OGGI SPOSI
Racconto
di R.E.
Devo
premettere, che scrivendo questo racconto, mi sono sentito come Emilio
SALGARI,
non avendo mai partecipato ad una tale festa, forse ho anche
idealizzato un po’
quella che è la realtà. Fatta questa premessa, vorrei
poter dedicare queste
poche righe alle meravigliose creature, che sono desiderio e sogno di
ogni
padrone: alle schiave.L’uomo
mentre guidava si rese conto che la sua compagna di viaggio era
turbata da qualcosa.
PROLOGO
<Cosa
c’è?>
<Sai
bene cosa c’è! Non posso continuare così, alla fine
dovrò
decidermi a parlargli. A dirgli tutta la verità!>
<Sarà
bene che tu lo faccia presto, credo che ti chiederà di
sposarlo.>
<Come
faccio? Ho paura della sua reazione, se non capisse? Se
rimanesse schifato? Lo amo e non voglio che provi ribrezzo per me.>
L’uomo
avrebbe voluto aiutarla ma si limitò a rispettare il suo
silenzio.
CAPITOLO 1
David
era
sdraiato sul letto nuziale nell’attesa che sua moglie uscisse
dal bagno, dove era andata a prepararsi per la prima notte.
Si
sentiva
nervoso, non era certo la prima volta che sarebbero stati a
letto insieme. Quella però era la notte in cui i sogni di
entrambi si
realizzavano. Continuava a controllare che tutto fosse a posto,
ruotando la
fede che portava al dito.
Sua moglie stava
impiegandoci
più tempo di quello che aveva preventivato, così David
ebbe tutto il tempo di
ripensare agli avvenimenti che erano accaduti prima del matrimonio.
Arrivato,
a
trentacinque anni, ad una posizione di rilievo nell’impresa, di cui era
uno dei
dirigenti, pensava che fosse giunto il momento di mettere su famiglia.
Myriam,
così
si chiamava, riteneva fosse la compagna ideale, condividevano gli
stessi gusti,
si divertivano per le stesse cose.
David
non
riusciva ad immaginare nessun’altra con cui dividere la vita. Era
passato quasi
un anno da quando si erano messi insieme, si sentiva talmente sicuro
dei
sentimenti che entrambi provavano l’una per l’altro che decise di
chiederle di
sposarlo.
Aveva
organizzato tutto per rendere quel momento il più romantico
possibile, dopo la
cena, in un locale molto intimo e a luce di candela, aveva fatto
portare una
bottiglia di spumante, mentre, nel locale ormai semi vuoto, una piccola
orchestrina suonava una dolce melodia.
Myriam
l’aveva
guardato meravigliata ma contenta per quella sorpresa.
Aveva
versato
il liquido dorato nei flûte e lei gli aveva chiesto cosa
festeggiassero, David
rispose che questo dipendeva da lei.
Myriam
a quel
punto si era fatta seria e con espressione concentrata attendeva cosa
avesse da
dirle.
David
estrasse
un solitario e lo porse alla donna, che lo prese e lo osservò,
valutandone il
significato.
David
sentiva
che qualcosa non andava, non era la reazione che si aspettava ma aveva
sempre
la speranza che fosse dovuta alla sorpresa.
Quando
Myriam
parlò anche la speranza morì. Il tono con cui
parlò era freddo e distaccato, lo
stesso che si poteva usare in una riunione d’affari. Forse è
stato proprio
quello a ferirlo di più.
<David
ti amo moltissimo e sto molto bene con te, ma non credo che
accettando di sposarti potrei renderti felice né che tu possa
rendere me
felice. Avrei voluto che tu non mi avessi chiesto di sposarti. So che
dopo la
mia risposta non ti vedrò più e mi dispiace. So anche che
non mi crederai se ti
dico che soffro quanto te ma lo faccio per entrambi.>
David,
pur
avendo molto da dire, non chiese ulteriori spiegazioni, da giovane
dirigente
sapeva quando, in una trattativa, non era il momento di insistere e
quello era
il caso.
Myriam
restituì l’anello e non parlò più.
A
quel punto
entrambi si alzarono e David riaccompagnò a casa Myriam, dove
David la lasciò
senza dire nulla.
Rientrando
nel
suo appartamento, David la prima cosa che pensò fu quella di
bersi una
bottiglia di whisky. Dopo, però, averne bevuto un sorso,
rinunciò. Non era mai
stato un bevitore e non se la sentiva di cominciare proprio quella sera.
Si
buttò sul
letto vestito e chiuse gli occhi, sapeva già che non sarebbe
riuscito a dormire
ma tentare non nuoceva.
Gli
tornò in
mente la prima volta che, da ragazzino, gli era stato risposto di no.
Quella
volta si era ripromesso che non sarebbe successo mai più che una
donna non
accettasse le sue proposte.
Fino
a quella
sera, almeno. Questo pensiero lo fece
ridere, l’uomo infallibile aveva toppato nel momento più
importante, si sedette
in mezzo al letto, continuando a ridere per un bel po’.
Questo
gli
permise di riacquistare lucidità rompendo la tensione che aveva
accumulato.
Amava
ancora
Myriam ma questo non significava che sarebbe tornato a cercarla. La
solitudine
non lo spaventava e presto, si disse, qualcun’altra si sarebbe fatta
viva.
La
notte
trascorse in ogni modo lentamente e all’alba aveva ripercorso nella
memoria
tutta la sua storia con Myriam.
Avendo
tutto
il tempo che desiderava rimase a lungo nella doccia sentendo i muscoli
rilassarsi
sotto il getto dell’acqua calda.
Si
vestì con
calma e fece colazione poi uscì per recarsi in ufficio.
Il
tempo,
allora, accelerò e ben presto si trovò al termine della
giornata. Era quella
l’ora in cui di solito si vedevano con Myriam e questo lo portò
a pensare
nuovamente a lei.
Stava
male a
pensarci, si disse che era solo il primo giorno e tutto rientrava nella
regola
delle cose, che il giorno dopo sarebbe stato meglio e che fra una
settimana non
ci avrebbe pensato più.
La
realtà, si
sa, non coincide mai con i desideri e dopo una settimana Myriam era
ancora al
centro dei suoi pensieri.
Gli
amici,
ancora single, cercarono in quei giorni di fargli dimenticare il dolore
e, per
brevi momenti, ci riuscirono anche.
Infine
Giorgio, il suo più caro amico, stanco di vederlo così,
lo portò fuori a cena e
volle sapere tutto quello che era successo.
Non
fece alcun
tentativo di consolarlo né di fargli conoscere delle ragazze. Fu
semplicemente
una cena tra due amici che si confidavano.
Al
termine
Giorgio fece una domanda che lasciò sbalordito David.
<Cosa
sai veramente di Myriam? Sei sicuro di conoscere tutto della
sua vita? Non le hai chiesto perché ti abbia risposto in quel
modo?>
<Perché
mi fai tutte queste domande? So quello che dovevo sapere. Tu
ci hai fatto incontrare e se avessi ritenuto che dovessi sapere
qualcosa di
lei, avresti dovuto dirlo prima.>
<Finora non ho detto niente
perché
era
giusto che fosse lei a dirtelo, visto che stavate insieme. Ora non sono
più
tenuto al silenzio. Myriam è una ragazza fantastica e non credo
che ci sia
ragazza più adatta di lei per te. Forse ha solo avuto paura di
dirti ciò che
veramente vuole.>
David si sentiva in preda ad un’ansia
senza
confini. Voleva sapere cosa nascondessero Myriam e Giorgio che tanto
avrebbe
potuto sconvolgerlo.
<Non mi stai dicendo nulla che mi possa
portare a capire. Ora ti decidi a dirmi tutto o taci e la facciamo
finita.>
<Voglio solo che tu capisca che Myriam
ti
ama e sta male quanto te in questo momento. Ho parlato con lei ieri e
ti posso
assicurare che se potesse tornerebbe da te in questo momento. Ha solo
paura di
come reagiresti sapendo cosa desidera veramente.>
David era sempre più sconvolto.
Cosa
poteva
nascondere di così terribile.
Giorgio osservò la crescente ansia
in
David,
ma ancora non era sicuro che stesse facendo la cosa giusta. David era
un caro
ragazzo ma certe volte s’intestardiva, non riuscendo a vedere oltre il
suo
punto di vista.
<Se mi prometti che non
farai nulla per rovinare tutto, posso farti vedere Myriam senza che lei
sappia
che tu sei presente. Devi però attenerti a determinate
condizioni. Se accetti
fra una settimana tieniti libero per la sera. Ti chiamerò e ti
detterò le
condizioni. Solo così capirai di cosa stia parlando.>
<Va
bene
accetto qualunque condizione. Voglio sapere perché mi
ha detto no.>
Per
David
quella settimana fu tra le più lunghe della sua vita. Non
passava momento senza pensare alle parole di Giorgio. Aveva persino
iniziato a
fare supposizioni, anche le più estreme, ma ogni volta le
scartava perché non
corrispondevano all’immagine che si era fatto di Myriam.
Poco
prima
dello scadere della settimana Giorgio lo chiamò indicandogli
il luogo dell’appuntamento, senza aggiungere altro.
Il
luogo era
un posto fuori città Aveva percorso tutta la strada, con la
mente completamente
assorta, incosciente dei chilometri percorsi. Ogni tanto i lampioni gli
facevano capire che stava attraversando qualche centro abitato.
Giunto
sul
luogo dell’appuntamento attese che Giorgio arrivasse.
Al
suo arrivo
Giorgio lo fece salire sulla propria auto e gli passò una specie
di maschera.
<Mi
stai
portando ad una festa in maschera per caso?>
<Qualcosa
di simile. Ricordati che tutto ciò che vedrai, non cambia
ciò che Myriam prova
per te. Se quello che vedrai non ti dovesse piacere, non devi fare
scenate,
Myriam non dovrà sapere che sei lì. Quando riterrai di
aver visto abbastanza
basterà che me lo dici e andremo via. Queste sono le condizioni.
Sta a te
adesso decidere.>
David
ormai
era in preda ad un forte nervosismo, forse le sue supposizioni non
erano del
tutto errate. Myriam faceva l’enteneuse. Giorgio lo stava portando dove
lei
lavorava. Fu quasi sul punto di rifiutarsi di andare ma poi la voglia
di
guardare negli occhi Myriam mentre lo faceva fu più forte di lui.
<Andiamo!>
CAPITOLO 2
Giorgio
condusse l’auto attraverso un piccola strada, poco trafficata,
almeno così parve a David.
Ben
presto
giunsero ad un cancello che attraversarono, David vide che
in fondo al viale c’era un certo movimento d’auto e che la villa era
completamente illuminata.
<Indossa
la maschera, siamo arrivati.>
David
fece
come gli era stato detto. Giorgio parcheggiò l’auto in mezzo
ad altre.
<Te
lo
chiedo per l’ultima volta. Te la senti? Sei sicuro che non
farai scenate?>
<Andiamo!>
Scesero
dall’auto e Giorgio guidò l’amico verso l’entrata della villa.
Sembrava che tutti lo conoscessero. All’entrata non fu fatta loro
alcuna
difficoltà.
Appena
varcata la soglia di un ampio salone, a David parve di essere
penetrato in un mondo parallelo. Dove l’inquisizione spagnola ancora
imperava.
Guardò
Giorgio ma questi non fece alcun segno di disagio, anzi molti
fecero cenno di saluto, quando non si fermavano a scambiare due parole.
David
molte volte non capiva nemmeno di cosa stessero parlando, intento
com’era a guardare quello strano mondo.
Il
salone
era arredato con divani a due e tre posti, vi erano pochi
tavoli su cui vi erano poggiati degli oggetti che inizialmente non
riconobbe.
Ciò che lo turbò maggiormente fu vedere alle pareti
catene, corde, croci di S.
Andrea e altri strumenti atti a sottoporre alla tortura qualche
malcapitato.
Osservando
meglio si accorse che già c’era qualcuno che stava subendo
atroci supplizi.
<Dove
mi hai portato? Cos’è questo posto? Chi è questa gente?
Perché
torturano quelle persone?>
La voce
di
David tradiva il suo stato d’animo.
<Cosa
credi che stiano facendo? Stanno esprimendo la loro segreta
passione!>
<Ma
alcuni sono frustati ed altri… cosa stanno facendo a quell’uomo
laggiù?>
<Niente
che a lui non dia piacere! Vedi ogni tanto queste persone,
di cui faccio parte anch’io, si riuniscono per mostrare il vero volto.
Qui non
ci sono formalismi, ognuno è ciò che desidera essere. Ad
alcuni piace dare
dolore ad altri riceverlo. Non ci sono costrizioni se non quelle che
desideri.>
David
non
avrebbe mai immaginato che il suo più caro amico potesse
nascondere un simile segreto. Non riusciva ancora a capacitarsi di
quello che
vedeva. Sapeva, ovviamente, che alcune persone avevano questi gusti,
finora
però aveva pensato che fossero lontani anni luce.
Ora era
ad
una loro riunione e non aveva idea su come comportarsi.
Il suo
disagio era tanto visibile, anche da sotto la maschera che
Giorgio si sentì in dovere di rassicurarlo.
<Non
devi fare nulla, non ti verrà chiesto nulla, a meno che non sia
tu a desiderarlo.>
<Cosa
c’entra Myriam con tutto questo? Dov’è?>
<Non
credo che sia ancora arrivata. Ti va di bere qualcosa? Mi pare
che tu ne abbia bisogno.>
Giorgio
condusse David in un’altra sala dove era stato approntato un
bar. David sentì il bisogno impellente di ingurgitare qualcosa
di forte. Avuto
quello che aveva richiesto lo bevve d’un sorso, sentendosi meglio.
Giorgio
lo
osservava nella speranza di non cogliere segni di disgusto.
Quando gli parve che l’amico si fosse calmato lo ricondusse nel salone
principale.
David
rientrandovi osservò meglio le persone che vi erano. La prima
differenza che notò era che alcune erano vestite e altre
seminude. Non vi era
una distinzione netta di sessi, entrambi i sessi appartenevano all’uno
o
all’altro gruppo. Vide che alcuni soprattutto quelli seminudi o nudi
completamente erano alla mercé degli altri ma non era la
generalità. Le maggior
parte delle persone tendeva a formare coppie, tranne quando assistevano
a
qualche particolare ”esibizione” allora si formavano dei capannelli.
Notò
che, come gli aveva detto Giorgio, non vi era da parte dei
dominatori violenze nei confronti delle vittime. Si accordavano e poi
si
trovavano un angolo dove divertirsi.
Giorgio
continuava ad osservare le reazioni di David, notando che si
dimostrava interessato, senza mai però cercare di andare oltre
ad
un’osservazione superficiale.
David
era
talmente intento ad osservare le differenze cercando di
distinguere i due gruppi che, quasi, non fece caso a Giorgio, che gli
stringeva
un braccio per attirare la sua attenzione.
Giorgio
aveva visto entrare Myriam nel salone.
David,
accortosi del gesto di Giorgio, si volse verso l’amico, che con
un cenno del capo gli indicava la porta.
David
sussultò vedendo la sua ex ragazza avvolta in un mantello di
pelle nera, attraverso la cui apertura si intravedeva la sua
nudità.
Myriam
arrivata ad un divano si sedette dopo essersi liberata del
mantello, mostrando a tutti la sua condizione.
David
capì da ciò che indossava, un collare con guinzaglio, un
reggiseno costituito da cinghie, che metteva maggiormente in risalto il
suo
magnifico seno, un tanga di pelle aperto sul pube, un paio di stivali,
intonati
al resto dell’abbigliamento, che Myriam apparteneva al gruppo dei
dominati.
Il
cuore
di David iniziò a martellare all’impazzata, incapace di fare
un solo gesto, l’uomo rimase ad osservare la donna che si metteva
così in
mostra.
Fu un
momento difficile per David e Giorgio gli si fece più appresso,
onde prevenire eventuali crisi.
David
si
sentiva girare la testa, mai avrebbe pensato a Myriam così
nuda di fronte ad estranei.
No, non
erano estranei per lei, considerato che alcuni la salutarono.
<Ora
verrà per te la parte più difficile.>
David
quasi non sentì le parole di Giorgio. Sentiva solo il desiderio
di prendere Myriam e portarla via.
Quasi a
leggergli nel pensiero, Giorgio lo scosse.
<Ricordati
che hai promesso. Lei è qua perché le piace. Non rovinare
tutto. Quello che avverrà tra di voi in futuro ora dipende tutto
da te.>
David
allora voltò le spalle al luogo dov’era seduta Myriam.
<Cos’altro
devo vedere? Non è sufficiente quello che ho già
visto?>
Vi era
una
preghiera nascosta tra le parole di David, ma Giorgio non
volle coglierla trattenendo l’amico che già si avviava verso la
porta.
<No
devi restare, devi capire fino in fondo e non solo
giudicare.>
David
tornò allora a voltarsi verso Myriam, che era stata avvicinata
da
una donna.
Dopo un
po’ che parlavano la donna prese il guinzaglio di Myriam e la
condusse verso una croce di S. Andrea, fissandole gli arti alle braccia
della
croce.
Myriam
non
si ribellò anzi. La donna allora le applicò qualcosa ai
capezzoli, che sulle prima David non capì cosa fossero.
Come
mosso
da una mano invisibile, David iniziò a fare qualche passo
nella direzione delle due donne. Giunto infine a breve distanza, si
accorse che
la donna aveva applicato ai capezzoli di Myriam delle mollette
metalliche e che
a queste stava agganciando dei pesi.
Giorgio
teneva sempre una mano su un braccio di David, sentendosi
incerto sulla reazione dell’amico a quello che avrebbe visto da
lì a poco.
La
donna
aveva tolto il tanga a Myriam, strizzandole le grandi labbra.
Myriam
gemeva ma il suo volto non mostrava segni di ribellione anzi a
David parve che un’ombra di piacere le fosse passata sul viso.
La
donna,
intanto, aveva afferrato una frusta con molte lacinie e con
quella iniziò a colpire il ventre ed il pube di Myriam. Che
iniziò ad emettere
piccole grida insieme a gemiti.
David
vedeva il ventre della sua ex ragazza contrarsi ad ogni colpo ma
subito dopo spingersi in avanti. I pesi attaccati ai suoi capezzoli
danzavano
strattonando le tenere carni.
La
donna
maneggiava sapientemente lo strumento, lasciando tra un colpo
e l’altro il tempo alla sua vittima di assaporare il dolore.
Il
ventre
di Myriam ormai era ricoperto da lunghe strisce rosse, ma il
viso di lei tradiva la forte sensazione di piacere. Quando alla donna
parve che
il momento fosse quello giusto strappò con cattiveria i pesi che
trascinarono
con loro le pinze.
Myriam
emise un lungo grido che terminò con un gemito, poi
reclinò il
capo.
David
capì che aveva goduto. Volse le spalle dirigendosi decisamente
verso l’uscita, seguito da vicino da Giorgio.
I due
non
dissero una parola mentre raggiungevano l’auto. Solo quando
erano ormai usciti dal cancello David si decise a parlare.
<Cosa
credi che succederà adesso? Voglio dire ha goduto, si è
visto
benissimo, ora se ne andrà o rimarrà?>
<Non
lo
so. Dipende da cosa si sono dette prima.>
<Vuoi
dire che potrebbe anche… andare a letto con quella donna?>
<Sarà
bene che ti spieghi un po’ di cose. Ora sei in grado di
capire. Myriam è quella che tra noi definiamo una schiava, la
donna invece è
una padrona. Come schiava è tenuta ad ubbidire agli ordini che
le vengono
impartiti, sempre che anche lei si sia detta disposta, preventivamente,
ad
eseguirli. Loro si conoscevano già e posso supporre che la
serata per loro non
è finita lì.>
<Mi
stai dicendo che… Allora anche quando stava con me…>
<Potrei
dirti di sì, ma, in realtà, lei, in un certo senso, ti
è
stata fedele. Veniva qua si faceva dare il massimo dolore ottenibile
senza che
rimanessero segni sul suo corpo. Dopo aver avuto ciò che
desiderava andava via.
Per quanto ne so io, nessuno è mai stato con lei finché
è durata tra voi. Solo
in queste ultime settimane ho visto che si appartava con qualcuno.>
Nonostante
le parole, Giorgio notò, di sfuggita, che David, pur
sembrando in preda ad un’irrequietudine, non dava segni di rabbia. Era
comunque
presto per dirlo, avrebbe avuto bisogno di interiorizzare ciò
che aveva appreso
e visto.
Giunti
sul
posto dove era stata lasciata l’auto di David, questo scese
da quella di Giorgio, senza nemmeno salutarlo.
Come un
automa guidò fino a casa sua, con ancora negli occhi l’immagine
di Myriam che godeva sotto le lacinie.
CAPITOLO 3
Non
fu una
notte facile per David, la rabbia si mescolava con il
desiderio che gli si era scatenato vedendo Myriam in quelle condizioni.
Quanto
era
sembrata desiderabile Myriam a David legata a quella croce,
solo a casa si era accorto del desiderio che quella visione aveva
acceso in
lui.
Myriam
con
i capelli scarmigliati, gemente, indifesa, offerta, eppure
così libera di mostrare il suo vero volto.
Tutti
questi pensieri alla fine scatenarono un irrefrenabile bisogno di
godere in David, che dovette masturbarsi, gridando il nome di Myriam.
David,
però, nonostante il desiderio di possedere Myriam come lei
desiderava, era pervaso da una rabbia sorda. Si sentiva tradito per il
fatto
che gli avesse tenuto nascosto quel suo lato, per il fatto che non
aveva avuto
sufficiente fiducia in lui, per il fatto che aveva preferito fuggire
piuttosto
che affrontarlo, ma soprattutto perché avevano sofferto entrambi
inutilmente.
Nella
mente di David prese forma un piano che avrebbe permesso a lui di
riprendersela ed allo stesso tempo di vendicarsi.
Per far
questo però aveva bisogno della collaborazione di Giorgio. Se
non fosse stato d’accordo, peggio per lui perché l’avrebbe
costretto, in un
modo o nell’altro.
Il
pensiero che avrebbe potuto avere una specie di soddisfazione gli
permise di addormentarsi tranquillamente.
Il
mattino
successivo si immerse nel lavoro completamente mostrando
un’efficienza che mai aveva manifestato.
Verso
la
metà della mattinata Giorgio lo chiamò ma lui si fece
negare.
“Che
pensi
pure che non voglia più sentirlo.”
I
giorni
successivi non videro cambiamenti nell’atteggiamento di David
nei confronti del suo amico. Fu solo dopo qualche giorno che decise di
rispondere alle sue chiamate.
<Sì,
dimmi.>
<Mi
stavo preoccupando. Ho pensato che la nostra amicizia fosse
finita quella sera.>
<In
effetti sono stato molto tentato. Devo parlarti e devo farlo di
persona. Vengo a casa tua stasera.>
<Va
bene.>
La sera
Giorgio lo accolse con affetto, cercando di scoprire subito le
intenzioni dell’altro. David cercò invece di tenersi sul vago
senza dare segni
d’impazienza.
<A
proposito di quella sera, sarei curioso di sapere a quale dei due
gruppi appartieni?>
<Tu
cosa pensi?>
<Non
ne
ho idea, non mi è sembrato che ti sbilanciassi né da un
lato
né dall’altro.>
<No,
in
effetti, ero troppo intento a prevenire una tua eventuale
crisi. Ma perché ti interessa? Non mi pare che dovessi essere io
al centro
delle tue attenzioni. Sbaglio o eravamo andati la per qualcun’altra?>
<Già
Myriam.>
<Già.
Cosa hai deciso? Pensi di aver capito il motivo della sua risposta?
Oppure sei venuto qua per scoprire qualche cosa?>
<Che
differenza fa per te? Ormai mi sembra che la sua decisione
l’abbia presa! La cosa che mi fa rabbia è che non abbia avuto
fiducia in me.
Non credo che una buona unione si possa basare sulla sfiducia.>
<Non
devi basarti sui tuoi sentimenti. Cerca di capire, per molti,
noi siamo considerati dei depravati. Quello che facciamo esula dalla
morale
comune, siamo dei reietti. Alcune delle persone che hai visto sono
sposate ma
il loro compagni sono all’oscuro di tutto. Vedi secoli di perbenismo
morale
hanno scritto nel codice genetico di ognuno di noi i valori che la
società
ritiene corretti. Alcune volte mi capita di pensare a noi come le
streghe del
medioevo: ci si nasconde per non essere scoperti ed essere additati a
vista, ci
riuniamo in segreto per eseguire i nostri sortilegi. Poco importerebbe
alla
società sapere che non vi è vera violenza, che ognuno
è libero di fare la
propria scelta. Poco importa, poi se i cosiddetti benpensanti scatenano
guerre sante
che provocano migliaia di vittime.>
<OK
mi
hai esposto il tuo punto di vista. Tutto ciò, però, non
risolve però il mio problema. Cosa devo fare con Myriam?>
<Sii
sincero, quello che hai visto ti è piaciuto?>
<Sì.
Mi sono eccitato a vederla contorcersi sotto i colpi della
frusta.>
<Chiariamo
una cosa, allora, quella non era una frusta, era un gatto
a nove code. Detto questo, entriamo nel problema. Se a te è
piaciuto il
problema non esiste, sarà sufficiente dire a Myriam che non deve
più
nascondersi e che ti farebbe piacere essere tu a farla godere.>
<No,
così è troppo facile! Sarebbe come perdonarla di non aver
avuto
fiducia in me, invece io voglio che capisca che per avere il mio
perdono deve
essere punita.>
Giorgio
scoppio in una genuina risata.
<Ho
svegliato una tigre. Ti rendi conto che stai parlando come un
padrone della sua schiava? Mio caro David, pensavo che non avresti mai
fatto un
tale passo. Sono felice per entrambi. Dimmi qual è il tuo piano,
perché tu sei
venuto per chiedermi aiuto vero, ed io farò di tutto per
aiutarti.>
All’incontro
successivo nella villa si presentò un nuovo membro,
nessuno lo conosceva ne avrebbe potuto in quanto il suo viso era
completamente
coperto. Non ebbe difficoltà ad entrare, avendo le carte in
regola per
accedere. Del resto non era la prima volta che qualcuno si presentava
in quel
modo.
Entrando
l’uomo fu osservato da qualcuno dei presenti, ma poi visto che
sembrava conoscere nessuno, le persone presenti smisero di notarlo.
L’uomo
non
fece amicizia con nessuno, si limitava ad osservare ciò che
accadeva. Sembrava molto interessato, come se prendesse appunti
mentalmente.
Dopo un
po’ lo si vide andare al bar e li fermarsi.
Giorgio
arrivò sul tardi della serata e quella volta era accompagnato
da Myriam, che lo seguiva tenuta per il guinzaglio, il corpo coperto
dal solito
mantello.
Dopo
aver
salutato un po’ d’amici si diressero anche loro verso il bar.
Accomodandosi
sugli sgabelli, Giorgio notò l’uomo sconosciuto e vide
che gli faceva cenno di avvicinarsi.
Myriam
rimase seduta al suo posto, mentre i due uomini parlavano.
Poco
dopo
Giorgio si tornò ad avvicinare alla donna accompagnato
dall’uomo.
<Myriam
questo è Master X sarebbe lieto di poter fare la tua
conoscenza e di passare un po’ di tempo con te in una delle salette
private.>
<Molto
piacere. Sarei lieta anch’io di fare la sua conoscenza.>
Myriam
aveva notato che era un bell’uomo a prescindere dal volto
coperto, il fatto che fosse per lei sconosciuto le accendeva la
fantasia.
Presero
accordi preliminari, durante i quali l’uomo parlò molto poco e
da quel poco che disse Myriam non riuscì ad identificare la
voce. Fu Giorgio a
chiarire i termini dell’incontro.
I tre,
guidati da Giorgio, si diressero verso il luogo dove sarebbe
avvenuto l’incontro. L’uomo teneva Myriam al guinzaglio, la donna
notò che lo
faceva con un senso di possesso strano. Si fidava di Giorgio, anche per
questo
aveva accettato l’invito, altrimenti difficilmente lo avrebbe fatto. Le
piaceva
vedere il volto di chi giocherà con lei.
La
saletta
scelta da Giorgio si trovava al piano superiore. Al suo
interno vi era l’identica attrezzatura che occupava il salone
principale. Vi
era poi un divano e la luce non era intensa, ma creava una strana
atmosfera.
Giorgio
si
sedette sul divano mentre l’uomo tolse il mantello di dosso
a Myriam. Gli occhi del master brillarono di una luce intensa.
Myriam
vi
vide ammirazione e piacere, ne fu contenta. In quel
misterioso uomo trovava un qualcosa che la faceva fremere.
Eliminato
il mantello, il corpo della donna apparve agli occhi
dell’uomo, indossava una guêpiere di pelle nera che, stringendole
i fianchi,
faceva risaltare maggiormente il seno e il sedere., ulteriormente
esaltato
dalle calze che l’incorniciavano. I soliti stivali inguainavano le
gambe
tornite.
L’uomo
girò diverse volte intorno alla donna, tastando rudemente ogni
parte esposta. Palpò i glutei premendoli con entrambe le mani,
fece scorrere le
dita nel solco. Poi le afferrò i seni da dietro strizzandoli.
Myriam
gradiva quel trattamento volto a valutare ciò che offriva,
dimostrandolo con rauchi gemiti.
Giorgio
valutava con occhio critico lo spettacolo che gli era offerto,
ritenendosi soddisfatto.
L’uomo
intanto era passato di fronte alla schiava e, guardandola fissa
negli occhi, iniziò a torcerle i capezzoli.
La
bocca
di Myriam si aprì lasciando che un gemito di dolore ne
uscisse.
L’uomo
sembrò avere un attimo d’esitazione, ma si riprese
immediatamente. Afferrate delle catene che pendevano dal soffitto,
fisso i
polsi di Myriam, facendole alzare le braccia.
<Ora
iniziamo la tua punizione!>
Per un
attimo Myriam tremò, nella voce dell’uomo aveva sentito una
sorta di fredda determinazione. Volse lo sguardo verso Giorgio che le
fece un
cenno con la testa. La schiava riacquistò la sua
tranquillità, aspettando
l’evolversi di quella situazione particolare.
L’uomo
era
sparito dalla sua visuale e quando tornò recava in mano una
candela che accese davanti agli occhi della donna incatenata.
Lasciò
che la cera fusa si accumulasse e poi con un gesto rapido la
verso su un seno mirando al suo capezzolo.
<Ahhhh!
Ahhhh!>
Myriam
urlò ma l’uomo implacabilmente attese che altra cera fondesse
per ripetere il gesto sull’altro seno.
Ancora
una
volta la voce della donna riempi il silenzio della stanza.
L’uomo
osservò il risultato della sua opera, facendo scivolare, nel
mentre, una mano sul sesso di Myriam.
Le dita
penetrarono all’interno trovando la vagina colma d’umori.
Allora piantò gli occhi in quelli della donna gemente, come a
chiedere
silenziosamente se desiderasse ancora soffrire.
<Sì
mio padrone fammi urlare ancora!>
L’uomo
raggiunto il nodulo del piacere lo tenne tra le dita, e quando
vide che la donna reagiva gemendo di piacere, lo strizzò con
forza.
Le
catene
tintinnarono sotto lo strattone dato da Myriam.
<Auhhh!>
L’uomo
si
allontanò per andare a prendere qualcosa, Myriam ad occhi
chiusi assaporava il sordo dolore che le proveniva dalla fonte del
piacere,
godendone ad occhi chiusi.
Improvvisamente
senti le mani del master che si impossessavano delle
sue piccole labbra.
<Mhhhhm>
Il
gemito
di Myriam fu dovuto al fatto che, dopo avere tirato le
piccole labbra, l’uomo vi applicò delle piccole pinzette con
pesi.
Myriam
sentiva crescere in lei quel piacere che l’avrebbe condotta a ad
un micidiale orgasmo.
Il
master
si portò alle spalle della schiava e a mani nude cominciò
a
percuotere il sedere della donna.
Dopo il
primo colpo l’uomo si fermò un attimo gustando l’apparire
rossastro della sua impronta sulle candide carni del gluteo colpito.
Myriam
sobbalzò facendo ondeggiare i pesi attaccati alle sue piccole
labbra.
Dolore
a
dolore, piacere a piacere.
Il
master
riprese a colpire, interrompendosi ogni tanto per gustarsi il
colore, cangiante dal rosso pallido al rosso scuro, che assumevano le
chiappe
via via che i colpi aumentavano di numero.
Myriam
gemeva ed urlava senza mai chiedere pietà. Voleva che
continuasse all’infinito quell’intenso bruciore che le scaldava il culo
e
l’anima.
L’uomo
però non esaudì i suoi intimi desideri, infatti, da
lì a poco
smise, passandole una mano tra le gambe, costatando che il sesso della
schiava
grondava di piacere.
Il
master,
allora le passò davanti e inchinatosi in mezzo alle sue
gambe staccò le pinze dalle piccole labbra.
L’improvviso
dolore del sangue che riprendeva a circolare nelle sue
parti intime, fece emettere un lungo guaito.
Le
catene
vibrarono mentre Myriam stringeva le gambe per il dolore e
l’orgasmo appena raggiunto.
L’uomo
non
lasciò che si riprendesse e la liberò dalle catene.
Myriam
rimase in piedi con le braccia lungo i fianchi.
<In
ginocchio schiava e chiedi perdono al tuo padrone per i tuoi
errori!>
La
schiava
si mise in ginocchio e stava cominciando a chiedere scusa
quando alzando gli occhi vide chi fosse l’uomo.
<David?!
Come? Ti chiedo perdono per non averti detto nulla di me.
Mio padrone!>
<C’è
ancora una cosa che devi fare come schiava. Ringraziare il tuo
padrone come si deve!>
Mentre
parlava David aveva estratto il proprio sesso, turgido, e lo
poneva a poca distanza dalla bocca di Myriam.
<Amore
mio quanto ho desiderato questo momento!>
La
schiava
prese tra le labbra il sesso del suo padrone gratificandolo
con la lingua e la bocca.
David
non
resistette a lungo e venne copiosamente nella bocca di
Myriam.
Uscendo
dalla saletta cercarono Giorgio, che delicatamente si era
allontanato, quando aveva capito che la sua presenza non era più
necessaria.
Lo
trovarono al bar intento a sorseggiare un bicchiere di spumante.
<Stavo
brindando a voi due!>
<Volevamo
ringraziarti. Sei un vero amico!>
Myriam
si
avvicinò per dargli un bacio su una guancia e tornare a
ringraziarlo.
Rimessasi
il mantello Myriam venne condotta al guinzaglio da David fino
alla sua auto. Il loro rientro a casa fu molto felice.
Myriam
raccontò tutto a David. David confessò di aver ricavato
molto
piacere nel darle dolore.
David
era
ancora in attesa di sua moglie che finalmente comparve sulla
porta del bagno.
Era
splendida, indossava una guêpiere di pelle bianca che reggeva un
paio di calze bianche.
Il suo
viso mostrava un’infinità felicità mentre si avvicinava
al letto
dove l’attendeva il suo adorato padrone.
<Vieni
è ora di mettere la tua vera fede nel posto che le
spetta!>
David
teneva in mano un anello con inciso il proprio nome. Di lì a
poco
gliel’avrebbe inserito nel clitoride.
EPILOGO
Giorgio
delicatamente si era allontanato, quando aveva capito che la
sua presenza non era più necessaria. Era contento che quei due
si fossero
finalmente capiti.
Si
sedette
al bar in attesa di poter combinare anche lui qualcosa,
bevendo un bicchiere di spumante.
Quando
li
vide apparire sorridenti, si sentì orgoglioso di quello che
aveva fatto.
<Stavo
brindando a voi due!>
<Volevamo
ringraziarti. Sei un vero amico!>
Myriam
si
avvicinò per dargli un bacio su una guancia e tornare a
ringraziarlo.
<Grazie
per avermi retto il gioco, senza di te non sarei riuscita.>
David
non
ebbe modo di sentire ciò che la sua schiava aveva appena
sussurrato all’orecchio dell’amico.
Li
guardò andare via contenti, ognuno immerso nel suo ruolo.
“Mi
dispiace aver preso in giro David, ma Myriam aveva ragione di voler
provare. È molto in gamba quella donna. Credo che renderà
molto felice David.
Anche lui è stato in gamba. Le poche lezioni che gli ho dato
sono state
sufficienti. Ci penserà Myriam ad insegnargli il resto.
Chissà se mi vorranno
come testimone?”
Si
guardò attorno e vedendo una mistress che lo osservava le si
avvicinò.
<La
serata è appena cominciata, lei ha da fare?>
<No
schiavo. Vediamo di divertirci.>
Seguendo
la donna Giorgio ebbe un pensiero.
“Certe
volte mi domando chi domina chi!”
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