|
|
|
AURORE, CONTESSA DI BAYONNE
Manoscritto di anonimo
Seconda Parte
Quando il carro entrò nel grande piazzale del castello, Aurore e
Pauline avevano le mani legate dietro la schiena, una corda passata
attorno al collo, a cappio, con la quale uno degli uomini che le aveva
sequestrate le convinse, con un paio di strattoni, a scendere.
"Devo parlare col vostro Padrone" disse questi ad una guardia, "ho
qualcosa per lui!" e rise, indicando i corpi nudi che si stava tirando
dietro.
"Merce di prima qualità!"
Presto le due donne furono circondate dagli uomini d'arme dei Racine,
sghignazzanti ed eccitati. Qualche mano raggiunse le tette dell'una e
dell'altra, pizzicando, palpando, una si infilò decisamente fra
le gambe di Aurore e, salendo, ad afferrare l'inguine della donna e a
penetrare in lei con due dita, ma venne respinto da una bacchettata sul
collo: chi vendeva doveva presentare merce sana, non maltrattata da
chiunque!
"Ma guarda!" rise Pierre Racine vedendo le donne e riconoscendo in una
di esse la contessa di Bayonne, ma fingendo di non averla mai vista:
"Due pulzelle che potranno benissimo servire gli uomini di guardia!
Perfetto, buon uomo, sei stato in gamba. Lasciale pure qui, non ti
chiedo dove le hai trovate perché, del resto, mentiresti
sfacciatamente! E ora andatevene pure, col vostro carro, vi lascio
liberi!"
"Ma signore, penso che lei vorrà esserci riconoscente per la
merce che le abbiamo procurato! Siamo girovaghi, sempre a corto di
denaro, affamati e laceri!"
"Un momento, vedo spade, nel carro, e stivali che certo non sono
vostri. E stiletti e pistole! Scaricate anche questi oggetti che non vi
appartengono, e subito!"
"Ma signore, costano un patrimonio!"
"E quanto valutate le vostre teste? Tre uomini, una donna, vediamo un
po’, basta fare rapidi conti e poi decidere. Sì, hai ragione, in
cambio delle due meretrici lascio la testa a due di voi. Con l’aggiunta
delle armi e degli stivali, lascio anche la testa del terzo, fate
scendere la vostra donna, lei è fuori dal conteggio, la
farò passare prima dai miei fedeli, poi appendere alla forca.
Avanti, sbrigatevi prima che cambi idea e vi appenda tutti!"
"Ma signore…" balbettò il girovago, lasciando cadere la corda
con la quale teneva le due giovani e arretrando verso il carro.
Non ebbe il coraggio, però, di dire di più e
scaricò subito le armi e gli stivali che aveva tolto a Aurore e
a Pauline mentre la donna che era sul carro guardava, terrorizzata,
Racine che si accostava con aria spavalda.
"No, signore, no", mormorò con un filo di voce. Venne afferrata
per la vita dagli altri due che erano rimasti su con lei e gettata ai
piedi del castellano. Pierre la prese per i capelli, costringendola a
sollevare la testa, poi le strappò di dosso gli abiti, con la
punta di un pugnale, lasciandola nuda come le altre due.
"Bene" disse "merce da poco, ma valida per la truppa!" e si mise a
ridere. Il carro si stava già allontanando verso il grande ponte
levatoio, con Nuvola e Ferro legati dietro ad esso, quando Racine
urlò un ordine e due guardie bloccarono la via della
libertà, o della fuga, ai tre girovaghi.
"Quei cavalli!" tuonò la voce del castellano "non sono vostri.
Lasciateli immediatamente, e riprendetevi la vostra baldracca!"
La donna, non più tenuta per i capelli, corse verso il carro
mentre i tre girovaghi liberavano i cavalli della contessa di Bayonne.
Le bestie si avvicinarono subito alla loro Padrona, strofinando le
froge su di lei e sulla sua ancella.
Racine si mise a ridere, mentre il carro, lasciato passare, si
allontanava con il galoppo dei due ronzini che lo tiravano, frustati a
sangue da tremebondi girovaghi.
"Credo che non molesteranno più contesse ed ancelle!",
esclamò Pierre, voltandosi verso le due che ancora non gli
avevano rivolto la parola.
"Naturalmente, contessina di Bayonne, io ti avevo detto di non mettere
piede nel mio feudo e tu hai avuto la tracotanza di entrare addirittura
nel mio castello! Sai bene che dovrai subire, e con te la tua ancella,
quanto promesso, anche se non potrò strapparti le vesti di
dosso, perché ciò è già stato fatto da
altri!"
"Conte Pierre, sai bene che non sono qui di mia volontà, e ti
sei anche permesso di parlare di me e di lei come di meretrici!"
"Oh, beh, non t’avevo riconosciuta subito, naturalmente, sono cose che
possono accadere! È la prima volta che ti vedo con gli abiti che
la natura ti ha dato e devo ammettere che sono un piacere per gli
occhi. Potrei, naturalmente, non accontentarmi di trattarti a frustate,
ma sarebbe, da parte mia, un prendere vantaggio di una situazione non
molto normale, quindi non lo farò. Vi rimanderò al vostro
castello, con i vostri cavalli, dopo che avrete subito la punizione che
vi spetta. E anche armi e stivali vi saranno resi, ma purtroppo, come
avete visto, non sono stato in grado di farvi consegnare anche gli
abiti, per cui dovrete cavalcare nude, in pieno giorno, da qui a
Bayonne! Vi auguro di non fare cattivi incontri, lungo la via, non si
sa mai quel che può capitare passando per i boschi!"
Le due donne non risposero, Aurore sapeva che sarebbe stato inutile,
Pauline che non poteva permettersi di dire parola senza essere
autorizzata a farlo dalla sua Padrona.
Pierre fece un cenno a due dei suoi uomini che tolsero i cappi che
tenevano per il collo le ragazze, poi le portarono verso due dei pali
che erano piantati, come tanti alberi, tutt’intorno al piazzale..
Le braccia già legate delle due furono tirate in alto e fissate
ai pali stessi. Aurore e Pauline voltavano la schiena al conte Racine.
"Credo che sarà bene che restiate così per un poco, in
modo che tutti i miei uomini possano ammirarvi, poi, dopo pranzo, vi
punirò e quindi vi lascerò libere. Oh, se qualcuno vi
toccasse un po’ non fateci caso. E’ normale, non credete?".
Scoppiò ancora in una risata e si allontanò dalle due
donne. Non pioveva più, ma il cielo era scuro e Aurore
provò qualche brivido di freddo: i capezzoli si erano
inturgiditi, provava sempre più impellente il desiderio di
urinare, ma non poteva farlo così, stando in piedi, davanti a
chissà quanti uomini che le stavano guardando, eccitandosi alla
loro vista! Pauline avrebbe preferito essere nel castello, le tette
offerte alla frusta o alla verga della sua Padrona, piuttosto che
trovarsi qui, esposta alla vista quei bastardi che, sicuramente, le
avrebbero messo le mani un po’ dovunque e avrebbero fatto la stessa
cosa con la sua Padroncina.
Lei avrebbe subìto volentieri l’oltraggio pur di impedire che la
contessina si trovasse in quella situazione! Purtroppo, non poteva far
niente, per ora, per evitarle scherno e dolore!
"Ehi, tu!" mormorò una voce all'orecchio di Pauline, "che ne
diresti di dissetare il mio uccellaccio, eh?"
La ragazza non rispose, qualsiasi parola sarebbe stata del tutto
inutile. Si sentì allargare le natiche da due mani forti e
ruvide poi, mentre qualcosa di grosso e duro si faceva strada nel suo
buchetto, dilatandolo fino al parossismo e provocandole fitte di
dolore quasi insopportabili, le stesse mani passarono sul suo ventre, a
spingerlo contro l’uomo che la stava sodomizzando. No, non si moriva,
per così poco, ma qual era il metro del dolore e
dell’umiliazione che lei stava subendo e avrebbe ancora dovuto
accettare? Gli uomini sapevano che Aurore era la contessina e non
avevano il coraggio di farle fare ciò che veniva imposto con
violenza all’ancella i cui glutei, marcati da strie rossastre o
violacee, dimostravano che era solita offrire le terga al nerbo o alla
frusta e, di conseguenza, in questa particolare occasione, poteva
concedere, volontariamente o meno, il suo corpo ad altre bisogna
virili.
Colui che la stava sodomizzando accelerò il movimento,
raggiungendo il piacere e provocando altre fitte dolorose alla
ragazza che si morse un labbro per non urlare.
La sua Padroncina aveva già subìto qualcosa di simile, da
parte di banditi, era giusto che lei accettasse in silenzio la sua
tortura!
"Contessa, lei permette?", ironizzò la voce di una guardia
mentre due dita andavano a cercare il caldo fiore di Aurore,
stuzzicandolo fino a bagnarsi nei suoi succhi. "Però, anche lei
si comporta come una donna qualsiasi, come mia moglie, ad esempio!"
rise l’armato, liberando la mano dall’inguine di Aurore e mostrando a
tutti le dita inumidite e vischiose. "Allora, anche le contesse amano
farsi fottere, non c'è dubbio!"
Aurore taceva, mentre si sentiva pervasa da sensazioni e idee
contrastanti. L’essere toccata così, in profondità, da un
volgare uomo d’armi, l’eccitava, come l’idea di essere esposta agli
sguardi di tutti. Ma provava anche umiliazione e, quella, non la
sopportava: avrebbe preferito essere sodomizzata ancora una volta, ma
non lì davanti a quella gente di infimi natali, bensì nel
segreto della sua alcova
o, come le era già successo, da banditi, nel buio della notte,
testimoni le stelle e chi la toccava, nulla più.
"Ricorderò la tua faccia", disse Aurore voltandosi a guardare
colui che stava ancora con le dita sollevate "e ti farò
impiccare alla prima occasione".
Quelle parole fecero un certo effetto e, per un po’, nessuno si
azzardò più a toccarla. Ma si erano messi in fila dietro
a Pauline in attesa ognuno del proprio turno per sodomizzarla o
scoparla, a seconda dei gusti o della comodità di posizione.
Appena il primo irrorò i meandri oscuri della ragazza, un
secondo prese il suo posto, spingendosi dentro con tale foga da
costringerla ad un urlo di dolore. Aurore ora guardava, affascinata, la
sua ancella e il maschio che penetrava in lei, ritmava alle sue spalle,
serrandole fra le mani l’inguine e una tetta.
L’espressione di Pauline era di dolore, ma con qualcos’altro che
traspariva dallo sguardo appannato, dalla bocca socchiusa. L’ancella
soffriva piacevolmente, senza alcun dubbio!
Pierre aveva chiamato suo fratello Paul ad assistere, dalla finestra
della sua stanza, allo spettacolo in cortile e i due uomini
ridacchiavano vedendo ciò che succedeva all’ancella.
"Credo che mi farò la contessina" disse Paul "non posso sfogarmi
nel ventre di un’ancella già sfibrato da gente del volgo!"
"Le abbiamo promesso solo frustate, nulla di più" gli
ricordò Pierre che pure avrebbe voluto gustare ambo i fiori
della giovane castellana.
"Ma te l’hanno portata qui e, comunque, sono convinto che Aurore non
dirà mai al conte di essere stata sodomizzata o fottuta da noi
due, fratello mio! Con che coraggio lo farebbe?"
"Non dimenticare che, in questo momento, il vecchio conte gode dei
favori del principe che potrebbe decidere di mandare il suo esercito ad
espugnare questo castello, per impadronirsene con la scusante di voler
far giustizia alla contessa e al conte offesi!"
"Sì, certo, ma Aurore non fiaterà: sono convinto anche
che proverà tanto piacere da essercene grata, poiché il
conte suo marito certo non è in grado di offrirle questi
sollazzamenti!"
Pierre non rispose. Avrebbe voluto poter dar ragione a suo fratello e
sfogare la sua libidine con quello splendido corpo esposto al ludibrio
dei suoi uomini, ma aveva troppa paura delle complicazioni che potevano
derivare da un simile atto. Finché Aurore subiva umiliazione e
poi frustate, senza divenire oggetto sessuale per i due signori del
castello, sicuramente avrebbe taciuto al marito, ma non avrebbe
sopportato una violenza carnale rischiando una gravidanza che, senza
un’altrui intrusione, avrebbe avuto del miracoloso!
"Io sono per la sola frusta" disse infine Pierre. "Ci potremo divertire
con quella e, magari, sfogarci con l’ancella. Se ho visto bene, fino ad
ora è stata sodomizzata, se non vogliamo mescolarci ai nostri
uomini, basta fermarli e poi possederla nel sesso e non fra le chiappe!"
Mentre lui parlava, uno dei suoi uomini voltava Pauline e, sollevandola
per le cosce, gliele spalancava per penetrarla nella conchiglia. Paul
se ne accorse e urlò di fermarsi, ma l’uomo era troppo eccitato,
finse di non udire e dette un violento colpo di reni. Pauline gemette,
non di dolore, sentendosi invadere il sesso.
"Troppo tardi, fratello" constatò Paul. "La contessina ne
subirà le conseguenze!"
Pierre allargò le braccia, senza rispondere. Paul era il
più anziano e a lui spettava ogni decisione, anche se un
eventuale disastro sarebbe ricaduto su entrambi!
La lunga frusta sibilò nell’aria prima di mordere la tenera
carne di Aurore, segnandole di rosso ambo le natiche. La contessina
mandò un urlo mentre armati e plebaglia, a cerchio, assistevano
applaudendo i loro signori. Chi usava la treccia di cuoio, per ora, era
Paul, il fratello maggiore, detentore del titolo e reale padrone di
tutto, anche se divideva con Pierre ogni cosa, fuorché le
decisioni che lui considerava importanti.
Un altro schiocco seguito da un grido di dolore più acuto del
primo: il cuoio, mordendo la schiena, si era attorcigliato sul .busto,
colpendole una mammella.
"Voltatela!" ordinò Paul, e la ragazza fu girata in modo da
offrirgli la parte anteriore del corpo.
La tensione sulle braccia venne poi allentata, sempre per volere del
conte, in modo che i suoi piedi posassero bene a terra, ma alquanto
distanti l’uno dall’altro.
Aurore fissava con occhi fiammeggianti il suo torturatore e si impose
di non gridare più mentre la frusta, usata con rabbia crescente
da Paul, le colpiva le tette, il ventre, il sesso, si attorcigliava
alle sue gambe, mordeva i suoi glutei con la sua estremità
feroce quando il colpo era diretto ai fianchi.
Si mordeva a sangue le labbra, qualche lieve gemito le sfuggiva, ma
veniva coperto dalle urla di incitamento dei servi. Sudato, eccitato,
stanco, Paul cedette la frusta a suo fratello che volle in primo piano
il sedere di Aurore e la rimise con le terga verso di lui, ma con le
mani legate in basso, alla radice del palo. Così lei lo vedeva
attraverso le proprie gambe, e rovesciato, dal basso verso l’alto.
Era la posizione più infamante per lei, ma la frusta faceva meno
male sui glutei di quanto non gliene avesse procurato sulle mammelle e
all’inguine. Questo, però, era ancora più che ben esposto
e, a volte, veniva ugualmente raggiunto.
Quando ciò accadeva, Aurore era costretta ad emettere piccole
grida che non era più in grado di trattenere! Pauline, dopo
essere stata ripetutamente sodomizzata e posseduta nel sesso, ora
assisteva, impotente, sempre legata al palo, alla tortura della sua
Padroncina. E sicuramente avrebbe sofferto meno se la frusta che
segnava il bel corpo di Aurore avesse invece lasciato strie rosse sulla
sua pelle!
Anche Pierre, finalmente, si fermò. Ma il peggio doveva ancora
venire per Aurore, perché Paul voleva godere in lei! L’uomo si
slacciò la patta dei calzoni e la lasciò ricadere,
denudando il suo membro gonfio dalla foia, accostandosi alla contessina
ancora nella posizione voluta da Pierre per la fustigazione.
"No, prenda me, piuttosto!" gridò Pauline.
"Ci hanno pensato gli altri e io non mescolo il mio sesso con quello
dei miei servi!".
Dal basso Aurore vedeva quella mostruosità che le si accostava e
aveva la scelta dell’ingresso, poteva sodomizzarla o fotterla
liberamente, senza che lei potesse fare nulla per impedirlo!
"Signor conte!" gridò ancora Pauline "io so fare l’amore in un
altro modo che non la mescolerebbe a coloro che hanno usufruito del mio
corpo! E credo che nessun’altra sia capace di fare ciò che posso
offrire! Perché non vuole gustare una primizia e godere nel
più gradevole dei modi, senza nemmeno dover faticare di anche e
di reni?"
Paul si fermò mentre già toccava, con la sua parte
più avanzata, la molle conchiglia della contessina. "Se
mentì" ringhiò "ti farò possedere dal mio stallone
preferito!"
"Non oserei mai mentire in una simile situazione, signore! Sono in sua
balìa, ne dovrei poi pagare il fio!"
"E va bene, vediamo cosa sai fare!" decise Paul voltandosi verso di
lei, appesa ancora per le braccia. "Dovrei potermi prostrare davanti a
lei" disse la ragazza "in ginocchio, mio signore, davanti a lei teso in
piedi com’è!"
La corda venne allentata e Pauline si mise in ginocchio: l’uomo le si
accostò, incerto, meno sicuro di prima… e rimase a guardare,
come stordito, quella bella bocca che gli si chiudeva sulla
virilità, ma senza fargli male, con un piacevolissimo
accompagnamento di lingua e di mani. Lei muoveva rapidamente la testa
e, in pochi momenti, lui le inondò palato e gola.
La stessa lingua lo nettò completamente, poi la ragazza
sollevò il volto: "Ho forse mentito, signore?" chiese Pauline,
mentre dalla folla degli spettatori, che era ammutolita fino a
quell’istante, si alzava
un coro di meravigliata approvazione.
"No, non hai mentito… e per questo non verrai frustata, ma dovrai dare
lo stesso piacere a mio fratello".
"Certo, mio signore, ne sarò deliziata!" mentre pensava che
avrebbe voluto staccarglielo a morsi, a quel figlio di una vacca
rognosa e di un’insalata ortolana di padri!
Pierre si accostò a sua volta a Pauline che gli offrì lo
stesso servigio sotto gli occhi, fra gli altri, di Aurore che assisteva
sempre con la testa fra le gambe ad un modo di fare sesso che non
avrebbe mai immaginato, nemmeno nel più erotico dei suoi sogni!
Anche Pierre, soddisfatto, si ritirò su la patta dei calzoni,
reso momentaneamente inabile per nuove intrusioni.
"Dovrai insegnarlo a qualche mia inserviente" disse il più
giovane dei due Racine, ma la ragazza scosse il capo. "Spiacente,
signore" mormorò umilmente, "ma come posso io, donna, insegnare
ad altra donna cosa fare col sesso di un nobiluomo? Perdoni l’audacia,
ma dovrà farlo lei stesso, indicandole il modo di darle il
massimo piacere!"
"Già, forse è vero" bofonchiò Pierre, per nulla
convinto, ma che non trovava nulla da eccepire.
"Mettetele a cavallo!" ordinò Paul "dopo averle vestite di
stivali, cinturoni ed armi!"
Le due donne vennero slegate, ad entrambe vennero infilati gli stivali
mentre mani vogliose risalivano su per le cosce a toccare, palpare… poi
i cinturoni furono stretti alla vita di entrambe, con le spade pendule
sul fianco sinistro, pistola e stiletto su quello destro. E vennero
messe a forbice sulle selle, non all’amazzone.
Il contatto ruvido con la sella per poco non fece urlare Aurore le cui
parti basse dolevano come se una fiamma fosse passata fra le natiche e
lungo la morbida fessura della sua femminilità.
"Buon viaggio, contessina!" rise Paul "se sarai ancora vogliosa di
frustate, le porte del castello dei Racine saranno sempre aperte per te
e per quella bocca a fica della tua ancella!"
Impettite, la sinistra appoggiata alla vita, sul fianco, le due donne
cavalcarono lentamente fino oltre il fossato, al passo lento e sicuro
di Nuvola e Ferro. Ma, appena i primi alberi si trovarono fra loro e il
castello, Aurore spronò Nuvola, seguita dall’altro cavallo che
partì al galoppo col primo. Corsero così per almeno due
miglia, poi le bestie si misero al trotto, affiancandosi l’una
all’altra.
Le due donne si guardarono e, malgrado le sofferenze che la loro carne
ancora provava e l’umiliazione subita da entrambe, si misero a ridere
come ragazzacci che hanno fatto un dispetto. "Nude con stivali e armi!"
disse finalmente Aurore rallentando al passo il suo cavallo. "Se
il conte mio marito ci vedesse così penserebbe di avere le
allucinazioni!"
"Dovremo arrivare al castello con il buio, signora" disse Pauline "per
evitare altri guai. Speriamo che il conte non si sia accorto che
manchiamo dal castello".
"Hai ragione, speriamo, ma dubito molto. Temo il peggio".
"Se sarà necessario inventerò qualche strana storia che
farò ingoiare al conte a suon di nerbate" disse Pauline, ma non
troppo convinta.
"È un’idea. Ma dimmi, piuttosto, con chi hai imparato ad usare
così bene la bocca, non per cibarti o parlare, ma per
l’amore?"
"Oh, è stata la disperazione, oggi, a farmi tentare! Non volevo
che il suo corpo venisse violentato da quegli uomini ed ho
cercato di inventare qualcosa senza sapere se sarebbe andata bene o se
avrei dovuto sopportare le conseguenze di un fallimento!" rise la
ragazza. "È andata bene, ma il sapore che ho bevuto per poco non
mi strozzava! Credo, comunque, di avere così trovato il modo
giusto per non restare pregna con un uomo, pur senza offrirgli le
terga!"
"Piuttosto, amica mia, corri il rischio di avere il ventre che
s’ingrossa, dopo tutti coloro che ti hanno inseminata!"
"Così fosse, pazienza, spero almeno che il padre sia il
più bello del gruppo!"
"Te lo auguro, ma preferirei che tu fossi momentaneamente sterile,
meglio sapere chi sarà il genitore che manca!"
Pauline, in fondo, non se ne faceva una croce. La maggior parte delle
ancelle, come le donne del popolo, quand’erano incinte, difficilmente
sapevano chi le avesse impregnate. E a volte, le stesse nobildonne
davano ai consorti figli di dubbio sangue blu!
Fine seconda parte
|
|
|