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IL VERO NEMICO
di R.E.
Quinta puntata
CAPITOLO 9
A Sheila non importava nulla di quello che le sarebbe successo. Aveva
dimostrato ai suoi nemici che non erano riusciti a piegarla. La stavano
conducendo lungo un corridoio e sapeva che sarebbe stata l’ultima che
avrebbe camminato con le proprie gambe.
Gli uomini del servizio informazioni erano allibiti e sconcertati
dall’atteggiamento che l’abominio aveva. Sorrideva e non supplicava di
risparmiarla. Per loro era inconcepibile. Le diedero qualche pugno nel
ventre ma non riuscirono a far sparire il sorriso. Alla fine
rinunciarono, pensando che forse era impazzita.
Arrivarono infine in una piccola sala dal soffitto alto, dove il
tenente era ad attenderli.
Sheila osservò cosa le avessero preparato con distacco. La
corda, che da lì a poco l’avrebbe uccisa, pendeva da una
carrucola del soffitto. Il capo libero era tenuto in mano dal tenente
che la osservava ridendo.
-Sarà un vero piacere allungarti il collo!
Sheila lasciò che gli fosse messo il cappio al collo senza
ribellarsi.
-Le tue amiche le ho eliminate allo stesso modo!
Sheila, solo allora, scattò verso l’odiato ufficiale, ma le
guardie furono pronte a bloccarla.
Il tenente stava per accingersi a tirare la corda quando la porta della
sala fu spalancata da soldati in tenuta da combattimento.
-Cosa siete venuti a fare qui? Le esecuzioni non riguardano l’esercito!
Le visiere dei caschi da combattimento non permettevano di vedere i
volti degli uomini, ma il tono della voce che rispose alla domanda
dell’ufficiale faceva ben intendere quali fossero le intenzioni dei
militari, benché l’interfono l’alterasse.
-Questa esecuzione c’interessa molto. Vi consiglio di non alzare le
armi e di lasciarvi disarmare e forse c’è una piccola
possibilità che possiate rivedere la luce del sole.
Il tenente esterrefatto, guardava quei soldati che puntavano
minacciosamente i fucili laser contro ogni membro del servizio
informazioni. Incapace di dire una sola parola, vide i propri uomini
deporre le armi.
I suoi uomini non erano abituati a dover fronteggiare soldati,
addestrati ad uccidere, armati e intenzionati a metter in atto le
minacce.
Sheila non capiva cosa stesse succedendo. I suoi nemici stavano per
scontrarsi per lei. Qualcosa non andava, poteva essere benissimo un
trucco ma il viso paonazzo del tenente le indicava che non era un
trucco.
Il comandante della squadra d’assalto si avvicinò a lei,
allontanando il tenente con una spinta. Sollevò il braccio
libero e tolse il cappio dal collo di Sheila.
Quando tutti gli uomini del servizio informazioni furono immobilizzati,
il comandante della squadra alzò la visiera.
Sheila non credette ai propri occhi, era uno dei suoi capi squadra.
-Ma….? Come….?
-Signor capitano, noi costituiamo un regalo da parte di un suo amico! I
nostri hanno dato inizio all’invasione e stanno combattendo alla
periferia della città. Il comando è stato sopraffatto da
un gruppo di commandos. Il centro comunicazioni non esiste più.
Il suo amico ha disperso le forze che avrebbero potuto respingere le
nostre navette da sbarco qui nella capitale. Sarà comunque dura
e se lei volesse guidarci le abbiamo portato la sua divisa con la
tenuta da combattimento.
Sheila si mosse e prese ciò che il suo capo squadra le porgeva.
Quando fu completamente vestita guardò negli occhi il tenente
nemico e alzò l’arma che le era stata passata.
-Su dimostri il suo coraggio e mi dia l’occasione per vendicare le due
povere disgraziate che ha assassinato! Vigliacco reagisci!
Sheila colpì con l’arma il volto del tenente facendogli
sanguinare una guancia attraverso una larga ferita.
Capitolo 10 (opzione 1)
Sheila, colpito il tenente, piombò in un buio assoluto. Si
sentì confusa, a tentoni cercò di capire dove si
trovasse. Udiva una voce lontana chiamarla, ma non riusciva ad
afferrare il senso delle parole.
Dove si trovava, dove sono finiti tutti. Davanti a se vedeva solo le
tenebre.
-Stia tranquillo cadetto Merevitt. È tutto finito!
Che cosa stava dicendo la voce, la chiamava cadetto, ma lei era un
capitano. Aveva visto la morte in faccia e non ne aveva avuto paura.
-Le abbiamo somministrato una dose di antipnotico. Ora le toglieremo la
visiera. Fra poco la memoria le tornerà e non le apparirà
tutto così strano.
La visiera le fu tolta e gli occhi di Sheila si abituarono alla luce.
Si trovava in una sala illuminata da luci fioche, tutto intorno erano
disposti computer.
-Dove sono? Dove il mio capo squadra? Dove sono quei maledetti?
-Cadetto Merevitt, lei si trova nel Centro di Addestramento degli
Ufficiali delle Forze Commerciali di Autodifesa. Ha appena superato il
Corso di Resistenza. Brillantemente, posso aggiungere.
La memoria di Sheila iniziò a tornare.
Non era un capitano, non era mai partita per una missione. Era un
allievo ufficiale, si trovava nel Centro di Addestramento.
-Vedo che la memoria le è tornata. Sono molto contento che abbia
ottenuto il massimo punteggio, in realtà non ho mai avuto dubbi
su questo. Lei è sempre stato il migliore di questo corso.
-Grazie signore.
Sheila si sollevò dalla poltrona, impacciata dai cavi degli
elettrodi contenuti nella tuta che indossava.
-E’ stato terribile signore. Era tutto molto reale. Ancora adesso mi
sembra di provare dolore.
-Abbiamo creato questo centro proprio per questo. Non avremmo mai
potuto simulare altrettanto bene le condizioni reali di una cattura. La
realtà virtuale e gli ipnotici sono ottimi per questo genere di
corso.
Sheila si sentiva ancora malferma sulle gambe, desiderava solo
togliersi di dosso quella tuta, farsi una doccia e dormire per una
settimana.
-Cadetto Merevitt, le concedo il permesso di ritirarsi.
-Grazie signore.
Sheila fece un perfetto saluto militare, poi usci dalla sala.
Arrivata nella sua cabina, Sheila si tolse la tuta e si guardò
allo specchio. Ancora non riusciva a credere che tutto quello che aveva
provato era frutto di una suggestione.
Sentì lo stomaco contrarsi e in bocca un sapore amaro. Fece
appena in tempo a chinare la testa sul lavabo che il suo stomaco si
svuotò.
Si ripulì il viso e si sciacquò la bocca più
volte, ma la sensazione di disgusto non riusciva a farsela passare.
Sheila non aveva paura che la situazione creata artificialmente potesse
verificarsi. La sua reazione era causata dal modo in cui i suoi
superiori avessero usato la sua sessualità per farle tutto
quello.
Fece una lunga doccia per cercare di togliersi di dosso l’impressione
della sua prigionia. Si accarezzò a lungo i seni, i glutei ed il
sesso, cercando di ricavare un sollievo dalla loro integrità.
Uscita dal box della doccia si distese nuda sul suo letto. Sentiva il
bisogno di un contatto umano, doveva togliersi dalla mente le parole di
disprezzo che le erano state imposte nella mente. Desiderava un uomo
che l’amasse, disposto anche solo a fare sesso con lei. Bramava
qualcuno che non si schifasse del suo essere trans.
-Sheila stai impazzendo. Sei nel mondo reale. Nella Federazione a
nessuno interessa che sei una trans.
Non riuscì a convincersi. Si rivesti della sua uniforme e chiese
all’ufficiale di servizio il permesso di uscire dal Centro.
Durante un precedente permesso, aveva conosciuto un ragazzo, Jon, uno
studente. Le era sembrato attratto da lei. Decise di andarlo a cercare
nel ritrovo degli studenti.
La sua entrata nel piccolo locale fumoso attrasse gli sguardi di molti
presenti.
Sheila non si curò dei presenti il suo sguardo vagava tra i
tavoli alla ricerca del volto dello studente.
Il ragazzo era ad un tavolo con altri compagni e sembrava intento a
dimostrare quanto alcool potesse tenere in corpo un uomo, dal modo in
cui tracannava i bicchieri colmi di un liquido rossastro.
Sheila si avvicinò al tavolo ed il ragazzo la riconobbe
immediatamente.
-Sheila. Che cosa ci fai qui? Non è certo il luogo per un
irreprensibile Allievo Ufficiale!
-Stavo cercando te! Ho bisogno di parlati.
-Scusatemi ragazzi, ma quando l’esercito chiama il cittadino risponde!
-Ehi chi paga il conto?
-Voi! È la mia festa d’addio e quindi è giusto che siate
voi ad offrire! Ci vediamo se capitate dalle mie parti fatevi vedere
ricambierò la bevuta.
-E chi vuole venire su quel pianeta sperduto!
Ormai Sheila e lo studente non sentivano più i commenti, si
erano diretti verso la porta del locale, attraversandola.
-Parti?
-Torno a casa. I miei si sono stancati di pagarmi gli studi senza che
portassi dei risultati. Ora mi attende una lunga vita monotona su
quello sperduto pezzo di roccia di proprietà della mia famiglia.
Cosa ti succede Sheila mi sembri scossa? Perché mi hai cercato?
-E’ davvero così lontano il tuo pianeta natale?
-Sulle mappe astrali è definito di quarta classe, ti basta?
È stato dato in concessione alla mia famiglia dal governo
affinché ne sfrutti le risorse. La mia famiglia, così,
è entrata a far parte della nobiltà commerciale. Che
schifo.
Sheila non lo ascoltava, pensava solo a quel pianeta lontano da tutto e
da tutti. Inconsciamente, dimentica dei regolamenti, che vietavano
effusioni in pubblico, cinse con un braccio la vita del ragazzo.
-Cos’hai? Da quando violi i regolamenti?
-Da stasera non voglio più essere un ufficiale!
-Stai veramente male! Andiamo a casa mia, ti riposi un po’ e bevi
qualcosa di forte. Vedrai che dopo ti sentirai meglio.
-Sì andiamo a casa tua.
Il ragazzo tenne stretta a sé Sheila per tutto il tragitto.
Aveva sognato a lungo di poterla tenere abbracciata, ma Sheila non
aveva mai accettato la sua corte.
Arrivati nell’abitazione del ragazzo, questi fece accomodare Sheila su
un divano mentre lui preparava qualcosa da bere.
Il ragazzo tornò con due bicchieri ma non trovò Sheila,
la trovò nella stanza da letto, completamente nuda, che gli
faceva cenno di avvicinarsi.
Il ragazzo svuotò entrambi i bicchieri e si avvicinò a
quella magnifica trans che non gli chiedeva altro che essere amata.
Jon cinse Sheila tra le braccia baciandola ovunque e dopo aver
consumato tute le loro energie, i corpi nudi di entrambi giacquero
sfiniti.
-Perché stasera e non prima? Da domani non ci vedremo
più! Tu hai finito il corso ed io torno a casa. Se è
stato un regalo, non mi è piaciuto. I regali sono per sempre ed
io, invece non ti vedrò più.
-Non è detto. Domani darò le dimissioni e avrò
bisogno di un posto dove rintanarmi per il resto della vita.
-Vorresti dire ….?!
-Se mi vuoi.
-Amore mio. Ti voglio dalla prima volta che mi hai scacciato!
La mattina successiva Sheila si presentò al comandante del
Centro affermando di essere inabile ad assumere un qualsiasi comando e
pertanto chiedeva di essere dimessa.
Il comandante rimase esterrefatto e chiese che il cadetto Merevitt
fosse sottoposto a visita medica.
Gli psichiatri dichiararono che effettivamente il cadetto aveva avuto
un crollo nelle sue convinzioni e quindi demotivato, consigliavano che
fosse accettata la sua richiesta.
Il comandante a malincuore accetto le dimissioni del cadetto.
Sheila tolta rapidamente l’uniforme, si recò allo spazio-porto
dove ad attenderla c’era la vita che si era scelta.
Capitolo 10 (opzione 2)
Il tenente urlò per il dolore e Sheila avrebbe ancora infierito
su di lui se il suo capo squadra non l’avesse fermata.
-Signor capitano, il suo amico ci ha detto di fare in fretta. Ha
bisogno che la nostra squadra l’aiuti a sbarazzarsi di quegli ufficiali
che sono sfuggiti al nostro primo attacco, prima che riescano ad
organizzare una resistenza. La condizione che ha posto per aiutarci
è quella di impedire che la popolazione sia coinvolta in
combattimenti con truppe scelte. Desidera risparmiare i civili, per
quanto possibile. Se gli ufficiali nemici riuscissero ad organizzare
una forma di difesa, il suo amico teme, che la popolazione potrebbe
essere invogliata a combattere. Qualsiasi resistenza sarebbe inoltre
negativa per l’invasione.
Sheila imbracciò il fucile e corse fuori, mentre il
sottufficiale parlava con un soldato, che sarebbe rimasto di guardia ai
prigionieri. Appena varcata la soglia, tutto il rumore della battaglia
in corso la travolse.
Il cielo era striato dai colpi dei cannoni al plasma, gli incendi
illuminavano di rosso ogni cosa, le urla dei civili erano assordanti.
Era il caos.
-Il colonnello l’aspetta con i suoi fedeli al comando, alcuni di noi si
sono fermati a dare loro manforte. Non sono molti ma hanno saputo
organizzare bene le cose. Lo sbarco è avvenuto quasi senza
perdite. I nemici, però, si sono accorti che il colonnello ha
tradito e il comando, dove si è asserragliato, stava per essere
circondato dalle forze fedeli, quando noi siamo venuti a liberarla.
-Di corsa allora e non fermatevi per alcun motivo. Dobbiamo impedire
che le comunicazioni tra i nemici possano essere ristabilite.
Il combattimento intorno al comando era in pieno svolgimento, quando
Sheila e la sua squadra intervennero. Il comando fu liberato e dopo
diverse ore di combattimento fu raggiunto dalle forze da sbarco.
Nel giro di un mese astrale il pianeta fu conquistato. Sheila ed il
colonnello non ebbero modo di vedersi dopo la liberazione del comando.
Sheila era stata impegnata nella conquista del pianeta ed il
colonnello, divenuto comandante delle forze collaboratrici, era stato
occupato a convincere le forze rimaste fedeli ad arrendersi.
Alla fine del mese erano rimasti pochi gruppi isolati di truppe fedeli
a continuare a combattere.
Sheila tornò nella capitale nemica alla testa delle sue truppe,
la popolazione intimorita si scansava al passaggio dell’esercito
invasore, ma qualcuno salutò i soldati con un gesto d’amicizia.
Sheila fu convocata al comando dove incontrò nuovamente il
colonnello.
-Bentornato capitano. Sono lieto che non le sia successo nulla.
-Buon giorno signor colonnello. Sono lieto anch’io di rivederla. Non ho
potuto ringraziarla per tutto quello che ha fatto per me, per i miei
uomini e per la mia missione.
-Non deve ringraziarmi, ho fatto tutto nell’interesse del mio pianeta.
Mi dispiace di non aver potuto fare nulla per le donne della sua
squadra. Non ho potuto bloccare l’astronave che le ha portate via.
Il capo squadra aveva spiegato a Sheila, nelle pause dei combattimenti,
che il colonnello aveva acquistato al mercato degli schiavi tutti i
membri della squadra d’assalto. Li aveva fatti trasportare nella sua
tenuta di campagna dove, in gran segreto, li aveva nutriti e
continuamente aggiornati sulla situazione. Quando il momento
dell’invasione si era fatto imminente, li aveva armati ed equipaggiati
con uniformi delle forze nemiche. Aveva organizzato il loro rientro
nella capitale, dove aveva loro assegnato i compiti che avrebbero
dovuto svolgere durante l’invasione. Purtroppo delle donne non era
riuscito a sapere nulla.
Sheila, si sentiva in colpa per non essere riuscita a salvaguardare
l’incolumità di tutti i membri della sua squadra d’assalto,
scotendo la testa allontanò da sé quel pensiero.
-Non sono riuscita a trovare tra i prigionieri nessun sacerdote.
-Non avrebbe potuto! Le avevo annunciato che dovevo vendicare mia
moglie! Mentre la capitale veniva investita dalle vostre truppe ho
organizzato un trasporto per tutti i sacerdoti. In realtà il
sommo sacerdote sarebbe voluto rimanere per galvanizzare la resistenza,
ma l’ho convinto che la sua vita era troppo importante. Ho spedito il
trasporto dritto in bocca alle vostre astronavi che si sono occupate di
far sparire per sempre quei maledetti. Ho così ottenuto il
duplice scopo di decapitare un’eventuale resistenza e liberarmi degli
assassini di mia moglie.
Sheila pensò che sarebbe stato bene che il suo governo non
s’inimicasse il colonnello.
-Le ho rubato molto tempo, capitano. Credo che i suoi superiori la
stiano attendendo. Ho fatto un magnifico rapporto su di lei. Sono,
però, sicuro che vogliano che faccia rapporto personalmente.
-Un’ultima domanda, signor comandante, se posso. Vorrei sapere che fine
ha fatto il tenente del servizio informazioni?
-Di questo deve domandare ai suoi uomini. Tutto quello che so è
che è stato trovato impiccato, con diversi segni di percosse sul
corpo.
Sheila aveva un grosso debito di riconoscenza verso i suoi uomini, ora
che sapeva che avevano fatto il lavoro sporco per lei.
La situazione sul pianeta si andava man mano stabilizzando, le forze
collaboratrici erano divenute le rappresentanti del pianeta. Le forze
d’assalto furono sostituite da truppe di presidio ed il governo del
pianeta fu affidato al colonnello ed ai suoi fedeli.
Per Sheila il rientro alla base fu un trionfo, le furono conferite
onorificenze, fu acclamata eroe e fu promossa a maggiore.
Sheila seppe più tardi che il colonnello aveva voluto che il
pianeta fosse accettato nella Federazione, che fu ben lieta di
accettare un nuovo alleato, che grazie alla propaganda, sarebbe servito
com’esempio.
Le strade di Sheila e del colonnello non s’incrociarono più. La
prima divenne comandante di una formazione d’attacco e sempre
più spesso era in missione, il colonnello, divenuto presidente
del pianeta, fu sempre più impegnato nel dimostrare ai pianeti
ex alleati quanto fosse bugiardo il regime che li sottometteva ad una
religione crudele.
Sheila venne a sapere che parecchi agenti erano stati inviati su
diversi pianeti nemici e che fornivano informazioni alla Federazione.
La maggior parte di quegli agenti proveniva dal pianeta su cui era
stata tenuta prigioniera.
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