbbe che ti stai masturbando. Oh,
povera Elisa, non vorrei essere nei tuoi panni. Adesso però ti
saluto. Buona fortuna".
Dopo la telefonata e un orgasmo liberatorio si era leggermente
appisolata forse per pochi minuti. Poi ancora occhi aperti e fiato
sospeso.
Sì, forse ha ragione Rosy, quelli non lasciano correre, sono
loro, sicuro sono loro. Cazzo, adesso sono veramente fottuta.
Un'ombra, un rumore nella camera e poi il buio nella sua mente e nei
suoi occhi.
"Forse questa sera ti lasceremo andare ma dipende da te se farai la
brava. Hai ancora un paio di cazzi da succhiare. Comincia subito con il
mio. Lentamente, delicatamente fino in gola, cacciatelo tutto in quella
bocca da troia".
Pedro era stato l'uomo più spietato con lei in quei due giorni.
L'aveva sodomizzata subito con un grosso fallo e poi l'aveva legata in
tanti modi diversi divertendosi a picchiarla con lunghe fruste e lunghi
staffili come aveva detto Rosy.
Ogni tre o quattro ore arrivava e iniziava qualcosa di nuovo aiutato
spesso da qualche suo giannizzero. Adesso lei era lì a fargli
l'ennesimo pompino. Per sua fortuna l'uomo non era sempre venuto, ma
quando l'aveva fatto aveva scaricato nella sua bocca tutta la sua
sborra.
"Dai lecca bene che forse questa è l'ultima. Juan vuole che ti
lasci libera. Lui è buono, troppo buono con le puttane come te.
Ah, sei brava, sento la tua lingua sulla mia cappella, su continua e
stai attenta a non farmi male con i tuoi denti. Non ti conviene ...
Ahhh cazzo, puttana, troia maledetta, perché mi hai morso,
adesso vedi..."
Cos'è che mi ha preso. Sono proprio una stupida a fare
così. Se lo leccavo bene veniva nella mia bocca che proprio non
mi dispiace e adesso invece sono ancora qui e mi tortureranno ancora
per farmela pagare.
Spero solo che non mi frustino più perché non c'è
un punto della pelle che non sia un livido. Chissà quando mi
passeranno tutti questi segni. Vediamo un po' cosa escogitano per
punirmi.
Questa volta è lo stesso Juan a entrare nel sotterraneo dove
Elisa è rinchiusa da due giorni. È accompagnato dalla sua
amichetta e da Pedro dalla faccia inferocita.
"Per tua fortuna Pedro ha ancora il cazzo integro. Se lo mordevi
più forte per te era finita, ma adesso te ne pentirai
ugualmente". Juan non lascia speranze a Elisa e la sua amica gli
bisbiglia qualcosa che lei non sente.
Cosa s'intromette quella puttana, vorrei averla tra le mani e le
farei passare a suon di sberle la sua arroganza. Perché sberle ?
No, prima le riempirei la faccia di schiaffi, ma non basta. Poi, poi
cosa potrei fare? Sì, la legherei a una sedia, le tirerei fuori
le tette e gliele trasformerei in due portaspilli. Sì le
ficcherei lentamente tanti aghi in quelle fettone fino in fondo fino
alla capocchia. Chissà come urlerebbe. Cazzo, però adesso
sono loro che comandano.
Elisa viene presa, slegata e rilegata in piedi, mani avvinte a corde
che pendono dal soffitto, gambe larghe e caviglie legate a ganci nel
pavimento. Poi Pedro passa una corda tra le gambe facendo entrare la
corda tra le grandi labbra della figa. La corda è legata dietro
a Elisa a un pilastro e davanti, l'altro capo, è fissata a un
gancio di una carrucola. In pochi secondi Elisa si trova in punta di
piedi con la corda nella figa che tira maledettamente verso l'alto. Poi
ognuno dei tre si munisce di una frusta e inizia una danza spaventosa
di lingue di cuoio che si abbattono sul suo corpo già martoriato.
Per lei è inevitabile agitarsi, muoversi cercando di sfuggire
alle percosse. Così facendo la corda sfrega brutalmente le sue
tenere carni.
Elisa si butta con il corpo in avanti per quanto i legami le
consentano. La corda adesso è proprio sul clitoride. In breve
è di fuoco, troppo fuoco e il piacere che stava per nascere
muore.
Cazzo, questi fanno sul serio. Tutta colpa di quella troia che
adesso picchia più forte di tutti. Stavo per fotterli, peccato
che non riesca a venire con questa corda fra le gambe, forse è
troppo ruvida. Basterebbe solo un po' di saliva e potrei godere anche
se questi mi picchiano. Forse mi conviene fare la brava, se no qui mi
rovinano per sempre.
"Basta, lasciamola qui in questa posizione a pensare alle sue
disgrazie. Diamo una tiratina in su alla corda. Deve sentirsela bene
nella figa e ringraziare che c'è solo una corda. Se fai ancora
la stronza ti facciamo stare una notte intera su un cavalletto di ferro
a gambe aperte. Ci sono passate tante belle streghe e monache
lussuriose sui cavalletti che farebbe bene anche a te. Ma per dopo
c'è in serbo un'altra cosa. Vedrai che bello".
"Vi prego, siate buoni, non fatemi altro male. Sono pronta a succhiare
il cazzo di Pedro e anche il tuo, Juan, fino a farvi venire".
"Taci, scema, al mio Juan ci penso io. Il suo cazzo è di mia
proprietà e non della prima stronzetta che passa di qua. Questo
affronto ti costerà caro, quando torneremo tra qualche ora a
trovarti. E ora fottiti con la tua bella corda, stronza".
Sì, me la sono cercata anche questa. Se stavo zitta era
meglio. Uffa, speriamo che passi presto questo tempo perché
questa posizione non mi diverte ed è scomoda. Che male ...
questa corda sega da matti. Chissà come è ridotta la mia
fighetta. Vorrei vedermela, ma così proprio non posso.
Questa volta sono solo in due, Pedro e la donna di Juan. Sono venuti
puntuali dopo qualche ora. Bontà loro a tirarla giù da
quella posizione o voglia di sottoporla ad altre sevizie?
Con mosse rapide Elisa viene tirata giù e senza lasciarle il
tempo di riprendersi viene posta a pancia in giù su un asse di
legno e poi agganciata per i polsi e per le caviglie e così
tirata su. Solo il ventre sfiora l'asse e la sua schiena è
curvata ad arco. Le spalle tirano da matti, al limite della
sopportazione.
"Adesso ti spacchiamo il culo. Vedi questa canna di bambù?
Veniva usata dall'esercito inglese per punire i colpevoli e per
torturare le spie nemiche catturate. Adesso ti colpirò sulle
natiche con il gusto di farti male e vedere la tua pelle che diventa a
strisce rosse. Ma non è finita. Hai chiesto di fare un pompino a
Pedro. Sei accontentata. Dai Pedro, tiralo fuori e mettiti davanti a
lei e fattelo succhiare. Stai tranquillo, la monella adesso fa la
brava. Vedrai come succhia bene mentre la picchio. Prima ti fa venire e
prima smetto, ma tu cerca di resistere che altrimenti non mi diverto".
Dio che male, adesso urlo, ma come faccio che ho questo cazzo in
bocca. Se lo mollo questo non viene e quella mi spella tutto il culo.
Devo succhiarlo bene, ficcarmelo fino in gola. Ma almeno questa
picchiasse più piano. Ci prova proprio gusto. Se un giorno la
becco, voglio proprio divertirmi e le farò provare tutto questo
con gli interessi. Ma senza cazzi da succhiare. Solo dolore e
niente piacere. Almeno io adesso posso succhiare questo bel cazzo
.. ah mi sa che sta venendo, sì, ecco che pulsa, sta per
arrivare, ecco, ah che bella sborra, mi ripaga di tutto questo male,
adesso sì che posso mollarlo.
Ahiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
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