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L’AUTOSOMMINISTRAZIONE
L’autosomministrazione del clistere
ha presentato nel passato notevoli problemi di ordine tecnico. Risale
infatti appena agli inizi di questo secolo l'invenzione del moderno
"enteroclisma", i cui prototipi venivano costruiti con il contenitore
in metallo, tubo in gomma "caucciù" e cannula in osso o - a
volte - in legno.
Ma l'esigenza di autosomministrarsi il serviziale si era già
fatta sentire molto prima ed i motivi possono essere stati i più
diversi: dalla necessità di avere in casa un'attrezzatura utile
per i casi più urgenti, all’opportunità di non dover
ricorrere ogni volta all'ausilio del Medico o dello Speziale - costosi
allora forse più degli odierni specialisti -, fino alla non
trascurabile ipotesi che damine e damigelle, pudiche e ritrose, mal
sopportassero l'intervento del Medico (maschio da sempre) preferendo
invece una più discreta operazione solitaria, ugualmente
dolorosa, ma con il vantaggio di non dover mostrare culo e dolore allo
Speziale di turno, o di famiglia.
Teniamo presenti le ingombranti dimensioni dei siringoni in metallo del
17° secolo (non dimenticando che neanche la "peretta" era stata
ancora inventata) ed apprezziamo dunque l’ ingegnosità con la
quale vennero pensati almeno due originali espedienti: la siringa con
cannula ricurva (fig. 1) e la "macchina per clisteri" (figg. 2-3-4-5),
con lo stantuffo in posizione verticale!
Belli e funzionali, questi utensili potrebbero essere utili ancora
oggi! (Il problema è semmai quello di trovarne qualche esemplare)
Specialmente le macchine per clisteri o clistere da tavolo ha avuto una
buona diffusione, almeno fino all’avvento dei primi contenitori a
caduta, da appendere al muro.
Tra i due sistemi c'è comunque una differenza sostanziale:
qualunque tipo di
contenitore posto in alto lascia scorrere l'acqua in maniera meccanica
e costante, per cui chi subisce il lavaggio deve soltanto rimanere
immobile, o quasi, attendendo con pazienza la fine del supplizio
dell’irrigazione. Ben diverso doveva essere invece l'atteggiamento di
chi si sedeva su una macchina per clisteri: la giovane fanciulla o la
vecchia cortigiana non poteva infatti limitarsi a quella sorta di
mini-impalatura sul beccuccio di metallo che probabilmente non
rappresentava di per sé nulla di spiacevole ... No, bisognava
poi procedere alla spinta manuale sullo stantuffo e l'operazione
presupponeva una certa fermezza e decisione, una volontà di
"farsi il clistere" messa già a dura prova dopo i primi sconci
gorgoglii dovuti all'acqua che velocemente e dolorosamente saliva nella
pancia. Consideriamo poi il probabile uso di economico sapone a scaglie
(soda), disciolto nell'acqua calda, e possiamo arrivare a ragionevole
conclusione che l'intera operazione doveva risultare tutt'altro che
piacevole e rilassante!
Non immagino una cosa facile infatti continuare a spingere con forza
sullo stantuffo, per "pompare" ancora acqua in culo, quando il
rimescolamento internamente in atto poteva essere già più
che sufficiente per far piagnucolare di sconforto più di una
donzella di stitiche abitudini.
Tutt'altra cosa, dunque, rispetto ai modesti clisterini che i viziati
schiavetti di oggi subiscono "passivamente" sul letto, delegando
all'enteroclisma appeso all'armadio ogni funzione di "dispenser" di
acqua e/o di - poverini! - non irritante camomilla.
Oggi esiste comunque anche la peretta, che presenta la buona
caratteristica di dover essere premuta con decisione, ricordando
così (almeno un po') i più crudeli strumenti del passato.
C'è poi l'interessante alternativa ben raffigurata nelle altre
foto. Mi sembra questo un valido moderno sistema di
autosomministrazione! La borsa con beccuccio - piena di liquido caldo -
si svuota repentinamente sotto il peso del corpo. Anche se il liquido
contenuto solitamente non è molto, l'aspetto punitivo è
garantito dalla estrema velocità di entrata del liquido stesso,
impensabile da ottenere con autosomministrazione mediante peretta o
enteroclisma.
Ogni tardivo ripensamento è qui inutile: chi vi siede sopra ha
quasi immediatamente il culo pieno di acqua calda e può soltanto
lanciare un urlo di dolore, seguito semmai da prolungati lamenti dovuti
agli effetti degli ingredienti aggiunti, quali possono essere olio,
sapone e glicerolo ... Fin qui gli aspetti puramente tecnici. Ve ne
sono però anche di altro genere.
Ed infatti: perché una persona decide di autopraticarsi un
clistere?
Tralasciando i motivi fisiologici, ed anzi pur in totale mancanza di
questi, si direbbe che lo fa perché è masochista ed ama
essere sottomesso. Ma sottomesso da chi?
Può uno schiavo o una schiava sottomettersi da solo/a? Io ho i
miei fondati dubbi!
Si può indulgere in pratiche di automasochismo per puro
allenamento, o per "provare" una punizione nuova, e tutto ciò va
benissimo! Chi però vi si dedica - magari a tempo pieno - con
l'illusione di auto-soddisfare così la propria voglia di
sottomissione è, a mio avviso, del tutto fuori strada! Due sono
gli errori, o meglio i vizi, cui si va incontro.
Uno è quello di non riuscire a sottomettersi per nulla in
quanto, non appena il dolore diventa significativo può scattare
una meccanismo di autoconservazione che fa sì che i soggetti
meno decisi interrompano di colpo la punizione, che così
ovviamente non sarà mai raggiunta (anche perché
l'eventuale umiliazione o vergogna, che pure ci può essere,
è del tutto relativa a causa della mancanza fisica di un'altra
persona di cui concretamente e realmente aver pudore o soggezione).
L'altro errore colpisce i soggetti più determinati. Vi sono
persone che, con invidiabile fermezza, si producono assiduamente in
pratiche di automasochismo di ragguardevole intensità, non
già per allenamento o per libera scelta, ma per dichiarata
rinunzia ad ogni contatto esterno, vista l'obiettiva difficoltà
di averne
uno.
Parlando di clisteri, c'è chi se ne autosomministra un paio da
quattro litri per ottenere poi una buona eiaculazione finale, ma fa
sempre, tutto, unicamente da solo! Sono d'accordo sulle
difficoltà di trovare un partner (anche saltuario) adatto alle
proprie esigenze e complementare nei desideri, riconosco che tale
ricerca è faticosa e comporta inevitabilmente il rischio di
qualche delusione e/o brutta figura, tuttavia ritengo che l'adagiarsi
ad una vita S/M completamente ed unicamente solitaria significhi non
riuscire a conoscere mai che cos'è il vero S/M.
S/M è il confronto tra due personalità, una Padronale e
l'altra intrisa di sottomissione. È dolore e costrizione. Ma
è anche il turbamento e l'imbarazzo di una umiliazione
proporzionale e condizionata alla bellezza, all'età, alla
altezzosa sdegnosità, alla noncuranza o persino alla completa
indifferenza della Padrona (o del Padrone).
Tutte sfaccettature che - com'è ovvio - vanno inesorabilmente
perdute nel caso in cui i soggetti schiavo e Padrone coincidano nella
stessa persona. Inoltre, lo schiavo non è un fachiro indiano
insensibile al dolore; egli invece deve essere costretto a sentire il
dolore perché ciò è segno di dedizione verso la
Padrona e vero autentico motivo di eccitazione fisica e mentale per
entrambi.
Immagino che ci saranno diversi pareri contrari, ma sono convinto che
persino l'incontro con una fredda "professionista" possa arricchire il
bagaglio di esperienze di uno schiavo, almeno quanto un'ennesima prova
di fin troppo rassicurante automasochismo solitario.
La Padrona è pigra, svogliata? Bene, allora tu schiavo hai
doppiamente di che vergognarti! Hai infatti pagato la salata parcella
soltanto per farti umiliare: tu stai soffrendo con il culo in alto e
Lei, giovane e bella, ti guarda con disprezzo mentre per soldi ti
riempie il culo di acqua calda. (Riflettendoci bene, riesco ad
immaginare ben poche situazioni più mortificanti di questa!).
Autosomministrazione sì, dunque, ma non come esclusiva abitudine
solitaria, bensì forma di allenamento, o anche esibizione per
esigenti spettatori, perché S/M senza S non può
esistere!
Aldo
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Le foto di questo articolo sulla giuliva siringa ritraggono - per
gentile concessione del sig. Carletto, il maggior collezionista
italiano di apparecchi per clisteri - alcuni vecchi strumenti per
l'autosomministrazione del clistere. Sono stati fotografati da
Fulvio Brumatti
Alcuni si differenziano per la diversa curvatura nella parte finale che
penetra nell'ano. L'apparecchio della foto 4 è più
sofisticato e la persona si può sedervici sopra con molta
tranquillità venendo "penetrata' per la misura strettamente
necessaria. Quello della foto 2 è incastrato in apposita
scanalatura di una panca adibita a questo scopo. Molto in uso in
conventi, collegi e nelle case nobiliari che potevano permettersi uno
strumento del genere.
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