|
|
|
AFRICA 2030 II
Seconda parte
Mega e Kira
Kira non aveva raccontato tutto quello che c'era da raccontare su Mega.
Prima dell'apocalisse Mega era stata una Padrona dominatrice feroce e
fiera. Fin da ragazzina aveva messo in soggezione le più e meno
giovani cameriere e poi le compagne ed i compagni di scuola. Infine
quando, e durò solo qualche anno, iniziò a lavorare le
sue ed i suoi dipendenti. Kira, e per questo la dravna se n'era
guardata bene dal particolareggiare, era stata una delle sue vittime
preferite.
Erano molto giovani allora. Mega era la figlia del padrone, non era
voluta andare all'università, disse che si sarebbe annoiata. Al
contrario in azienda si sarebbe divertita moltissimo. Il padre le
assegnò la direzione di un reparto amministrativo. Un piano
tutto per lei nell'immenso grattacielo dove si trovava la direzione
della Rool. Mega aveva alle sue dipendenze circa duecento impiegati,
non appena imparò quello che doveva fare si liberò dei
vecchi dirigenti e mise nei posti di comando donne ed uomini fedeli e
devoti a lei. Donne ed uomini che accettarono senza riserve di
diventare le vittime della signorina Mega. Ci fu chi lo fece per i
soldi, chi per piacere, chi perché effettivamente conquistato
dalla dispotica padrona, chi per paura. Chi non accettò o
cambiò reparto o fu costretto ad andarsene. Mega non si
occupò di tutti i suoi impiegati, gliene bastarono una ventina
per soddisfare le sue brame e costruire quella cortina di riservatezza
di cui aveva bisogno nei confronti di tutti gli altri. Il padre per un
periodo ricevette delle lamentele, ma i risultati erano buoni e quindi
sorvolò, poi nessuno si lamentò più. Mega otteneva
dai suoi impiegati tutto quello che voleva, dove non arrivava con la
seduzione che utilizzava indifferentemente sia con gli uomini che con
le donne, arrivava con le minacce ed in casi estremi con
l'allontanamento. Era sadica ed insaziabile, nella sua rete caddero
tutti i fusti del suo ufficio e la maggior parte delle belle ragazze.
Il suo ufficio era in un angolo del piano, separato dal resto del mondo
dalla stanza di un'efficiente e fedele segretaria, negli uffici intorno
al suo lavoravano tutti i suoi cortigiani, dirigenti o passacarte o
segretarie che fossero. In quell'ufficio tra una riunione e l'altra
sfogava i suoi istinti. Aveva rapporti solo con i suoi accoliti, il
resto del reparto veniva governato attraverso di loro. Convocava solo
loro, il bello o la bella in genere veniva fatto inginocchiare ai suoi
piedi e relazionava o ascoltava le direttive, poi tra una telefonata e
l'altra, tra la stesura di una lettera ed un'operazione al
computer lo schiavo si dava da fare per soddisfare la padrona. Era
molto esigente, spesso nel suo ufficio erano presenti più
schiavi e se un impiegato sbagliava, lei lo sbeffeggiava e lo puniva
davanti agli altri, mentre di solito una bella segretaria le leccava la
passera. Per punire lo schiavo non aveva difficoltà, lo faceva
spogliare e lo graffiava con le unghie affilate o lo frustava, il suo
studio era ricco di frustini ed altri strumenti del genere. In giro si
mormorava delle sue abitudini, ma solo i suoi schiavi potevano
confermare e se ne guardavano bene, quindi voci, ma nulla più.
D'altra parte chi avrebbe avuto voglia di andare in giro a raccontare
cosa la padrona gli aveva fatto nel suo ufficio. Per realizzare questa
situazione idilliaca Mega ci mise quasi un anno. Fu allora che Mega
vide Kira in mensa e se ne invaghì, seppe che la ragazza era
lì solo da pochi giorni ed ancora non era stata assegnata
definitivamente a nessun compito, era al suo primo lavoro. Quando la
sua segretaria andò in maternità chiese al responsabile
del personale di mandarla da lei. Kira era giovane e molto bella, un
fisico tutto curve ed una pelle candida, era alta ed aveva un culo
ampio ed alto; Mega non era invece molto alta, era leggermente
grassottella, procace e morbida, ma il viso era tanto duro quanto i
suoi lineamenti erano delicati. Con l'età entrambe le donne
fisicamente non erano cambiate molto, si erano giusto arrotondate ed
appesantite un po', ma il carattere era invece cambiato moltissimo.
Kira a quell'epoca aveva un carattere mite ed era molto ingenua, il
contrario esatto di Mega, poi come sappiamo le parti si invertirono.
Quando la ragazza si presentò nell'ufficio di Mega solo la sua
timidezza le impedì di saltare per la gioia. Provò grande
ammirazione per l'altra giovane. Certo era la figlia del padrone, ma
era bella, elegante e ci sapeva fare. Kira vide che aveva stile e
carattere. Nel tempo che rimase lì le passarono un sacco di
telefonate e lei facilmente sistemò un sacco di faccende, al
solito con il bastone o la carota, ma funzionava. Kira poté
vedere che la manager per cui avrebbe lavorato era una splendida
giovane attraente e scandalosamente disinibita, quel comportamento da
un lato la turbò, da un altro stranamente la eccitò. Lei
invece era molto casta, aveva molti ammiratori, ma li teneva a
distanza, non era molto attratta dal sesso, anzi ne era impaurita e i
brevi rapporti che aveva avuto l'avevano lasciata insoddisfatta, a
diciotto anni era ancora vergine. Il giorno dopo si trasferì
nella stanza della segretaria ed iniziò a lavorare per Mega.
Questa all'inizio fu molto cauta, la trattò normalmente e
andò a sfogare i suoi appetiti sessuali altrove. Piano piano le
cose cambiarono. Mega le assegnò compiti via via più
difficili. Kira riusciva comunque ad eseguirli, ma diventava ogni
giorno di più stressata e nervosa, fino a quando un giorno
cedette e si mise a piangere. Stava ancora piangendo quando la sua
manager la chiamò all'interfono. - Vieni qui. Subito. - Era
stata sempre autoritaria, ma Kira non immaginava neanche lontanamente
quello che sarebbe successo di lì a poco. Mega passeggiava per
il grande ufficio come una furia in gabbia, in mano aveva dei fogli, la
relazione che Kira aveva battuto al computer sulla base di pochi dati
che Mega le aveva dato. Una relazione che un dirigente ci avrebbe messo
tre giorni a scrivere e che la povera segretaria aveva buttato
giù in mezza giornata continuando per di più a rispondere
al telefono ed eseguendo tutto il lavoro di routine che una segretaria
deve svolgere. Mega indossava una minigonna vertiginosa e una camicetta
bianca che la fasciava stupendamente. La furia del suo atteggiamento la
rendeva bellissima, ma Kira ne rimase atterrita, niente in confronto a
quando la sentì parlare. - Cos'è questa schifezza!? Non
mi dirai che è una relazione? Oggi è una giornata storta.
Tu con questa schifezza e Reno con quei suoi conti sballati. Ma ora vi
metto a posto io. - Disse così mentre scaraventava tutti i fogli
per terra che si sparsero sul pavimento. Kira era senza parole e non
riuscì a dire niente mentre si piegava per raccogliere i fogli,
intanto Mega era di nuovo all'interfono. - Reno, imbecille. Vieni
subito qui. - Non passò un minuto che un bel giovane, alto e
dinoccolato, biondo e dagli occhi azzurri entrò nello studio di
Mega e si mise sull'attenti. Il giovane era abbastanza sconvolto e
visibilmente preoccupato, ma Kira non ebbe modo di accorgersene subito,
piangeva mentre raccoglieva ancora i fogli. Mega si sfogò sul
nuovo venuto. - Pidocchio. Ti pago fior di soldi e non sei neanche
capace di far fare i conti al computer. - Mega l'aveva assalito
buttandogli addosso un foglio su cui aveva segnato in rosso parecchi
errori. Il giovane per la vergogna era diventato rosso come un
peperone, provò a dire qualche parola, ma Mega si era già
seduta in poltrona e lo invitava a slacciarsi i pantaloni. Kira si era
rifugiata in un angolo e non trovava il coraggio di dire bha. Il
giovanotto implorò: - padrona vi prego, non davanti a lei. -
- Su non fare storie. Non è la prima volta. Lei è la mia
segretaria, è ora che veda come punisco i dipendenti che
sbagliano e tu puoi renderti utile almeno in questo. -
- Sì padrona. - Il giovane rispose con un filo di voce e si
slacciò i pantaloni fissando gli occhi sul pavimento. Sempre
evitando lo sguardo di Kira che incredula assisteva alla scena
pietrificata, piegò i pantaloni e li poggiò sulla sedia,
poi in mutande si avvicinò esitante a Kira. La padrona a quel
punto l'incoraggiò: - su bello, non sei niente male, ma non ti
fare desiderare. Sai che non ho molto tempo, ed i vostri errori me ne
portano via tanto. Vieni qui che ti do una bella sculacciata. - Il
giovane aveva belle gambe ed anche un bel culo, pieno ed alto. Si fece
coraggio e si piegò sulle gambe di Kira. La padrona gli
abbassò le mutande ed iniziò a sculacciarlo. Il giovane
iniziò a singhiozzare e piangere, ma non per il dolore.
L'umiliazione era troppo forte. Mega era insensibile. - Quante storie
per una sculacciata, ti saresti meritato una bella frustata, quella
forse ti avrebbe dato maggiori ragioni per piangere. - Passò
qualche minuto e poi Mega esclamò: - per la miseria. Tienilo
giù, non è proprio il momento adatto. - Il giovane mentre
piangeva aveva avuto una bella erezione, e siccome le sue esortazioni
non bastarono Mega gli strinse le palle con sorprendente violenza. Il
giovane strillò, ma non si mosse, sussultò solo un po'
sulle gambe della padrona e quindi si calmò. Un'ultima pacca e
Mega lo lasciò andare. - Rivestiti e ritorna a lavorare. Voglio
di nuovo quei dati tra due ore. - Il giovane si mise in piedi e si
ricompose. Kira ancora sotto choc poté notare che ora il
giovane, sebbene evitasse per la vergogna ancora il suo sguardo,
sembrava sollevato ed in qualche modo anche appagato. Salutò la
padrona ed uscì dallo studio.
- Su. Ora tocca a te. -
Kira non capì subito, ma un attimo dopo tremava come una foglia
e gridava.
- No, la prego no. -
- Kira non mi fare arrabbiare, hai appena visto come è facile, e
qui le regole sono queste, quando uno sbaglia viene punito. Se non ti
piace puoi licenziarti, ma attenta mi prenderò cura di te.
Farò in modo che tu non trovi un altro posto di lavoro. - Fece
una pausa e visto che la ragazza non rispondeva fu lei ad avvicinarsi a
Kira. La prese per un braccio, le passò l'altro sulle spalle e
le disse: - vieni. Vedrai che non è poi così brutto.
-
Mega si sedette di nuovo in poltrona e sbottonò i pantaloni di
Kira che in trance si lasciava fare piangendo sommessamente. Poi la
spinse ad adagiarsi sulle sue gambe e cominciò a sculacciarla.
Fu una somministrazione leggera e breve, il culetto divenne egualmente
bello caldo e Kira continuò a piangere come una fontana, ma non
si accorse neanche che mentre Mega la sculacciava la tastava anche tra
le gambe e sul seno attraverso il pullover.
- Ora ricomponiti e ritorna a lavorare. -
Kira si sforzò di smetterla di singhiozzare e si
tirò su mutande e pantaloni, poi si precipitò alla porta.
- Aspetta - le ordinò Mega. Kira si bloccò sulla porta. -
Sarai punita ancora, ma devo dirti che sono molto soddisfatta di te.
Sei davvero brava. - Kira non rispose, stava di nuovo per andare via,
non guardava verso Mega, le era insopportabile.
- Un'ultima cosa, ma voltati e guardami. -
Kira si girò e guardò verso quella che ormai era la sua
padrona.
- Non mi piacciono le ragazze sciatte. Tu sei molto bella, quindi cerca
di valorizzarti. Da domani niente più pantaloni, ma solo
eleganti minigonne e calze di seta, e metti delle scarpe con un bel
tacco.
-Kira non disse niente ed uscì. L'indomani Mega appena arrivata
in ufficio la convocò nel suo studio e volle vedere da vicino
com'era vestita. La ragazza aveva indossato una bella minigonna e delle
calze molto fini, in più aveva messo le scarpe con il tacco
più alto che aveva. - Non male - commentò Mega
esaminandola. - Solleva la gonna. - Kira arrossì e
sollevò la gonna. Le calze erano un collant. Mega la
guardò negli occhi. - Quando dico calze, devono essere calze,
con tanto di giarrettiere e voglio scarpe con il tacco più alto.
-
Kira era ormai catturata. - Non ho soldi per potermi vestire
così. -
- Di questo non ti devi preoccupare. Compila un anticipo cassa per
spese di rappresentanza che te lo firmo subito, ma vestiti come ti dico
o ti punirò seriamente. -
- Va bene signora. -
Da quel momento fu un crescendo. Kira divenne la schiava preferita di
Mega, una settimana dopo era in ginocchio tra le sue gambe a leccarle
la fica, un mese dopo Kira si era trasferita a casa di Mega dove dopo
che per tutta la giornata aveva fatto da segretaria alla padrona la
sera le faceva da serva. Kira se la poteva godere quando voleva, tutto
durò per qualche anno.
Circa tre mesi dopo Kira subì l'umiliazione più
significativa, fino a quel momento la sua padrona aveva fatto con lei
tutto quello che voleva da sola o in presenza degli altri suoi schiavi
dipendenti, ma non l'aveva ancora messa in mostra. Quella sera invece
Mega stabilì che il momento era arrivato. Mega era socia di un
club molto esclusivo costituito da diverse decine di padroni e padrone
come lei. Il club apriva ogni sera, ma il venerdì era sempre la
serata clou della settimana, quella in cui erano presenti quasi tutti e
si svolgevano gli spettacoli più interessanti. Il club sorgeva
in un grande scantinato nel centro della città, ma l'ingresso
era ben mimetizzato ed anonimo. Si entrava direttamente in macchina nel
garage soprastante e da lì poi si accedeva, attraverso un
ingresso ben sorvegliato, al grande locale sottostante. Mega aveva
già condotto in quel luogo molti dei suoi schiavi e sapeva che
al debutto erano sempre molto nervosi, questa volta aveva deciso di non
dire niente a Kira, non voleva inutili discussioni, l'avrebbe condotta
con sé e poi avrebbe visto come comportarsi. Le aveva fatto
indossare un vestito molto discinto e le aveva detto usciamo. Kira,
come la padrona si aspettava, non aveva fiutato il pericolo e non aveva
protestato. Mega, dopo aver azionato con il telecomando il pesante
cancello automatico, era entrata direttamente nel garage con la sua
macchina sportiva, quindi era scesa insieme a Kira ed aveva suonato al
portone del club. Un inappuntabile usciere in smoking aveva
riconosciuto Mega e le aveva fatte passare. Kira non era ancora
allarmata, anche se iniziava a subodorare qualcosa. Scesero per delle
scale ed arrivarono ad una reception, il locale era poco illuminato ed
assomigliava proprio ad un night club. Fu quello che Kira pensò
quando vide che alla reception c'erano due belle ragazze che
indossavano solo una guepiere e delle fantastiche scarpe con il tacco a
spillo. Kira iniziò a sentirsi a disagio. Una delle due ragazze
chiese a Mega se avevano bisogno degli spogliatoi e la padrona fece
cenno di no. L'altra esitante chiese facendo cenno a Kira: - è
una padrona o una schiava? -
- Una schiava - rispose Mega sorridendo.
- Lo sapevo - disse la ragazza sorridendo pure lei, - ma non volevo
fare una gaffe - e porse a Mega dei braccialetti che Kira dovette
indossare. I braccialetti potevano essere legati l'uno all'altro con un
semplice clic, ma Mega si limitò a fissarli ai polsi di una
sempre più spaventata Kira. Poi passarono oltre ed entrarono in
un grande salone, le luci erano molto basse. Sparsi per il salone
c'erano tanti tavolini con delle sedie e lungo le pareti diversi
divanetti, il luogo era molto confortevole e lungo le pareti c'erano
moltissime stanzette nascoste da pesanti tende. C'era molta gente. Mega
si sistemò in un angolo abbastanza tranquillo e scarsamente
illuminato con la sua schiava. Una serva dai capelli corvini, sulla
trentina si fece viva e chiese umilmente se desideravamo bere qualcosa,
era bianca, ma molto abbronzata con un neo evidente sulla guancia.
Indossava un vestito che le arrivava fino ai piedi di un tessuto
leggerissimo e trasparente, diversi spacchi rendevano il suo corpo
accessibile, bastava lo si volesse. Mega ordinò un liquore per
lei ed una bibita per Kira. Il locale si stava affollando sempre di
più, come da nulla comparve un giovane biondo e molto bello che
si sedette accanto a Mega e la baciò sulla bocca, era quello che
stava succedendo un po' dappertutto nel resto del locale. Quando si
staccò da Mega disse guardando verso Kira - chi è? -
- La mia serva - rispose la padrona con noncuranza, - è tanto
che non capiti a casa mia altrimenti la conosceresti. - Kira si era
irrigidita ed ascoltava spaventata.
Il biondo ordinò un caffè e riprese a parlare con Mega
ignorando per il momento Kira. La cameriera che stava portando
caffè, liquore e bibita fu fermata da una ragazza magra e
bionda, di un biondo platino, seduta su un divano vicino, che la prese
per un braccio e le infilò l'altra mano dentro lo spacco, tra le
cosce. La cameriera si fermò immediatamente e si offrì.
Poi nel modo più umile possibile fece capire che aveva una
commissione. La bionda che dava le spalle a Mega si girò verso
di lei e le sorrise, quindi lasciò il grembo della serva e le
disse di sbrigarsi a servire la padrona. Kira si domandava in che
ambiente era capitata quando sentì le mani del biondo tra le sue
cosce. Istintivamente si ritrasse. Mega sorrise e rivolgendosi al
giovane gli disse: - ti piace? - Il giovane sorrise a sua volta
allungando nuovamente le mani. - Molto, è davvero notevole. -
Kira chiuse le gambe per impedirgli di toccarla e rivolse uno sguardo
implorante alla sua padrona.
Il giovane non si arrese ed iniziò ad accarezzare la ragazza
sopra la corta minigonna. Kira era diventata rossa come un peperone. -
Lasciati andare - l'invitò la padrona ed il ragazzo intese
quell'invito come un via libera e si fece più audace. Kira non
osava alzarsi o difendersi con le mani, ma non voleva neanche essere
toccata. Si agitava sulla poltroncina cercando di evitare i
palpeggiamenti del giovane che ora si stava esasperando.
Mega sorrise, prese i polsi della schiava e con un semplice movimento
glieli legò dietro la schiena con i braccialetti.
Kira iniziò a piangere e abbattuta non oppose più
resistenza. Il giovane incurante dei lamenti della schiava la
palpò a lungo sulle cosce e sul seno chiacchierando amabilmente
con la sua padrona.
Ora che Kira non protestava più il biondo era risalito su per le
cosce e l'accarezzava in quella parte nuda e morbida che sta tra le
calze e le mutande. - Non esagerare - l'invitò Mega. Il giovane
capì che non doveva accarezzarla sulla vulva e si limitò
a palpeggiare le gambe ed il seno. - E` bella calda - commentò.
- Lo so - rispose la padrona, - la conosco bene, è la mia
preferita. -
Poi la loro attenzione fu presa da quello che succedeva sul palco.
La schiava era una donna matura, dal corpo piacente e procace, con
lunghi capelli corvini. Questo era quello che si vedeva di lei,
perché il viso era coperto da una grande maschera. Era salita
sul palco accompagnata da una serva che l'aveva fatta inginocchiare e
poi le aveva legato le mani ad una colonna bassa e sottile che era
stata posta al centro del palcoscenico. Dava le spalle al pubblico ed
era vestita in alto con un gilé di raso, aperto sul davanti che
lasciava libero il seno nudo, mentre in basso indossava un lunga e
leggera gonna semitrasparente allacciata ai fianchi, la gonna scendeva
fino alle caviglie, ma era generosamente aperta su davanti. Ai piedi
indossava sandali dorati con il tacco a spillo incredibilmente alto.
Dagli altoparlanti uscì una musica ritmica e lenta su cui
prevalevano i tamburi. All'inizio si mosse piano, facendo ondeggiare
lentamente i fianchi e dimenando il culo. Man mano che la musica si
faceva più incalzante anche i suoi movimenti divennero
più rapidi. Ancheggiava e faceva ruotare il bacino, il culo
ampio e generoso della donna che seguiva l'incalzare dei tamburi
catturò lo sguardo degli spettatori, poi smise di ruotare e
spinse il bacino in avanti con la schiena che andava su e giù,
finché la gonna si sciolse e rimase nuda dalla vita in
giù. La donna mostrò alla platea il culo superbo e le
natiche carnose, teneva le cosce brune e tornite strette strette,
seguì la musica riprendendo a muoversi con studiata lentezza e
movimenti lunghi e rilassati. Allargò le gambe facendo
intravedere il pelo riccio e nero e mostrando entrambi i buchetti.
Rimase in quella posizione qualche istante, poi si spostò di
lato e si mise di profilo rispetto alla platea. Prese di nuovo a
muoversi ad un ritmo più alto, fuori dal corpetto pendeva il
seno ampio e bruno che ondeggiava mirabilmente. I capezzoli scuri e
grossi della donna si erano inturgiditi ed ora svettavano sulle tette
cremose ed abbondanti. La donna si portò sempre ginocchioni di
fronte al pubblico e chiuse gli occhi. Nella parte finale del suo show
la donna scopò con un cazzo immaginario che veniva fuori dal
pavimento del palcoscenico. La musica divenne frenetica e lei
inarcò e spinse avanti la schiena ritornando indietro e poi di
nuovo avanti ad un ritmo sempre più veloce. Poi
s'immobilizzò, sempre in ginocchio, ma con i gomiti appoggiati
al pavimento del palcoscenico. Era sudata e trafelata, il corpo non
poteva fare a meno di sussultare ed ansimare, come negli ultimi spasmi
di un orgasmo. Il suo padrone, un pelato grande e grosso, anch'egli
maturo, fu soddisfatto della prestazione, raggiunse la sua schiava sul
palco, ancora legata al palo. La sciolse e la fece alzare in piedi
sostenendola, quindi la baciò sulla bocca strizzandole i
capezzoli scuri ed ancora turgidi. Il pubblico applaudì a lungo
soddisfatto. Il padrone le disse: - Ringrazia come si deve il pubblico.
- La schiava nuda e raggiante, ancora emozionata ed affaticata dalla
prestazione, ma allo stesso tempo soddisfatta ed orgogliosa si diresse
dondolando sui sandali verso il centro del palco e s'inchinò di
fronte alla platea che l'applaudì di nuovo. Agli applausi si
aggiunsero anche un po' di lazzi che accompagnarono la schiava mentre
scendeva dal palco.
Mentre un uomo tarchiato, tutto muscoli e molto peloso vestito di pelle
e borchie saliva sul palco trascinando al guinzaglio un biondino
efebico ed attraente Mega si alzò conducendo Kira verso i
camerini.
Kira era stata resa innocua, ora aveva le mani legate dietro la schiena
e non poteva fare niente, comunque in quei mesi aveva imparato a non
disobbedire a Mega. La padrona appena entrata dentro un camerino la
spogliò riducendola in nudità e legandole, per maggiore
sicurezza, le caviglie una all'altra, con una catenella. - Sei bella
formosa - le disse, - vediamo come è possibile renderti
più attraente. -
Con le mani legate dietro la schiena Kira era costretta a spingere il
petto in fuori, con la catenella ai piedi che le impediva movimenti
rapidi si sentiva oscena ed in balia della sua padrona.
- Sei una bella vacca - le disse Mega accarezzandola sul seno sodo,
bianco come il latte e grosso. Kira subì le carezze della
padrona arrossendo, non si ribellava, ma ancora non si era realmente
abituata e comunque non succedeva niente di diverso da quello che era
già avvenuto tante volte. Mega prese un morso e glielo mise in
bocca, questa volta Kira cercò di reagire, quella era una cosa
nuova, ma una sberla che le fece ballare i denti la convinse altrimenti
e la fece lacrimare. Mega fissò il morso alla cavezza che
incorniciò il volto della schiava.
- Una volta o l'altra ti farò galoppare, ma non questa sera. Sei
sana e robusta, questo sport ti farebbe bene e allieterebbe il mio
animo gentile, soprattutto perché potrei frustare il tuo culone
qualora ti venisse in mente di battere la fiacca. Sì saresti una
bella ed elegante pony girl. - Mega girò intorno alla sua
schiava che ora non poteva neanche più parlare e pensò
cos'altro poteva aggiungere per renderla più seducente.
Mega fu attratta dal seno della schiava, poteva essere ulteriormente
valorizzato. Con una robusta cinghia di cuoio strinse fortemente
attorno alle tette della schiava, le due mammelle si gonfiarono a
dismisura e risaltarono sul corpo della schiava come due palloncini.
Kira gemette e si lamentò riprendendo a piangere, ma ormai era
passiva e non reagiva più. Mega sapeva che doveva renderla
docile, ancora la schiava non aveva capito cosa l'aspettava e nel
momento che l'avesse capito doveva essere intimamente convinta che non
aveva nessuna scelta. Mega tirò la schiava con le briglie verso
destra e Kira sentì dolorosamente il morso in bocca, non
pensò neanche ad opporsi si voltò immediatamente da quel
lato, ma non si mosse. Si trovava di fronte alla porta aperta del
camerino. Kira terrorizzata ricalcitrò intuendo quello che la
sua padrona voleva farle, per lei non era accettabile. Una frustata sul
culo ed uno strattone violento al morso, soprattutto quest'ultimo, la
convinsero a cambiare idea. Mosse un passo, ma poi sudando freddo e
diventando tutta rossa si fermò. Mega sapeva che quello era il
momento decisivo, poi ci sarebbero stati altri momenti difficili, ma
ora si decideva tutto. - Forza - le disse, - cosa vuoi che succeda
fuori da quella porta. - Ma Kira non si muoveva, si sentiva morire
dalla vergogna. Mega allora cambiò tattica, non aveva certamente
voglia di annullare il suo show.
-Se non vai con le buone, ci andrai con le cattive. –
Con grande abilità fece arrivare la frusta sulla figa
raggiungendola in mezzo alla fessura. Il
dolore per la schiava fu lancinante. Kira sentendo la sferza fendere
l'aria preparando il colpo successivo si mosse ed uscì dalla
porta.
Nel lungo corridoio che portava verso il palco non ci fu bisogno di
incoraggiarla ulteriormente, giusto qualche colpo di frusta sulle
natiche per ricordarle che poteva succederle di peggio. Mega intanto
l'incalzava.
- Stasera tutta quella gente assisterà ad uno spettacolo
indimenticabile, poi nel mio letto mi leccherai la passera come mai hai
fatto. Vedrai diventerai famosa e ti piacerà. -
Kira piangeva e tremava, di paura e di vergogna, c'era il pericolo che
qualcuno la conoscesse e andasse a raccontarlo a tutta la città.
Questo la faceva stare orribilmente male. Decise di non pensarci, non
vedeva vie d'uscita, continuò ad avanzare fino al palco, dove
esitò ancora prima di mettervi piede. Mega ormai scatenata la
colpì ancora senza risparmiarsi in mezzo alle gambe e Kira
scattò in avanti urlando per quello che le permetteva il morso.
Il culo e la parte alta delle cosce di Kira erano ben segnati quando
fece il suo ingresso sul palcoscenico. Uno speaker annunciò lo
spettacolo offerto da Mega e dalla sua schiava. Kira avvampò,
dondolò sulle gambe pensando di svenire, ma una nuova frustata
sul culo ed un forte strattone al morso la fecero gridare e rinsavire.
Il pubblico accolse con gioia quella schiava con la bocca tenuta
spalancata dal morso, le tette gonfie e gli occhi pieni di lacrime. La
bionda platino salì sul palco e si avvicinò a Kira
sorridendole, ma le sue intenzioni non erano granché amichevoli.
S'impossessò delle tette e le strizzò con diletto. Kira
immobile, tirata per il morso si lasciò fare, l'unica sua difesa
era chiudere gli occhi ed annullarsi. La bionda incitata dal pubblico e
da Mega indugiò a lungo sulle curve di Kira, era molto brava. La
schiava impotente sentiva che i suoi sensi malgrado tutto iniziavano ad
eccitarsi. La bionda se ne rese conto e le passò un dito sulla
vulva e dopo un attimo estrasse il dito e lo mostrò bagnato e
scintillante alla platea, poi rivolta al pubblico gridò: - la
vacca è in calore ci vuole il toro. -
Kira paonazza alzò lo sguardo e vide il biondo amico di Mega
salire sul palco e si rese conto che era tutto preparato.
- Inizia con delle carezze ... Brava così, ora una lieve
masturbazione. Su più decisa, non avere paura, non è
burro, è carne tosta. Bene, così. Su e giù. Kira
eseguiva gli ordini come in trance, non osava disobbedire. Se lo avesse
fatto la sua padrona, ne era sicura l'avrebbe spellata viva, lì
sul palco. Kira aveva sempre provato repulsione per i maschi, si era
invece, in quei mesi abituata all'amore lesbico, ma in quel momento,
nonostante la cocente vergogna che provava, sentiva un certo languore
tra le gambe. Kira era ancora vergine, Mega non era interessata a
ciò, neanche l'aveva sverginata, né si era curata di
farlo fare ad altri. Solo molto più tardi Koss l'avrebbe
sverginata. Il biondo ora lo aveva bello ritto, si stava eccitando e
Kira lo sentiva. Non sapeva bene cosa fare, ma obbediva agli ordini.
Mega le allentò il morso in bocca e le ordinò - Ora fai
sentire le tue splendide labbra. - Si, così, brava. ..
Più a fondo, non ti devi fermare se non ti arriva in gola. Ecco
così. - Kira si sentiva morire, ma lo prendeva in bocca,
disgusto e vergogna l'accompagnavano nella performance, però
sentiva anche che il sangue si stava rimescolando e la vulva era
diventata umida. Si accorse con stupore che se fosse andata avanti il
biondo sarebbe venuto. Mi sborrerà in bocca pensò, e
sapeva che non le piaceva molto. Però il cazzo del biondo non
era male, quel giovane era un po' arrogante e cretino, ma era
attraente. Mentre la mente di Kira divagava il biondo sospirò e
grugnì. Cercava di controllarsi, anche lui voleva offrire un
bello spettacolo e per farlo sapeva che doveva durare. Kira però
era spinta a prodigare carezze e baci. Il biondo guardò con
avidità la schiava che si affannava tra le sue gambe, era
proprio bella, e perse il controllo. Appena Kira preoccupata
dell'irrimediabile accennò a fermarsi la tenne stretta tra le
sue gambe ed iniziò a scoparla in bocca. Pochi secondi e la
riempì di sborra. - Ingoia tutto grandissima troia. -
gridò mentre un fiume di sborra invadeva la bocca spalancata
della schiava che inebetita ed umiliata cercò di bere tutto.
L'applauso fu un'ovazione e Mega sorrise estasiata al pubblico, poi
rimettendo il morso tra le labbra di Kira le disse: - Ritorniamo alla
stalla - e tirò le redini ferocemente. Kira sentendosi
strattonata per la bocca guaì impotente. Mega durante il
tragitto di ritorno era esaltata e non risparmiò le frustate,
sulle tette gonfie e palpitanti. Kira piangeva, ma era anche eccitata
quanto la sua padrona. L'umiliazione era stata grande, ma a dispetto di
tutto ciò si sentiva la fica in fiamme. Mega appena rientrata
nel camerino sciolse Kira e si fece leccare raggiungendo un rapido
orgasmo. Poi la padrona smanacciò sulla fica della schiava e
diede anche a lei sollievo, era importante che quella sera anche la
schiava godesse.
Zuna e Rusy
In carrozza, dopo aver lasciato la casa di Kira, Zuna e Koss rientrando
a casa ebbero un'animata discussione. Zuna era tanto arrabbiata che
ignorò la sua nuova e costosa kalsna.
- Sono stanca di essere vista come e solo la tua amante, sono una
karsna, ma da quando sto con te sembra che ciò non conti
più nulla. -
- Sai bene che non è colpa mia. Io ti tratto con il dovuto
rispetto. -
- Devo fare qualcosa di cui tutti si accorgano e che sia soltanto mio,
altrimenti quando verrò promossa rokna diranno che è
stato perché sono la tua compagna. -
Koss si rendeva conto di ciò ed anche di dove Zuna voleva andare
a parare, ma la proposta dell'amante andò oltre ogni sua
previsione.
- Assegnami una missione pericolosa, una missione di cui si
parlerà in ogni taverna e piazza del Dravor, e bada che sia una
missione vera, non uno scherzo. Nessuno dovrà dubitare del mio
valore. -
Koss non rispose, non aveva mai messo in dubbio il valore della sua
compagna, capiva che stava chiedendo veramente una missione pericolosa,
ma quella richiesta lo spaventava. - No. Non se ne fa niente. E' il tuo
rok che ti deve dire quello che devi fare, non io. - Zuna si
avvicinò all'amante, strusciò la sua coscia su quella di
lui e l'accarezzò sulla guancia, poi lo baciò
appassionatamente e lo graffiò deliziosamente sul torace.
- Dimmi di sì. -
La schermaglia durò per tutto il viaggio Saa e Rusy assistettero
a quello scontro mute ed immobili. Solo a casa, in camera da letto
raggiunsero l'orgasmo e l'accordo.
Zuna voleva far capire a Rusy che lei era la sua nuova padrona e voleva
levarle completamente dalla testa Kira, quindi fece in modo che il loro
primo incontro rimanesse memorabile. Zuna in fondo non era poi tanto
cattiva, erano le ex amanti di Koss che la mandavano in bestia, sia che
fossero schiave come Saa, peggio se erano dravoriane come Kira, nel
caso di Rusy solo perché era la schiava di Kira. Solo per questo
aveva lasciato Rusy appesa a delle catene, una per arto, che scendevano
dal soffitto della cantina, a meditare. La schiava era aperta ed in
quella posizione da due ore. Un tempo ragionevole per rimpiangere di
essere diventata la schiava di Zuna e desiderare che questa arrivasse
al più presto. Infatti quando la padrona arrivò lei era
pronta a sottomettersi senza condizioni.
- Ora appartieni a me - le disse la padrona facendola dondolare. Rusy
era appesa per i polsi e le caviglie con la schiena rivolta verso
terra, in una posizione tutto sommato comoda. Caviglie e polsi erano
stati legati alla catena con morbida ed al tempo stesso resistente
pelle. La trazione dava fastidio a Rusy, ma tutto sommato era
sopportabile. La padrona parlava lentamente, in modo che la schiava
nuda e sospesa potesse capirla.
Lo spettacolo della sospensione di una schiava era una cosa che l’aveva
sempre eccitata.
La fece dondolare di nuovo e Rusy gemette. - Sono venuta a prendere
possesso di quanto mi appartiene, voglio vedere come sei fatta. -
Rusy non provò neanche a parlare, a gambe larghe come si trovava
era esposta a qualsiasi tipo di offesa e non aveva voglia di
polemizzare con la padrona. Zuna trovò quello che le serviva.
Era un pene doppio, per sé non molto grosso e di buone
dimensioni per la schiava. Inserì quello più piccolo
dentro di sé, e se lo legò alla vita, l'altro era bello
ritto sul davanti. Con lo strapon svettante tra le gambe si
avvicinò alla schiava che la guardava, sforzandosi di tenere la
testa ritta, preoccupata. La padrona la tastò tra le cosce e le
passò una mano sulla vulva. Rusy era asciutta, ma la padrona non
si curò di riscaldarla. La penetrò in un colpo solo
tenendola per le natiche e Rusy gridò inarcandosi e buttando la
testa indietro. Rusy non aveva nessuna possibilità di sfuggirle.
Gridò ancora, ma poi si calmò, muovendosi avrebbe solo
peggiorato la situazione. Zuna s'inchinò sulla schiava e la
baciò sulle tette, lentamente, molto lentamente la schiava
iniziò a bagnarsi. Zuna la stava fottendo e leccando sulle tette
e per sua fortuna era brava e bella. Zuna la tenne così fino a
quando la schiava
non si rilassò ed iniziò a collaborare. Rusy era ormai
domata quando la padrona le parlò.
- Sei stata addestrata per essere una gran troia, dimostramelo, se
sarò soddisfatta ti renderò la vita meno dura. -
Rusy non desiderava altro, ma non sapeva come prenderla, intantodoveva
eccitarsi ancora di più, ora il grosso cazzo non le dava
più molto fastidio, ma la posizione era dura. Guardò la
sua nuova padrona, era una vera pantera, ma era molto bella, forse un
po' ossuta, ma affascinante, doveva trovare il modo di amarla
perché con lei doveva convivere a lungo. Iniziò a
bagnarsi e quella posizione le divenne meno pesante. Provò ad
ondeggiare sulle corde andando incontro alla padrona, ce la faceva.
- Cosa posso fare per far godere la mia signora? - Il tono di Rusy era
umile.
Zuna smise di abbracciarla per tenerla ferma, le sue lunghe braccia
portarono le mani a prendere possesso dei seni della schiava.
- Per ora devi solo farti scopare. -
- Certo padrona. -
Rusy si lasciò andare muovendosi sulle corde, assecondò
l'andirivieni della padrona mugolando di piacere, il seno si
gonfiò ed i capezzoli s'indurirono, non era solo scena. .
- Bene se continui così andremo d'accordo - le disse Zuna.
Rusy accentuò il movimento e tirò in su i fianchi per
quello che le era possibile, poi rispose con il tono giusto.
- Sono la vostra kalsna, ogni vostro desiderio per me è un
ordine che sarò felice di eseguire. Così mi è
stato insegnato, ma con voi sarà un piacere. -
Zuna strinse le mani sui seni della schiava e ne pizzicò i
capezzoli di colore rosa molto delicato, strano in una nera anche se
mezzo sangue, non era strano invece che si fossero inturgiditi e
fossero diventati belli grossi.
- Avrai modo di dimostrarmi la tua devozione schiava. -
- Come mi devo comportare con il padrone signora? -
Nel porgere questa domanda Rusy gemette di piacere, la schiava un po'
ci marciava, ma era realmente attratta da quella padrona.
La guerriera apprezzò lo sforzo che la schiava faceva per
ingraziarsela e la mordicchiò sulle tette e sui capezzoli,
contribuendo così ad eccitarla.
- Voglio una serva seria e modesta, se il padrone te lo chiede mettiti
a sua disposizione, ma non prendere mai l'iniziativa. Chiaro? - La
risposta inquietò Rusy, la padrona era gelosa e voleva l'uomo
solo per sé, ma cercò di non farlo vedere. - Questo
è un problema - pensò, - spero di non piacere al padrone,
altrimenti saranno guai -, poi si ricordò che presto sarebbero
partite e si rilassò. Non le andava di allontanarsi dalle
comodità che aveva appena scopertto, ma in quel caso forse era
meglio così.
- Posso farle un'altra domanda Padrona? -
- Dimmi, oggi hai la tua occasione, non so se nei giorni che verranno
avrò molto tempo da dedicarti e voglia di starti a sentire. -
- No padrona, niente di strano, io sono onorata di poterla servire in
ogni suo desiderio, ma lei è una donna importante, avrà
già altre serve? -
- No, sei fortunata, sei la mia unica serva personale. Fino ad ora ho
condiviso quella del padrone. Da quella puttana tieniti distante e non
darle assolutamente confidenza, altrimenti sentirai la frusta. Ed ora
basta domande, datti da fare. -
- Certo Padrona. Grazie Padrona. -
Zuna portò una mano in basso ad accarezzare il clitoride della
sua schiava.
- Sei un lago. -
- Sì padrona, sto godendo, le sue carezze mi fanno impazzire, e
le sue labbra sono divine, siete molto bella. -
Zuna sorrise, la schiava era una ruffiana, ma sapeva che non mentiva
del tutto e sapeva che l'aveva conquistata. Iniziò a scoparla
con maggior vigore, ora andava e veniva senza difficoltà dentro
di lei, rimase ferma e fece dondolare la schiava godendosela senza
dover faticare. - Godi troia, godi, te lo sei meritato. -
Mega e Dara
La nera ingioiellata di nome Dara era molto curiosa e non appena
montarono in carrozza per ritornare a casa volle sapere da Mega di lei
e di Kira. C'era un'ora di strada e Dara disse allo schiavo conducente
di prendersela comoda. Non appena in carrozza Dara si sistemò di
fronte alla sua nuova schiava e la fece spogliare, quindi levatasi le
scarpe le poggiò i piedi prima sulle spalle e poi iniziò
a quel modo ad accarezzarla per tutto il corpo soffermandosi sulle
tette cremose fino a farle rizzare i capezzoli. Quella di accarezzare
le schiave con i piedi era una vera passione per Dara. - Raccontami la
tua storia schiava, ed in particolare i tuoi rapporti con la tua ex
padrona. -
Mega si guardò bene dal raccontare la sua storia con Kira prima
di diventare schiava, ma la nera insistette e qualcosa dovette dire, ma
molto meno di quanto era realmente accaduto. Non sarebbe stato utile
infierire sulla ex padrona, l'avrebbe presa male pure la nuova,
narrò giusto qualcosa per giustificare le animosità che
seguirono e che descrisse con dovizia di particolari. Si
soffermò quindi essenzialmente su quello che successe quando
diventò schiava di Kira.
Dara era alta ed ossuta, con i capelli crespi lunghi fino alla spalla,
era una donna muscolosa nel corpo e nelle gambe, non particolarmente
bella, ma vitale e sessualmente vorace, si divertiva con gli
uomini, ma soprattutto con le donne. Aveva qualche anno meno di Mega e
viveva sola, non aveva amanti fissi e non era poi molto ricca.
Possedeva e dirigeva una piccola azienda vetraia, lei era
essenzialmente un'artista, disegnava il vetro e se lo faceva pagare
bene, ma in fondo negli affari non ci sapeva fare. Aveva una decina di
schiavi nel laboratorio e qualche artigiano, in casa una giovane
schiavetta ed un carrozzaio che svolgeva anche compiti di giardiniere.
Mega all'inizio dovette fare un po' di tutto, la kalsna, la governante
e la cuoca. Dara la sfruttava bene, non si poteva permettere una
schiava personale che mentre lei era al lavoro non facesse niente. Poi
una sera Dara aveva a cena un cliente importante con il quale tra
l'altro se la spassava, lì la padrona scoprì che la sua
matura e piacente schiava valeva tanto oro quanto pesava.
Mega seminuda aveva servito a tavola, indossava solo un grembiule che
la copriva sul davanti, la biancheria intima e dei sandali con il
tacco, dietro era completamente nuda. Sia l'uomo che la donna l'avevano
accarezzata e tastata durante la cena, ora la schiava era bella
calda.
Dopo che Mega servì i caffè ai padroni che intanto si
erano seduti in soggiorno Dara l'invitò a sedersi vicino a lei.
Mega si sedette, si aspettava che succedesse qualcosa, ma non sapeva
cosa e non subito. Invece la padrona le mise una mano sul ginocchio ed
iniziò ad accarezzarla nell'interno della coscia parlando di lei.
- Mega è una schiava eccellente - disse, mentre la mano risaliva
tra le gambe della schiava. Le membra formose di Mega tremolarono a
quel contatto, la schiava socchiuse gli occhi e si offrì. Era un
po' che non provava il cazzo, ultimamente solo fiche, Mega si
abbandonò pregustando il piacere che pensava sarebbe arrivato da
lì a poco. L'uomo si aspettava di gustarsi quella schiava, per
tutta la serata l'aveva tastata mentre lo serviva, ma non aveva capito
fino in fondo tutto il suo valore. L'incontro con la Dara si
stava facendo interessante. La schiava non era più giovane, ma
prometteva bene, si vedeva che era una schiava di classe, lui non si
era mai scopato una kalsna eccellente, aveva sentito dire che erano
molto abili ed intuivano quello che si voleva da loro senza neanche
doverlo chiedere. Chi le possedeva si poteva sentire un re. Perduto in
questi pensieri l'uomo non si accorse neanche che la sua amante
sorridendogli gli aveva detto: - la vuoi? - L'uomo sorpreso
stentò a rispondere, non voleva neanche mancare di garbo verso
la sua amante e mettere così a rischio anche i suoi affari. Dara
le piaceva, ma la sua schiava era molto meglio, questo però non
l'avrebbe mai confessato. Dara era cosciente dei pensieri dell'uomo e
si divertiva, era risalita con le mani fino alle mutandine della
schiava e gliele stava sfilando. Poi aprì le gambe di Mega
mostrandogli la fica. L'uomo deglutì. La schiava faceva la
modesta e teneva sempre gli occhi chiusi, ma si offriva con tutto il
corpo, piccoli movimenti che chiedevano di essere presa. Dara giocava
tenendola sulle corde, sfilandole il reggiseno la stava accarezzando
sul seno, e l'uomo che aveva ripreso a controllarsi l'assecondava
osservando con interesse, ma senza intervenire. Mega ora era
completamente nuda, solo il misero grembiulino la ricopriva in modo
indecente. L'uomo stentava a trattenersi. Mega capì che non
poteva più aspettare.
- Toccala - l'invitò la padrona. L'uomo fece lo sforzo di non
buttarsi addosso a Mega, poi cautamente la tastò con la mano
aperta, dal basso verso l'alto sulla vulva aperta e palpitante. - Era
calda e bagnata. - La schiava sussultò di piacere a quel
contatto mordendosi le labbra. - Che bagascia - pensò l'uomo, -
ma che calore emana il suo corpo. - L'altra mano s'insinuò sotto
quel grembiulino ghermendo una tetta. La schiava si contorse sul divano
offrendosi e muggendo di piacere. L'uomo d'impulso strinse quel
meraviglioso seno largo e cremoso. La schiava si protese in avanti
reclamando di più. - Fenomenale - pensò l'uomo, - una
cosi lo farebbe diventare ritto anche ad un novantenne, inizio a capire
cosa sia una kalsna eccellente. E questa è anche molto esperta.
-Guardò Dara con rinnovato rispetto continuando a mungere quella
splendida vacca e continuando a tenerle stretta la mano sulla fica che
si contraeva come se avesse una vita propria. Mega non faceva nulla
tranne che offrire il suo corpo, intuiva che ciò era quello che
volevano i suoi padroni. Anche la nera era infatti ritornata ad
accarezzarla. Mega sentiva su di sé le mani grandi ed ossute
della sua padrona che ogni tanto le pizzicavano i capezzoli e le mani
dell'uomo che stringevano ogni sua parte morbida. Infine l'uomo si
protese sulla schiava e la leccò sul seno senza smettere di
rovistarla con la mano sul sesso. Mega trillò gioiosa e spinse
la fica in avanti, voleva essere fottuta. La sua padrona era dietro di
lei e la baciava, ma lei voleva scopare, l'avevano riscaldata a
sufficienza. Raramente Kira l'aveva concessa ad un uomo e quasi sempre
a schiavi, ora con Dara si voleva rifare. Fu tentata di prendere
l'iniziativa, ma intuì che i due amanti invece la volevano
docile e mansueta e non si mosse. Fu l'uomo a non resistere più
si sciolse i pantaloni e s'avventò sulla schiava che
spalancò le cosce e si offrì con gioia. L'uomo
entrò dentro di lei come un siluro la schiava era fradicia di
umori e risucchiò il membro dell'uomo in un amen. Mega non
poté trattenere il gridolino che le salì per la gola, era
completamente partita. La sua padrona nel frattempo si era spogliata e
montando sul divano allargò le gambe sul viso della schiava che
immediatamente fece guizzare la fica tra le cosce nere e muscolose di
Dara raggiungendo rapidamente la fonte del piacere della padrona. Dara
prese a mungerla sulle tette, mentre l'uomo tenendola per i fianchi
prese a pomparla sempre più svelto. La schiava fu la prima a
venire rantolando e dimenandosi come un'indemoniata, poi l'uomo si
svuotò dentro di lei ed infine anche la padrona stringendo il
seno della schiava gridò il suo piacere. Scoparono a lungo fino
a quando l'uomo fu sazio e sfinito.
Quando ripresero fiato l'uomo si rivolse all'amante e ripresero a
parlare di lavoro. Durante tutta la cena avevano affrontato l'argomento
senza arrivare a trovare una soluzione. Il fatto che fossero amanti non
interferiva negli affari. Fu a quel punto che Mega dimostrò il
suo valore suggerendo timidamente la soluzione che li mise d'accordo.
Da quella notte Mega non rimase più a casa a rigovernare, ma
andò a lavorare con la sua padrona ed in breve tempo divenne
l'amministratrice dell'azienda. Dara se la godeva con maggiore
passione, Mega le stava facendo guadagnare una montagna di quattrini e
per le faccende domestiche assunse un'altra serva. Mega era
estremamente soddisfatta, era sempre una schiava, ma ora aveva un bel
potere, in azienda ed in casa riceveva ordini solo da Dara, li dava a
tutti gli altri, compresi i dravoriani che lavoravano per Dara.
Quando tutto fu pronto per dare il via al censimento Kira
convocò Ark, un giovane burocrate, bravo ed efficiente a cui
affidò l'intera operazione che sarebbe durata un anno. Intanto
nelle città si installavano gli uffici del registro. Gli schiavi
non andavano solo registrati ed assegnati al legittimo padrone, ma
dovevano essere anche classificati per il tipo di lavoro che
svolgevano. Chiariti gli ultimi dettagli Kira disse ad Ark: - ogni mese
voglio che mi acquisti le dieci giovani schiave più belle del
Dravor, non devono essere solo belle, ma anche di carattere,
all'addestramento provvederò io, anzi è meglio se il loro
addestramento è primitivo. -
- Sarà fatto Dravna - rispose il giovane.
Il defilè
Ogni tre anni, sul finire della primavera il Dravor celebrava se stesso
con una settimana di feste che si tenevano a Kuanta. La festa era stata
istituita dal primo Grande Drav un anno prima della scadenza del suo
mandato. In quella settimana affluivano nella capitale tutti gli uomini
più ricchi ed importanti del paese. La festa si svolgeva subito
dopo l'elezione del Grande Drav e quindi era l'occasione per
intrecciare alleanze politiche importanti per gli anni a venire.
Durante la festa si svolgevano importanti manifestazioni sportive,
c'erano gare di corsa e di salto, di tiro con le varie armi, di scherma
o di abilità nei diversi mestieri, tutte per le donne e gli
uomini dravoriani; e poi c'erano gare per stabilire qual era lo schiavo
o la schiava più forte o più veloce, ma la manifestazione
più seguita, se non la più importante era quella che
designava la migliore schiava del Dravor, le partecipanti erano tutte
kalsna. Kira aveva vinto con le sue schiave quel premio per ben due
volte su tre, la prima volta con Saa. Questa era la quarta volta che la
festa e quindi la competizione si teneva, non c'era limite di
età per le schiave anche se le partecipanti erano sempre
più giovani, l'unica limitazione era che le schiave che avevano
partecipato nelle manifestazioni precedenti non erano più
ammesse. Poteva partecipare una kalsna per Stravor, nei mesi precedenti
si svolgevano delle selezioni per designare la kalsna che avrebbe
rappresentato lo Stravor alla fase finale, ovviamente lo Stravor dei
Grandi Laghi aveva stabilito che a rappresentarlo sarebbe stata una
schiava di Kira, una giovane nera di diciannove anni, di nome Soila. La
nera aveva lunghi capelli neri e ricci, un corpo ancora acerbo, ma
promettente ed un'eleganza naturale. Era una delle prime schiave che
Ark aveva trovato per Kira durante le prime battute del censimento. Da
quando Zuna aveva strappato la sua promessa a Koss erano passati sei
mesi senza che succedesse nulla ed allora Zuna si era preparata per la
festa, Rusy la sua nuova schiava avrebbe partecipato alla gara per la
migliore schiava del Dravor rappresentando lo Stravor di Kuanta. Koss
però, continuamente sollecitato dall'amante, stava preparando la
missione di Zuna ed in quei giorni incontrò senza dire nulla a
Zuna una sua spia di nome Artea. Artea era una cacciatrice. La
cacciatrice era una nera alta ed aggressiva, ma molto bella e molto
curata. La sua bellezza ed eleganza erano molto selvagge. Artea era
lì con Gora, la sua schiava personale che come Rusy e Soila
avrebbe partecipato al concorso. Gora era giovane come la padrona, alta
e formosa, era anch'ella nera ed aveva un bel portamento e due grandi
tette. C'erano poi diverse ed interessanti schiave che avrebbero
conteso a queste tre la palma della migliore. La manifestazione si
svolgeva in un grande anfiteatro e si articolava in tre gare, la gara
delle posizioni, quella della seduzione, il defilé. Una giuria
votava sul comportamento di ogni schiava ed alla fine la somma dei
punteggi ottenuti da ogni schiava stabiliva quella che aveva vinto. I
biglietti per accedere all'anfiteatro costavano da un tel a tre tel, ma
finivano presto e venivano rivenduti anche a dieci volte di
più.
La gara per la migliore kalsna del Dravor iniziava all'imbrunire del
penultimo giorno e sarebbe continuata il giorno dopo. Si cominciava con
la gara delle posizioni, ed il giorno dopo si sarebbero tenute le altre
due fasi della gara. Il palcoscenico era illuminato a giorno da
innumerevoli torce ad olio alimentate continuamente dagli schiavi di
servizio. Il Grande Drav teneva un breve discorso prima dell'inizio e
quando lui usciva di scena entravano le kalsna. Host concluse il suo
discorso con le seguenti parole: - ed ora l'evento più
importante, quello che riassume meglio di ogni mia parola lo spirito
del Dravor. Schiave, schiave bellissime ed eleganti, schiave addestrate
per il nostro piacere e per servirci. Schiave per noi padroni e per voi
padrone di questo nostro incantevole impero. In fondo il Dravor
è questo. Buon divertimento. -
Gli applausi scrosciarono convinti e prolungati e diventarono un boato
fondendosi con le urla della folla quando mentre il grande Drav usciva
dalla pedana, dal lato opposto entravano le schiave nude e scalze,
belle e timide, allineandosi sul palcoscenico. Il seno di ognuna ansava
per l'emozione ed alle più timide tremavano le gambe, ma erano
tutte orgogliose e felici di essere lì. Comunque sarebbe andata
da quel momento la loro vita sarebbe cambiata in meglio. Molte
sarebbero state vendute a padroni o padrone che le avrebbero pagate una
fortuna. Le schiave non ebbero molto tempo per riflettere, il banditore
le stava già chiamando per nome per presentarle al pubblico. A
parte il collare l'unico oggetto che le schiave portavano era una lunga
piuma appuntata sui capelli, il cui colore identificava lo Stravor che
rappresentavano. La prima ad essere chiamata fu Rusy. Il banditore che
utilizzava un rudimentale megafono gridò: - Rusy, schiava di
Zuna, dello Stravor di Kuanta. - Rusy fece un passo avanti e
s'inchinò davanti al pubblico che applaudì con calore la
schiava che rappresentava la regione e la capitale del Dravor. Rusy
portava una piuma gialla, il colore di Kuanta. Grande successo ebbe
anche Soila una giovane schiava nera, la cui padrona era Kira che
rappresentava lo Stravor dei Grandi Laghi. Soila era molto emozionata,
ma il suo inchino entusiasmò il pubblico, i capelli lunghi,
ricci e neri sfiorarono il suolo che fu toccato dalla piuma blu, il
colore del suo Stravor. Kira sapeva che la giuria ed il pubblico non
avrebbero premiato la più bella, altrimenti Soila non avrebbe
avuto chance, era bella, ma ancora acerba, tanto che Kira si era
domandata se non le conveniva aspettare la festa successiva. No, la
giuria avrebbe premiato la schiava più brava e tra quelle che
aveva visto l'avversaria più temibile le sembrava quella che
veniva presentata proprio in quel momento. - Brea, schiava di Telea,
dello Stravor del Deserto del Sud. - Era una bionda con i capelli corti
ed il viso smunto, con un naso forse un po' troppo lungo, ma era alta
ed elegante, due gambe lunghe ed un seno grosso e fermo, era tornita e
spigolosa allo stesso tempo, non molto bella in viso, ma Kira vide che
era fiera e superba, e si muoveva con grande disinvoltura e queste
sarebbero state alla fine le qualità più importanti.
Mentre Kira pensava che quell'anno quasi tutte le schiave selezionate
avevano una padrona e non un padrone le kalsna erano state tutte
presentate ed ora si erano allineate per la gara della prima serata,
quella delle posizioni. Le schiave dovevano eseguire le posizioni
comandate dallo speaker tutte nello stesso tempo e dovevano tenerla per
qualche minuto, in modo da dare tempo alla giuria di farsi un'idea ed
esprimere un voto. Il voto complessivo sarebbe stato comunicato solo
alla fine della serie e della gara. La prima posizione che lo speaker
fece assumere alle schiave fu la kola. Questa posizione dava modo ai
dieci giurati che erano seduti in prima fila di giudicare il carattere
della schiava. Era una posizione di assoluta sottomissione e dal modo
in cui le schiave l'assumevano si poteva giudicare il loro rapporto con
il padrone. Le schiave dovevano stare in ginocchio, con le gambe
leggermene divaricate, e portare le mani dietro la nuca. Anche Saa
osservava la scena, stava di lato al palco con altre schiave di padroni
o padrone potenti che se le erano portate dietro, ma che naturalmente
non potevano tenerle con loro sedute nelle poltrone di prima fila o
della giuria. Saa con occhio esperto capì che Brea era molto
brava. La schiava di Telea seguiva con gli occhi lo speaker che andava
su e giù per il palco ed il suo sguardo era supplichevole e
dimesso nel modo giusto, il suo seno ansimava giustamente per la
preoccupazione; mentre la schiava di Kira Soila, istericamente
emozionata, non riusciva a smettere di sorridere. C'era un'altra nera
che invece era molto brava, si chiamava Gora, teneva gli occhi bassi ed
il corpo, per altro stupendamente florido, era allo stesso tempo
contrito ed offerto. Anche Rusy se la cavava bene, ma forse appariva
fin troppo spaventata. Koss espresse un giudizio simile a quello della
sua schiava. Soila andò molto meglio nella posizione della rana,
era una posizione abietta con la quale la schiava offriva tutta se
stessa, ma anche in questa posizione Brea non era niente male. Il
pubblico seguiva con competenza lo spettacolo offerto dalle schiave e
commentava le prestazioni delle schiave in modo colorito e triviale, ma
senza scadere nella banale volgarità. Nella posizione Jia, che
richiedeva una buona preparazione ginnica, le migliori schiave furono
Rusy ed ancora Brea. Kira capì che quella sera la sua schiava
sarebbe arrivata solo terza. Ed infatti la prima fu Brea la seconda
Rusy e la terza Soila. Lo spettacolo terminò quando lo speaker
chiamò le padrone ed i padroni sul palco ed gridò alle
kalsna huss. Le schiave si distesero ai piedi dei loro padroni e questi
poggiarono il piede destro sul loro corpo. I padroni erano quasi tutte
donne, ma c'era anche qualche uomo. Un pachiderma vestito alla
orientale poggiò il suo stivale su una biondina che si era
comportata abbastanza bene, ma che non aveva nessuna speranza.
L'orientale nella sua veste bianca lasciò un bel segno sulla
bianca coscia della biondina che in altre circostanza avrebbe pianto
come una fontana, ma che in quel caso trattenne lacrime e singhiozzi e
quando si sollevò si inchinò e sorrise educatamente al
pubblico.
Telea e la sua schiava, quella stessa sera, stavano recandosi in
carrozza all'appuntamento con Kira. Kira aveva una piccola casa a
Kuanta dove soggiornava quando arrivava nella capitale. Era notte fonda
le strade della capitale erano buie e vuote, solo qualche ronda si
aggirava a quell'ora di notte. La carrozza correva sull'acciottolato
rumorosamente, le tende dei finestrini erano tirate e nessuno poteva
vedere all'interno.
Brea sotto la mantella era nuda e spaventata, la sua padrona le aveva
amanettato le mani dietro la schiena e questo la preoccupava. Brea si
fidava della sua padrona, ma non era abituata a situazioni come questa
in cui si trovava e non poteva impedire al suo corpo di tremare. Brea
non era mai uscita dalla cittadina di Tory, lì nello Stravor del
Deserto del Sud, tutta quella gente che apparentemente aveva affrontato
senza timore nella sfilata di qualche ora prima, in verità la
metteva a disagio. Brea sapeva che stavano andando a casa di quella
padrona che contava molto e vedeva che la sua stessa padrona era in
apprensione. Telea aveva pensieri simili a quelli della sua schiava, ma
si fece forza, quella poteva essere la sua grande occasione stava per
conoscere una delle donne più importanti del Dravor. Per
tranquillizzare se stessa e la sua schiava iniziò a tastarla
sotto la mantella, un po' di sesso le avrebbe distratte mentre la
carrozza correva per la città, voleva dare a Brea altro da
pensare, una parte del suo successo dipendeva da lei. La
tormentò con dei violenti pizzicotti ai capezzoli e alle grandi
labbra della fica; infierendo con dei graffi sul seno e sulle
natiche. Brea in effetti ebbe altro a cui pensare, si mordeva le labbra
per non gridare, mentre Telea la pizzicava nell'interno delle cosce. La
sua padrona non era mai stata così violenta con lei e
generalmente non lo era neanche con le altre schiave. Faceva l'amore
con loro, ma senza infierire e generalmente le schiave erano contente
della loro padrona. Telea era una bruna, minuta con un viso dolce e
sorridente che portava i capelli neri raccolti da un sottile nastro,
era la compagna di un kars e lei guidava con mano ferma un piccola
azienda che produceva biancheria intima di classe e le procurava un
discreto reddito, Brea era una delle sue due modelle, quell'anno
l'aveva fatta partecipare alla selezione del suo Stravor quasi per
gioco e Brea aveva vinto con facilità. Telea amava le cosce
lunghe e tornite della sua schiava e si perdeva nel suo seno formoso e
candido. La padrona continuava ad accarezzarla con vigore e Brea
immobilizzata era già in lacrime. Quando ormai pensava di non
poterne più arrivò il peggio, la padrona si chinò
su di lei e le morse le tette ed i capezzoli senza pietà. Brea
che già aveva gli occhi pieni di lacrime, iniziò a
sussultare e singhiozzare mentre Telea voluttuosamente la mordeva sul
seno e sui i capezzoli. Il viso di Brea, al contrario del suo magnifico
corpo, non era bellissimo, ma i suoi dolci occhi viola pieni di lacrime
ed il suo musetto fremente mossero a pietà Telea. Infine la
padrona smise di mordere e pizzicare e l'accarezzò dolcemente,
Brea si rilassò, ma aveva sempre paura che ricominciasse, invece
arrivò a godere e si abbandonò sfinita sullo
schienale della carrozza sperando che fosse finita. La carrozza era
arrivata. Telea si ricompose, sistemò alla meglio la sua schiava
e scesero. Brea aveva sempre le mani legate dietro la schiena.
Brea era in ginocchio tra le due padrone che stavano comodamente sedute
in poltrona. Le due padrone avevano discusso del più e del meno
mentre Vasa serviva loro qualcosa da bere e qualche stuzzichino. Soila
e Brea erano state tutte il tempo tranquille, per loro c'era una gara
impegnativa in corso ed erano state esentate da qualsiasi incombenza,
anzi le due padrone le avevano vezzeggiate e coccolate per tutto il
tempo.
- Vendimela. Ora che ancora non sai se vincerà. -
- Le sono affezionata? - Rispose Telea. Kira prese il mento della
schiava in mano costringendola a guardarla negli occhi, e mentre con un
dito le accarezzava l'interno del labbro morbido e vellutato rispose a
Telea. - seimila tel possono ricompensare adeguatamente il tuo affetto.
-
- E' una bella cifra - osservò Telea, - cosa intendi farne. -
- E' la cifra più alta che mai sia stata pagata per una kalsna -
puntualizzò Kira, poi riprese a parlare. - Mi piace e quindi
prima di tutto me la vorrò godere, poi vedremo. - Mentre diceva
ciò Kira penetrò tra le labbra della schiava con
l'indice, e continuò a discutere con Telea. - Non mi è
chiaro cosa ne farò in futuro, ma ti posso assicurare che se la
passerà benissimo e probabilmente guadagnerà un sacco di
soldi. -
La schiava ascoltava spaventata ed allo stesso tempo trepidante quella
conversazione che la riguardava, era perfettamente addestrata e quindi
cercava di controllarsi, ma era la prima volta che sentiva parlare
apertamente del suo futuro e quindi non poteva fare a meno di essere
turbata. Mentalmente valutava quello che per lei era più
conveniente, con Telea si era trovata bene, ma poteva diventare la
kalsna di un uomo o una donna importante o una kalsna richiestissima di
un bordello di classe dove avrebbe messo da parte tanti tel. Kira che
le aveva fatto penetrare il dito in bocca l'accarezzò con la
mano libera sul collo per calmarla e poi riprese delicatamente ad
esplorare quella cavità calda ed umida. Le passò il dito
sui denti e poi sulla lingua, pigramente mentre continuava a parlare
con la sue amica del futuro della schiava che stava assaporando. Brea
era preoccupata ed allo stesso tempo eccitata, ma nonostante ciò
la sua lingua fremeva e succhiava il dito della padrona,
l'addestramento era stato perfetto.
- D'accordo - disse Telea, - ma dal tuo stravor voglio anche un
contratto per il mio atelier. Un contratto molto vantaggioso. -
- Accordo fatto - rispose eccitata Kira. che estrasse il dito bagnato
di saliva dalla bocca della schiava e sorrise a Brea accarezzandola
sulla guancia vellutata con il dito umido. Le due padrone brindarono e
Brea si ritrovò schiava di Kira.
Il giorno dopo Brea diventava la prima kalsna del Dravor.
La cacciatrice
C'era una regione più a nord dello Stravor dei Grandi Laghi,
oltre il confine montagnosa e deserta, era una regione che non era mai
stato chiarito a quale impero appartenesse e che tutti rivendicavano,
ma nessuno cercava di ottenere perché non ne valeva la pena.
Lì si erano rifugiati molti schiavi fuggiaschi, di per
sè non rappresentavano un pericolo e neanche un danno
grave, ma la sola loro esistenza rappresentava un pericolo
perché alimentava il mito della libertà dalla
schiavitù. Koss aveva deciso che quello doveva essere il suo
primo impegno da Mirv, quella fu la missione che infine, dopo
estenuanti richieste, Zuna strappò a Koss. L'uomo le disse: -
non avrai protezione, anzi se ti prenderanno prigioniera non potremo
fare nulla perché non sei sul nostro territorio. -
Quando lei non si lasciò scoraggiare proseguì. - Vai da
questa donna. E' una cacciatrice di animali da pelliccia e zanne. Lei
conosce quelle zone e ti aiuterà ad individuare il campo dei
ribelli. Dovrete distruggerli da soli. Non fate prigionieri. Di loro
non voglio più sentire parlare. Saranno un centinaio. La
cacciatrice ha una banda di venti tra uomini e donne, ma sono
guerrieri. Dovrebbero bastare. -
Koss scrisse un biglietto e lo consegnò a Zuna. Non le disse
però che la cacciatrice era anche una sua spia, che lei l'aveva
già conosciuta e che lui le aveva già parlato. Zuna
partì il giorno dopo a cavallo, decise di portarsi dietro solo
Rusy che nel lungo viaggio verso il confine la tenne calda la notte. La
schiava all'inizio era spaventata, quell'avventura non le piaceva e
temeva di rimanere sola con Zuna, ma rimase sorpresa quando si accorse
che invece la trattava bene, era molto esigente, ma senza cattiveria,
quella la riversava tutta su Saa per gelosia, anche se non l'avrebbe
ammesso mai. In verità Zuna era talmente esaltata della sua
missione che finalmente era in pace con il mondo e la sua kalsna ne
beneficiò.
Zuna arrivò al campo di Artea una settimana dopo e riconobbe
immediatamente Artea e Gora dalle quali fu a sua volta riconosciuta.
Zuna sentì che c'era sotto qualcosa, ma fece finta di nulla.
Gora, la bella schiava di Artea, con Ruby, la cuoca del campo, era tra
le poche persone ben curate in quel posto ai confini della
civiltà. Ruby era bassina e con molta ciccia addosso, aveva
anche le mani ed i piedi cicciosi, non era più molto giovane,
sulla quarantina, ma era fresca e profumata, cucinava per tutti, oltre
che essere schiava di Artea. Nel campo c'erano una ventina di
cacciatori, la maggior parte maschi ed altrettanti schiavi, anch'essi
per la maggior parte maschi. Il compito dei cacciatori era proprio
quello di cacciare e difendere l'accampamento da eventuali predoni, in
verità Artea li utilizzava senza che lo sapessero anche come
spie. Quello degli schiavi era essenzialmente di scuoiatori e
portatori. Le schiave oltre che allietare gli uomini avevano anche il
compito di cucinare e dare una mano agli scuoiatori.
Artea tra le sue schiave ne aveva due molto particolari. Zuna le
conobbe quando qualche ora dopo che era arrivata, dopo essersi
sistemata e rinfrescata chiese ad Artea come avrebbe fatto a trovare i
ribelli. La cacciatrice, che intanto aveva capito leggendo il messaggio
di Koss cosa doveva fare, sorrise e le rispose:
- seguimi. - Uscirono dal campo e si avviarono verso una collinetta che
non distava più di qualche centinaio di metri. Qui in una grotta
chiusa da una grata stava la sorpresa di Artea. La grotta ospitava due
schiave che vivevano allo stato brado. La prima era una giovane nera di
non più di venti anni, era magra con i capelli lunghi e neri
fino alla spalla. Si chiamava Panta ed era nuda salvo per un corpetto
ed un piccolo perizoma, le mammelle non erano molto grosse, ma sode ed
appuntite ed erano libere di pendere nel vuoto. La schiava era
impastoiata con delle cinghie di cuoio che partivano da bracciali
fissati ai polsi ad analoghi bracciali fissati sopra il ginocchio, su
entrambe le braccia e le gambe, quindi la schiava non si poteva
sollevare in piedi, d'altra parte la grotta era così bassa che
non glielo avrebbe comunque permesso. Panta indossava poi stivali
lunghi fin sopra al ginocchio e guanti di pelle fino al gomito di pelle
di pantera, l'animale a cui doveva assomigliare e da lì il nome.
I guanti conservavano ancora gli artigli dell'animale. In quel momento
Panta gattonava nervosamente avanti e dietro nella sua gabbia. L'altra
schiava era una rossa più anziana, sulla trentina, che si
chiamava Parda. Vestiva allo stesso modo di Panta salvo che il corpetto
e tutto il resto invece che di pelle di pantera era in pelle di
leopardo, colori che più assomigliavano a quelli naturali della
schiava. Parda era più formosa di Panta ed aveva un seno molto
più sviluppato, in quel momento se ne stava sdraiata sul suo
giaciglio apparentemente annoiata. Per terra c'erano diverse ciotole
con carne ed acqua. Zuna in effetti rimase abbastanza sorpresa e quindi
chiese: - perché queste due bestie dovrebbero essere in grado di
aiutarci? -
- Sono due tra i più abili segugi di tutto il Dravor. Una volta
che saremo nella zona in cui si trovano i ribelli non ci metteranno
molto a trovare le loro tracce. Ed anche se non lo credi hanno un fiuto
bestiale, sentono l'odore degli uomini, ma anche di altre bestie a
diversi chilometri di distanza. E' per questo che le tengo lontano dal
campo, se vivessero insieme a noi guasterebbero il loro olfatto. -
Poi aprendo il cancello Artea disse rivolgendosi alle schiave: - su
andiamo, è ora di andare a fare il bagno. - Panta
sgattaiolò fuori immediatamente, Parda più lentamente e
con indolenza. Artea lasciò che le due bestiole le
manifestassero il loro affetto facendo le fuse e strofinandosi sulle
sue gambe, poi fissò al collare delle due schiave dei lunghi
guinzagli e le condusse verso il torrente. Le schiave gattonavano con
grande naturalezza, gli stivali erano alti e le proteggevano dalle
ginocchia in giù, mentre i guanti le proteggevano dalle mani
fino ai gomiti. Dopo che iniziarono a muoversi, una volta che si furono
sgranchite, iniziarono a tirare il guinzaglio ed a ringhiare. Artea che
le tratteneva dovette metterci un po' di forza per condurle
all'andatura che desiderava. Arrivati nei pressi del torrente la
padrona levò loro le pastoie e le spogliò completamente.
Le due schiave sempre gattonando balzarono nell'acqua con un salto che
a Zuna sembrò incredibile, si erano sollevate da terra per
più di un metro con una rincorsa di solo un paio di metri.
- Mi sembrano svelte, ma non vorrai far loro battere quell'immenso
territorio grande quanto una provincia gattonando? -
Artea rise. - No. Questa è tutta scena, serve a tenerle nella
giusta tensione, ma domani quando andremo via marceranno
all'avanguardia camminando e correndo in piedi. Sono veloci,
resistenti, hanno occhio e naso. -
Durante il giorno nel campo non aveva circolato anima viva, tutti si
erano rifugiati sotto le tende o sotto gli alberi lungo il torrente.
All'imbrunire il campo si animò. Ruby aiutata da qualche schiava
iniziò a preparare la cena per tutti e Artea che era andata
verso le colline ricomparve con Panta e Parda al guinzaglio. Mentre
arrivava aveva gridato qualcosa ai suoi uomini che Zuna non aveva
capito, poi affacciandosi alla tenda le aveva detto: - vieni, prima di
cena ho preparato uno spettacolo in tuo onore. -
Zuna uscì dalla tenda mentre il campo ferveva di
attività. In breve al centro era stato tracciato un cerchio di
una decina di metri di raggio e tutto intorno si erano radunati gli
uomini e le donne di Artea, schiave e schiavi compresi. Solo Ruby ed
un'altra schiava continuavano a lavorare alla cena. Artea liberò
dai guinzagli le due bestiole e le fece entrare nel cerchio, poi si
guardo attorno mentre le schiave e gli schiavi si facevano piccoli
piccoli e i suoi uomini invece divertiti ridevano. Artea indicò
una schiava bianca ancora giovane, bionda, non era bella, aveva i
fianchi larghi e mammelle grosse, ma leggermente cadenti, indossava un
semplice perizoma e degli stivaletti. La schiava atterrita gridò
con tutto il fiato mentre una donna ed un uomo le furono addosso e la
costrinsero a mettersi carponi, in un batter d'occhio la schiava era
nuda ed impastoiata come Panta e Parda, ma non aveva le loro
protezioni. - Dieci minuti - gridò Artea. Significava che se per
dieci minuti la schiava fosse sfuggita agli artigli delle due bestie
sarebbe stata salva. Artea e Zuna si accosciarono al limitare del
cerchio mentre intorno a loro gli uomini e gli stessi schiavi
scommettevano. La preda si chiamava Ria ed era soprannominata la
vacchetta, Zuna immaginò che fosse una schiava molto allegra.
Pochi scommisero sulla sua vittoria, ma alcuni scommettevano anche
sulla sua durata. La vacchetta era corsa dal lato opposto delle due
belve che si muovevano a loro agio, feline e vigili. Ria le guardava
tremante e smarrita, indecisa sul da farsi, ma quando Artea
gridò via, sia pure timorosamente avanzò verso il centro
del cerchio. La vacchetta tremava, ma sapeva che non le conveniva
rimanere sul limite del cerchio, al centro avrebbe avuto più
possibilità di fuga. Panta raggiunse il centro con tre balzi,
mentre Parda le caracollava dietro seguendola di sbieco. Sembrava che
le due bestie avessero una tattica collaudata e che la stessero
mettendo in pratica. La vacchetta rimase immobile sulla tre quarti del
cerchio. Panta la caricò, ma la vacchetta scartò e Panta
planò nel vuoto. La vacchetta tremava sempre, ma ormai doveva
giocare, indietreggiò un po' per non rimanere tra Panta e Parda
e le riebbe entrambe di fronte. Le due bestie attaccarono insieme, ma
Ria urlando corse loro incontro e riuscì ad insinuarsi nello
spazio intermedio. Questo passaggio non fu però privo di prezzo.
Parda era riuscita ad artigliarla ed un bel graffio, non molto
profondo, era comparso sul fianco della vacchetta. La preda sudava ed
ansimava mentre Parda e Panta non sembravano per nulla affaticate. Ora
era di nuovo Panta a muovere contro la vacchetta mentre Parda seguiva
da più vicino, erano passati cinque minuti all'orologio di Zuna.
Panta balzò sulla vacchetta e riuscì ad artigliarla su
una spalla, un nuovo e più profondo graffio sul corpo della
preda che muggì di dolore, ma riuscì a scartare. Solo che
questa volta Parda le fu immediatamente addosso planandole sulla
schiena ed atterrandola. Un attimo dopo anche Panta fu addosso alla
vacchetta. La schiava gridò per il dolore ed il terrore. Panta
la stava mordendo sul seno mentre Parda le rigava la schiena. Poi
mentre Panta era passata a mordere l'altro seno, Parda la segnò
sui fianchi. La morsero su tutte le parti più morbide e
l'artigliarono dovunque tranne che sul viso mentre la vacchetta gridava
come se appunto la stessero scuoiando. Dovette intervenire Artea per
farle smettere. - Divertente - commentò Zuna, - non c'è
pericolo per quella schiava? -
- Macché. La stanno già disinfettando e gli artigli sono
molto smussati, domani quei segni saranno già cicatrizzati. -
Quella prima sera Zuna, a cena, conobbe Derk il capo dei cacciatori di
Artea che si sedette allo stesso tavolo di Artea e Zuna. Artea l'aveva
già informato della missione e lui aveva commentato: -
finalmente un po' di movimento. - Era un uomo alto, quasi due metri, e
robusto, muscoloso e villoso, portava i capelli biondi molto corti ed
era rude e vanitoso. A Zuna non piaceva, ma si doveva immaginare un
tipo così, tutto il campo era disordinato e trasandato, solo la
grande capanna di Artea era perfettamente pulita ed accogliente, merito
di Gora e Ruby, e fuori di lì a lei non importava come andavano
le cose. Derk aveva una schiava di nome Loa che lo serviva sollecita e
premurosa, ma si teneva in ombra, evitava lo sguardo di Zuna e non
diceva una parola, qualche volta Derk l'aveva accarezzata tra le gambe
e lei si era irrigidita, ma non aveva fiatato. Zuna capì da
particolari insignificanti che Loa era un transessuale. Una
transessuale molto bella e che non amava il suo padrone. Una schiava
devota alle carezze del padrone si sarebbe offerta e gli avrebbe
sorriso. A Derk, in verità, non importava quando lei si
irrigidiva, godeva del fatto che la schiava pur sentendo quel contatto
come ripugnante non poteva evitarlo. Nel Dravor i transessuali erano
poche decine, anche se c'era una moda che iniziava a diffondersi, e
Zuna si ripromise di approfondire alla prima occasione la conoscenza di
Loa.
- Non c'è tempo per altri divertimenti, domani partiamo all'alba
- disse Artea e si alzò per andare a dormire.
La mattina dopo si svegliarono prima dell'alba ed in meno di mezzora,
quella che Zuna aveva pensato fosse una marmaglia, con grande
efficienza e rapidità era già pronta a partire, tutto
quello che serviva venne caricato sui muli ed il campo venne lasciato
incustodito. Derk si mise all'avanguardia con alcune guardie, Panta e
Parda; al centro seguiva Artea con il grosso delle guardie, tutti gli
schiavi ed i muli che portavano le masserizie; alla retroguardia
c'erano tre cacciatori. Le guardie e Rusy viaggiavano a cavallo,
tutti gli schiavi, tranne Gora, Ruby e Loa, che avevano dei muli,
viaggiavano a piedi. L'andatura era comunque lenta, spesso si fermavano
e non proseguivano se non prima l'avanguardia segnalava il via libera,
quando il sole divenne alto si fermarono per riposare e ripresero
all'imbrunire per proseguire per buona parte della notte. Zuna ne
approfittò per conoscere meglio Loa, l'impresa fu resa
più agevole dalla pausa del giorno e dall'assenza di Derk. Zuna
si era sistemata sotto lo stesso albero di Loa e Gora con Rusy, mentre
Ruby preparava qualcosa da mangiare più in là e le
guardie erano attente a quello che poteva succedere fuori
dall'accampamento. - Andate a dare una mano a Ruby - disse a Gora e
Rusy. Anche Loa si stava alzando per seguirle, ma Zuna la fermò.
- No tu no. Aspetta, ho bisogno del tuo aiuto per levarmi gli stivali.
Le due giovani schiave capirono subito che la padrona voleva rimanere
sola con Loa e si affrettarono ad andare. Loa s'inchinò di
fronte alla padrona e prese in mano il piede che la padrona le porgeva.
Sfilò il primo stivale e poi il secondo mentre Zuna emetteva
esagerati gemiti di piacere, tanto che Loa non poté fare a meno
di chiedere se la padrona gradiva un massaggio.
- Certo. Sei una schiava molto attraente e gentile. -
Non fu difficile per Zuna farsi raccontare da Loa la sua storia.
All'inizio la schiava fu vaga e reticente, ma poi, incoraggiata da
Zuna, si aprì e le raccontò tutto. Era la prima volta che
trovava una persona disposta ad ascoltarla senza che si prendesse gioco
di lei. Mentre Loa raccontava si era messa in grembo i piedi della
padrona e li massaggiava con dolcezza ed una certa destrezza. Loa si
era emozionata per tanta attenzione da una padrona così
importante, e si era anche eccitata, il seno su cui ora teneva
appoggiato il piede di Zuna si era meravigliosamente gonfiato ed i
capezzoli si erano inturgiditi, anche in basso sentiva un certo
formicolio tra le gambe. - Questa schiava - pensò Zuna, - vale
molto, è un peccato che sia di proprietà di quello
zotico. -
Neanche Loa conosceva tutti i retroscena della sua storia, ma ne sapeva
abbastanza per permettere a Zuna di ricostruirla interamente.
Segue
|
|
|