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STORIE DI OMBRELLONE
Lucio

Vidi Roberta per la prima volta al mare. Stesa al sole, si voltolava come un pesce nella farina, coperta solamente da un tanga rosso vivo. Mostrava tra i 20 e 25 anni, media corporatura, dotata di una bellezza classica con bei capelli biondi, occhi eccezionalmente grandi di un azzurro stupendo che esprimevano al tempo stesso tenerezza e voglia di soffrire. Il collo lungo, i seni piccoli, molto rotondi, sodi, messi ben in alto, tali da poter appena a riempire una mano.
Il torace stretto e delicato al tempo stesso, il ventre bello piatto con un piccolissimo piercing all’ombelico.
Seduto comodamente su una sdraio poco distante da lei, studiavo attentamente e con interesse il suo giovane corpo, ma quanto descritto era nulla in confronto delle sue natiche. Una schiena meravigliosamente tornita con le sue linee  che procedevano in giù fino a  quei globi perfettamente
rotondi, insomma un culo da concorso, maestoso, sodo, con quel cordino rosso del tanga che passando tra le chiappe spariva nella fica che immaginavo umida di sudori.
Come non pensare di sculacciarla?!
Sì, sì proprio sculacciare, mettere a nudo un posteriore femminile e stampare su di esso le mie mani aperte e tese, era e resta tuttora uno svago sessuale di cui sono sempre alla ricerca, un mio sogno, un obiettivo che perseguo con tenacia.
Sono quasi certo che questa innocente passione mi deriva da una scena che vidi quando avevo circa 15 anni, (ora ho più di trenta anni) allorché, richiamato dal sordo rumore di sonori schiaffoni, un giorno scoprii un nostro vicino di casa sculacciare la giovane moglie. Abitavano al pianterreno nell’ultima casetta in fondo al cortile e io spesso con la scusa dello skate o del pallone cercavo di andare davanti a quelle finestre per vedere quella giovane signora che aveva per me un fascino particolare. Trovarla nuda sulle ginocchia del marito mentre veniva sculacciata fu un vera bomba che mi portò per mesi e mesi a masturbazioni continue nel ripensare alla scena!  
E, nell'osservare il culo di Roberta, questi ricordi mi tornavano alla mente mentre la mia erezione cominciava a farsi preoccupante. La ragazza forse se ne accorse e sta di fatto che fu molto facile attaccare bottone con lei già al primo giorno.
Alla sera eravamo insieme in discoteca assieme a vari amici suoi e miei e il giorno dopo, in spiaggia  cercai di restare il più possibile solo con lei raccontandole molto di me e anche della mia ammirazione per le sue natiche, natiche ..”da sculacciare.”
“Sculacciare???? Ma tu sei matto!”
Ma la sua indignazione era blanda, detta con un sorriso quasi malizioso sulle labbra.
Dopo poco già confessava che …. ci aveva pensato qualche volta, anzi… spesso, che aveva letto su una rivista femminile una intervista con una ragazza che raccontava di provare l’orgasmo quando il fidanzato la sculacciava.
“Se prometti di non farmi troppo male, beh si può provare”
Un sogno che si avverava e le diedi appuntamento per il tardo pomeriggio a casa mia. Arrivò con quasi mezz’ora di ritardo (già pensavo ad un bidone) e le dissi subito che la dovevo punire per il suo inspiegabile e ingiustificato ritardo.
Roberta  si  era messa una gonna corta svasata ed  una camicetta bianca a mezze maniche così come le avevo chiesto di fare. In un certo senso poteva dare l’idea della collegiale.
Avevo preparato un cavalletto togliendolo da sotto un tavolo e su di esso ci avevo avvolto una coperta in modo che potesse appoggiarsi senza troppe difficoltà.
Come prima cosa le legai le mani dietro la schiena con una corda morbida e la lasciai in piedi davanti a me che  mi sedetti sul divano a contemplare la mia preda che appariva sempre più a disagio.
Decisi di passare all’azione prima che lei avesse qualche ripensamento e che questa occasione mi svanisse nel nulla.
Abbassate le tapparelle spinsi Roberta verso il cavalletto, le slegai le mani e, mentre si massaggiava i polsi doloranti, iniziai a slacciare i bottoncini della camicetta. Era senza reggiseno ed i capezzoli ritti spiccavano dalle aureole rosa.
Lentamente le sfilai la gonna sotto la quale portava delle semplici mutandine bianche di cotonina molto leggera. Volutamente non le tolsi le mutandine limitandomi a  scostarle però ai lati per meglio mettere a nudo quelle chiappe e per poterla colpire più agevolmente.
Dopo averla fatta appoggiare con il busto lungo l’asse del cavalletto, avevo il suo bel culo in aria e ben in mostra. Legai le sue braccia  ad una gamba del cavalletto ed iniziai a legarle anche le caviglie, ma Roberta mi supplicò di non farlo, promettendomi di non muoversi e di non reagire. L'assecondai e già in piena erezione, iniziai la sculacciata.
Picchiavo e ripicchiavo con la mano aperta ora una parte, ora l'altra dei due emisferi, ma senza esagerare nella forza perché volevo gustarmi il più a lungo possibile quella sculacciata che sognavo da tanto tempo.
La pelle delle sue natiche, già abbronzate, stentava a prendere il colorito rosso di un sedere sculacciato a dovere, ma a poco a poco la mia vista fu deliziata da un paio di natiche sempre più rubiconde.
Roberta, tenendosi saldamente con le mani al cavalletto per non cadere, singhiozzava come una bambina, ma c’era una strana intonazione sensuale nel suo gemere e lamentarsi.
Decisi che era arrivato il momento di sfilarle le mutandine e ciò per il solo piacere del gesto visto che esse, messe nel solco, non impedivano alla mia mano di colpire la nuda pelle.
Sfilarle quell’indumento significava che potevo disporre di lei come volevo, che potevo umiliarla e farle sentire che la situazione era in mio potere. Come misi le mie dita tra la sua pelle e l’elastico, comprese la mia intenzione e subito l’assecondò sollevandosi leggermente dal cavalletto per rendere la mia operazione più facile.
Nell’abbassare quell’indumento notai una evidente macchia di umido in corrispondenza del suo sesso. Dunque era più che eccitata per la sculacciata che stava ricevendo, nuda e semilegata sul mio cavalletto.
Continuai mettendoci ancora più forza nei colpi rendendo il sedere di un rosso cupo e prima che diventasse viola impedendole per chissà quanti giorni di essere la mia compagna di ombrellone, mi fermai liberandola dalle corde che l’avvincevano.
Si lasciò cadere quasi senza forze sul pavimento e prima che io mi ponessi dubbi su cosa fare mi tese una mano attirandomi a lei……….










 



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