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IL VERO NEMICO
Racconto di R.E.
Terza puntata
Capitolo 5
Il colonnello tornò alla prigione chiedendo di vedere Sheila. Il
tenente ne chiese il motivo ed il colonnello gli spiegò che il
capitano nemico poteva aver detto benissimo la verità ma c’erano
dei punti che non convincevano lo stato maggiore.
-Purtroppo, signor colonnello, non credo che l’abominio possa
rispondere, momentaneamente, alle sue domande.
-Ne posso conoscere il motivo?
-Il sommo sacerdote ha dato inizio al giudizio dell’abominio e il
servizio informazioni sta provvedendo al suo interrogatorio.
-Spero che l’interrogatorio non gli provochi danni tali da essere
impedito a rispondere alle mie domande? Se così fosse, temo che
dovrò farle rapporto al comando!
-Eseguo gli ordini del sommo sacerdote, se ha qualche lamentela deve
rivolgersi a lui.
-Il sommo sacerdote ha giurisdizione su fatti riguardanti la fede non
su questioni militari.
-Un abominio è un problema di fede.
-Le questioni militari, in tempo di guerra, hanno la precedenza su
quelle della fede, come il governo dei fedeli ha dichiarato all’inizio
del conflitto. Se i miei dubbi sono fondati, il capitano ha nascosto
sapientemente la verità dietro una mezza verità. Potremmo
trovarci presto a dover difenderci da un’invasione. Lei, allora,
dovrà rispondere dell’accusa di aver intralciato la
predisposizione alle difese del nostro pianeta. Sa cosa significhi
tutto questo? Alto tradimento. Il sommo sacerdote sarà il primo
a condannarla.
Il tenente si trovò improvvisamente a sudare freddo. Nemmeno la
sua famiglia avrebbe potuto salvarlo da una simile accusa, anche se era
una delle più potenti del pianeta.
Il tenente fece strada al colonnello conducendolo nella sala degli
interrogatori.
Entrando nella sala il colonnello salutò con un inchino il sommo
sacerdote e gli altri membri del tribunale. Rivolse un rapido sguardo a
Sheila che era stata riportata nella sala dopo essere rinvenuta,
affinché si potesse riprendere il processo.
-Colonnello, è venuto ad assistere come la puniamo un peccatore?
Non pensavo che potesse interessarle!
-Eccellenza, purtroppo è il dovere che mi conduce nuovamente qui.
Il colonnello si avvicinò al sommo sacerdote per spiegare i
motivi della sua presenza.
Sheila non poté udire quello che si dicevano, presa com’era a
subire quello che il sommo sacerdote aveva definito la giusta punizione
per aver sedotto otto retti uomini con il suo corpo abominevole. La
pena era consistita nella punizione della parte del suo corpo che aveva
corrotto quegli uomini.
Gli uomini del servizio informazioni dopo averla condotta nella sala,
l’avevano fatta inginocchiare nell’attesa del verdetto del sommo
sacerdote.
Per Sheila ogni movimento era un calvario, l’ano lacerato dava
terribili fitte. Giungere, seppur carponi, alla sala era stato
già un supplizio. Ora la stavano punendo per aver dato e
ricevuto piacere dai suoi amanti.
Gli uomini del servizio informazioni, dopo che il sommo sacerdote aveva
emesso la sentenza, le avevano congiunto ogni polso alla rispettiva
caviglia, Sheila si era trovata così ad esporre il fondoschiena
e la testa schiacciata al suolo.
Il sommo sacerdote aveva voluto che le guardie girassero Sheila in modo
che anche i giudici potessero assistere alla pena.
La sentenza richiedeva che il culo dell’abominio fosse punito con
cinquanta colpi di verga. Il nome dello strumento richiamava un antico
oggetto di dolore, ma quello che Sheila provò su di sé
era il frutto di una moderna tecnologia. La verga era una sottile asta
di composto plastico, sufficientemente robusta, ma allo stesso tempo
flessibile.
Quando il colonnello entrò Sheila aveva già ricevuto la
metà dei colpi. Il suo fondoschiena era rigato e rilevato dai
colpi, dati alternativamente da due uomini disposti ai lati della
prigioniera.
La flessibilità delle verghe permetteva a queste di aderire, ai
glutei martoriati, per tutta la loro lunghezza.
Ogni colpo faceva contrarre involontariamente lo sfintere della
prigioniera, provocandole dolore aggiuntivo.
Le guardie si accorsero presto del fatto e dosarono con maggior forza i
colpi, e la sala fu presto piena delle urla di Sheila.
Il sommo sacerdote, mentre il castigo di Sheila continuava,
ascoltò ciò che il colonnello aveva da dire. Al termine
della spiegazione il volto del sommo sacerdote era atteggiato in un
misto di terrore e d’incredulità.
Il tenente capì che anche la più alta autorità
religiosa del pianeta aveva capito la gravità delle affermazioni
dell’alto ufficiale, si sentì molto sollevato, ritenendo che non
sarebbe incorso in un’ammonizione.
La punizione, però, non fu interrotta e il sedere di Sheila fu
colpito fino alla fine dei cinquanta colpi.
Sheila aveva pianto, urlato, supplicato ottenendo solo lo scherno dei
suoi aguzzini, che le chiesero più volte, sarcasticamente, se
qualcuno dei suoi uomini non gli avesse mai scaldato così il
culo.
Sheila era sicura che se avesse potuto guardarsi un uno specchio, il
sedere le sarebbe apparso una massa violacea e tumefatta di carne. Si
sentiva distrutta, incapace anche di provare ira nei confronti di
colore che l’avevano suppliziata. Ogni sua forza di reazione era stata
strappata via dai colpi che aveva ricevuto.
Sheila non era mai stata picchiata, nemmeno da piccola. I suoi genitori
non credevano nelle punizioni corporali. Erano stati per lei dei
genitori meravigliosi, l’avevano aiutata a prendere la decisione di
diventare trans, capendo che la titubanza, che provava allora, era
causata più alla paura dell’intervento che non ai suoi dubbi sul
sesso che voleva assumere. In una sola occasione non si dimostrarono
d’accordo con lei, quando aveva deciso di tenere i suoi attributi
maschili.
Sheila pensò a loro mentre il culo le veniva devastato e
più volte li invocò e continuò ad invocarli anche
quando il supplizio aveva avuto termine.
Il sommo sacerdote a quel punto si sollevò in piedi.
-Abominio, mi vedo costretto a sospendere il tuo giudizio,
temporaneamente. Il colonnello mi ha fatto sapere che tu potresti aver
mentito sulla vera missione che vi ha condotti qui. Da questo momento
torni sotto la giurisdizione dell’esercito. Appurata, la verità
tornerai sotto la mia giurisdizione e allora pagherai per aver mentito
oltre ad essere castigata per il tuo abominio.
Sheila tremò, il dolore a quelle parole si affievolì,
improvvisamente l’ufficiale che era in lei si risvegliò,
valutando i pericoli che questo avrebbe causato ad un’eventuale
invasione da parte dei suoi. Era stata sicura di aver fatto di tutto
per nascondere il vero scopo della sua venuta, possibile che si fosse
lasciata sfuggire qualcosa?
Gli uomini del servizio informazioni liberarono Sheila e la condussero
via.
Il colonnello si fermò a spiegare le implicazioni dei suoi
sospetti e il sommo sacerdote mise a disposizione le capacità
del servizio informazioni.
-Sono grato della sua offerta, eccellenza, ma temo che l’abominio, di
fronte a coloro che hanno provveduto a dargli il meritato castigo,
possa reagire in modo contrario a come invece desideriamo.
Al tenente parve di cogliere una nota di sarcasmo nelle parole del
colonnello, ma tacque, sapendo che il pericolo di un’invasione veniva
prima d’ogni cosa. Ci sarebbe stato tempo dopo per indagare a fondo.
Sheila nel frattempo era stata condotta nella sua cella e lì
costretta a subire una doccia gelata data con il solito idrante.
Se, però, gli uomini del servizio informazione avevano avuto
l’intenzione di ferirla ulteriormente, avevano sbagliato tattica.
Il freddo risvegliò definitivamente Sheila dal torpore causato
dai colpi che le erano stati inferti. La sua mente stava lavorando per
cercare un modo per difendere il segreto della sua missione. Nonostante
il dolore che il getto dell’acqua gelida le provocava, Sheila
cercò di esporsi di più al freddo per ritrovare tutta la
lucidità.
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Capitolo 6
Sheila fu riportata alla presenza del colonnello ancora nuda e grondante
Il colonnello notò nel suo sguardo una forte determinazione,
ammirandone il coraggio. Capì dall’atteggiamento di Sheila che i
suoi sospetti erano fondati Quel capitano aveva subito un’atroce
tortura eppure ora sembrava perfettamente in forma.
-Tenente dia qualcosa da indossare al capitano. Non vorrà che lo
conduca così in giro, fino al comando generale.
-Signor colonnello, non abbiamo indumenti adatti ad un abominio. Non
possiamo certo permettere a quest’essere di indossare abiti maschili o
femminili. Non possiamo offendere gli abitanti del nostro pianeta per
evitargli la vergogna.
-Non è alla sua vergogna che sto pensando ma alla mia immagine
nel mostrarmi in giro con un tale abominio. Provi a pensare ai miei
soldati quando mi vedessero nel mio veicolo con lui. Come potrei farmi
ubbidire dopo che mi avessero visto in compagnia di quest’essere nudo.
Se non avete nulla si procuri la sua uniforme, in questo modo otterremo
il duplice scopo di mostrar loro da vicino un nemico e far loro sapere
perché cosa stanno andando a combattere.
Il tenente diede l’ordine e dopo qualche tempo fu portata l’uniforme di
Sheila.
Con indosso la sua uniforme Sheila dimenticò definitivamente il
dolore che sentiva, traendo energia dal fatto d’avere indosso degli
abiti, si sentiva nuovamente un ufficiale.
Sheila si domandò perché quel colonnello stava
comportandosi così. La sua nudità l’avrebbe resa
più indifesa. Gli argomenti del colonnello non le erano sembrati
molto convincenti. Il tenente aveva obbedito solo dietro la paura di
un’invasione. In altri momenti di minor tensione, Sheila n’era certa,
il tenente si sarebbe opposto. Doveva scoprire quali fossero le
intenzioni di quell’ufficiale che si comportava stranamente.
Il colonnello impugnò la sua arma personale puntandola al corpo
di Sheila, rifiutando l’offerta di una scorta fatta dal tenente.
Il colonnello condusse Sheila al suo mezzo di trasporto e la fece
salire, le ammanetto le mani dietro la schiena e prese posto.
Non vi era autista essendo il mezzo era automatico, sarebbero stati
soli.
Sheila, appena si sedette, sentì tutto il dolore rinnovarsi.
Nella sua concentrazione aveva quasi dimenticato la sofferenza ora,
costretta a sedersi, sentiva tutto il tormento della sua carne
martoriata.
-Sono veramente spiacente di quello che le è accaduto. Purtroppo
ho dovuto trovare un motivo abbastanza serio, prima di poterla
strappare alle grinfie dei suoi torturatori.
Sheila si sentì improvvisamente frastornata. Un ufficiale nemico
che si preoccupava per lei, un’appartenente a quella razza di aguzzini,
un difensore di quella civiltà retrograda.
-Colonnello, non posso negare di esserle grata per quello che sta
facendo per me, ma se spera che con metodi gentili possa avere maggiori
informazioni da me si sbaglia!
-Mio caro capitano, ha commesso un errore. Potrei riportarla indietro
immediatamente, con la sua affermazione mi ha appena confermato che
c’è qualcos’altro dietro quello che ci ha raccontato.
Sheila capì il suo errore, nella foga di dimostrare tutta la sua
determinazione era caduta proprio in un tranello. Ora sarebbe stato
più difficile negare la presenza di un piano d’invasione del
pianeta.
-Non si preoccupi, non è mia intenzione riportarla indietro,
prima di averle detto il motivo per cui ho voluto vederla in privato.
In questo mezzo non vi sono sistemi di spionaggio, non ancora almeno.
Temo però che mi sarà molto difficile avere da oggi un
colloquio con qualcuno senza che il servizio informazioni non venga a
conoscenza di ciò che dirò.
Sheila continuava a non capire a cosa mirasse quell’ufficiale.
-Vedo che i miei discorsi l’hanno sorpresa. Ho però qualcosa che
le farà capire in parte quello che sto dicendole.
Il colonnello estrasse da una tasca un bigliettino e lo mise davanti
agli occhi di Sheila.
Il capitano fremette alla vista di ciò che vi era scritto. Nel
linguaggio codificato delle Forze Commerciali di Autodifesa vi era la
parola d’ordine dei prigionieri: resistete che vi verremo a salvare.
-Come…? Già, qualche povero prigioniero deve essere stato
“convinto” a rivelarvi la parola d’ordine. Non ha funzionato
colonnello. Per voi sarò un abominio ma non sono stupida. Deve
trovare qualcos’altro per farmi parlare.
-Avevo immaginato che non sarebbe stato facile convincerla. Non dopo
quello che le è stato fatto. Vorrei solo che riflettesse sul
fatto che mi sono compromesso con le massime autorità del
pianeta per sottrarla alle torture.
-Potrebbe essere un trucco.
-Lasci che le racconti una storia. Quando iniziò la guerra, ero
un giovane tenente allora. Ero sposato con una donna meravigliosa, una
donna che guardava molto all’essenza delle cose e non
all’esteriorità. Durante una mia missione contro di voi, mia
moglie insieme con alcune sue amiche, mogli, sorelle e madri di
soldati, manifestarono contro questa guerra, cercando di far capire al
governo che erano stanche di non veder tornare i loro congiunti. Il
servizio informazioni arrestò tutte le manifestanti e dopo
alcuni giorni coloro che si erano arrese confessando il loro errore e
pentendosi pubblicamente, furono rimandate a casa. Coloro che invece
non si arresero sparirono misteriosamente. Al mio ritorno, non trovando
mia moglie, mi recai a chiedere informazioni. Mi fu risposto che
durante la mia assenza c’era stato un vostro attacco a sorpresa che
aveva causato molte vittime tra le donne. Da quel giorno ho fatto di
tutto per vendicarmi su di voi. Guadagnai medaglie e onori che mi
portarono al grado di colonnello. Durante una mia ispezione su un
pianeta vicino al fronte fui convinto da alcuni colleghi a seguirli in
un bordello militare. Può immaginare la mia sorpresa nel
trovarvi una delle donne che avrebbero dovuto essere morte sotto il
vostro attacco. La donna a sua volta mi riconobbe e fece di tutto per
appartarsi con me. Mi spiegò quello che era veramente successo.
Mia moglie e le altre donne furono condotte nello stesso posto in cui
lei ora è prigioniera. Il servizio informazione con i nostri
sacerdoti hanno istituito un processo contro di loro, il cui verdetto
è stato di piena colpevolezza. Ha provato cosa intendono per
punizione quei santi uomini. Alcune donne hanno giurato di essere state
trascinate da mia moglie e altre sue amiche a manifestare contro il
governo. Queste furono rilasciate a condizione che non avessero fatto
parola con nessuno di quello che era stato inflitto loro. Mia moglie e
le altre, invece, furono condannate a subire il giusto castigo. Quella
donna aveva le lacrime agli occhi nel raccontarmi ciò che le
avevano fatto e che supponeva avessero fatto anche a tutte le altre. Mi
raccontò che furono dapprima violentate da tutti gli uomini del
servizio, nessuna pratica fu loro risparmiata. Quando finirono di
divertirsi, ogni donna, isolatamente, fu sottoposta a tortura
affinché espiasse la sua colpa. Mi raccontò che a lei
l’avevano torturata con la corrente elettrica, con aghi roventi, con
manganelli, che le furono triturati i capezzoli, mutilata nella sua
femminilità. Il mio sgomento a quel punto era diventato ira
furiosa, fu la stessa donna a trattenermi dall’uccidere tutti quelli
che si trovavano in quel bordello. Le chiesi se sapesse dove fosse mia
moglie, se lei era viva allora anche mia moglie avrebbe potuto esserlo.
Scosse la testa, a quanto ne sapeva lei, mia moglie non è mai
uscita viva da quel luogo. Piansi di rabbia e disperazione, mi era
stato tolto tutto anche un luogo dove piangere mia moglie. Le chiesi
cosa potessi fare per lei. Mi rispose che voleva avere notizie di suo
marito e dei figli. Conoscevo bene il marito perché avevamo
combattuto insieme. Le risposi che era stato ferito gravemente e per
questo motivo era stato esentato dal servizio nell’esercito. Il figlio
più grande stava per entrare nelle forze combattenti per
vendicarla e il più piccolo lo avrebbe seguito l’anno
successivo. La donna si mise a piangere disperata dicendo che non solo
avevano distrutto la sua vita, ma stavano per distruggere quella dei
suoi figli, mentendo loro sulla verità, anzi spingendoli a fare
quello per cui lei aveva lottato affinché non accadesse. Mi
chiese di badare a loro. Le giurai che non avrebbero corso mai dei
rischi se potevo evitarlo. Mi chiese un ultimo favore ed io acconsentii
ad esaudirglielo. Quando me ne andai feci finta che nulla fosse
accaduto anzi che fossi pienamente soddisfatto delle prestazioni della
prostituta. La donna qualche giorno dopo morì per arresto
cardiaco. Le avevo ceduto la mia compressa anti interrogatorio. Questo
fu l’ultimo favore che mi chiese. I figli da allora sono sempre rimasti
con me e non hanno mai affrontato un combattimento per vendicare la
madre. Qualche tempo fa la mia astronave fu colpita durante un
combattimento e, come lei, mi salvai su una capsula di salvataggio. Fui
catturato e durante l’interrogatorio fornii tutte le informazioni in
mio possesso, dichiarandomi disposto a collaborare. I suoi ufficiali mi
credettero con delle riserve ma alla fine mi rilasciarono nello stesso
posto in cui mi avevano trovato. Le navi di salvataggio del mio
esercito, qualche tempo dopo, vennero a cercare i superstiti. Trovarono
solo me. Rientrato al mio comando, finsi di essere in preda ad uno
shock da sopravvissuto. Da allora non ho più combattuto contro
di voi ma sono sempre stato al comando, inviando tutte le informazioni
importanti ai suoi. Capitano, lei si trova qui perché ho
informato i suoi che la nostra flotta non è più in questo
sistema. Sapevo del suo arrivo e mi ero preparato a trovarvi un
nascondiglio fino all’invasione. Purtroppo, il comandante
dell’astronave, che l’ha condotta fin qua, ha commesso l’errore
d’essere troppo sicuro di sé, anche se la flotta era lontana le
navi di pattuglia erano, in ogni caso, presenti. Si è avvicinato
troppo al pianeta e i satelliti di sorveglianza hanno individuato la
vostra nave.
Il colonnello tacque e Sheila lo guardò negli occhi valutando la
sua sincerità. Aveva visto, mentre il colonnello raccontava la
storia di sua moglie, lacrime inumidirgli gli occhi ed era quasi sicura
che stesse dicendo la verità. Le serviva però una prova.
-Sono tentata a crederle, signor colonnello, ma purtroppo non ho
nessuna prova che stia dicendo la verità.
-Se le raccontassi nei minimi dettagli la sua missione mi crederebbe?
Sheila sapeva di essere l’unico ufficiale sopravvissuto, nessun altro
tranne il comandante della nave era a conoscenza dei dettagli della
missione.
-Le crederei!
Il colonnello descrisse nei minimi dettagli la missione di Sheila e
anche di più.
-Le credo, signor colonnello. Mi dica come posso aiutarla.
-Lei non può aiutarmi. Ho voluto che sapesse che non è
sola. Questo, forse, l’aiuterà a resistere. Sto correndo un
grande rischio a dirle tutto ciò, sotto tortura potrebbe essere
tentata di alleviare le sue pene tradendomi. Non me la sentivo,
però, di vedere un altro essere umano torturato senza motivo.
Confido nel suo senso dell’onore. L’invasione avverrà comunque,
il lavoro che avreste dovuto svolgere voi lo stiamo svolgendo io e i
parenti delle donne assassinate. Ho potuto sistemarli al comando delle
truppe che hanno l’incarico di difendere il pianeta, anche loro
vogliono vendicarsi degli assassini delle loro congiunte. Ora andremo
al comando e la interrogherò, le darò anche qualche colpo
e lei continuerà a ripetere la sua versione. Dopo il tempo
necessario per convincere i miei superiori la ricondurrò alla
prigione, farò le mie scuse al sommo sacerdote e la
riconsegnerò nelle mani del servizio informazioni. Per lei
ricomincerà il calvario ma ora sa che ha un buon motivo per
resistere. Sappia che non sarà facile, ma appena lei si
pentirà sarà condannata a morte. Capisce quello che le
sto dicendo? Le sto chiedendo di non pentirsi qualunque cosa le
facciano!
Sheila capì quello che aveva voluto dire il colonnello. Se lei
si pentiva l’avrebbero uccisa, se non si pentiva avrebbero continuato a
torturarla. Sì era tutto chiaro, ora sarebbe stata sua la scelta.
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