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CANING  PER  DESIRE’

Una sessione di  caning con tanto di foto che documentano la formazione di  una Padrona alle prime armi.

Desiré è una cara amica che conosco da tempo.  L’ ho conosciuta per lavoro, ma subito dopo la nostra conoscenza ho poi cambiato  azienda e a quel punto l’ho cercata con una banale scusa e siamo usciti qualche sera. Con lei mi sono confidato subito perché mi ispirava fiducia e perché mi era subito sembrata una persona aperta, non vittima dei soliti luoghi comuni. Lei mi ha raccontato dei suoi piccoli drammi amorosi, ma quello che più conta è che ha mostrato un certo interesse per i miei  discorsi sull’sm, ma ahimè più attratta dal dominare un uomo che non a lasciarsi dominare.
Ho capito che se avessi voluto e proposto  poteva provare a giocare con me nel fare la Padrona, ma io sono del tutto incapace a sostenere il ruolo di schiavo.
Dopo un po’ di tempo in cui abbiamo sempre parlato di sm le ho chiesto se voleva che trovassi uno schiavo da sottomettere e lei si è mostrata molto interessata, purché ci fossi anch’io per darle dei suggerimenti, visto che era totalmente digiuna.
Non mi è stato difficile trovare fra le mie conoscenze uno schiavo e ci siamo finalmente incontrati una sera. Lei era tutta gasata. E’ venuta all’incontro con una corta gonna nera, tacchi alti e una giacca dal taglio molto maschile bene abbottonata, ma quando abbiamo iniziato a giocare e lei ha aperto un bottone si è capito che sotto non portava nulla. Per tutta la sera il suo seno prorompente ha fatto maliziosamente capolino dalla giacca semiaperta, mentre la gonna lasciva scoperte tutte le sue meravigliose gambe sode e tornite come sodo appariva  la meta dei miei desideri: il suo culo.
Appena abbiamo iniziato lei mi si è stretta implorandomi di starle vicino e di aiutarla.
“ Va bene, ma poi pagherai il giusto pegno perché tutte le novizie devono pagare pegno”.
Non mi ricordo cosa mi abbia risposto esattamente, ma era un qualcosa come dire “ fai il bravo”, però non era  certamente un rifiuto e così intanto doveva prepararsi al mio! gioco.
Quella serata è andata molto bene per il mio amico e anche per Desiré cui non pareva vero di avere un uomo ai suoi comandi e a cui fare male. Solo che lei aveva una grande paura di fargli troppo male, di frustarlo troppo forte, che le mollette facessero troppo dolore ecc ecc.
Qualche giorno dopo le ho anticipato che il pegno che doveva pagare era  per lei molto utile per riuscire a capire cosa si prova a stare sotto e a subire.
Non ho faticato per nulla a convincerla, forse era solo quello che si aspettava e desiderava.
In una sera le ho fatto provare quasi tutto, dalla cera, ad alcune legature, alle mollette di vario tipo e messe ovunque, alla sculacciata, al paddle. Tutto però leggero come era stato nei patti e devo dire che Desiré  si è comportata molto bene sopportando con coraggio tutto e senza mai protestare.
Da quella sera Desiré ha fatto passi da gigante perché ha partecipato ogni tanto a qualche festa sm e quando ci vediamo con quello che è diventato il “suo schiavo”  mostra grande sicurezza e lo fa soffrire in tutti i modi  incurante dei suoi gemiti e delle sue suppliche. Anzi spesso gli mette un bavaglio per non sentirlo.
Un giorno ho voluto insegnarle a soffrire in silenzio e ad essere orgogliosa della propria sofferenza e fiera di essere riuscita a sopportare tutto senza pianti e schiocche suppliche da donnicciole senza carattere.
Ho usato il “cane” dopo averla fatta mettere in posizione classica per ricevere 24 colpi del micidiale strumento. Un amico ha fatto queste foto e gli sono molto grato per il ricordo di quei minuti così intensi per lei,ma anche per me.
Ho usato una discreta forza già al primo colpo e Desiré è rimasta come senza fiato per alcuni secondi piegando solo leggermente le ginocchia.
Le ho rammentato che quella era una prova di coraggio e che lei non mi poteva deludere! Doveva sopportare con dignità il suo castigo ed imparare a sue spese cosa significa la sottomissione e la dominazione.
Anche al secondo colpo è rimasta senza fiato, ma non si è mossa né ha emesso alcun gemito.
Ho proseguito con regolarità fino al dodicesimo colpo e poi le ho lascito qualche minuto di pausa avvertendola che ora avrebbe subito altri dodici colpi forti.
Ho aumentato la forza e Desiré non è riuscita a trattenere un piccolo “ohh” piegando le ginocchia. Ho proseguito con la stessa intensità per il resto della punizione e quando ho finito e Desiré si è alzata aveva gli occhi lucidi di pianto ma anche un mal celato sorriso di soddisfazione per essere riuscita a non chiedere pietà.

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