|
|
|
IL SORRISO DELLA GIOCONDA
Retroscena di un capolavoro
By Cluzan
Il sadomaso e in particolare la sculacciata già nel 1500 !!
Cluzan, che si è consumato per mesi gli occhi nella
consultazione di libri antichi a cui mancavano diverse pagine e di
antichissimi preziosi manoscritti ormai leggibili solo con tanta (forse
troppa) fantasia, ha trovato impensabili agganci al nostro mondo che
sono presentati in questo articolo.
Ma non è tutto. Il protagonista della vicenda è un tal
…Leonordo nato a Vinci!!
La nostra storia ha inizio nell’anno del Signore 1503 per concludersi
nel 1506. Messer Leonardo Da Vinci a 51 anni era nel pieno del suo
splendore, universalmente riconosciuto come il genio più fulgido
dell’epoca, essendosi distinto sia come artista in tutti i campi che
come studioso ed inarrivabile inventore. In quel periodo era
ossessionato dall’idea di eseguire il ritratto di una gentildonna che
aveva casualmente notato passeggiando per le vie di Firenze.
La prima volta che l’aveva incrociata era rimasto stregato dal suo
sorriso misteriosamente enigmatico. Preso da un impulso improvviso, si
mise a seguire la madonna, rimanendo ancora più colpito
dall’opulenza dei fianchi e delle natiche che la camminata volutamente
languida ed indolente faceva ondeggiare con grazia non priva di
malizia.
Dopo parecchie figure meschine rimediate durante questi maldestri
pedinamenti, il genio rimase di stucco quella volta che la bella
sconosciuta gli fece scivolare con destrezza in saccoccia una piccola
pergamena arrotolata.
Per sua fortuna riuscì a proseguire come se niente fosse
successo e si precipitò a casa dove srotolò con
impazienza la pergamena.
-“Messer Leonardo, perdonate la mia sfacciataggine. Sono madonna Lisa
Gherardini, Monna Lisa per familiari ed amici, maritata a messer
Francesco del Giocondo, commerciante fiorentino. Vorrei donare al mio
sposo un mio ritratto eseguito dal più grande artista vivente!
Sarò la donna più felice al mondo se vorrete esaudirete
il mio desiderio. Per favore non deludetemi, saprò
ricompensarvi! Attenderò con ansia le vostre decisioni.”
-“Sogno o son desto… “ - borbottava Leonardo mentre un furioso
batticuore lo costringeva a sedersi – “…avrei pagato per il privilegio
di dipingere quella misteriosa femmina, ed è lei stessa ad
offrirsi… dovrò agire sornionamente… senza far trasparire il mio
entusiasmo…”.
Quando si fu calmato preparò il messaggio di risposta da inviare
a Monna Lisa,
-“Madonna Lisa Gherardini, le mie molteplici attività non
lasciano molto tempo per incarichi del tipo da voi proposto. Prima di
darvi una risposta definitiva, dovrò verificare se siete in
possesso delle doti che ritengo siano indispensabili ad una modella.
Abbiate la compiacenza di farmi visita oggi alle tre pomeridiane in
modo che possa verificarlo”. Quindi lo affidò ad un valletto
perché lo consegnasse alla nobildonna.
Finalmente, alle tre in punto, un servitore la fece entrare
accompagnata dalla dama di compagnia nello studio del genio, che
l’accolse felice con un galante baciamano.
Dopo i necessari convenevoli Leonardo, fattala accomodare nel suo
studio-laboratorio, venne subito al punto.
-“Madonna Lisa..” – iniziò impacciato mentre giocherellava con
una strana paletta di legno provvista di manico, del tutto simile alle
attuali racchette da ping-pong…
-“Chiamatemi semplicemente monna Lisa, vi prego, messer Leonardo..“ –
lo invitò sorridendo la donna
-“Allora voi chiamatemi Illustre Maestro, semplicemente Illustre
Maestro…” – rispose il genio.
-“Per prima cosa la vostra dama di compagnia dovrà accompagnarvi
e poi tornare alla fine delle sedute per riaccompagnarvi a casa. Non
tollero estranei durante il lavoro”.
Ad un cenno della madonna, la dama di compagnia uscì
silenziosamente dalla sala.
-“Scusate la mia curiosità” - disse poi rivolgendosi
all’artista -“A cosa serve quella strana piccola tavolozza che
tenete fra le mani? La usate per mischiare i colori?”
-“Non è una tavolozza, bensì una delle mie invenzioni
minori per la quale devo ancora trovare il miglior utilizzo. In attesa
che mi venga l’ispirazione, serve a meraviglia per spronare le modelle
negligenti. Dopo averne provato i benefici stimoli, diventano
immediatamente attente, concentrate e collaborative”.
“La vostra severità mentre create è ben nota a
tutti…” - balbettò arrossendo monna Lisa
-“Ed anche voi dovrete sottostarvi, se vorrete che dipinga il vostro
ritratto” – replicò piccato Leonardo che continuò ad
elencare le sue regole inderogabili.
-“Rendetevi conto che anche voi, mentre posate, sarete trattata,
guidata, spronata e corretta alla stregua di una normalissima modella.
Inoltre sarà compito vostro rilassarmi quando il nervosismo mi
impedirà di continuare a dipingere. Siete d’accordo”?
Monna Lisa annuì arrossendo, anche se non aveva afferrato il
senso dell’ultima frase.
-“Il vestito che indosserete nella prima seduta dovrete indossarlo
anche nelle successive, finché il dipinto non sarà
terminato! Non posso continuamente adeguarmi ai cambiamenti dei
riflessi sul viso causati da un abbigliamento sempre diverso”.
-“Ma … Illustre Maestro… non potete costringermi a giungere presso di
voi indossando lo stesso vestito per mesi e mesi… sarei derisa e
considerata alla stregua di una popolana da tutta Firenze…” -
replicò Lisa.
-“Allora il vestito scelto per la posa rimarrà qui. Lo
indosserete prima di iniziare la seduta e vi cambierete prima di far
ritorno a casa”.
-“Ma… veramente non volevo indossare questo per il ritratto… avrei
gradito che lo iniziaste oggi stesso… “
-“Allora date disposizioni perché la dama di compagnia vi
procuri subito quello che avete scelto” - replicò Leonardo
mentre chiamava a gran voce il servitore che rientrò subito
seguito dalla dama di compagnia della gentildonna.
Ricevute le disposizioni dalla sua signora, la dama si congedò
per sbrigare la commissione.
Leonardo posizionò sul cavalletto una tavola di pioppo della
misura di 154x43 cm., quindi fece accomodare monna Lisa su uno sgabello
e le mostrò come mettersi in posa, verificando l’insieme da una
certa distanza. Quindi prese uno specchio e lo porse alla madonna
dicendole:
-“Guardate la vostra espressione ed imprimetevela nella memoria:
è la stessa che voglio assolutamente immortalare nel dipinto…
è quel sorriso misterioso che voglio catturare”.
-“Mi sembra un compito difficile… non so come farò…” – mormorava
monna Lisa contemplandosi allo specchio.
-“Ci riuscirete… ci riuscirete…” – replicò l’artista – “avrete
gli stimoli adatti per riuscirvi..”
In quell’istante rientrò la dama di compagnia con il vestito da
indossare. Ad un’occhiataccia di Leonardo lo pose sulla poltroncina ed
uscì in fretta.
-“Prego, monna Lisa! Indossate l’abito che iniziamo subito”.
-“Ma.. non potrei ritirarmi per il cambio?” – chiese turbata la donna.
-“Presto… fate in fretta… le modelle non fanno tutte queste storie… non
perdiamo tempo…”
-“Almeno voltatevi, Illustre Maestro: sono molto imbarazzata… una donna
maritata…”
-“Lo sguardo dell’artista non deve sconvolgervi: ha bisogno di
conoscere cosa si nasconde sotto i rigonfiamenti e le curve del
vestito, se deve riportare esattamente l’espressione, il portamento e
la figura sul dipinto” – e così dicendo si appoggiò al
cavalletto in attesa.
Rossa in volto, monna Lisa girò le spalle all’artista ed
iniziò la lunga operazione della svestizione. Poiché ogni
abito era abbinato ad una serie appropriata di biancheria, doveva
spogliarsi completamente. Leonardo diventava sempre più paonazzo
mentre seguiva ipnotizzato il lento denudarsi di monna Lisa. Quando
anche l’ultimo velo cadde a terra, rimase completamente nuda (mutandine
e reggiseno non erano utilizzati all’epoca) rimanendo paralizzata
dall’imbarazzo mentre il genio rimaneva senza fiato alla vista del
generoso posteriore della donna.
Monna Lisa afferrò biancheria ed abito da posa e cominciò
lentamente ad indossarli, mentre l’artista ammirava estasiato
quell’autentica opera d’arte che pian piano veniva celata alla sua
vista. Poi, colpito dall’opulenza di quel posteriore, prese la paletta
che aveva maneggiato fino a poco prima e la gettò nel cesto
delle invenzioni provvisorie, estraendone un’altra più grande.
-“…azzzz…” – esclamò impressionato da tanta abbondanza di forme.
-“ … Che avete detto… Illustre Maestro… non capisco…” – domandò
la gentildonna mentre imbarazzata cercava di rivestirsi in tutta fretta.
“ Niente… non fateci caso… è la contrazione di un termine che
sarà usato in tutta la penisola fra qualche secolo… verrà
utilizzato per esprimere stati d’animo come stupore o rabbia…
sarà letteralmente sulla bocca di tutti… senza nessuna
allusione…” – rispose il genio senza staccare gli occhi dalla donna.
Poi proseguì:
-“Okay… adesso che vi siete rivestita, prendete posizione come vi avevo
indicato” – esclamò Leonardo.
-“O… O… cosa? Non capisco il vernacolo… … Illustre Maestro” -
ribatté stupita la gentildonna
-“Scusatemi, monna Lisa! Non si tratta di vernacolo, bensì di
un’espressione che avrà origine fra qualche secolo dalle
Americhe per invadere tutti i paesi del mondo ed avrà il
significato di ..va bene… d’accordo..” – chiarì il genio che
proseguì – “come al solito precorro i tempi… così sono in
difficoltà con i contemporanei”
-“Intendete le nuove terre scoperte dal genovese… Colombo?” -
cinguettò monna Lisa
-“Bel taccagno, quello! Voleva far credere di essere arrivato nelle
Indie per risparmiare il denaro per le nuove mappe, oltre ad evitare
miglia e miglia di navigazione…” – continuò Leonardo – “Ora
mettetevi in posa, è tempo che mi metta all’opera”.
-“O… Ochei…” - rispose divertita la gentildonna - “…azzz... …ochei…”…
mi piacciono queste parole ignote che useranno i nostri discendenti…”.
Monna Lisa prese posizione e restò stoicamente immobile fino
alle sei pomeridiane, quando il genio dichiarò finita la prima
seduta. Mentre ripeteva il rito del cambio dell’abito, Leonardo non
perdeva di vista l’avvenente panorama mentre inconsciamente batteva
ritmicamente la paletta sul palmo della mano. La gentildonna si era
già quasi stufata del ruolo di "modella modello" sia
perché era veramente faticoso rimanere immobile senza muovere un
muscolo per diverso tempo sia perché aveva avuto l’idea del
ritratto si, per fare un regalo al consorte, ma anche perché
stufa di essere tenuta nella bambagia da marito, familiari e servitori
ed era desiderosa di mettere un po’ di pepe nella sua agiata ma
monotona esistenza quotidiana.
Si salutarono accordandosi di riprendere il lavoro dopo due giorni: le
sedute avrebbero avuto cadenze bisettimanali. Rimasto solo, Leonardo
continuò a disegnare schizzi nel tentativo di catturare quel
sorriso che l’aveva stregato.
Le sedute di posa continuarono come previsto. Man mano che il dipinto
assumeva sempre più precisione nei particolari di contorno,
Leonardo diventava sempre più nervoso per la svogliatezza della
modella, anche se ancora non aveva affrontato la parte più
difficile riguardante il viso, gli occhi e la bocca, dove Lisa avrebbe
dovuto rimanere assolutamente immobile. Era molto irrequieta e non
riusciva a rimanere concentrata per più di qualche minuto, tanto
che l’artista doveva continuamente richiamarla perché
riprendesse la posizione corretta.
Dopo tre settimane di sedute di posa (sei pomeriggi in tutto) Leonardo
decise che era arrivato il momento di mettere in riga l’indolente e
recalcitrante modella. Il giorno successivo previsto per la posa monna
Lisa, dopo essersi cambiata sotto lo sguardo interessato del genio,
stava prendendo posizione sullo sgabello quando:
-“Monna Lisa, non sono soddisfatto del vostro impegno! Siete sempre
annoiata, irrequieta e disattenta. E’ giunto il momento di aiutarvi a
trovare la concentrazione! Venite qui… subito…” – esclamò
burbero Leonardo mentre afferrava la paletta
-“Ma… Illustre Maestro… non riesco a stare immobile… è troppo
faticoso… ed anche noioso…” – rispose la gentildonna con apprensione.
-“Vi avevo avvisata… faceva parte degli accordi… “ - urlò
l’artista di rimando mentre, afferratala per un braccio, la costrinse a
piegare il busto sul tavolaccio.
-“Maestro… Illustre Maestro… che fate? Nooo… Nooo… morirò di
vergogna…” – gridava monna Lisa mentre Leonardo pian piano, ma con
metodo si districava fra tutti quei capi di vestiario rovesciandoli uno
per uno sulla schiena della malcapitata gentildonna. L’artista
però non poteva notare il sorrisetto ironico che aleggiava sul
suo volto e che sembrava voler significare: “Sarete anche un genio, ma
ce n’è voluta per svegliarvi…”.
Impiegò diversi minuti, ma alla fine il maestoso fondoschiena
era venuto alla ribalta completamente nudo. Presa la paletta,
iniziò a battere quelle ampie natiche con colpi forsennati.
Bastarono poche palettate perché la modella cominciasse a
strillare per il bruciore cancellando dal volto ogni traccia di ironia.
Ad ogni colpo la poveretta strillava, oh, come strillava, strillava
così forte da richiamare tutta la servitù che a turno
occhieggiava divertita dallo spiraglio della porta semiaccostata.
Leonardo, impegnatissimo nell’energica azione, voltando le spalle alla
porta non poteva accorgersi degli spettatori interessati.
Le guance posteriori di monna Lisa erano forse più espressive
del suo volto: non appena messe a nudo, sembravano rassegnate per poi
assumere un atteggiamento stupito quando le palettate cominciarono a
cadere, quasi a mormorare un "ohhhh…" di attonito doloroso stupore. Poi
via via che la punizione continuava e gli strilli salivano altissimi,
cominciarono ad agitarsi dondolando su e giù per poi saettare
lateralmente in cerca di una via di fuga che le mettesse al riparo da
quella diabolica invenzione che gliele stava arrostendo senza
pietà. Infuriato, Leonardo continuava ad applicare su quel
generoso mappamondo terribili colpi di paletta senza un attimo di
respiro. I movimenti delle tornite natiche erano ormai diventati
forsennati e la gentildonna si divincolava con tutte le sua energie
mentre urlava a perdifiato. Quando l’artista toscano decise che la
lezione poteva bastare, aiutò la sofferente monna Lisa a
rialzarsi. La poveretta aveva le guance paonazze, gli occhi lucidi e
senz’altro era convinta che il suo voluminoso sedere fosse precipitato
nel profondo dell’inferno Dantesco. Dopo essersele massaggiate a lungo
fra lamenti e soffocati singhiozzi, riprese posizione sullo sgabello,
ma non appena appoggiò il suo fondoschiena:
“…azzzz… non ce la faccio a stare seduta… brucia… brucia… “ - si
lamentò.
-“Monna Lisa… prima di riprendere la seduta dovrà togliermi il
nervosismo che mi ha provocato… se rimanessi in queste condizioni non
riuscirei a concentrarmi” - rispose Leonardo mentre chiudeva la porta.
-“E… e… come? Cosa… dovrei fare?”
Leonardo rimase in silenzio mentre con fermezza la faceva inginocchiare
davanti a sé!
Quando Monna Lisa rientrò a casa quella sera, camminava in modo
stranamente lento senza i soliti voluttuosi sculettamenti.
Le sedute di posa continuarono al ritmo di due alla settimana.
Lentamente il dipinto prendeva forma, anche se Leonardo era inquieto
perché non riusciva a stampare sul dipinto quel sorriso
indefinibile che l’aveva stregato. Almeno una volta per seduta perdeva
le staffe ed il formoso sedere di monna Lisa diventava rosso acceso a
suon di palettate somministrate rigorosamente a nudo. Dopo ogni
punizione, la gentildonna doveva assumersi l’onere di rilassare
l’irritato genio.
Una volta Leonardo, furibondo per quel sorriso che non riusciva a
riprodurre perfettamente, gettò a terra stizzito pennelli e
tavolozza calpestandoli con ira.
-“Illustre Maestro… anche se il sorriso non viene come volete, sono
sicura che il dipinto sarà bellissimo…” – lo consolò
monna Lisa.
-“Deve essere perfetto…” – replicò Leonardo – “questo dipinto un
giorno sarà esposto al Louvre di Parigi…”
“Luvr? Non capisco… cos’é” – chiese stupita monna Lisa.
-“Ancora non lo so… tante volte noi geni abbiamo intuizioni che non
riusciamo a comprendere pienamente… è una parola che da tempo mi
frulla in testa… mi piace come mi riempie la bocca… ” – spiegò
Leonardo.
-“Mai come il vostro pennellone riempie la mia quando dovete
rilassarvi… dovrei chiamarvi vecchio sporcaccione…”
- “Illustre Maestro… semplicemente Illustre Maestro”
- tagliò corto Leonardo imbarazzato.
Seduta dopo seduta, il dipinto si arricchiva di giorno in giorno di
particolari sempre più precisi: unico neo, il sorriso
particolare di monna Lisa che Leonardo non riusciva proprio a catturare.
Un giorno che era particolarmente nervoso, quando la modella
cominciò a sbuffare ed a muoversi lamentandosi del caldo, fu
afferrata dall’artista che le tagliò i vestiti dai fianchi in
giù lasciandola esattamente seminuda dicendole:
- “Ora non avrete più la scusa del caldo… monna Lisa…”.
Quindi la fece curvare sul tavolaccio e, senza l’impiccio dei
vestiti da sollevare, cominciò subito a sculacciarla
vigorosamente con la solita paletta. Gli strilli acuti della
gentildonna ed i ritmici colpi di paletta risuonarono esattamente per
dieci minuti, seguiti da altrettanti di silenzio in cui la modella
aiutava Leonardo a scaricare il suo nervosismo.
Da quella volta monna Lisa dovette posare con quei vestiti tagliati che
le lasciavano completamente nuda la parte inferiore del corpo. Con la
modella così svestita, l’attenzione di Leonardo non era
più concentrata solamente sul volto ma sempre più spesso
si soffermava sulle parti intime della bella fiorentina. Monna Lisa non
era ancora riuscita a dare uno sguardo all’avanzamento del dipinto, ma
sarebbe stata quantomeno costernata se avesse potuto vedere che
Leonardo la stava ritraendo a figura intera, nuda dai fianchi in
giù.
Dopo lunghe, lunghissime sedute, ormai regolarmente rallegrate dai
rumori delle robuste palettate e dai misteriosi silenzi per il
rilassamento dell’artista, un bel giorno finalmente Leonardo
dichiarò:
-“Monna Lisa, il vostro ritratto può considerarsi terminato:
sono molto soddisfatto del mio lavoro. Mandate qualcuno a ritirarlo fra
tre giorni, perché devo ritoccare leggermente alcuni particolari
marginali”.
Dopo tre giorni Leonardo consegnò al domestico della gentildonna
il ritratto: misurava esattamente 77x43 cm. e raffigurava
soltanto il busto di monna Lisa: lo stesso dipinto che viene esposto
nei nostri giorni al Louvre di Parigi e che ancora interessa studiosi e
ricercatori sia sui modi ed i tempi della sua creazione che per la
figura della donna rappresentata il cui sorriso enigmatico ha sempre
affascinato intere generazioni e che vuol soltanto dire, ora noi lo
sappiamo:
- “….azzzz… ragazzi, non potreste mai immaginare come sono messa…
là sotto…”!
Se ogni tanto vi piace curiosare nei mercatini delle pulci o vi capita
di rovistare in qualche vecchia soffitta, potreste avere la fortuna di
scovare una tavola di pioppo che misura esattamente 77X43 cm.
raffigurante dai fianchi in giù un corpo di donna completamente
nudo.
Così fosse, non lasciatevelo scappare perché vi sareste
imbattuti nella sconosciuta seconda parte della ‘Gioconda’ di Leonardo,
quella che raffigura l’altro più nascosto sorriso carpito alla
gentildonna: il suo "sorriso verticale"!
Quanto sopra descritto è il risultato delle mie certosine e
laboriose ricerche sull’argomento.
Di qualsiasi aneddoto storico esistono sempre diverse versioni: una
ufficiale ed altre ufficiose, ma mai nessuna raggiunge la verità
assoluta, mai!
E’ compito del lettore, attingendo alle sue conoscenze e, soprattutto,
alla sua sensibilità artistica, adottare quella che secondo lui
più si avvicina al vero, tenendo però conto che molte
volte quella ‘vera’ è proprio la versione più incredibile.
Propongo agli amici di “disciplinaria” questa mia versione, non
fosse altro perché altrimenti la povera Monna Flute Lisa avrebbe
trascorso almeno tre anni immersa in una noia mortale.
Cluzan
|
|
|