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SOUS LA TUTELLE (3)

Romanzo di Rene-Michel Desergy pubblicato da Jean Fort nel marzo del 1932 a Digione. Il volume appartiene alla collezione "Des orties blanches".

traduzione Paul Stoves

Dalla Correspondence:

Caro signore,
         ho appena letto il vostro libro Journée chaudes e non posso esimermi dal felicitarmi sinceramente con voi. Sono un regolare lettore delle pubblicazioni appartenenti alla collezione delle "Orties Blanches" e, sono dell’avviso che l’ultimo romanzo ha veramente superato tutti i precedenti; posso affermare che, al pari dei volumi di Sadie Blackeyes, non ho mai letto niente di meglio. Oso dire che avete raggiunto la classe di Jacques d’Icy soprattutto quando avete deciso di spingervi oltre la tematica della sculacciata affrontando un tema analogo ma non meno eccitante. La vostra fantasia, la delicatezza della scrittura fanno della novella un vero capolavoro che incanterà sicuramente numerosi lettori e... lettrici.
Ne consegue che il valore bibliofilo di questo volume è ancora più apprezzabile per la finezza delle illustrazioni in esso contenute. L’artista ha disegnato sul frontespizio - fra le due graziosissime ragazze - dei frustini ed altre attrezzature atte allo scopo; inoltre una piccola siringa da clistere: sono stato tentato di credere che voi non mostriate speso questo strumento in azione! Le scene che avete descritto in Un personaggio senza nome e in Due andate ed un ritorno sono di un suggestivo perfetto e sono veramente degne di essere paragonate alle amabili descrizioni di Sadie Blackeyes. Ma perché, caro signore, in Un pensionante avete troncato il discorso alla minaccia di un clistere fatto dalla graziosa Clairette ad Achille? Come mai non avete continuato la scena mostrandoci la confusione e la vergogna del ragazzo durante l’attesa dell’esecuzione di detta minaccia? Credetemi, la lettura delle angosce del ragazzo  in  questa  situazione  non sarebbe stata solo un regalo fatto alle vostre lettrici!
Io ho voluto, per così dire, supplire e vi prego di non offendervi se mi sono permesso di accludere alla presente il manoscritto delle scene, secondo me, mancanti. Ho accluso anche quella di Due andate ed un ritorno, dove le confidenze della signora De Valy si soffermano giustamente sull’aspetto psicologico quando è suggerito alla precettrice di somministrare un clistere all'allievo.
Perdonatemi, vi prego, per questa critica non autorevole ma, avendo più volte invitato i vostri lettori e lettrici ad esprimere i propri commenti, sono certo che accetterete di buon cuore anche questo mio scritto. Sappiate comunque che non attendo niente di meglio che il prossimo apparire del vostro romanzo, sicuramente ricco di “guance” denudate non solo pronte per ricevere sculacciate ma anche per accogliere e far sparire sottili cannule....
Vostro, ben riconoscente, Ed. D.

Abbiamo quindi ripreso il romanzo Journée chaudes alla pagina 205, che il nostro lettore Ed. D., dopo la frase “...farete anche un piccolo clistere alla vostra allieva”, continua così:

Nel sentire quelle parole sgattaiolai velocemente nella mia stanza cercando di dedicarmi molto assiduamente ai compiti e nella speranza di non dovermi sottomettere a quell'odiosa operazione.
Mi sbagliavo.
Qualche minuto più tardi, infatti, sentii giungere dal corridoio i passi della signorina che, aprendo la porta della mia stanza, mi ordinò con voce secca: “Mabel, venite immediatamente nel salottino della signora che desidera parlarvi.
Col cuore palpitante seguii la mia precettrice.
La signora riposava adagiata su alcuni cuscini e delle ombre nere sotto i suoi begli occhi evidenziavano lo stato di languore nel quale versava. Mi curvai su di lei e le diedi un bacio che mi ricambiò non meno affettuosamente. “Mia cara Mabel, credo che tu non abbia quel bell’aspetto che avevi nei giorni scorsi e mi preoccupo che tu non sia nella tua forma migliore. Dillo francamente, non avverti qualche leggero dolore al ventre, qualche piccola colica, che so io, dei gas?
“Ma no, mi sento bene, non ho né coliche né gas; e vi assicuro che non avverto nulla che possa ricondurre a qualche malattia”.
“Tuttavia è strano come il tuo colorito sia cambiato. Non trovate anche voi, signorina, che la ragazza non abbia una buona cera?”
“Avete perfettamente ragione, signora. Ho avuto occasione di osservare parecchie ragazze di questa età e non vi è nulla di particolarmente preoccupante; sono delle semplici irregolarità della digestione che provocano cambiamenti di colorito e che lasciano l’organismo un poco impuro. Non è dunque il caso che vi preoccupiate più di tanto”.
“Va bene, ma dovremo fare qualcosa; non possiamo lasciarla in questo stato senza un minimo rimedio!”
“A mio avviso e nella mia terra [la precettrice è scozzese], in questi casi, diamo  sempre  qualche  medicinale alle ragazze.  Solitamente questo è sufficiente per far riprendere loro l’abituale colorito e ne aiuta inoltre il successo scolastico che solitamente, se disturbate, si attenua”.
“Cosa mi consigliate allora, secondo la vostra esperienza?”
“Non è difficile, signora. Queste irregolarità digestive si regolano sempre con un blando lassativo: ce ne sono di vari tipi, fra medicinali, purghe e.... l’irrigatore. Io sono dell’opinione che l’ultimo strumento non solo è il più efficace ma è anche quello più inoffensivo”.
“Allora somministriamo a Mabel un bel clisterino caldo! Se non le farà bene, certamente non le nuocerà; penso comunque che un buon bagno interno le farà eliminare tutte le impurità intestinali. Volete essere così gentile da preparare tutto il necessario?”
Tutta questa conversazione che si svolgeva in mia presenza era per me penosa e umiliante. Certo, nel corso degli anni avevo già avuto occasione di ricevere un clistere, ma me lo aveva somministrato la mamma e solo perché non stavo bene! Avevo anche un ricordo abbastanza spiacevole di questa operazione; ma ora, all’idea di ricevere un clistere in presenza e dalle mani della mia governante mi sentivo morire dall’umiliazione. Cercavo tuttavia di non darlo a vedere e di non fare la recalcitrante. Alle mie spalle, su di un mobiletto, avevo visto in bella mostra il martinet ed ero certa che, se mi fossi opposta, non sarebbe mancata occasione per una tremenda sculacciata con quell’odioso attrezzo. Dietro ad un paravento, durante queste mie riflessioni, la precettrice si occupava dei preparativi necessari. Alcuni scrosci d’acqua mi fecero capire che stava riempiendo l’irrigatore. La signora, intanto, mi carezzava dolcemente le mani per tranquillizzarmi.
Queste carezze materne mi fecero indubbiamente bene ed erano davvero necessarie: mancava poco infatti che le lacrime bagnassero i miei occhi. Mi sentivo come se fossi nell'attesa di un’esecuzione capitale!
Terminati i preparativi, la signorina poggiò l’irrigatore sul tavolino da notte. Mi prese per le spalle intenzionata a spingermi verso lo sgabello ove mi sarei dovuta inginocchiare, ma la signora     fortunatamente intervenne in mio favore: “Lasciate pure che Mabel resti qui. La terrò fra le mie braccia e si comporterà saggiamente, vero cara?”
Così dicendo, mi attirò fra le sue braccia sino a che la mia testa non fu tra i suoi seni. Stesa  per  tre  quarti  sul corpo  longilineo della signora, ero forzata in quella posizione a tendere bene le mie terga, mentre con le narici dilatate aspiravo il profumo soave e intenso che fuoriusciva dalla scollatura della signora.
Come attraverso un sottile velo, avvertivo quanto accadeva alle mie spalle.  La precettrice si era piegata per procedere all’operazione indispensabile del denudamento delle natiche.
Delicatamente sollevò il bordo della mia ridotta gonna blu che ripiegò con cura, infilandola sotto la mia maglietta e impedendole così di ricadere. Passando poi una mano sotto il mio ventre, si impossessò della coulisse che reggeva le mie mutandine e le abbassò. Non si accontentò di farle scendere sino alle caviglie, me le fece togliere completamente facendomi alzare i piedi alternativamente per facilitarle il compito. L'aria fresca accarezzò l’epidermide della mia schiena e mi fece tremare; questo fornì l’occasione alla signora per darmi un bacio. Una mano decisa aprì dolcemente il solco che separa i due globi gemelli ed una consistente porzione di vaselina profumata fu posta a lubrificare l’entrata del mio buchetto.
Dopo qualche istante trasalii; qualcosa di lungo si poggiò sul buco ed entrò lentamente per tutta la sua lunghezza, seguito quasi subito dal caldo getto che mi entrò quando la governante aprì il rubinetto.
Due minuti, o poco più, restammo tutte e tre in silenzio mentre il liquido tiepido penetrava nel mio intestino con un dolce gargarismo.
La cosa non era per nulla fastidiosa, tranne per la sensazione di calore e per il fatto che il mio ventre si gonfiava. La sottile cannula gommosa fu sfilata e la signora, dandomi ancora un bacio, mi lodò per essermi così docilmente sottomessa.
La governante invece non mi sembrava ugualmente soddisfatta. Sono certa che avrebbe desiderato una mia maggiore resistenza per avere, ancora una volta, l’occasione per mettere in funzione il temuto martinet.


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