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OGGI  SPOSI 
Racconto di R.E.

Devo premettere, che scrivendo questo racconto, mi sono sentito come Emilio SALGARI, non avendo mai partecipato ad una tale festa, forse ho anche idealizzato un po’ quella che è la realtà. Fatta questa premessa, vorrei poter dedicare queste poche righe alle meravigliose creature, che sono desiderio e sogno di ogni padrone: alle schiave.L’uomo mentre guidava si rese conto che la sua compagna di viaggio era turbata da qualcosa.

PROLOGO

<Cosa c’è?>

<Sai bene cosa c’è! Non posso continuare così, alla fine dovrò decidermi a parlargli. A dirgli tutta la verità!>

<Sarà bene che tu lo faccia presto, credo che ti chiederà di sposarlo.>

<Come faccio? Ho paura della sua reazione, se non capisse? Se rimanesse schifato? Lo amo e non voglio che provi ribrezzo per me.>

L’uomo avrebbe voluto aiutarla ma si limitò a rispettare il suo silenzio.

CAPITOLO 1

David era sdraiato sul letto nuziale nell’attesa che sua moglie uscisse dal bagno, dove era andata a prepararsi per la prima notte.

Si sentiva nervoso, non era certo la prima volta che sarebbero stati a letto insieme. Quella però era la notte in cui i sogni di entrambi si realizzavano. Continuava a controllare che tutto fosse a posto, ruotando la fede che portava al dito.

Sua moglie stava impiegandoci più tempo di quello che aveva preventivato, così David ebbe tutto il tempo di ripensare agli avvenimenti che erano accaduti prima del matrimonio.

Arrivato, a trentacinque anni, ad una posizione di rilievo nell’impresa, di cui era uno dei dirigenti, pensava che fosse giunto il momento di mettere su famiglia.

Myriam, così si chiamava, riteneva fosse la compagna ideale, condividevano gli stessi gusti, si divertivano per le stesse cose.

David non riusciva ad immaginare nessun’altra con cui dividere la vita. Era passato quasi un anno da quando si erano messi insieme, si sentiva talmente sicuro dei sentimenti che entrambi provavano l’una per l’altro che decise di chiederle di sposarlo.

Aveva organizzato tutto per rendere quel momento il più romantico possibile, dopo la cena, in un locale molto intimo e a luce di candela, aveva fatto portare una bottiglia di spumante, mentre, nel locale ormai semi vuoto, una piccola orchestrina suonava una dolce melodia.

Myriam l’aveva guardato meravigliata ma contenta per quella sorpresa.

Aveva versato il liquido dorato nei flûte e lei gli aveva chiesto cosa festeggiassero, David rispose che questo dipendeva da lei.

Myriam a quel punto si era fatta seria e con espressione concentrata attendeva cosa avesse da dirle.

David estrasse un solitario e lo porse alla donna, che lo prese e lo osservò, valutandone il significato.

David sentiva che qualcosa non andava, non era la reazione che si aspettava ma aveva sempre la speranza che fosse dovuta alla sorpresa.

Quando Myriam parlò anche la speranza morì. Il tono con cui parlò era freddo e distaccato, lo stesso che si poteva usare in una riunione d’affari. Forse è stato proprio quello a ferirlo di più.

<David ti amo moltissimo e sto molto bene con te, ma non credo che accettando di sposarti potrei renderti felice né che tu possa rendere me felice. Avrei voluto che tu non mi avessi chiesto di sposarti. So che dopo la mia risposta non ti vedrò più e mi dispiace. So anche che non mi crederai se ti dico che soffro quanto te ma lo faccio per entrambi.>

David, pur avendo molto da dire, non chiese ulteriori spiegazioni, da giovane dirigente sapeva quando, in una trattativa, non era il momento di insistere e quello era il caso.

Myriam restituì l’anello e non parlò più.

A quel punto entrambi si alzarono e David riaccompagnò a casa Myriam, dove David la lasciò senza dire nulla.

Rientrando nel suo appartamento, David la prima cosa che pensò fu quella di bersi una bottiglia di whisky. Dopo, però, averne bevuto un sorso, rinunciò. Non era mai stato un bevitore e non se la sentiva di cominciare proprio quella sera.

Si buttò sul letto vestito e chiuse gli occhi, sapeva già che non sarebbe riuscito a dormire ma tentare non nuoceva.

Gli tornò in mente la prima volta che, da ragazzino, gli era stato risposto di no. Quella volta si era ripromesso che non sarebbe successo mai più che una donna non accettasse le sue proposte.

Fino a quella sera, almeno.  Questo pensiero lo fece ridere, l’uomo infallibile aveva toppato nel momento più importante, si sedette in mezzo al letto, continuando a ridere per un bel po’.

Questo gli permise di riacquistare lucidità rompendo la tensione che aveva accumulato.

Amava ancora Myriam ma questo non significava che sarebbe tornato a cercarla. La solitudine non lo spaventava e presto, si disse, qualcun’altra si sarebbe fatta viva.

La notte trascorse in ogni modo lentamente e all’alba aveva ripercorso nella memoria tutta la sua storia con Myriam.

Avendo tutto il tempo che desiderava rimase a lungo nella doccia sentendo i muscoli rilassarsi sotto il getto dell’acqua calda.

Si vestì con calma e fece colazione poi uscì per recarsi in ufficio.

Il tempo, allora, accelerò e ben presto si trovò al termine della giornata. Era quella l’ora in cui di solito si vedevano con Myriam e questo lo portò a pensare nuovamente a lei.

Stava male a pensarci, si disse che era solo il primo giorno e tutto rientrava nella regola delle cose, che il giorno dopo sarebbe stato meglio e che fra una settimana non ci avrebbe pensato più.

La realtà, si sa, non coincide mai con i desideri e dopo una settimana Myriam era ancora al centro dei suoi pensieri.

Gli amici, ancora single, cercarono in quei giorni di fargli dimenticare il dolore e, per brevi momenti, ci riuscirono anche.

Infine Giorgio, il suo più caro amico, stanco di vederlo così, lo portò fuori a cena e volle sapere tutto quello che era successo.

Non fece alcun tentativo di consolarlo né di fargli conoscere delle ragazze. Fu semplicemente una cena tra due amici che si confidavano.

Al termine Giorgio fece una domanda che lasciò sbalordito David.

<Cosa sai veramente di Myriam? Sei sicuro di conoscere tutto della sua vita? Non le hai chiesto perché ti abbia risposto in quel modo?>

<Perché mi fai tutte queste domande? So quello che dovevo sapere. Tu ci hai fatto incontrare e se avessi ritenuto che dovessi sapere qualcosa di lei, avresti dovuto dirlo prima.>

<Finora non ho detto niente perché era giusto che fosse lei a dirtelo, visto che stavate insieme. Ora non sono più tenuto al silenzio. Myriam è una ragazza fantastica e non credo che ci sia ragazza più adatta di lei per te. Forse ha solo avuto paura di dirti ciò che veramente vuole.>

David si sentiva in preda ad un’ansia senza confini. Voleva sapere cosa nascondessero Myriam e Giorgio che tanto avrebbe potuto sconvolgerlo.

<Non mi stai dicendo nulla che mi possa portare a capire. Ora ti decidi a dirmi tutto o taci e la facciamo finita.>

<Voglio solo che tu capisca che Myriam ti ama e sta male quanto te in questo momento. Ho parlato con lei ieri e ti posso assicurare che se potesse tornerebbe da te in questo momento. Ha solo paura di come reagiresti sapendo cosa desidera veramente.>

David era sempre più sconvolto. Cosa poteva nascondere di così terribile.

Giorgio osservò la crescente ansia in David, ma ancora non era sicuro che stesse facendo la cosa giusta. David era un caro ragazzo ma certe volte s’intestardiva, non riuscendo a vedere oltre il suo punto di vista.

<Se mi prometti che non farai nulla per rovinare tutto, posso farti vedere Myriam senza che lei sappia che tu sei presente. Devi però attenerti a determinate condizioni. Se accetti fra una settimana tieniti libero per la sera. Ti chiamerò e ti detterò le condizioni. Solo così capirai di cosa stia parlando.>

 <Va bene accetto qualunque condizione. Voglio sapere perché mi ha detto no.>

Per David quella settimana fu tra le più lunghe della sua vita. Non passava momento senza pensare alle parole di Giorgio. Aveva persino iniziato a fare supposizioni, anche le più estreme, ma ogni volta le scartava perché non corrispondevano all’immagine che si era fatto di Myriam.

Poco prima dello scadere della settimana Giorgio lo chiamò indicandogli il luogo dell’appuntamento, senza aggiungere altro.

Il luogo era un posto fuori città Aveva percorso tutta la strada, con la mente completamente assorta, incosciente dei chilometri percorsi. Ogni tanto i lampioni gli facevano capire che stava attraversando qualche centro abitato.

Giunto sul luogo dell’appuntamento attese che Giorgio arrivasse.

Al suo arrivo Giorgio lo fece salire sulla propria auto e gli passò una specie di maschera.

<Mi stai portando ad una festa in maschera per caso?>

<Qualcosa di simile. Ricordati che tutto ciò che vedrai, non cambia ciò che Myriam prova per te. Se quello che vedrai non ti dovesse piacere, non devi fare scenate, Myriam non dovrà sapere che sei lì. Quando riterrai di aver visto abbastanza basterà che me lo dici e andremo via. Queste sono le condizioni. Sta a te adesso decidere.>

David ormai era in preda ad un forte nervosismo, forse le sue supposizioni non erano del tutto errate. Myriam faceva l’enteneuse. Giorgio lo stava portando dove lei lavorava. Fu quasi sul punto di rifiutarsi di andare ma poi la voglia di guardare negli occhi Myriam mentre lo faceva fu più forte di lui.

<Andiamo!>

CAPITOLO 2

Giorgio condusse l’auto attraverso un piccola strada, poco trafficata, almeno così parve a David.

Ben presto giunsero ad un cancello che attraversarono, David vide che in fondo al viale c’era un certo movimento d’auto e che la villa era completamente illuminata.

<Indossa la maschera, siamo arrivati.>

David fece come gli era stato detto. Giorgio parcheggiò l’auto in mezzo ad altre.

<Te lo chiedo per l’ultima volta. Te la senti? Sei sicuro che non farai scenate?>

<Andiamo!>

Scesero dall’auto e Giorgio guidò l’amico verso l’entrata della villa. Sembrava che tutti lo conoscessero. All’entrata non fu fatta loro alcuna difficoltà.

Appena varcata la soglia di un ampio salone, a David parve di essere penetrato in un mondo parallelo. Dove l’inquisizione spagnola ancora imperava.

Guardò Giorgio ma questi non fece alcun segno di disagio, anzi molti fecero cenno di saluto, quando non si fermavano a scambiare due parole.

David molte volte non capiva nemmeno di cosa stessero parlando, intento com’era a guardare quello strano mondo.

Il salone era arredato con divani a due e tre posti, vi erano pochi tavoli su cui vi erano poggiati degli oggetti che inizialmente non riconobbe. Ciò che lo turbò maggiormente fu vedere alle pareti catene, corde, croci di S. Andrea e altri strumenti atti a sottoporre alla tortura qualche malcapitato.

Osservando meglio si accorse che già c’era qualcuno che stava subendo atroci supplizi.

<Dove mi hai portato? Cos’è questo posto? Chi è questa gente? Perché torturano quelle persone?>

La voce di David tradiva il suo stato d’animo.

<Cosa credi che stiano facendo? Stanno esprimendo la loro segreta passione!>

<Ma alcuni sono frustati ed altri… cosa stanno facendo a quell’uomo laggiù?>

<Niente che a lui non dia piacere! Vedi ogni tanto queste persone, di cui faccio parte anch’io, si riuniscono per mostrare il vero volto. Qui non ci sono formalismi, ognuno è ciò che desidera essere. Ad alcuni piace dare dolore ad altri riceverlo. Non ci sono costrizioni se non quelle che desideri.>

David non avrebbe mai immaginato che il suo più caro amico potesse nascondere un simile segreto. Non riusciva ancora a capacitarsi di quello che vedeva. Sapeva, ovviamente, che alcune persone avevano questi gusti, finora però aveva pensato che fossero lontani anni luce.

Ora era ad una loro riunione e non aveva idea su come comportarsi.

Il suo disagio era tanto visibile, anche da sotto la maschera che Giorgio si sentì in dovere di rassicurarlo.

<Non devi fare nulla, non ti verrà chiesto nulla, a meno che non sia tu a desiderarlo.>

<Cosa c’entra Myriam con tutto questo? Dov’è?>

<Non credo che sia ancora arrivata. Ti va di bere qualcosa? Mi pare che tu ne abbia bisogno.>

Giorgio condusse David in un’altra sala dove era stato approntato un bar. David sentì il bisogno impellente di ingurgitare qualcosa di forte. Avuto quello che aveva richiesto lo bevve d’un sorso, sentendosi meglio.

Giorgio lo osservava nella speranza di non cogliere segni di disgusto. Quando gli parve che l’amico si fosse calmato lo ricondusse nel salone principale.

David rientrandovi osservò meglio le persone che vi erano. La prima differenza che notò era che alcune erano vestite e altre seminude. Non vi era una distinzione netta di sessi, entrambi i sessi appartenevano all’uno o all’altro gruppo. Vide che alcuni soprattutto quelli seminudi o nudi completamente erano alla mercé degli altri ma non era la generalità. Le maggior parte delle persone tendeva a formare coppie, tranne quando assistevano a qualche particolare ”esibizione” allora si formavano dei capannelli.

Notò che, come gli aveva detto Giorgio, non vi era da parte dei dominatori violenze nei confronti delle vittime. Si accordavano e poi si trovavano un angolo dove divertirsi.

Giorgio continuava ad osservare le reazioni di David, notando che si dimostrava interessato, senza mai però cercare di andare oltre ad un’osservazione superficiale.

David era talmente intento ad osservare le differenze cercando di distinguere i due gruppi che, quasi, non fece caso a Giorgio, che gli stringeva un braccio per attirare la sua attenzione.

Giorgio aveva visto entrare Myriam nel salone.

David, accortosi del gesto di Giorgio, si volse verso l’amico, che con un cenno del capo gli indicava la porta.

David sussultò vedendo la sua ex ragazza avvolta in un mantello di pelle nera, attraverso la cui apertura si intravedeva la sua nudità.

Myriam arrivata ad un divano si sedette dopo essersi liberata del mantello, mostrando a tutti la sua condizione.

David capì da ciò che indossava, un collare con guinzaglio, un reggiseno costituito da cinghie, che metteva maggiormente in risalto il suo magnifico seno, un tanga di pelle aperto sul pube, un paio di stivali, intonati al resto dell’abbigliamento, che Myriam apparteneva al gruppo dei dominati.

Il cuore di David iniziò a martellare all’impazzata, incapace di fare un solo gesto, l’uomo rimase ad osservare la donna che si metteva così in mostra.

Fu un momento difficile per David e Giorgio gli si fece più appresso, onde prevenire eventuali crisi.

David si sentiva girare la testa, mai avrebbe pensato a Myriam così nuda di fronte ad estranei.

No, non erano estranei per lei, considerato che alcuni la salutarono.

<Ora verrà per te la parte più difficile.>

David quasi non sentì le parole di Giorgio. Sentiva solo il desiderio di prendere Myriam e portarla via.

Quasi a leggergli nel pensiero, Giorgio lo scosse.

<Ricordati che hai promesso. Lei è qua perché le piace. Non rovinare tutto. Quello che avverrà tra di voi in futuro ora dipende tutto da te.>

David allora voltò le spalle al luogo dov’era seduta Myriam.

<Cos’altro devo vedere? Non è sufficiente quello che ho già visto?>

Vi era una preghiera nascosta tra le parole di David, ma Giorgio non volle coglierla trattenendo l’amico che già si avviava verso la porta.

<No devi restare, devi capire fino in fondo e non solo giudicare.>

David tornò allora a voltarsi verso Myriam, che era stata avvicinata da una donna.

Dopo un po’ che parlavano la donna prese il guinzaglio di Myriam e la condusse verso una croce di S. Andrea, fissandole gli arti alle braccia della croce.

Myriam non si ribellò anzi. La donna allora le applicò qualcosa ai capezzoli, che sulle prima David non capì cosa fossero.

Come mosso da una mano invisibile, David iniziò a fare qualche passo nella direzione delle due donne. Giunto infine a breve distanza, si accorse che la donna aveva applicato ai capezzoli di Myriam delle mollette metalliche e che a queste stava agganciando dei pesi.

Giorgio teneva sempre una mano su un braccio di David, sentendosi incerto sulla reazione dell’amico a quello che avrebbe visto da lì a poco.

La donna aveva tolto il tanga a Myriam, strizzandole le grandi labbra.

Myriam gemeva ma il suo volto non mostrava segni di ribellione anzi a David parve che un’ombra di piacere le fosse passata sul viso.

La donna, intanto, aveva afferrato una frusta con molte lacinie e con quella iniziò a colpire il ventre ed il pube di Myriam. Che iniziò ad emettere piccole grida insieme a gemiti.

David vedeva il ventre della sua ex ragazza contrarsi ad ogni colpo ma subito dopo spingersi in avanti. I pesi attaccati ai suoi capezzoli danzavano strattonando le tenere carni.

La donna maneggiava sapientemente lo strumento, lasciando tra un colpo e l’altro il tempo alla sua vittima di assaporare il dolore.

Il ventre di Myriam ormai era ricoperto da lunghe strisce rosse, ma il viso di lei tradiva la forte sensazione di piacere. Quando alla donna parve che il momento fosse quello giusto strappò con cattiveria i pesi che trascinarono con loro le pinze.

Myriam emise un lungo grido che terminò con un gemito, poi reclinò il capo.

David capì che aveva goduto. Volse le spalle dirigendosi decisamente verso l’uscita, seguito da vicino da Giorgio.

I due non dissero una parola mentre raggiungevano l’auto. Solo quando erano ormai usciti dal cancello David si decise a parlare.

<Cosa credi che succederà adesso? Voglio dire ha goduto, si è visto benissimo, ora se ne andrà o rimarrà?>

<Non lo so. Dipende da cosa si sono dette prima.>

<Vuoi dire che potrebbe anche… andare a letto con quella donna?>

<Sarà bene che ti spieghi un po’ di cose. Ora sei in grado di capire. Myriam è quella che tra noi definiamo una schiava, la donna invece è una padrona. Come schiava è tenuta ad ubbidire agli ordini che le vengono impartiti, sempre che anche lei si sia detta disposta, preventivamente, ad eseguirli. Loro si conoscevano già e posso supporre che la serata per loro non è finita lì.>

<Mi stai dicendo che… Allora anche quando stava con me…>

<Potrei dirti di sì, ma, in realtà, lei, in un certo senso, ti è stata fedele. Veniva qua si faceva dare il massimo dolore ottenibile senza che rimanessero segni sul suo corpo. Dopo aver avuto ciò che desiderava andava via. Per quanto ne so io, nessuno è mai stato con lei finché è durata tra voi. Solo in queste ultime settimane ho visto che si appartava con qualcuno.>

Nonostante le parole, Giorgio notò, di sfuggita, che David, pur sembrando in preda ad un’irrequietudine, non dava segni di rabbia. Era comunque presto per dirlo, avrebbe avuto bisogno di interiorizzare ciò che aveva appreso e visto.

Giunti sul posto dove era stata lasciata l’auto di David, questo scese da quella di Giorgio, senza nemmeno salutarlo.

Come un automa guidò fino a casa sua, con ancora negli occhi l’immagine di Myriam che godeva sotto le lacinie.

CAPITOLO 3

Non fu una notte facile per David, la rabbia si mescolava con il desiderio che gli si era scatenato vedendo Myriam in quelle condizioni.

Quanto era sembrata desiderabile Myriam a David legata a quella croce, solo a casa si era accorto del desiderio che quella visione aveva acceso in lui.

Myriam con i capelli scarmigliati, gemente, indifesa, offerta, eppure così libera di mostrare il suo vero volto.

Tutti questi pensieri alla fine scatenarono un irrefrenabile bisogno di godere in David, che dovette masturbarsi, gridando il nome di Myriam.

David, però, nonostante il desiderio di possedere Myriam come lei desiderava, era pervaso da una rabbia sorda. Si sentiva tradito per il fatto che gli avesse tenuto nascosto quel suo lato, per il fatto che non aveva avuto sufficiente fiducia in lui, per il fatto che aveva preferito fuggire piuttosto che affrontarlo, ma soprattutto perché avevano sofferto entrambi inutilmente.

Nella mente di David prese forma un piano che avrebbe permesso a lui di riprendersela ed allo stesso tempo di vendicarsi.

Per far questo però aveva bisogno della collaborazione di Giorgio. Se non fosse stato d’accordo, peggio per lui perché l’avrebbe costretto, in un modo o nell’altro.

Il pensiero che avrebbe potuto avere una specie di soddisfazione gli permise di addormentarsi tranquillamente.

Il mattino successivo si immerse nel lavoro completamente mostrando un’efficienza che mai aveva manifestato.

Verso la metà della mattinata Giorgio lo chiamò ma lui si fece negare.

“Che pensi pure che non voglia più sentirlo.”

I giorni successivi non videro cambiamenti nell’atteggiamento di David nei confronti del suo amico. Fu solo dopo qualche giorno che decise di rispondere alle sue chiamate.

<Sì, dimmi.>

<Mi stavo preoccupando. Ho pensato che la nostra amicizia fosse finita quella sera.>

<In effetti sono stato molto tentato. Devo parlarti e devo farlo di persona. Vengo a casa tua stasera.>

<Va bene.>

La sera Giorgio lo accolse con affetto, cercando di scoprire subito le intenzioni dell’altro. David cercò invece di tenersi sul vago senza dare segni d’impazienza.

<A proposito di quella sera, sarei curioso di sapere a quale dei due gruppi appartieni?>

<Tu cosa pensi?>

<Non ne ho idea, non mi è sembrato che ti sbilanciassi né da un lato né dall’altro.>

<No, in effetti, ero troppo intento a prevenire una tua eventuale crisi. Ma perché ti interessa? Non mi pare che dovessi essere io al centro delle tue attenzioni. Sbaglio o eravamo andati la per qualcun’altra?>

<Già Myriam.>

<Già. Cosa hai deciso? Pensi di aver capito il motivo della sua risposta? Oppure sei venuto qua per scoprire qualche cosa?>

<Che differenza fa per te? Ormai mi sembra che la sua decisione l’abbia presa! La cosa che mi fa rabbia è che non abbia avuto fiducia in me. Non credo che una buona unione si possa basare sulla sfiducia.>

<Non devi basarti sui tuoi sentimenti. Cerca di capire, per molti, noi siamo considerati dei depravati. Quello che facciamo esula dalla morale comune, siamo dei reietti. Alcune delle persone che hai visto sono sposate ma il loro compagni sono all’oscuro di tutto. Vedi secoli di perbenismo morale hanno scritto nel codice genetico di ognuno di noi i valori che la società ritiene corretti. Alcune volte mi capita di pensare a noi come le streghe del medioevo: ci si nasconde per non essere scoperti ed essere additati a vista, ci riuniamo in segreto per eseguire i nostri sortilegi. Poco importerebbe alla società sapere che non vi è vera violenza, che ognuno è libero di fare la propria scelta. Poco importa, poi se i cosiddetti benpensanti scatenano guerre sante che provocano migliaia di vittime.>

<OK mi hai esposto il tuo punto di vista. Tutto ciò, però, non risolve però il mio problema. Cosa devo fare con Myriam?>

<Sii sincero, quello che hai visto ti è piaciuto?>

<Sì. Mi sono eccitato a vederla contorcersi sotto i colpi della frusta.>

<Chiariamo una cosa, allora, quella non era una frusta, era un gatto a nove code. Detto questo, entriamo nel problema. Se a te è piaciuto il problema non esiste, sarà sufficiente dire a Myriam che non deve più nascondersi e che ti farebbe piacere essere tu a farla godere.>

<No, così è troppo facile! Sarebbe come perdonarla di non aver avuto fiducia in me, invece io voglio che capisca che per avere il mio perdono deve essere punita.>

Giorgio scoppio in una genuina risata.

<Ho svegliato una tigre. Ti rendi conto che stai parlando come un padrone della sua schiava? Mio caro David, pensavo che non avresti mai fatto un tale passo. Sono felice per entrambi. Dimmi qual è il tuo piano, perché tu sei venuto per chiedermi aiuto vero, ed io farò di tutto per aiutarti.>

All’incontro successivo nella villa si presentò un nuovo membro, nessuno lo conosceva ne avrebbe potuto in quanto il suo viso era completamente coperto. Non ebbe difficoltà ad entrare, avendo le carte in regola per accedere. Del resto non era la prima volta che qualcuno si presentava in quel modo.

Entrando l’uomo fu osservato da qualcuno dei presenti, ma poi visto che sembrava conoscere nessuno, le persone presenti smisero di notarlo.

L’uomo non fece amicizia con nessuno, si limitava ad osservare ciò che accadeva. Sembrava molto interessato, come se prendesse appunti mentalmente.

Dopo un po’ lo si vide andare al bar e li fermarsi.

Giorgio arrivò sul tardi della serata e quella volta era accompagnato da Myriam, che lo seguiva tenuta per il guinzaglio, il corpo coperto dal solito mantello.

Dopo aver salutato un po’ d’amici si diressero anche loro verso il bar.

Accomodandosi sugli sgabelli, Giorgio notò l’uomo sconosciuto e vide che gli faceva cenno di avvicinarsi.

Myriam rimase seduta al suo posto, mentre i due uomini parlavano.

Poco dopo Giorgio si tornò ad avvicinare alla donna accompagnato dall’uomo.

<Myriam questo è Master X sarebbe lieto di poter fare la tua conoscenza e di passare un po’ di tempo con te in una delle salette private.>

<Molto piacere. Sarei lieta anch’io di fare la sua conoscenza.>

Myriam aveva notato che era un bell’uomo a prescindere dal volto coperto, il fatto che fosse per lei sconosciuto le accendeva la fantasia.

Presero accordi preliminari, durante i quali l’uomo parlò molto poco e da quel poco che disse Myriam non riuscì ad identificare la voce. Fu Giorgio a chiarire i termini dell’incontro.

I tre, guidati da Giorgio, si diressero verso il luogo dove sarebbe avvenuto l’incontro. L’uomo teneva Myriam al guinzaglio, la donna notò che lo faceva con un senso di possesso strano. Si fidava di Giorgio, anche per questo aveva accettato l’invito, altrimenti difficilmente lo avrebbe fatto. Le piaceva vedere il volto di chi giocherà con lei.

La saletta scelta da Giorgio si trovava al piano superiore. Al suo interno vi era l’identica attrezzatura che occupava il salone principale. Vi era poi un divano e la luce non era intensa, ma creava una strana atmosfera.

Giorgio si sedette sul divano mentre l’uomo tolse il mantello di dosso a Myriam. Gli occhi del master brillarono di una luce intensa.

Myriam vi vide ammirazione e piacere, ne fu contenta. In quel misterioso uomo trovava un qualcosa che la faceva fremere.

Eliminato il mantello, il corpo della donna apparve agli occhi dell’uomo, indossava una guêpiere di pelle nera che, stringendole i fianchi, faceva risaltare maggiormente il seno e il sedere., ulteriormente esaltato dalle calze che l’incorniciavano. I soliti stivali inguainavano le gambe tornite.

L’uomo girò diverse volte intorno alla donna, tastando rudemente ogni parte esposta. Palpò i glutei premendoli con entrambe le mani, fece scorrere le dita nel solco. Poi le afferrò i seni da dietro strizzandoli.

Myriam gradiva quel trattamento volto a valutare ciò che offriva, dimostrandolo con rauchi gemiti.

Giorgio valutava con occhio critico lo spettacolo che gli era offerto, ritenendosi soddisfatto.

L’uomo intanto era passato di fronte alla schiava e, guardandola fissa negli occhi, iniziò a torcerle i capezzoli.

La bocca di Myriam si aprì lasciando che un gemito di dolore ne uscisse.

L’uomo sembrò avere un attimo d’esitazione, ma si riprese immediatamente. Afferrate delle catene che pendevano dal soffitto, fisso i polsi di Myriam, facendole alzare le braccia.

<Ora iniziamo la tua punizione!>

Per un attimo Myriam tremò, nella voce dell’uomo aveva sentito una sorta di fredda determinazione. Volse lo sguardo verso Giorgio che le fece un cenno con la testa. La schiava riacquistò la sua tranquillità, aspettando l’evolversi di quella situazione particolare.

L’uomo era sparito dalla sua visuale e quando tornò recava in mano una candela che accese davanti agli occhi della donna incatenata.

Lasciò che la cera fusa si accumulasse e poi con un gesto rapido la verso su un seno mirando al suo capezzolo.

<Ahhhh! Ahhhh!>

Myriam urlò ma l’uomo implacabilmente attese che altra cera fondesse per ripetere il gesto sull’altro seno.

Ancora una volta la voce della donna riempi il silenzio della stanza.

L’uomo osservò il risultato della sua opera, facendo scivolare, nel mentre, una mano sul sesso di Myriam.

Le dita penetrarono all’interno trovando la vagina colma d’umori. Allora piantò gli occhi in quelli della donna gemente, come a chiedere silenziosamente se desiderasse ancora soffrire.

<Sì mio padrone fammi urlare ancora!>

L’uomo raggiunto il nodulo del piacere lo tenne tra le dita, e quando vide che la donna reagiva gemendo di piacere, lo strizzò con forza.

Le catene tintinnarono sotto lo strattone dato da Myriam.

<Auhhh!>

L’uomo si allontanò per andare a prendere qualcosa, Myriam ad occhi chiusi assaporava il sordo dolore che le proveniva dalla fonte del piacere, godendone ad occhi chiusi.

Improvvisamente senti le mani del master che si impossessavano delle sue piccole labbra.

<Mhhhhm>

Il gemito di Myriam fu dovuto al fatto che, dopo avere tirato le piccole labbra, l’uomo vi applicò delle piccole pinzette con pesi.

Myriam sentiva crescere in lei quel piacere che l’avrebbe condotta a ad un micidiale orgasmo.

Il master si portò alle spalle della schiava e a mani nude cominciò a percuotere il sedere della donna.

Dopo il primo colpo l’uomo si fermò un attimo gustando l’apparire rossastro della sua impronta sulle candide carni del gluteo colpito.

Myriam sobbalzò facendo ondeggiare i pesi attaccati alle sue piccole labbra.

Dolore a dolore, piacere a piacere.

Il master riprese a colpire, interrompendosi ogni tanto per gustarsi il colore, cangiante dal rosso pallido al rosso scuro, che assumevano le chiappe via via che i colpi aumentavano di numero.

Myriam gemeva ed urlava senza mai chiedere pietà. Voleva che continuasse all’infinito quell’intenso bruciore che le scaldava il culo e l’anima.

L’uomo però non esaudì i suoi intimi desideri, infatti, da lì a poco smise, passandole una mano tra le gambe, costatando che il sesso della schiava grondava di piacere.

Il master, allora le passò davanti e inchinatosi in mezzo alle sue gambe staccò le pinze dalle piccole labbra.

L’improvviso dolore del sangue che riprendeva a circolare nelle sue parti intime, fece emettere un lungo guaito.

Le catene vibrarono mentre Myriam stringeva le gambe per il dolore e l’orgasmo appena raggiunto.

L’uomo non lasciò che si riprendesse e la liberò dalle catene. Myriam rimase in piedi con le braccia lungo i fianchi.

<In ginocchio schiava e chiedi perdono al tuo padrone per i tuoi errori!>

La schiava si mise in ginocchio e stava cominciando a chiedere scusa quando alzando gli occhi vide chi fosse l’uomo.

<David?! Come? Ti chiedo perdono per non averti detto nulla di me. Mio padrone!>

<C’è ancora una cosa che devi fare come schiava. Ringraziare il tuo padrone come si deve!>

Mentre parlava David aveva estratto il proprio sesso, turgido, e lo poneva a poca distanza dalla bocca di Myriam.

<Amore mio quanto ho desiderato questo momento!>

La schiava prese tra le labbra il sesso del suo padrone gratificandolo con la lingua e la bocca.

David non resistette a lungo e venne copiosamente nella bocca di Myriam.

Uscendo dalla saletta cercarono Giorgio, che delicatamente si era allontanato, quando aveva capito che la sua presenza non era più necessaria.

Lo trovarono al bar intento a sorseggiare un bicchiere di spumante.

<Stavo brindando a voi due!>

<Volevamo ringraziarti. Sei un vero amico!>

Myriam si avvicinò per dargli un bacio su una guancia e tornare a ringraziarlo.

Rimessasi il mantello Myriam venne condotta al guinzaglio da David fino alla sua auto. Il loro rientro a casa fu molto felice.

Myriam raccontò tutto a David. David confessò di aver ricavato molto piacere nel darle dolore.

David era ancora in attesa di sua moglie che finalmente comparve sulla porta del bagno.

Era splendida, indossava una guêpiere di pelle bianca che reggeva un paio di calze bianche.

Il suo viso mostrava un’infinità felicità mentre si avvicinava al letto dove l’attendeva il suo adorato padrone.

<Vieni è ora di mettere la tua vera fede nel posto che le spetta!>

David teneva in mano un anello con inciso il proprio nome. Di lì a poco gliel’avrebbe inserito nel clitoride.

EPILOGO

 Giorgio delicatamente si era allontanato, quando aveva capito che la sua presenza non era più necessaria. Era contento che quei due si fossero finalmente capiti.

Si sedette al bar in attesa di poter combinare anche lui qualcosa, bevendo un bicchiere di spumante.

Quando li vide apparire sorridenti, si sentì orgoglioso di quello che aveva fatto.

<Stavo brindando a voi due!>

<Volevamo ringraziarti. Sei un vero amico!>

Myriam si avvicinò per dargli un bacio su una guancia e tornare a ringraziarlo.

<Grazie per avermi retto il gioco, senza di te non sarei riuscita.>

David non ebbe modo di sentire ciò che la sua schiava aveva appena sussurrato all’orecchio dell’amico.

Li guardò andare via contenti, ognuno immerso nel suo ruolo.

“Mi dispiace aver preso in giro David, ma Myriam aveva ragione di voler provare. È molto in gamba quella donna. Credo che renderà molto felice David. Anche lui è stato in gamba. Le poche lezioni che gli ho dato sono state sufficienti. Ci penserà Myriam ad insegnargli il resto. Chissà se mi vorranno come testimone?”

Si guardò attorno e vedendo una mistress che lo osservava le si avvicinò.

<La serata è appena cominciata, lei ha da fare?>

<No schiavo. Vediamo di divertirci.>

Seguendo la donna Giorgio ebbe un pensiero.

“Certe volte mi domando chi domina chi!”





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