PAULETTE TRAHIE
di Jacques d'Icy
traduzione Paul Stoves
Il romanzo appartiene alla collezione parigina delle “Des Orties
Blanches” diretta da Jean Fort.
“Paulette Trahie”, è il seguito di “Monsieur Paulette et ses
Epouses”, come espressamente dichiarato dall'autore, Jacques d'Icy
nella prefazione. L'opera, secondo l’indicazione sul frontespizio, era
strettamente riservata ai sottoscrittori.
L'autore che si celava dietro questo pseudonimo altro non era che
Louis Malteste; sì, proprio lui, uno dei maggiori illustratori
specializzati, assieme a Ch. Herouard, nella tematica della sculacciata.
Con “Paulette Trahie”, Malteste ci omaggia di dodici tavole
monocromatiche in bianco e nero, fuori testo, deliziosamente esplicite.
Il libro è costituito da 263 pagine suddivise in tre parti e un
epilogo; a queste si devono aggiungere quattordici lunghe e frizzanti
lettere scritte dai lettori all' editore. Ed ora qualche pagina
tradotta qua e là dalla seconda parte dell’originale francese.
Dopo che ebbi
sollevato la gonna
alla signorina mi apparvero,
brillantemente arrotondate sotto le sottili mutandine, le belle
natiche; fui assalito da un furioso desiderio di esplorarle e di
denudarle, istinto che riuscii, nonostante tutto, a reprimere. Avrei
voluto, ad esempio, osservare attentamente gli effetti di una buona
sculacciata, veramente degna di tale aggettivo. Sapevo, per effetto di
esperienze più volte realizzate su soggetti di età
differente, che una sculacciata manuale applicata col palmo della mano
è più efficace attraverso il tessuto delle mutandine che
non una sculacciata somministrata a culo nudo. Ne ignoro la ragione
scientifica, ma è così. Lo stesso signor Leon si è
dichiarato incapace dì fornire una spiegazione plausibile.
- Ah! Ah! - disse. Per questa volta, signorina, riceverete la
sculacciata con indosso le mutandine, ma alla prossima occasione ve le
abbasserò, se lo meriterete, cosa più che probabile; e lo
stesso varrà naturalmente per vostro fratello. Mi misi allora a
sculacciare seccamente. Le sculacciate, su quelle mutandine così
sottili, fioccavano crepitando, producendo un suono pieno dovuto sia
alla qualità delle natiche sottostanti sia alla mia mano ben
tesa ed incredibilmente piatta; talmente tesa che le dita erano
addirittura piegate all’indietro. La giovane Clara avvertiva tutta la
virulenza della mia sculacciata. Le avevo parlato di una buona
sculacciata e non volevo smentirmi. Saltava su di un piede, poi
sull'altro, irrigidendosi fra una sculacciata e l'altra, serrando le
natiche contenute nelle aderenti mutandine, appena più grandi di
un perizoma, che nulla potevano nascondere alla mia vista.
La sculacciata procedeva senza interruzioni, con gran vitalità,
testimoniata da questo graziosissimo culetto molto impressionabile che
mi eccitava.
Inoltre, cosa adorabile, come precedentemente accaduto con Laurence,
ecco apparire gradatamente un bel colore rosa che io cercavo con
ingegno di trasformare in una tonalità sempre più viva di
rosso aumentando tono e vigore. Il colore più intenso non era
dovuto ad un sangue più generoso né ad un'epidermide
più delicata e neppure alle sculacciate che avevo applicato
più seccamente. No. La ragione era che, avendo coscienziosamente
manipolato sotto le mutandine quelle natiche, avevo negligentemente
scordato di rimettere al proprio posto la corta camiciola che copriva
castamente il culetto; l'avevo lasciata in alto, alla vita, arrotolata
alla zona renale e la giovane ciclista, pedalando, aveva contribuito a
farla salire ancora più in alto.
Come se non sapessi nulla sul modo in cui sono allacciate le mutandine,
finsi di studiare la loro attaccatura elastica.
- Molto bene! - dissi. - Sarà molto semplice togliervele, la
prossima volta. Non dovrò fare altro che tirare la cintura,
così. Ed abbozzai il gesto scoprendo la parte alta delle due
natiche.
[...]
Quella sera stessa giunsi alla determinazione di mettere alla prova
anche il fratello che, con la sua natura indecisa, efebica per meglio
dire, mi eccitava. Aveva un'andatura, quando camminava, veramente
interessante; infatti, premendo le cosce l'una contro l'altra, assumeva
una curiosa postura da autentico Ganimede, notevolmente tentante.
Tentante è la parola giusta. Ganimede, mia cara, puoi anche
chiederlo al signor Leon, è un nome in lingua greca che
significa "coppiere di Giove".
Lo trovavo piacevole e, più lo osservavo, più le sue
natiche mi si imprimevano negli occhi. Volevo
impartirgli una buona e vigorosa sculacciata, la sola cosa che
potevo fare: con un paio di natiche del genere, ben la meritava! Il
pretesto fu facile a trovarsi. [...]
Sveltamente lo misi in posizione, neutralizzando ogni sua resistenza.
Da molto tempo non sculacciavo un ragazzo. Anzi, a dire il vero, a
Parigi io non avevo mai pensato di fare questo: preferivo notevolmente
le sue sorelle. Ma in questo caso, non capisco il perché, ero
talmente eccitata al pensiero di quest'occasione di poter sculacciare
le natiche di un giovane signore... Prima di sculacciarlo sotto i
pantaloni, lo guardai tranquillamente e a lungo; poi, quando venne il
momento, cominciai a colpirlo sui polpacci e sulle cosce. La pelle di
queste due parti del corpo era talmente abbronzata dal sole che io non
la vedevo arrossarsi come avrei voluto. Tuttavia, con delle secche
sculacciate, come quelle che del resto sempre applicavo, il tono bruno
e dorato dell'epidermide arrivò egualmente a tingere le
splendide natiche di un bel colore carminio. Questo, come in precedenza
era avvenuto con la sorella, dopo aver impartito qualche dozzina di
sculacciate. Fu allora che iniziai la sculacciata vera e propria
ritenendo che quanto somministrato sino a quel momento non fosse altro
che il preludio della punizione e l'esercizio per il riscaldamento
della mano.
Anche a lui avevo promesso una buona sculacciata: l'avrebbe avuta! La
sorella seguiva con occhi attenti l'esecuzione mentre io, con buona
lena, sculacciavo il giovane maschio sulle grosse natiche.
Per quanto secche ed efficaci fossero le mie sculacciate, non
traspariva il rossore che infallibilmente ne doveva risultare; forse le
sue mutande, per quanto leggere fossero, erano in ogni modo più
spesse del tessuto di batista della sorella. Le sue contorsioni, ad
esempio, erano egualmente palesi ed interessanti; accusava visibilmente
ogni sculacciata ricevuta con piccole grida e con alcuni contorcimenti
che lo facevano somigliare ad alcune giovani ragazzette smorfiose. Mi
ripromettevo di portarlo da Olga, vestirlo da capo a piedi con gli
abiti di Clara, compreso ovviamente il gonnellino e la
mutandina-perizoma e, piegandolo su di me, sulle ginocchia,
sculacciarlo a culo nudo davanti a tutti i presenti. Nel frattempo,
pensavo che se non gli avessi tolto le mutandine, avrei perso la mia
reputazione e mi ripromisi quindi di farlo l'indomani.
- Prendi, prendi questa copiosa serie di forti sculaccioni ripartiti
egualmente sulle tue due graziose chiappe..., hai delle natiche
così graziose..., neppure le ragazze ne hanno d'equivalente...
Eh! Come le prendi bene! Sei una vera meraviglia, prendi le sculacciate
proprio bene, come tua sorella! È un vero piacere suonarvele
sulle natiche ... sì, domani le prenderete ancora entrambi, le
buscherete sul culetto nudo! Sì, mio caro, domani, come
accadrà a tua sorella più grande, sarai sculacciato a
culo nudo, una bella sculacciata che ti farà singhiozzare.
L'indomani misi in pratica tutto quanto detto in precedenza.
Punto per punto realizzai tutti i dettagli della doppia operazione.
Cominciai con il ragazzo. Ebbi la gioia di vederlo con dei calzoni
corti bianchi che, ne ero sicura, avrei tolto molto presto; questi
erano messi ancora più in risalto dalla pelle di gambe e braccia
abbronzata dal sole; era molto grazioso, ma lo sarebbe stato
ancora di più quando avrei trasformato il colore della sua pelle
da rosa in rosso, da rosso in porpora! E sua sorella, poi...!
Aveva un anno di più e, come femmina, aveva un paio di natiche
più sviluppate e molto più femminili di quelle del caro
Paul.
[...]
Allungai Paul di traverso sulle mie cosce. Non avevo detto nulla ma,
quando l'ebbi serrato sotto il braccio, vidi che lui e sua sorella si
aspettavano perfettamente quello che stava per arrivare loro. Durante
il percorso per giungere in quel luogo, percorrendo la strada in
bicicletta dietro di loro, la vista dei loro movimenti di schiena e dei
bei sederini sulle loro selle mi aveva messo molto 'appetito'. Avevo
fame dei loro due fraterni e burrosi culetti che presto sarebbero stati
ben sculacciati.
Sotto a una corta giacca di rosso panno leggero con dei decori in nero,
senza gilet, egli portava delle bretelle. I pantaloni erano trattenuti,
dietro, da due bottoni e da due altri, per ciascun lato, davanti.
Inoltre aveva una cintura, che non solo era abbottonata con tre bottoni
in vita - quasi a formare un corsetto - ma recava anche una fibbia. E
la brachetta?
Sapete cos'è una brachetta, vero? La brachetta aveva quattro
bottoni, con la patta che ne recava altri due internamente. Un totale
di quindici bottoni da slacciare più la fibbia! A conti fatti
come un paio di pantaloni da uomo. In ogni caso, tutto questo multiplo
sbottonamento mi aveva divertito e, quando giunsi alla brachetta,
provai qualche emozione. No, non ero per nulla incuriosita. No, no,
rassicuratevi. Paul rimase molto calmo anche quando, sbottonandolo
là, lo sfiorai... Ehi, cosa pensate? Allungato di
traverso su di me, gli abbasso i pantaloni tirandoli
giù sino alle caviglie; volevo vedere tutto delle sue cosce.
Trovai così quel famoso paio di mutandine bianche naturali
formate dalla pelle lattea che non si era abbronzata sotto i raggi del
sole.
Le sue natiche, all'aria aperta e alla luce solare, risplendevano di un
biancore eburneo; si sarebbe potuto giurare che fossero velate o
ricoperte da un paio di calzoncini da bagno che coprivano appena le due
rotondità gemelle ed una striscia di pelle di circa quattro
centimetri sottostante. - Guarda! - dissi a Laurence - si direbbeun
costume, non è grazioso? Com'è aderente... sarebbe bene
toglierlo! Aveva delle natiche molto carnose, non ne avevo mai viste di
simili. Per prepararlo alla sculacciata, iniziai a massaggiarlo.
Manipolai le natiche nei modi più svariati, con entrambe le mani
strapazzai entrambe le chiappe, a volte, ad una ad una. Paul, sembrava
apprezzare. Proseguii poi con un’energica sculacciata. Sul culo nudo,
mentre lo mantenevo fermo sulle mie ginocchia, lo osservavo avendone
una visione a volo d'uccello.
Dopo circa cinque minuti di sculaccioni ininterrotti e somministrati a
ritmo incalzante, serrava e dischiudeva le natiche, esattamente come
fanno le ragazze. Alla fine, le graziose mutandine bianche si erano
trasformate in calzoncini rossi, forse ancora più belli. Lo feci
presente alla sorella, dicendo: - Ecco il costume da bagno all'ultima
moda per i ragazzi, questo gli sta proprio bene. Prima di lasciarlo
andare lo attirai ancor più verso di me in modo da esporlo a
lungo, col culo rosso e bruciante per la sculacciata appena ricevuta,
davanti alle ragazze. Parli di natiche brucianti! Le natiche di un
ragazzo appena sculacciato potrebbero essere usate per stirare!
Purtroppo non avevo a portata di mano una salvietta umida, altrimenti
lo avrei rinfrescato caritatevolmente. Sembrava un ragazzo che stesse
nuotando, tanto sgambettava ritmicamente. Prima, con le mutandine
bianche, sembrava uno che dovesse iniziare la lezione di nuoto, ora.
col culetto rosso, il nostro nuotatore pareva aver cambiato il costume
e, a questo punto della lezione, il nostro allievo aveva già
fatto dei notevoli progressi.
- Mio caro allievo, vai molto bene. Certo che vai bene! Oh, ma domani
bisognerà che tu prenda ancora una lezione di nuoto per
prepararti ai giochi olimpici e battere così tutti i primati di
nuoto..., domani..., una bella lezione..., una lezione lunga come
quella d'oggi. La ragazza presente aggiunse: - II giovanotto pare non
domandi di meglio. Una buona sculacciata impartita dalla signorina fa
tanto bene ai ragazzetti mocciosi! Sono sicura che domani vorresti che
io ti
sculacciassi ancora, vero? Ehi! Rispondi !
Sta’ tranquillo in ogni modo: quella di oggi è andata bene, ma
quella di domani sarà anche meglio.
Non lo dirò a nessuno, né ai tuoi genitori, né
alla cameriera che le hai prese sul culetto nudo, con le mutandine
abbassate, da una signorina davanti ad un'altra e senza contare tua
sorella. D'altro canto, tua sorella le prenderà anche lei,
certo, a culo nudo come te. Vedremo se farà saltare le sue
natiche così bene come hai fatto tu! Perché tu, mio caro,
le hai mosse in modo veramente grazioso ed interessante. Infine, gli
tirai su di nuovo i pantaloni, sistemai i lembi della camicia e gli
riallacciai i quindici bottoni, compresi quelli della brachetta.
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