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AFRICA 2030 II

Seconda parte

Mega e Kira

Kira non aveva raccontato tutto quello che c'era da raccontare su Mega. Prima dell'apocalisse Mega era stata una Padrona dominatrice feroce e fiera. Fin da ragazzina aveva messo in soggezione le più e meno giovani cameriere e poi le compagne ed i compagni di scuola. Infine quando, e durò solo qualche anno, iniziò a lavorare le sue ed i suoi dipendenti. Kira, e per questo la dravna se n'era guardata bene dal particolareggiare, era stata una delle sue vittime preferite.
Erano molto giovani allora. Mega era la figlia del padrone, non era voluta andare all'università, disse che si sarebbe annoiata. Al contrario in azienda si sarebbe divertita moltissimo. Il padre le assegnò la direzione di un reparto amministrativo. Un piano tutto per lei nell'immenso grattacielo dove si trovava la direzione della Rool. Mega aveva alle sue dipendenze circa duecento impiegati, non appena imparò quello che doveva fare si liberò dei vecchi dirigenti e mise nei posti di comando donne ed uomini fedeli e devoti a lei. Donne ed uomini che accettarono senza riserve di diventare le vittime della signorina Mega. Ci fu chi lo fece per i soldi, chi per piacere, chi perché effettivamente conquistato dalla dispotica padrona, chi per paura. Chi non accettò o cambiò reparto o fu costretto ad andarsene. Mega non si occupò di tutti i suoi impiegati, gliene bastarono una ventina per soddisfare le sue brame e costruire quella cortina di riservatezza di cui aveva bisogno nei confronti di tutti gli altri. Il padre per un periodo ricevette delle lamentele, ma i risultati erano buoni e quindi sorvolò, poi nessuno si lamentò più. Mega otteneva dai suoi impiegati tutto quello che voleva, dove non arrivava con la seduzione che utilizzava indifferentemente sia con gli uomini che con le donne, arrivava con le minacce ed in casi estremi con l'allontanamento. Era sadica ed insaziabile, nella sua rete caddero tutti i fusti del suo ufficio e la maggior parte delle belle ragazze. Il suo ufficio era in un angolo del piano, separato dal resto del mondo dalla stanza di un'efficiente e fedele segretaria, negli uffici intorno al suo lavoravano tutti i suoi cortigiani, dirigenti o passacarte o segretarie che fossero. In quell'ufficio tra una riunione e l'altra sfogava i suoi istinti. Aveva rapporti solo con i suoi accoliti, il resto del reparto veniva governato attraverso di loro. Convocava solo loro, il bello o la bella in genere veniva fatto inginocchiare ai suoi piedi e relazionava o ascoltava le direttive, poi tra una telefonata e l'altra, tra la  stesura di una lettera ed un'operazione al computer lo schiavo si dava da fare per soddisfare la padrona. Era molto esigente, spesso nel suo ufficio erano presenti più schiavi e se un impiegato sbagliava, lei lo sbeffeggiava e lo puniva davanti agli altri, mentre di solito una bella segretaria le leccava la passera. Per punire lo schiavo non aveva difficoltà, lo faceva spogliare e lo graffiava con le unghie affilate o lo frustava, il suo studio era ricco di frustini ed altri strumenti del genere. In giro si mormorava delle sue abitudini, ma solo i suoi schiavi potevano confermare e se ne guardavano bene, quindi voci, ma nulla più. D'altra parte chi avrebbe avuto voglia di andare in giro a raccontare cosa la padrona gli aveva fatto nel suo ufficio. Per realizzare questa situazione idilliaca Mega ci mise quasi un anno. Fu allora che Mega vide Kira in mensa e se ne invaghì, seppe che la ragazza era lì solo da pochi giorni ed ancora non era stata assegnata definitivamente a nessun compito, era al suo primo lavoro. Quando la sua segretaria andò in maternità chiese al responsabile del personale di mandarla da lei. Kira era giovane e molto bella, un fisico tutto curve ed una pelle candida, era alta ed aveva un culo ampio ed alto; Mega non era invece molto alta, era leggermente grassottella, procace e morbida, ma il viso era tanto duro quanto i suoi lineamenti erano delicati. Con l'età entrambe le donne fisicamente non erano cambiate molto, si erano giusto arrotondate ed appesantite un po', ma il carattere era invece cambiato moltissimo. Kira a quell'epoca aveva un carattere mite ed era molto ingenua, il contrario esatto di Mega, poi come sappiamo le parti si invertirono. Quando la ragazza si presentò nell'ufficio di Mega solo la sua timidezza le impedì di saltare per la gioia. Provò grande ammirazione per l'altra giovane. Certo era la figlia del padrone, ma era bella, elegante e ci sapeva fare. Kira vide che aveva stile e carattere. Nel tempo che rimase lì le passarono un sacco di telefonate e lei facilmente sistemò un sacco di faccende, al solito con il bastone o la carota, ma funzionava. Kira poté vedere che la manager per cui avrebbe lavorato era una splendida giovane attraente e scandalosamente disinibita, quel comportamento da un lato la turbò, da un altro stranamente la eccitò. Lei invece era molto casta, aveva molti ammiratori, ma li teneva a distanza, non era molto attratta dal sesso, anzi ne era impaurita e i brevi rapporti che aveva avuto l'avevano lasciata insoddisfatta, a diciotto anni era ancora vergine. Il giorno dopo si trasferì nella stanza della segretaria ed iniziò a lavorare per Mega. Questa all'inizio fu molto cauta, la trattò normalmente e andò a sfogare i suoi appetiti sessuali altrove. Piano piano le cose cambiarono. Mega le assegnò compiti via via più difficili. Kira riusciva comunque ad eseguirli, ma diventava ogni giorno di più stressata e nervosa, fino a quando un giorno cedette e si mise a piangere. Stava ancora piangendo quando la sua manager la chiamò all'interfono. - Vieni qui. Subito. - Era stata sempre autoritaria, ma Kira non immaginava neanche lontanamente quello che sarebbe successo di lì a poco. Mega passeggiava per il grande ufficio come una furia in gabbia, in mano aveva dei fogli, la relazione che Kira aveva battuto al computer sulla base di pochi dati che Mega le aveva dato. Una relazione che un dirigente ci avrebbe messo tre giorni a scrivere e che la povera segretaria aveva buttato giù in mezza giornata continuando per di più a rispondere al telefono ed eseguendo tutto il lavoro di routine che una segretaria deve svolgere. Mega indossava una minigonna vertiginosa e una camicetta bianca che la fasciava stupendamente. La furia del suo atteggiamento la rendeva bellissima, ma Kira ne rimase atterrita, niente in confronto a quando la sentì parlare. - Cos'è questa schifezza!? Non mi dirai che è una relazione? Oggi è una giornata storta. Tu con questa schifezza e Reno con quei suoi conti sballati. Ma ora vi metto a posto io. - Disse così mentre scaraventava tutti i fogli per terra che si sparsero sul pavimento. Kira era senza parole e non riuscì a dire niente mentre si piegava per raccogliere i fogli, intanto Mega era di nuovo all'interfono. - Reno, imbecille. Vieni subito qui. - Non passò un minuto che un bel giovane, alto e dinoccolato, biondo e dagli occhi azzurri entrò nello studio di Mega e si mise sull'attenti. Il giovane era abbastanza sconvolto e visibilmente preoccupato, ma Kira non ebbe modo di accorgersene subito, piangeva mentre raccoglieva ancora i fogli. Mega si sfogò sul nuovo venuto. - Pidocchio. Ti pago fior di soldi e non sei neanche capace di far fare i conti al computer. - Mega l'aveva assalito buttandogli addosso un foglio su cui aveva segnato in rosso parecchi errori. Il giovane per la vergogna era diventato rosso come un peperone, provò a dire qualche parola, ma Mega si era già seduta in poltrona e lo invitava a slacciarsi i pantaloni. Kira si era rifugiata in un angolo e non trovava il coraggio di dire bha. Il giovanotto implorò: - padrona vi prego, non davanti a lei. -
- Su non fare storie. Non è la prima volta. Lei è la mia segretaria, è ora che veda come punisco i dipendenti che sbagliano e tu puoi renderti utile almeno in questo. -
- Sì padrona. - Il giovane rispose con un filo di voce e si slacciò i pantaloni fissando gli occhi sul pavimento. Sempre evitando lo sguardo di Kira che incredula assisteva alla scena pietrificata, piegò i pantaloni e li poggiò sulla sedia, poi in mutande si avvicinò esitante a Kira. La padrona a quel punto l'incoraggiò: - su bello, non sei niente male, ma non ti fare desiderare. Sai che non ho molto tempo, ed i vostri errori me ne portano via tanto. Vieni qui che ti do una bella sculacciata. - Il giovane aveva belle gambe ed anche un bel culo, pieno ed alto. Si fece coraggio e si piegò sulle gambe di Kira. La padrona gli abbassò le mutande ed iniziò a sculacciarlo. Il giovane iniziò a singhiozzare e piangere, ma non per il dolore. L'umiliazione era troppo forte. Mega era insensibile. - Quante storie per una sculacciata, ti saresti meritato una bella frustata, quella forse ti avrebbe dato maggiori ragioni per piangere. - Passò qualche minuto e poi Mega esclamò: - per la miseria. Tienilo giù, non è proprio il momento adatto. - Il giovane mentre piangeva aveva avuto una bella erezione, e siccome le sue esortazioni non bastarono Mega gli strinse le palle con sorprendente violenza. Il giovane strillò, ma non si mosse, sussultò solo un po' sulle gambe della padrona e quindi si calmò. Un'ultima pacca e Mega lo lasciò andare. - Rivestiti e ritorna a lavorare. Voglio di nuovo quei dati tra due ore. - Il giovane si mise in piedi e si ricompose.  Kira ancora sotto choc poté notare che ora il giovane, sebbene evitasse per la vergogna ancora il suo sguardo, sembrava sollevato ed in qualche modo anche appagato. Salutò la padrona ed uscì dallo studio.

- Su. Ora tocca a te. -
Kira non capì subito, ma un attimo dopo tremava come una foglia e gridava.
- No, la prego no. -
- Kira non mi fare arrabbiare, hai appena visto come è facile, e qui le regole sono queste, quando uno sbaglia viene punito. Se non ti piace puoi licenziarti, ma attenta mi prenderò cura di te. Farò in modo che tu non trovi un altro posto di lavoro. - Fece una pausa e visto che la ragazza non rispondeva fu lei ad avvicinarsi a Kira. La prese per un braccio, le passò l'altro sulle spalle e le disse: - vieni. Vedrai che non è poi così brutto. - 
Mega si sedette di nuovo in poltrona e sbottonò i pantaloni di Kira che in trance si lasciava fare piangendo sommessamente. Poi la spinse ad adagiarsi sulle sue gambe e cominciò a sculacciarla. Fu una somministrazione leggera e breve, il culetto divenne egualmente bello caldo e Kira continuò a piangere come una fontana, ma non si accorse neanche che mentre Mega la sculacciava la tastava anche tra le gambe e sul seno attraverso il pullover.
- Ora ricomponiti e ritorna a lavorare. -
 Kira si sforzò di smetterla di singhiozzare e si tirò su mutande e pantaloni, poi si precipitò alla porta.
- Aspetta - le ordinò Mega. Kira si bloccò sulla porta. - Sarai punita ancora, ma devo dirti che sono molto soddisfatta di te. Sei davvero brava. - Kira non rispose, stava di nuovo per andare via, non guardava verso Mega, le era insopportabile.
- Un'ultima cosa, ma voltati e guardami. -
Kira si girò e guardò verso quella che ormai era la sua padrona.
- Non mi piacciono le ragazze sciatte. Tu sei molto bella, quindi cerca di valorizzarti. Da domani niente più pantaloni, ma solo eleganti minigonne e calze di seta, e metti delle scarpe con un bel tacco.
-Kira non disse niente ed uscì. L'indomani Mega appena arrivata in ufficio la convocò nel suo studio e volle vedere da vicino com'era vestita. La ragazza aveva indossato una bella minigonna e delle calze molto fini, in più aveva messo le scarpe con il tacco più alto che aveva. - Non male - commentò Mega esaminandola. - Solleva la gonna. - Kira arrossì e sollevò la gonna. Le calze erano un collant. Mega la guardò negli occhi. - Quando dico calze, devono essere calze, con tanto di giarrettiere e voglio scarpe con il tacco più alto. -
Kira era ormai catturata. - Non ho soldi per potermi vestire così. -
- Di questo non ti devi preoccupare. Compila un anticipo cassa per spese di rappresentanza che te lo firmo subito, ma vestiti come ti dico o ti punirò seriamente. -
- Va bene signora. -

Da quel momento fu un crescendo. Kira divenne la schiava preferita di Mega, una settimana dopo era in ginocchio tra le sue gambe a leccarle la fica, un mese dopo Kira si era trasferita a casa di Mega dove dopo che per tutta la giornata aveva fatto da segretaria alla padrona la sera le faceva da serva. Kira se la poteva godere quando voleva, tutto durò per qualche anno.

Circa tre mesi dopo Kira subì l'umiliazione più significativa, fino a quel momento la sua padrona aveva fatto con lei tutto quello che voleva da sola o in presenza degli altri suoi schiavi dipendenti, ma non l'aveva ancora messa in mostra. Quella sera invece Mega stabilì che il momento era arrivato. Mega era socia di un club molto esclusivo costituito da diverse decine di padroni e padrone come lei. Il club apriva ogni sera, ma il venerdì era sempre la serata clou della settimana, quella in cui erano presenti quasi tutti e si svolgevano gli spettacoli più interessanti. Il club sorgeva in un grande scantinato nel centro della città, ma l'ingresso era ben mimetizzato ed anonimo. Si entrava direttamente in macchina nel garage soprastante e da lì poi si accedeva, attraverso un ingresso ben sorvegliato, al grande locale sottostante. Mega aveva già condotto in quel luogo molti dei suoi schiavi e sapeva che al debutto erano sempre molto nervosi, questa volta aveva deciso di non dire niente a Kira, non voleva inutili discussioni, l'avrebbe condotta con sé e poi avrebbe visto come comportarsi. Le aveva fatto indossare un vestito molto discinto e le aveva detto usciamo. Kira, come la padrona si aspettava, non aveva fiutato il pericolo e non aveva protestato. Mega, dopo aver azionato con il telecomando il pesante cancello automatico, era entrata direttamente nel garage con la sua macchina sportiva, quindi era scesa insieme a Kira ed aveva suonato al portone del club. Un inappuntabile usciere in smoking aveva riconosciuto Mega e le aveva fatte passare. Kira non era ancora allarmata, anche se iniziava a subodorare qualcosa. Scesero per delle scale ed arrivarono ad una reception, il locale era poco illuminato ed assomigliava proprio ad un night club. Fu quello che Kira pensò quando vide che alla reception c'erano due belle ragazze che indossavano solo una guepiere e delle fantastiche scarpe con il tacco a spillo. Kira iniziò a sentirsi a disagio. Una delle due ragazze chiese a Mega se avevano bisogno degli spogliatoi e la padrona fece cenno di no. L'altra esitante chiese facendo cenno a Kira: - è una padrona o una schiava? -
- Una schiava - rispose Mega sorridendo.
- Lo sapevo - disse la ragazza sorridendo pure lei, - ma non volevo fare una gaffe - e porse a Mega dei braccialetti che Kira dovette indossare. I braccialetti potevano essere legati l'uno all'altro con un semplice clic, ma Mega si limitò a fissarli ai polsi di una sempre più spaventata Kira. Poi passarono oltre ed entrarono in un grande salone, le luci erano molto basse. Sparsi per il salone c'erano tanti tavolini con delle sedie e lungo le pareti diversi divanetti, il luogo era molto confortevole e lungo le pareti c'erano moltissime stanzette nascoste da pesanti tende. C'era molta gente. Mega si sistemò in un angolo abbastanza tranquillo e scarsamente illuminato con la sua schiava. Una serva dai capelli corvini, sulla trentina si fece viva e chiese umilmente se desideravamo bere qualcosa, era bianca, ma molto abbronzata con un neo evidente sulla guancia. Indossava un vestito che le arrivava fino ai piedi di un tessuto leggerissimo e trasparente, diversi spacchi rendevano il suo corpo accessibile, bastava lo si volesse. Mega ordinò un liquore per lei ed una bibita per Kira. Il locale si stava affollando sempre di più, come da nulla comparve un giovane biondo e molto bello che si sedette accanto a Mega e la baciò sulla bocca, era quello che stava succedendo un po' dappertutto nel resto del locale. Quando si staccò da Mega disse guardando verso Kira - chi è? -
- La mia serva - rispose la padrona con noncuranza, - è tanto che non capiti a casa mia altrimenti la conosceresti. - Kira si era irrigidita ed ascoltava spaventata.

Il biondo ordinò un caffè e riprese a parlare con Mega ignorando per il momento Kira. La cameriera che stava portando caffè, liquore e bibita fu fermata da una ragazza magra e bionda, di un biondo platino, seduta su un divano vicino, che la prese per un braccio e le infilò l'altra mano dentro lo spacco, tra le cosce. La cameriera si fermò immediatamente e si offrì. Poi nel modo più umile possibile fece capire che aveva una commissione. La bionda che dava le spalle a Mega si girò verso di lei e le sorrise, quindi lasciò il grembo della serva e le disse di sbrigarsi a servire la padrona. Kira si domandava in che ambiente era capitata quando sentì le mani del biondo tra le sue cosce. Istintivamente si ritrasse. Mega sorrise e rivolgendosi al giovane gli disse: - ti piace? - Il giovane sorrise a sua volta allungando nuovamente le mani. - Molto, è davvero notevole. - Kira chiuse le gambe per impedirgli di toccarla e rivolse uno sguardo implorante alla sua padrona.
Il giovane non si arrese ed iniziò ad accarezzare la ragazza sopra la corta minigonna. Kira era diventata rossa come un peperone. - Lasciati andare - l'invitò la padrona ed il ragazzo intese quell'invito come un via libera e si fece più audace. Kira non osava alzarsi o difendersi con le mani, ma non voleva neanche essere toccata. Si agitava sulla poltroncina cercando di evitare i palpeggiamenti del giovane che ora si stava esasperando.
Mega sorrise, prese i polsi della schiava e con un semplice movimento glieli legò dietro la schiena con i braccialetti.
Kira iniziò a piangere e abbattuta non oppose più resistenza. Il giovane incurante dei lamenti della schiava la palpò a lungo sulle cosce e sul seno chiacchierando amabilmente con la sua padrona.
Ora che Kira non protestava più il biondo era risalito su per le cosce e l'accarezzava in quella parte nuda e morbida che sta tra le calze e le mutande. - Non esagerare - l'invitò Mega. Il giovane capì che non doveva accarezzarla sulla vulva e si limitò a palpeggiare le gambe ed il seno. - E` bella calda - commentò.
- Lo so - rispose la padrona, - la conosco bene, è la mia preferita. -
Poi la loro attenzione fu presa da quello che succedeva sul palco.

La schiava era una donna matura, dal corpo piacente e procace, con lunghi capelli corvini. Questo era quello che si vedeva di lei, perché il viso era coperto da una grande maschera. Era salita sul palco accompagnata da una serva che l'aveva fatta inginocchiare e poi le aveva legato le mani ad una colonna bassa e sottile che era stata posta al centro del palcoscenico. Dava le spalle al pubblico ed era vestita in alto con un gilé di raso, aperto sul davanti che lasciava libero il seno nudo, mentre in basso indossava un lunga e leggera gonna semitrasparente allacciata ai fianchi, la gonna scendeva fino alle caviglie, ma era generosamente aperta su davanti. Ai piedi indossava sandali dorati con il tacco a spillo incredibilmente alto. Dagli altoparlanti uscì una musica ritmica e lenta su cui prevalevano i tamburi. All'inizio si mosse piano, facendo ondeggiare lentamente i fianchi e dimenando il culo. Man mano che la musica si faceva più incalzante anche i suoi movimenti divennero più rapidi. Ancheggiava e faceva ruotare il bacino, il culo ampio e generoso della donna che seguiva l'incalzare dei tamburi catturò lo sguardo degli spettatori, poi smise di ruotare e spinse il bacino in avanti con la schiena che andava su e giù, finché la gonna si sciolse e rimase nuda dalla vita in giù. La donna mostrò alla platea il culo superbo e le natiche carnose, teneva le cosce brune e tornite strette strette, seguì la musica riprendendo a muoversi con studiata lentezza e movimenti lunghi e rilassati. Allargò le gambe facendo intravedere il pelo riccio e nero e mostrando entrambi i buchetti. Rimase in quella posizione qualche istante, poi si spostò di lato e si mise di profilo rispetto alla platea. Prese di nuovo a muoversi ad un ritmo più alto, fuori dal corpetto pendeva il seno ampio e bruno che ondeggiava mirabilmente. I capezzoli scuri e grossi della donna si erano inturgiditi ed ora svettavano sulle tette cremose ed abbondanti. La donna si portò sempre ginocchioni di fronte al pubblico e chiuse gli occhi. Nella parte finale del suo show la donna scopò con un cazzo immaginario che veniva fuori dal pavimento del palcoscenico. La musica divenne frenetica e lei inarcò e spinse avanti la schiena ritornando indietro e poi di nuovo avanti ad un ritmo sempre più veloce. Poi s'immobilizzò, sempre in ginocchio, ma con i gomiti appoggiati al pavimento del palcoscenico. Era sudata e trafelata, il corpo non poteva fare a meno di sussultare ed ansimare, come negli ultimi spasmi di un orgasmo. Il suo padrone, un pelato grande e grosso, anch'egli maturo, fu soddisfatto della prestazione, raggiunse la sua schiava sul palco, ancora legata al palo. La sciolse e la fece alzare in piedi sostenendola, quindi la baciò sulla bocca strizzandole i capezzoli scuri ed ancora turgidi. Il pubblico applaudì a lungo soddisfatto. Il padrone le disse: - Ringrazia come si deve il pubblico. - La schiava nuda e raggiante, ancora emozionata ed affaticata dalla prestazione, ma allo stesso tempo soddisfatta ed orgogliosa si diresse dondolando sui sandali verso il centro del palco e s'inchinò di fronte alla platea che l'applaudì di nuovo. Agli applausi si aggiunsero anche un po' di lazzi che accompagnarono la schiava mentre scendeva dal palco.

Mentre un uomo tarchiato, tutto muscoli e molto peloso vestito di pelle e borchie saliva sul palco trascinando al guinzaglio un biondino efebico ed attraente Mega si alzò conducendo Kira verso i camerini.

Kira era stata resa innocua, ora aveva le mani legate dietro la schiena e non poteva fare niente, comunque in quei mesi aveva imparato a non disobbedire a Mega. La padrona appena entrata dentro un camerino la spogliò riducendola in nudità e legandole, per maggiore sicurezza, le caviglie una all'altra, con una catenella. - Sei bella formosa - le disse, - vediamo come è possibile renderti più attraente. -
Con le mani legate dietro la schiena Kira era costretta a spingere il petto in fuori, con la catenella ai piedi che le impediva movimenti rapidi si sentiva oscena ed in balia della sua padrona.
- Sei una bella vacca - le disse Mega accarezzandola sul seno sodo, bianco come il latte e grosso. Kira subì le carezze della padrona arrossendo, non si ribellava, ma ancora non si era realmente abituata e comunque non succedeva niente di diverso da quello che era già avvenuto tante volte. Mega prese un morso e glielo mise in bocca, questa volta Kira cercò di reagire, quella era una cosa nuova, ma una sberla che le fece ballare i denti la convinse altrimenti e la fece lacrimare. Mega fissò il morso alla cavezza che incorniciò il volto della schiava.
- Una volta o l'altra ti farò galoppare, ma non questa sera. Sei sana e robusta, questo sport ti farebbe bene e allieterebbe il mio animo gentile, soprattutto perché potrei frustare il tuo culone qualora ti venisse in mente di battere la fiacca. Sì saresti una bella ed elegante pony girl. - Mega girò intorno alla sua schiava che ora non poteva neanche più parlare e pensò cos'altro poteva aggiungere per renderla più seducente.
Mega fu attratta dal seno della schiava, poteva essere ulteriormente valorizzato. Con una robusta cinghia di cuoio strinse fortemente attorno alle tette della schiava, le due mammelle si gonfiarono a dismisura e risaltarono sul corpo della schiava come due palloncini. Kira gemette e si lamentò riprendendo a piangere, ma ormai era passiva e non reagiva più. Mega sapeva che doveva renderla docile, ancora la schiava non aveva capito cosa l'aspettava e nel momento che l'avesse capito doveva essere intimamente convinta che non aveva nessuna scelta. Mega tirò la schiava con le briglie verso destra e Kira sentì dolorosamente il morso in bocca, non pensò neanche ad opporsi si voltò immediatamente da quel lato, ma non si mosse. Si trovava di fronte alla porta aperta del camerino. Kira terrorizzata ricalcitrò intuendo quello che la sua padrona voleva farle, per lei non era accettabile. Una frustata sul culo ed uno strattone violento al morso, soprattutto quest'ultimo, la convinsero a cambiare idea. Mosse un passo, ma poi sudando freddo e diventando tutta rossa si fermò. Mega sapeva che quello era il momento decisivo, poi ci sarebbero stati altri momenti difficili, ma ora si decideva tutto. - Forza - le disse, - cosa vuoi che succeda fuori da quella porta. - Ma Kira non si muoveva, si sentiva morire dalla vergogna. Mega allora cambiò tattica, non aveva certamente voglia di annullare il suo show.
-Se non vai con le buone, ci andrai con le cattive. –
Con grande abilità fece arrivare la frusta sulla figa  raggiungendola in mezzo alla fessura. Il
dolore per la schiava fu lancinante. Kira sentendo la sferza fendere l'aria preparando il colpo successivo si mosse ed uscì dalla porta.
Nel lungo corridoio che portava verso il palco non ci fu bisogno di incoraggiarla ulteriormente, giusto qualche colpo di frusta sulle natiche per ricordarle che poteva succederle di peggio. Mega intanto l'incalzava.
- Stasera tutta quella gente assisterà ad uno spettacolo indimenticabile, poi nel mio letto mi leccherai la passera come mai hai fatto. Vedrai diventerai famosa e ti piacerà. -
Kira piangeva e tremava, di paura e di vergogna, c'era il pericolo che qualcuno la conoscesse e andasse a raccontarlo a tutta la città. Questo la faceva stare orribilmente male. Decise di non pensarci, non vedeva vie d'uscita, continuò ad avanzare fino al palco, dove esitò ancora prima di mettervi piede. Mega ormai scatenata la colpì ancora senza risparmiarsi in mezzo alle gambe e Kira scattò in avanti urlando per quello che le permetteva il morso. Il culo e la parte alta delle cosce di Kira erano ben segnati quando fece il suo ingresso sul palcoscenico. Uno speaker annunciò lo spettacolo offerto da Mega e dalla sua schiava. Kira avvampò, dondolò sulle gambe pensando di svenire, ma una nuova frustata sul culo ed un forte strattone al morso la fecero gridare e rinsavire. Il pubblico accolse con gioia quella schiava con la bocca tenuta spalancata dal morso, le tette gonfie e gli occhi pieni di lacrime. La bionda platino salì sul palco e si avvicinò a Kira sorridendole, ma le sue intenzioni non erano granché amichevoli. S'impossessò delle tette e le strizzò con diletto. Kira immobile, tirata per il morso si lasciò fare, l'unica sua difesa era chiudere gli occhi ed annullarsi. La bionda incitata dal pubblico e da Mega indugiò a lungo sulle curve di Kira, era molto brava. La schiava impotente sentiva che i suoi sensi malgrado tutto iniziavano ad eccitarsi. La bionda se ne rese conto e le passò un dito sulla vulva e dopo un attimo estrasse il dito e lo mostrò bagnato e scintillante alla platea, poi rivolta al pubblico gridò: - la vacca è in calore ci vuole il toro. -
Kira paonazza alzò lo sguardo e vide il biondo amico di Mega salire sul palco e si rese conto che era tutto preparato.

- Inizia con delle carezze ... Brava così, ora una lieve masturbazione. Su più decisa, non avere paura, non è burro, è carne tosta. Bene, così. Su e giù. Kira eseguiva gli ordini come in trance, non osava disobbedire. Se lo avesse fatto la sua padrona, ne era sicura l'avrebbe spellata viva, lì sul palco. Kira aveva sempre provato repulsione per i maschi, si era invece, in quei mesi abituata all'amore lesbico, ma in quel momento, nonostante la cocente vergogna che provava, sentiva un certo languore tra le gambe. Kira era ancora vergine, Mega non era interessata a ciò, neanche l'aveva sverginata, né si era curata di farlo fare ad altri. Solo molto più tardi Koss l'avrebbe sverginata. Il biondo ora lo aveva bello ritto, si stava eccitando e Kira lo sentiva. Non sapeva bene cosa fare, ma obbediva agli ordini. Mega le allentò il morso in bocca e le ordinò - Ora fai sentire le tue splendide labbra. -  Si, così, brava. .. Più a fondo, non ti devi fermare se non ti arriva in gola. Ecco così. - Kira si sentiva morire, ma lo prendeva in bocca, disgusto e vergogna l'accompagnavano nella performance, però sentiva anche che il sangue si stava rimescolando e la vulva era diventata umida. Si accorse con stupore che se fosse andata avanti il biondo sarebbe venuto. Mi sborrerà in bocca pensò, e sapeva che non le piaceva molto. Però il cazzo del biondo non era male, quel giovane era un po' arrogante e cretino, ma era attraente. Mentre la mente di Kira divagava il biondo sospirò e grugnì. Cercava di controllarsi, anche lui voleva offrire un bello spettacolo e per farlo sapeva che doveva durare. Kira però era spinta a prodigare carezze e baci. Il biondo guardò con avidità la schiava che si affannava tra le sue gambe, era proprio bella, e perse il controllo. Appena Kira preoccupata dell'irrimediabile accennò a fermarsi la tenne stretta tra le sue gambe ed iniziò a scoparla in bocca. Pochi secondi e la riempì di sborra. - Ingoia tutto grandissima troia. - gridò mentre un fiume di sborra invadeva la bocca spalancata della schiava che inebetita ed umiliata cercò di bere tutto.
L'applauso fu un'ovazione e Mega sorrise estasiata al pubblico, poi rimettendo il morso tra le labbra di Kira le disse: - Ritorniamo alla stalla - e tirò le redini ferocemente. Kira sentendosi strattonata per la bocca guaì impotente. Mega durante il tragitto di ritorno era esaltata e non risparmiò le frustate, sulle tette gonfie e palpitanti. Kira piangeva, ma era anche eccitata quanto la sua padrona. L'umiliazione era stata grande, ma a dispetto di tutto ciò si sentiva la fica in fiamme. Mega appena rientrata nel camerino sciolse Kira e si fece leccare raggiungendo un rapido orgasmo. Poi la padrona smanacciò sulla fica della schiava e diede anche a lei sollievo, era importante che quella sera anche la schiava godesse.

Zuna e Rusy

In carrozza, dopo aver lasciato la casa di Kira, Zuna e Koss rientrando a casa ebbero un'animata discussione. Zuna era tanto arrabbiata che ignorò la sua nuova e costosa kalsna.
- Sono stanca di essere vista come e solo la tua amante, sono una karsna, ma da quando sto con te sembra che ciò non conti più nulla. -
- Sai bene che non è colpa mia. Io ti tratto con il dovuto rispetto. -
- Devo fare qualcosa di cui tutti si accorgano e che sia soltanto mio, altrimenti quando verrò promossa rokna diranno che è stato perché sono la tua compagna. -
Koss si rendeva conto di ciò ed anche di dove Zuna voleva andare a parare, ma la proposta dell'amante andò oltre ogni sua previsione.
- Assegnami una missione pericolosa, una missione di cui si parlerà in ogni taverna e piazza del Dravor, e bada che sia una missione vera, non uno scherzo. Nessuno dovrà dubitare del mio valore. -
Koss non rispose, non aveva mai messo in dubbio il valore della sua compagna, capiva che stava chiedendo veramente una missione pericolosa, ma quella richiesta lo spaventava. - No. Non se ne fa niente. E' il tuo rok che ti deve dire quello che devi fare, non io. - Zuna si avvicinò all'amante, strusciò la sua coscia su quella di lui e l'accarezzò sulla guancia, poi lo baciò appassionatamente e lo graffiò deliziosamente sul torace.
- Dimmi di sì. -
La schermaglia durò per tutto il viaggio Saa e Rusy assistettero a quello scontro mute ed immobili. Solo a casa, in camera da letto raggiunsero l'orgasmo e l'accordo.

Zuna voleva far capire a Rusy che lei era la sua nuova padrona e voleva levarle completamente dalla testa Kira, quindi fece in modo che il loro primo incontro rimanesse memorabile. Zuna in fondo non era poi tanto cattiva, erano le ex amanti di Koss che la mandavano in bestia, sia che fossero schiave come Saa, peggio se erano dravoriane come Kira, nel caso di Rusy solo perché era la schiava di Kira. Solo per questo aveva lasciato Rusy appesa a delle catene, una per arto, che scendevano dal soffitto della cantina, a meditare. La schiava era aperta ed in quella posizione da due ore. Un tempo ragionevole per rimpiangere di essere diventata la schiava di Zuna e desiderare che questa arrivasse al più presto. Infatti quando la padrona arrivò lei era pronta a sottomettersi senza condizioni.

- Ora appartieni a me - le disse la padrona facendola dondolare. Rusy era appesa per i polsi e le caviglie con la schiena rivolta verso terra, in una posizione tutto sommato comoda. Caviglie e polsi erano stati legati alla catena con morbida ed al tempo stesso resistente pelle. La trazione dava fastidio a Rusy, ma tutto sommato era sopportabile. La padrona parlava lentamente, in modo che la schiava nuda e sospesa potesse capirla.
Lo spettacolo della sospensione di una schiava era una cosa che l’aveva sempre eccitata.
La fece dondolare di nuovo e Rusy gemette. - Sono venuta a prendere possesso di quanto mi appartiene, voglio vedere come sei fatta. -
Rusy non provò neanche a parlare, a gambe larghe come si trovava era esposta a qualsiasi tipo di offesa e non aveva voglia di polemizzare con la padrona. Zuna trovò quello che le serviva. Era un pene doppio, per sé non molto grosso e di buone dimensioni per la schiava. Inserì quello più piccolo dentro di sé, e se lo legò alla vita, l'altro era bello ritto sul davanti. Con lo strapon svettante tra le gambe si avvicinò alla schiava che la guardava, sforzandosi di tenere la testa ritta, preoccupata. La padrona la tastò tra le cosce e le passò una mano sulla vulva. Rusy era asciutta, ma la padrona non si curò di riscaldarla. La penetrò in un colpo solo tenendola per le natiche e Rusy gridò inarcandosi e buttando la testa indietro. Rusy non aveva nessuna possibilità di sfuggirle. Gridò ancora, ma poi si calmò, muovendosi avrebbe solo peggiorato la situazione. Zuna s'inchinò sulla schiava e la baciò sulle tette, lentamente, molto lentamente la schiava iniziò a bagnarsi. Zuna la stava fottendo e leccando sulle tette e per sua fortuna era brava e bella. Zuna la tenne così fino a quando la schiava
non si rilassò ed iniziò a collaborare. Rusy era ormai domata quando la padrona le parlò.
- Sei stata addestrata per essere una gran troia, dimostramelo, se sarò soddisfatta ti renderò la vita meno dura. -
Rusy non desiderava altro, ma non sapeva come prenderla, intantodoveva eccitarsi ancora di più, ora il grosso cazzo non le dava più molto fastidio, ma la posizione era dura. Guardò la sua nuova padrona, era una vera pantera, ma era molto bella, forse un po' ossuta, ma affascinante, doveva trovare il modo di amarla perché con lei doveva convivere a lungo. Iniziò a bagnarsi e quella posizione le divenne meno pesante. Provò ad ondeggiare sulle corde andando incontro alla padrona, ce la faceva.
- Cosa posso fare per far godere la mia signora? - Il tono di Rusy era umile.
Zuna smise di abbracciarla per tenerla ferma, le sue lunghe braccia portarono le mani a prendere possesso dei seni della schiava.
- Per ora devi solo farti scopare. -
- Certo padrona. -
Rusy si lasciò andare muovendosi sulle corde, assecondò l'andirivieni della padrona mugolando di piacere, il seno si gonfiò ed i capezzoli s'indurirono, non era solo scena. .
- Bene se continui così andremo d'accordo - le disse Zuna.
Rusy accentuò il movimento e tirò in su i fianchi per quello che le era possibile, poi rispose con il tono giusto.
- Sono la vostra kalsna, ogni vostro desiderio per me è un ordine che sarò felice di eseguire. Così mi è stato insegnato, ma con voi sarà un piacere. -
Zuna strinse le mani sui seni della schiava e ne pizzicò i capezzoli di colore rosa molto delicato, strano in una nera anche se mezzo sangue, non era strano invece che si fossero inturgiditi e fossero diventati belli grossi.
- Avrai modo di dimostrarmi la tua devozione schiava. -
- Come mi devo comportare con il padrone signora? -
Nel porgere questa domanda Rusy gemette di piacere, la schiava un po' ci marciava, ma era realmente attratta da quella padrona.
La guerriera apprezzò lo sforzo che la schiava faceva per ingraziarsela e la mordicchiò sulle tette e sui capezzoli, contribuendo così ad eccitarla.
- Voglio una serva seria e modesta, se il padrone te lo chiede mettiti a sua disposizione, ma non prendere mai l'iniziativa. Chiaro? - La risposta inquietò Rusy, la padrona era gelosa e voleva l'uomo solo per sé, ma cercò di non farlo vedere. - Questo è un problema - pensò, - spero di non piacere al padrone, altrimenti saranno guai -, poi si ricordò che presto sarebbero partite e si rilassò. Non le andava di allontanarsi dalle comodità che aveva appena scopertto, ma in quel caso forse era meglio così.
- Posso farle un'altra domanda Padrona? -
- Dimmi, oggi hai la tua occasione, non so se nei giorni che verranno avrò molto tempo da dedicarti e voglia di starti a sentire. -
- No padrona, niente di strano, io sono onorata di poterla servire in ogni suo desiderio, ma lei è una donna importante, avrà già altre serve? -
- No, sei fortunata, sei la mia unica serva personale. Fino ad ora ho condiviso quella del padrone. Da quella puttana tieniti distante e non darle assolutamente confidenza, altrimenti sentirai la frusta. Ed ora basta domande, datti da fare. -
- Certo Padrona. Grazie Padrona. -
Zuna portò una mano in basso ad accarezzare il clitoride della sua schiava.
- Sei un lago. -
- Sì padrona, sto godendo, le sue carezze mi fanno impazzire, e le sue labbra sono divine, siete molto bella. -
Zuna sorrise, la schiava era una ruffiana, ma sapeva che non mentiva del tutto e sapeva che l'aveva conquistata. Iniziò a scoparla con maggior vigore, ora andava e veniva senza difficoltà dentro di lei, rimase ferma e fece dondolare la schiava godendosela senza dover faticare. - Godi troia, godi, te lo sei meritato. -


Mega e Dara

La nera ingioiellata di nome Dara era molto curiosa e non appena montarono in carrozza per ritornare a casa volle sapere da Mega di lei e di Kira. C'era un'ora di strada e Dara disse allo schiavo conducente di prendersela comoda. Non appena in carrozza Dara si sistemò di fronte alla sua nuova schiava e la fece spogliare, quindi levatasi le scarpe le poggiò i piedi prima sulle spalle e poi iniziò a quel modo ad accarezzarla per tutto il corpo soffermandosi sulle tette cremose fino a farle rizzare i capezzoli. Quella di accarezzare le schiave con i piedi era una vera passione per Dara. - Raccontami la tua storia schiava, ed in particolare i tuoi rapporti con la tua ex padrona. -
Mega si guardò bene dal raccontare la sua storia con Kira prima di diventare schiava, ma la nera insistette e qualcosa dovette dire, ma molto meno di quanto era realmente accaduto. Non sarebbe stato utile infierire sulla ex padrona, l'avrebbe presa male pure la nuova, narrò giusto qualcosa per giustificare le animosità che seguirono e che descrisse con dovizia di particolari. Si soffermò quindi essenzialmente su quello che successe quando diventò schiava di Kira.
Dara era alta ed ossuta, con i capelli crespi lunghi fino alla spalla, era una donna muscolosa nel corpo e nelle gambe, non particolarmente bella, ma vitale  e sessualmente vorace, si divertiva con gli uomini, ma soprattutto con le donne. Aveva qualche anno meno di Mega e viveva sola, non aveva amanti fissi e non era poi molto ricca. Possedeva e dirigeva una piccola azienda vetraia, lei era essenzialmente un'artista, disegnava il vetro e se lo faceva pagare bene, ma in fondo negli affari non ci sapeva fare. Aveva una decina di schiavi nel laboratorio e qualche artigiano, in casa una giovane schiavetta ed un carrozzaio che svolgeva anche compiti di giardiniere. Mega all'inizio dovette fare un po' di tutto, la kalsna, la governante e la cuoca. Dara la sfruttava bene, non si poteva permettere una schiava personale che mentre lei era al lavoro non facesse niente. Poi una sera Dara aveva a cena un cliente importante con il quale tra l'altro se la spassava, lì la padrona scoprì che la sua matura e piacente schiava valeva tanto oro quanto pesava.

Mega seminuda aveva servito a tavola, indossava solo un grembiule che la copriva sul davanti, la biancheria intima e dei sandali con il tacco, dietro era completamente nuda. Sia l'uomo che la donna l'avevano accarezzata e tastata durante la cena, ora la schiava era bella calda. 
Dopo che Mega servì i caffè ai padroni che intanto si erano seduti in soggiorno Dara l'invitò a sedersi vicino a lei. Mega si sedette, si aspettava che succedesse qualcosa, ma non sapeva cosa e non subito. Invece la padrona le mise una mano sul ginocchio ed iniziò ad accarezzarla nell'interno della coscia parlando di lei.
- Mega è una schiava eccellente - disse, mentre la mano risaliva tra le gambe della schiava. Le membra formose di Mega tremolarono a quel contatto, la schiava socchiuse gli occhi e si offrì. Era un po' che non provava il cazzo, ultimamente solo fiche, Mega si abbandonò pregustando il piacere che pensava sarebbe arrivato da lì a poco. L'uomo si aspettava di gustarsi quella schiava, per tutta la serata l'aveva tastata mentre lo serviva, ma non aveva capito fino in fondo tutto il suo valore.  L'incontro con la Dara si stava facendo interessante. La schiava non era più giovane, ma prometteva bene, si vedeva che era una schiava di classe, lui non si era mai scopato una kalsna eccellente, aveva sentito dire che erano molto abili ed intuivano quello che si voleva da loro senza neanche doverlo chiedere. Chi le possedeva si poteva sentire un re. Perduto in questi pensieri l'uomo non si accorse neanche che la sua amante sorridendogli gli aveva detto: - la vuoi? - L'uomo sorpreso stentò a rispondere, non voleva neanche mancare di garbo verso la sua amante e mettere così a rischio anche i suoi affari. Dara le piaceva, ma la sua schiava era molto meglio, questo però non l'avrebbe mai confessato. Dara era cosciente dei pensieri dell'uomo e si divertiva, era risalita con le mani fino alle mutandine della schiava e gliele stava sfilando. Poi aprì le gambe di Mega mostrandogli la fica. L'uomo deglutì. La schiava faceva la modesta e teneva sempre gli occhi chiusi, ma si offriva con tutto il corpo, piccoli movimenti che chiedevano di essere presa. Dara giocava tenendola sulle corde, sfilandole il reggiseno la stava accarezzando sul seno, e l'uomo che aveva ripreso a controllarsi l'assecondava osservando con interesse, ma senza intervenire. Mega ora era completamente nuda, solo il misero grembiulino la ricopriva in modo indecente. L'uomo stentava a trattenersi. Mega capì che non poteva più aspettare.
- Toccala - l'invitò la padrona. L'uomo fece lo sforzo di non buttarsi addosso a Mega, poi cautamente la tastò con la mano aperta, dal basso verso l'alto sulla vulva aperta e palpitante. - Era calda e bagnata. - La schiava sussultò di piacere a quel contatto mordendosi le labbra. - Che bagascia - pensò l'uomo, - ma che calore emana il suo corpo. - L'altra mano s'insinuò sotto quel grembiulino ghermendo una tetta. La schiava si contorse sul divano offrendosi e muggendo di piacere. L'uomo d'impulso strinse quel meraviglioso seno largo e cremoso. La schiava si protese in avanti reclamando di più. - Fenomenale - pensò l'uomo, - una cosi lo farebbe diventare ritto anche ad un novantenne, inizio a capire cosa sia una kalsna eccellente. E questa è anche molto esperta. -Guardò Dara con rinnovato rispetto continuando a mungere quella splendida vacca e continuando a tenerle stretta la mano sulla fica che si contraeva come se avesse una vita propria. Mega non faceva nulla tranne che offrire il suo corpo, intuiva che ciò era quello che volevano i suoi padroni. Anche la nera era infatti ritornata ad accarezzarla. Mega sentiva su di sé le mani grandi ed ossute della sua padrona che ogni tanto le pizzicavano i capezzoli e le mani dell'uomo che stringevano ogni sua parte morbida. Infine l'uomo si protese sulla schiava e la leccò sul seno senza smettere di rovistarla con la mano sul sesso. Mega trillò gioiosa e spinse la fica in avanti, voleva essere fottuta. La sua padrona era dietro di lei e la baciava, ma lei voleva scopare, l'avevano riscaldata a sufficienza. Raramente Kira l'aveva concessa ad un uomo e quasi sempre a schiavi, ora con Dara si voleva rifare. Fu tentata di prendere l'iniziativa, ma intuì che i due amanti invece la volevano docile e mansueta e non si mosse. Fu l'uomo a non resistere più si sciolse i pantaloni e s'avventò sulla schiava che spalancò le cosce e si offrì con gioia. L'uomo entrò dentro di lei come un siluro la schiava era fradicia di umori e risucchiò il membro dell'uomo in un amen. Mega non poté trattenere il gridolino che le salì per la gola, era completamente partita. La sua padrona nel frattempo si era spogliata e montando sul divano allargò le gambe sul viso della schiava che immediatamente fece guizzare la fica tra le cosce nere e muscolose di Dara raggiungendo rapidamente la fonte del piacere della padrona. Dara prese a mungerla sulle tette, mentre l'uomo tenendola per i fianchi prese a pomparla sempre più svelto. La schiava fu la prima a venire rantolando e dimenandosi come un'indemoniata, poi l'uomo si svuotò dentro di lei ed infine anche la padrona stringendo il seno della schiava gridò il suo piacere. Scoparono a lungo fino a quando l'uomo fu sazio e sfinito.
Quando ripresero fiato l'uomo si rivolse all'amante e ripresero a parlare di lavoro. Durante tutta la cena avevano affrontato l'argomento senza arrivare a trovare una soluzione. Il fatto che fossero amanti non interferiva negli affari. Fu a quel punto che Mega dimostrò il suo valore suggerendo timidamente la soluzione che li mise d'accordo. Da quella notte Mega non rimase più a casa a rigovernare, ma andò a lavorare con la sua padrona ed in breve tempo divenne l'amministratrice dell'azienda. Dara se la godeva con maggiore passione, Mega le stava facendo guadagnare una montagna di quattrini e per le faccende domestiche assunse un'altra serva. Mega era estremamente soddisfatta, era sempre una schiava, ma ora aveva un bel potere, in azienda ed in casa riceveva ordini solo da Dara, li dava a tutti gli altri, compresi i dravoriani che lavoravano per Dara.

Quando tutto fu pronto per dare il via al censimento Kira convocò Ark, un giovane burocrate, bravo ed efficiente a cui affidò l'intera operazione che sarebbe durata un anno. Intanto nelle città si installavano gli uffici del registro. Gli schiavi non andavano solo registrati ed assegnati al legittimo padrone, ma dovevano essere anche classificati per il tipo di lavoro che svolgevano. Chiariti gli ultimi dettagli Kira disse ad Ark: - ogni mese voglio che mi acquisti le dieci giovani schiave più belle del Dravor, non devono essere solo belle, ma anche di carattere, all'addestramento provvederò io, anzi è meglio se il loro addestramento è primitivo. -
- Sarà fatto Dravna - rispose il giovane.

Il defilè

Ogni tre anni, sul finire della primavera il Dravor celebrava se stesso con una settimana di feste che si tenevano a Kuanta. La festa era stata istituita dal primo Grande Drav un anno prima della scadenza del suo mandato. In quella settimana affluivano nella capitale tutti gli uomini più ricchi ed importanti del paese. La festa si svolgeva subito dopo l'elezione del Grande Drav e quindi era l'occasione per intrecciare alleanze politiche importanti per gli anni a venire. Durante la festa si svolgevano importanti manifestazioni sportive, c'erano gare di corsa e di salto, di tiro con le varie armi, di scherma o di abilità nei diversi mestieri, tutte per le donne e gli uomini dravoriani; e poi c'erano gare per stabilire qual era lo schiavo o la schiava più forte o più veloce, ma la manifestazione più seguita, se non la più importante era quella che designava la migliore schiava del Dravor, le partecipanti erano tutte kalsna. Kira aveva vinto con le sue schiave quel premio per ben due volte su tre, la prima volta con Saa. Questa era la quarta volta che la festa e quindi la competizione si teneva, non c'era limite di età per le schiave anche se le partecipanti erano sempre più giovani, l'unica limitazione era che le schiave che avevano partecipato nelle manifestazioni precedenti non erano più ammesse. Poteva partecipare una kalsna per Stravor, nei mesi precedenti si svolgevano delle selezioni per designare la kalsna che avrebbe rappresentato lo Stravor alla fase finale, ovviamente lo Stravor dei Grandi Laghi aveva stabilito che a rappresentarlo sarebbe stata una schiava di Kira, una giovane nera di diciannove anni, di nome Soila. La nera aveva lunghi capelli neri e ricci, un corpo ancora acerbo, ma promettente ed un'eleganza naturale. Era una delle prime schiave che Ark aveva trovato per Kira durante le prime battute del censimento. Da quando Zuna aveva strappato la sua promessa a Koss erano passati sei mesi senza che succedesse nulla ed allora Zuna si era preparata per la festa, Rusy la sua nuova schiava avrebbe partecipato alla gara per la migliore schiava del Dravor rappresentando lo Stravor di Kuanta. Koss però, continuamente sollecitato dall'amante, stava preparando la missione di Zuna ed in quei giorni incontrò senza dire nulla a Zuna una sua spia di nome Artea. Artea era una cacciatrice. La cacciatrice era una nera alta ed aggressiva, ma molto bella e molto curata. La sua bellezza ed eleganza erano molto selvagge. Artea era lì con Gora, la sua schiava personale che come Rusy e Soila avrebbe partecipato al concorso. Gora era giovane come la padrona, alta e formosa, era anch'ella nera ed aveva un bel portamento e due grandi tette. C'erano poi diverse ed interessanti schiave che avrebbero conteso a queste tre la palma della migliore. La manifestazione si svolgeva in un grande anfiteatro e si articolava in tre gare, la gara delle posizioni, quella della seduzione, il defilé. Una giuria votava sul comportamento di ogni schiava ed alla fine la somma dei punteggi ottenuti da ogni schiava stabiliva quella che aveva vinto. I biglietti per accedere all'anfiteatro costavano da un tel a tre tel, ma finivano presto e venivano rivenduti anche a dieci volte di più. 

La gara per la migliore kalsna del Dravor iniziava all'imbrunire del penultimo giorno e sarebbe continuata il giorno dopo. Si cominciava con la gara delle posizioni, ed il giorno dopo si sarebbero tenute le altre due fasi della gara. Il palcoscenico era illuminato a giorno da innumerevoli torce ad olio alimentate continuamente dagli schiavi di servizio. Il Grande Drav teneva un breve discorso prima dell'inizio e quando lui usciva di scena entravano le kalsna. Host concluse il suo discorso con le seguenti parole: - ed ora l'evento più importante, quello che riassume meglio di ogni mia parola lo spirito del Dravor. Schiave, schiave bellissime ed eleganti, schiave addestrate per il nostro piacere e per servirci. Schiave per noi padroni e per voi padrone di questo nostro incantevole impero. In fondo il Dravor è questo. Buon divertimento. -
Gli applausi scrosciarono convinti e prolungati e diventarono un boato fondendosi con le urla della folla quando mentre il grande Drav usciva dalla pedana, dal lato opposto entravano le schiave nude e scalze, belle e timide, allineandosi sul palcoscenico. Il seno di ognuna ansava per l'emozione ed alle più timide tremavano le gambe, ma erano tutte orgogliose e felici di essere lì. Comunque sarebbe andata da quel momento la loro vita sarebbe cambiata in meglio. Molte sarebbero state vendute a padroni o padrone che le avrebbero pagate una fortuna. Le schiave non ebbero molto tempo per riflettere, il banditore le stava già chiamando per nome per presentarle al pubblico. A parte il collare l'unico oggetto che le schiave portavano era una lunga piuma appuntata sui capelli, il cui colore identificava lo Stravor che rappresentavano. La prima ad essere chiamata fu Rusy. Il banditore che utilizzava un rudimentale megafono gridò: - Rusy, schiava di Zuna, dello Stravor di Kuanta. - Rusy fece un passo avanti e s'inchinò davanti al pubblico che applaudì con calore la schiava che rappresentava la regione e la capitale del Dravor. Rusy portava una piuma gialla, il colore di Kuanta. Grande successo ebbe anche Soila una giovane schiava nera, la cui padrona era Kira che rappresentava lo Stravor dei Grandi Laghi. Soila era molto emozionata, ma il suo inchino entusiasmò il pubblico, i capelli lunghi, ricci e neri sfiorarono il suolo che fu toccato dalla piuma blu, il colore del suo Stravor. Kira sapeva che la giuria ed il pubblico non avrebbero premiato la più bella, altrimenti Soila non avrebbe avuto chance, era bella, ma ancora acerba, tanto che Kira si era domandata se non le conveniva aspettare la festa successiva. No, la giuria avrebbe premiato la schiava più brava e tra quelle che aveva visto l'avversaria più temibile le sembrava quella che veniva presentata proprio in quel momento. - Brea, schiava di Telea, dello Stravor del Deserto del Sud. - Era una bionda con i capelli corti ed il viso smunto, con un naso forse un po' troppo lungo, ma era alta ed elegante, due gambe lunghe ed un seno grosso e fermo, era tornita e spigolosa allo stesso tempo, non molto bella in viso, ma Kira vide che era fiera e superba, e si muoveva con grande disinvoltura e queste sarebbero state alla fine le qualità più importanti. Mentre Kira pensava che quell'anno quasi tutte le schiave selezionate avevano una padrona e non un padrone le kalsna erano state tutte presentate ed ora si erano allineate per la gara della prima serata, quella delle posizioni. Le schiave dovevano eseguire le posizioni comandate dallo speaker tutte nello stesso tempo e dovevano tenerla per qualche minuto, in modo da dare tempo alla giuria di farsi un'idea ed esprimere un voto. Il voto complessivo sarebbe stato comunicato solo alla fine della serie e della gara. La prima posizione che lo speaker fece assumere alle schiave fu la kola. Questa posizione dava modo ai dieci giurati che erano seduti in prima fila di giudicare il carattere della schiava. Era una posizione di assoluta sottomissione e dal modo in cui le schiave l'assumevano si poteva giudicare il loro rapporto con il padrone. Le schiave dovevano stare in ginocchio, con le gambe leggermene divaricate, e portare le mani dietro la nuca. Anche Saa osservava la scena, stava di lato al palco con altre schiave di padroni o padrone potenti che se le erano portate dietro, ma che naturalmente non potevano tenerle con loro sedute nelle poltrone di prima fila o della giuria. Saa con occhio esperto capì che Brea era molto brava. La schiava di Telea seguiva con gli occhi lo speaker che andava su e giù per il palco ed il suo sguardo era supplichevole e dimesso nel modo giusto, il suo seno ansimava giustamente per la preoccupazione; mentre la schiava di Kira Soila, istericamente emozionata, non riusciva a smettere di sorridere. C'era un'altra nera che invece era molto brava, si chiamava Gora, teneva gli occhi bassi ed il corpo, per altro stupendamente florido, era allo stesso tempo contrito ed offerto. Anche Rusy se la cavava bene, ma forse appariva fin troppo spaventata. Koss espresse un giudizio simile a quello della sua schiava. Soila andò molto meglio nella posizione della rana, era una posizione abietta con la quale la schiava offriva tutta se stessa, ma anche in questa posizione Brea non era niente male. Il pubblico seguiva con competenza lo spettacolo offerto dalle schiave e commentava le prestazioni delle schiave in modo colorito e triviale, ma senza scadere nella banale volgarità. Nella posizione Jia, che richiedeva una buona preparazione ginnica, le migliori schiave furono Rusy ed ancora Brea. Kira capì che quella sera la sua schiava sarebbe arrivata solo terza. Ed infatti la prima fu Brea la seconda Rusy e la terza Soila. Lo spettacolo terminò quando lo speaker chiamò le padrone ed i padroni sul palco ed gridò alle kalsna huss. Le schiave si distesero ai piedi dei loro padroni e questi poggiarono il piede destro sul loro corpo. I padroni erano quasi tutte donne, ma c'era anche qualche uomo. Un pachiderma vestito alla orientale poggiò il suo stivale su una biondina che si era comportata abbastanza bene, ma che non aveva nessuna speranza. L'orientale nella sua veste bianca lasciò un bel segno sulla bianca coscia della biondina che in altre circostanza avrebbe pianto come una fontana, ma che in quel caso trattenne lacrime e singhiozzi e quando si sollevò si inchinò e sorrise educatamente al pubblico.

Telea e la sua schiava, quella stessa sera, stavano recandosi in carrozza all'appuntamento con Kira. Kira aveva una piccola casa a Kuanta dove soggiornava quando arrivava nella capitale. Era notte fonda le strade della capitale erano buie e vuote, solo qualche ronda si aggirava a quell'ora di notte. La carrozza correva sull'acciottolato rumorosamente, le tende dei finestrini erano tirate e nessuno poteva vedere all'interno.
Brea sotto la mantella era nuda e spaventata, la sua padrona le aveva amanettato le mani dietro la schiena e questo la preoccupava. Brea si fidava della sua padrona, ma non era abituata a situazioni come questa in cui si trovava e non poteva impedire al suo corpo di tremare. Brea non era mai uscita dalla cittadina di Tory, lì nello Stravor del Deserto del Sud, tutta quella gente che apparentemente aveva affrontato senza timore nella sfilata di qualche ora prima, in verità la metteva a disagio. Brea sapeva che stavano andando a casa di quella padrona che contava molto e vedeva che la sua stessa padrona era in apprensione. Telea aveva pensieri simili a quelli della sua schiava, ma si fece forza, quella poteva essere la sua grande occasione stava per conoscere una delle donne più importanti del Dravor. Per tranquillizzare se stessa e la sua schiava iniziò a tastarla sotto la mantella, un po' di sesso le avrebbe distratte mentre la carrozza correva per la città, voleva dare a Brea altro da pensare, una parte del suo successo dipendeva da lei. La tormentò con dei violenti pizzicotti ai capezzoli e alle grandi labbra della fica; infierendo con dei graffi  sul seno e sulle natiche. Brea in effetti ebbe altro a cui pensare, si mordeva le labbra per non gridare, mentre Telea la pizzicava nell'interno delle cosce. La sua padrona non era mai stata così violenta con lei e generalmente non lo era neanche con le altre schiave. Faceva l'amore con loro, ma senza infierire e generalmente le schiave erano contente della loro padrona. Telea era una bruna, minuta con un viso dolce e sorridente che portava i capelli neri raccolti da un sottile nastro, era la compagna di un kars e lei guidava con mano ferma un piccola azienda che produceva biancheria intima di classe e le procurava un discreto reddito, Brea era una delle sue due modelle, quell'anno l'aveva fatta partecipare alla selezione del suo Stravor quasi per gioco e Brea aveva vinto con facilità. Telea amava le cosce lunghe e tornite della sua schiava e si perdeva nel suo seno formoso e candido. La padrona continuava ad accarezzarla con vigore e Brea immobilizzata era già in lacrime. Quando ormai pensava di non poterne più arrivò il peggio, la padrona si chinò su di lei e le morse le tette ed i capezzoli senza pietà. Brea che già aveva gli occhi pieni di lacrime, iniziò a sussultare e singhiozzare mentre Telea voluttuosamente la mordeva sul seno e sui i capezzoli. Il viso di Brea, al contrario del suo magnifico corpo, non era bellissimo, ma i suoi dolci occhi viola pieni di lacrime ed il suo musetto fremente mossero a pietà Telea. Infine la padrona smise di mordere e pizzicare e l'accarezzò dolcemente, Brea si rilassò, ma aveva sempre paura che ricominciasse, invece arrivò a godere  e si abbandonò sfinita sullo schienale della carrozza sperando che fosse finita. La carrozza era arrivata. Telea si ricompose, sistemò alla meglio la sua schiava e scesero. Brea aveva sempre le mani legate dietro la schiena.

Brea era in ginocchio tra le due padrone che stavano comodamente sedute in poltrona. Le due padrone avevano discusso del più e del meno mentre Vasa serviva loro qualcosa da bere e qualche stuzzichino. Soila e Brea erano state tutte il tempo tranquille, per loro c'era una gara impegnativa in corso ed erano state esentate da qualsiasi incombenza, anzi le due padrone le avevano vezzeggiate e coccolate per tutto il tempo.
- Vendimela. Ora che ancora non sai se vincerà. -
- Le sono affezionata? - Rispose Telea. Kira prese il mento della schiava in mano costringendola a guardarla negli occhi, e mentre con un dito le accarezzava l'interno del labbro morbido e vellutato rispose a Telea. - seimila tel possono ricompensare adeguatamente il tuo affetto. -
- E' una bella cifra - osservò Telea, - cosa intendi farne. -
- E' la cifra più alta che mai sia stata pagata per una kalsna - puntualizzò Kira, poi riprese a parlare. - Mi piace e quindi prima di tutto me la vorrò godere, poi vedremo. - Mentre diceva ciò Kira penetrò tra le labbra della schiava con l'indice, e continuò a discutere con Telea. - Non mi è chiaro cosa ne farò in futuro, ma ti posso assicurare che se la passerà benissimo e probabilmente guadagnerà un sacco di soldi. -
La schiava ascoltava spaventata ed allo stesso tempo trepidante quella conversazione che la riguardava, era perfettamente addestrata e quindi cercava di controllarsi, ma era la prima volta che sentiva parlare apertamente del suo futuro e quindi non poteva fare a meno di essere turbata. Mentalmente valutava quello che per lei era più conveniente, con Telea si era trovata bene, ma poteva diventare la kalsna di un uomo o una donna importante o una kalsna richiestissima di un bordello di classe dove avrebbe messo da parte tanti tel. Kira che le aveva fatto penetrare il dito in bocca l'accarezzò con la mano libera sul collo per calmarla e poi riprese delicatamente ad esplorare quella cavità calda ed umida. Le passò il dito sui denti e poi sulla lingua, pigramente mentre continuava a parlare con la sue amica del futuro della schiava che stava assaporando. Brea era preoccupata ed allo stesso tempo eccitata, ma nonostante ciò la sua lingua fremeva e succhiava il dito della padrona, l'addestramento era stato perfetto.
- D'accordo - disse Telea, - ma dal tuo stravor voglio anche un contratto per il mio atelier. Un contratto molto vantaggioso. -
- Accordo fatto - rispose eccitata Kira. che estrasse il dito bagnato di saliva dalla bocca della schiava e sorrise a Brea accarezzandola sulla guancia vellutata con il dito umido. Le due padrone brindarono e Brea si ritrovò schiava di Kira.

Il giorno dopo Brea diventava la prima kalsna del Dravor.

La cacciatrice

C'era una regione più a nord dello Stravor dei Grandi Laghi, oltre il confine montagnosa e deserta, era una regione che non era mai stato chiarito a quale impero appartenesse e che tutti rivendicavano, ma nessuno cercava di ottenere perché non ne valeva la pena. Lì si erano rifugiati molti schiavi fuggiaschi, di per sè  non rappresentavano un pericolo e neanche un danno grave, ma la sola loro esistenza rappresentava un pericolo perché alimentava il mito della libertà dalla schiavitù. Koss aveva deciso che quello doveva essere il suo primo impegno da Mirv, quella fu la missione che infine, dopo estenuanti richieste, Zuna strappò a Koss. L'uomo le disse: - non avrai protezione, anzi se ti prenderanno prigioniera non potremo fare nulla perché non sei sul nostro territorio. -
Quando lei non si lasciò scoraggiare proseguì. - Vai da questa donna. E' una cacciatrice di animali da pelliccia e zanne. Lei conosce quelle zone e ti aiuterà ad individuare il campo dei ribelli. Dovrete distruggerli da soli. Non fate prigionieri. Di loro non voglio più sentire parlare. Saranno un centinaio. La cacciatrice ha una banda di venti tra uomini e donne, ma sono guerrieri. Dovrebbero bastare. -
Koss scrisse un biglietto e lo consegnò a Zuna. Non le disse però che la cacciatrice era anche una sua spia, che lei l'aveva già conosciuta e che lui le aveva già parlato. Zuna partì il giorno dopo a cavallo, decise di portarsi dietro solo Rusy che nel lungo viaggio verso il confine la tenne calda la notte. La schiava all'inizio era spaventata, quell'avventura non le piaceva e temeva di rimanere sola con Zuna, ma rimase sorpresa quando si accorse che invece la trattava bene, era molto esigente, ma senza cattiveria, quella la riversava tutta su Saa per gelosia, anche se non l'avrebbe ammesso mai. In verità Zuna era talmente esaltata della sua missione che finalmente era in pace con il mondo e la sua kalsna ne beneficiò.

Zuna arrivò al campo di Artea una settimana dopo e riconobbe immediatamente Artea e Gora dalle quali fu a sua volta riconosciuta. Zuna sentì che c'era sotto qualcosa, ma fece finta di nulla. Gora, la bella schiava di Artea, con Ruby, la cuoca del campo, era tra le poche persone ben curate in quel posto ai confini della civiltà. Ruby era bassina e con molta ciccia addosso, aveva anche le mani ed i piedi cicciosi, non era più molto giovane, sulla quarantina, ma era fresca e profumata, cucinava per tutti, oltre che essere schiava di Artea. Nel campo c'erano una ventina di cacciatori, la maggior parte maschi ed altrettanti schiavi, anch'essi per la maggior parte maschi. Il compito dei cacciatori era proprio quello di cacciare e difendere l'accampamento da eventuali predoni, in verità Artea li utilizzava senza che lo sapessero anche come spie. Quello degli schiavi era essenzialmente di scuoiatori e portatori. Le schiave oltre che allietare gli uomini avevano anche il compito di cucinare e dare una mano agli scuoiatori.

Artea tra le sue schiave ne aveva due molto particolari. Zuna le conobbe quando qualche ora dopo che era arrivata, dopo essersi sistemata e rinfrescata chiese ad Artea come avrebbe fatto a trovare i ribelli. La cacciatrice, che intanto aveva capito leggendo il messaggio di Koss cosa doveva fare, sorrise e le rispose:
- seguimi. - Uscirono dal campo e si avviarono verso una collinetta che non distava più di qualche centinaio di metri. Qui in una grotta chiusa da una grata stava la sorpresa di Artea. La grotta ospitava due schiave che vivevano allo stato brado. La prima era una giovane nera di non più di venti anni, era magra con i capelli lunghi e neri fino alla spalla. Si chiamava Panta ed era nuda salvo per un corpetto ed un piccolo perizoma, le mammelle non erano molto grosse, ma sode ed appuntite ed erano libere di pendere nel vuoto. La schiava era impastoiata con delle cinghie di cuoio che partivano da bracciali fissati ai polsi ad analoghi bracciali fissati sopra il ginocchio, su entrambe le braccia e le gambe, quindi la schiava non si poteva sollevare in piedi, d'altra parte la grotta era così bassa che non glielo avrebbe comunque permesso. Panta indossava poi stivali lunghi fin sopra al ginocchio e guanti di pelle fino al gomito di pelle di pantera, l'animale a cui doveva assomigliare e da lì il nome. I guanti conservavano ancora gli artigli dell'animale. In quel momento Panta gattonava nervosamente avanti e dietro nella sua gabbia. L'altra schiava era una rossa più anziana, sulla trentina, che si chiamava Parda. Vestiva allo stesso modo di Panta salvo che il corpetto e tutto il resto invece che di pelle di pantera era in pelle di leopardo, colori che più assomigliavano a quelli naturali della schiava. Parda era più formosa di Panta ed aveva un seno molto più sviluppato, in quel momento se ne stava sdraiata sul suo giaciglio apparentemente annoiata. Per terra c'erano diverse ciotole con carne ed acqua. Zuna in effetti rimase abbastanza sorpresa e quindi chiese: - perché queste due bestie dovrebbero essere in grado di aiutarci? -
- Sono due tra i più abili segugi di tutto il Dravor. Una volta che saremo nella zona in cui si trovano i ribelli non ci metteranno molto a trovare le loro tracce. Ed anche se non lo credi hanno un fiuto bestiale, sentono l'odore degli uomini, ma anche di altre bestie a diversi chilometri di distanza. E' per questo che le tengo lontano dal campo, se vivessero insieme a noi guasterebbero il loro olfatto. -
Poi aprendo il cancello Artea disse rivolgendosi alle schiave: - su andiamo, è ora di andare a fare il bagno. - Panta sgattaiolò fuori immediatamente, Parda più lentamente e con indolenza. Artea lasciò che le due bestiole le manifestassero il loro affetto facendo le fuse e strofinandosi sulle sue gambe, poi fissò al collare delle due schiave dei lunghi guinzagli e le condusse verso il torrente. Le schiave gattonavano con grande naturalezza, gli stivali erano alti e le proteggevano dalle ginocchia in giù, mentre i guanti le proteggevano dalle mani fino ai gomiti. Dopo che iniziarono a muoversi, una volta che si furono sgranchite, iniziarono a tirare il guinzaglio ed a ringhiare. Artea che le tratteneva dovette metterci un po' di forza per condurle all'andatura che desiderava. Arrivati nei pressi del torrente la padrona levò loro le pastoie e le spogliò completamente. Le due schiave sempre gattonando balzarono nell'acqua con un salto che a Zuna sembrò incredibile, si erano sollevate da terra per più di un metro con una rincorsa di solo un paio di metri.
- Mi sembrano svelte, ma non vorrai far loro battere quell'immenso territorio grande quanto una provincia gattonando? -
Artea rise. - No. Questa è tutta scena, serve a tenerle nella giusta tensione, ma domani quando andremo via marceranno all'avanguardia camminando e correndo in piedi. Sono veloci, resistenti, hanno occhio e naso.  -

Durante il giorno nel campo non aveva circolato anima viva, tutti si erano rifugiati sotto le tende o sotto gli alberi lungo il torrente. All'imbrunire il campo si animò. Ruby aiutata da qualche schiava iniziò a preparare la cena per tutti e Artea che era andata verso le colline ricomparve con Panta e Parda al guinzaglio. Mentre arrivava aveva gridato qualcosa ai suoi uomini che Zuna non aveva capito, poi affacciandosi alla tenda le aveva detto: - vieni, prima di cena ho preparato uno spettacolo in tuo onore. -
Zuna uscì dalla tenda mentre il campo ferveva di attività. In breve al centro era stato tracciato un cerchio di una decina di metri di raggio e tutto intorno si erano radunati gli uomini e le donne di Artea, schiave e schiavi compresi. Solo Ruby ed un'altra schiava continuavano a lavorare alla cena. Artea liberò dai guinzagli le due bestiole e le fece entrare nel cerchio, poi si guardo attorno mentre le schiave e gli schiavi si facevano piccoli piccoli e i suoi uomini invece divertiti ridevano. Artea indicò una schiava bianca ancora giovane, bionda, non era bella, aveva i fianchi larghi e mammelle grosse, ma leggermente cadenti, indossava un semplice perizoma e degli stivaletti. La schiava atterrita gridò con tutto il fiato mentre una donna ed un uomo le furono addosso e la costrinsero a mettersi carponi, in un batter d'occhio la schiava era nuda ed impastoiata come Panta e Parda, ma non aveva le loro protezioni. - Dieci minuti - gridò Artea. Significava che se per dieci minuti la schiava fosse sfuggita agli artigli delle due bestie sarebbe stata salva. Artea e Zuna si accosciarono al limitare del cerchio mentre intorno a loro gli uomini e gli stessi schiavi scommettevano. La preda si chiamava Ria ed era soprannominata la vacchetta, Zuna immaginò che fosse una schiava molto allegra. Pochi scommisero sulla sua vittoria, ma alcuni scommettevano anche sulla sua durata. La vacchetta era corsa dal lato opposto delle due belve che si muovevano a loro agio, feline e vigili. Ria le guardava tremante e smarrita, indecisa sul da farsi, ma quando Artea gridò via, sia pure timorosamente avanzò verso il centro del cerchio. La vacchetta tremava, ma sapeva che non le conveniva rimanere sul limite del cerchio, al centro avrebbe avuto più possibilità di fuga. Panta raggiunse il centro con tre balzi, mentre Parda le caracollava dietro seguendola di sbieco. Sembrava che le due bestie avessero una tattica collaudata e che la stessero mettendo in pratica. La vacchetta rimase immobile sulla tre quarti del cerchio. Panta la caricò, ma la vacchetta scartò e Panta planò nel vuoto. La vacchetta tremava sempre, ma ormai doveva giocare, indietreggiò un po' per non rimanere tra Panta e Parda e le riebbe entrambe di fronte. Le due bestie attaccarono insieme, ma Ria urlando corse loro incontro e riuscì ad insinuarsi nello spazio intermedio. Questo passaggio non fu però privo di prezzo. Parda era riuscita ad artigliarla ed un bel graffio, non molto profondo, era comparso sul fianco della vacchetta. La preda sudava ed ansimava mentre Parda e Panta non sembravano per nulla affaticate. Ora era di nuovo Panta a muovere contro la vacchetta mentre Parda seguiva da più vicino, erano passati cinque minuti all'orologio di Zuna. Panta balzò sulla vacchetta e riuscì ad artigliarla su una spalla, un nuovo e più profondo graffio sul corpo della preda che muggì di dolore, ma riuscì a scartare. Solo che questa volta Parda le fu immediatamente addosso planandole sulla schiena ed atterrandola. Un attimo dopo anche Panta fu addosso alla vacchetta. La schiava gridò per il dolore ed il terrore. Panta la stava mordendo sul seno mentre Parda le rigava la schiena. Poi mentre Panta era passata a mordere l'altro seno, Parda la segnò sui fianchi. La morsero su tutte le parti più morbide e l'artigliarono dovunque tranne che sul viso mentre la vacchetta gridava come se appunto la stessero scuoiando. Dovette intervenire Artea per farle smettere. - Divertente - commentò Zuna, - non c'è pericolo per quella schiava? -
- Macché. La stanno già disinfettando e gli artigli sono molto smussati, domani quei segni saranno già cicatrizzati. -

Quella prima sera Zuna, a cena, conobbe Derk il capo dei cacciatori di Artea che si sedette allo stesso tavolo di Artea e Zuna. Artea l'aveva già informato della missione e lui aveva commentato: - finalmente un po' di movimento. - Era un uomo alto, quasi due metri, e robusto, muscoloso e villoso, portava i capelli biondi molto corti ed era rude e vanitoso. A Zuna non piaceva, ma si doveva immaginare un tipo così, tutto il campo era disordinato e trasandato, solo la grande capanna di Artea era perfettamente pulita ed accogliente, merito di Gora e Ruby, e fuori di lì a lei non importava come andavano le cose. Derk aveva una schiava di nome Loa che lo serviva sollecita e premurosa, ma si teneva in ombra, evitava lo sguardo di Zuna e non diceva una parola, qualche volta Derk l'aveva accarezzata tra le gambe e lei si era irrigidita, ma non aveva fiatato. Zuna capì da particolari insignificanti che Loa era un transessuale. Una transessuale molto bella e che non amava il suo padrone. Una schiava devota alle carezze del padrone si sarebbe offerta e gli avrebbe sorriso. A Derk, in verità, non importava quando lei si irrigidiva, godeva del fatto che la schiava pur sentendo quel contatto come ripugnante non poteva evitarlo. Nel Dravor i transessuali erano poche decine, anche se c'era una moda che iniziava a diffondersi, e Zuna si ripromise di approfondire alla prima occasione la conoscenza di Loa.
- Non c'è tempo per altri divertimenti, domani partiamo all'alba - disse Artea e si alzò per andare a dormire.

La mattina dopo si svegliarono prima dell'alba ed in meno di mezzora, quella che Zuna aveva pensato fosse una marmaglia, con grande efficienza e rapidità era già pronta a partire, tutto quello che serviva venne caricato sui muli ed il campo venne lasciato incustodito. Derk si mise all'avanguardia con alcune guardie, Panta e Parda; al centro seguiva Artea con il grosso delle guardie, tutti gli schiavi ed i muli che portavano le masserizie; alla retroguardia c'erano tre cacciatori.  Le guardie e Rusy viaggiavano a cavallo, tutti gli schiavi, tranne Gora, Ruby e Loa, che avevano dei muli, viaggiavano a piedi. L'andatura era comunque lenta, spesso si fermavano e non proseguivano se non prima l'avanguardia segnalava il via libera, quando il sole divenne alto si fermarono per riposare e ripresero all'imbrunire per proseguire per buona parte della notte. Zuna ne approfittò per conoscere meglio Loa, l'impresa fu resa più agevole dalla pausa del giorno e dall'assenza di Derk. Zuna si era sistemata sotto lo stesso albero di Loa e Gora con Rusy, mentre Ruby preparava qualcosa da mangiare più in là e le guardie erano attente a quello che poteva succedere fuori dall'accampamento. - Andate a dare una mano a Ruby - disse a Gora e Rusy. Anche Loa si stava alzando per seguirle, ma Zuna la fermò. - No tu no. Aspetta, ho bisogno del tuo aiuto per levarmi gli stivali. Le due giovani schiave capirono subito che la padrona voleva rimanere sola con Loa e si affrettarono ad andare. Loa s'inchinò di fronte alla padrona e prese in mano il piede che la padrona le porgeva. Sfilò il primo stivale e poi il secondo mentre Zuna emetteva esagerati gemiti di piacere, tanto che Loa non poté fare a meno di chiedere se la padrona gradiva un massaggio.
- Certo. Sei una schiava molto attraente e gentile. -
Non fu difficile per Zuna farsi raccontare da Loa la sua storia. All'inizio la schiava fu vaga e reticente, ma poi, incoraggiata da Zuna, si aprì e le raccontò tutto. Era la prima volta che trovava una persona disposta ad ascoltarla senza che si prendesse gioco di lei. Mentre Loa raccontava si era messa in grembo i piedi della padrona e li massaggiava con dolcezza ed una certa destrezza. Loa si era emozionata per tanta attenzione da una padrona così importante, e si era anche eccitata, il seno su cui ora teneva appoggiato il piede di Zuna si era meravigliosamente gonfiato ed i capezzoli si erano inturgiditi, anche in basso sentiva un certo formicolio tra le gambe. - Questa schiava - pensò Zuna, - vale molto, è un peccato che sia di proprietà di quello zotico. -
Neanche Loa conosceva tutti i retroscena della sua storia, ma ne sapeva abbastanza per permettere a Zuna di ricostruirla interamente.

Segue


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