Trailer SM Video
  Novitą nel Sito
  Newsmeetings
  Reality
     Fotostorie
     Feste
     Tecniche
  Fantasy
  Feet
  Spanking
  Visibility
  Letteratura
  Racconti d'Autore
  Drawings
  On Newspapers
  Fetish Links
  ClubStories
  Dvd sadomaso
 Mappa del sito
  Video Sadomaso
  SM Video

Vocabolario
Cerca


Vai


NewsMeeting
Jul-2010
L M M G V S D
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  
»Home »Reality  »Tecniche 
RUDIMENTI SULLA VERBERAZIONE DELLE NATICHE
A cura del Tutore

Generalità

Con il termine “verberazione” si intende la percussione mediante sferze, termine generico che può indicare qualsiasi strumento verberatorio. Sinonimo di verberazione è fustigazione, in genere riservato tuttavia alla verberazione mediante sferze particolarmente flessibili. La verberazione quindi è sempre strumentale, e non comprende la sculacciata, termine che, in senso stretto, si riferisce solo all’impiego della mano nuda (o guantata, ma comunque priva di estensioni). L’inglese spanking, benchè nato per indicare la sculacciata manuale, ha oggi un’accezione più vasta, talché può essere applicato anche a quella “strumentale” cioè alla verberazione vera e propria. Lo stesso non si può ancora dire di “sculacciata” benchè nel parlare corrente sia sempre più diffusa l’abitudine di definire “sculacciata” anche la verberazione strumentale, visto che entrambe interessano lo stesso distretto anatomico, il sedere, vulgo culo, donde appunto “sculacciare” e “sculacciata”.

Gli strumenti
Le sferze, cioè gli strumenti verberatori, si distinguono preliminarmente in due tipologie: sferze vere e proprie, cioè canoniche, ovvero preparate a tale scopo, e sferze atipiche, ovvero strumenti verberatori contingenti o impropri. Questa seconda categoria comprende tutti quegli utensili che sono stati concepiti per un uso diverso, ma che, all’occorrenza, possono essere impiegati, con maggiore o minore soddisfazione, per frustare le natiche. Ricordiamo le cinture, i righelli, le stecche da disegno, i pezzi di corda per la biancheria, le spatole da cucina, le racchette da ping-pong ecc. Sferze improprie di interesse storico sono anche le ormai introvabili stecche di balena dei busti muliebri e le corregge, sia usate per le finiture ippiche (donde il termine “staffile”, da staffa) sia per affilare i rasoi (in inglese strap).
Le sferze canoniche, vere e proprie, possono essere singole (o monoglosse) oppure multiple (o poliglosse) a seconda che siano sostituite da un unico elemento verberante o da più di uno.
Le SFERZE SINGOLE a loro volta appartengono a due famiglie, quelle omogenee, le cui caratteristiche cioè restano simili (se non identiche) per tutta la loro estensione, e quelle eterogenee (dette anche spezzate) nelle quali si distinguono un manico (o impugnatura) ed una lingua (o lacinia o codolo) che è quella che colpisce il bersaglio.
In base alla loro rigidità/flessibilità ed elasticità le sferze omogenee si suddividono nelle seguenti classi:
Canne o ferule, molto rigide, quasi incapaci di flettersi, quanto meno in seguito all’impatto con una superficie curva quali sono le natiche. Tali sono la cannavera (o canna scolastica) ed in genere tutte le canne di bambù.
Bacchette, moderatamente flessibili e molto elastiche, talché una volta curvate tornano immediatamente nella posizione rettilinea. Rientrano in questa categoria la maggioranza delle sferze vegetali: le bacchette scolastiche e domestiche ordinarie di Spiraea, ligustro, sinforina ecc; quelle “di Rigore” di corniolo (“olio-di-bosco”), di nocciolo, rossospino ecc., quelle speciali di palma e molte altre.
Verghe, molto flessibili e più resistenti alla rottura delle bacchette ma molto meno elastiche (“torpide”). La verga per eccellenza è quella che si ricava dalle diverse varietà di salice rosso e si distingue in base alle dimensioni in “puellare” (o “verghetta”), “scolastica”, “ordinaria”, “di Rigore” e “di Massimo Rigore”.
Alcune sferze vegetali hanno caratteristiche intermedie che rendono problematica la loro univoca assegnazione ad una delle tre categorie sopra elencate. Tali sono i due principali strumenti verberatori della Disciplina Anglosassone: la betulla (Birch) che viene generalmente catalogata come una bacchetta, ma la cui grande flessibilità e modesta elasticità ricordano di più una verga (da cui differisce però per la maggiore fragilità) ed il Cane, che viene di norma assimilato ad una canna (il suo nome stesso lo dice) ma che rispetto alle vere canne di bambù (la canna-vera, appunto) è molto meno rigido e più flessibile, per cui le sue caratteristiche, sia fisico-dinamiche, sia organolettiche (cioè le sensazioni che produce sulla cute verberata) si avvicinano a quelle di una bacchetta.
A loro volta le sferze spezzate si suddividono a seconda della lunghezza relativa della lacinia rispetto al manico in:
Fruste, se la lacinia (di cuoio o di pelle intrecciata) è lunga almeno quanto il manico, il quale a sua volta è elastico e contribuisce ad imprimere energia cinetica alla lacinia;
Scudisci, se il manico è corto e rigido con l’unica funzione di impugnatura, e la lacinia (in genere di nerbo di bue, donde il sinonimo “nerbata” per “scudisciata”) è molto più lunga;
Staffili, se la lacinia è cortissima (linguetta o “sverzino”) ed il manico, molto più lungo e flessibile, partecipa all’impatto con la sua estremità distale.
Il termine un po’ equivoco frustino può indicare sia una frusta di dimensioni ridotte (quali sono quelle che in genere si usano nella Disciplina Corporale) sia una variante dello staffile (“frustino da equitazione”)
Se ora consideriamo brevemente le SFERZE MULTIPLE, (o poliglosse, a molte “lingue”) esse possono essere talora definite in base al numero delle loro lacinie: bifide, trifide o triglosse, tetraglosse, pentaglosse ecc. In base a questa definizione il celebre “gatto a nove code” sarà una sferza “nonaglossa”). Più importante è tuttavia ricordare che le sferze multiple coincidono con i flagelli e che esse si possono ottenere sostanzialmente in due modi: affastellando un certo numero di verghette flessibili, legate per la base che viene così a costituire l’impugnatura (tali sono i flagelli di giunco, di salice piangente, di betulla ecc) oppure fissando all’estremità del manico di uno scudiscio due o più linguette (di cuoio, corda, plastica o altro) invece di una sola e più robusta. Flagelli di questo secondo tipo sono quelli penitenziali ( “monastici” o “monacali”) molto adatti anche all’autoflagellazione, ed i cosiddetti martinetti di sadiana memoria, con, il manico più lungo e talora flessibile, così da imprimere un impulso maggiore alle numerose lacinie che in questo caso sono quasi sempre di cuoio.

TABELLA RIASSUNTIVA: CLASSIFICAZIONE DELLE SFERZE

1.    SFERZE IMPROPRIE (cinture, righelli, racchette ecc.)
2.    SFERZE CANONICHE
    2.1 Singole o monoglosse
        2.1.1. Omogenee
                canne o ferule
                bacchette
                verghe
                casi particolari: cane, birch
        2.1.2. Eterogenee o spezzate
                Fruste
                Scudisci
                Staffili
                Frustini
    2.2 Multiple o poliglosse
        2.2.1. Flagelli
                vegetali (di betulla, di salice piangente, di giunco ecc.)
                penitenziali o monastici
                martinetti



I bersagli
I bersagli delle sferze, ovvero le anatomie disciplinabili mediante la verberazione o fustigazione  delle natiche, sono, prima di tutto, ovviamente, le natiche stesse (sinonimi: glutei, chiappe, culatte) ed il solco che le separa, ed inoltre i distretti limitrofi costituiti dai lombi, dalla parte alta delle cosce, dalla regione anale e perineale e dai genitali (sinonimi: pudenda o pudende, muliebra, vergogne, organi sessuali). Naturalmente non tutte queste parti corporee sono sempre usufruibili durante la verberazione delle natiche; la loro effettiva esibizione e soprattutto la loro fruibilità disciplinare (“emendabilità”) dipenderanno sia dalla positura assunta dalla corrigenda (vedi sotto) che dalle caratteristiche della sferza usata, più o meno flessibile e “penetrante” ovvero intrusiva (vedi sopra). La positura, in casi estremi e particolari, può rendere verberabili insieme alle natiche perfino le poppe (sinonimi: tette, mammelle, zinne, seno) che in genere, essendo rivolte in direzione opposta alle natiche non partecipano alla fustigazione di queste.

Le positure
Sia la positura della corrigenda che la posizione dell’esecutore/ice assumono un’importanza fondamentale nella verberazione delle natiche, assicurando da un lato la piena usufruibilità di esse e delle zone limitrofe richieste, e conferendo dall’altro alle anatomie disciplinabili la forma, la consistenza ed il grado di esposizione adatti alla sferza usata e commisurati alla severità del castigo.
Se si considerano i punti di appoggio la positura può essere in piedi, appesa, genuflessa, distesa bocconi, distesa supina (in questo ultimo caso necessariamente con le gambe piegate e ginocchia retroflesse verso il petto per esporre le natiche, altrimenti nascoste dal piano di appoggio.
Le reni, ogniqualvolta sia possibile, devono essere inarcate (a cul d’anatra) per porgere al meglio le natiche ai colpi di sferza.
Se si considera il corpo nel suo complesso, esso può essere eretto, inclinato, ripiegato, e, nel caso delle positure genuflesse, prono e prostrato, cioè con petto appoggiato sullo stesso piano dove si trovano le ginocchia ed il sedere proiettato indietro ed in alto.
Le cosce possono essere accostate, socchiuse (o “beanti”), aperte e spalancate (divaricate al massimo).
Di conseguenza le muliebra potranno essere celate, palesi, esposte ed esibite; in quest’ultimo caso si parla anche, a seconda del grado di esposizione, di positure a pudenda esposte ed a fica beante.
L’anatomia del posteriore muliebre è tale che in alcune corrigende neppure il massimo grado di “apertura” garantisce l’usufruibilità verberatoria del distretto anale. In questi casi la sua esibizione può essere assicurata solo da artifici meccanici, quali quelli consentiti dai divaricatori, che possono essere interni (“a pettine” o “a spiedo”) oppure esterni (“a morsa” o “ad uncini”).
Oltre al grado di usufruibilità delle anatomie verberabili, la positura determina un altro parametro di fondamentale importanza, soprattutto per quanto riguarda la scelta dello strumento verberatorio, cioè la forma e la consistenza delle natiche: queste possono essere piene, cioè soffici, morbide e quindi anche deformabili con facilità; semipiene, tese ed ipertese, mano a mano che, aumentando il grado di ripiegamento e di “apertura”, la natica diventa meno sporgente e meno carnosa e la cute va via stirandosi. Per inciso va detto che, grazie ad un consistente pannicolo adiposo e ad una loro naturale opulenza i glutei muliebri conservano un certo grado di “tenerezza” e deformabilità (misurate dal cosiddetto “coefficiente di pizzicabilità”) anche nelle positure più spalancate ed ipertese. Resta comunque evidente che le sferze rigide prediligono natiche morbide, dove esse possano “affondare”, non potendo, viceversa, piegarsi per assecondare la curvatura del posteriore. Su natiche tese ed indeformabili questi strumenti troppo rigidi finirebbero per colpire solo il punto d’impatto, come rette tangenti ad una sfera. Le sferze flessibili invece, che, piegandosi, possono seguire le curvature anatomiche, daranno i risultati migliori su natiche tese, stante anche la maggior sensibilità della cute tirata, per non dire della capacità che le sferze più flessibili, ed in particolare certe verghe e tutti gli scudisci ed i flagelli hanno di penetrare tra le cosce e di insinuarsi nel solco e negli anfratti dove si appalesano le pudenda, la cui esposizione è sempre proporzionale al grado di tensione e di apertura delle natiche.
Alcune positure classiche, la cui descrizione dettagliata sarebbe lunga e complicata, vengono talora definite con nomi convenzionali: tali sono la positura a forcina di capelli, quelle della spigolatrice, della guardona (l’unica che assicura la disponibilità posteriore delle poppe oltre che delle natiche e delle pudenda), della lavandaia, di Guendalina, della gatta che si stira, della ranocchia, quella ginecologica ecc.
E’ infine importante ricordare che oltre alle positure “a corpo libero” vi sono tutte quelle “assistite”, cioè rese possibili o più funzionali (benchè spesso più penose per la verberanda) dall’ausilio degli innumerevoli strumenti posturali, il più comune dei quali è l’ inginocchiatoio (spesso una comune solida sedia di legno) ma la cui lista comprende anche la scala, la carrucola, il cavalletto, gli eculei, la panca verberatoria, il trespolo, il traliccio ecc.
Benchè meno variabile della positura della verberanda, la posizione dell’esecutore/ice non è meno importante ai fini di una efficace verberazione delle natiche. Facendo sempre riferimento ad un esecutore destrimano la sua posizione più frequente (canonica) è quella retrostante laterale sinistra. Questa infatti gli permette di applicare con energia e precisione qualunque tipo di sferza trasversalmente su entrambe le natiche. In questo modo tuttavia tutte le battiture avranno la stessa direzione e la punta della sferza cadrà sempre sulla parte esterna della natica distale (la destra) o su quella interna (mediana) della natica prossimale (la sinistra). Per invertire la direzione dei colpi e rendere la fustigazione più omogenea e simmetrica, l’esecutore/ice dovrà cambiare posizione assumendo quella retrostante laterale destra, avendo anche cura di ruotare il corpo leggermente più all’indietro, onde facilitare l’applicazione del colpo che questa volta (essendo l’esecutore destrimano) dovrà essere calato di rovescio. Ciò richiede una maggiore perizia verberatoria, mentre per l’esecutore mancino sarebbe vero il contrario. Da questo punto di vista un esecutore ambidestro sarebbe ideale. La terza posizione fondamentale dell’esecutore, che richiede una positura prostrata o comunque prona della verberanda, è quella incombente perpendicolare retrospettiva, cioè con le gambe aperte a compasso, a cavalcioni della corrigenda il cui corpo, infilato tra i piedi dell’esecutore, è rivolto in senso opposto; si tratta della posizione ideale per eseguire le verberazioni longitudinali e lo whipping-in, ed è anche quella che consente di raggiungere le muliebra con maggiore precisione. Risultati soddisfacenti si ottengono anche se l’esecutore assume una posizione incombente ma laterale (anziché perpendicolare), destra (la più efficace, perché il “braccio operativo” si trova più vicino al corpo della verberanda) o sinistra; in questo caso le battiture tenderanno ad essere oblique anziché rigorosamente parallele al solco e “centrare” sistematicamente i genitali diventa meno agevole. Molto comoda e razionale per l’esecutore è la posizione laterale semplice (destra o sinistra in questo caso è indifferente) che però può essere assunte soltanto se la corrigenda è posizionata bocconi sulla panca verberatoria.

Le tecniche
Buona parte degli aspetti tecnici inerenti la verberazione delle natiche sono impliciti in quanto già detto relativamente ai bersagli, agli strumenti ed alle positure. Riassumendo si può dire che i colpi di sferza (“le battiture”) i cui segni tangibili sono le tracce lasciate sui glutei (di colore che va dal rosa al rosso al violetto, più o meno rilevate e talora “a binario”), possono essere innanzitutto trasversali (perpendicolari al solco), longitudinali (parallele al solco) oppure obliqui (intersecano il solco con angoli diversi da 90°).
A loro volta i colpi trasversali ed obliqui possono essere monolaterali, se interessano una sola natica, o bilaterali, se le interessano entrambe; a seconda poi della loro direzione si distinguono in esterni (o centrifughi) se la punta della sferza è diretta verso l’esterno della natica, oppure interni (o centripeti) se la punta della sferza è diretta verso l’interno della natica, tende cioè a penetrare nel solco oppure in mezzo alle cosci o si dirige sulle pudenda. In questo secondo caso si tratta evidentemente di colpi necessariamente monolaterali.
I colpi longitudinali invece possono essere laterali (destro o sinistro) se percorrono per il lungo l’una o l’altra delle natiche finendo spesso sulla parte alta della coscia corrispondente, oppure mediani (o interni), quando finiscono interamente nel solco e raggiungono in genere le sottostanti muliebra (si parla in questo caso anche di whipping-in ovvero “verberazione interna”)
Mentre gli strumenti rigidi o comunque poco flessibili e per niente “intrusivi” (ferule, canne, cane, la maggioranza delle bacchette) si prestano soprattutto alle tecniche trasversali, quelli più flessibili (verghe, scudisci, frustini, flagelli) danno risultati eccellenti anche se usati con la tecnica longitudinale, soprattutto quando sia necessario mortificare le parti vergognose della verberanda. In questo caso l’esecutore assume la posizione “incombente perpendicolare retrospettiva” (vedi sopra), con la corrigenda prona tra le sue gambe nella positura più spalancata possibile, e conferisce alla sferza (meglio se un flagello) un movimento di risalita finale che spinge le estremità delle lacinie contro le pudenda esibite “a fica beante”.
Una tecnica del tutto particolare, consentita solo da strumenti spezzati molto flessibili (scudiscio ma soprattutto frustino) è quella della stoccata, con la quale l’esecutore, che assume una posizione “retrograda remota” cioè distante dalle natiche delle verberaranda, colpisce queste ultime con un colpo secco della sola punta della sferza, la quelle, scaricando tutta l’energia d’impatto in un unico punto, lascia una traccia tanto breve quanto rilevata ed intensa (spesso sanguigna se non cruenta).

Condotta, Regole e Sanzioni
Ogni Regolamento Disciplinare esordisce dicendo che il comportamento della corrigenda durante l’emendamento corporale deve essere “irreprensibile” e specifica che affinchè ciò si verifichi la corrigenda non solo non deve ostacolare ma deve agevolare l’esecuzione del castigo. Più in dettaglio viene precisato che essa “deve assumere e mantenere per l’intera durata della punizione la positura stabilita dai Superiori”. Deve altresì, salvo diverse disposizioni al riguardo “numerare diligentemente tutte le battiture di ogni singola Dozzina, con voce chiara e ferma, e ringraziare l’Esecutore/ice al termine di ogni Dozzina”. Anche ciò che NON deve fare è stabilito molto chiaramente dal Regolamento: “Durante l’intera verberazione la corrigenda dovrà astenersi da movimenti impropri, ancorchè di modesta entità. Dovrà inoltre astenersi da intemperanze verbali, emissioni vocali indebite, esalazione di flautolenze ed espulsione di liquidi organici” Quest’ultima precisazione si riferisce soprattutto all’eventualità che la corrigenda riceva la verberazione “a pancia piena” cioè durante la fase di ritenzione di un clistere.
Resta da aggiungere che la numerazione delle battiture è di regola successiva alla battitura stessa; se invece viene adottata la numerazione precedente, essa deve essere in genere seguita, dopo il colpo, da una espressione di contrizione (del tipo: “sono una porcella”, non devo scorreggiare in pubblico”, “non devo toccarmi la fica” ecc.). In ogni caso è importante che nel momento in cui il dolore della sferzata si fa sentire maggiormente la corrigenda non soltanto non gridi, ma abbia da pronunciare delle parole con voce controllata. La numerazione inoltre può essere crescente (da uno a dodici) oppure decrescente (da dodici a uno, o meglio, da undici a zero); può essere inoltre semplice o disgiunta (quando si richiede alla verberanda di tenere conti distinti di due dozzine di colpi che va ricevendo contemporaneamente sulle due natiche). I Superiori possono anche stabilire che la numerazione anziché in italiano sia eseguita in una lingua straniera, di regola in inglese, in omaggio ai principi della British Corporal Discipline. Va tuttavia osservato che – salvo problemi di pronuncia – questa seconda è meno penosa poiché i numeri inglesi sono per lo più monosillabici, mentre quelli italiani sono prevalentemente bisillabici (u-no, ot-to) o addirittura trisillabici (un-di-ci, do-di-ci) e pertanto più difficili da sillabare chiaramente quando si è  in preda al dolore.
Per quanto riguarda i movimenti impropri, quelli più insidiosi ed incontrollabili, ma non per questo perdonabili, sono la rotazione del capo verso l’Esecutore/ice, per sbirciare che cosa stia facendo, dettata dall’ansia e dal nervosismo quando l’attesa diventa snervante, e la mai abbastanza deprecata contrattura delle natiche. Questa è particolarmente intollerabile non solo perché antiestetica, ma anche e soprattutto perché rende la battitura meno efficace e tradisce un rifiuto della meritata punizione da parte della verberanda.
In principio le sanzioni provocate dalla mancata osservanza del Regolamento durante la verberazione delle natiche sono a discrezione dell’Esecutore. Esiste tuttavia una prassi consolidata che prevede che ogni battitura che dia luogo ad un’infrazione sia considerata nulla e venga ripetuta e che, dopo tre ripetizioni nell’ambito di una stessa Dozzina, l’intera Dozzina venga ripetuta dall’inizio. Esistono anche mezzi deterrenti e coercitivi studiati per contrastare le infrazioni. Tra i primi ricordiamo il tribolo anale che rende la contrattura naticale particolarmente dolorosa; tra i secondi i diversi tipi di bavagli, che impediscono alla corrigenda di gemere ed implorare (ma anche di numerare i colpi!) e le cinghie e le corde usate per immobilizzare corrigende particolarmente riottose e disubbidienti. L’impiego dei mezzi coercitivi tuttavia deve essere limitato ai soli casi di estrema necessità e va considerato comunque una concessione che si fa alla corrigenda che in tal modo viene aiutata a non compiere infrazioni. Di conseguenza in tali circostanze è sempre opportuno compensare questo “vantaggio” inasprendo la verberazione con un congruo numero di battiture supplementari.




ClubStories  Drawings  Dvd sadomaso  Fantasy  Feet  Fetish Links  Letteratura  Newsmeetings  Novitą nel Sito  On Newspapers  Racconti d'Autore  Reality  SM Video  Spanking  Trailer SM Video  Video Sadomaso  Visibility