|
|
|
BABY.... DOUCE FILLE
di Sadie Blackeyes
traduzione Paul Stoves
Trattasi di un testo francese ad opera di Sadie Blackeyes (sotto
questo pseudonimo femminile si cela in realtà Pierre Dumarchey,
conosciuto in letteratura anche con lo pseudonimo di Pierre Mac
Orlan). Il volume venne edito a Parigi dall' Imprimerie G. Deberque e
fa parte della ricercatissima Collection Des Orties Blanches.
Stupendamente illustrato dal maestro Louis Malteste questo libro
contiene numerose incisioni monocromatiche, sui toni del grigio,
raffinate ed eloquenti. Il romanzo vero e proprio si compone di
centonovantotto pagine, suddivise in due parti, per complessivi tredici
capitoli.
Seguono una raccolta di nove lettere concernenti la flagellazione di
signore e signorine (altre” quarantuno pagine) stuzzicanti,
eccitanti ed intriganti. Un libro rarissimo e ricercatissimo.
Qui tradotte alcune parti del V capitolo.
Era passato qualche giorno da quando la
signorina Clara Kelb aveva sorpreso le due allieve davanti allo
spettacolo in questione, spettacolo sconveniente al massimo. May ed
Helen, ciascuna separatamente, erano state rinchiuse in due celle
di punizione in attesa del loro castigo che sarebbe stato severo ed
umiliante.
La signorina Clara Kelb, insegnante in questa “casa”, era una graziosa
signorina proveniente da un’ottima famiglia. Sculacciatrice per
istinto, aveva perfezionato la propria educazione presso la scuola di
San Paolo e, dopo di allora, non aveva perso alcuna occasione per
sollevare le gonne alle sue allieve. La maggior parte delle volte le
puniva sul culetto: o con le mutandine ben tese sullo stesso o
abbassate, cioè a culo nudo.
Non aveva ancora sculacciato May e non aspettava migliore occasione che
le permettesse di impartirle una bella lezione. Trovava un grande e
particolare piacere nello sculacciare, attraverso la stoffa sottile di
un paio di mutandine bianche ben modellate, un giovane e roseo culetto,
fremente e palpitante dal dolore e per l'affronto. Se ella non aveva
ancora sculacciato “Bebé” (soprannome di May; N.d.T.),
conosceva invece perfettamente quello di Helen che più volte
aveva sottomesso all'umiliante correzione.
Un giorno, aveva obbligato Helen - con pretesti igienici - a
sottomettersi ad un clistere in sua presenza: la ragazza si era
rifiutata e Clara l'aveva allora sculacciata duramente. Poi, senza
vergogna e ritegno, facendo le funzioni di un'infermiera aveva lei
stessa introdotto la cannula nel sederino della poveretta, aperto il
rubinetto e portato a termine l’ intera operazione.
Nonostante la severità con la quale trattava Helen, la signorina
Clara Kelb si rendeva conto che la ragazza si affezionava a lei sempre
di più. La signorina Clara ben vedeva che nell’ eccessiva
tenerezza che la ragazza le dimostrava vi era qualcosa d'anormale e di
losco; comunque, consapevole delle usanze della “casa”, ella cercava di
assicurarsene senza compromettersi e senza esporsi ad osservazioni o a
domande un po’ troppo indiscrete da parte delle sue allieve.
Sebbene la signorina Clara Kelb ben si crogiolasse nel suo vizio e
nella sua passione per le sculacciate, era pure desolata di favorire
tale passione e di farla sviluppare a delle giovani che, in un certo
senso, le erano affidate, pedagogicamente parlando.
Tutti i giovedì, dunque, le allieve di San Paolo, piccole, medie
e grandi avevano il permesso di recarsi sui campi da gioco “ assieme
alle allieve degli altri collegi “ per disputare i campionati di
tennis, di cricket e di hockey. Alcune, per un motivo o per l'altro,
dimoravano a San Paolo ove in questa giornata vi era un “rilassamento”
della disciplina fra i vasti e semi deserti caseggiati. Ebbene, uno di
questi giovedì, la signorina Clara Kelb, approfittando del suo
turno di riposo, decise di recarsi nel centro della città per
dedicarsi ad alcuni acquisti nei grandi magazzini; l'avrebbe sostituita
la prima cameriera, Kate, robusta irlandese trentenne dai capelli
rossi, fresca ed appetitosa che si sarebbe occupata della sorveglianza
di quelle poche allieve interne rimaste nel collegio. Il fatto d'essere
professoressa diplomata non le impediva d'essere civettuola e la nostra
signorina Clara ... lo era; questo non era che un peccato minore. La
giovane donna si vestì dunque col suo abito migliore e si
apprestò ad uscire. Mentre passava davanti alla scala che dal
primo piano portava al vasto guardaroba, le venne l'idea di guardare il
meraviglioso panorama che si poteva ammirare attraverso un abbaino che
colà si trovava. Dall'alto della scala ella constatò che
il guardaroba era diviso in più sale grandi da alcuni tramezzi
di legno più o meno ben fatte e più o meno solide. Grandi
fenditure permettevano di vedere dall'una all'altra sala e, come
andremo a vedere, questo sarebbe servito alla signorina Clara. Una di
questa camera serviva, nel periodo invernale, da essiccatoio.
Qualche tubo dei caloriferi emanava un calore sufficiente
affinché i panni stesi non gelassero.
Orbene, quel giorno due altre cameriere “Luisa e Fanny, subordinate a
Kate “ erano intente a stendere in questa camera dei panni, in quanto
il giorno appresso era dedicato al bucato. La signorina Clara Kelb le
sentiva chiacchierare e, mettendo l'occhio presso una di quelle
fenditure alle quali accennavamo prima, si avvide che una delle sue
allieve preferite, l'irrequieta, frivola, graziosa monella Dolly era
anch'ella presente. Clara era in procinto di entrare per sapere come
mai Dolly si trovasse in quella camera, quando una frase pronunciata da
Luisa la bloccò e le fece tendere bene l'orecchio nonché
l'occhio alla fessura.
“Ah bene!- disse Luisa, - spero che la vostra nuova insegnante
dispensi sonore sculacciate
Quella sa riscaldare bene i culetti ...vero?”
Dolly arrossì, ma nello stesso tempo si mise a ridere
fragorosamente.
“Bah!, disse, non è così, forte quella! Crede di
sculacciarci forte, ah! Per me è uguale, potrebbe
sculacciarmi ancora più forte ... io me ne faccio beffa!”
“Sì, sì, mia cara, sappiamo che ti piace essere
sculacciata ma ... tutte le tue amiche non sono mica come te, disse
Fanny. E poi, vedrai a primavera, quando le ortiche saranno cresciute e
ben mature ... vi sferzerà il culetto a tutte e piangerai con
tutte le lacrime che hai in corpo!”
“Comunque non siamo in primavera, rispose infastidita Dolly, e poi
può essere che a quella non piaccia sculacciare con le ortiche e
poi ... non sono cose che ti riguardano, stupida...”
“Ah, piccola mia, attenzione al tuo sedere!, - esclamò
Fanny - io so che tu sei in cerca di una sculacciata, ci giri attorno
tutti i giorni cercandola .... ma ti prometto che se dovessi dartene
una, ne porteresti i segni per tutta la giornata!”
“Io me ne faccio un baffo di te ... e non sei che una grande stupida!
Non ti temo per niente!”
“Ah, non mi temi per niente!?”
Fanny aveva fatto un balzo su Dolly che, in effetti non aveva fatto
grandi sforzi per sfuggirle. La prese con entrambe le braccia e la
strattonò nel mezzo della stanza. La ragazza rideva con fare
pensoso ed era diventata tutta rossa.
“Adesso - profferì Fanny - che ti ho in pugno, non credo che ti
sculaccerò in maniera ordinaria ... ne ho abbastanza
delle tue manie. Andremo dalla signorina Clara alla quale
racconterò la storia e vedremo cosa ne pensa! Ti va?”
Nel sentire queste parole, Dolly cambiò di colore
divenendo pallida come un cadavere.
“Oh! Fanny! - implorò Dolly tremando - sai bene che era
per ridere! Perdonami! Sculacciami ben forte, ma non dire nulla alla
signorina! Ti darò delle cose... “
Gli occhi di Fanny e di Luisa brillarono leggermente.
“Senti, - disse Fanny - voglio accontentarti ancora per una volta, ma
sarà a più condizioni: dovrai baciarmi il culo e fare
altrettanto con quello di Luisa!”
“Oh no, non questo, le sculacciate, ma non fatemi questo”
“No, mia piccola Fanny, o questo o niente ... giusto per cominciare”
Gagliardamente e senza attendere la risposta, Fanny si girò,
alzò le gonne e Clara si sorprese nel vedere un bel culo grosso,
nudo, bianco e rosa, prominente e rotondo; malgrado si fosse in
inverno, la cameriera non portava mutandine. Nel frattempo, Luisa aveva
preso per i polsi Dolly e la forzava verso il magnifico globo di carne
che si offriva ai suoi baci.
“ Oh, lasciala tranquilla - disse Fanny - deve venire a farlo da sola
e... ci verrà! Altrimenti andremo a trovare la direttrice e le
faremo amministrare una deliziosa sculacciata ... ma non con le mani
... ci sono buone probabilità che le segni il culetto con una
buona verga! ... Adesso conto fino al tre! Se al tre non hai baciato
ciascuna natica, e ben gentilmente, ti portiamo dalla signorina
Sculacciatrice, mia piccola graziosa bambolina!”
Le due cameriere ridevano di cuore non immaginando certo che a quattro
passi da loro Clara seguiva con lo sguardo ansioso i loro viziosi
divertimenti.... “ Uno! ... disse Fanny. Due! ... e...
“ No!... No!... gridò Dolly avanzando prima che la parola
'tre' fosse pronunciata. Lo farò bene ... ma non è un
gioco ..., no.”
Così dicendo si avvicinò alla schiena nuda di Fanny, si
piegò e rossa come un peperone incollò le sue labbra
porporine a ciascuna delle masse carnose.
“Sapevo bene che l'avresti fatto!, disse Fanny. Adesso, visto che sei
così docile, bacia il culetto di Luisa.
Luisa a sua volta sollevò la gonna e con una risata un po'
forzata mise a nudo un
culo grasso e privo di grazia, a forma di pera. Dolly si
apprestò, facendo una smorfia, a baciare successivamente
ciascuna natica.
“Alla buon'ora! - esclamò Fanny. - e adesso, mia prediletta,
vieni qui che ti sculaccio”.
“ Non forte, vero Fanny? ... Mi sculaccerai gentilmente?
La ragazza si strusciava accarezzandosi contro la forte cameriera che
sorrideva.
“Vedremo, piccola viziosa che non sei altro! Avanti piegati in avanti e
stai buona!
Si appoggiò sulla nuca della corrigenda che resisteva un poco -
più per formalità - al sollevarsi della gonna e le
serrò la testa col suo braccio nudo come se fosse fra le branche
di una formidabile morsa.
“ Non troppo forte, mia piccola Fanny” - sospirò con voce
soffocata e provocante la giovane.
“Sì, sì, disse Fanny, siccome ti piace essere sculacciata
ne riceverai una di quelle portentose e, imitando la voce della
signorina Clara Kelb:
"Vediamo questo culetto! Questo grosso culetto da villana che vado a
sculacciare! Che vergogna deve provare questa monella ... andiamo, la
gonna sollevata .... le mutandine abbassate! Oh! Ci sono ancora le
tracce della sculacciata con le verghe che hai avuto l'altro ieri ed
eccoti ancora in posizione per essere risculacciata! Che vizio, mio Dio
che vizio! Sembra impossibile! Il piccolo culetto paffuto di Dolly
appariva in effetti tutto bianco come un bel frutto, ma leggermente
striato di fini e sottili raggi rosati fra lo svolazzo della
gonna, della camicia e fra lo spiraglio delle mutandine ricadenti.
Curvata su quel culetto, Fanny, senza dubbio con l'emozione nel petto,
sosteneva il corpo leggero di Dolly con l'aiuto della sua mano sinistra
posata sul piatto del ventre; poi, con l'altro braccio ben disteso e
nudo sino al gomito alzò la mano sino all'altezza delle spalle e
l'abbattè al volo nella parte bassa delle natiche della ragazza.
Questa cacciò un urlo.
“Oh! Ahi! No! ... è troppo forte non ne voglio più ...
non mi hai mai sculacciato così forte! Oh! Cattiva ... malvagia
...”
Le sua parole gridate si percepivano appena, soffocate dalla gonna che
le copriva la testa ed il busto. Sotto la pioggia di sculacciate
formidabili che cadevano, fitte e pungenti come la grandine sul sedere
di colore cremisi, ella si mise a tirare calci ed a sgambettare
abbandonando tutto il suo peso sulla mano sinistra di Fanny. Fu una
sculacciata omerica dove il sarcasmo della rude Sculacciatrice, le risa
acide di Luisa e la cadenza crepitante delle rapide sculacciate si
miscelavano alle urla ed alle suppliche soffocate della corrigenda
creando qualcosa di mostruosamente perverso che faceva fremere dalla
testa ai piedi la signorina Clara Kelb. Per un istante ebbe
l'intenzione di intromettersi e tirare fuori Dolly da quella
incresciosa situazione, ma poi pensò
"Che bella lezione per quella piccola viziosa! quella cameriera
è un'ottima Sculacciatrice. La monella porterà per un po'
di tempo i segni di questa correzione ... ah ma non è finita ...
adesso ridiamo ..."
L'idea che le stava balenando la faceva vibrare voluttuosamente.
Comunque, in quella stanza, la terribile sculacciata volgeva alla fine
e Dolly, liberata dalla morsa delle percosse di Fanny, col viso in
lacrime e rosso almeno quanto il suo culo, si rimise in piedi, ancora
frignante, frizionandosi le natiche brucianti con grande energia. Non
osava investire Fanny con ingiurie com'era suo desiderio anche
perché non voleva, per nulla al mondo, che la crudele
Sculacciatrice riprendesse la sculacciata.
Le due cameriere, frattanto, vedendola in così pietosa positura,
ridevano a crepapelle.
“ Eh bene, mia cara, sei stata servita a dovere?- chiese Fanny- per
un'amante della sferza spero tu sia stata soddisfatta”
La reazione si stava già producendo e Dolly, abbandonato ogni
rancore, avvertiva tutta la voluttà penetrare il suo corpo
indiavolato.
“ Sì..., balbettò, dominando i suoi ultimi singhiozzi,
poi si avvicinò a Fanny ed aggiunse "ma tu sei stata troppo
severa ... dovrai calmarmi un poco ... ora... "
“ Ma guardate questa scostumata ...- esclamò Luisa - ne hai di
vizi ... dai... vieni ad abbracciarci .... ma questo sarà tutto.”
Dolly le abbracciò teneramente accarezzandosi contro di loro col
vezzoso ardore di un giovane animale.
“Per il resto, devi andare a farti coccolare dalla signorina, dalla tua
maestra di scuola, lei sì che ti abbraccia bene dopo averti ben
sculacciata ... quanto a noi, non vogliamo mangiare di quel pane.”
Così dicendo spinse Dolly verso l'uscita; la ragazza resisteva,
volendo restare. In questo breve lasso di tempo, Clara Kelb, rossa
d'indignazione per quello che aveva appena inteso, s'infuriò
rapidamente. Ancora emozionata per lo spettacolo al quale aveva
assistito, con le gote infuocate e gli occhi luccicanti, Clara Kelb
tornò sui suoi passi dirigendosi velocemente verso la sua
camera. Nel corridoio si avvide che la porta dell'appartamento della
direttrice era aperta. Questo le fece venire un'idea. Lo spettacolo che
le era stato offerto qualche minuto prima richiedeva un seguito; questo
seguito poteva essere fornito solo dalla direttrice. Bussò
dunque alla sua porta. Una voce ben distinta rispose: "Entrate", e la
signorina Clara Kelb, che recava ancora sul viso il colore
dell'emozione precedentemente contenuta, entrò. La bella vedova,
la signora Grant, era seduta davanti alla propria scrivania in stile
impero; fece segno a Clara di accomodarsi.
“ Mia cara amica, disse, devo farvi tutte le mie congratulazioni per il
modo con il quale dirigete la vostra classe; le vostre mani sono minute
ma ferme com'è mio desiderio. Tuttavia desideravo sottolineare
che, gettando un'occhiata al quaderno delle annotazioni, non ho
potuto fare a meno di osservare che la signorina Dolly Grish è
una delle più negligenti.
“ Sono proprio venuta per parlarvi di questo, questa ragazza
è molto difficile da educare.
“ Perfetto! Crede sia presente nell'istituto?
“ Dovrebbe esserci.
“ La convocherò immediatamente; giuro che farò di tutto
per indicarle quali sono i suoi doveri.”
Impugnò il telefono mentre signorina Clara, incantata, assunse
un'aria di ammirabile compostezza. Clara sperava che la ragazza,
convocata per una nuova punizione, nell’ esibire il sederino rosso,
confessasse quanto era accaduto. Kate entrò dopo qualche minuto
portando seco anche Dolly che, prevedendo quanto stava per succedere,
piangeva calde lacrime.
“Guardate questo quaderno!”
“ S ... s ... signora”.
“Vi sembra questo il modo di comportarvi?”
“ Oh..., signora...”
“ Preparatevi!”
“ Oh ... oh ... no, vi prego”.
“ Preparatela Kate, prego e datemi cortesemente la bacchetta di betulla
numero uno.”
Dolly si mise a piangere, ma la robusta Kate aveva già fornito
la bacchetta alla signora Grant ed aveva spinto la testa della
sventurata corrigenda fra le sue gambe poi, sollevando la gonna, apri
il più ampiamente possibile le mutandine facendo apparire il
bombato e paffuto culo, tutto rosso per la sculacciata precedente
appena ricevuta nel guardaroba.
“ Mah ... questa è appena stata sculacciata!”- esclamò la
signora Grant di fronte all'inaspettato spettacolo di una luna colore
cremisi, provocante e tesa a tal punto da non poter celare il suo
centro misterioso.
“ Beh, che significa ciò, Dolly?”
“ Signora ... signora ... è stata Luisa”
“ Ah! Luisa... Perché vi avrebbe sculacciata?”
“ Io non lo so ...”
“ Ma bene ... facciamo venire Luisa.”
Luisa raggiunse lo studio dopo qualche minuto e raccontò come
Dolly non aveva cessato di importunarla sino a quando non aveva
ricevuto la sonora sculacciata che tanto desiderava.
“Questa è bella! - fece la direttrice con un sorriso di
sottecchi - bene, se questo vi piace, non dimenticherete
facilmente quanto vi sto per servire.”
Dolly si mise ad urlare cercando di divincolarsi dalla robusta presa
che la immobilizzava.
“Tacete, scostumata! - disse la signora Grant brandendo la bacchetta -.
è indispensabile che voi siate punita. Sarete fustigata in una
tale maniera che la sculacciata non vi sembrerà più un
divertimento. Ah ... vi piacciono le sculacciate! Bene! Ecco, adesso vi
darò grande soddisfazione ...”
La sottile verga si alzò e si abbattè sibilando. Dolly
lanciò un grido, seguito da un secondo, poi da un urlo
ininterrotto poiché la verga si abbatteva, fischiava, sibilava,
di nuovo si abbatteva sulle povere natiche già rosse che,
rapidamente, stavano assumendo un colore violaceo anche se il sangue
ancora non le imperlava, nonostante la tenerezza delle carni di quel
giovane culo. La ragione, probabilmente, era che quelle natiche erano
abituate alle sculacciate con la verga o con le mani e che quindi
la pelle si era ispessita, un fenomeno del tutto naturale ...
Nella mano della signora Grant non era rimasto che un moncone a
brandelli... Si fermò.
“Lasciatela!”
Appena fu libera, Dolly si mise a saltare per la camera con le mani
sulle chiappe. Era come pazza. La aiutarono a ricomporre le mutandine
mentre, appoggiata al muro, piangeva con grossi singhiozzi che
scuotevano le spalle rotonde e la treccia di capelli trattenuta da un
grosso nodo di velluto nero.
“Ah - fece Clara allontanandosi - quante ne ha prese la signorina. ..
Ma che dirà Helen e soprattutto May, domani, che hanno la pelle
più dolce e più bianca del latte?
|
Photo Gallery
|
|