|
|
|
OMBRA
di R.E.
Il volo stava ormai giungendo al termine, le hostess
stavano facendo gli ultimi controlli per assicurarsi che tutti i
passeggeri avessero eseguito le istruzioni per l’atterraggio.
In business class l’hostess fu molto solerte con i
passeggeri, secondo il regolamento non scritto. Una giovane donna la
osservò con molta attenzione, senza che la ragazza se
n’accorgesse.
Se l’hostess avesse potuto leggere i pensieri della
donna sarebbe arrossita, forse.
La donna aveva trovato la ragazza molto attraente e
aveva fantasticato su di lei. Immediatamente, però, si
pentì di quei pensieri. L’ultima volta che si era lasciata
andare in un’avventura le era costata cara.
L’atterraggio fu tranquillo e i passeggeri scesero dall’aereo.
La giovane donna ritirò il proprio bagaglio e si diresse verso
il parcheggio dove aveva lasciato la propria auto una settimana prima.
Una filiale della sua ditta aveva dei problemi e lei era dovuta restare
in quella sede per un’intera settimana. Fu, per lei, una settimana
molto dura: non poter essere libera di esprimere la propria
personalità!
Sedendosi al posto di guida, il contatto con i sedili di pelle nera le
fece provare un brivido di piacere.
Presa da un’indicibile frenesia di tornare a casa e dalla persona che
amava, mise in moto l’auto e imboccò l’autostrada che l’avrebbe
ricondotta al suo nido.
L’arancio della luce autostradale e la foschia notturna ammantavano la
strada: alla donna pareva di essere in uno strano mondo silenzioso.
Prese a divagare con la mente………...
<<La vigilia di Natale quell’anno fu festeggiata con un
rinfresco, al quale parteciparono dirigenti e impiegati. La donna, come
presidente e proprietaria della ditta, tenne un discorso, ringraziando
tutti per il buon lavoro fatto durante l’anno appena trascorso ed
augurò a tutti buone feste.
La sua segretaria, al termine del discorso, le porse un bicchiere con
dello spumante e la donna s’immerse nell’atmosfera di festa.
Il rinfresco continuò fino alla chiusura degli uffici,
dopodiché, a gruppi, i dipendenti iniziarono ad andarsene,
leggermente più allegri di quando era iniziato il rinfresco.
Pochi impiegati rimasero in sede per portare a termine il poco lavoro
rimasto.
La donna e la sua segretaria erano tra questi.
A casa non l’attendeva nessuno e quindi non aveva alcuna fretta di
andarsene.
- “Lisa.”
La segretaria entrò nell’ufficio della donna.
- “Puoi andare a casa. Io mi trattengo ancora un po’, ma non occorre
che ti fermi.”
- “Grazie. Le auguro un buon Natale.”
La donna, pur non avendo nulla da fare, si
trattenne fino a sera in ufficio. Non se la sentiva di andare a
rinchiudersi da sola in casa. I suoi amici erano già partiti per
luoghi esotici ed in città non aveva nessuno con cui trascorrere
le feste. Il suo ultimo compagno era ormai un ricordo lontano.
Alla fine, però, si decise a rientrare. Uscendo dall’ufficio
vide che la sua segretaria era ancora seduta alla propria scrivania.
- “Lisa?! Ti avevo detto di andare a casa. Non ti
aspetta nessuno?”
- “Mi sento un po’ brilla e non me la sentivo di
guidare. Ho atteso che mi passasse la sbronza, ma ora andrò a
casa. Comunque nessuno mi aspetta quindi …
- “Vuoi che ti dia un passaggio?”
- “Grazie!”
Mentre erano in macchina la donna ebbe un’idea e la espose alla
segretaria.
- “Ti andrebbe di cenare con me? Potremmo trascorrere insieme il resto
della serata, visto che siamo entrambe sole.”
- “Volentieri. Non mi andava proprio di andarmi a rinchiudere da sola a
casa in preda alla malinconia. Vorrei però cambiarmi.”
- “Perfetto: passeremo da casa tua e poi da me. Dopo andremo al
ristorante.”
Giunte a casa della segretaria, salirono entrambe e, mentre Lisa
cercava l’abito adatto, Lei l’attese nel piccolo soggiorno.
Lisa fu presto pronta e la donna dovette ammettere che non aveva mai
visto la sua segretaria in abito da sera. Stranamente la trovò
affascinante.
Tornate in auto, la donna guidò verso casa sua, un piccolo
villino appena fuori le mura.
La donna fece accomodare Lisa in salotto e andò nella stanza da
letto per prepararsi.
Si tolse rapidamente gli abiti e la biancheria intima ed entrò
nel bagno privato per rinfrescarsi.
Uscendo dal bagno ancora nuda, la donna fu sorpresa di trovare Lisa
seduta sul suo letto.
- “Lisa!? Che cosa fai?
- “Ti guardo!”
Il tono basso della voce di Lisa colpì la donna, inquietandola.
- “Perché?”
Lisa non rispose, ma si alzò dal letto e si avvicinò alla
donna che cercava di coprirsi con le mani.
- “Aspettami di là, tra poco sarò pronta.”
Lisa, senza dire nulla, continuava ad avvicinarsi. Quando fu a pochi
centimetri dalla donna, allungò una mano e iniziò ad
accarezzarle una spalla.
- “Cosa stai facendo?”
La segretaria, continuando a guardarla negli occhi, allontanò le
mani della donna dalle parti del corpo che cercavano di coprire.
La donna oppose una breve resistenza poi cedette, provando sentimenti
contrastanti, ma tali da non ribellarsi a quella donna.
Le mani di Lisa percorrevano la pelle della donna, lasciandovi lunghe
strisce invisibili che la facevano fremere.
- “Sei bellissima ed ho sempre desiderato avere l’occasione di
poterti accarezzare.”
La donna, pur turbata più profondamente di quanto volesse
ammettere a se stessa, sentiva che qualcosa le stava succedendo.
Quel che accade dopo rimase come avvolto in un alone nei suoi ricordi.
I loro corpi nudi sul letto, avvinghiati, caldi, frementi di piacere:
le mani di Lisa che sembravano essersi moltiplicate, la bocca di lei
che le premeva sulla sua, la lingua di Lisa che, come un serpente,
s’insinuava in ogni piega della sua intimità… infine l’oblio.
Il mattino successivo, svegliandosi, ebbe la sorpresa di trovare Lisa
che le aveva portato la colazione a letto.
La donna ricordava di aver goduto diverse volte tra le braccia della
sua segretaria, ma ancora non credeva che fosse potuto accadere.
- “Cosa c’è? Ti sei pentita? Mi guardi in modo strano.”
- “Non so, non avevo mai pensato che un giorno avrei fatto l’amore con
una donna e che l’avrei trovato molto piacevole.”
- “Sono contenta che ti sia piaciuto. All’inizio ho temuto che mi
avresti cacciata. Desideravo toccarti, ma allo stesso tempo avevo
timore della tua reazione. Mi sono innamorata di te e ogni giorno, a
starti vicina e non potertelo confessare, mi faceva star male. Mi
hai reso la donna più felice del mondo. Grazie per il bel
regalo!”
La donna non disse nulla, ma fece colazione, guardando di tanto
in tanto la segretaria. Notò che quello che le aveva detto si
rifletteva sul suo viso. Riconobbe i segni della donna innamorata. Si
domandò come aveva fatto a non accorgersi di quello che Lisa
provava per lei e si chiese ancora cosa provasse per Lisa, non
riconoscendo in lei nessun segno che le indicasse di provare un minimo
di affetto per la sua segretaria.>>
La macchina correva nella notte divorando la strada, ma la donna come
ipnotizzata dalle strisce intermittenti non si accorgeva dei chilometri
che faceva…………
<<La donna e Lisa divennero amanti, anche se la prima non si
sentiva legata alla segretaria. Le faceva, però, piacere
ricevere le sue attenzioni, sentirsi amata e desiderata, ma non
riusciva ad essere spontanea nel rapporto.
Lisa non gliene faceva una colpa, pazientava, sperando che un giorno
anche la donna s’innamorasse di lei.
Qualche tempo dopo la donna ebbe dei contatti di lavoro con un
dirigente di un’altra azienda e, dovettero, quindi, frequentarsi per
diverso tempo. L’uomo iniziò a corteggiarla, così che,
dopo un po’, decise di cedere alle sue avances.
Lisa si accorse che c’era qualcosa che non andava, ma cercò di
mantenersi calma senza domandare nulla.
Sul lavoro i rapporti tra le due donne erano rimasti professionali,
nessuna delle due aveva mai mostrato quali fossero i veri rapporti. Da
un po’, però, Lisa si era accorta che la donna nemmeno la
notava, soffrendone.
Un giorno, stanca dell’atteggiamento della donna, Lisa si fece
coraggio e le domandò cosa le avesse fatto per trattarla con
distacco.
- “Sono giorni che non ti accorgi nemmeno che esisto. Cosa ti ho fatto?”
- “Non mi hai fatto nulla: sono io che ho tutta la colpa. Vorrei che
capissi che non sono mai stata una lesbica e scoprire che posso godere
con una donna mi ha turbato molto. Ho conosciuto un uomo. Ho voluto
provare a me stessa che sono una donna normale.”
- “Ci sei andata a letto!?!”
La donna non rispose, ma il suo silenzio fu molto più eloquente
di un discorso.
- “Perché? Che necessità avevi? Ti amo come nessun’ altro
ti ha mai amata né ti amerà mai. Che cosa provi per lui?
Ti ama più di me?”
- “Non credo nemmeno che ci abbai mai pensato, è solo
un’avventura. A me serviva solo sapere che potevo ancora andare con un
uomo!”
- “Infischiandotene dei miei sentimenti! Sei solo un’egoista!”
Lisa , in lacrime, lasciò la donna e se n’andò dalla
villa.
In ufficio Lisa continuò ad essere professionalmente efficiente,
ma aveva smesso di guardare la donna come se fosse la cosa più
preziosa sulla terra. Alla donna iniziarono a mancare tutte le
attenzioni cui si era abituata.
Vedendo che la segretaria non accennava minimamente a riprendere i
rapporti, la donna decise di fare lei il primo passo, d’altronde
l’errore era stato suo.
- “Lisa.”
La segretaria entrò nell’ufficio mantenendo un atteggiamento
distaccato.
- “Ho bisogno di parlare con te. Ti andrebbe di venire a pranzo con me?”
- “Non ne vedo il motivo. Inoltre ha degli appuntamenti.”
- “Rinviali! Vorrei chiarire la nostra situazione.”
- “Non c’è nulla da chiarire. Ha fatto la sua scelta!”
- “Ci terrei lo stesso a pranzare con te.”
La segretaria cedette all’insistenza del suo capo.
Il pranzo fu molto silenzioso e solo alla fine la donna decise di
parlare.
- “Mi sono resa conto di aver commesso un grave errore. So che le scuse
stanno a zero e che il male che ti ho fatto non potrai mai
dimenticarlo. Ciò non di meno vorrei che dimenticassi per un
attimo quello che è accaduto e ripensassi ai momenti trascorsi
insieme.”
- “Come ha appena detto sono trascorsi e quindi che senso ha parlarne?
Vorrei cogliere l’occasione per presentarle la mia domanda di
licenziamento… ha un mese per trovare la mia sostituta.”
Lisa si alzò e se ne andò, lasciando la donna attonita
per il gesto della segretaria.
Al rientro in ufficio Lisa era già al lavoro. La donna si chiuse
in ufficio, fece annullare tutti gli appuntamenti e, realizzando che
tutto era finito… solo allora si rese conto di quello che provava per
Lisa.
Fino a quel momento aveva pensato che si sarebbe potuto risolvere ogni
cosa…ora sapeva che tutto era veramente finito.
-“ Perché licenziarsi? Poteva rimanere!”
La donna si sarebbe accontentata di vederla.
-“No, non è vero che ti saresti accontentata di vederla. Tu la
vuoi!” >>……
La barriera luminosa, creata dai fari contro la foschia, era come uno
schermo sul quale i ricordi della donna prendevano corpo……..
<<Un mese dopo Lisa se ne andò, nonostante i tentativi
della donna per farla desistere. Vedere al posto di Lisa un’altra
segretaria le provocava un’infinita tristezza. Solo allora si rese
conto che amava quella ragazza.
Cercò di mettersi in contatto con lei, inutilmente. Infine
decise di andare a casa sua per fare un ultimo tentativo.
Attese al portone per parecchio tempo e, quando Lisa comparve, le
si fece incontro.
Lisa però finse di non vederla e le passò accanto senza
degnarla di uno sguardo.
- “Lisa! Ti prego ascoltami...”
Lisa si fermò senza voltarsi.
- “Sono stata una stupida, solo ora lo capisco! Ti amo… vorrei poter
ricominciare. Dammi una possibilità per farmi perdonare.”
- “Ora non ha più dubbi? Non ha più bisogno di dimostrare
a se stessa di essere una donna normale? Ebbene io, invece, non
potrò più fidarmi di lei. Chi mi garantisce che non mi
tradirà un’altra volta?”
- “Mettimi alla prova!”
- “Alla fine della prova?”
- “Non accadrà mai più che ti tradisca!”
- “Voglio crederle!”
La donna scoppiò in una risata isterica e si affrettò ad
abbracciare Lisa che però rimase impassibile.
- “Hai detto che avremmo ricominciato…”
- “Ho detto che l’avrei messa alla prova, ma non stasera. Sono stanca e
non ho voglia di vedere nessuno. Domani sera torna qui.”
Lisa si girò ed entrò nel portone chiudendoselo alle
spalle.
La sera successiva la donna era ad attendere Lisa sotto il portone.
Lisa arrivò e, senza dirle niente, le fece cenno di seguirla.
La donna era alquanto perplessa, ma la seguì senza fiatare.
Arrivate in casa, Lisa si accomodò sul divano mentre la donna
rimase in piedi, in attesa di un segno, che però, tardava a
venire.
- “Cosa vuoi che faccia?”
- “Spogliati!”
La donna si chiese che intenzioni avesse Lisa, ma eseguì
la richiesta. Quando fu nuda, Lisa la osservò a lungo senza dire
nulla, mentre la donna si sentì in imbarazzo.
- “Dì qualcosa, ti prego.”
- “Sei venuta tu da me. Sei tu che devi dirmi qualcosa!”
- “Cosa vuoi che faccia?”
- “Che mi dimostri il tuo amore e la tua fedeltà!”
La donna le si avvicinò e iniziò a baciarla, cercando al
contempo di toglierle i vestiti di dosso.
Lisa la lasciò fare fino al momento in cui fu nuda anche lei.
- “Basta, per stasera è sufficiente. Rivestiti e vattene!”
- “Perché?”
- “Perché ho deciso così!”
La donna capì che, se voleva riconquistarla, doveva fare come le
era imposto. A malincuore si rivestì e se ne andò.
Il mattino seguente ricevette una telefonata di Lisa.
- “Ci vediamo per pranzo al solito posto. Ho qualcosa da darti!”
La donna non fece in tempo a replicare che la comunicazione fu
interrotta.
Per l’ora di pranzo si recò al solito fast food dove Lisa era ad
attenderla. La donna la raggiunse al tavolino e Lisa le consegnò
un pacchetto.
- “Grazie.”
La donna fu felicemente sorpresa di quel dono.
- “Non è per te, anche se lo indosserai tu, è un regalo
alla mia sicurezza. Vai alla toilette e indossalo.”
La donna, titubante, si recò alla toilette e vi si chiuse.
Aprendo il pacchetto capì che cosa avesse inteso Lisa con le sue
parole.
Il regalo consisteva in una cintura di castità, con tanto di
lucchetto. Impiegò un po’ di tempo per cercare di sistemarsela
senza che le provocasse fastidio. Quando vi riuscì chiuse il
lucchetto e dopo essersi risistemata uscì.
Ritornando al tavolino ebbe la sgradita sorpresa di non trovare
più Lisa. Sconfortata tornò in ufficio.
Lisa la chiamò.
- “Come ti sta?”
- “E’ un po’ fastidiosa!”
- “Non importa. Ti voglio a casa mia stasera per vedere come ti sta.”
La donna si recò a casa di Lisa dove fu accolta sempre
freddamente dalla sua ex segretaria.
- “Spogliati e fammi vedere come ti sta il mio regalo!”
La donna prontamente si denudò, sperando che finalmente il
ghiaccio che ricopriva il cuore di Lisa si sciogliesse vedendo la sua
buona volontà.
- “Fa un bell’effetto e, soprattutto, adempie all’uso per cui è
stata progettata. Da oggi sei veramente mia.”
Lisa prese possesso di un seno della donna strizzandolo con forza per
dimostrare alla stessa quanto ciò corrispondesse a realtà.
La donna mugolò, ma Lisa la baciò e allora si
lasciò andare abbracciandola a sua volta..
Lisa continuò a baciare la donna fino a sentire che stava
eccitandosi, poi la condusse nella stanza da letto dove si fece leccare
tutta senza dare nulla in cambio.
Dopo essere venuta Lisa cacciò la donna.
- “Vattene!”
- “No, non mi cacciare. Ho fatto tutto quello che mi hai chiesto. Ho
tanta voglia di te!”
- “Io ho già goduto e non mi servi più. Ora voglio
riposare. Domani forse…”
- “Perché mi tratti così?”
- “Perché devi imparare che ciò che ti è donato,
per la persona che lo dona, ha un certo valore e tu non puoi farne
ciò che vuoi. Inoltre non volevi essere messa alla prova, ebbene
questa è la prova. Esegui tutti i miei ordini e forse un giorno
ti permetterò di dormire nel mio letto. Ora vattene, ma non devi
più indossare biancheria intima. Del resto quello che ti ho dato
è più che sufficiente per proteggere i miei interessi.”
La donna iniziò così il suo periodo di prova. Lisa fu
molto severa, non le diede mai piacere se non quando si rendeva conto
che la donna stava per avere una crisi. Le permetteva, allora, di
togliersi la cintura di castità e di passare una vera notte
d’amore tra le sue braccia.
Il mattino seguente, però, tutto tornava ad essere come prima.
La donna eseguiva ogni richiesta, sarebbe meglio dire ordine, di
Lisa.
Un mattino, dopo che Lisa aveva concesso alla donna di trascorrere la
notte con lei, l’ex segretaria fece un’altra richiesta.
- “Ritengo che il tempo della cintura di castità sia finito.”
La donna pensò che questo significasse che il periodo di prova
fosse terminato.
- “Grazie, amore mio. Non ti tradirò, puoi fidarti, ti amo
troppo.”
- “Già così dici tu. Io invece avrei pensato a qualcosa
di meno ingombrante. Ho preso un appuntamento che ti chiarirà
ogni cosa. Stasera passerò io a prenderti.”
La sera, Lisa passò a prendere la donna direttamente alla sede
della ditta. La fece accomodare in macchina senza dare spiegazioni,
conducendola in un centro di tatuaggi.
La donna si chiese quali fossero le intenzioni di Lisa, ma non fece
domande,
Entrate nel centro, Lisa parlò con un ragazzo che disse loro di
accomodarsi in una stanzetta nel retro.
La stanzetta aveva poco arredamento, ma quello bastò a far
fremere di paura la donna.
Un lettino ginecologico era pronto. Lisa le disse di spogliarsi
completamente, lei cercò di rifiutarsi, ma uno sguardo della ex
segretaria la ricondusse sulla giusta strada.
Quando la donna fu nuda, Lisa prese la chiave del lucchetto e tolse la
cintura di castità alla donna.
- “Ora sdraiati là sopra.”
La donna eseguì e Lisa le sistemò le gambe sugli appositi
sostegni, fissandole con delle cinghie.
- “Perché?”
- “Perché voglio così!”
Lisa chiamò il giovane, che entrò nella stanzetta e
indossò un paio di guanti sterili. Si sistemò in mezzo
alle gambe della donna osservando professionalmente le sue parti intime.
Lisa si portò alla testa del lettino guardando negli occhi la
donna terrorizzata.
- “Non preoccuparti, sentirai solo un po’ di dolore. Niente in
confronto a quello che ho provato io. Pensa che dopo non dovrai
più indossare la cintura di castità.
La donna arrossì violentemente, sentendo messa a nuda la sua
condizione.
Lisa fece cenno al giovane e questi disse di dover radere completamente
il pube per garantire una certa sterilità.
Senza chiedere nulla alla donna, Lisa acconsentì.
La donna sentì scorrere la fredda lama di un rasoio sulla sua
intimità, provando un brivido, chiuse gli occhi e non
pensò più a nulla, affidandosi completamente alla
volontà del suo amore.
Il giovane la rasò rapidamente e, dopo qualche istante,
passò un disinfettante freddo sulla fessura e le parti limitrofe.
“Lei”, ad occhi chiusi, si chiese cosa volesse fare. Ogni suo
dubbio scomparve sentendo una fitta atroce ad un grande labbro… ed
urlò tutto il proprio dolore...
- “Cosa mi fate? Fermatevi! Non voglio!”
- “Quello che tu vuoi non mi importa. Voglio chiuderti la fica con un
lucchetto e per farlo devo farci mettere due anelli. Ora che lo sai,
stai zitta e non disturbare chi sta lavorando!”
La donna sentì scorrere nella propria carne qualcosa di freddo…
forse un ago… poi immaginò che l’ago stesse facendo un
movimento e, dopo un attimo, sentì un lieve peso al labbro
trafitto.
- “Ecco… il primo è stato messo …ora… un altro po’ di dolore e
avremo finito.”
L’esperienza per la donna si ripeté sull’altro labbro e
nuovamente un urlo uscì dalla sua gola.
- “Finito! Ora metterò il lucchetto e ti potrai rivestire.”
Lisa fece come aveva detto, liberando poi la donna e permettendole di
rivestirsi.
- “Non ti senti più libera senza quella fastidiosa cintura di
castità?”
- “Sì, ma sento anche un forte bruciore...”
- “Passerà! Andiamo!”
Lisa pagò la prestazione del ragazzo, dicendogli che, se avesse
avuto ancora bisogno, sarebbe sicuramente tornata.
A quelle parole la donna ebbe un brivido di paura.>>……………..
Seduta nell’abitacolo dell’auto la donna percepì la presenza
familiare di quel lucchetto che la sigillava, provandone piacere. Le
ruote dell’auto rotolavano sull’asfalto, ma nell’interno regnava il
silenzio, interrotto solo dal profondo respiro della donna. Ogni
ricordo le portava alla mente forti emozioni…………….
<<In quella notte ormai lontana nel tempo Lisa parlò del
loro futuro con la donna.
- “So bene che ti stai domandando il perché di tutto questo,
anche se accetti tutto senza ribellarti. Immagino che una risposta che
ti sei data sia quella che sostiene che devi espiare la tua colpa e
che, una volta redenta ai miei occhi, tutto ritornerà come prima
che accadesse.”
La donna fece un cenno d’assenso.
- “Niente di più lontano dalla realtà. Gli anelli che ti
sigillano non costituiscono una punizione temporanea, ma una condizione
permanente. La tua fica è stata chiusa affinché tu
capisca che non potrai più godere con essa. L’uomo con cui mi
hai tradito ha goduto della tua vagina e io non ti farò mai
più godere attraverso la fica.”
Lisa smise di parlare per permettere alla donna di afferrare ciò
che stava dicendole.
La donna, capendo ciò che le veniva imposto, chinò il
capo e lacrime presero a correrle sul viso.
- “Ora che hai capito cosa ti attende, ti pongo una domanda: sei
disposta ad accettare tutto quello che t’imporrò? In caso tu
decidessi di no, sei libera di andartene, però non dovrai
più cercarmi!”
La donna rimase silenziosa, non riuscendo a prendere una decisione.
Lisa sarebbe diventata padrona della sua vita! Valeva veramente la
pena? Finora era sempre stata libera da ogni legame, gestiva i suoi
rapporti in piena libertà: ogniqualvolta le venivano messi dei
legami, lei interrompeva il rapporto. Per lei la sua carriera era stata
sempre posta dinnanzi a tutto, questo però le aveva imposto di
essere sola, senza alcun legame affettivo: troppe complicazioni!
Ora sentiva la necessità d’avere qualcuno cui appoggiarsi nei
momenti di solitudine. Lisa non le prometteva nulla di questo, ma con
lei non si sentiva sola. Sapeva che Lisa era un’amante egoista: voleva
tutto da chi amava e non perdonava gli errori! Questo l’aveva appreso
sulla propria pelle.
…Non accettando cosa ti resta?- ripeteva fra sé e sé …-
di sicuro una vita votata al lavoro. tu però cosa
desideri?…avere qualcuno che mi aspetti quando torno a casa!….
- “Accetto!”
Lisa la baciò appassionatamente, dimostrandole che l’amava.
Fu la donna stessa che le chiese di andare ad abitare con lei.
Durante la loro convivenza, i ruoli ebbero modo di definirsi: la vera
padrona di casa era Lisa e la donna divenne la cameriera.
Lisa addestrò la donna ad anticipare i suoi desideri e lei fu
felice di farlo.
Imparò a baciare i piedi della sua padrona, a farla rilassare
con un bagno durante il quale la massaggiava. Alcune volte Lisa voleva
che anche la donna s’immergesse nella vasca. In quei casi finivano per
godere delle reciproche attenzioni.
La donna aveva iniziato a godere senza che Lisa nemmeno le toccasse le
parti intime.
Lisa però voleva di più.>>……………….
………….L’auto, ormai, era giunta quasi al termine del suo viaggio, la
donna decise quindi che era ora di cambiarsi. Sapeva che prima dello
svincolo ci sarebbe stata un’area di rifornimento, dove avrebbe potuto
prepararsi per il suo amore.
La donna entrò nell’area di servizio, posteggiò l’auto,
quindi entrò nel motel grill, dirigendosi decisamente verso le
toilette. Chiusasi la porta alle spalle, aprì il borsone che si
era portata dietro. Estrasse una tuta di pelle nera, che Lisa le aveva
fatto fare su misura, guardandola con gioia. Estrasse un paio di guanti
e un cappuccio sempre di pelle, infine un paio di stivaloni dal tacco
altissimo.
Denudatasi, iniziò ad indossare quei capi particolari.
Sentendosi scivolare addosso la pelle nera ricordò il giorno che
le fu regalata………….
<<Lisa un giorno chiese alla donna di tenersi libera per il
pomeriggio, non le spiegò il motivo, nè la donna lo
chiese.
Nel pomeriggio Lisa passò a prenderla direttamente in ufficio e
la condusse in una specie di sartoria.
Entrando, la donna vide che in quella sartoria si preparavano abiti
particolari, tutti capi in pelle. Si rese conto che però non era
una pelletteria comune, a cominciare dall’insegna che non esisteva.
Guardandosi attorno vide che i capi in mostra appartenevano ad un
genere particolare: molti li avrebbero definiti sadomaso……….
La donna si domandò cosa si prefiggeva Lisa portandola in quel
luogo e ben presto lo scoprì.
Una donna, vestita da capo a piedi di pelle nera con guarnizioni di
catene d’acciaio, si fece avanti per accogliere le clienti e Lisa
spiegò cosa desiderasse.
- “Vorrei che preparaste per la mia amica un capo speciale.”
- “Siamo qui per questo. Ha già in mente qualcosa o preferisce
vedere il nostro catalogo?”
-
“Avrei in mente una tuta di pelle nera aderentissima.”
- “Accomodatevi nell’atelier. Penso d’avere qualcosa che potrebbe
soddisfare la sua richiesta.”
La donna si domandò come mai l’interlocutrice non si fosse
sorpresa nel vedere che era Lisa a decidere cosa avrebbe dovuto
preparare per lei. Poi rifletté e decise che doveva essere
abituata a certe cose.
Madam, così volle farsi chiamare la donna che le aveva accolte,
accompagnò Lisa e la donna in una specie di salottino, dove Lisa
fu fatta accomodare mentre la donna rimase in piedi.
- “Se vuole dire alla sua amica di denudarsi, vado intanto a prendere
qualche capo da provarsi.”
Lisa fece cenno alla donna di eseguire ciò che le era stato
richiesto. Lei rimase un po’ titubante nel mostrare all’estranea il suo
segreto.
- “Su, amore mio, non hai nulla da vergognarti! Madam ha visto cose ben
più forti di quello che tu hai tanta paura di mostrare.”
Ancora esitante, iniziò a spogliarsi e ben presto rimase
totalmente nuda.
Madam rimirò il corpo della donna con sguardo professionale.
- “Ritengo che la sua bella amica non debba nascondere la sua bellezza.
Avrei un capo che potrebbe andare bene.”
Detto ciò, Madam si allontanò per tornare poco dopo
con un capo di pelle tra le braccia.
- “Questo è quello che vedo bene indosso alla sua amica.”
La donna continuava ad essere ignorata mentre Lisa rimaneva l’attrice
principale.
Madam porse il capo alla donna dopo averlo mostrato Lisa.
Lei lo prese e, non sapendo come indossarlo, chiese aiuto con lo
sguardo a Lisa e Madam provvide ad aiutarla.
Indossarlo non fu facile, ma, alla fine, la tuta la
ricopriva completamente.
In realtà, dire “completamente” sarebbe stato un errore: pur
coprendo quasi tutto il corpo, la tuta le lasciava scoperte parecchie
parti. I seni passavano in mezzo a due fori, il basso ventre e la
fessura rimanevano completamente in vista, così come i glutei.
Più che coprire, quella tuta metteva ben in evidenza tutta
la femminilità dell’amante di Lisa.
La donna guardandosi nello specchio rimase colpita ed interdetta, non
sapeva cosa pensare di quel mettere in mostra il proprio sesso. Si
volse verso Lisa e incrociandone lo sguardo smise di essere preoccupata.
Negli occhi di Lisa scorse un forte desiderio, come mai aveva
visto in nessuno… si sentì irresistibile ed un largo sorriso
apparve sul suo viso, immediatamente ricambiato da Lisa.
- “Mi piace, ma penso che debba essere ripresa un po’ per essere
perfettamente aderente.”
- “L’avevo
notato anch’io. Non si preoccupi, nel giro di pochi giorni sarà
come lei la desidera.”
- “Vorrei aggiungere qualcosa al corredo. Un simile capo necessita di
calzature adeguate!”
- “Ha perfettamente ragione! Ho quello che ritengo essere il giusto
completamento.”
Madam si allontanò nuovamente e tornò portando un
paio di stivali dal gambale altissimo.
- “Questi slanceranno magnificamente la figura della sua amica.” La
taglia era perfetta…
- “Sì. È magnifica!”
La donna si crogiolò al complimento di Lisa.
- “Potrebbe già essere perfetta così, ma vorrei
qualcosa per la testa.”
- “Vuole che occhi e bocca rimangano visibili o preferisce non veder
nulla del viso?”
- “Preferirei vedere, in ogni caso in seguito se sarà necessario
si possono aggiungere gli optional, non è vero? Vorrei che i
suoi capelli rimanessero visibili, magari come una coda.”
- “Sicuramente! Ha perfettamente ragione nel volere che la capigliatura
possa vedersi, è di un bel biondo.”
Madam scomparve nuovamente e ancora una volta ricomparve con il capo
richiesto e portatasi, alle spalle della donna, le applicò il
cappuccio. Madam strinse i lacci del cappuccio, celandone così
il volto. Attraverso un foro alla sommità dello stesso, Madam
fece passare la chioma che formò una lunga coda.
- “Ora è perfetta!”
La donna si guardò nuovamente negli specchi che le rinviarono
l’immagine di sé. Nulla di lei era più riconoscibile.
E Madam iniziò a spogliarla…poi si rivolse nuovamente a
Lisa.
- “Desidera portare via i capi già pronti?”
- “No, prenderò tutto quando la tuta sarà pronta. La
ringrazio per la sua cortesia e vorrei che mi presentasse il conto.
Vorrei che aggiungesse al tutto anche un collare e due braccialetti in
acciaio lucido.”
Madam badò a fare il conto e Lisa pagò, mentre la
donna si rivestiva.
In auto la donna rimase silenziosa e Lisa le chiese il motivo di tale
silenzio.
- “Penso di non piacerti più.”
- “Cosa ti fa pensare una cosa del genere?”
- “Hai acquistato quei capi che mi celano totalmente il volto.”
- “Amore mio, se tu sapessi quanto mi è costato il tuo nuovo
guardaroba non diresti una cosa del genere. Il motivo di tutto questo
è che ho voluto rendere ancora più evidente la tua
femminilità. Capisco che per il momento ti possa sembrare
assurdo, ma ti assicuro che eri molto eccitante vestita così.”
La donna ebbe modo di verificare che quanto le aveva detto Lisa
corrispondesse a verità la sera che ritirò
l’abbigliamento.
La donna fu divorata da Lisa che la lasciò spossata e priva di
forze per gli orgasmi che le fece provare. Da quella notte la donna
indossò sempre quell’abbigliamento quando erano insieme.
Lisa acquistò anche gli optional: una benda di cuoio e un
bavaglio. Alcune volte si divertiva a fissarle polsi e caviglie,
bendandola e imbavagliandola, gustando poi la plasticità di
quella nera figura. La accarezzava lascivamente sulle parti scoperte
del corpo, provando piacere nel sentire i brividi che provocava nella
donna, ascoltando, come fosse una sinfonia, i gemiti sordi provenire
dal bavaglio.
Lisa le impose allora un nome, che rispecchiasse la sua nuova natura,
silenziosa e nera…. volle chiamarla Ombra.>>…………………
Ombra aveva finito di indossare la tuta e un brivido di piacere le
percorse la schiena riflettendosi nel suo ventre. Sarebbe voluta uscire
così, ma poi, pensando alle conseguenze, indossò
nuovamente i vestiti che indossava prima. Tralasciò di indossare
solo il cappuccio, per non apparire come un rapinatore.
Risalì in auto e rapidamente si diresse verso casa. Il suo amore
le aveva promesso che, al ritorno, l’avrebbe fatta godere
penetrandola.
Ombra sapeva cosa intendesse: non l’avrebbe scopata, la sua fica
sarebbe rimasta sigillata per sempre. No, il suo amore l’avrebbe presa
da dietro. Non aveva paura, si sentiva eccitata come non mai, bramava
quella penetrazione dolorosa, perché il suo amore avrebbe goduto
nel penetrarla.
Davanti al cancello della villa Ombra arrestò l’auto,
indossò il cappuccio e si tolse i vestiti che celavano la sua
vera natura.
Davanti alla villa spense il motore dell’auto e ne discese come
un’ombra nella notte.
Il suo amore l’attendeva davanti alla porta pronta ad accoglierla per
farla nuovamente sua.
|
|
|