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AFRICA 2030

Ultima parte

Derk e Lo

Loa era un transessuale, alto e biondo, il viso bello e le gambe lunghe, un seno da capogiro che risaltava ancora di più sul corpo snello e delicato. Solo la goffaggine con cui si muoveva, con quel corpo meraviglioso e tenero, tradivano il fatto che era stato un uomo e ciò dipendeva essenzialmente da una mancanza di educazione. Derk il capo della muta di Artea era il suo padrone e non aveva la classe e lo stile necessario per ottenere da Loa tutto quello che lei poteva offrire. Loa aveva paura anche di incrociare il suo sguardo, obbediva prontamente ai suoi ordini, ma lo odiava.

Due anni prima Lo era uno schiavo felice, svolgeva compiti semplici e poco gravosi, guidava la carrozza dei padroni e curava il giardino, nel tempo libero, ed era tanto, le sue padrone godevano del suo corpo, quest'attività piaceva molto a Lo e le sue padrone erano molto soddisfatte dei suoi servizi. In quel momento Lo aveva venti anni ed era al servizio di una padrona bella e giovane come lui, convivente con un ricco e più anziano commerciante di pelli di Luise, una cittadina dello Stravor del Deserto del Nord. Il commerciante non era geloso, nel Dravor questo sentimento era stato debellato, ma il commerciante non poteva fare a meno di domandarsi cosa se ne faceva di un'amante che scopava più con il suo schiavo che con lui. Quando il commerciante si fu dato la risposta licenziò l'amante e vendette lo schiavo. La sfortuna volle che Derk in quel momento fosse a riposo, era la stagione delle grandi piogge e non era tempo di andare a caccia. Derk aveva la sua abitazione proprio a Luise, ci viveva non più di due mesi all'anno e per tutto il resto dell'anno un vecchio schiavo si prendeva cura della sua residenza. Derk quella mattina bighellonava nei pressi del mercato degli schiavi. Luise non era una grande cittadina, faceva circa ventimila abitanti, di cui tre quarti erano schiavi, l'attività della cittadina era incentrata sulla concia della pelle, forniva semilavorati e prodotti finiti a tutto il Dravor. A Luise c'era un mercato di schiavi all'aperto, che serviva buona parte dello Stravor, subito fuori della periferia. Il mercato era fatto da dei recinti in cui gli schiavi venivano tenuti in esposizione, con annessi dei capannoni in cui gli schiavi venivano rinchiusi durante la notte per dormire. Derk per ordine di Artea stava cercando degli scuoiatori quando l'occhio gli cadde nel recinto in cui stava rinchiuso Lo, era un recinto di schiavi generici o domestici. Il ragazzo in quel momento indossava solo un semplice e succinto perizoma e dei sandali, come d'altronde quasi tutti i suoi compagni. Derk alla sua vista ebbe una rapida erezione e chiamò immediatamente il Samor del recinto. Quest'ultimo fece un cenno a Lo che si avvicinò al cancello e quindi seguì il Samor e Derk in un piccolo ufficio. Qui Derk esaminò meglio lo schiavo, gli fece aprire la bocca e lo tastò sulle braccia e sulle spalle. Derk avrebbe voluto continuare mentre rizzava impazzito, ma s'impose di controllarsi, non voleva dare vantaggi al Samor nella trattativa. Lo venne rispedito fuori e rapidamente Derk contrattò l'acquisto con il Samor, aveva acquistato lo schiavo per mille tel, come carrettiere e giardiniere era uno spreco, ma le intenzioni di Derk erano state intuite dal Samor che ne seppe approfittare. Nel Dravor gli omosessuali non subivano alcuna discriminazione e i padroni omosessuali al pari di quelli eterosessuali si prendevano i loro piaceri senza problemi. Nei bordelli spesso esistevano sezioni apposite. Se tra donne l'omosessualità era molto diffusa ed accettata sia dalle padrone che dalle schiave, non esisteva praticamente donna che non avesse avuto delle esperienze, tra gli uomini non era molto diffusa e soprattutto per gli schiavi che la dovevano subire, tranne nei casi di eccezionali predisposizioni e ve ne erano, l'esperienza era abbastanza traumatica. Per uno schiavo dover sottostare al desiderio di una padrona non gradita non era poi un gran problema, si sapeva che si doveva fare e lo si faceva, ma per uno schiavo che non aveva inclinazioni omosessuali dover sottostare agli ordini di un padrone poteva diventare un incubo a cui comunque molti erano stati sottoposti. Il destino di Lo era ancora peggiore perché non era stato acquistato per qualche incontro occasionale. Derk lo voleva trasformare nella sua kalsna. A Derk le donne proprio non piacevano, quando vedeva uno schiavo su cui poteva allungare le mani se gli piaceva lo prendeva, spesso però non poteva, ma ora finalmente ne aveva uno tutto per sé ed era molto bello. Derk fece cenno a Lo di seguirlo e si avviarono a piedi verso il villino fuori città di Derk che non era molto distante. Una passeggiata di un quarto d'ora durante la quale Derk non scambiò una parola con il suo schiavo.

Quando rientrarono in casa e si trovavano ancora nel salone d'ingresso il primo comando che Lo ricevette fu quello di spogliarsi. Per seguire il padrone a casa sua Lo aveva indossato una semplice tunica. Era un comando strano, ma non era insolito che un padrone volesse vedere il suo schiavo completamente nudo, quindi Lo anche se leggermente allarmato eseguì l'ordine, ma mentre si denudava capì quali erano le intenzioni del suo padrone dal suo sorrisetto e dall'erezione che i pantaloni di pelle sebbene sformati e consunti misero in evidenza. Lo tremò in ogni fibra e questo divertì ancora di più Derk che ora mentre lo schiavo era in posizione di attesa gli girava intorno. Derk lo tastò sulle braccia e sul petto lascivamente. Lo si rese conto che il padrone non voleva saggiare i suoi muscoli, ma che invece si stava eccitando e a quel contatto fu pervaso dal ribrezzo che provava. Tutto si era svolto molto rapidamente, Lo si stava ancora domandando che tipo fosse il suo padrone e per quale ragione l'avesse acquistato, non gli aveva ancora rivolto la parola che già ne stava facendo le spese. Fu preso dal panico, che diventò puro terrore quando il padrone gli fece cenno di assumere la posizione della rana. Era un comando che si rivolgeva alle schiave e che lui sebbene sapesse come eseguire non aveva mai eseguito. Era la più oscena delle posizioni che una schiava doveva assumere. Fu un attimo e cercò di scappare verso la porta. Sapeva che era follia, ma non poteva sottostare a quell'ordine. Derk lo atterrò con un semplice sgambetto e Lo si ritrovò sdraiato per terra. Il padrone gli fu addosso e lo pestò a dovere. Un manrovescio gli fece ballare i denti e poi pugni sulla pancia e sui fianchi. Lo aveva una discreta forza ed era alto ed agile, ma il suo padrone era un peso massimo, era largo il doppio di Lo senza essere grasso. Derk era abituato alla lotta ed ancora di più alla rissa. Dopo qualche minuto Lo era pesto e dolorante in ogni muscolo del suo corpo, incapace di muoversi per il dolore e le fitte che sentiva dovunque, ma non aveva ossa rotte. Derk sapeva dove e come colpire. Poi con la sua manaccia Derk strinse uccello e testicoli dello schiavo e lo fece gridare come una femminuccia fino a che piangendo e singhiozzando non chiese pietà. Derk ripeté l'ordine con un cenno e Lo parlò per la prima volta al suo padrone.
- Non posso padrone, vi prego non chiedetemi questo, qualsiasi cosa, ma non questo. -
Derk non si prese neanche la briga di rispondere gli assestò un altro pugno sulla pancia e poi lo rigirò su se stesso mettendolo a culo all'aria. Lo era quasi svenuto, i suoi muscoli non rispondevano più e mentre Derk si levava i pantaloni cerco di strisciare lontano da lui. Derk lo lasciò andare, non era in grado di scappare e quel movimento che penosamente lo schiavo cercava di accelerare lo eccitava, mentre Lo strisciava allargava e stringeva le natiche e quella vista inebriava il padrone. Con calma Derk prese uno scudiscio appeso ad una parete e lentamente raggiunse lo schiavo. Derk si divertiva, non colpì violentemente lo schiavo, non voleva sciupare il suo giocattolo. Le frustate arrivarono sulle spalle e sulle natiche di Lo, facevano male e lo fiaccarono definitivamente. Lo rimase immobile, solo sussultava sotto la frusta e piangeva. Quando Derk immenso e forte si chinò su di lui provò ancora a stringere le chiappe, ma bastò un morso del padrone sul collo dello schiavo perché quest'ultimo si lasciasse andare, aveva già sofferto abbastanza. Derk lo penetrò con irruenza mentre lo schiavo sotto di lui gridava come un capretto, ma ormai non si opponeva più, si limitava a gridare e piangere. Derk lo morse ancora ferocemente sul collo e gli strinse lo scroto. Era un dolore indicibile, Lo rilassò lo sfintere e Derk penetrò completamente dentro di lui, lo ricompensò allentando la presa del morso che si trasformò in un lubrico bacio. Derk venne rapidamente, era troppo eccitato per durare a lungo, ma non uscì dal rifugio. Lasciò passare qualche istante e poi riprese, Lo sotto di lui era inerte, ma non era svenuto. Derk lo accarezzò mentre riprendeva a scoparlo, ma Lo non reagì più, solo singhiozzi e sussulti incontrollati, mentre il suo corpo scottava per la febbre. A Derk andava bene così. Il padrone raggiunse l'orgasmo altre due volte, poi abbandonò lo schiavo dove si trovava ed uscì. Lo sentiva che parlava in un'altra stanza con il vecchio schiavo che aveva aperto la porta e poi sentì che usciva. Il suo padrone aveva lasciato il villino in cui abitava, probabilmente stava ritornando a Luise a divertirsi in una taverna. Il vecchio schiavo, il servo di Derk, si prese cura di Lo, lo ripulì e lo medicò e per quello che gli fu possibile rincuorò Lo. Ogni padrone o padrona che era moderatamente agiato aveva in casa un vecchio schiavo  o una vecchia schiava, se il padrone aveva qualche soldo in più teneva una coppia, si mantenevano con poco, bastava il vitto e l'alloggio e qualche volta un po' di tabacco, ed erano in grado di mandare avanti la casa senza problemi. Solo i dravoriani, ma poveri del Dravor o i cens che vivevano nelle caserme non avevano almeno un vecchio schiavo in casa. Erano poveri gli operai che vivevano lavorando per gli artigiani e che vivevano in piccole anche se linde case delle cittadine, e molti contadini che dai loro campi tiravano fuori lo stretto necessario che bastava loro per vivere, ma erano liberi e potevano disporre in qualche modo di loro stessi. Lo invece era in trappola, non aveva speranza di scappare, per gli schiavi ribelli non c'era speranza. Nelle prime ore pensò al suicidio, ma il vecchio schiavo era lì proprio per impedirglielo e quando capì che anche quella via gli era preclusa si lasciò andare. Lo non voleva mangiare più, ma Derk lo imboccò a forza, con la stessa forza con cui continuò a violentarlo regolarmente. Lo era un giovane allegro e sorridente che fino a prima di incontrare Derk era relativamente felice, da quel giorno e per un lungo periodo non sorrise più, quando ormai si stava spegnendo scattò dentro di lui la molla della sopravvivenza. Una serva, la schiava di un amico di Derk, era venuta al villino con una carrozza per portare degli attrezzi. Il vecchio schiavo chiamò Lo per farsi aiutare a scaricare. Il sorriso della ragazza lo rincuorò, il vecchio li lasciò soli e Lo poté vedere che il suo fascino nonostante tutto resisteva. Lo da quel giorno decise che era meglio vivere e Derk ne fu contento, aveva rischiato di perdere un ingente investimento. Derk sapeva che lo schiavo lo odiava, ma non gliene fregava niente. Si divertì ad umiliarlo, gli insegnò a prenderlo in bocca e bere tutto, infine prima di partire se lo portò dietro quando andava a trovare gli amici. Quelli erano i momenti peggiori, Lo finiva spesso per prenderlo da tutti i presenti. - Vi presento la mia puttana - rideva Derk presentando Lo. Veniva additato ed allo stesso tempo compatito dagli altri schiavi. Ritornò ad essere apatico, a non cercare gli altri e sperava solo che il suo padrone non lo portasse in città. Lo era ubriaco, era l'unico modo con cui riusciva a reggere gli incontri con gli amici di Derk che bevevano come delle spugne e gli permettevano di bere. In quel momento Lo era ubriaco e lo stava prendendo in culo da Ross, un amico di Derk molto simile a lui, rozzo ed ignorante come Derk, altrettanto violento e spietato. Ross era uno dei maggiori estimatori di Lo. Perso nei fumi dell'alcool Lo riuscì a sentire Ross che diceva a Derk: - Perché non lo trasformi in una vera puttana. - Ross parlava e stantuffava.
Derk ruttò. - Ci ho pensato, ma ci vogliono molti soldi. -
- Conosco uno schiavo che in cambio di duecento tel te lo trasforma in una bella femminuccia. - Ross in quel momento eiaculò soddisfatto nel culo di Lo.
Derk si addormentò con il sorriso sulle labbra e Lo in preda agli incubi. 

Durante la guerra per bande la grande maggioranza dei professionisti era stata uccisa, tutti gli uomini e le donne di cultura superiore venivano fatti fuori, questa era la ragione fondamentale per la quale quella civiltà era piombata nell'arretratezza più assoluta che veniva sapientemente mantenuta, questo perché i guerrieri che comandavano nel Dravor sapevano di poter mantenere il loro potere solo grazie al fatto che la loro era un civiltà arretrata e fondata sugli schiavi. I sopravvissuti sia che fossero dravoriani, ma soprattutto gli schiavi si guardarono bene dal dire che erano stati ingegneri o fisici o chimici, venivano tollerati gli umanisti ed un po' i matematici perché servivano alla burocrazia del Dravor, in quel caso anche se schiavi assumevano incarichi importanti. Per i medici invece era stato diverso, all'inizio furono sterminati come tutti gli altri, ma poi i guerrieri si resero conto della loro utilità, era da sciocchi morire per una banale ferita quando un medico ti poteva curare agevolmente e così furono trattati con riguardo. All'inizio del Dravor i medici dravoriani fondarono cliniche e studi professionali e presero tra i propri dipendenti i medici schiavi. Questo medico in particolare lavorava presso l'unica clinica di Luise e guadagnava ufficialmente almeno cinquecento tel all'anno, più gli extra. Venti anni prima era un celebre chirurgo plastico specializzato proprio in quel tipo di operazioni. Tutti gli schiavi che svolgevano lavori importanti o ricoprivano incarichi di rilievo venivano pagati, meno dei loro colleghi dravoriani, ma quasi sempre più di altri dravoriani che svolgevano attività meno importanti. Si era provato a non pagarli, ma i risultati erano stati nefasti, si poteva costringere un bracciante o un operaio a lavorare sotto la minaccia della frusta, ma con un chirurgo o un matematico poteva riuscire solo qualche volta.
Quando Derk lo incontrò si misero d'accordo abbastanza presto sul prezzo. Lo schiavo, un uomo di mezz'età che godeva di molta autonomia, viveva in una casetta tutta sua nel quartiere degli schiavi. Lo schiavo possedeva ogni ben di dio, molto di più della maggior parte dei dravoriani, il suo padrone per accontentarlo gli aveva messo a disposizione anche due serve, una giovane ed una vecchia che figuravano come sue conviventi, in verità la giovane era la sua amante e la vecchia la serva. Lo schiavo medico mise a Derk una precisa condizione. - La bella una volta operata deve andare via da Luise e non ritornarci prima di due anni, altrimenti tutti capiranno che sono stato io ad operarla ed il mio padrone me la farà pagare cara. - Poi minacciò Derk: - ma anche tu, non credere non te la passerai liscia. -
- Come bisogna fare? Io qui prima o poi ci devo tornare. -
- Tu quando vuoi. La bella tra due anni e dirai che l'hai fatta operare a Kuanta, nella capitale fanno parecchie operazioni di questo tipo, almeno una decina all'anno, tanto che mi avevano proposto di andare a lavorare lì, ma il mio padrone non mi ha voluto vendere. Se farai come ti ho detto nessuno andrà a verificarlo. -
- Va bene - affermò Derk ed il destino di Loa fu segnato.

Quella particolare chirurgia si era grandemente sviluppata nella prima metà del XXI secolo, la trasformazione fisica era definitiva e perfetta, frutto anche di nuove scoperte scientifiche impensabili nel secolo precedente. Loa era quello che Derk aveva sempre sognato un trans bello e perfetto. Derk ci mise tutta la sua buona volontà a farle accettare il nuovo ruolo, ma con scarsi risultati. Lo odiava il corpo di Loa, quelle tette immense e quel corpo che il chirurgo aveva trasformato in liscio e morbido, ormai privo di peli e dei genitali maschili, ma Lo era stanco di prenderle ed impose a Loa di obbedire a Derk. Quindi Loa anche se senza trasporto si piegò. D'altra parte da quando era diventata Loa erano andati via da Luise e lui non poteva più offrirla agli amici, probabilmente non l'avrebbe fatto comunque. Loa aveva acquistato parecchio valore agli occhi di Derk che cercava di trattarla meglio, ma con scarsi risultati. La schiava all'inizio aveva sofferto molto per gli scherni dei cacciatori e degli stessi schiavi, allo stesso tempo era desiderata da tutti e solo la paura di Derk aveva impedito che la violentassero. Loa stessa prese coscienza del suo valore e si accorse anche che Derk era molto temuto. A questo punto fece pesare entrambe le cose, da quel momento fu maggiormente rispettata, anzi in molti ne furono intimoriti, gli altri schiavi si affrettavano ad obbedirle. Purtroppo continuava a vivere nell'isolamento. Odiava Derk, ma sapeva che senza la sua protezione era perduta. Lo stesso Derk si rese conto di ciò e giocava con lei come il gatto con il topo, proteggendola e minacciandola allo stesso tempo quando non esaudiva prontamente i suoi desideri. Per intimorirla gli bastava non difenderla dagli scherni e dalle battute della marmaglia su cui comandava. Anzi ogni tanto la minacciava. - Prima o dopo se non ti comporti bene ti concedo alla truppa. - Di solito diceva questo davanti a tutti e le assestava una bella manata sul culo. Loa diventava rossa per la vergognava e tremava al solo pensiero che ciò potesse succedere. In quei momenti era disperata e vulnerabile e se Derk le ordinava qualcosa si affrettava ad obbedire. Loa ormai indossava generalmente gonne ed ovviamente il reggiseno. Si doveva accovacciare per fare la pipì, ma rifiutava ostinatamente di truccarsi, era comunque abbastanza bella anche al naturale, anche da ragazzo aveva i capelli lunghi e lisci, ed ora erano diventati ancora più lunghi e morbidi. Solo quando erano in marcia indossava dei pantaloni, Derk gliene aveva comprato alcuni molto attillati, gli piaceva vederla muoversi e gli piacevano le sue gambe e soprattutto il suo culo. Anche Artea era attratta da quella donna, ma se lo teneva per sé, sapeva che il suo capobanda era diventato geloso e non voleva litigarci per una schiava, in compenso da quando aveva Loa non molestava più gli altri schiavi, per Artea questo era positivo, Derk le serviva, era abile e fedele, ma la sua omosessualità in una comunità così ristretta era un problema.

Zuna aveva fatto bene ad interrogare Loa. Ora sapeva che Derk aveva commesso due reati molto gravi e se era il caso poteva servirsene. Lo aveva in pugno. Derk infatti aveva corrotto uno schiavo, il medico, e mutilato un altro schiavo senza l'autorizzazione del Dravor. Nel Dravor era infatti possibile castrare o fare operare uno schiavo per trasformarlo in un transessuale, ma era necessario ottenere le dovute autorizzazioni.
Due giorni dopo della partenza arrivarono al confine e riposarono per un giorno, non furono montate neanche le tende, poi di notte a piedi, dopo aver lasciato i cavalli ed i muli con un paio di guardie e di schiavi, l'attraversarono. Gli schiavi si caricarono addosso le masserizie ed in silenzio seguirono i cacciatori.


Il figlio di Koss 1

Leao era un giovane di successo, aveva appena venti anni ed aveva già costruito il suo piccolo impero economico. Al suo successo non erano estranei gli aiuti della madre Kira e del padre Koss, ma tutto sommato erano stati aiuti marginali. Leao aveva realizzato in una grande ed incantevole area alla periferia di Kuanta un grande parco dei divertimenti per adulti. Aveva acquistato con i soldi del padre l'area, mezzo secolo prima era una grande fattoria con diversi cascinali, che ora ristrutturati erano stati trasformati in bungalow di lusso o sale di svago per gli ospiti, in alcuni dormivano gli schiavi e le schiave, in altri le guardie. Dalla madre aveva ricevuto in dono diverse schiave di classe e con loro aveva avviato l'attività. L'area, per diversi tratti, aveva confini invalicabili naturalmente, un fiume e delle montagne, negli altri era recintata. Diverse guardie ne percorrevano continuamente il perimetro controllando che non entrassero estranei a turbare l'intimità dei clienti. Il capo delle guardie era un uomo grande, grasso e completamente calvo di origini arabe che si chiamava Abur. Abur era forte, abile nella lotta e soprattutto fedele. Leao gliene era riconoscente. La sua era una clientela selezionata, costituita dagli uomini e dalle donne più ricchi ed importanti del Dravor, poche migliaia di persone che quando si recavano in quel luogo desideravano confort e privacy. Arrivavano lì con le loro schiave o i loro schiavi o li noleggiavano tra la vasta scuderia di Leao. C'erano frequentatori assidui ed altri che si facevano vedere due o tre volte all'anno. Suo padre e sua madre erano tra questi ultimi e non venivano quasi mai insieme. Leao era alto e robusto come il padre, ma più bello ed affascinante, aveva preso molto dalla madre. Aveva gli occhi verdi ed i capelli neri, la fronte alta e la bocca carnosa, era simpatico e gioviale. In quel ruolo si divertiva moltissimo, della carriera politica o militare se ne fregava, pensava a divertirsi ed a fare soldi e nel suo caso le due cose coincidevano.

Mentre Zuna si trovava alle prese con la sua difficile missione al nord, Koss se la spassava con Saa. Aveva deciso di trascorrere il fine settimana nel parco dei divertimenti del figlio. Koss seguendo il consiglio del figlio aveva noleggiato per il week-end la schiava migliore. - Non c'è desiderio che non sia in grado di soddisfare - gli aveva detto il figlio. Si trattava di Brea, la kalsna migliore dell'anno che Kira aveva acquistato. Kira dopo un breve periodo, in cui se l'era goduta ed addestrata l'aveva mandata a lavorare dal figlio, era costata tanto e doveva rendere. In quei giorni nel parco erano presenti anche Kira con Vasa e Dara con Mega.

Kira e Dara avevano messo alle stanghe dello stesso calesse Vasa e Mega, come puledre entrambe non valevano granché, ma a Kira non interessava la loro potenza, se avesse voluto una vera puledra l'avrebbe presa nella scuderia del figlio. A Kira interessava la scenografia che le due schiave bardate avrebbero mostrato e soprattutto le piaceva l'idea di poter umiliare nuovamente Mega, era questa la ragione per cui in quel momento si trovava con Dara. In effetti Kira aveva dedicato un po' di tempo ai preparativi, ma aveva ottenuto proprio un bell'effetto. Vasa era quella che stava più indietro, vicino al calesse, Kira l'aveva portata nelle stalle completamente nuda e le aveva fatto indossare un body di cuoio nero con parecchie borchie e tutta una serie di ganci posizionati sul retro all'altezza dei fianchi, delle spalle e della schiena. Il body inguainava perfettamente il corpo della schiava, ma lasciava scoperto ed allo stesso tempo sostenuto il suo seno. Per completare la mise della puledra Kira le aveva fatto indossare stivali con il tacco basso, una calottina su cui era fissata una lunga piuma blu ed il morso in bocca. Poi l'aveva messa alle stanghe e legata con i tiranti al calesse. Vasa non era una schiava forte, ma così agghindata poteva passare per una vera pony girl. Il costume di Mega era invece molto seducente, ma meno funzionale. Dara le aveva fatto indossare un reggiseno di cuoio aperto e delle mutande di cuoio anch'esse aperte, infine delle scarpe con un discreto tacco. Anche a lei fu fissato il morso e fu messa alle stanghe e legata al calesse.
Kira e Dara erano vestite perfettamente e facevano una figura strabiliante. Un abbigliamento proprio da Amazzoni con frustino, stivali, gonnellino corto e camicetta scollacciata.
Montarono sul calesse e Kira con il frustino incoraggiò le puledre. Lo sforzo maggiore lo fece Vasa, Mega si limitò a camminare. Il calesse era molto leggero, le ruote fornivano poco attrito e gli ampi viali in terra battuta erano ben tenuti. Usciti dalla stalla Kira che teneva le redini diresse le sue puledre al passo verso il laghetto. Era una passeggiata di mezzora, alla portata delle due puledre.
- Come va Mega, Dara? -
- Molto bene, da quando l'ho acquistata la mia vita è cambiata in meglio. È una gran bella puttanona, non è più molto giovane, ma sa come soddisfarmi, molto meglio di molte giovani troiette. - Dara aveva un linguaggio molto colorito e Kira sorrise dei suoi commenti accarezzando con il frustino le spalle della schiava oggetto di quei commenti che impassibile trainava il calesse come se si trovasse a sfilare nella strada principale del paese. Dara riprese a parlare. - Ma quello che non sapevo di lei è che una donna d'affari molto abile. L'ho portata con me al lavoro e mi sta rendendo molto bene. -
- E` vero - assentì Kira. - Io non le ho permesso di esercitarsi in quel campo perché tra noi c'erano stati conflitti, ma so che è brava. - Kira sferzò, questa volta con maggior forza, il culo di Mega, che sussultò ed accelerò il passo.
Durante la passeggiata incontrarono diversi altre padrone e padroni che si dilettavano in quello sport con puledre o puledri. I cavalli e le cavalle andavano per la maggior parte al trotto o al galoppo, ma alcuni come Mega e Vasa ripiegavano su una più rilassante passeggiata offrendo comunque ai loro padroni notevoli motivi di svago. Era un gran piacere ammirare quelle natiche e quelle schiene comunque sotto sforzo che si muovevano magistralmente sollecitate dal frustino dei loro padroni.

Brea era una schiava alta e forte, ma allo stesso tempo morbida e docile, non aveva un bel viso, le labbra strette erano imbronciate, ma era molto affascinante con quei capelli corti, biondi e lisci che a Koss ricordavano molto Saa, solo che Brea era più alta e statuaria della sua preferita che peraltro aveva un viso molto più bello. Koss aveva trovato Brea già bardata e pronta da essere messa alle stanghe. Koss si avvicinò alla puledra e l'accarezzò sulle spalle, in quel punto era spigolosa, ma vide che ve ne erano altri molto più morbidi. Insinuò una mano sotto la mantiglia e accarezzò la cavalla sul petto. Non portava reggiseno, aveva due tette grosse e morbide, la puledra si irrigidì sulle gambe, ma offrì il seno alle carezze del padrone, Koss si domandò se oltre che soffice fosse anche veloce. Saa che era con lui, come se gli avesse letto in mente, gli disse: - tastala anche sulle cosce, sono belle muscolose, ma è anche tenera e morbida. - Poi con un tocco di gelosia commentò: - ti dovrebbe piacere. -
Koss ignorò i commenti della sua schiava, ma ne stava seguendo il consiglio. Le aveva sollevato il gonnellino e aveva notato che era nuda anche lì sotto. Brea aveva due gambe belle lunghe e Koss le percorse con la mano gustandone la morbidezza e sentendo che sotto c'erano dei muscoli sviluppati e possenti.
Koss non si ricordava se mesi prima la schiava era in quello stato, non sapeva quindi chi le aveva fatto fare tutta quella palestra necessaria a sviluppare quei muscoli, si domandava se era stata Telea o Kira o suo figlio. Probabilmente era stato Leao che apprezzava la forza oltre alla bellezza, molte sue schiave avevano un fisico da body building. - E' davvero una bella cavalla - apprezzò Koss e montò con Saa sul calesse spingendola verso l'uscita e sul viale.

Koss incontrò Kira mentre aveva lanciato Brea al galoppo e dovette tirare le redini per arrestare la bella puledra che si fermò sudata e tremolante proprio di fronte al calesse della sua ex padrona. - Mi domandavo chi avesse preso il mio gioiello - esordì Kira.
- Bhe se lo vuoi assaggiare nuovamente vediamoci nel pomeriggio - rispose Koss.
- Con piacere - disse Kira, - così potrò dedicare qualche attenzione anche alla piccola che è un po' che non vedo. -
Saa non disse niente, non poteva, ma il tic alla guancia tradì come sempre il suo contegno per altro imperturbabile.
 
Dara indossava un impeccabile body di pelle e delle scarpe con il tacco a spillo altissimo. Dara era ossuta ed alta, in quell'abbigliamento appariva più autoritaria di quello che realmente era. Accanto a lei Mega, indossava solo delle pantofole con il tacco a spillo, una autentica chicca rara per intenditori. La schiava molto bella e formosa, leggermente appesantita, aveva la pelle bruna e lucida del recente massaggio che una volenterosa servetta le aveva prodigato per prepararla alla seduta. Il viso era tondo e dolce, il seno era ampio e cremoso. Non c'erano angoli in quel corpo matronale, tutto era smussato in un insieme di dolci curve e piacevoli rotondità. Aveva i fianchi larghi e soffici, con l'età Mega si era ulteriormente arrotondata, ma era sempre abbastanza soda ed allo stesso tempo soffice e morbida. Sembrava nervosa. Dara le stava parlando. - Questo pomeriggio sarai la star della festa. Ci divertiremo anche con Saa, Vasa e Brea, ma tu sarai l'attrice principale. Kira ti odia particolarmente e ti vuole vedere soffrire un'ultima volta, io non posso farci niente. Capisci che mi devo tenere buona un'amica così importante. - Mega lo aveva intuito, nessuna delle altre tre schiave si era guadagnata l'odio di Kira come lei e nessuno degli altri due padroni avrebbe avuto pietà di lei. Certamente non Koss che se voleva salvaguardare qualcuno avrebbe guardato a Saa, e appunto come le aveva appena detto, neanche Dara l'avrebbe difesa, si sarebbe presa Vasa probabilmente e si sarebbe divertita con lei, ma tenendo conto che era la schiava, appunto di un'amica importante e che su di lei non sarebbe stato opportuno infierire.
La schiava umilmente rispose: - padrona sarò lieta di accontentarvi. - Mega sapeva che era inutile polemizzare con Dara, quando sarebbero tornate ad essere sole lei avrebbe ripreso la sua autonomia ed avrebbe fatto in modo di non dover più rivedere quella maledetta Kira, ma ora le toccava ballare.

Kira, indossava solo biancheria intima di morbida pelle e stivali  a metà coscia in pelle con i tacchi e le suole incredibilmente alti, Mega ebbe un tuffo al cuore, era terribile. Kira imponente e severa nel fisico e nell'aspetto appariva aggressiva oltre ogni immaginazione e la schiava impaurita a fatica non iniziò a tremare come un'epilettica, ma non poté fare a meno di vibrare per un instante, poi riprese il controllo. Kira teneva un frustino in mano.
- Mega sarà felice di soddisfare le tue esigenze - disse Dara a Kira - Intanto le due padrone avevano fatto inginocchiare Mega tra loro. Kira sorrise e rispose:
- So che Mega non è per niente felice, ma della sua felicità me ne infischio, oggi la farò soffrire come si deve. -
- No padrona, ve lo prometto farò tutto quello che vorrete. - Mega sapeva che non doveva parlare, ma disperatamente tentava di ingraziarsi la temibile padrona.
- Lo vedi - riprese Kira chinandosi sulla schiava e prendendole in mano il mento per dirigere il viso della manza verso di sé. - Non sa stare al suo posto. Quando era la mia schiava non si sarebbe permessa di parlare senza essere interrogata. -
Mega questa volta non osò ribattere ed aspettò il permesso della sua padrona.
- Rispondi alla signora, Mega. -
La schiava divenne rossa per la vergogna e l'umiliazione, poi fremente di rabbia e paura rispose:
- Sono qui per servirvi padrona. Fate di me quello che volete. Voglio solo umilmente ricordarvi che vi ho sempre servito bene. - Fare questo discorso era stato penoso e la schiava singhiozzò. Kira non mollava la presa, felina la scrutava negli occhi godendo dei suoi timori.
- Non mi piace - disse Kira mentre le passava un dito sulle labbra che forzò penetrandola in bocca. Poi continuò rivolgendosi a Dara. - Secondo me le hai concesso troppe libertà, non vorrei che te ne pentissi. È furba, va tenuta al guinzaglio. - Intanto il dito si comportava da padrone scopando la bocca della schiava.
- Hai ragione, ma come ti ho detto mi è molto utile. Ti posso assicurare però che rimane una kalsna e che non avrà trattamenti speciali. - Mentre ascoltava Kira aveva estratto il dito dalla bocca della schiava e ora la stava pizzicando sui capezzoli, le unghie affilate di Kira la stavano strapazzando ben bene, ma erano solo un assaggio di quello che l'attendeva. Mega sopportava stoicamente iniziando a rassegnarsi. Kira concluse: - Mega è una gran puttana, trattala di conseguenza e non te ne pentirai. E stai tranquilla, la troia ci gode anche.. -
- Ed ora diamoci da fare, non vedo l'ora di farle assaggiare la frusta , ma prima creiamo un po' d'atmosfera. - A Mega venne la pelle d'oca, ciò entusiasmò Kira. La prima ad entrare in scena fu Brea era con Koss.

Brea indossava solo dei sandali sui quali ondeggiò con grazia portandosi verso il centro della sala. Kira le diede un affettuoso colpo di frustino sulle natiche e le disse: - vai su quel divano, tra poco arriverà il tuo padrone, è un mio caro amico, mi aspetto da te una prestazione eccezionale. - Brea ubbidì mentre Kira si rivolgeva a Koss. - Mi dispiace averti fatto aspettare tanto, ma ora se la vuoi la puoi prendere  come ti pare. -
- E' da questa mattina che la voglio scopare, ma ho aspettato fino a questo momento per stare al tuo gioco. - Koss si sedette accanto a Brea e non attese altro tempo. L'accarezzò abilmente e la leccò con cura partendo dal seno imponente e meraviglioso, poi si chinò sulla fica e s'immerse tra il pelo biondo e liscio, rasato e curato con dovizia. Koss non mancava mai di soddisfare le donne che si scopava, anche se erano delle schiave, il suo sadismo era essenzialmente cerebrale, trattava le schiave come oggetti, ma come oggetti che gli erano cari. Brea apprezzò quel padrone così per bene e riconoscente s'impegnò nel soddisfarlo. La schiena della schiava si inarcava ed il seno si offriva seguendo il ritmo ed il tempo del padrone. Koss non aveva fretta, in quel momento gli andava di assaporare la morbida pelle della schiava e di strizzarle dolcemente le tette. Brea ricambiava con passione, Koss era un amante magnifico e corrispondeva non solo per dovere, ma anche per piacere. Poi Koss la prese. Koss la scopava lentamente voleva godersi la serata e lo spettacolo che aveva organizzato la sua ex compagna. Dara osservava la scena invidiosa, le sarebbe piaciuto essere al posto di Brea, intanto arrivarono anche Saa e Vasa.

- Inginocchiati qui. - L'ordine di Kira era stato perentorio e Mega si affrettò ad obbedire. - Tu Dara prendi Vasa e fanne quello che vuoi.
- Più veloce stupida. - Kira incitò Mega che prendeva tempo.
Mega aveva davvero paura, l'atteggiamento di Kira non prometteva nulla di buono. Mega era muta e spaventata, sapeva che non era il caso di dire una parola. Avrebbe fatto tutto quello che la padrona le avrebbe chiesto. Anche Koss, Dara e le altre schiave seguivano la scena eccitati ed interessati. Kira l'accarezzò con il frustino sulle spalle e poi sul seno. Mega aveva di che preoccuparsi e mentre rabbrividiva allo stesso tempo sudava freddo. Fece un altro tentativo per ingraziarsela, casualmente, ma  non poi tanto, si strusciò contro le gambe della padrona, come un gatto che fa le fusa. Kira sorrise continuando a massaggiarla con la mano e con il frustino. L'accarezzava lungo i fianchi morbidi e sul seno abbondante, sul culo pieno e tondo, quella vecchia schiava ancora le piaceva. Mega si offrì, sapeva di non avere speranza, ma non voleva lasciare niente di intentato.
- Sì, sei calda e servizievole, ma oggi ti voglio spellare. -
Mega era disperata.
- Padrona farò tutto quello che volete, ma non battetemi vi prego. -
La padrona sorrise.
- Lo so che farai quello che voglio, e quello che voglio adesso è per l'appunto batterti. - Mega controllò a stento le lacrime, quella soddisfazione non voleva dargliela, doveva solo sperare che finisse in fretta. Eresse la schiena per darsi coraggio e dirle che era pronta. Kira la prese come una sfida.
- Vedo che hai coraggio, bene, mi piaci di più così che quando supplichi pietà. -
Mega  riuscì a dominarsi e stette zitta.
La dravna le disse: - Apri la bocca. - Mega non si rifiutò, ormai si era messa l'anima in pace. Kira le inserì una pallina di gomma.nella bocca - Tienila e non provare a sputarla. Oggi non mi va di sentirti mentre ti batto. -
La padrona le passò di dietro. - Ora piegati e tira il culo in aria. - Mega obbedì senza discutere.
- Sei una bella bagascia, quel culone non è male, vediamo di renderlo più attraente, te ne darò dieci. - Poi le disse: - Allarga le gambe. - Sebbene rassegnata Mega esitò, sapeva quanto potesse essere pericoloso stare a gambe larghe durante una frustata, ma non aveva scelta, timorosamente le allargò.
Kira diede alcuni colpi nel vuoto sferzando l'aria. Mega sentì il terrore che l'assaliva. Nel tempo era stata frustata centinaia di volte, per punizione o per semplice diletto della sua padrona, ma questa sentiva che era speciale. Cercò di dominarsi, ma non poté trattenere i brividi e la pelle d'oca. Questa volta per la sua ex padrona era l'ultima occasione e voleva definitivamente chiudere con lei. Dieci frustate potevano essere sopportabili, poteva riuscire a prenderle senza troppi danni, ma dipendeva molto da come le sarebbero state date. Era soprattutto  preoccupata per la sua posizione, in ginocchio, con il culo in aria e le gambe leggermente allargate, era esposta ad ogni colpo. Il primo colpo la colse nel mezzo del culo. Mega l'assorbì sulle chiappe morbide e piene, strinse le natiche e dondolò in avanti cercando di assorbirlo, il grido fu trattenuto dalla pallina di gomma. Pianse.

Dara intanto in piedi e seguiva attenta le prestazioni della sua amica e della sua schiava. Fece cenno a Vasa di inginocchiarsi di fronte a lei. Le mise una mano sulla nuca e non ci fu bisogno di dire altro. Dara allargò giusto un po' le gambe. Koss non amava molto le battute, ma anche lui capiva che quella era un'occasione speciale e seguì affascinato la performance della sua ex amante. Eccitato riprese a pompare Brea. Vasa in ginocchio, tra le gambe aperte di Dara, stava eseguendo una magistrale leccata. La padrona era apparentemente incurante, ma apprezzava e gradiva il trattamento. Ogni tanto strigeva le cosce muscolose sul viso della schiava che era scomparso tra di esse. Dara era soddisfatta, Vasa si stava comportando bene, ed anche Mega le stava prendendo con dignità. Dara venne inarcando la schiena e stringendo a sé la testa della schiava che con quella leccata le stava succhiando l'anima. Vasa non si era mai comportata così bene nei suoi confronti.

Mega aveva già subito diversi colpi, tutti violenti, ma nessuno in grado di stroncarla. Qualcuno le aveva fatto più male degli altri, era successo quando non era riuscita a contrarre le natiche e ad assorbire come si deve il colpo, o quando era stata colpita più volte nello stesso punto, ma tutto sommato anche se gemeva, piangeva e gridava, stava reagendo bene. Kira si fermò e volle vedere gli effetti, la schiava sudava e tremava, i segni rossi delle frustate erano netti e palpitanti, lì dove la schiava era stata colpita la carne pulsava, la tastò lievemente, scottava. Mega a quel contatto tremò violentemente e si agitò come una puledra imbizzarrita. Il sudore, la paura ed il tremore della schiava eccitarono ulteriormente la padrona.
- E' l'ultima e te la devi ricordare. -
Mega sentì di nuovo il terrore assalirla, ma sbavando sulla pallina di gomma pensò che in fondo doveva prenderne ancora solo qualche altro. La padrona non aveva fretta di finire, la tastò sul seno che pendeva. - Belle tette, me le sono godute tante volte. Sei una kalsna ed il tuo corpo è del tuo padrone, ma tu ormai non hai più dignità, sei una pezza da piedi e lo sai. Ciuccerai cazzi e fiche a comando per tutto il resto della tua misera vita. - Mega pianse disperata e desolata. Sentiva la rabbia montarle dentro ed allo stesso tempo sapeva che era proprio come le aveva detto Kira e che non ci poteva fare niente. Da brava kalsna si controllò, una ribellione sapeva non aveva nessun senso e poi in quel momento l'avrebbe pagata ancora più cara.
- La padrona ritornò dietro la schiava. - Tira il culo in aria. - Mega prontamente eseguì l'ordine, era l'unico modo che aveva per cavarsela. Kira le diede in rapida successione tre colpi, tutti violenti e la schiava strinse i denti sulla pallina impazzendo per il dolore. Ormai era allo stremo. Mega ringhiò e sbavò sulla pallina un'ultima volta. Aveva contato i colpi, ne mancava uno soltanto, ora si augurava che tutto finisse rapidamente. Mega avvertì che la padrona stava cambiando posizione, ma non le importava più di niente, desiderava che le desse quell'ultimo colpo e che la facesse finita, era stato brutto, ma tutto sommato stava per concludersi ed era l'ultima volta, almeno si augurava, che si sarebbero incontrate. Mai avrebbe immaginato quelle che erano le intenzioni della padrona. Kira si era messa dietro alla schiava e di nuovo l'aveva invitata a tirare il culo in aria e ad allargare le gambe. Automaticamente come già aveva fatto diverse altre volte Mega obbedì, anche con maggiore solerzia visto che voleva che tutto ormai si concludesse rapidamente. Kira mirò in mezzo, dal basso verso l'alto, non era un colpo molto violento, ma colse Mega sulla vulva e si spense sul clitoride. Mega gridò come una bestia ferita e l'urlo superò, sebbene soffocato, anche la pallina, poi si accasciò per il dolore, in silenzio, mentre il suo grande corpo veniva squassato dalle convulsioni e dal dolore. La schiava pianse e singhiozzò disperata. Mega si lasciò andare sul pavimento, piangeva, singhiozzava e tremava, le convulsioni non volevano placarsi. Non osava levarsi neanche la pallina dalla bocca. Per molto tempo pianse e singhiozzò in preda all'angoscia. Non pensava a niente, mentre la sua padrona seduta in poltrona la guardava. Solo quando Mega si calmò Kira si accoccolò vicino a lei e le levò la pallina di bocca. Mentre le accarezzava la testa le tenne un breve discorso.
- Da oggi non sei più mia.  Ma se io fossi in Dara ti farei ricordare che sei una schiava ogni giorno. -

Kira abbandonò  Mega e chiamò Saa a sé. Era talmente eccitata che le bastarono poche leccate per venire. Koss era già venuto, ma riprese a fottere Brea, la schiava aveva un corpo invidiabile, di lei non ci si stancava mai.

La caccia 1

Ormai era passato un mese da quando Zuna ed Artea avevano attraversato il confine. Ogni mattina Parda e Panta partivano in ricognizione e ritornavano la sera dopo una giornata faticosa e difficile al campo. Il campo intanto si era spostato secondo un piano preordinato. Artea non aveva ancora trovato i ribelli. Panta e Parda avevano visto tracce del loro passaggio, ma erano vecchie. Era un lavoro massacrante vista la vastità della regione ed il clima impietoso. Ogni cinque giorni il campo riposava.

Le due schiave che svolgevano il lavoro più massacrante trovavano anche il tempo per divertirsi. La belva dominante era Parda che esigeva i servizi della più giovane  Panta. Verso le undici del mattino faceva un caldo allucinante. Erano in giro dall'alba ed avevano trovato tracce abbastanza recenti, ma non era il momento di continuare la caccia. Parda e Panta si accucciarono all'ombra di un grande albero. Parda aveva ripreso fiato e smaniava dal riprendere la caccia, ma sapeva che era ancora troppo caldo per rimettersi in marcia. Panta era accucciata vicino a lei e sonnecchiava, Parda aveva le natiche della pantera a dieci centimetri dal suo naso. La smania della caccia e l'odore di fica della sua compagna contribuirono ad eccitarla notevolmente. Parda mordicchiò le natiche della compagna che per risposta brontolò scontrosa. Parda non si scoraggiò e ritornò alla carica addentando i quarti posteriori dell'altra. Panta ruggì, poi si mise carponi e s'allontanò, la pantera non aveva proprio voglia, ma Parda non era dello stesso avviso. Con un balzo le fu addosso e la morse sul collo. Panta cercò di scrollarsela di dosso e le due belve si affrontarono graffiandosi e mordendosi a vicenda. Ancora una volta Parda saltò addosso a Panta e questa volta l'immobilizzò al suolo e di nuovo l'afferrò alla gola. Parda si limitò a serrare le mascelle sulla gola della compagna, ma ovviamente non affondò i denti. Panta capì però che poteva farlo e poteva anche artigliarla, allora  si arrese. Come già tante altre volte le fece capire che si sottometteva smettendo di lottare. Parda allentò la presa e Panta assunse la posizione di sottomissione, si mise carponi, abbassò la testa fino a terra e sollevò il culo in aria. Parda le si avvicinò di dietro la mordicchiò sulle natiche e con i denti le sciolse il perizoma, quindi la leccò a lungo sulla fica. Panta eccitata allargò le cosce e Parda la montò strusciando il clitoride ben sviluppato sulla vulva della compagna. Poi Panta si girò mettendosi supina e si offrì ancora alla compagna dominante che si adagiò su di lei leccandola sulle tette piccole, ma svettanti e strofinandosi sulla vulva. Panta non rimase inattiva, le grosse tette pendule della compagna erano troppo invitanti per non approfittarne. Ne prese una in bocca succhiando dal capezzolo e poi passò all'altra, continuò così fino a quando entrambe non raggiunsero l'orgasmo.

Zuna si era allontanata dal campo, era scesa un po' più a valle nel torrente per darsi una rinfrescata lontana dagli altri e poi si era distesa al sole per asciugarsi. Faceva molto caldo e stava per addormentarsi. La voce di Derk la svegliò completamente. - Insaponami le spalle puttana e fallo bene. -
Sotto una cascatella Loa e Derk erano nudi. Loa come le era stato richiesto stava insaponando Derk. Nudo Derk assomigliava molto ad un grande orso, aveva i bicipiti grossi come due prosciutti, molto peloso, enorme. Ed aveva anche un cazzo di tutto rispetto. Loa era abbastanza alta, ma era snella ed i peli biondi, più scuri dei capelli, li aveva solo in mezzo alle gambe, per il resto era liscia come un uovo, il seno era abbondante e sodo, ballonzolava solo leggermente mentre si dimenava per far felice il suo padrone. Poi Derk uscì dall'acqua e Loa lo seguì a capo chino. Ad un cenno di Derk s'inginocchiò sull'erba ed aprì leggermente la bocca reclinando il viso in alto. Era la posizione chiamata skola, che una schiava assumeva quando le veniva richiesto un pompino. Zuna si mosse per poter osservare meglio e Loa la vide, non disse niente, ma arrossì come una scolaretta. Era già umiliante quello che stava facendo, ma le era intollerabile con degli spettatori. Derk non poteva vedere Zuna, era di spalle. Loa da quando era stata trasformata in donna non aveva più dato spettacolo, le orge di Luise con gli amici di Derk erano terminate, Derk era diventato geloso di lei. A lui però sarebbe piaciuto scoparsela davanti ai suoi uomini, metterla in mostra, ma niente di più. Inoltre Derk non voleva che Loa cadesse sotto le grinfie di Artea, e questo era un altro motivo per non esporre la schiava, l'ultimo, ma non per importanza, era che Loa probabilmente si sarebbe rifiutata di essere umiliata davanti a tutti. Derk era combattuto, sognava di frustarla attaccata alla ruota di un carro con un bel pubblico, come aveva già fatto con altre schiave e schiavi. Sognava poi di fottersela mentre era ancora legata e sconvolta dal dolore, si ricordava di quando aveva inculato un nero dopo averlo frustato a sangue, era stato delizioso. Derk temeva che se avesse fatto lo stesso con Loa poi, per farsi obbedire, l'avrebbe dovuta frustare sempre, fino a rovinarla, e quindi rinviava il suo progetto. Loa in quel momento non poteva dire niente, Derk non c'entrava e lei non voleva denunciare la presenza di Zuna, sarebbe successo un putiferio. Persa in quei pensieri Loa non si accorse che Derk le stava strusciando la cappella sulle labbra. - Cos'hai puttana? Ti sei addormentata. Su prendilo in bocca e ingoialo tutto se non vuoi una bella ripassata. - Loa ubbidì aprì la bocca e Derk penetrò dentro di lei fino al palato. Loa sentì che non voleva un pompino, voleva fotterla in bocca ed era più brutale del solito. Cercò di respirare, ma lui l'aveva presa per la testa e la teneva ferma. Andava avanti ed indietro con violenza grugnendo soddisfatto mentre la poveretta strabuzzava gli occhi e cercava di non rimanere soffocata. Le tette ballonzolavano oscene ed allegre tra le gambe di Derk. Poi il padrone dovette cambiare idea perché uscì con uno scatto dalla bocca di lei e le ordinò di assumere la posizione della pecora. Loa mezza soffocata ringraziò gli dei, ormai dava spettacolo, ma solo per Zuna e tutto era meglio che prenderlo in bocca a quel modo e doverlo ingoiare. Chiuse gli occhi per la vergogna, sapeva che Zuna stava continuando a guardarli, ma preferiva prenderlo nella vagina che il medico le aveva costruito invece che in bocca. Derk s'inginocchiò dietro di lei e la penetrò in un attimo. Loa gridò e Derk rise. - Sei asciutta puttana. Su bagnati e non strillare. - Intanto Derk menava dei gran fendenti e Loa stimolata volente o nolente si bagnò. Derk si chinò su di lei e la baciò sulle spalle artigliandola per le poppe che strizzò con diletto. Loa gemette per il dolore, ma anche per il piacere, e quella era la parte più umiliante, malgrado tutto lui aveva imparato a farla godere, la sbatteva come una cagna e poi la derideva. Derk la morse sulle spalle e la graffiò sulle tette, lei gridò, ma anche questo l'eccitava e soprattutto eccitava il suo padrone. Poi Derk si risollevò sulle ginocchia e affondò tenendola per i fianchi. La bionda dimentica dell'umiliazione e della presenza di Zuna era ormai partita, teneva il capo chino, la schiena curva e mugolava. Questo la faceva fremere di rabbia, nonostante tutto quel bastardo riusciva a farla godere ed a svergognarla. Derk sentendola calda l'afferrò per le poppe, dapprima l'accarezzò in lungo ed in largo impastando le enormi mammelle, poi la munse come una vacca insultandola e godendo della sua impotenza, infine serrò con violenza i capezzoli tra le dita d'acciaio e la morse ferocemente su una spalla. Loa guaì dolorosamente e si inarcò sollevando il capo in aria. Zuna vide il suo piacere e la sua disperazione, sentì l'umiliazione e l'attrazione che Loa provava verso quel bestione che l'aveva trasformata in una kalsna. La schiava riabbassò la testa vergognandosi di se stessa. Derk riprese a mungere la manza, aveva imparato come fare a darle piacere, anche a dispetto della sua ritrosia, e quindi le sue mani scesero in basso dove l'accarezzarono tra le cosce. La bionda sospirò di piacere. Lui si aggrappò nuovamente a quel seno fantastico che le aveva donato ed iniziò a menare colpi sempre più corti e violenti. Loa soggiogata lo assecondò con rabbia nel movimento che divenne sempre più frenetico. Vennero insieme e fu lei che si dimenò per il piacere, mentre lui si accasciò sul corpo della schiava che lentamente si placò e continuò a sorreggere quello del padrone. Derk rimase adagiato e dentro di lei a lungo. Poi sospirando le disse: - sei una troia, fai tanto la schizzinosa e poi gemi come una baldracca. Ed ora puliscimelo. - Loa rossa in volto, di nuovo consapevole della presenza di Zuna, glielo leccò come desiderava.

Quella notte Parda arrivò al campo poco prima che tutti si ritirassero sotto le proprie tende. Parda aveva trovato delle tracce e Artea chiamò Derk.
- Prendi due cacciatori ed andate avanti, all'alba vi verrò dietro, ma mi raccomando: prudenza. -

Dopo un'ora tutto il campo dormiva. Zuna sgattaiolò fuori dalla sua tenda, passò vicino alla tenda di un cacciatore nero che si stava allegramente sbattendo la vacchetta che belava felice, ed entrò nella tenda di Derk. Loa dormiva tranquilla tra le pellicce, quando Derk era assente lei era più serena, ma mai completamente rilassata. Zuna s'intrufolò sotto le pellicce, le mise una mano sulla bocca e le puntò il coltello alla gola. Loa trasalì e si svegliò spaventata pensando che Derk fosse ritornato. In un baleno aprì gli occhi terrorizzati, se Zuna non glielo avesse impedito avrebbe svegliato tutto il campo.

- Sscc, puttana, zitta. Ti ho visto oggi dare spettacolo, mi dici che lo odi, ma poi ti fai fottere come l'ultima delle troie e ci godi. Voglio vedere anch'io come sei fatta. Ti voglio assaggiare. Fai un cenno per dire che hai capito. - Loa assentì e Zuna le levò la mano dalla bocca, aveva però sempre il coltello in mano, non era ancora sicura. - Le ordinò con un cenno di assumere la posizione kola. La schiava obbedì di nuovo e si tirò su. Loa indossava solo una leggera, quasi trasparente vestaglia, Derk le aveva impedito di indossare pigiami. Zuna si impadronì, con una mano che s'intrufolò dallo scollo della vestaglia, delle tette della schiava, con l'altra teneva sempre il coltello. La schiava era bella calda ed il suo corpo era soffice, la karsna sentì un gran piacere nel tastarla. Loa era imbarazzata, quella donna le piaceva moltissimo, ma se Derk le avesse scoperte era la fine per entrambe. Senza volerlo si bagnò tutta. - Vi prego karsna, non potete. Se il mio padrone ci scopre .... - Ma il suo corpo diceva tutt'altro.
Zuna aveva posato il coltello ed ora accarezzava Loa con entrambe le mani, una la palpava sulla fica e l'altra le impastava il seno. Zuna rimase sorpresa da tanta perfezione, si aspettava qualcosa di anormale. Loa tremava e boccheggiava per il piacere, quelle carezze la stavano mandando in orbita, ed era una donna ad accarezzarla. In quel momento la schiava decise che avrebbe fatto qualunque cosa quella padrona le avesse chiesto. La karsna capì di averla in pugno e la leccò sul seno. Non si aspettava che fosse così, era soffice e candido, grande e burroso, ne titillò i capezzoli con la lingua facendoli ergere e succhiandoli avidamente. La mano l'accarezzava sulla fica in lungo ed in largo ed era tutta impiastricciata dagli umori emessi da Loa. La schiava si trattenne dal gridare e per farlo si morse le nocche della mano, poi si accasciò sulle pellicce stravolta e gemente. Zuna aspettò che si riprendesse, non aveva fretta.
- So che lo odi - disse Zuna mentre riprese ad accarezzarla sul seno. - Se lo vuoi io ti posso liberare di lui. - Lo poteva ribellarsi, era anche più forte di Zuna, ma lei era una padrona importante, una guerriera e per di più a Loa piaceva anche se ormai non era più un uomo. Ora che Zuna era sicura divenne più dolce verso la schiava. La baciò, fu un bacio umido e famelico che turbò enormemente Loa, dopo tanto tempo baciava nuovamente una donna, ma in quel momento era l'altra che prendeva l'iniziativa e per giunta la tastava come una donna. Sia pure in crisi d'identità Loa si riaccese in un attimo, il seno si tese ed i capezzoli rizzarono piccoli e rosa, il suo corpo divenne una fornace. Inizialmente non aveva avuto il coraggio di ricambiare, e si era goduta le carezze di Zuna. La padrona era estremamente curiosa cercava ancora tracce di Lo in Loa. Baciò il seno della schiava cercando qualche differenza con le altre donne con cui si era deliziata, ma non la trovò, quindi porto le mani in basso sulle cosce lisce e levigate ed anche in questo caso rimase favorevolmente impressionata, erano solo muscolose, un po' più delle sue, ma per il resto erano bellissime, poco tornite, ma elegantemente snelle ed affusolate. La schiava si lasciava fare e gemeva di piacere. Di nuovo Zuna portò la mano destra sulla vulva di Loa e di nuovo ne rimase sorpresa, era perfettamente disegnata ed in quel momento bagnata al punto giusto. Non resistette, si inchinò e la baciò, non c'era alcuna differenza, solo il clitoride era notevolmente più sviluppato. Zuna lo prese tra le labbra e lo succhiò con diletto, la schiava soffocò le grida di piacere, ma venne di nuovo e roteò gli occhi stravolta. Loa si riprese e timidamente allungò le mani sui seni della padrona, poi vedendo che Zuna l'accettava di buon grado ricambiò molte delle carezze che aveva ricevuto. Entrambe mugolarono soddisfatte. Zuna era inebriata da quell'esperienza così fuori dal comune, rimpiangeva che Loa lì in mezzo alle gambe non avesse un uccello che insieme a quelle grandi tette l'avrebbero fatta impazzire, ma anche così era tremendamente divertente. Loa finalmente toccava di nuovo le intimità di una donna e ricominciò a colare come una fontana. Poi le loro bocche si portarono più in basso e fu prima Zuna a deliziarsi con il seno di Loa e con i suoi capezzoli piccoli, ma ritti e vogliosi. Quindi Loa ricambiò su quelli bruni e grossi di Zuna. Loa scese tra le gambe della padrona e Zuna si lasciò leccare senza più curarsi di ricambiare, d'altronde era lei la padrona ed era ora che la schiava ne prendesse atto. Loa non trascurò un centimetro del corpo della guerriera e Zuna venne tantissime volte, stringendo le forti cosce sulla testa della schiava l'incitò ripetutamente a continuare. Loa faticava, ma era appagata, a lei bastava strusciarsi contro il meraviglioso corpo della padrona per godere. Infine Zuna le andò di sopra e la bloccò sulle pellicce tenendola ferma per le braccia. Zuna la scopò strusciando la fica sulla vulva dell'altra e sentendo insinuarsi tra le grandi labbra il clitoride ritto e voglioso della schiava. Loa venne ancora, gemendo e trattenendosi dal gridare. Loa godette come non le succedeva da tanto tempo e non capì se era la sua parte maschile o quella femminile che aveva provato più piacere. Solo le labbra di Zuna attaccate sulle sue le avevano infine impedito di urlare. Quando entrambe risultarono sfinite si addormentarono l'una nelle braccia dell'altra e finalmente Loa dormì senza incubi.

Molto prima dell'alba Zuna svegliò Loa e accompagnò la bionda testolina della schiava tra le sue robuste gambe. Mentre la schiava leccava le parlò a lungo. Poi prima che iniziasse a rischiarare ritornò alla sua tenda. Rusy dormiva tranquilla e nella tenda di Derk Loa si addormentò guardando al suo futuro con maggiore ottimismo. Da lì a poco tutto il campo si sarebbe svegliato e dopo una frugale colazione tutti si sarebbero messi in moto velocemente.

Li trovarono all'imbrunire, ma nonostante le precauzioni che Artea e Zuna avevano preso i ribelli si accorsero di essere seguiti e si riuscirono a rifugiarsi su una vicina collina, erano circa duecento, il doppio di quanto aveva detto Koss e molti di più dei cacciatori di Artea che erano una ventina. - Sono schiavi disse Derk, ma sono tanti, senza la sorpresa sarà difficile batterli, soprattutto nella posizione in cui si trovano. -
Zuna assentì, il ragionamento non faceva una piega. Artea disse la sua. - Non li batteremo neanche in campo aperto, sono troppi e mi pare anche discretamente armati. - I ribelli avevano lance, archi e scimitarre, ma non avevano le temibili balestre a lunga gittata. - Staremo loro alle costole e li colpiremo da lontano - disse Zuna, - appostiamoci sui due versanti della collina, prima o dopo dovranno scappare e ne faremo fuori un po'. Poi inseguiremo i fuggitivi e ripeteremo l'azione fino a quando non li avremo ridotti di numero. Solo allora li attaccheremo frontalmente. -   
- Ci vorranno mesi - osservò Artea.

Quella stessa notte i ribelli scapparono approfittando del buio e lasciarono sul terreno solo una decina dei loro. Al mattino i cacciatori di Artea finirono i feriti e si misero all'inseguimento dei fuggiaschi.

La caccia 2

La caccia ai fuggiaschi era diventata ossessiva ed estenuante. I cacciatori di Artea avevano avuto frequenti contatti con i ribelli e li avevano ridotti sensibilmente di numero, ma erano, dopo più di un mese, ancora più di cento. Artea aveva avuto poche perdite: tre morti ed un ferito grave. Zuna decise di inviare un messaggio a Koss, aveva cercato di fare tutto da sola, ma ora si rendeva conto che senza l'aiuto dell'esercito non sarebbe riuscita a eliminare i ribelli che ultimamente erano diventati più audaci e cercavano lo scontro sul campo aperto.

Quella caccia prevedeva frequenti pause, quando le era possibile Zuna approfittava dell'assenza di Derk per sollazzarsi con Loa, ma aveva sempre Rusy a disposizione. Durante una di queste pause Zuna assistette alla monta di Panta e Parda. La karsna aveva intuito che le due si godevano vicendevolmente, ma non pensava che fossero completamente lesbiche. Artea le spiegò quello che sarebbe successo. - Sono due schiave molto strane, ma anche molto belle. I miei cacciatori le desiderano più delle altre proprio perché sono così selvagge, ma io voglio che le due schiave mantengano questo stato selvaggio che ho loro imposto e quindi le faccio scopare solo di tanto in tanto dai miei cacciatori più meritevoli, per loro è un premio, e le faccio scopare come se fossero due bestie in modo che non perdano la loro particolarità. -

Le due belve erano state impastoiate e legate per il collare ad un arbusto, in un luogo isolato fuori dal campo. I due cacciatori che quel giorno se le sarebbero fatte erano uno molto giovane e l'altro un uomo maturo sui quaranta, ma molto virile e prestante. Artea e Zuna erano nascoste tra le frasche ed assistettero non viste alla scena.

I due cacciatori arrivarono alla radura contenti e baldanzosi, ma si avvicinarono con circospezione alle due schiave. Infatti Panta e Parda non appena li videro si misero in allarme e quando si avvicinarono scartarono per evitarli. Erano legate ed impastoiate, ma avevano poco gioco, fu quindi facile per i cacciatori prenderle. Il giovane si avvicinò al corpo sodo e muscoloso di Panta. La prese per le tette e strinse senza esagerare, poi la leccò sulla schiena lungo tutta la spina dorsale, la possedeva e verificava se la belva si lasciava fare. Panta dapprima lo lasciò fare poi scartò e cerco di mordere il giovane che però si aspettava qualcosa del genere e per renderla inoffensiva l'afferrò per i capelli tirando indietro mentre con l'altra mano le diede due possenti pacche sui quarti posteriori per convincerla a calmarsi. Il giovane sempre tenendola ferma per i capelli la baciò sul collo e sulla schiena e Parda iniziò a mugolare immediatamente, quando il giovane la prese per i fianchi e l'infilzò manifestò tutto il suo piacere con un grugnito di soddisfazione, il giovane convinto di averla domata iniziò a pomparla metodicamente. Dietro le frasche Artea commentò: - Panta è una giovane troia le ci vuole poco per allargare le cosce. Parda invece è diversa, vedrai come farà sudare l'altro. -
Parda infatti continuava a scartare e cercava di mordere l'uomo più anziano. Questo cacciatore, più esperto, aveva adottato un'altra tattica, quella di stancare la bestia, fintava continuamente di saltarle addosso, ma non lo faceva. Piano piano infatti Parda scartava sempre meno e poi l'uomo le fu addosso e l'afferrò per le tette strizzandole forte. Quando Parda tentava di mordere lui strizzava, quando la belva desisteva lui l'accarezzava. Dopo qualche minuto Parda si calmò. Mentre Panta si era completamente lasciata andare e brontolava soddisfatta, Parda mantenne un atteggiamento più dignitoso, godeva quanto la compagna, ma prima di abbandonarsi completamente voleva conoscere il valore del suo stallone, voleva vedere se la meritava e comunque doveva conquistarla. Il cacciatore doveva essere gradito perchè non ci mise poi molto a farla ruggire di piacere. Quando la rossa fece un ultimo tentativo di ribellione cercando di trattenersi l'afferrò per il florido seno e la mordicchiò sul collo facendole capire che il suo atteggiamento poteva provocarle solo danni. Il corpo di Parda era più maturo e sinuoso di quello di Panta. Il cacciatore l'accarezzò ruvidamente e la pompò con soddisfazione fino a quando la rossa non lasciò capire che apprezzava quelle carezze, allora il cacciatore si distese e la scopò con calma. Le due belve erano impossibilitate a muoversi ed i due cacciatori si adagiarono su di loro per riprendere fiato, poi si scambiarono di posto e ripartirono. Se le scoparono nuovamente, due, tre, quattro volte, fino a quando ebbero fiato e forza, oltre che seme nei testicoli. Panta e Parda ebbero un orgasmo dietro l'altro ed alla fine erano sfiancate. Quando i cacciatori uscirono di scena e Artea e Zuna andarono a liberare le schiave Parda e Panta erano sfinite, ma soddisfatte. Si alzarono a fatica, le loro gambe tremavano, i loro corpi erano pieni dei segni affettuosi che i due cacciatori vi avevano lasciato, il seno di entrambe era gonfio ed ansimante. Il loro sguardo era perso, ma riconobbero la padrona e le fecero capire che avevano gradito.

Il giorno dopo che i due cacciatori avevano fatto la festa a Parda e Panta ci fu un nuovo scontro. Zuna era riuscita a tendere ai fuggiaschi un'imboscata. Lo scontro aperto non era possibile, gli avversari erano troppi, e le imboscate nei boschi erano controproducenti, negli scontri ravvicinati i ribelli avrebbero usato le stesse armi dei cacciatori e sebbene meno abili erano ancora di più. L'imboscata avvenne quindi in campo aperto, gli uomini di Zuna si nascosero nell'erba alta della savana ed immobili attesero tutto il giorno che i ribelli passassero da quel punto. Lo fecero quando ancora mancava un ora al tramonto e prima che i ribelli arrivassero abbastanza vicini da poter usare i loro archi Zuna utilizzò le potenti balestre dei suoi cacciatori per colpire. Dapprima i ribelli tentarono di andare loro addosso cercando lo scontro ravvicinato, ma quando si resero conto che sarebbe loro costato troppo si ritirarono inseguiti dai dardi delle balestre a lunga gittata. Solo il buio evitò il massacro e forse la fine dei fuggiaschi. La banda dei ribelli era stata ridotta di altre venti unità. Zuna iniziava a sperare.

Quella notte stessa per festeggiare Artea e Zuna si diedero appuntamento nella grande tenda della cacciatrice. Il campo era stato innalzato in cima ad un colle ed i cacciatori facevano buona guardia sui sentieri che salivano al colle. Ruby aveva preparato un'ottima cena e Gora e Rusy avevano amabilmente servito le due padrone che in quel momento si sentivano per la prima volta veramente vicine. Artea si era concessa qualche licenza con Rusy e Zuna con Gora. Le due padrone si sdraiarono sulle pellicce a bere e fumare in un angolo della tenda, nel Dravor il tabacco era molto buono ed a buon mercato, ma non venivano più prodotte sigarette, di solito le donne fumavano la pipa e gli uomini anche sigari. A molti schiavi, soprattutto alle kalsna era proibito fumare; anche di liquori vi era grande abbondanza, ed anche in questo caso spesso i padroni proibivano agli schiavi di berli; ma in entrambi i casi non c'erano regole precise, tutto dipendeva dai padroni.
- Su avvicinatevi, vogliamo che partecipiate anche voi alle festa. - Zuna si era rivolta alle schiave.
Le due padrone erano allegre. Le schiave erano un po' impacciate e si presentarono alle padrone, in mancanza di ordini si allinearono di fronte a loro in posizione di riposo aspettando ordini. Le padrone le guardarono senza decidersi, Zuna voleva che fosse Artea a scegliere. Rusy, Ruby e Gora aspettavano senza manifestare alcuna aspettativa. Fu Artea che ruppe il ghiaccio levando d'impaccio Zuna e le schiave.
- Gradirei la tua schiava, mi piacciono le tette grosse e quelle di Gora le conosco già. -
- Prendila - rispose Zuna che fece cenno alla kalsna di accontentare la sua amica, - sono certa  che Rusyti piacerà. -
- Anche a me piacciono le tettone e Gora non ne ha meno di Rusy. - Poi Zuna si rivolse a Gora e Ruby. - Venite qui belle e datevi da fare. -
Rusy si distese accanto ad Artea che la  baciò sulla bocca con calore, la schiava ne fu conquistata e sfoderò tutte le sue arti per rendere felice la padrona. Artea fu entusiasta del suo comportamento. - Buona scuola - pensò, ma non lo disse, sapeva da dove veniva Rusy e conosceva i rapporti tra Zuna e Kira. La padrona giusto per farle capire chi comandava ogni tanto la pizzicava, ma Rusy assorbiva quelle carezze senza problemi, anche perché sotto le carezze ed i baci della virago si stava sciogliendo. Zuna dal canto suo si servì di entrambe le schiave, non voleva che Ruby si sentisse estromessa, in fondo era una festa. Aprì le cosce per le labbra della cuoca cicciosa e non se ne pentì. Ruby mentre la leccava l'accarezzò con passione, le mani grassocce e morbide si fecero sentire piacevolmente sulle natiche e sulle cosce della padrona. Ruby si accovacciò tra le gambe della padrona e non mancò di farle sentire ance il tocco delle sue piccole tette piccole. Zuna ne fu piacevolmente colpita. - Molto professionale - pensò. Ben sistemata in basso Zuna portò le sue mani a giocare con il grosso seno di Gora mentre offriva le sue tette alle labbra della stessa. Le due padrone apprezzarono per lungo tempo le qualità delle schiave, tutte, Ruby compresa, di ottimo livello e ben addestrate..
Loa era rannicchiata al buio fuori dalla tenda e spiava cosa succedeva lì dentro, lei proprio dalla festa si sentiva lontanissima. Vedeva poco nella povera luce delle candele sparse per la tenda, più che altro ombre, ma sentiva ed intuiva molto ed era rosa dalla gelosia, si era follemente innamorata di Zuna e per lei era una grande sofferenza vedere che quella che ormai considerava la sua padrona se la spassava con altre schiave.

Leao sul luogo di caccia

Era la stagione in cui i cacciatori di schiavi ritornavano con le loro prede verso la civiltà del Dravor. I cacciatori di schiavi erano dravoriani che si spingevano nelle zone più selvagge e meno esplorate del dravor, in genere verso il confine e spesso oltre per catturare le ultime prede che si erano sottratte alla schiavitù o gli schiavi scappati. Leao aveva deciso che invece di aspettarli a Kuanta era più conveniente andare loro incontro. In genere a migliaia di chilometri dalla civiltà si spuntavano prezzi molto migliori e lui aveva bisogno di molte nuove schiave, gli affari andavano bene e le belle schiave nel Dravor iniziavano a costare parecchio, e poi era stanco e voleva prendersi una vacanza esotica esplorando terre lontane. Prese con sé il fido Abur, alcuni guardiani, Brea per tenerlo caldo la notte e una serva, poi partì.

Leao era quasi arrivato verso il confine quando incontrò la prima carovana di schiavi. Il samor che la guidava era un uomo barbuto ed alto, d'aspetto spietato e la banda su cui comandava era anch'essa composta da gente poco raccomandabile. Avevano una cinquantina di schiavi, metà donne e metà uomini. Leao concentrò la sua attenzione sulle donne. Erano tutte nude ed in uno stato pietoso, gli schiavisti se le erano fatte tutte e si vedeva. - Non c'è ne una per cui valga la pena - osservò Leao. - Forse quella può andare bene come giumenta, c'è richiesta - osservò sottovoce Abur. Si trattava di una giovane nera. - Tratta tu con il samor, non vorrei che si montasse la testa. - Abur acquisto per alcune centinaia di tel la schiava, la nera si chiamava Roika, era grassoccia ed un po' muscolosa, ma non era niente di eccezionale da un punto di vista estetico, aveva un viso duro e labbra tumide. Abur prese anche un ragazzo, anche di quelli c'era bisogno, molte padrone li richiedevano, era anche lui nero, alto, robusto e con buoni attributi, durante il viaggio avrebbe aiutato la serva nei lavori più umili, una volta arrivati a Kuanta sarebbe stato addestrato per lavori più piacevoli. 
Abur ritornò da Leao. - Il samor mi ha detto che ha una bella bianca sul carro, la tiene lì perché la vuole proteggere dai suoi uomini. Vuole che arrivi sul mercato ben messa. - 
- Vediamola - disse Leao incuriosito.

Si chiamava Marea, era giovane, ventun anni, bianca, bruna, con i capelli lunghi e corvini che le scendevano lungo le spalle. Aveva un viso dolce ed in altre circostanze avrebbe sorriso deliziando qualsiasi uomo. Leao se ne invaghì all'istante. - Sarà una kalsna di prima scelta - pensò. La trattativa con il samor fu rapida. Il samor spuntò duemila tel, forse a Kuanta ne avrebbe spuntati duemilacinquecento, ma Kuanta era lontana. Una volta addestrata la schiava ne sarebbe valsi almeno tremilacinquecento. Marea era miracolosamente vissuta sempre libera, suo padre era stato il capo di una banda che non si era accordato con il Dravor, poi suo padre era morto e Marea orma giovinetta era diventata l'amante del nuovo capo. Negli anni la banda era stata sempre più decimata ed infine era stata catturata da quei cacciatori di schiavi. Il suo amante era morto nel conflitto.

Roika aveva ventidue anni, era forte e robusta per non aver mai fatto nessuna attività fisica a livello competitivo. La nera era una selvaggia, ma in quei primi giorni di schiavitù aveva imparato a suon di frustate che bisognava obbedire ai padroni, il samor e gli uomini del samor l'avevano presa senza molto riguardo, lei come tutte le altre, tranne Marea che avevano trattato in modo speciale. Abur aveva deciso di addestrare Roika durante il viaggio, voleva che una volta ritornati a casa fosse già pronta. Roika capì presto che quel bestione pelato di nome Abur poteva fare di lei quello che voleva e quindi si consegnò docilmente nelle sue mani. Abur sperava di trasformare quel grasso e quell'accenno di muscoli in una delle più possenti puledre del suo padrone. Le puledre erano sempre più richieste nel parco dei divertimenti e non c'erano molte schiave adatte a quel ruolo. Questa prometteva bene, non era bella, ma aveva cosce forti, due bei prosciuttoni, e spalle robuste, ora bisognava allenarla, domarla e disciplinarla. Anche se sembrava docile era una selvaggia e non si poteva mai sapere cosa passasse per la testa di quelle barbare che fin dalla nascita avevano sempre vissuto nelle foreste, fuori dalla civiltà del Dravor. Abur dedicò molto tempo al suo addestramento. Fin dal principio Roika accettò quel ruolo senza protestare, ma non ci metteva impegno. Abur si mostrò molto paziente con lei, la batteva solo quando era indispensabile, per il resto la costringeva ad estenuanti esercizi, se si comportava bene questi terminavano ragionevolmente presto, altrimenti proseguivano fino allo sfinimento della schiava. Roika si rese conto di ciò dopo qualche giorno e ci mise maggiore impegno. Il primo giorno legandola al carro di Leao con una catena collegata al collare, Abur le disse: - sei una puledra e non puoi parlare. La serva ti porterà da mangiare ogni giorno, starai nuda fino a quando non imparerai a fare tutto quello che ti insegnerò, quando ci muoveremo correrai dietro al carro, ti servirà d'allenamento, poi avrai la tua divisa. Per dire sì devi scuotere la testa in avanti e per dire no di lato, il resto lo imparerai nei prossimi giorni. Non è poi molto quello che ti chiedo. - Roika scosse la testa per dire sì. Il giorno dopo all'alba, dopo un'abbondante colazione, Roika aiutata dalla serva indossò sul corpo nudo i finimenti di pelle. La serva condusse la puledra fuori dal recinto del campo. Non c'era nessuno tranne Abur che la mise alle stanghe di un rudimentale sulky. Il sulky una volta smontato veniva rimesso sul carro. Abur se l'era portato dietro proprio per quello scopo, sperava di trovare tra le nuove schiave qualche puledra promettente. Abur incitò Roika e glielo fece trainare. Abur si rese immediatamente conto che prima di rimetterla alle stanghe doveva lavorare. Iniziò facendola correre in cerchio, la teneva per la briglia attarverso il morso e la frustava ogni volta che rallentava, ma con bonomia senza infierire. Era una mattina calda e Roika iniziò immediatamente a sudare e sgocciolare come una fontana, ma Abur non la risparmiò, sapeva quali erano i suoi limiti e la fece arrivare a quelli. Quando vide che la schiava non ce la faceva proprio più, la condusse verso il vicino ruscello, le levò gli altri finimenti e le fece fare ginnastica, poi sollevamento pesi, con pietre sempre più grosse, Infine la spinse nel ruscello e la fece nuotare fino allo sfinimento. Quando di nuovo Roika era ormai disfatta e pronta a cadere per terra Abur la strigliò. L'arabo immerse una ruvida spugna nel ruscello e prese a ripulirla da fango, sudore e polvere. Roika ansava ed ancora sudava, sembrava che non volesse smettere più. Mai si era sforzata tanto ed ora la sua mente non recepiva più alcun segnale. Abur non se ne curava, la strigliava con cura. La schiava appoggiata con le mani ad una parete di roccia era in uno stato di incoscienza dal quale si riprese molto lentamente. Roika non protestò e non ebbe alcuna reazione quando Abur le passò la spugna tra le cosce, ancora non capiva che per quel giorno era finita e doveva sdraiarsi sul prato per essere massaggiata. Abur si unse le mani con un grasso profumato e cominciò a massaggiarla partendo dalle spalle.
Abur aveva mani forti ed al tempo stesso gentili. Le sue dita lunghe e grosse penetravano sotto lo spesso grasso della schiava ed arrivavano ai muscoli ed ai nervi. Roika era in trance, e dapprima quel massaggio fu fastidiosamente doloroso, aggiungeva altro male sul suo corpo già così provato. Poi molto lentamente sentì i muscoli sciogliersi e i nervi distendersi, facevano ancora male, ma era piacevole. Abur dopo aver lavorato sulle spalle, la schiena e le cosce, si dedicò al seno ampio e sodo della schiava. Roika iniziò a reagire, i capezzoli si inturgidirono, ma non più di tanto. Era una grassona che non aveva mai fatto molto sesso, ma quando la capitava la dava via, in fretta e furia però, con amanti frettolosi che non l'appagavano. Abur passò alle natiche, quando sentì le dita che l'impastavano in quel punto Roika ebbe una reazione maggiore, sentì un umidore tra le gambe. Qualcosa che non aveva mai provato. Ora la schiava gradiva il massaggio e lo faceva capire allargando le cosce senza ritegno. Abur la prese per i fianchi e la rivoltò di nuovo senza alcuno sforzo. Roika, sebbene fosse grande e grossa, nelle sue mani si sentiva una bambola. Lui le mise una mano sulla vulva e strofinò forte e rudemente, la schiava venne mugolando e lui la lasciò riposare. Roika era piacevolmente rilassata, desiderava di più, ma non osava chiedere niente a quel gigante, non si poteva sapere come l'avrebbe presa, lui era il padrone, questa era l'unica cosa che aveva capito da primo momento e non si poteva dire al padrone: - scopami. - Abur era soddisfatto, sapeva che doveva ancora lavorare a lungo, ma la schiava era domata e prometteva bene. Più in là quando se lo fosse meritato se la sarebbe scopata, intanto la legò nuovamente al carro che dopo un po' partì.

Marea viaggiava sul carro con la serva e Brea. Gli uomini avevano i loro cavalli e lo schiavo nero si sistemò su un mulo. Quando Abur vedeva che Roika non ce la faceva più la faceva montare sul suo grande cavallo bianco e la coccolava, Abur si stava affezionando a quella schiava, per farla stare più comoda Abur aveva montato più avanti delle sue un altro paio di staffe su cui Roika quando montava a cavallo fissava i suoi piedi calzati in comodi stivali di cuoio, l'unico suo indumento. Il quarto giorno di addestramento Abur giudicò che la puledra aveva fatto notevoli passi avanti. Le diede una vestaglia, invero molto scollacciata, e invece di legarla al carro la fece montare direttamente sul proprio cavallo tenendosi dietro il carro. Abur l'accarezzò sul seno e le strizzò dolcemente i capezzoli, Roika gemette di piacere, ma non disse una parola. Poi l'arabo la mordicchiò sul collo e le leccò l'orecchio destro, Roika rantolò ed iniziò a colare, ma non osava fare niente e neanche fiatare. Solo quando sentì le mani grassocce e forti di Abur che la spingevano per le natiche a sollevarsi Roika si mosse assecondando il volere del suo padrone. Abur le sollevò la vestaglia e Roika avvertì sotto di se l'enorme salsicciotto del padrone, duro, ma ancora malleabile. Roika tenendosi in equilibrio sulle staffe lo prese tra le mani e lo indirizzò verso la propria fica. Era al tempo stesso eccitata e spaventata, era tanto grande. Quando si sentì penetrata strabuzzò gli occhi e bramì. Poi si sentì piena come mai lo era stata ed il cazzo continuò ad ingrossarsi fino a lasciarla senza fiato. Roika pensava di non riuscire ad accoglierlo tutto, ma invece ci riuscì e ne fu deliziata.   Nessuno dei due fece niente, il naturale trotto della giumenta bianca assestò l'uno dentro l'altra, solo allora Roika iniziò a smaniare di desiderio, ma ancora una volta attese che fosse il suo padrone a prendere l'iniziativa. Abur con la mano destra ritornò ad accarezzarla sul seno e con la sinistra sul clitoride. Roika non riuscì più a trattenersi, con prudenza iniziò un su e giù sulle staffe che avrebbero portato rapidamente chiunque all'orgasmo, ma Abur era duro. L'arabo leccò ancora la schiava sul collo e sulle orecchie, con metodo e con passione. Roika venne tre volte gorgogliando e trattenendosi dal gridare, prima che Abur si concedesse l'orgasmo. Quando ciò avvenne Roika sentì invadersi da un fiotto caldo e possente che la mandò al settimo cielo provocandole un nuovo e violento orgasmo. Poi Abur rimase a lungo dentro di lei, calmo e zitto. Erano entrambi sudati, sfibrati ed ansimanti. Gentilmente Abur la fece sollevare, estrasse il suo randello dalla fica sgocciolante della schiava e la fece risedere baciandola delicatamente sul collo, poi parlò. - Sei calda, mi piaci, comportati bene ed io farò in modo che tu non venga mai maltrattata, affidati a me e starai al sicuro. Roika annuì felice e si lasciò cullare tra le braccia del suo padrone, la vita da schiava iniziava a piacerle.

A Marea invece non piaceva per nulla. Era nata libera e fino a quel momento, sia pure in condizioni difficili, in un campo nella foresta, aveva vissuto bene. Nel campo del padre e poi del suo amante non c'erano schiavi. Non era una scelta, semplicemente erano troppo pochi e male assortiti per poterselo permettere. Quella banda non aveva mai dato molti problemi al Dravor, ma quegli uomini e quelle donne erano una manna per i cacciatori di schiavi. Il samor con la vendita di quei tre schiavi si era già rifatto delle spese della spedizione che era durata appena un mese, il resto sarebbe stato tutto guadagno che avrebbe diviso con i suoi uomini. Tutti gli schiavi erano già stati marchiati e muniti di collare. Marea era libera di andare dove voleva, ma per sicurezza Leao l'aveva fatta impastoiare, una catena correva da una caviglia all'altra della schiava. La donna rimaneva il più possibile sul carro e non dava confidenza a nessuno, neanche a Brea che per forza di cose trascorreva molto tempo con lei. Leao non sapeva cosa fare con quella schiava, le piaceva, ma temeva di sbagliare. Addestrare una kalsna non era semplice, per quello c'erano scuole come quella di Kira. Con gli altri schiavi era diverso, bastava piegarli, ma una kalsna andava condotta per mano verso il suo destino che doveva imparare ad amare. In quel caso neanche Abur poteva aiutarlo, lui era bravo con schiave come Roika, ma con quelle come Marea o Brea ci voleva ben altro. Erano schiave di classe che bisognava domare, ma non piegare, in qualche caso bisognava anche assecondare i loro capricci, farle sentire importanti e preziose, perché in realtà lo erano. Rimaneva il fatto che quella bruna, alta e con il corpo flessuoso le era entrata nel sangue e lui non sapeva come farsela. Per un po' la notte, nella sua tenda, si era sfogato con Brea che più di tutti aveva capito cosa passava per la testa del suo padrone, ma quando Leao le chiese esplicitamente cosa fare Brea rispose: - bisogna aspettare e poi affidarla ad una scuola per kalsna, altrimenti c'è il rischio che rifiuti il suo ruolo. - Leao per il momento si limitò a seguire il suggerimento di Brea. Durante il giorno cavalcava accanto al carro e non poteva fare a meno di ammirare le grazie di quella schiava che ostinatamente guardava altrove e cercava di diventare invisibile nel suo vestitino di stracci e di pelli. Il desiderio di Leao era così forte e la sua rabbia di essere respinto era così tanta che dopo un certo tempo spronava il cavallo e correva avanti. Per Leao era dura, aveva posseduto tutte le kalsna più belle e tutte le dravoriane che aveva desiderato e quella selvaggia insolente neanche lo guardava. Marea aveva rifiutato i vestiti di Brea. Per Marea Brea era una disgraziata traviata e sfortunata, il naturale servilismo della schiava verso il suo padrone le dava il voltastomaco. Ovviamente il concetto che Brea aveva di sé era tutto l'opposto. Si riteneva fortunata e ricca, il suo mestiere le aveva dato molte soddisfazioni, era ricercata da uomini e donne importanti che per averla pagavano e lei aveva accumulato in pochi mesi quello che un dravoriano guadagnava in parecchi anni. Un giorno uno di quegli uomini ricchi e potenti l'avrebbe scelta come sua schiava personale, erano già molti quelli che l'avevano richiesta, e lei avrebbe vissuto nel lusso. Forse più in là nel tempo avrebbe avuto una casa sua e si sarebbe trovata uno schiavo bello e forte con cui vivere. Tutto ciò Marea non poteva capirlo, era vissuta in luoghi selvaggi e fuori dalla civiltà, Brea lo sapeva e non si offendeva del giudizio di Marea. Kira o un'altra come Kira le avrebbero insegnato a vivere. Marea non era davvero indifferente alla bellezza di Leao, la riconosceva e l'apprezzava, ma sapeva che quell'uomo oltre a desiderarla la voleva dominare per poi sbatterla nel suo bordello a fare la puttana, ciò per lei era odioso ed intollerabile. La notte, sola, si lasciava andare e piangeva, non sapeva come uscire da quella situazione. Anche scappando dove sarebbe andata. Aveva sentito che ancora più a nord, nella direzione che stavano seguendo, c'era una banda di ribelli. Schiavi fuggiti pensò con orrore, poi si rese conto che ormai anche lei era una schiava e che quella era la sua unica speranza.

Nur

Quando Koss ricevette il messaggio di Zuna capì quanto la situazione fosse grave. Non voleva creare incidenti internazionali con l'impero di mezzo, ma non aveva scelta, o ordinava a Zuna di rientrare e forse neanche ce l'avrebbe fatta o le inviava immediatamente degli aiuti e cercava di chiudere la partita con i ribelli. Decise di inviare degli aiuti, il Dravor era tranquillo e prospero, ma quei ribelli erano una spina nel fianco che bisognava levare. Sul confine era stato inviato una compagnia di una cinquantina di uomini della guarnigione di Kuanta per un'esercitazione. Erano comandati da un giovane Kars di nome Nur che fino a quel momento aveva dato buona prova di sé. Koss decise di agire ancora in incognito e allo stesso messaggero che gli aveva inviato Zuna consegnò un messaggio per Nur. Il messaggio diceva: segui quest'uomo con la tua compagnia, la missione non è ufficiale, travestitevi da cacciatori ed una volta arrivati sul posto mettetevi agli ordini della karsna Zuna, distruggi questo messaggio immediatamente. Nur era figlio di Koss, ma entrambi non lo sapevano.

Anche Koss il giorno dopo si mise in marcia verso il confine. La situazione era troppo delicata perché lui non la seguisse da vicino. Viaggiò in incognito a cavallo portando solo Saa con sé, per fortuna la sua schiava era un'ottima amazzone ed era molto resistente. Ci volevano almeno due settimane per arrivare lassù, ma bisognava viaggiare veloci. Koss non aveva mai portato con sé Saa in missioni pericolose, ma questa volta sentiva il bisogno di averla con lui. Saa era felice di poter accompagnare il suo padrone, ma angosciata di dover rivedere Zuna, non immaginava neanche che avrebbe incontrato suo figlio, la fatica del viaggio non la spaventava.

Dal canto suo Zuna era sempre più disperata. Dopo la vittoria aveva scoperto che i ribelli erano di nuovo aumentati di numero, altri erano arrivati da chissà dove ed ora, baldanzosi, erano i ribelli che davano loro la caccia. Zuna, Artea ed i cacciatori li tenevano a distanza perché meglio equipaggiati e molto più abili, ma non poteva durare a lungo. La sua missione era iniziata da più di tre mesi e rischiava di finire male. Zuna sfogava i suoi cattivi pensieri con il sesso, desiderava Koss che non c'era ed allora teneva impegnata Rusy fino allo sfinimento e quando Derk voltava gli occhi ne approfittava per godersi Loa. Era sempre più difficile, perché con i ribelli alle costole nessuno si allontanava dal campo. Quella notte però Artea mandò Derk in avanscoperta in una gola per vedere se era libera e nel caso lo fosse per controllarla fino all'alba, quando si sarebbero mossi tutti per attraversarla. Zuna ne approfittò per visitare Loa.

Erano passati tre giorni dalla notte in cui Zuna si era divertita con Gora e Ruby. Zuna s'infilò tra le pellicce ed allungò una mano verso Loa. La schiava rimase rigida voltandole le spalle. Zuna la scosse e la costrinse a girarsi. Loa piangeva. Zuna pensò che Derk l'avesse maltrattata e le chiese spiegazioni. Successe quello che mai Zuna avrebbe immaginato. Loa singhiozzando le fece una scenata di gelosia in piena regola. Zuna capì il dramma della schiava e si sforzò per non ridere, anzi seriamente le rispose. - Ti dovrei frustare per la tua insolenza. - Ma poi lasciò che la schiava si rigirasse e le tenesse il broncio senza fare niente. Quando dopo diverso tempo la sentì ancora piangere si girò verso di lei e l'abbracciò. Zuna disperata e divertita allo stesso tempo iniziò con calma a prendersi cura di Loa, provava un sottile piacere nel coccolare quella schiava, un piacere che non sapeva definire. Le due non si scambiavano una parola. Loa si lasciava abbracciare, ma rimaneva rigida, non si abbandonava. Nonostante apprezzasse quello che la padrona stava facendo non voleva recedere dal suo atteggiamento. Zuna non si scoraggiò, incurante di quel modo di fare continuò a lisciare la schiava. Decise che avrebbe provato a cercare di eccitare la schiava, per lei era una novità di solito avveniva il contrario e comunque le schiave dovevano sempre essere calde e pronte ai suoi approcci. Si sentiva a disagio, ma non più di tanto,  a quella strana schiava ormai ci teneva e se ne prese cura come mai aveva fatto con nessun altra. Decise di non parlarle, ma le mise le mani sulle tette e le accarezzò dolcemente. Loa non si ritrasse, ma non diede alcun segnale di apprezzamento, rimase rigida e non mostrò riconoscenza. Una mano di Zuna rimase sul seno, dove continuò a giocherellare con i capezzoli della schiava e l'altra scese verso la fica. Loa era umida, ma in altre ed analoghe circostanze Zuna l'aveva trovata completamente bagnata. Le belle cosce stavano strette e Zuna ebbe un moto di disappunto, ma insistette e la toccò sul clitoride. Dopo un paio di minuti Loa impercettibilmente allargò le cosce. La karsna fu soddisfatta, ma Loa non intendeva facilitarle la vita e dopo aver, di poco, allargato le cosce rimase ancora ferma nel corpo e nei suoi propositi. Zuna non si scoraggiò, decise, forzando un po', di insinuare la mano tra le cosce bianche e snelle di Loa. La schiava non protestò. Per Zuna era impossibile capire dal suo viso qualcosa, Loa le dava le spalle ed aveva immerso il volto tra le pellicce. La karsna insistette, lentamente, molto lentamente la sua mano penetrò nella vulva della bionda. Un altro impercettibile movimento le facilitò l'azione e Zuna fu felice di approfittarne. Loa ora era bagnata e la temperatura del suo corpo era salita di molto, Zuna la sentiva calda, ma la schiava continuava a non corrispondere alle sue carezze. Zuna continuò con pazienza la sua carezza senza penetrare ulteriormente nelle intimità della bionda. Attratta irresistibilmente dalle splendide spalle della schiava vi depositò un bacio dolce ed allo stesso tempo appassionato. Loa per un attimo rimase immobile, poi si voltò verso la sua padrona. Aveva gli occhi velati di lacrime, di gioia ed emozione. Adagio avvicinò il suo viso a quello di Zuna e ricambiò il baciò con la stessa delicatezza che la karsna le aveva riservato fino a quel momento. Il bacio tenero all'inizio diventò, dopo qualche timido istante, travolgente. Le due si lasciarono andare, ma continuarono a non parlare. Frenesia e delicatezza si alternarono fino all'amplesso finale, poi giacquero abbracciate e riverse una sull'altra. Toccava a Zuna mettere le cose in chiaro. - Quando questa faccenda sarà terminata verrai con me, sarai la mia schiava, ma voglio essere chiara, non sarai la sola, intanto c'è Rusy, poi c'è il mio amante e poi ci saranno tutte le schiave di cui avrò voglia. Ti tratterò bene, ma devi stare al tuo posto, sei solo una schiava non lo dimenticare mai, nei miei confronti hai solo doveri. -
Loa rimase un attimo in silenzio meditando, poi rispose. - Perdonatemi padrona, so quali sono i miei doveri, ma desideravo essere sicura che per voi non ero un passatempo del momento, un essere strano e curioso con il quale divertirsi per un po'. -
Zuna sorrise ed accompagnò la bionda testa della schiava tra le sue gambe forti e nervose. - Quando ritorneremo alla civiltà ti insegnerò a truccarti, a curare le unghie, ed a vestirti. Ormai sei una femmina e come tale ti devi comportare. Guai a te se mi disubbidirai. - Era giunto il momento di rimettere le cose al suo posto e Loa l'accontentò dichiarando: - sì padrona. -
 
Nur non esitò un istante appena ricevuto il messaggio da parte del Mirv della guerra si mise in marcia. Il giorno dopo, quasi sul confine, incontrò il piccolo accampamento di Leao. I due fratellastri avevano naturalmente molte cose in comune e altrettante differenze. Nur era biondo e Leao moro, Nur aveva gli occhi azzurri di Saa e Nur quelli verdi di Koss, erano entrambi alti e longilinei, ma Nur era più robusto di Leao, la bocca di Leao era piena e sensuale mentre le labbra di Nur erano sottili e più piccole. Quello che era completamente diverso era il carattere dei due. Leao era allegro e guascone, Nur era introverso e misurato. Entrambi erano convinti del loro ruolo e delle rispettive possibilità. Leao voleva diventare l'uomo più ricco del Dravor e ne aveva tutti i mezzi, Nur ambiva a diventare Row dell'esercito imperiale, il massimo grado, prima dei trenta anni e quella che gli era stata offerta dal suo inconsapevole padre era una possibilità tanto grande quanto inaspettata. Nur conosceva Leao di fama e sapeva di chi era figlio, quando l'incontrò non poté quindi far finta di ignorarlo e proseguire di gran carriera come desiderava. Si fermò quindi al campo di Leao per la notte, il fratellastro gli chiese il motivo di quella fretta e Nur fu abbastanza evasivo nella risposta. I due uomini si diedero appuntamento per la cena, Nur doveva verificare l'accampamento dei suoi uomini prima di permettersi un bagno nel vicino ruscello ed andare a cena dal suo ospite. Nel vicino ruscello Nur incontrò e conobbe la bella Marea e tutte le schiave di Leao, con Marea c'erano anche Brea, Roika e la serva, erano lì a fare il bagno. Quando Nur arrivò le schiave stavano andando via, a loro toccava preparare la cena. Il kars capì subito che Marea era un recente e ribelle acquisto, era l'unica incatenata, e capì anche cos'erano le altre. Quando incrociò il suo sguardo con Marea le sorrise e la schiava timidamente corrispose quel sorriso, un attimo dopo, pentita, abbassò gli occhi e si morse le labbra. Nur ne rimase estasiato, voleva quella schiava.

Durante la cena Nur cercò di abbordare l'argomento che gli stava a cuore. Leao più smaliziato capì subito dove l'altro voleva andare a parare e gli rispose seccamente. - Non è in vendita e comunque non avresti i soldi per comprarla. - Nur non si era dato per vinto e alla fine della cena quando si stavano bevendo un liquore aveva riaperto l'argomento. Leao seccato non gli volle dare alcuna speranza. - La schiava verrà affidata ad una scuola di kalsna e poi lavorerà per me, nel mio bordello, naturalmente prima me la farò in tutti i modi. Se la vuoi potrai averla, ma penso che un kars come te non potrà permettersela. - 
Marea era seduta con le altre schiave lì vicino e poteva ascoltare quello che i due dravoriani si dicevano. - Porci - commentò, ma non riusciva a disprezzare alla stessa maniera Nur. Brea le sorrise. - Il padrone ha ragione, una notte con te varrà almeno cento tel ed un kars ne guadagna si e no duecento al mese. -
- Non farò la puttana come te - rispose acida Marea.
Offesa Brea fece spallucce, poi le disse: - sono la prima kalsna del dravor, i dravoriani più ricchi fanno la fila per avermi, io offro loro il mio talento e loro pagano fior di tel. Chi mi può avere gratis è solo il mio padrone che ha il dovere di proteggermi e prendersi cura di me. Un giorno vivrò per fatti miei ricca e felice. Tu fino ad ieri vivevi sopra agli alberi. Ed ora basta. - Brea aveva messo fine alla discussione e Marea era comunque rimasta senza parole. Più tardi aveva pensato a cosa poteva risponderle, ma era sicura che la kalsna non avrebbe capito e comunque non aveva senso litigare con Brea, tra l'altro, nonostante l'abissale differenza di opinioni era l'unica con cui poteva fare qualche discorso sensato.
Anche Nur si offese e lasciò rapidamente il desco di Leao. - Domani mattina devo partire presto, sarà meglio che vada a dormire. -

Doveva andare diversamente. Durante la notte al campo di Leao arrivarono Zuna, Artea e tutti i suoi uomini. Erano stati costretti a ripiegare dentro i confini del Dravor, i ribelli li avevano inseguiti fino a lì. Leao riconobbe in Zuna l'amante del padre e si mise anche lui a disposizione con i suoi uomini. Zuna sfinita, dopo aver sentito il rapporto di Nur rinviò ogni decisione all'indomani. - Ora andiamo a dormire, è una settimana che non posso dormire tranquillamente, domani ci penseremo. - In verità la karsna ora era più fiduciosa, con gli uomini di Nur e di Leao aveva circa settanta elementi a disposizione, un terzo dei ribelli, ma loro erano dravoriani e ben armati.
 
Koss e Saa in marcia verso il confine

Da molto il padrone non trascorreva tanto tempo con lei. Anche in quegli ultimi mesi in cui Zuna non c'era lui era sempre via, lavorava fino a tardi e quando arrivava a casa non le dedicava molta attenzione. Ora in quelle due settimane di viaggio Koss era stato tutto suo e Saa era felice. Viaggiavano a cavallo tutto il giorno e la notte si fermavano dove capitava, se arrivavano ad un villaggio in una locanda, altrimenti dormivano sotto le stelle.

Dopo tanti anni il corpo di Saa era per Koss ancora fonte di nuove scoperte, l'aveva visto acerbo e giovane e poi maturare trasformandosi in quello di una donna. Ne conosceva tutte le pieghe, ma quando Saa era ispirata scopriva sempre qualcosa di nuovo. Quella notte si erano accampati all'aperto. Saa si era lavata in un ruscello ed ora era fresca come una rosa, Koss invece si sentiva un po' più stanco e si domandava come la sua schiava potesse essere così energica. Saa distese sul terreno le pellicce, si spogliò e si coricò. Nel fare ciò la schiava si era piegata mostrando il didietro a Koss. Se il seno ed i fianchi di Saa, con gli anni si erano leggermente appesantiti e se le cosce e le spalle si erano arrotondate il culo della schiava invece era ancora quello di una ragazza: alto, tondo e sodo, ben staccato dalle cosce. Koss in quelle notti aveva scopato come un riccio, quella sera voleva passare, ma alla vista di quelle natiche ebbe un'immediata erezione. Si spogliò ed entrò anche lui tra le pellicce. Saa lo accolse sorridendo.
- Oh, oh cosa abbiamo qui. - Sorrise di nuovo allungando la mano verso l'uccello del padrone che si abbandonò nelle sue mani chiudendo gli occhi. Saa non tralasciò un centimetro del corpo del suo padrone. Iniziò dalle ginocchia, mordicchiandole e risalendo lungo le cosce leccandole e mordendo, ogni tanto faceva sentire le sue tette sul corpo di Koss che immobile se la godeva. Saa si tenne alla larga del cazzo in erezione, ma lo baciò sulla pancia e poi l'accarezzò sul petto e continuò a baciarlo ancora sul collo. Poi lo fece girare e stavolta dall'alto scese verso il basso. Lo leccò sulle spalle soffermandosi su una ferita da taglio, ne baciò i fianchi e poi lo leccò sulle natiche e sul culo. Infilò la lingua anche nel buco più piccolo facendola guizzare più volte sull'ano che si dischiuse leggermente. Poi lo mordicchiò ancora sulle cosce e scese fino ai polpacci dove le sue carezze ed i suoi baci alleviarono la tensione e la fatica della cavalcata. Quando Koss si sentì disteso e rilassato si rigirò e indirizzò i baci della sua schiava nell'unico punto che lei aveva accuratamente evitato. Saa lo baciò sulla punta facendolo rizzare ancora, poi un pezzettino alla volta lo ingoiò e quindi iniziò a succhiarlo. Koss adorava i pompini di Saa, anche Zuna era brava, ma un tocco deciso e delicato come quello delle labbra di Saa non l'aveva ancora trovato in nessuna. Stava per venire ed allora allontanò la testa della schiava dal suo uccello. Saa meritava di godere con lui. Koss si concesse di riprendere fiato e poi si sdraiò sulla sua schiava infilzandola senza difficoltà tanto questa era bagnata e tale era l'intesa dei due. Saa sapeva di poterselo permettere e portò le sue labbra su quelle del padrone, da un po' di tempo lui non la respingeva più, anzi corrispondeva ai baci della schiava con passione. Vennero insieme e Koss si addormentò immediatamente. Saa lo guardò dormire per un po', quindi lo abbracciò di dietro stringendosi al corpo di lui e si addormentò anche lei.

Zuna aveva avuto altre scaramucce con i ribelli, poi questi si erano allontanati e lei li aveva inseguiti attraversando nuovamente il confine. Quando Koss li raggiunse erano di nuovo in quella terra desolata di nessuno. I dravoriani si erano sistemati su una vasta collina ed i ribelli nell'arida pianura. Erano di nuovo in stallo. Koss non era per nulla contento di avere Leao tra i piedi, suo figlio non era un guerriero e gli avrebbe procurato più problemi che altro. Esaminò con Zuna, Artea e Nur la situazione ed ne venne fuori un piano che poteva chiudere la partita in una giornata, ma bisognava prepararlo meticolosamente.

La caccia 3

Da un pezzo Derk spiava la sua kalsna. Quella situazione non gli piaceva, negli ultimi mesi aveva rischiato la vita diverse volte, non era pagato per quello anche se Artea aveva promesso un premio generoso. Non gli piaceva quella Karsna di nome Zuna e non gli piacevano il suo amante, la sua puttana e la presenza dell'esercito. Non gli piaceva niente, i ribelli si erano dimostrati una preda per niente facile, ogni giorno acquistavano fiducia, erano in trappola su quel colle da diversi giorni e non si vedeva come si poteva uscire da quella situazione. La sua troia poi aveva assunto un comportamento intollerabile, quando le dava un ordine era negligente, obbediva, ma non tremava più sotto il suo sguardo, quando se la scopava allargava le gambe insofferente e non fremeva e godeva più come prima. Derk sapeva che Loa lo odiava, ma quello non era importante, soffrendo e maledicendolo comunque, fino a quel momento, godeva e si impegnava a soddisfarlo, ora si lasciava fottere senza reagire, come una puttana di infimo rango. Per Derk era colpa di tutta quella gente che c'era lì intorno. Derk la spiava per capire cosa era cambiato, ma non trovò niente. Zuna era sempre stata molto attenta e da quando era arrivato Koss al campo non era andata più a trovare Loa, eppure Derk sentiva che c'era qualcosa.
- Seguimi - ordinò alla sua kalsna e si avviò verso l'altro lato della collina, camminando diede un'occhiata al campo dei ribelli, erano tutti lì, giù nella valle, più di duecento ben armati e li sfidavano. Derk entrò nel bosco, non toccava a lui capire come uscire da quella situazione, il suo problema del momento era Loa.
 
Erano abbastanza lontani dal campo. - Spogliati - fu il nuovo ordine di Derk,
- levati anche gli stivali. - Loa era in apprensione e dopo diverso tempo ebbe nuovamente paura. Derk le fece abbracciare un grosso albero e poi le legò i polsi uno all'altro, le fece allargare le gambe che legò a dei pioli alla base dell'albero. Per un po' si limito ad osservarla.

Loa tremava di paura, le venne la pelle d'oca, le cosce snelle e lunghe e la schiena le si riempirono di piacevoli puntolini. Derk la osservava eccitato, finalmente la vedeva di nuovo tremante fremente. Derk  si spostò e a quel lieve rumore Loa sussultò spaventata. Derk iniziava a divertirsi.
Loa si voltò verso di lui, poi terrorizzata rivolse nuovamente la faccia verso l'albero. Derk  aveva avuto un'erezione fantastica, ma voleva godersela a lungo e s'impose di calmarsi. In mano teneva la lunga frusta che spesso portava con sé per sollecitare gli scuoiatori. Si godeva con lo sguardo la bella kalsna, le era costata cara, ma gli aveva fatto passare momenti indimenticabili. Guardò con passione le gambe lunghe e lisce, il corpo snello e sensuale, la curva della schiena, la vita ed i fianchi sottili come quelli di un ragazzo, il culo tondo e sodo, la pelle dorata. Loa era un capolavoro della natura e della chirurgia. Derk  godeva, quel magnifico corpo era suo, anche la paura che lo faceva tremare veniva da lui, poi si avvicinò alla preda. Loa tremava in modo indecente, solo all'inizio della sua conoscenza con Derk era stata tanto spaventata, da un pezzo Derk non la batteva più. - Non ti ho ancora toccata e già tremi - l'irrise Derk alitando sulla schiena della kalsna. Le passò l'impugnatura della frusta tra le gambe e con quella la forzò all'ingresso della vulva, la penetrò per qualche centimetro andando avanti ed indietro e godendo della tensione e del tremore che le procurava. Loa rabbrividiva ed ansimava. Con la mano libera il padrone, percorreva il corpo della kalsna, dalla schiena discese verso le natiche che strizzò con rabbia e soddisfazione lasciandole il segno delle dita impresso, poi sempre con mano ferma l'accarezzò all'interno delle lunghe cosce.
Loa era spaventata, rimaneva tesa e si aspettava il peggio, ma intanto il suo corpo sollecitato da quelle carezze rudi smise di tremare di paura, essere accarezzata a quel modo le dava comunque piacere. La kalsna provò ad offrirsi, forse in quel modo il padrone si sarebbe eccitato e l'avrebbe semplicemente scopata, forse sarebbe stato più rude del solito, ma quando non lo era e comunque non era un problema. Quando Derk  buttò la frusta per terra e raccolse il traboccante seno della kalsna  in entrambe le mani Loa pensò che forse ce l'aveva fatta. Le mani grandi e tozze del padrone non riuscivano a contenere le grosse tette della kalsna, ma stringevano e mungevano senza freno. Derk godeva perché quel seno grosso e magnifico era suo, lui l'aveva voluto così. Loa mugolava, sperava sempre di eccitarlo e condurlo verso una rapida scopata, poi tutto sarebbe finito. Si era scostata, per quanto le era possibile dall'albero per facilitare il gioco del padrone. - Brava - le disse lui, spingendo il cazzo sul culo della schiava e sfregandolo su di esso. Derk  artigliava le tette di Loa e la mordeva sulle spalle. La kalsna  era snella, ma in carne ed era morbida e profumata. Loa si era bagnata, le sue paure stavano svanendo. In quel momento Derk cambiò tono.
- Allarga le gambe troia - le ordinò Derk. Loa, sentì che stava succedendo qualcosa di nuovo, ma sperava ancora di portarlo dove voleva. Prontamente inarcando la schiena allargò le gambe. Il padrone le passò la mano piena sulla fica bagnata. Loa capì che bisognava darsi da fare. Ondeggiò il culo incontro alla mano ed inarcò ancora di più la schiena facendo ballonzolare le grandi tette. Si offrì come una troia e si bagnò come una bagascia. Era partita e desiderava che il padrone l'apprezzasse, mugolò di piacere e strusciò le chiappe sul cazzo del padrone. - Sì così, brava. Mi ricordo quando ti volevo fottere e stringevi le chiappe. Sei molto migliorata, ora allarghi le gambe appena ti si tocca il culo. - Derk fece una pausa e poi con rabbia disse: - ora ti offri a tutti come una puttana. - Sentendo quelle parole Loa si sentì prendere dal panico, forse il suo padrone aveva scoperto qualcosa, poi si disse che era impossibile, ma non ne era sicura, decise di ignorare quell'accusa. Derk  smise di accarezzarla, ma le intimò di rimanere in quella posizione con le gambe larghe ed il culo in fuori. Loa sentì il terrore ritornare, il momento magico era passato, aveva tanta fifa da sbattere i denti. La kalsna  fece uno sforzo per non stringere le cosce, quello, intuiva, era il pericolo maggiore. Loa ora era atterrita. Sentì Derk che le diceva: - te ne darò tante, ma possono essere molte di meno se parli. -
Stavolta Loa non poté ignorare quello che aveva sentito, l'accusa non era per nulla precisa, Derk non sapeva nulla, anche se fingeva di sapere, ma stava per darle un sacco di frustate e lei reagì. - Non ho fatto niente. Lo giuro. Pietà padrone, non mi frustate. -

Derk  avvertì che la schiava mentiva. La frustò sul culo e sulla schiena, con rabbia. Derk non sapeva niente di Loa, ma aveva notato che era cambiata, aveva anche visto che quella zoccola di karsna le gironzolava intorno, ma senza prove non poteva accusare una come lei. Le prime frustate servirono a riscaldarlo, la sua ira invece di esaurirsi crebbe e Loa abbattuta gridò come una bestia. Invocò pietà e perdono, ma Derk neanche l'ascoltava. Ormai lo stesso scopo di quella punizione, sapere se la sua kalsna lo tradiva, non contava più, era tanto che desiderava frustarla a sangue ed ora lo avrebbe fatto. Loa subiva e tutte le sue energie erano rivolte ad assorbire i colpi, ma in un angolo della sua mente, mentre riceveva frustate sul culo e sulle spalle, pensava sempre con ansia che non poteva stringere le gambe. Loa singhiozzando, gemendo e piangendo ritornò senza speranza a chiedere pietà. Ma Derk l'irrise. - Piangi come una verginella, ma non lo sei più, tutti i tuoi buchi non hanno più segreti per me e se voglio anche per altri. - Fu proprio dove temeva che arrivò il colpo successivo. Loa si dimenò sulle corde impazzita, rischiando slogarsi i polsi e le caviglie, ma il padrone implacabile la colpì ancora. Derk  era sudato, digrignava i denti e sbavava, mai aveva provato tanto piacere. Assestò un ultimo colpo tra le gambe delle kalsna e quasi venne quando la sentì gridare disperata. Loa si abbandonò contro l'albero e non reagì più. Derk smise, voleva che Loa fosse cosciente quando l'avrebbe scopata. Si avvicinò alla schiava. Il corpo di Loa era squassato dalle convulsioni e non reagiva. Il padrone la strinse a sé possessivo. La sentì vibrare sotto di sé di dolore e paura. Il corpo della schiava era squassato dalle convulsioni. Derk la strinse più forte godendo di quei brividi e della sua angoscia, poi con un colpo solo la penetrò. Loa urlò e si dimenò ancora, ma poi si accasciò e Derk ne fece quello che volle. La schiava, anche dopo che era stata violentemente ripassata, a quel punto si bagnava e cominciava a godere, questa volta gridò per tutto il tempo fino a quando lui non si scaricò dentro di lei.

Loa non era più cosciente, rimase legata all'albero a lungo. E quando Derk la sciolse non si rese neanche conto di ciò. Quando le corde non la trattennero più si accascio al suolo come un sacco vuoto. Derk la lasciò lì e se ne ritornò al campo. Il padrone non aveva fatto tre passi che si sentì trafiggere alla schiena, si voltò per capire cos'era stato ed il pugnale si conficcò nel cuore uccidendolo all'istante. Zuna aveva assistito alle ultime battute della violenza su Loa e aveva deciso di agire. Dopo soccorse Loa. La storia che raccontò era credibile. Due ribelli avevano sorpreso Loa e Derk nel bosco, avevano ucciso lui e violentato lei, poi all'arrivo di Zuna erano fuggiti. Loa per lungo tempo non parlò e quando lo fece confermò la storia della sua nuova padrona. Nel Dravor uno schiavo senza padrone diventava automaticamente uno schiavo pubblico, Koss prese quindi in carico Loa e la rivendette a Zuna, per la stessa cifra che aveva pagato Derk, i tel sarebbero andati all'erario.

Lo scontro

Nel piano di Koss Derk giocava un ruolo importante, ora doveva trovare un uomo che lo sostituisse alla guida dei cacciatori di Artea. La mattina presto il vento tirava forte e regolare dalla collina verso la pianura. Alcuni chilometri più a nord nella pianura si apriva una fenditura che l'attraversava in tutta la sua estensione e larga un centinaio di metri. La fenditura era profonda alcune decine di metri e non era facile discendervi e risalirvi. Koss avrebbe dato fuoco a quella pianura secca ed arida, ma comunque fitta di arbusti piccoli e rinsecchiti che sarebbero bruciati senza grande difficoltà. Durante la notte Koss ed i guerrieri di Nur si sarebbero portati dall'altro lato della depressione e lì avrebbero atteso i ribelli, c'erano un paio di punti obbligati da cui questi avrebbero tentato di risalire la fenditura e lì Koss stava preparando la trappola. In uno dei due punti si sarebbe piazzato lui con una parte dei guerrieri e nell'altro Nur. Il problema era farceli arrivare, e qui giocava un ruolo decisivo l'abilità di chi avrebbe dato fuoco, bisognava creare un imbuto che portasse i ribelli proprio in quel punto. Bisognava dare fuoco davanti ai ribelli e sui loro due lati, in modo da creare un imbuto che li costringesse poi a fuggire nella direzione desiderata da Koss. Koss aveva pensato a tre piccoli gruppi guidati da Zuna, Artea e Derk. Venendo a mancare Derk suo malgrado dovette ripiegare su Leao.

Marea quella notte tentò di scappare, era la sua ultima occasione. Doveva farlo prima che i diversi gruppi si muovessero, sia perché doveva avvertire i ribelli, ma anche per non avere successivamente dravoriani sulla sua via di fuga, infatti gli schiavi durante la battaglia sarebbero rimasti sulla collina sorvegliati da un paio di uomini. Erano tutti andati a dormire molto presto, si sarebbero svegliati intorno a mezzanotte per muoversi verso i punti assegnati da Koss. Le poche guardie sorvegliavano l'esterno del campo. Marea dormiva nella parte dell'accampamento destinata agli uomini di Leao. La schiava si alzò dal suo posto, se qualcuno si fosse svegliato avrebbe pensato che stava andando fuori dal campo per qualche bisogno. Abur fu l'unico a notarla e pensò proprio quello che Marea voleva. La schiava neanche se ne accorse. Abur era preoccupato, lui era un guerriero, ma non il suo padrone e questo lo inquietava non poco. Abur dormiva di lato a Leao, si rese conto che la schiava non tornava e capì quello che stava succedendo. Si tirò su e nel farlo svegliò Leao a cui spiegò cosa stava succedendo. I due dravoriani si precipitarono all'inseguimento, la trovarono ormai alla base della collina, la schiava era impastoiata e non poteva correre. Tentò lo stesso di fuggire, ma rovinò a terra, quando si vide persa gridò all'indirizzo dei ribelli che ormai erano a portata di voce. Dapprima chiese aiuto, ma nessuno andò ad aiutarla, i ribelli erano anche loro quasi tutti addormentati e quelli svegli pensarono ad una trappola. Marea si rese conto di tutto ciò ed allora, mentre Leao ed Abur le erano ormai addosso gridò loro: - fuggite, imboscata. - Urlò più volte queste parole mentre il campo dei ribelli si animava. Lo stesso succedeva dall'altra parte. Koss vide svanire così il suo meticoloso piano, in fretta, sotto i suoi occhi la banda degli schiavi ribelli stava prendendo il largo.   

Leao alzò il nodoso bastone di pelle intrecciata in alto e lo calò sul culo della manza, che sobbalzò, strinse i denti, mentre smorfie di dolore si disegnarono sul volto, ma non urlò. Marea era stata fatta piegare in due e legata con le mani dietro la schiena. Due legacci di cuoio le erano stati stretti alla base delle tette ed erano stati legati alla base di un ceppo per costringerla a rimanere piegata. Sotto i colpi di bastone la schiava cercava di agitarsi il meno possibile, non voleva aggiungere danno al danno, ma inevitabilmente i colpi producevano scosse nel suo corpo che si ripercuotevano in dolorosi stiramenti alla base delle tette. Marea veniva tirata per le tette dai sobbalzi che lei stessa si procurava. Il nerbo era duro ed i colpi violenti. Al terzo colpo Marea aprì la bocca ed urlò tutta la sua pena. Leao era furioso, si sentiva responsabile del fallimento della missione e aveva deciso che quella schiava doveva pagarla cara. Voleva che gridasse fino a perdere la voce. Tutto il campo assisteva alla punizione, i cens si spintonavano l'uno con l'altro per vedere quella gran fica frustata. Saa, Brea e Loa erano una vicina all'altra e sebbene disapprovassero l'atto irresponsabile di Marea, sentivano per lei una gran pena.
Leao colpì Marea nel mezzo delle natiche, nel punto più morbido e succulento. Leao si era accanito su quel punto, quella era la terza volta che la colpiva lì. La schiava che fino a quel momento aveva retto stoicamente si sentì spezzare e gridò con tutto il fiato che aveva in gola fino alla fine della punizione. Colpo dopo colpo Marea, nella naturale sequenza di ogni frustata, stringeva le chiappe, assorbiva il colpo e poi gridava e sobbalzava in avanti. Quindi sentendosi strattonata per le tette cercava di trattenersi. Dopo dieci colpi Leao si concesse una pausa e poi riprese. Saa osservava Nur, e vide che anche lui provava pietà per la poveretta, si rallegrò di quel sentimento del figlio. Koss invece era furioso, ma la sua furia era divisa in parti uguali, verso la schiava, anche se lui raramente le batteva a quel modo, e verso il figlio che non aveva saputo renderla inoffensiva. Il culo di Marea magnifico fino a mezz'ora prima, ora era ridotto davvero male. Leao avrebbe continuato fino a rovinarla per sempre quando Koss gli disse: - basta. -
Le schiave e Nur sospirarono sollevati, ma Leao voleva continuare e colpì ancora. Fu Nur a precipitarsi sul fratellastro e stringendogli il polso che impugnava la frusta gli ringhiò addosso: - il Mirv ha detto basta. -

Leao lo colpì al volto con il pugno libero, ma erano troppo vicini per provocare seri danni e Nur era di gran lunga più forte ed abile in quel genere di cose. Il colpo del kars si diresse invece allo stomaco di Leao e lo fece piegare in due. Nur non cercava la lite, ma aveva accolto come una liberazione quel basta dato da Koss, a lui ora interessava che la schiava fosse liberata e curata, ma Leao vide nell'altro una mancanza di rispetto per il suo ruolo e la rabbia per l'orgoglio ferito si sommò a quella data dal tradimento della schiava. Leao sapeva che facendo a pugni ci avrebbe solo rimesso. Tirò fuori il pugnale e si avventò sul kars. - No - gridò disperata Saa. Leao conosceva Saa da quando era nato, a modo suo provava affetto per quella schiava che l'aveva sempre trattato bene, per lui era stata una tata ed anche molto di più. Non fu tanto il grido quanto la disperazione che sentì in esso a farlo esitare. Anche Koss si rese conto che Saa era sconvolta. Il Mirv sapeva che la sua schiava era stata sempre sensibile, ma in quel grido c'era dell'altro. L'unica che sapeva cosa era Zuna. Quell'esitazione però permise a Nur di sfoderare il suo pugnale ed affrontare ad armi pari l'avversario. Saa si mise tra i due e gridò a Koss: - fermali. Sono tutti e due figli tuoi. - 
- E' vero - gridò Zuna.
 
Koss rimase paralizzato, incapace di pensare e di dire, fortunatamente anche i contendenti furono colpiti da quella affermazione sconvolgente.
Leao fu il primo a riprendersi ed a realizzare che suo padre era rovinato e che la causa di quella rovina era quel fratellastro generato con una schiava. Realizzato ciò tentò di colpire ancora Nur che invece non si era per nulla ripreso dallo choc. Fu Koss che come un automa calò di piatto il suo spadone sul braccio del figlio. Leao ebbe il braccio fratturato e Nur rimase illeso. L'intervento di Koss aveva salvato la vita di Nur, ma Koss capì che per entrambi nel Dravor non ci sarebbe stato più posto. La missione era fallita e lui doveva decidere cosa fare. Nel Dravor sarebbe stato sempre un uomo ricco, ma certamente non avrebbe più fatto il Mirv, suo figlio Nur sarebbe diventato schiavo e Saa sarebbe probabilmente impazzita. Decise di non ritornare nel Dravor.

Africa 2030 dopo il disastro nucleare

Padroni e padrone
Koss
Zuna amante di Koss, karsna, commessa ventenne, bruna di via Solari (new)
Kira ex amante di Koss, drowna, mora vestito giallo della 50
Artea spia e cacciatrice e nera, modella fatale, capelli sciolti e labbra traslucide
Telea, padrona, modella elegante, mora capelli a crocchia e sorridente
Leao, figlio di Koss, cacciatore di schiavi
Abur, capo delle guardie di Leao, grosso e arabo
Derk, capo dei cacciatori di Artea, Lazzaro 98, quello con i cani

Schiave e schiavi
Saa eccellente e personale di Koss, bionda quarantenne F.U. di Bussero (new)
Vasa eccellente e personale di Kira, castana formosa e fine di Pisa, via Mensa
Rusy, giovane eccellente in vendita acquistata da Zuna, nera, M.Bert.
Mega, matura eccellente in vendita, Trezzo d'Adda
Panta, mora di Lazzaro 98 22enne, schiava pantera e nera di Artea
Parda, rossa teatro Fiesole (new), schiava di Artea
Gora, modella grassa, schiava nera di Artea
Ria, moglie di Pal., vacchetta, schiava di Artea
Ruby, volo Alitalia RC-Roma cicciona, schiava di Artea nera
Marea, modella serena, mora e sorridente, schiava di Leao
Soila, modella riccia, schiava nera di Kira
Brea, modella brava, bionda, capelli corti e alta, schiava di Telea
Roika, venticinquenne robusta su seno e cosce, passaggio in macchina.

Dravor         l'impero
Stravor        regione dell'impero, 20 regioni
Dravoriano        cittadino dell'impero
Grande Drav         capo dell'impero
Drav o Dravna     capo/a di una regione stato dell'impero
Mirv o Mirvna    ministro dell'impero o di una regione
Was o Wasna    funzionario di alto livello


Row o Rowna    generale
Rok o Rokna        colonnello
Kars o Karsna    maggiore
Kark o Karkna    capitano
Cent o Centna    tenente
Cenk o Cenkna    sergente
Cens o Censna    soldato

Kalsna        schiava di piacere

Tutti i mestieri artigianali e commerciali
mastro            Artigiano
mercante         Commerciante       
Samor         Commerciante di schiavi

Professioni, quelle tradizionali
Medico
Maestro
Avvocato

Popolazione 8.000.000, schiavi 5.000.000,
capitale Kuanta 100.000 abitanti, 60.000 schiavi, al sud sul mare
altre 50 città di 50.000 abitanti tra dravoriani e schiavi
100.000 soldati al confine, 200.000 all'interno
il resto nelle campagne

Posizioni normali

Attesa. le gambe leggermente allargate, in verità una schiava non poteva mai tenere le gambe completamente chiuse e neanche accavallarle, e le braccia distese lungo i fianchi, il corpo doveva stare diritto, ma rilassato.
Riposo. la gamba sinistra leggermente in avanti, le mani unite dietro la schiena, il corpo immobile, ma non rigido.

Posizioni sex
Kola. In ginocchio, le gambe leggermene divaricate, di fronte al padrone con le mani dietro la nuca
Rana. In ginocchio, distesa sui gomiti, portando la testa quasi a toccare il pavimento, ma con il capo rivolto a destra, il culo in alto senza però sollevarsi sulle cosce.
Pecora. In ginocchio, distesa sui gomiti, portando la testa quasi a toccare il pavimento, ma con il capo rivolto a destra, il culo in alto sollevata sulle cosce.
Pony. In ginocchio, braccia e gambe diritte, la testa rivolta in avanti e dritta.
Lasa. Sdraiata sul dorso e con le gambe piegate sulle ginocchia ed aperte.
Huss. raggomitolata ai piedi del padrone.
Skola in ginocchio davanti al padrone con la bocca leggermente aperta ed il viso rivolto leggermente in alto, posizione per pompini o leccate.
Jia sdraiata sul dorso con le gambe piegate verso di sé trattenenute dalle braccia, fino a quando i piedi non arrivarono dietro le spalle, lasciando oscenamente esposti sul davanti culo e fica.

FINE


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