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LA MIA COGNATINA (1)
di Effe
Vi è mai capitato di leggere un racconto nel quale traspare
chiara e netta una sorta di libera ricostruzione romanzata di fatti
realmente accaduti? A me è capitato, e sicuramente sono ad
ammettere che la lettura ne giova alquanto; ma in questo caso vorrei
sottoporvi la lettura di un racconto che tralascia romanzature e
"correzioni" varie andando sempre e subito al sodo, colpendo chi legge
lì dove deve e vuole essere colpito….nei fatti.
Sono coniugato da diverso tempo e da qualche anno ho scoperto il mondo
fantastico della dominazione donna su uomo e me ne sono perdutamente
innamorato, e, visto che nella coppia che formo non c’è spazio
per questa fantasia, nonostante le mie ripetute insistenze, mi sono
lanciato al di fuori percorrendo la strada degli annunci come di solito
si fa in questi casi. Ma è una strada difficile che mi ha dato
qualche soddisfazione, ma non ho trovato quello che veramente cercavo.
Ma qualche volta guardare troppo lontano può essere un errore
perché ciò che si cerca è molto più vicino
di quanto si pensi.
Dicevo sono sposato da diversi anni ed essendo figlio unico ho
acquisito parentele da parte della mia gentile consorte e fra queste
parentele ce n’è una in particolare che mi ha sbalordito negli
ultimi due mesi appena trascorsi.
Si tratta di mia cognata, una ragazza poco più che trentenne
sposata anche lei con una persona che in famiglia abbiamo sempre
ritenuto essere quella giusta, almeno da fuori. Ebbene il rapporto di
questa coppia ultimamente si è incrinato, forse e il forse si
potrebbe anche togliere, la tendenza dominante di Lei non è
più sufficientemente appagata dalle fatiche del lui…( tu fai le
pulizie di casa, prepara da mangiare, io? Io esco a fare shopping con
questa o quella amica…), beh forse tutto ciò non le basta
più e allora …crisi…..proviamo a vivere la nostra vita in
autonomia e a casa ci torniamo condividendo l’appartamento come due
conoscenti. Risultato…viaggi, nuove conoscenze, nuovo look ecc.. Ebbene
cosa c’entra tutto questo con la dominazione di cui parlavo prima?
C’entra … c’entra… ed ora ve lo spiego.
Ho una piccola attività professionale in un paesino e vicino al
mio ufficio c’è un negozio di intimo gestito da una signora e di
questo fatto parlai casualmente alla fine di un pranzo quando buona
parte delle persone si erano già alzate da tavola ed eravamo
rimasti solo io e lei per il caffè.. Ne nacque una lunga
discussione dalla quale emerse che io non sapevo cos’era la
guepière (ed all’epoca era vero). Grandi risate di mia cognata
che se ne uscì chiedendomi di acquistarne una della sua misura
insieme ad un perizoma adeguato e ad un paio di calze da abbinare,
soggiungendo maliziosamente “non ti vergognerai mica”.
Io rimasi perplesso sulla strategia di risposta, ma mi uscì
dalla bocca solo un timidissimo... “ma no figurati, cosa vuoi che sia”e
la discussione finì lì. La serata la passammo in
compagnia a cena, ma prima di cena accadde qualcosa che ancora mi fa
gelare il sangue. Io infatti dopo avere rimediato la commissione da
parte di mia cognata, mi recai al piano di sopra nel mio studio per
sbrigare alcune pratiche e mentre salivo le scale rimuginavo
sull’accaduto e me la presi con me stesso per quanto non ero stato in
grado di evitare.
Ormai era fatta e mi tuffai nel lavoro dimenticandomi per un po’ del
resto. Faceva caldo e così decisi di spogliarmi e rimasi in
maglietta e boxer (attillati, bianchi e un po’ trasparenti), tutto
ciò mi diede sollievo e un po’ di relax in più, e una
volta finito il lavoro decisi di prendermi una breve pausa da tutto
guardandomi un pezzo di un film che mi aveva prestato una signora che
avevo conosciuto tempo addietro. Il film si intitola "La Maestra" e ne
avevo già assaggiato alcune parti che mi erano particolarmente
piaciute e mi avevano molto intrigato.
Pertanto chiusi la porta e inserii la cassetta nel videoregistratore,
la scena che mi si parò davanti fu per me sublime, ma molto
realistica ed impegnativa. L’avrete certo capito il film parlava di
dominazione donna uomo e la maestra del titolo altri non era che una
signora che aveva superato gli anta ma molto bella ed eccitante che
teneva lezione ad un ragazzotto cresciuto che però dimostrava la
giusta sudditanza nei confronti della signora.
La scena che si aprì davanti ai miei occhi vedeva la signora in
procinto di impalare, si proprio di impalare, il suo scolaro
dell’ultima liceo, forse disubbidiente. Dopo avergli legato i polsi ad
un’asta appesa ad un argano sul soffitto lo fece alzare da terra di
alcuni centimetri e poi pose sotto di lui uno strano scranno costituito
da un supporto per i piedi con in mezzo un cilindro di legno scuro alto
circa 1 metro e che finiva alla sommità con un enorme fallo
color carne.
La signora pertanto cominciò a calare l’allievo che cercava di
appoggiare i piedi sul supporto per i piedi per poter rimanere sospeso,
ma purtroppo per lui non aveva le gambe sufficientemente lunghe e suo
malgrado dovette adeguarsi a scendere ancora prendendo piano piano nel
culetto l’agognato premio, e, solo quando il fallo scomparve
interamente nell’ano del ragazzo le punte dei suoi piedi toccarono la
base di appoggio e su quelli dovette fare leva per non scendere
ulteriormente e farsi impalare anche dal braccio di sostegno del fallo.
Ero talmente preso e anche molto eccitato e arrapato che non sentii i
passi non proprio felpati che salivano lungo le scale e quindi feci
appena in tempo a spegnere il videoregistratore e la TV con il
telecomando e a cercare di darmi un contegno (figuratevi ero
praticamente nudo eccitato, come si può darsi un contegno in
quella situazione..) che la porta si spalancò ed entrò
mia cognata che prima di entrare mise dentro la testa.
Poi accortasi del mio grande imbarazzo dovuto a qualche cosa che stavo
facendo e che avevo nascosto in tutta fretta (forse il volume era stato
troppo alto) stette per alcuni secondi ferma, forse a riflettere sul da
farsi; ma poi credo che la curiosità femminile prevalse sulla
riluttanza ed entrò tutta nello studio guardandosi attorno come
solo le donne sanno fare per cercare e trovare ciò che cercano.
La sua ricerca non fu certo vana perché facendosi un rapido
giretto dello studio prima di avvicinarsi a me passò una
mano con apparente noncuranza sulla TV e sul video ancora caldissimi
poi si diresse verso di me girando attorno alla scrivania e finendomi
accanto di fianco, ed in quella posizione non potevo in alcun modo
nascondere il bozzo di carne che sporgeva visibilmente dai miei boxer
ahimè troppo trasparenti ed elastici per nasconderne il
contenuto.
Giunta al mio fianco mi guardò dall’alto al basso dietro i suoi
occhialini da figa metropolitana e mi disse alzandosi un po’ la gonna
in jeans con lo spacco sul davanti per tirarsi su la autoreggente nera:
“Senti bello la cena è pronta ti vuoi sbrigare e
raggiungerci…..sempre che tu non abbia nulla di meglio da fare…o….da
farti….” - e finendo la frase emise una risatina che sapeva molto di
"io ho capito cosa facevi, segaiolo".
.Se ne uscì chiudendosi la porta alle spalle soffermandosi
però ad ascoltare ciò che accadeva all’interno. Io ero a
dir poco scioccato, inebetito, insomma non capivo più nulla, ma
il mio uccello sì e in tutta quella baraonda di sensazioni non
si era per nulla distratto dai suoi pensieri erettivi e guardandolo
vidi la cappella spingere forte forte sul tessuto sottile dei boxer,
tanto che aveva provocato una macchia molto ben visibile.
Ora, pur frastornato, ebbi il coraggio o la disperazione (ditemelo voi)
di tirarlo fuori e prenderlo tra le mani facendolo schizzare
prepotentemente sulla scrivania e sul pavimento, trasformando l’enorme
tensione accumulata in pieno godimento fisico, trascurando il
particolare del dubbio che mia cognata fosse ancora sulla porta appena
socchiusa, e quel dubbio recondito mi fu subito fugato dal rientro
repentino della troia di mia cognata che rimise dentro la testa e
sogghignando mi disse: “Eccolo colto sul fatto, ora non puoi certo
negare, non avevo dubbi che tu fossi un porco segaiolo. Adesso
ripulisci tutto in fretta e poi scendi; anzi no”
Si fermò ed entrando nello studio:
“Ripulisci sulla scrivania e sul pavimento, ma con la lingua, voglio
che ti rimangi tutto fino all’ultima goccia” - e soggiunse: “ se non lo
fai, dirò tutto a mia sorella”
Non dovette dirmelo due volte perché cominciai a leccare la
scrivania, mentre lei si avvicinò per verificare che il compito
venisse svolto bene.
Passai anche a leccare il pavimento con avidità e l’uccello
riprese un certo tono, tanto che mia cognata se ne accorse e toccandolo
con un piedino inguainato nella calza autoreggente lo fece ballonzolare
inturgidendolo ancora di più ed arrivò a dirmi uscendo
dallo studio:
"Ma chissà che con un arnese del genere…magari un giorno non si
possa fare qualche cosa insieme". - e finalmente uscì.
Mi misi seduto alla scrivania a rimuginare su quanto accaduto ritenendo
che fosse tutto un sogno… ma così non era e,
ricomponendomi, scesi per la cena e tutto ritornò normale.
Ma la notte???...
La notte feci fatica a prendere sonno e continuavo a rimuginare sulla
mia dabbenaggine. Mi ero fatto abbindolare nella mia stessa matassa ed
ora dovevo uscirne senza troppi grattacapi, ma non era semplice.
Non volevo andare nel negozio sotto il mio ufficio dalla signora
Piera con la quale scambiavo spesso qualche chiacchiera al bar
perché come avrei dovuto giustificate il mio acquisto?? Anche
l’idea di andare in un altro negozio non poteva funzionare
perché mia cognata mi aveva espressamente detto che voleva un
acquisto in quel negozio e che avrebbe controllato la confezione e la
scritta su di essa.
Passai tutta la giornata senza risolvere nulla e il giorno dopo mi
decisi a farmi coraggio ed entrai spiegandole cosa desideravo. La
signora Piera, che conosceva bene il mestiere, stese sul
banco una serie di articoli facendomi vedere le qualità. Puntai
gli occhi in particolare su un capo di cui apprezzai le doti di
elasticità del tessuto e la praticità d’uso perchè
non aveva un reggiseno vero e proprio, ma solo un abbozzo che si chiama
sostieni-seno. Era una guepière rossa e molto invitante… rimasi
estasiato per alcuni secondi e la signora Piera se ne accorse. Mi
chiese spudoratamente:
“E’ per lei?” - io rinvenni dal mio oblìo ed
impacciatamente dissi:
“No, no è per un’amica “ - ma aggiunsi, quasi senza
accorgermene, "...ma non mi dispiacerebbe provarne una..."
La signora afferrò al volo e mi disse che per me ci vuole una
quinta e mi fece accomodare nello spogliatoio. Capii solo allora che la
mia natura aveva prevalso sull’imbarazzo, forse tutto quel ben di dio
mi aveva fatto perdere i freni inibitori ?? Non lo so, ma fatto sta che
mi ritrovai nello spogliatoio nudo ad aspettare la signora Piera che
arrivò e mi allungò l’indumento.
Non fu molto difficile indossarlo: infatti forse un sesto senso mi
guidò le mani che allacciarono i gancetti di chiusura e poi
girarono il prezioso indumento sul davanti… Che libidine! pensai e
anche il mio membro lo pensò perché si era fatto turgido
e pretendeva soddisfazione. Ma lì era impossibile prendersi
qualsiasi altra libertà e lo capii dalle parole della signora
Piera, che mi chiese molto professionalmente: “Come le sta?”
Io balbettai… “a meraviglia…” e tornai bruscamente sulla terra
spogliandomi di quella grazia e rivestendomi in tutta fretta,
ricacciando indietro le pulsioni del mio pisello. Uscii e dissi alla
signora Piera che andava bene e che me ne serviva un’altra uguale, ma
di terza misura, insieme a un perizoma per me ed uno di terza e
relative calze a rete rosse…
Ve lo immaginate …io che sciorino queste parole alla signora Piera
? Ebbene… le ho dette e devo dire che una volta dette mi sono
tolto un enorme peso sia per l’esecuzione di quanto richiestomi dalla
mia cognatina, sia per quanto concerne la mia indole repressa e tenuta
nascosta fino a quel momento.
Feci fare due pacchetti distinti, pagai ed uscii contento come
nessun altro su questa terra!
Direte: “ Ti accontenti di poco tu”… sì, è vero, ma
quel poco come pensate voi è stato represso per tanti e tanti
anni da quando…… ma questa è un’altra storia e forse un giorno
ve la racconterò…
Uscito che fui, pensai alla prossima azione da compiere e, visto che si
era fatto quasi mezzogiorno di sabato, mi dissi che potevo anche
provare a consegnare il pacchetto alla committente.
Così feci, telefonandole prima per sapere se era in casa e
quando mi disse che era disponibile ad attendermi poiché era a
casa da sola non me lo feci dire due volte.
Arrivai ben presto, suonai, salii le scale ed entrai in casa. Mi disse
allora: “mi hai portato qualcosa?”
Prontamente e fieramente risposi di sì e, senza indugi,
appoggiai il pacchetto sul tavolo e feci quasi per andarmene. Poi mi
fermai un attimo a riflettere e mi balenò un’idea strana,
bizzarra ma interessante. Dissi a mia cognata, che stava cercando di
aprire il pacco, che mi auguravo fosse di suo gradimento e, mentre
finivo la frase, lei stese sul tavolo il frutto delle mie fatiche:
rimase realmente estasiata e, al vedere tale reazione di piacere,
giocai la mia carta: le dissi che, visto il risultato, avrei avuto
piacere se avesse provato il tutto mentre ero lì, se non
altro per vedere se ci fossero eventuali difetti. Rimase un attimo
soprapensiero, poi non potè sottrarsi alla mia richiesta ed
acconsentendo, prese con sè il malloppo e si recò in
camera da letto per la prova. Rimasi ad attenderla seduto sul
divano: l’attesa mi sembrava infinita, mentre lentamente
stava montando in me un senso di eccitazione mista a
curiosità che mi fece alzare dal divano per avvicinarmi alla
porta socchiusa della camera da letto. Era impossibile non
accostare la testa contro la fessura lasciata aperta e, sbirciando
all’interno, vidi l’opera di vestizione che si stava compiendo
davanti ai miei occhi. A quel punto tutta la mia pulsione finì
sul mio uccello che impazzì dentro i pantaloni e mi fece correre
in bagno. Mi calai i calzoni e tirai fuori la belva
impazzita: cominciai a menarmela scappellandola con veemenza, ma non
sentii alcun dolore, anzi smanettai sempre più forte fino a non
poter più trattenere uno schizzo potentissimo che si
spiaccicò sulle mattonelle del bagno.
Nel trambusto vi furono due cose che trascurai: una è che
venendo non potei trattenere un gemito neanche tanto sommesso e
l’altra, non meno importante per il prosieguo del racconto, è
che entrando con foga nel bagno dimenticai di chiudere la porta con la
maniglia, tanto che la stessa piano piano si riaprì
completamente, proprio mentre mia cognata usciva dalla sua stanza in
completo rosso e, visto che il bagno è quasi attaccato alla
camera da letto, non le sfuggirono né il mio gemito di piacere
né tantomeno la vista di ciò che stavo compiendo.
La reazione fu francamente da far gelare il sangue: si mise sulla
porta del bagno e gridò:…" ma che cazzo stai facendo nel mio
bagno…??!!" poi soggiunse:
"Stronzo di un segaiolo che non sei altro. … adesso però me la
paghi, comincia a leccare dove hai sporcato e poi raggiungimi in
salotto dove ti aspetta il resto”
Restai impressionato dalla foga, dalla fermezza e dalla durezza di
quelle parole, tanto che leccai il caldo liquido sulle fredde
mattonelle senza quasi accorgermi della enorme quantità versata
ed ingurgitata. Poi, con la coda tra le gambe, raggiunsi mia
cognata in salotto.
Lei camminava nervosa avanti e indietro, ricoperta quel ben di
dio che le avevo procurato ed era a dir poco eccezionale, estremamente
eccitante, anche se ci mise una frazione di secondo a calmarmi i
bollenti spiriti.
Con voce calma, mi disse che tutto ciò che era accaduto qualche
istante prima e nei giorni precedenti l’avevano fatta riflettere sulla
mia indole e sui miei gusti in fatto di sesso e di ciò che
ruotava attorno al sesso ed era giunta alla conclusione (corretta per
altro) che, nel panorama globale del sesso e delle sue particolari
categorie di personalità e perversioni, io sarei rientrato
sicuramente in quella dei sottomessi, degli slave, come si usa dire
oggi.
L’analisi compiuta risultò come ho già detto, esatta e la
mia faccia le fece capire che aveva colto nel segno.
A quel punto, avuta la conferma, furono i suoi freni
inibitori a cedere completamente e si lasciò andare
spudoratamente a fare e richiedere ciò che ciascuna donna
vorrebbe chiedere ad un uomo, ma che, nella stragrande maggioranza dei
casi, non fa e non chiede, vuoi per pudore vuoi per una sorta di
tabù atavico che non consente di andare oltre un certo limite.
Beh, lei il limite lo travalicò in un attimo!…
Si mise di fronte al divano, si tolse il perizoma rosso che aveva
indossato e aprì le gambe chinandosi a novanta gradi sul divano
stesso. Mentre lo faceva mi disse con voce calma e ferma: “Adesso,
visto che ti piace leccare, ti siederai a terra e leccherai la
mia micina a fondo e poi continuerai nel solco profumato del mio
culetto, entrando con la lingua nel buco e assaporerai tutti i miei
umori che terrai ed inghiottirai senza perderne nemmeno un po’... sono
stata chiara??”…
Io feci ciò che a quel punto dovevo fare ... mi sedetti a terra
sotto di lei, in mezzo alle sue gambe, e mi ritrovai davanti a due
labbra spalancate che dicevano "leccamii"… Così feci,
affondando la lingua all’interno, leccando avidamente gli umori
che stavano grondando dalla sua figa che si stava sempre più
eccitando e che rilasciava sempre maggiori quantità di succo
delicato che io continuavo ad inghiottire senza sosta, fino a quando
mia cognata decise che era giusto deliziare anche l’altro orifizio.
Così mi disse di passare a leccare il culo e, per potermi
dare maggiore possibilità di entrare, si allargò le
natiche poggiandomele sulla faccia, dandomi modo così di
arrivare subito con la mia lingua al buco del culo che si aprì
davanti ai miei occhi.
Vi penetrai senza indugio, affondando la lingua calda e
lunga il più a fondo possibile, procurando alla donna un
piacere mai provato, ma che le risultò sicuramente
piacevole. Decise infatti, senza staccarsi, di farmi coricare a
terra e di sedersi direttamente sulla mia bocca spalancata al fine di
divaricare al massimo le cosce e le natiche per favorire l’ingresso
sempre più in profondità della mia lingua trasformata in
strumento di piacere. Mia cognata rimase a bearsi in quella posizione
per lungo tempo e credo che, anche se non lo ammetterà mai, in
quel frangente abbia goduto più volte in modo bestiale.
Quando poi decise che era giunto il momento di cambiare posizione, si
alzò e mi disse di ritornare in bagno e di stendermi a faccia in
su dentro il vano doccia. Io logicamente ubbidii senza fare
domande, ma prendendo la posizione richiesta mi chiedevo cosa avesse in
testa mia cognata visto che lo spazio era talmente angusto che lei
sarebbe potuta entrare e stare, al massimo, in piedi all’interno della
doccia … ebbene sì, avevo visto giusto….. ma che sorpresa!
La donna entrò all’interno dell’angusto spazio e, rimanendo in
piedi, si mise a gambe divaricate sulla mia faccia abbassandole
un po’, chiuse la porta del vano, mi guardò
dall’alto e, sorridendo, mi disse di aprire completamente la bocca. Era
giusto, infatti, che dopo avere ingurgitato i suoi caldi e saporiti
succhi avessi un po’ di caldo liquido altrettanto saporito per
aiutarmi a digerire il tutto.
L’atmosfera si fece ancora più calda… la situazione che si
prospettava all’orizzonte non era condivisibile da me e cercai di
ribadire ai suoi ordini imbastendo una protesta verbale e cercando di
rialzarmi, ma la reazione fu altrettanto fulminea e decisa! Mi
piantò un piede sullo stomaco e fece forza salendo con tutto il
peso del corpo, piantandomi poi l’altro sulla pancia. Strano, ma
vero! Questa presa di posizione calmò subito ogni mia forma di
ribellione verbale e fisica e ritornai nella posizione richiesta,
spalancando la bocca e preparandomi a ricevere i fiotti promessi, ma
questa volta mia cognata si abbassò ancora di più,
aprendo le labbra della sua vagina fino quasi a toccare le mie e
aggiunse che, non solo dovevo ricevere la sua pioggia dorata, ma che
non dovevo perderne nemmeno una goccia e inghiottirla tutta senza
bagnare il piano della doccia.
Malgrado l’ansia e la preoccupazione, l’eccitazione prevalse in me e mi
abbandonai totalmente agli eventi che seguirono… e quando
cominciò lo scroscio color oro deglutii tutto con
avidità, stando attento a non perdere nessuna goccia
del prezioso liquido e quando, alla fine, i fiotti si affievolirono, la
mia gratitudine fu tale e tanta che mia avvicinai alla figa grondante
per leccare ogni minima gocciolina rimasta attaccata, ripulendo tutto
con devozione impensabile fino a cinque minuti prima…………..
Continua
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