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IO, MINNIE......E DOLLY
By Cluzan

Minnie fremeva sotto le mie mani mentre le vellicavo delicatamente il sensibilissimo bottoncino in attesa del momento propizio: fantastica Minnie, sempre pronta ad assecondarmi in qualsiasi momento. Quando aumentai la pressione dell’indice, la sentii sussultare mentre emetteva l’inconfondibile mugolio meccanico di appagamento: click! Proprio una gran femmina la mia Minnie, una Minolta di qualche anno che scattava ancora fotografie pressoché perfette.
Certo, come tutte le femmine, voleva sentirsi apprezzata e trattata con ogni riguardo per dare il meglio di sé stessa. Con estrema cura smontai il teleobiettivo e riposi il tutto nella custodia. Le ultime foto scattate avrebbero fornito alla bella ed esuberante Donatella (Dolly) Franchi in Rossini impreviste ed infuocate sorprese, molto infuocate!
Mi presento: Richard (Dick) Hammers, fondatore, amministratore, direttore, detective di punta e numeroso unico dipendente della HAMMERS INVESTIGATIONS.
Inglese? Americano? Certo che no! Semplice pseudonimo dell’italianissimo Riccardo Martelli! Se voi foste alla ricerca di un investigatore, chi scegliereste fra “INVESTIGAZIONI MARTELLI” ed “HAMMERS INVESTIGATIONS”?
Esattamente! La stessa scelta fatta dalle due multinazionali per le quali recentemente ho risolto positivamente due intricati problemi di spionaggio industriale! La parcella incassata per i due casi ci permette di vivere agiatamente di rendita e di dedicarci per hobby (io e Minnie, naturalmente) esclusivamente a rilassanti casi di infedeltà coniugale che talvolta gestisco in modo molto personale al fine di riportare sulla retta via le pecorelle smarrite.
Il caso della trentaduenne Donatella Franchi, moglie dell’industriale cinquantottenne Ferdinando Rossini, é proprio uno di questi.
Il commendator Ferdinando mi aveva assunto perché sospettava che la disinvolta consorte se la spassasse durante le sue frequenti trasferte di lavoro. Da tre settimane seguivo discretamente la signora ed avevo scoperto che durante le assenze del marito trascorreva molto tempo presso un pittorucolo da strapazzo. Secondo la portinaia dello stabile dove abitava il presunto artista la relazione procedeva da oltre un anno!
Durante gli assidui pedinamenti mi ero invaghito dell’avvenenza di Dolly e del suo personalissimo modo di ancheggiare ed il mio sguardo era irresistibilmente attratto dal roteare incessante delle sue imponenti natiche, messe in risalto da una vita incredibilmente sottile. Se fosse stata una squaw, l’avrebbero sicuramente chiamata “Chiappa Danzante”!
Dai numerosi elementi riscontrati nel suo comportamento mi ero convinto di aver a che fare con una donna estremamente esibizionista ed avevo deciso di fornirle molteplici occasioni per favorire questa sua inclinazione.
Poiché quando lavoro ad un caso cerco di scoprire anche l’altro lato della medaglia, indagando sulle abitudini del commendatore avevo scoperto che ogni giovedì, quando la dolce metà pensava si  trovasse a Roma o Firenze, pernottava in un motel distante una ventina di chilometri da casa in compagnia della giovanissima segretaria.
Avevo pertanto deciso che i coniugi in questione meritassero per il loro comportamento un trattamento personalizzato: il commendatore avrebbe ricevuto, insieme alla parcella molto salata, una relazione da cui sarebbe risultata l’assoluta fedeltà della mogliettina mentre quest’ultima avrebbe subìto una meritata serie di rigorosi interventi correttivi per la sua condotta discutibile!
Nello sgabuzzino dell’ufficio attrezzato a camera oscura esaminavo gli ingrandimenti fotografici in attesa che si asciugassero: molto, molto bella la Dolly, con due tette che stavano sacrificate se costrette in un reggiseno della quarta misura ed un paio di natiche adeguate a controbilanciare la florida esuberanza anteriore.
Nell’ultima fotografia io e Minnie avevamo superato noi stessi! La prosperosa Dolly compariva nel riquadro della finestra completamente nuda dall’ombelico in su. L’aspirante Picasso l’abbracciava da dietro, una mano a cincischiarle il seno sinistro. Il seno destro mostrava chiaramente inconfondibili sbaffi di tempera mentre l’altra mano dell’imbrattatele, fuori quadro, era occupata a trafficare più in basso, forse in cerca di ispirazione! Sullo sfondo si intravedeva uno dei quadri del pittore, ma per decenza preferisco non esternare la mia valutazione artistica sull’infame crosta!
In mattinata avevo inviato al commendatore la parcella per l’incarico di sorveglianza effettuato ed alla moglie una lettera enigmatica in cui dissertavo in modo sibillino di arte pittorica, pseudoartisti, mogli disinvolte e mariti sospettosi.
L’indomani alle quindici fece irruzione in ufficio una furibonda Dolly che, sventolando la lettera mi apostrofò:
-    Come si permette di fare certe allusioni? Io la denuncio… la rovino…. la distruggo… ha capito?
Se possibile, infuriata era ancora più bella!
Senza aprir bocca, le mostrai la foto che la ritraeva nuda alla finestra abbracciata dal pittore. Fissandola, si abbandonò sulla poltroncina impallidendo. Con calma le spiegai il mio ruolo e quello del marito nella vicenda. Mi ascoltò in silenzio poi, arrossendo, balbettò:
-    E… e… adesso? Perché non lascia perdere? Cosa ci guadagna? Tanto ormai avevo deciso di non vedere più…. insomma… di non vederlo più….
-    Mia cara Dolly, il commendatore non saprà niente, a patto che tu abbia un appropriato trattamento correttivo per il tuo comportamento!
-    Trattamento correttivo? Cosa… cosa intende… intendi? Ah, ho capito, tutti uguali voi maschi…
Con il sorriso sulle labbra si alzò e con un unico elegante movimento si liberò del vestito rimanendo in reggiseno e mutandine. Poi con malizia slacciò il reggiseno, si voltò e sfilò le mutandine. Che spettacolo mozzafiato! Il mio amichetto laggiù dava evidenti segni di giubilo: come dargli torto? Appallottolate le mutandine, me le lanciò, ma le schivai e finirono direttamente nel cestino.
Finsi un’indifferenza che non provavo. Il mio amichetto laggiù invece non fingeva per niente!
-    Dolly, Dolly! Mi hai frainteso! Rivestiti, per favore! Lascia che ti spieghi la situazione…
Mi guardò incredula e quasi offesa, poi lentamente reindossò reggiseno e vestito. Le mutandine rimasero nel cestino della carta straccia.
-    La fai troppo semplice! Hai una relazione da circa un anno con l’imbrattatele, e ritengo che per questo tu abbia meritato una punizione per ogni mese di frequentazione! Prendere o lasciare!
-    Cosa… cosa intendi per punizione? Non capisco… spiegami…
-    Per punizione intendo una serie di “vecchie buone energiche salutari sculacciate”!
-    Sculacciate? Alla mia età? Mamma mia, come sei ridicolo! Ti sembro ancora una bambina? Pensi che sia terrorizzata da qualche sculacciata?
Così dicendo, scoppiò a ridere di gusto.
-    Guarda che le sculacciate saranno almeno 12, secondo i miei calcoli! 12 severe sculacciate, non 12 semplici sculaccioni! Una per ogni mese di incontri con il tuo amante!
-    Esagerato! Mi incontro con Davide da meno di 2 mesi… ci siamo incontrati 5 o 6 volte… non di più…. tu dici 12… io dico 2… come la mettiamo? E poi ormai è praticamente tutto finito: sono stufa di tornare a casa sporca di tempera con la puzza di diluente addosso!
-    La mettiamo che sarai tu a dirmi quante sculacciate hai meritato…
-    Te l’ho già detto… 1 o 2… mesi… niente di più….
-    E’ quello che vedremo!
Presi il telefono e chiamai mamma Rosa, che gestiva gli appuntamenti di diverse casalinghe e studentesse in cerca di diversivi e di guadagni extra e sapeva come farle rigare diritto quando non rispettavano le regole oppure cercavano di far la cresta sulla percentuale a lei spettante!
-    Mamma Rosa…
-    Ciao, Dick! Quanto tempo! Perché non vieni più a trovarmi, cattivone?
-    Il lavoro… sai com’é…
-    Le solite scuse… dimmi cosa ti serve…
-    Senti, Rosa… ho un problema… con una signora… una bella signora… vorrei capire se ha poca memoria oppure racconta qualche bugia… come posso regolarmi? E’ qui presente ed ascolta attraverso il vivavoce!
-    Niente di più facile! Sono specializzata nel far ritornare la memoria alle signore…
-    Io non so cosa fare. Lei insiste nella sua versione dei fatti…. Ma sono sicuro che non me la racconti giusta!
-    Perché non la accompagni da me? Ti garantisco che con il mio metodo esclusivo e collaudato in breve ritrovano tutte la memoria come per magia, soprattutto le belle signore, te lo garantisco!
-    Benissimo! Saremo da te fra meno di mezz’ora!
Dolly ostentava impassibilità, ma il suo nervosismo era manifestato dalle sigarette che aveva fumato una dopo l’altra. Per farmi dispetto, aveva schiacciato i mozziconi sul pavimento invece di utilizzare il posacenere.
Durante il tragitto in macchina Dolly cercava di mostrarsi annoiata, ma tradiva il disagio perché non riusciva a stare ferma. Purtroppo per lei le foto la costringevano ad assecondarmi senza ribellarsi.
Mamma Rosa ci accolse cordialmente e fece servire il te da Anna, la domestica.
Dopo qualche minuto di convenevoli, mi chiese di spiegarle la situazione.
Mentre la informavo dei fatti, Dolly si accese l’ennesima sigaretta.
Mamma Rosa mi ascoltò con un sorriso di comprensione annuendo di tanto in tanto e, alla fine:
-    Caro Dick!  Il sistema infallibile per rendere una bella signora sincera e ragionevole è quello di farla ritornar bambina. Te lo dimostrerò subito! Vieni qui da me, cara… immediatamente! E tu, Dick, non intrometterti, qualunque cosa succeda! Stai buono buono, guarda e…. impara!
Visto che Dolly la squadrava perplessa senza muoversi, si alzò, la condusse per mano alla sua poltrona e con fermezza la fece sdraiare di traverso sulle sue ginocchia. Senza perdere tempo le rialzò il vestito sulla schiena, lasciandola con le natiche in mostra.
-    Guarda che svergognata… la signora è senza mutandine! Credo che dovrò raddoppiare la consueta dose iniziale – commentò scherzosamente burbera accarezzandole il sedere nudo.
Dolly si voltava per controllare le mosse di mamma Rosa, ma sembrava divertita. Era un quadretto irreale: una madre che per scherzo fingeva di sculacciare sul sedere messo a nudo la figlia ormai cresciuta. Ma non si trattava di uno scherzo e Dolly se ne sarebbe accorta presto! Non potevo perdere l’occasione di immortalare la scena. Presi la fedele Minnie e cominciai a scattare. Sia mamma Rosa che Dolly si erano accorte dei miei scatti e sorridevano divertite. Dolly addirittura si metteva in posa accentuando l’esposizione del suo fondoschiena: veramente un’esibizionista nata!
-    Cara, da quanto tempo non ti succede di essere sculacciata seriamente sul culetto nudo?
-    Mai stata sculacciata in vita mia – rispose Dolly dimenandosi fra i risolini
-    E’ proprio una vergogna che questo fondoschiena imponente fatto apposta per essere sculacciato sia stato dimenticato da tutti per tanto, troppo tempo… dovrò proprio somministrarti una tripla dose per rimediare a questa grave mancanza! Ora, mia cara Dolly, ti darò 100 sculaccioni. Alla fine ti chiederò quanti mesi è durata la tresca col pittore. Se non risponderai o se insisterai nella tua ridicola versione, il tuo tondeggiante fondoschiena assaporerà anche la paletta di Anna!
-    Ma siete proprio ridicoli… tutti… cosa pensate, che abbia paura di qualche schiaffo sul sedere?
-    Benissimo, mia cara! Se la metti così, comincerò con 120 colpi…. Vediamo di riscaldare a dovere queste bellissime chiappe… tuo marito meriterebbe l’ergastolo per non averle mai gratificate con salutari, energiche e frequenti sculacciate!
La mano di mamma Rosa cominciò a stamparsi ritmicamente sul nudo bersaglio. Gli schiocchi sonori incuriosirono Anna che entrò e si fermò divertita ad assistere al castigo.
Già dopo i primi colpi Dolly, mugolando e contorcendosi, dimostrava di considerare la sculacciata meno ridicola e piacevole di quanto avesse immaginato. Mentre mamma Rosa continuava a sculacciarla vigorosamente, i mugolii si trasformarono in lamenti e, oltre a dimenare il sedere, cominciò a scalciare freneticamente. Prima del cinquantesimo colpo, i lamenti si trasformarono in strilli acuti e ben presto iniziò a dibattersi ed a supplicare che la sculacciata finisse.
Pur con qualche difficoltà mamma Rosa teneva immobilizzata la poveretta e continuava implacabile a percuotere con estrema energia quel principesco posteriore.
Dal canto mio continuavo a scattare immagini dell’eccitante spettacolo. Ero estremamente affascinato dal frenetico dinamismo espressivo di quelle paffute guance posteriori!
Ormai sculacciante e sculacciata si erano dimenticate della mia presenza, anche se la punita continuava ad esibire suo malgrado il fondoschiena roteante che ormai doveva essere bollente: le rubiconde natiche di Dolly stavano subendo la prima memorabile sculacciata di una lunga serie.
All’ottantesimo sculaccione la bella signora urlava a squarciagola, si dimenava freneticamente ed agitava le gambe vorticosamente, senza muovere a compassione l’esperta sculacciatrice che smise di schiaffeggiarle le chiappe soltanto allo schioccare del centoventesimo sculaccione.
-    Soddisfatta, mia cara Dolly? Consideri sempre la sculacciata una punizione ridicola, oppure hai cambiato parere?
Dolly, paonazza in viso,  sembrava non ascoltarla, intenta com’era a strofinarsi le natiche diventate di un bel rosso vivo uniforme.
-    Anna, accompagna la nostra amica a rinfrescarsi ed a ricomporsi. Poi vedremo se la lezione sarà servita a qualcosa!
Dopo oltre 10 minuti Dolly ricomparve rinfrancata e con atteggiamento determinato:
-    E adesso cosa pensate di avere ottenuto?
-    Nient’altro che la verità, cara – rispose sorridendo mamma Rosa
-    La verità è che ho frequentato Davide per meno di 2 mesi….
-    Ahi… ahi… Dolly! Mi deludi! Vedo che la lezione non è bastata! Anna, fa assaggiare alla nostra amica la tua paletta…. cominciamo con 100 carezze…. vigorose, mi raccomando
-    Con grandissimo piacere, mamma Rosa – rispose la domestica che batteva la paletta sul palmo della mano mentre si avvicinava minacciosamente a Dolly
-    No… no… ma siete matte? Non voglio… non voglio… il sedere brucia… brucia ancora tanto…
Ma Anna l’aveva già agguantata e mentre la sospingeva verso la poltrona le percuoteva il sedere con la paletta
-    Ahi… Ahi… fa maleeee… ferma… ferma… basta… basta… ferma… ferma… fa maleeee…
-    Giù… ecco… in questo modo… benissimo… - così dicendo Anna la fece piegare sul bracciolo della poltrona, le mise a nudo l’infuocato mappamondo e prese posizione alla sue spalle
L’avvenente Dolly si agitava freneticamente cercando di liberarsi, ma mamma Rosa le prese le mani e la costrinse a rimanere in quell’umiliante posizione
-    Ferme… ferme… fermatevi… falle fermare… Dick… basta… adesso ricordo… sono dieci… no… dodici… i mesi… la relazione con Davide… Dick… aiutami… non voglio… fermatevi…
-    Così andiamo meglio, ma sentiremo dopo che avrai fatto conoscenza con la paletta di Anna se ricordi qualcos’altro… forza, Anna, datti da fare… la cara Dolly è impaziente di recuperare totalmente la memoria… cerca di non deluderla… colpi secchi e decisi, senza compassione!
La robusta spalettatrice cominciò a percuotere energicamente e ritmicamente quel posteriore già duramente provato dalla sculacciata precedente. Ad ogni schiocco della paletta sulle belle natiche facevano  eco gli strilli acuti della povera Dolly che si dibatteva esibendo involontariamente tutta la sua intimità pur di sottrarsi alla cocente sculacciata, ma mamma Rosa riuscì a tenerla in posizione fino all’echeggiare della centesima palettata. Mentre la poveretta rimaneva ancora piegata sul bracciolo della poltrona, si massaggiava le natiche ardenti gemendo ad alta voce.
Dopo che si fu rinfrescata e ricomposta, prima che le ponessero la domanda, disse:
-    Ora ricordo bene… sono 15… si, insomma… i mesi… 15… davvero… lo giuro… 15…
-    Bene… molto bene… ora, cara, togliti il vestito…
-    Ma come? Ho detto la verità… sono 15… non voglio… più… essere… essere… sculacciata…
-    Questo non lo metto in dubbio. Però, affinché non dimentichi cosa succede alle signore bugiardelle, dovrai ancora deliziarci con un’altra interpretazione del tuo personalissimo ballo delle chiappe, i cui tempi saranno scanditi dalla mia bacchettina di bambù! Forza, Anna! Spogliala e mettila in posizione…. Sai come fare… presto!
Ignorando le proteste di Dolly, Anna le fece sfilare il vestito lasciandola coperta soltanto dal reggiseno trasparente. Poi le prese le braccia, si girò di schiena e se la issò sulle spalle, piegandosi leggermente in avanti. Il nudo e tondeggiante posteriore era in posizione eccellente per assaporare i morsi dell’elastica bacchettina di bambù.
Posizionatasi dietro la sfortunata Dolly, mamma Rosa cominciò a sferzare le natiche offerte con colpi velocissimi e brucianti. La poveretta riprese a strillare e a dimenarsi fino a che non ebbe sopportato i 35 colpi di bacchettina che la donna era solita somministrare alla conclusione di una sculacciata. I colpi inferti con la sottilissima verga di bambù non erano di per sé dolorosissimi, ma impattando su una superficie già dolorante, causavano fitte ardenti come scariche elettriche.
Alla fine Anna aiutò la singhiozzante Dolly a rivestirsi, mentre mamma Rosa diceva:
-    Hai visto, Dick, che la mia cura funziona sempre? Le belle signore recuperano d’incanto la memoria persa… basta rinfrescarla riscaldandone a dovere e pubblicamente il posteriore nudo!
-    Hai ragione, come sempre, mamma Rosa! Ti ringrazio dell’aiuto… e dello spettacolo…
-    E’ stato un piacere, Dick, un vero piacere! E tu, cara, torna ancora a trovarmi, così potrò omaggiarti del trattamento preventivo per la cura della memoria, che funziona benissimo anche come deterrente per la cellulite…
Dolly, ancora sofferente e frastornata, non rispose. Mentre tornavamo in ufficio, mi disse:
-    Mamma mia… non… pensavo che… le… le… sculacciate… facessero così male… un male insopportabile… ho il sedere in fiamme… brucia… però…. però……. – e non terminò la frase.
Non nutrivo dubbi sul significato sottinteso di quel “però…”: il piacere che provava nell’essere obbligata ad esibirsi nuda nei preliminari della sculacciata senza che potesse opporsi in alcun modo superava la paura del dolore che le avrebbe causato la punizione incombente.
Il mattino successivo Dolly si presentò elegantissima in ufficio con un sorriso indecifrabile: avrebbe avuto inizio la serie di trattamenti che, secondo il mio parere, aveva ampiamente meritato! Era veramente uno schianto, ed il mio amichetto laggiù si risvegliò di colpo dando segni di impazienza.
Senza una parola la spogliai gradualmente, lasciandole addosso soltanto le leggerissime mutandine. Quindi la feci distendere sulle mie ginocchia e cominciai ad alternare carezze e leggeri schiaffi sul conturbante posteriore. Dolly mugolava, dimenava languidamente il sedere e di tanto in tanto si volgeva inquieta a controllare le mie manovre: ormai il suo fondoschiena era consapevole degli effetti brucianti di una efficace sculacciata. Lentamente, molto lentamente, le sfilai completamente le mutandine e le accarezzai e massaggiai a lungo le armoniose natiche. All’improvviso iniziai a sculacciarla vigorosamente deliziandomi degli schiocchi sonori che risuonavano nella stanza e dell’arrossamento che progressivamente imporporava le natiche percosse. Mentre continuavo a sculacciarla, Dolly lanciava urla acute, si lamentava, scuoteva il sedere ed agitava le gambe, ma non mi supplicò mai di smettere. Fu una sculacciata lunga ed intensa! Alla fine Dolly si rialzò e si appoggiò col busto alla scrivania, le mani sulle natiche arroventate, sfiorandosele con cautela: i due tondeggianti emisferi avevano assunto un intenso colore rosso vermiglio uniforme.
Il mio amichetto laggiù ormai non voleva più sentire ragioni! Per sua grandissima fortuna quando mi accostai alle spalle di Dolly venne ospitato con innegabile entusiasmo.
Ormai è trascorso un anno ma Dolly passa ancora in ufficio per la sculacciata terapeutica almeno tre volte alla settimana, anche se da qualche mese ho bruciato davanti a lei foto e rullini incriminati.
Due o tre volte al mese mamma Rosa la convoca e le infligge il suo personalissimo trattamento preventivo: ora Dolly ha una memoria di ferro e nessun accenno di cellulite. Si tratta sempre di una doppia razione, perché lei si ostina a presentarsi senza mutandine: come mi aveva precisato, meglio le chiappe spellate che farsi togliere gli slip da una femmina! In queste occasioni Anna e la sua paletta sono soltanto spettatrici divertite, sempre pronte però ad intervenire in caso di bisogno.
Almeno una volta alla settimana finisce, chiappe nude all’aria, sulle ginocchia di Teresa, la portinaia che fa le pulizie in ufficio, che la sculaccia vigorosamente perché continua ad ignorare il posacenere e schiaccia i mozziconi sul pavimento. Anche in queste occasioni si fa sempre trovare senza le mutandine. Dopo una di queste punizioni Dolly ha cercato di invertire le parti ma Teresa era un’avversaria troppo energica ed esperta, abituata ad educare a suon di sculacciate le tre figlie di 14, 17 e 23 anni. Si ritrovò così nuovamente, natiche ancora infiammate, a piagnucolare, strillare e sgambettare sulle ginocchia della portinaia per altri 20 minuti consecutivi, sottoposta ad una solenne sculacciata veramente indimenticabile: da allora non ha più tentato di sculacciare Teresa!
Potete anche non credermi, ma ora Dolly è la mia squaw: il suo nome è  “Chiappa Rovente”!



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