|
|
|
TIZIANA
By Davide
Ho conosciuto Tiziana sul luogo di lavoro ove mi recavo saltuariamente
come collaboratore, lei era la mia referente. L’ho trovata fin da
subito molto attraente, un viso interessante e un fisico che piace a
molti di noi: fianchi pieni, seni prosperosi e materni, due belle gambe
tornite, in due parole morbida e pesante al punto giusto.
E ancor più mi attraeva il suo carattere, è una persona
decisa, sicura di sé, con una certa dominanza spontanea che
emerge anche sul lavoro e che, l’ho sperimentato, può
diventare imperiosa nei momenti intimi. Ovviamente la trovavo
sensualissima. I nostri rapporti sul lavoro erano normali, ma col
passare del tempo diventavano sempre più confidenziali e
informali. Era chiaro che non le ero indifferente e così
cominciammo a frequentarci, finché una sera mi invitò a
cena da lei. Durante le frequentazioni avevamo già accennato
alla dominazione nella sessualità trovandoci in sintonia ma non
ci eravamo spinti molto oltre, non c’era niente di scontato per quella
sera, tantomeno in senso s/m.
Dopo cena ci sistemammo sul divano per guardare un film che lei
desiderava vedere e ben presto ci trovammo avvinghiati; faceva caldo,
era estate, da subito sentii come mi stringeva forte, molto forte, mi
serrava tra le braccia, mi piaceva e tuttavia mi svincolai, le afferrai
i polsi li portai sopra la sua testa, la sua maglietta già di
per se corta diventava così sempre più corta e cercavo di
alzargliela con i denti per scoprire le abbondanti tette; ero
eccitatissimo.
Lei fingeva di non volerlo e cercava di protestare, allora allentavo la
presa permettendole di risollevarsi di qualche centimetro per poi
ributtarla sul divano, con forza, buttandomi a peso morto su di lei,
strappandole gemiti di piacere. Le stringevo i fianchi con le mie
gambe, la sentivo sotto di me morbida e caldissima. Con questa
provocante cerimonia, strisciammo sul pavimento fino a raggiungere il
letto dove, ormai seminudi, molto sudati, ancora la costrinsi a
restare ben inchiodata al materasso.
Ma tutto questo non era altro che un preliminare che lei si era
concessa. Dopo qualche minuto cominciò a ribaltarsi la
situazione, cominciò a farmi capire che ormai avevo osato
troppo, che avevo passato il suo limite, aveva avvertito che occupavo
la posizione di dominante con sempre meno convinzione e capii che mi
avrebbe vinto e mi avrebbe sottomesso
“Ma cosa vuoi farmi eh? Mi stai sfidando?”- mi diceva con
voce che si faceva sempre più sprezzante (e complice). Io
stringevo più forte e lei mi guardava dritto negli occhi
giurandomi una inevitabile vendetta,
“Sì sì, stronzo fai pure, mi hai preso in giro fino ad
ora; ti è piaciuto giocare a sbattermi, ma tra poco io
farò sul serio... e adesso vedrai come ti strizzo io”.
Il mio ultimo gesto fu quello di lasciarle i polsi per tentare
toglierle le mutandine in un momento di eccitazione oceanica
“GUAI A TE!!!!!”- mi gridò!
Mi prese con forza per i capelli costringendomi la testa proprio in
mezzo alle sue gambe, mi bloccò i polsi da dietro e in un attimo
fu sopra di me. Ora mi trovavo sdraiato sulla schiena, con le braccia
aperte incollate sul letto lei sopra a cavalcioni su di me, con i seni
che sbordavano fuori dalla maglietta. Era stupenda,
pesante, morbida, seduta sulla mia pancia.
“GIRATI! Bene. adesso ti massaggerò la schiena, e come tu me
l’hai rovinata prima sbattendomi sul letto, così il
massaggio te lo farò a modo mio…” - disse con voce ammiccante.
Mi disse di aspettare immobile. Tornò dal bagno con in mano la
cintura dell’accappatoio e con quella mi legò le mani alla
spalliera del letto.Ero messo a nudo e immobile, un vero sogno
realizzato. Seduta sul mio sedere cominciò a massaggiare
delicatamente tutta la schiena, era piacevole, molto piacevole, troppo
piacevole e infatti piano piano la mano si fece sempre più
pesante, “mmm” mugolavo, “ti piace” mi diceva, mentre massaggiava
dolcemente
Al mio sì mi pizzicò con forza la pelle fino a farmi
sussultare,
“E adesso???”
“Ahhh! piano piano Titti, fai piano, ahhh”
“Ti è piaciuto sbattermi prima eh?!” e giù un altro
pizzicotto
“Eeeh..se ti affondassi le dita ben dentro i muscoli??!”- il tempo di
sentire la frase e già sentivo le sue dita che cercavano il
punto più debole fra le scapole,
“No noo piano piano...” - ma la pressione aumentava,
“Allora ti piace adesso ...ti piace??!!” insisteva. Cominciavo a
sussultare spingeva progressivamente, spingeva le unghie nella carne,
sentivo le sue dita affondare nei miei muscoli, tra fibra e fibra,
bruciava
“Cosa mi hai fatto prima? stronzo, lo sai che ti posso dominare quando
voglio? Cosa dicevo prima???”
“Scusa Titti scusamiiii”
“Eh no! adesso la paghi come dico io”.
Prese a massaggiarmi lungo la zona cervicale prima piano e poi
giù i pollici con forza, disegnando delle virgole intorno alla
colonna vertebrale, virgole di dolore; poi con le quattro dita, ora
usando la punta ora le nocche, muovendole dai lombi al collo con un
movimento che sembrava stesse arando la mia povera schiena. Poi
usò anche le unghie descrivendo degli ampi cerchi e
variando assai la pressione fino a procurarmi un dolore davvero
difficile da sopportare:
“Basta Titti basta fa male, ahi, ti prego più piano” - ma non
rispondeva ai miei appelli (per fortuna). Faceva davvero male, ma ero
rapito dal peso del suo corpo, dal trovarmi legato in suo potere, tanto
che la avvisai che si era allentato il legaccio, lei prontamente lo
fissò con un’altra cinghia di sicurezza. Nuovo vincolo,
ancora più forte che le permise di continuare ancora con
più forza.
Adesso andiamo più sotto, mi disse: “guai a te se ti muovi”
cominciò a pizzicare la zona lombare, prima prendendo molta
pelle, procurandomi un dolore intenso “a morsa”, poi sempre nella
stesa zona, pizzicando con le unghie, e lì il dolore era intenso
“Ahhia aaaahhia....ahhhhhhaahh” - gridavo disperato, e lei
sadica, mentre mi stringeva
“Allora Davide, quale preferisci mh? - mi derideva al mio
sussultare- e rispondi” e giù un altro pizzicotto deciso come
una stilettata. “rispondi o continuo per un’ ora con tutti e due
altrimenti te ne daro di un solo tipo”.
Era incredibile, dovevo scegliere tra due mali per nulla sopportabili
eppure...
“Ti decidi veloce!”
“I pizzicotti, i pizzicotti..”
“Bene preparati perché te ne darò trenta sul fianco
destro e trenta sull’altro. Si cominciaaaa”.
Altro che pizzicotto! fu lunghissimo, e mugugnai per tutto il tempo
“mmmmm ahhhhh mmhh” poi a raffica il secondo e il terzo e il quarto.
Per cercare di sentire meno male irrigidivo il muscolo sottostante ma
era inutile perché la pelle non diventava più dura!
Cercavo di sottrarmi con forza ma lei con due o tre sculacciate dalla
parte opposta mi faceva tornare a posto.
Me le dava forti, decise e ne presi molte di queste pacche
“Fermo, ferrr..mo” e sciaf “così ti ricordi - mi diceva -
di ciò che non puoi fare con me!”.
La pena continuava, ormai la pelle era d’un rosso fuoco. Prendeva
“pazientemente” la mia pelle, la strizzava , la girava,
“Nooo nooooo ahhhh ahhh” - erano le mie grida, cercavo di stare
il più immobile possibile perché se mi muovevo troppo lo
rifaceva daccapo. Al diciassettesimo “torchio” non ce le feci
più e mi uscirono alcune parole non gentili verso di lei
con il risultato di farla innervosire e beccarmi un supplemento
di cinque pizzicotti dati in un tempo troppo breve per essere
sopportato.
Cosi mi misi a singhiozzare silenziosamente, a singhiozzare
pietà. (Ammetto di non essere molto resistente). La mia schiena
ribolliva come una pentola, sentivo brivido, caldo, freddo, il taglio
delle le unghie, la pressione malefica del polpastrello, la mia schiena
era una tavolozza dei dolori a disposizione della sua estro. Come se
non bastasse cominciò a usare anche i denti, strizzava la pelle
con le dita, appena lasciata me la mordeva con gli incisivi, con i
canini; un male diabolico, che tra all’altro aumentava quando mollava
la presa. Non me ne diede molti perché vi assicuro che sono
dolorosissimi. Qui non era la quantità ma il fatto che poteva
dosare tempo e forza e modo, non è un momento secco e preciso
come la frustata. Mentre si divertiva io stingevo i denti e gli occhi e
la bocca, perché mi aveva detto che ogni lamento troppo forte
sarebbe stato punito, infatti mi ricordava ogni tanto,
“Ah ah ah troppo forte, ti sei lamentato troppo forte, rifaccio..”
E rifaceva e io dovevo stare muto altrimenti l’avrebbe rifatto in
continuazione.. Il silenzio mi costava molto e il dolore erano
solo urla soffocate a malapena nel cuscino.
“Adesso passiamo al sedere”
“No, no non.. non...”
“ZITTO!!”
Seguì una sculacciata fortissima, mi abbassò i
pantaloni e gli slip e dunque anche il mio sedere subì dapprima
i pizzicotti, piccoli e grandi, poi le graffiate. Cominciò lenta
e leggera sulle natiche esterne aumentando la pressione in
prossimità dell’ano.
“Ahh ahhha hhhh” mi contorcevo ma lei, col suo dolce peso, con le sue
umide labbra vaginali a contatto con la mia pelle (che però non
potevo vedere) mi dava un po’ di sollievo. Avrei desiderato continuare
ma si stese sopra di me, pesante e morbida, forse per godere della mia
schiena ribollente.
Se Titti leggerà questo mio scritto saprà che io mi sarei
spinto molto più oltre quella sera anche se ero davvero provato.
Purtroppo tutto questo rimase un episodio isolato, un felice episodio
di complicità, un segreto, fra di noi: lei si era trasformata
per il suo piacere in una domina stupenda capace di farmi
esprimere serenamente il mio masochismo, che dire…., grazie Titti, ti
voglio bene.
Davide.
|
|
|