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CARLA
di Alessandro

Conoscevo Carla di vista perché avevamo amicizie in comune ed un giorno ci trovammo a fare la fila alla Posta insieme. Con la scusa più banale (ma noi non ci conosciamo già?) attaccai discorso e ci fermammo a mangiare un panino in un bar all’ora di pranzo.
Era veramente simpatica oltre che bella e anch’io dovevo risultarle simpatico perché al sabato sera andammo a ballare in discoteca insieme.
Al ritorno, in macchina le presi una mano ed iniziai a baciargliela.La cosa le piacque moltissimo, tanto che cominciò a muovere la mano giocando con essa sul mio viso. Mi infilava le dita in bocca, muoveva la mano sulla mia faccia, la faceva scorrere tra i capelli, non mi concesse altro.
Ma qualche sera dopo, a casa sua, ripresi il discorso da dove era interrotto. Le feci tanti complimenti e le dissi che era una ragazza splendida da adorare da capo a... piedi.
«Addirittura» fece Carla.
«Sì, posso dimostrartelo, se vuoi».
Lei mi guardò a lungo e acconsentì. Era semisdraiata sul divano e si sollevò la corta maglietta scoprendo il suo ventre liscio e con fare molto normale si sollevò anche la gonna di jeans scoprendole cosce e dicendomi che potevo iniziare dalle parti che aveva scoperto.
Cominciai ad adorarla ricoprendola di leccatine e bacetti e mi avvicinavo sempre più, bacio dopo bacio, alle sue estremità ricoperte da un paio di ballerine..
Ruppi gli indugi e cominciai a baciarle il sopra dei piedi sfilandole contemporaneamente le scarpette e la guardavo di sott'occhi. Mi lasciava fare. Ero eccitatissimo e il rigonfiamento della patta dei pantaloni parlava da solo.
Dopo averle baciati di lato presi il suo piede destro e cominciai a riempire di bacetti e a succhiare una per una le dita. Un ultimo timore mi frenava.
«Non ti da fastidio» le chiesi.
«No - rispose Carla - è così strano, ma piacevole e tu lo fai con una dolcezza che è unica davvero, dai continua».
Era fatta, mi abbandonai sotto la sua pianta, che aveva un odore deliziosissimo tipico di piede che piace a me e, come avevo sperato di lì a poco cominciò a giocare con i piedi sulla mia faccia. Li muoveva ora di pianta, ora di lato, praticamente decidendo con i suoi movimenti dove voleva che la leccassi.
Improvvisamente i suoi piedi scesero verso la mia patta ed iniziarono ad appoggiarsi con forza. La sua pianta del piede percepiva bene il mio pene che era duro e grosso per l’eccitazione che stavo provando.  Poi con calma si chinò estraendolo ecominciò ad carezzarlo e a muoverlo lentamente, a giocare su di esso con le sue mani.
Ero troppo sotto l'effetto doppio del movimento delle sue mani sul cazzo e dei suoi piedi sulla mia faccia, non potevo resistere: sborrai. Carla non levò le mani dal cazzo, ma anzi serrò ancora di più la mano a pugno su esso. La sborra colò sulle sue mani e come lei si alzò per andare a pulirsi la prevenni, e scusandomi se l'avevo sporcata cominciai a pulirla con la lingua. Lei si sorprese:
«Ma che fai, mangi la tua sborra? Carla rise
«Vuoi che te la faccia mangiare io?»
«Sì, te ne prego».
«Allora chiudi gli occhi»
Obbedii. Di lì a poco mi sentì baciare dolcemente, risposi al suo bacio e mi ritrovai con la mia sborra in bocca. Carla l'aveva presa in bocca e ora mi baciava, passandomi la sborra nella mia bocca.
Dopo una pausa, mi disse:
«Baci e muovi la lingua deliziosamente».
Si tolse completamente la gonna ed anche gli slip.
«La voglio sentire qui, ora» indicandomi il suo sesso con l'indice.
Dovetti darmi da fare a lungo ma alla fine, con mia grande soddisfazione, riuscii a farla godere, mangiandomi anche i suoi umori. Poi volle che le leccassi anche il buchetto dietro e le tette mentre lei si faceva un ditalino.
Venne ancora. Mi guardò. Sì, ci capimmo senza parole. Volevo ancora baciarglieli. L'operazione, richiese una stupenda mezz'ora, nel corso della quale adorai ogni lembo delle sue estremità. Anche questa volta me lo prese e me lo toccò magicamente, facendomi sborrare sull'interno delle cosce. Mi mise allora le mani dietro la nuca e mi attirò dolcemente verso la mia sborra, che mangiai tutta.


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