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TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE
By Paul
Lyz e Chérie


Non è mia abitudine scomodarmi per l’esecuzione di quello che considero un normale lavoro di routine; infatti, le punizioni corporali, i castighi, le reprimende - e chi più ne ha, più ne metta - solitamente sono amministrate, somministrate, impartite, nel mio ufficio o nella contigua stanza delle punizioni. Ma, si sa, a volte è impossibile negare un favore ad un amico e/o ad un carissimo collega.
Ecco perché, sollecitato da Master Bryan, ho accettato con gran piacere ed entusiasmo di recarmi a Milano e procedere a tutta una serie di punizioni corporali che, altrimenti, si sarebbero irrimediabilmente accumulate sulle… terga delle giovani allieve.
Puntuale come sempre, mi sono presentato all’appuntamento, armato solamente del mio strumento prediletto: la mano.
Chi mi conosce sa che considero la mano (intendo entrambe) lo strumento principe della sculacciata; tutti gli altri attrezzi devono servire come complemento del castigo e/o per dare momentaneo sollievo al palmo incandescente del punitore.
Quando troppe mancanze si accumulano, il numero dei colpi da impartire, diventa incredibilmente elevato e, alla fine, non è possibile applicare l’intera pena al culetto da correggere. Quindi, se possibile, mai procrastinare.
Sicché, per fare un immenso favore alla negligente Chérie ed alla sfrontata Lyz, mi sono recato in un’accogliente aula scolastica all’uopo approntata.
Aula, per intenderci, con tanto di cattedra e relative targhette con i nomi degli appartenenti al corpo insegnante, nonché i banchi coi nomi delle allieve! 
Fortunatamente le corrigende erano solo un paio, ma, sebbene il numero fosse esiguo, le mancanze da punire erano così tante che è stato necessario intrattenersi nell’aula sino alle tre del mattino.
Non intendo ora dilungarmi in morbose descrizioni né, tantomeno, in minuziosi e particolareggiati resoconti. Le eloquenti fotografie scattate che accompagnano questo mio modesto scritto, parlano da sole.
Inoltre, il compito di illustrare e documentare la serata spetta alle due svogliate corrigende alle quali è stato imposto di redigere un documento circa la loro seduta disciplinare. Questo compito extra, è parte integrante del castigo in aggiunta a quello corporale già ricevuto. Fra l’altro, posso anticiparvi che, a nostro giudizio, non essendo stato svolto a “regola d’arte”, le ragazze saranno nuovamente punite in modo giustamente severo fra una settimana esatta.
Del resto, lo potete giudicare voi stessi: eccovi di seguito, la relazione dell’impertinente Lyz, subito seguita da quella redatta dalla svogliata Chérie.
Paul Stoves

Relazione di Lyz

Sabato sera, io e Chérie, una nuova amica, siamo state convocate da Bryan, il mio Master e dal professor Stoves, il Tutor di Chérie… avevamo qualche idea del perché di questa convocazione, infatti, il nostro comportamento di questi ultimi giorni ha raggiunto incredibili vette d' irrispettosità ed indocilità e le mancanze si sono accumulate, una dopo l'altra...
Pensare che, proprio due giorni prima, Bryan e un suo amico che spesso l’aiuta,  avevano dovuto provvedere all'immediato arrossamento dei nostri fondoschiena per mezzo di due duri e rigidi righelli.
Forti del fatto che "l'unione fa la forza" ci siamo presentate all'appuntamento. Mr. Stoves e Bryan erano calmi e sorridenti come sempre, si lanciavano sguardi d'intesa e sembravano quasi non notare il nostro atteggiamento spavaldo, i nostri gesti di sfida. Sfida, sì, una parola che nel vocabolario di una corrigenda non dovrebbe nemmeno esistere ed invece, non solo è esistita ma è stata anche abbondantemente usata.
Ci hanno fatte accomodare in auto e Bryan si è immerso nel traffico, a mano a mano che l'auto procedeva, io sentivo la mia apparente "sicurezza" venire meno perché avevo capito dove ci stavano accompagnando.
Chérie, n'era all'oscuro, ma io avevo capito che si trattava di un posto dove avevo già ricevuto parecchie punizioni corporali. Appena arrivati, Bryan ed il professor Stoves hanno aperto la porta e ci hanno fatte accomodare in una sala che somigliava moltissimo ad un'aula scolastica, dove erano stati sistemati due tavoli e una poltrona...
Io e Chérie ci siamo scambiate un'occhiata, il nostro sguardo aveva perso quella luce di sfida... su uno di questi tavoli erano stati sistemati in perfetto ordine e bene in vista tanti strumenti... un paddle, tre tawses, due frustini, una frusta a corregge di cuoio e una da carrettiere, un martinet di gomma, due bacchette... e due canes, che io ben conoscevo.
Il professor Stoves e Bryan hanno osservato, soddisfatti, la nostra reazione e poi ci hanno fatte accomodare all'altro tavolo, una sorta di banco scolastico, dove erano state disposte due sedie. Chérie ed io, eravamo a quel punto perfettamente consapevoli di quanto ci attendeva, ma nonostante questo, invece di mostrare pentimento e consapevolezza di ricevere una più che meritata e cocente punizione, abbiamo insistito nel tenere un atteggiamento irrispettoso e ribelle, arrivando addirittura a soffiare come due gatte randagie verso il professor Stoves e Bryan che, lungi dal farsi impressionare dai capricci di due ragazzine impertinenti, hanno deciso che la sessione punitiva poteva avere inizio.
Sono bastate due parole del professor Stoves a ridimensionarci. Mr. Stoves ha chiesto a Bryan se, giacché Chérie era una neofita, poteva mostrare sulla sottoscritta quello cui sarebbe andata incontro. A quel punto, io avevo il cuore che mi batteva talmente forte da scoppiare, in quel momento ho perfettamente realizzato cosa avevo fatto e cosa mi sarebbe accaduto.
Bryan, con voce calma, ma ferma e decisa, mi ha invitata ad alzarmi e mettermi di fronte a lui, io ho obbedito, senza riuscire a staccare gli occhi dal pavimento. Mi ha chiesto se sapevo il motivo per il quale eravamo lì ed io ho annuito; poi, mi ha chiesto di ricordarglielo.
Con voce tremante, ho elencato le mie mancanze e, ripetendole, era come se mi rendessi man mano conto dell'estrema gravita della situazione. Ero perfino arrivata a rifiutarmi di sottopormi ad un giusto castigo... e quale "ammirevole" gesto di ribellione, mi era sembrato al momento..., ma lì, in quell'attimo, in piedi davanti sotto gli sguardi severissimi e penetranti di Bryan e del professor Stoves mi sono resa conto di quale deplorevole mancanza di rispetto avevo commesso nei confronti del mio Master.
Bryan mi ha quindi domandato se sapevo a cosa mi avrebbero portata le mie mancanze: io ho annuito ed ho risposto "Ad una punizione, Bryan".
Bryan mi ha osservata per un momento, il suo sguardo era molto severo, ma, come sempre, mi sono sentita al sicuro, perché quello che il suo sguardo mi comunica è "Sono qui con te". Pensavo di ricevere l'ordine di assumere la posizione, invece Bryan ha chiamato Chérie e mi ha ordinato, dato che lei era alle prime esperienze, di descriverle gli strumenti uno per uno, nome e relativo utilizzo. Stupita da quest'ordine e confusa, ho obbedito ma subito ho commesso un errore, definendo paddle quello che in realtà era un tawse in cuoio. Sono stata immediatamente corretta dal professor Stoves. Bryan, ha quindi staccato dal gancio dove era appeso il cane e mostrandolo, mi ha chiesto:
"E questo sai che cos'è, Lyz?"
Ho annuito. Il cuore mi batteva all'impazzata, sapevo cosa mi attendeva; infatti, Bryan mi ha ordinato di assumere la posizione, cosa che ho fatto senza farmelo ripetere due volte. Bryan, intanto spiegava a Chérie l'utilizzo di questo strumento, come si debbano riscaldare le fibre prima di somministrare i colpi, come il manico ricurvo possa essere utilizzato per abbassare le mutandine della punita e rendere ancora più umiliante la punizione. Ho sentito quello strumento accarezzarmi i glutei e mi sono preparata a ricevere la punizione: al quarto colpo, ho commesso l'errore che più frequentemente commetto: ho perso la posizione. Bryan mi ha immediatamente ripresa, molto duramente, e mi ha ordinato di riprendere la numerazione dei colpi da zero. Mi ha somministrato, in tutto, ventiquattro colpi più uno, che ho cercato di ricevere al meglio, sforzandomi di non commettere più errori di posizione che erano un'ulteriore mancanza di rispetto verso il mio Master. Mentre mi sfiorava i glutei, per sincerarsi dello stato della mia pelle, Bryan mi ha sussurrato
"Ti è passata la voglia di ridere adesso, Lyz?"
Lui mi ha osservata per un momento e mi ha ordinato di levarmi anche la maglietta ed il reggiseno e mettere le mani sopra la testa: ha impugnato il frustino da equitazione ed ha iniziato a muoverlo velocemente, colpendomi i capezzoli turgidi e dandomi l'impressione che fossero trafitti da degli spilli.
Dopo questo, mi ha ordinato di porgergli i polsi, li ha legati con una lunga corda che ha fatto passare intorno ad una trave del soffitto, bloccandomi le braccia in posizione verticale. Sapevo cosa mi attendeva e aspettavo da un momento all'altro l'impatto delle corregge di cuoio della frusta, strumento che non sopporto, ma l'impatto non arrivava, continuavo a sentirmi sfiorare. Sentivo, alle mie spalle, lo schiocco della mano del professore sulle natiche di Chérie ed i suoi gemiti: prima soffocati, poi, via, via, sempre più forti. Quanto mi dispiaceva vederla in quella situazione, ma l'avevamo meritato e sapevo che dopo di lei sarebbe stato il mio turno.
Bryan, infatti, dopo avermi liberato i polsi si è accomodato sulla poltrona, facendomi cenno di stendermi sulle sue gambe; dopo il cane, ecco il momento della punizione che più temevo: cosa c'è di più umiliante che trovarsi col fondoschiena nudo, sulle ginocchia del proprio Master proprio come una bambinetta disobbediente, oltretutto davanti ad altre persone? Nonostante la vergogna che provavo non ho potuto fare a meno di assumere la posizione e stringere i denti; i colpi hanno iniziato ad arrivare secchi, decisi, brucianti e più il bruciore diventava insopportabile, più l'intensità dei colpi aumentava. Anch'io, come Chérie, ho involontariamente trasformato quelli che erano gemiti soffocati in mezze grida.
Bryan alternava colpi singoli sulle natiche a delle vere e proprie raffiche che mi strappavano gridolini. I glutei ormai bollenti, le cosce, la pelle delicata e sensibile dell'interno delle stesse, niente è stato trascurato dalla mano precisa di Bryan e quando il bruciore ha iniziato a diventare insopportabile ed io ho iniziato ad agitarmi, il professor Stoves è'immediatamente intervenuto a tenermi ferme le caviglie. Sapevo quando Bryan si sarebbe fermato, soltanto quando avrebbe visto delle lacrime di pentimento che non hanno tardato ad arrivare.
Al termine della punizione io e Chérie eravamo piangenti, con le natiche in fiamme e non solo quelle, anche i nostri visi erano in fiamme per la vergogna di essere state sculacciate come due scolarette ribelli. Alla domanda rivoltaci dai nostri punitori:
"Farete ancora le cattive?", abbiamo entrambe risposto con un "no" deciso.
Ma sarebbe stato davvero così? Io so soltanto che la sera dopo ero di nuovo sulle ginocchia di Bryan a ricevere un'altra dose di sonore sculacciate e forse anche stasera mi toccherà la stessa cosa. La mia ormai nota distrazione mi porta sempre a commettere innumerevoli mancanze... ma, la mano ferma e decisa di Bryan mi mette immediatamente in riga!
Lyz

Relazione di Chérie

Sabato sera, benché dovessi essere in libera uscita di fine settimana, sono stata convocata, assieme alla mia compagna Lyz, dai nostri insegnanti Bryan e Paul. Inizialmente non avevo compreso esattamente il senso della cosa o meglio preferivo ignorarlo. Tutto è cominciato con una cena tranquilla nel centro di Milano, al termine della quale però ho iniziato a comprendere che la serata non era certamente finita lì, anzi stava appena iniziando. Una volta salite in macchina, Bryan ed il professar Stoves, ci hanno portato a scuola, in un'aula che non avevo mai visto prima ma che, per piacere del mio fondoschiena, preferei non dover rivedere!
Subito ci hanno fatto accomodare su due seggiole dalle quali si poteva ben vedere cosa c'era sul tavolo a pochi metri da noi: diversi strumenti di punizione che non avevo mai visto prima, tutti ben sistemati ed allineati l'uno accanto all'altro.
Lyz ed io, ci siamo guardate negli occhi, capendo al volo cosa stavamo pensando ed al contempo temendo. Dopotutto, sapevamo fin dall'inizio il motivo della strana convocazione del sabato sera, colpa delle nostre continue mancanze settimanali e della sfacciataggine con la quale più volte abbiamo affrontato i nostri insegnanti. Persino io, che sono nuova di questa scuola, avrei dovuto capire che certi atteggiamenti non avrebbero portato a nulla di buono o, almeno, non in un istituto dove la disciplina è al primo posto dei valori e per mantenerla sono usati i mezzi più rigorosi.
Dopo pochissimi istanti, Bryan ha fatto alzare Lyz e le ha chiesto di illustrarmi tutti gli strumenti che c'erano sulla scrivania del professor Stoves e mentre lei mi elencava i loro nomi e spiegava a cosa servissero, il mio cuore batteva fortissimo, in un misto di paura e di consapevolezza.
Non sono passati poi molti istanti e Lyz si è trovata appoggiata alla scrivania con i pantaloni e le mutandine calate, col sedere bene esposto. Master Bryan ha impugnato il cane e le ha somministrato più di venti colpi, due dozzine più uno, se non ricordo male. Lyz, doveva assolutamente contare ad alta voce, senza perdere la posizione assunta, pena il ricominciare da zero: mentre la mia compagna contava, vedevo i suoi glutei striati dai colpi della bacchetta ed il suo viso che esprimeva il dolore che avvertiva... avrei voluto non dover assistere a quella scena perché sapevo, a quel punto, che presto sarebbe toccato me.
Infatti, appena Lyz ha terminato la sua "conta", Paul mi ha ordinato di adagiarmi sulla poltroncina dove mi sono dovuta appoggiare, quasi in ginocchio, con la testa sullo schienale ed il sedere tremendamente esposto. In brevissimo, il professor Stoves mi ha sollevato la gonna e mi ha abbassato le mutandine: in quel momento ho sentito un fremito lungo tutto il corpo ed un senso di vergogna inesprimibile per quella posizione tanto umiliante..., non ho avuto però modo di concentrare troppo la mia attenzione su queste mie sensazioni perché, subito, sono arrivate le prime cocenti sculacciate sui miei glutei così inermi, privati anche della seppure scialba protezione che mi avrebbero potuto offrire gli slip. Dopo non so quanti colpi amministrati con le mani, c'è stata una lieve pausa ed io stavo per rialzarmi quando il professore ha asserito con tono minaccioso un "Chi ti ha detto di alzarti?" Così ho ripreso la posizione, ben consapevole che la mia punizione non era per nulla terminata.
Io non posso dirvi cos'abbia usato il professor Stoves, ma, sicuramente, tutti gli strumenti fino allora adagiati sul tavolo: sentivo, di tanto in tanto, un dolore diverso, provocato ora da un frustino, ora da un paddle, ora da un tawse o da un martinet. So che di colpo in colpo, i miei non erano più gemiti sommessi e soffocati dall'orgoglio di non far trasparire il dolore, ma sono diventati veri e propri lamenti, non più silenziosi. Avvertivo le mie natiche stringersi e fremere tra un colpo e l'altro ed il bruciore che diventava, a mane a mano, più intenso ed insopportabile.
Sapevo che nel frattempo anche a Lyz stava succedendo qualcosa del genere, ma dalla posizione in cui mi trovavo, non riuscivo a scorgere nulla e, in ogni caso, ero troppo presa da quello che stavo passando io; solo quando Paul si è fermato e mi ha concesso il permesso di sedermi (come se fosse stato facile...), ho avuto modo di osservare la mia compagna in piedi, completamente legata, mentre Master Bryan le colpiva i seni con un sottile frustino di pelle nera. Purtroppo, non ho avuto molto tempo per riposarmi, poiché il severo professore si è seduto sulla poltrona e, dopo avermi lanciato un'occhiata minacciosa, mi ha ordinato di distendermi sulle sue ginocchia come la più monella delle ragazzine della scuola; mi sono sentita mancare pensando: "Ma, come...? Non è ancora finita...? Ho già il sedere in fiamme..., non è sufficiente così?" Evidentemente, non lo era.
Le sculacciate ricevute prima, non erano altro che l'antipasto. Sebbene riluttante, mi sono messa nuovamente nella posizione da lui stabilita ed ho chiuso gli occhi, nell'attesa della prima sculacciata. Non ho dovuto attendere molto, perché il professor Stoves ha iniziato ad impartirmi sulle natiche già doloranti e rosse, delle sonore sculacciate che echeggiavano in tutta l'aula e, probabilmente, per tutta la scuola. Mi sembrava d'impazzire sotto quelle cocenti sculacciate che con rigorosa cadenza s'abbattevano sui miei glutei nudi, frementi e vergognosamente offerti agli sguardi dei presenti.
Più di una volta ho tentato di coprire le mie natiche con la mano, ma il professor Stoves mi ha immobilizzato il braccio ed ha ricominciato con una sequenza, ancora più dura, di severe sculacciate; non mi sembrava vero..., era ancora più bruciante di un qualunque martinet o paddle e, per giunta, non potevo fare nulla per sottrarmi a quegli indimenticabili colpi che continuavano a cadere, incessanti, sul mio povero sedere tumefatto che si dimenava all'impazzata nel vano tentativo di sfuggire in qualche modo al terribile impatto, sobbalzando sotto le tremende sculacciate che non accennavano minimamente a fermarsi.
A quel punto, il mio orgoglio è stato accantonato ed annientato: oltre a dimenarmi, urlavo dal bruciore che avvertivo in ogni parte delle cosce e del sedere, mi sembrava che le chiappe stessero prendendo fuoco e non trovavo nessuna via di scampo per sottrarmi ai severi colpi inferti dal professor Stoves. Quando finalmente mi ha chiesto se mi sarei comportata meglio d'ora in avanti, non ho esitato un attimo a rispondere di sì e solo allora, il professor Stoves ha acconsentito affinché io potessi rialzarmi e rivestirmi per essere riportata a casa, rossa in viso... e altrove, per la vergogna della punizione ricevuta davanti alla mia amicai
Vorrei potervi assicurare che sono tranquilla e che ho imparato la severa lezione ma proprio questa mattina, ho ricevuto una notifica del mio Tutore: in essa, m'invita nel suo studio per il prossimo sabato per discutere d'alcune mie nuove mancanze!
Certo, potrei non andare, ma sarebbe peggio. Per allora, forse, il mio sedere sarà tornato normale, ma so già cosa m'aspetta...
Chérie





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