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AFRICA 2030 Prima parte
Koss e
Saa
Quello che della sua schiava piaceva di più a Koss era il suo
essere sempre in
ordine. Saa era sempre fresca e profumata, stupendamente abbronzata e
truccata.
Saa aveva cinque anni meno di Koss, e cioè trentasette anni, ed
era con lui da
sempre. Era stata la prima schiava di Koss che ne aveva cambiate tante,
ma lei
l'aveva sempre tenuta con sé. Saa non era più giovane, ma
era davvero bella,
una schiava di classe. Era bianca e bionda, portava i capelli corti e
laccati,
attaccati alla nuca, conservava qualcosa di selvaggio che le schiave
più
giovani non avevano più e che insieme all'eleganza la rendevano
agli occhi di
Koss unica. Aveva un corpo aggraziato e felino, era alta, le gambe
lunghe,
nervose e scattanti, il seno non molto grande, ma sodo e teso, gli
occhi
azzurri e grandi.
Koss era sdraiato sul lettino della sua palestra e Saa lo stava
massaggiando
sapientemente.
- Dov'è la padrona? - chiese.
La padrona era Zuna, la giovane compagna di Koss che condivideva con
lui
piacere e casa da ormai qualche mese. Saa non poteva soffrire Zuna che
ne
ricambiava i sentimenti, ma siccome la padrona era lei Saa, da quando
era
arrivata, non se la passava bene. Fosse stato per Zuna Saa sarebbe
già finita
in qualche bordello di confine per soddisfare le truppe lì
residenti. Saa si
era salvata da quella triste fine solo grazie a Koss. Il padrone era
appena
arrivato da una missione che lo aveva trattenuto per lungo tempo sul
confine a
nord del Dravor, il grande impero di cui lui era uno dei maggiori
esponenti.
Era stanco e si stava gustando quel piacevole massaggio, non aveva
fretta di
sentire la risposta, sapeva che la sua schiava quando doveva parlare
della sua
padrona aveva la necessità di meditare per scegliere le parole
più adatte.
- E' andata in città a farsi bella in vostro onore padrone. -
- Con te e le altre schiave che ha a disposizione ha bisogno di andare
in città
per farsi bella? -
Saa assaporò il piacere di aver messo scompiglio tra l'uomo e la
donna e
rinnovò con maggiore energia il massaggio sulle spalle del
padrone.
- Ha anche detto che doveva fare delle compere, ma che sarebbe
rientrata prima
di cena. -
Koss capì che la sua bella schiava ci stava marciando e
cambiò discorso. - Sono
due mesi che manco da casa cos'è successo? -
Questa volta la schiava rispose rapidamente. - Non molto padrone. Il
Dravor
prospera come quando l'avete lasciato per andare in quei territori
selvaggi di
confine, in città si preparano le elezioni per eleggere il
Grande Drav dei
prossimi tre anni. Sembra che questa volta dopo tre neri sarà un
bianco, si
parla di Host l'attuale Mirv della giustizia e dopo tre guerrieri penso
che sia
meglio così anche se Voi non sarete d'accordo. - Koss
l'interruppe. - Tieni le
tue considerazioni per te e dammi i fatti. -
Saa mise il broncio, ma continuò a massaggiare, ora gli stava
strizzando con
piacere le natiche, si era presa cura di quel corpo molto di più
di quella
smorfiosa di Zuna, riprese anche a parlare. - Dicono che Voi
diventerete Mirv
per la guerra e per gli interni, l'uomo più potente dopo il
Grande Drav. -
- Non sarebbe male - pensò Koss, poi chiese: - Chi lo dice? -
- Amici di Host. -
La schiava si chinò sull'uomo e iniziò a baciarlo e
leccarlo sulle spalle e
sulla schiena, Koss non volle sapere altro, chiuse gli occhi e si
abbandonò
nelle mani di Saa che conosceva il suo corpo meglio di lui stesso.
Koss non aveva alcun rimpianto per il vecchio mondo. Aveva avuto appena
il
tempo di entrarci che gli era sparito sotto gli occhi in un
battibaleno. Nel
2030, venti anni prima, era appena un ventenne ed era un miserabile
impiegato
in una ditta di spedizioni a New York. Il giorno che in mezzo mondo
scoppiarono
le bombe (atomiche lui, per sua fortuna, era in ferie, in Africa.
Quelle ferie
furono la sua salvezza e la sua fortuna, mentre la maggior parte del
vecchio
mondo civilizzato scompariva, lui si trovava in una delle poche parti
del globo
che rimase intatta, ma quello che successe subito dopo in quel
continente non
fu proprio piacevole. Nel giro di pochi mesi si scatenarono migliaia di
feroci
guerre per bande, tutti gli equilibri sociali saltarono e le fragili
istituzioni africane furono travolte. Solo in questi primi mesi ci
furono
centinaia di migliaia di morti, ma il peggio doveva ancora arrivare. A
quel
tempo in Africa erano già presenti milioni di bianchi e di
gialli e dopo le
bombe ne arrivarono, con ogni mezzo, molti altri da ogni parte del
mondo
cercando di mettersi in salvo dalle radiazioni. La stragrande
maggioranza era
già stata colpita dalle radiazioni in modo irrimediabile ed
arrivò in Africa
giusto per morirvi. I pochi che sopravvissero furono tra le prime
vittime di
quella strana guerra, totalmente impreparati a quegli eventi morirono o
furono
tra i primi a diventare schiavi delle bande che si facevano la guerra.
Saa, che
all'epoca aveva diciotto anni, fu una di queste, era arrivata
dall'Europa con i
suoi genitori, che furono uccisi durante una scorreria e divenne la
schiava di
Koss, che da due anni comandava una banda di disperati di ogni razza.
E'
impossibile trovare una motivazione a quanto successe, anche
perché se al nord
gli scontri furono essenzialmente religiosi e nel centro del continente
tribali, nel sud dove Koss si trovava la guerra si scatenò prima
per
impadronirsi delle ricchezze del paese e poi per dividersi quel poco
che un
paese devastato poteva fornire per non morire di fame. Ma non ci fu
solo la
guerra. Le atomiche produssero disastri inimmaginabili, nei primi mesi
che
seguirono le esplosioni piovve continuamente e le inondazioni fecero
più
vittime delle diverse guerre, quando poi smise di piovere ci fu
siccità per
diversi anni e così perirono diversi altri milioni di uomini. Il
risultato fu che
dopo cinque anni, tra guerre, carestie, inondazioni e quant'altro il
continente
regredì rapidamente di secoli. I morti furono decine di milioni
e presto la
tecnologia sparì, sparirono l'uso della corrente elettrica e
delle macchine. Le
armi tuonarono fino a che non furono sparati gli ultimi colpi, poi si
ritornò
all'uso di quelle più primitive, come le spade e le lance o le
frecce e le
balestre. Koss nell'ambiente che si andava formando si trovò
bene. Era giovane
e forte, alto e robusto, terribile quando, con i lunghi capelli neri e
fini che
si agitavano al vento, maneggiando la grande spada, che aveva sottratto
ad un
nemico, seminava il terrore tra gli avversari. La vita randagia ed
all'aperto
l'aveva indurito nel volto, le guance si erano scavate e gli occhi si
erano
leggermente infossati, ma il corpo era un fascio di muscoli e l'uomo
appariva
terribilmente affascinante. Ovviamente era abbastanza privo di scrupoli
per
ottenere il rispetto di quell'ambiente. Quando fu fatto prigioniero, da
una
delle prime bande, riuscì a liberarsi, ma invece di scappare
uccise il capo e
ne prese il suo posto. Più di metà di quella banda erano
neri, ma c'erano
parecchi gialli e molti bianchi, quello che li univa era la brama di
ricchezza
e la possibilità di difendersi dalle bande avverse, le stesse
motivazioni che
avevano gli appartenenti alle altre bande. C'erano molte donne che fin
dall'inizio parteciparono ai combattimenti e che per sopravvivere
diventarono
dure come e più degli uomini. Divennero le compagne dei
guerrieri e guerriere
loro stesse. La necessità di avere degli schiavi in quelle
condizioni fu
immediata. Le bande diventavano sempre più grandi ed ormai
assomigliavano
sempre più ad eserciti di diverse migliaia di persone. In quella
situazione ci
volevano donne ed uomini che si prendessero cura di chi combatteva e
lavorassero per loro. Come sempre, accadde che gli schiavi vennero
utilizzati
anche sessualmente ed anche in questo caso le donne guerriere non
rimasero
indietro. Rapidamente caddero le inibizioni e le amazzoni si presero il
loro
spasso, anche quando avevano dei compagni, che dovettero smettere
presto di
essere gelosi. Mentre le città venivano rase al suolo le bande
iniziarono ad
impadronirsi di un territorio ed in modo primitivo lo difesero e si
organizzarono.
Chi era fuori da queste bande o morì o fu reso schiavo,
ciò capitò spesso anche
a cittadini, a quel tempo, ricchi e potenti. La carestia fece una
strage
epocale, solo i più duri sopravvissero, sia tra gli schiavi che
tra i
guerrieri. Ci vollero dieci anni per raggiungere un equilibrio ed un
nuovo
ordine. Quando nel sud dell'Africa, le bande, che all'inizio erano
migliaia si
ridussero ad un centinaio di eserciti, fu possibile arrivare ad un
accordo e fu
fondato il Dravor. Nessuno ci avrebbe scommesso un tozzo di pane che
sarebbe
durato, ed invece funzionò. I contrari furono sterminati. Koss
fu uno dei
fautori dell'accordo. Intanto la popolazione si era ridotta da alcune
centinaia
di milioni a pochi milioni, una stima diceva che gli abitanti del
Dravor erano
ormai solo poco più di otto milioni, ed ormai due terzi dei
sopravvissuti erano
schiavi. L'accordo era necessario se non volevano morire tutti e
nonostante le
devastazioni c'erano grandi ricchezze e tanto potere da dividere su un
territorio immenso che era tutta l'Africa australe.
Tutto era distrutto, bisognava inventare tutto di nuovo. Il modello
scelto fu
semplice. Prima di tutto c'erano i dravoriani, ovvero i cittadini del
Dravor, e
poi gli schiavi. Tra i dravoriani c'erano i guerrieri e coloro che a
vario
titolo avevano fatto parte delle bande che avevano vinto e costituito
l'impero.
Koss divenne uno dei row (la carica più alta) dell'esercito del
Dravor che si
andava a costituire e quindi si dovette provvedere ad un minimo di
organizzazione imperiale, con cariche di ogni tipo e quindi una
conseguente
burocrazia che però non divenne mai molto pesante. Tutti i
guerrieri che
c'erano al momento dell'accordo non erano poi necessari, ma ne
servivano sempre
tanti per sorvegliare tutti gli schiavi e venne così costituita
una polizia, la
guardia imperiale, e un esercito per difendere le frontiere, l'esercito
imperiale. Altri guerrieri ritornarono ai loro vecchi mestieri, quelli
che
nelle condizioni attuali erano possibili, lavori artigianali e
commerciali. Le terre,
ve ne erano in abbondanza per tutti, furono divise tra i guerrieri,
naturalmente i capi si presero estensioni enormi, grandi quanto
provincie, ma
anche i cens semplici ebbero il loro appezzamento, dopo questa
divisione il 90%
del territorio era ancora libero e tornava a diventare selvaggio e vivo
come
secoli prima. Anche gli schiavi furono divisi di conseguenza, la grande
maggioranza finì nei campi, ma altri furono mandati a servire la
borghesia
commerciale ed artigianale che si raccolse nei villaggi e nelle poche
città che
sorsero, altri ancora furono mandati a svolgere i lavori più
umili, ma qualcuno
tra i più capaci ebbe importanti incarichi nell'amministrazione
anche se mai
decisionali. Koss prese per sé oltre al ruolo di row
nell'esercito del Dravor
che condivideva con altri nove, di cui tre erano donne, un feudo grande
quanto
una provincia, la zona che durante la guerra aveva controllato, che per
attraversarlo a cavallo ci volevano due giorni, e una grande tenuta,
dove
costruì la sua casa, vicino a Kuanta, la capitale del Dravor.
Saa quando fu presa prigioniera rischiò di essere violentata da
tutta la banda,
era la prima cosa che succedeva ad una schiava, fu Koss a salvarla
mettendola
sotto la sua protezione, come sua schiava personale e Saa gliene fu
riconoscente. Il giovane si mosse a compassione per la sorte della
schiava, la
sua non era pietà, lui e la sua giovane compagna, Kira, avevano
bisogno di una
schiava personale, entrambi avevano troppe responsabilità nella
banda per poter
dedicare tempo alle beghe domestiche. Avevano già degli schiavi
per le loro
necessità personali, ma c'era bisogno di una che sapesse
organizzarli e avesse
un po' di stile ed educazione. Saa era adatta allo scopo, era
terrorizzata, ma
gli altri schiavi erano ancora più impauriti di lei e quando
Koss disse loro
che dovevano obbedirle lo fecero. Dopo qualche giorno la grande tenda
di Koss e
divenne la più accogliente del campo e Saa iniziò ad
essere rispettata come una
buona schiava. Aveva ancora molto da imparare, ma Koss piano piano
l'addestrò a
quelli che erano i suoi doveri ed iniziò anche ad affezionarsi a
lei. Anche a
quell'epoca Saa dovette condividere il suo padrone con un'altra donna,
l'amante
di Koss del tempo, una sua coetanea di nome Kira che più di Koss
si prese la
briga di insegnare alla schiava quali erano i suoi compiti. Kira era
tuttora
una donna potente, era la Dravna dello Stravor dei Grandi Laghi, una
bella
regione situata al nordest del Dravor, in cui si trovavano le terre di
Koss e
dove anche lei possedeva grandi estensioni di terreni. Nel territorio
amministrato da Kira c'erano una ventina di feudi, quello più
grande era di
Koss, poi c'erano i feudi di altre importanti personalità ed
alcune migliaia di
appezzamenti di pochi ettari. Il Dravor era diviso in venti Stravor,
quindi
dopo le cariche più importanti di Grande Drav e Mirv venivano
quelle di Drav o
Dravna per le donne. Kira come redditizio hobby possedeva e dirigeva la
scuola
di kalsna (schiave da letto) più importante del Dravor, la prima
schiava su cui
aveva esercitato la sua passione era stata Saa.
Il Dravor
Zuna era la figlia ventenne di una rowna, una delle tre che all'inizio
lo erano
diventate con Koss e che era ancora tale, il nome del padre non si
seppe mai.
Zuna era entusiasta di poter seguire le orme della madre, a diciotto
anni era
entrata nell'esercito ed aveva già raggiunto il grado di karsna.
Koss
l'affascinava, ma all'inizio della loro relazione aveva soprattutto
pensato che
le potesse fare comodo. Zuna era chiara di carnagione, ma i
capelli erano
corvini e lunghi fino alla spalla, era robusta, ma non molto alta,
aveva occhi
grandi e neri, con un seno grande e sodo, il corpo era allo stesso
tempo
muscoloso e sinuoso. Muscolose erano le gambe, in particolare i
polpacci, ma
aveva le cosce ben tornite, aveva la schiena dritta, ma il petto era
generoso,
il viso era spigoloso, ma la bocca carnosa. Questi piacevoli contrasti
avevano
acceso l'interesse di Koss, che non aveva nessun desiderio di trovarsi
una
compagna stabile, ma che invece lentamente si era lasciato irretire da
quella
giovinetta. La rowna approvava la figlia e vedeva un eventuale e
stabile unione
di buon occhio.
Il quadro che si presentò agli occhi di Zuna quando mise piede
nello studio di
Koss era abbastanza arrappante, ma tale da suscitare la gelosia della
karsna.
Saa era inginocchiata tra le gambe del suo padrone che stravaccato in
poltrona
si stava godendo il portentoso pompino della sua schiava. Saa ci
metteva tutta
se stessa ed era molto brava. La sua bionda testolina andava su e
giù sulla
verga di Koss instancabile e devota, la sua lingua guizzava sul palo di
carne
stimolando Koss con grande perizia. Le sue mani non erano inattive, ma
senza
posa si muovevano sulle cosce del padrone e quando era il caso
massaggiavano lo
scroto. Le sue bianche tette si agitavano ed accarezzavano pure loro
dolcemente
le gambe di Koss, e Koss godeva, sì la sua schiava in quei mesi
gli era mancata
ed ora si stava rifacendo. Zuna avvampò di eccitazione e di
gelosia. Come una
furia si avventò sui due, fece rotolare la schiava sul pavimento
senza più
curarsi di lei e guardando l'amante negli occhi lentamente si
sollevò il
vestito nero che contrastava piacevolmente con la sua pelle candida e
si tolse
le mutande, poi sempre lentamente senza dire una parola afferrò
la verga
dell'amante stringendo violentemente. Koss s'irrigidì ed ebbe un
attimo di
paura, stava per reagire, ma lei gli sorrise ed allora l'uomo si
distese, però
rimase guardingo. Non era la prima volta che la sua amante si
dimostrava
violenta nei suoi confronti, fino a quel momento era stato piacevole,
ma non si
sapeva mai dove l'istinto sadico poteva condurla, a lui poteva anche
andar
bene, purché il tutto avvenisse sotto il suo controllo. Zuna
poggiò le
ginocchia sul bordo della poltrona e si calò sull'asta
dell'uomo, la sua vulva
aperta e spalancata accarezzò e si fece accarezzare dalla
cappella dell'uomo
che ora rischiava di venire senza neanche averla penetrata. Zuna
strinse e Koss
riprese il controllo di se stesso, quando Zuna si rese conto che
l'amante era
pronto si lasciò calare sull'asta dell'uomo e gemette
soddisfatta, poi si chinò
e lo baciò con violenza graffiandogli il labbro. Intanto Zuna
aiutata da Koss
si sbottonava la camicia sul davanti liberando le favolose tette. A
Koss non
dispiaceva farsi dominare da quella giovane karsna che aveva il fuoco
nelle
vene, ma non più di tanto. Per qualche minuto la lasciò
fare, poi l'afferrò per
i capelli tirandole la testa indietro ed ottenendo di trovarsi di
fronte alla
bocca il seno bianco e sodo dell'amante che baciò e morse con
furia. Zuna
gemette e gridò all'amante: - sei un porco. Ritorni dopo due
mesi e pensi solo
alla tua schiava. Maiale! - Mentre proferiva questi insulti Zuna
continuava appassionata a scopare, le sue natiche si muovevano
sull'asta
dell'amante senza posa. Koss rispose agli insulti, ma con un bonario. -
E tu
dov'eri, perché non eri qua ad accogliere il tuo amante. -
Intanto continuava a
morderla sulle tette ed a graffiarla sulle natiche. Anche Zuna gradiva
quei modi
ruvidi. Raggiunsero insieme l'orgasmo e gridarono il loro piacere,
infine si
accasciarono una nelle braccia dell'altro soddisfatti e stanchi. Saa
era
rimasta nuda e scossa, abbandonata sul pavimento, non aveva osato
muoversi,
conosceva Zuna da poco, ma aveva imparato a diffidarne, avrebbe voluto
scappare
via, ma nessuno le aveva ordinato di lasciare la camera, nel frattempo
affascinata aveva seguito la scopata dei due amanti rimpiangendo di non
essere
al posto della padrona. Quando Zuna si riprese si sollevò
dall'asta che ancora
la penetrava e perdendo il sugo che l'aveva riempita si sistemo sul
bracciolo
della poltrona. - Che troiaio. Su schiava, vieni qui a pulire tutto. -
Saa arrossì ed avanzò carponi verso i due amanti, quindi
avvicinò la sua servizievole
lingua alla fica della padrona. Zuna con una mano abbracciava Koss
mentre lo
baciava e con l'altra mano guidò la testa di Saa tra le sue
gambe. Saa la
ripulì coscienziosamente e quindi la padrona la spinse sulla
cappella
dell'uomo. Saa se ne prese cura e mentre ripuliva il padrone
sentì tra le sue
gambe farsi strada il piede della sua amante. Saa sentì dapprima
il dorso del
piede, poi le dita affusolate e nervose della padrona. Queste ultime
erano
pericolosamente dotate di unghie tanto lunghe quanto belle, smaltate di
un
vivido rosso. Zuna si stava fottendo così la schiava, che ormai
eccitata oltre
ogni limite si lasciò di buon grado fare dal piede della padrona
mentre cercava
di completare il pompino che molto tempo prima aveva cominciato.
Infatti Koss
aveva rizzato nuovamente e sotto i baci e le carezze di entrambe le
donne stava
rapidamente per raggiungere un nuovo orgasmo. Anche Saa voleva godere e
per
ottenere il piacere agognato si era impalata senza ritegno sul piede
proteso
della padrona, incurante del pericolo rappresentato da quelle lunghe ed
affilate unghie. La schiava aveva sincronizzato il movimento del bacino
con
quello della testa e sperava di raggiungere l'orgasmo nello stesso
tempo in cui
avrebbe fatto godere il padrone. Ci riuscì mirabilmente, non per
nulla era una
delle migliori schiave, se non la migliore, del Dravor.
Quella del Dravor era essenzialmente una società rurale, con
diverse cittadine
sparse per l'impero che avevano funzioni amministrative per il
territorio
circostante e nelle quali si concentravano le attività
commerciali ed
artigianali. Non vi erano industrie vere e proprie, anche se vi erano
aziende
di trasformazione con diverse centinaia di schiavi che trattavano le
più
svariate materie prime e qualche miniera che poteva contare anche un
migliaio
di schiavi. La mancanza di energia e di tecnologia impediva che
l'industria si
sviluppasse ulteriormente ed il governo del Dravor era attento a che
venisse
mantenuto lo status quo.
Kuanta sorgeva nell'estremo sud, sul mare non lontana dall'antica
Città del
Capo che ormai era un cumulo di rovine. Kuanta in quel momento contava
centomila abitanti tra dravoriani e schiavi, con una leggera prevalenza
di
questi ultimi, circa sessantamila. Gli schiavi che vivevano nella
capitale lavoravano
essenzialmente come domestici o per l'amministrazione locale e del
Dravor, ma
non pochi lavoravano negli esercizi commerciali o professionali dei
loro
padroni. Quelli che lavoravano per l'amministrazione svolgevano tutti i
lavori
più umili, come gli uomini e le donne delle pulizie nelle strade
e nei palazzi
del Dravor, ma non pochi, quando erano dotati di discreta cultura,
ricoprivano
importanti incarichi nella burocrazia. A Kuanta, ma in piccolo
situazioni
analoghe c'erano nelle altre città, gli schiavi che non vivevano
nelle case dei
loro padroni avevano le loro abitazioni in due quartieri
specificatamente
destinati a loro. Erano case piccole ad un piano, ma ben curate, con
piccoli
giardini sul retro ed erano fornite o dall'amministrazione o dai
rispettivi
padroni. Gli schiavi che non vivevano con i loro padroni ricevevano una
paga
commisurata alla loro attività che permetteva loro di vivere.
Quelli che
svolgevano compiti di una certa importanza ricevevano una buona paga.
Dopo le
nove di sera gli schiavi dovevano essere tutti a casa, potevano
muoversi solo
al seguito di un padrone oppure con uno speciale lasciapassare
rilasciato dal
loro padrone. Gli schiavi erano facilmente individuati dalle continue
ronde che
battevano sia le strade di città che di campagna, portavano un
collare di
cuoio, se uno schiavo veniva trovato senza collare era finito. I
dravoriani
appartenevano a tutte le classi, artigiani, commercianti, burocrati,
uomini e
donne che esercitavano una professione e naturalmente militari. I
dravoriani
naturalmente vivevano in abitazioni più grandi e più
belle, in quartieri più o
meno eleganti e più o meno prestigiosi, i più ricchi in
ville fuori città
circondate da parchi immensi. C'erano però delle consistenti
eccezioni, non
pochi dravoriani vivevano in situazioni peggiori di non pochi schiavi.
Infatti
se gli schiavi non potevano possedere beni immobili o altri schiavi o
svolgere
attività in proprio era pur vero che alcuni di loro sotto forma
di paga o di
regali dei loro padroni potevano accumulare anche discrete fortune. Nel
centro
di Kuanta si trovava di tutto: negozi, cantine, locali per ammazzare il
tempo e
divertirsi, servizi di ogni genere. Ogni bene affluiva dalle diverse
provincie
del Dravor nella ricca capitale: tessuti e legname, ferro e gioielli,
materiali
edili e mobili, schiavi e cavalli, alimentari e liquori.
La lingua che si impose fu un misto delle diverse e principali lingue
che tutti
quegli uomini parlavano, vennero create nuove parole che non esistevano
per
descrivere le nuove usanze ed i nuovi costumi.
Anche l'abbigliamento sentì l'influsso delle diverse culture che
si fusero nel
Dravor, essenzialmente quella occidentale, quella orientale e quella
africana.
Il clima del Dravor era essenzialmente caldo, tranne in qualche zona di
montagna non venivano quindi utilizzati cappotti, soprabiti e pellicce.
Le
pellicce più preziose venivano quindi utilizzate a scopo
essenzialmente
decorativo e per abbellire e riscaldare le case, conservavano quindi il
valore
che avevano avuto in passato, ma non erano richieste in grande
quantità, ne
guadagnò la salute degli animali più rari. La pelle degli
animali più comuni
venne invece utilizzata per diversi scopi, forse anche più di
prima, per quanto
riguardava l'abbigliamento, essenzialmente per le scarpe e le borse. I
dravoriani più poveri, i soldati, le guardie e coloro che
svolgevano lavori
manuali nei campi o nelle officine vestivano generalmente in pelle. I
sarti o
le fabbriche tessili utilizzavano la pelle di bufali, gazzelle ed
animali molto
diffusi per realizzare giacche e pantaloni destinati a questa gente che
costituiva, dopo gli schiavi, il nucleo più vasto del Dravor . I
più ricchi
avevano anche loro dei vestiti di pelle per le attività all'aria
aperta. Si può
dire che i vestiti in pelle venivano dalla tradizione africana, si
trattava di
giacche larghe e comode e di pantaloni che si indossavano quando si
stava nella
foresta o nella savana o si andava a cavallo. Generalmente con questo
abbigliamento, sia gli uomini che le donne, indossavano calzature che
erano
scarponi o scarponcini o stivali. Il cavallo nelle diverse situazioni
in cui
poteva essere impiegato era diventato l'unico mezzo di trasporto del
Dravor. I
dravoriani benestanti o che non svolgevano lavori manuali, oltre ai
vestiti più
sportivi in pelle, avevano nel loro guardaroba, per quanto riguardava
gli
uomini, giacche e pantaloni di tessuti freschi come il lino o la seta o
di lana
leggera, si trattava di vestiti larghi e comodi, sfarzosi e colorati,
che
indossavano gli impiegati degli uffici o gli uomini più
importanti, la
differenza era essenzialmente data dal valore del tessuto, dal taglio e
dalla
sartoria. Le donne indossavano vestiti e tailleur, anche questi erano
larghi,
comodi e sfarzosi, ma per le donne c'erano diverse eccezioni. Non
esisteva una
moda, ma le più ricche avevano i loro sarti che soprattutto
nella capitale
mettevano molta fantasia al servizio delle loro committenti. Questa
sartoria
era un misto di look occidentale e coloniale che da un lato ricercava
la
comodità e dall'altra non rinunciava all'eleganza. Erano state
abolite per gli
uomini le cravatte e per le donne i foulard, mentre entrambi i sessi
facevano
largo uso dei cappelli. Gli schiavi generalmente indossavano i vestiti
che
meglio si confacevano al loro lavoro, ma generalmente ampie casacche di
cotone,
qualcuno vestiva in pelle e qualcuno indossava anche giacche e
pantaloni. Non
c'erano regole definite. Le schiave personali dei padroni ovvero le
kalsna,
vere e proprie schiave di piacere, che solo i padroni più
benestanti potevano
permettersi vestivano secondo i desideri dei loro padroni. Per i
padroni era
motivo d'orgoglio poter mantenere al meglio una o più kalsna.
Host sarebbe stato il quarto Grande Drav. Il Grande Drav veniva eletto
dal
Consiglio dei Capifamiglia degli originari centotrenta capi delle bande
che
avevano fondato il Dravor, solo pochi erano morti ed erano stati
sostituiti dai
figli. Il Consiglio dei Capifamiglia poteva decidere, ma solo a grande
maggioranza e con serie motivazioni di includere un nuovo membro ed
allo stesso
modo poteva decidere di escluderne uno. Nei primi dieci anni di vita
del Dravor
non vi era stato nessun escluso e solo due nuove famiglie erano state
incluse.
Una volta eletto il Grande Drav sceglieva i Mirv, sempre tra le
centotrenta
famiglie, che avrebbero governato con lui; e questi sceglievano i Was
che
dovevano lavorare con lui, a queste cariche potevano accedere tutti gli
uomini
o le donne libere . Tra i compiti del Mirv della guerra e dell'interno
c'era
quello di nominare i Row ed i Drav. Andò proprio come Saa aveva
previsto,
Grande Drav venne eletto Host che nominò Koss Mirv.
Il figlio di Saa
La carrozza arrivò nella piazza principale di Kuanta e Saa ne
discese, ordinò
al conducente di passare a prenderla dopo quattro ore in quello stesso
luogo e
si avviò verso il mercato, era una bella mattinata, piena di
sole e abbastanza
fresca. Saa era felice, quando andava a fare spesa da sola godeva, era
abbastanza felice anche quando seguiva il suo padrone in giro per la
città ed
era decisamente infelice quando accompagnava la sua padrona. Quella
mattina
aveva ricevuto da Koss l'incarico di andare a comprare un bel gioiello
per un
regalo. Saa si domandava a chi dovesse essere regalato il gioiello e
non
disperava di scoprirlo, sicuramente sentiva che non era per Zuna. C'era
molta
gente in giro anche se era ancora presto, Saa passeggiava per le
stradine
acciottolate del centro ammirata ed invidiata da tutti, dravoriani e
schiavi.
Aveva indossato una leggero vestitino di lana celeste che le arrivava
al
ginocchio e calzava delle costose scarpe di pelle di coccodrillo con un
tacco
molto alto, portava una bella borsa di pelle intonata con le scarpe, al
collo
aveva naturalmente il collare, ma anche una stupenda collana di perle.
Il suo portamento
era al tempo stesso fiero e dimesso, Saa teneva la testa alta e le
spalle
diritte, fiera di essere la schiava personale di un uomo importante, ma
non
guardava mai un dravoriano negli occhi, quando incrociava lo sguardo di
uno di
loro, soprattutto se donna, lo abbassava subito pudicamente, quando le
rivolgevano un complimento arrossiva e tirava dritta, agli altri
schiavi
sorrideva serena. Nonostante ciò ai dravoriani più poveri
lei appariva
oscenamente arrogante. In verità Saa era estremamente
affascinante. La schiava
di Koss, pur non possedendo nulla di suo, tranne i regali del suo
padrone, era
sicuramente più ricca di molti dei dravoriani che in quel
momento le passavano
accanto e che potendo se la sarebbero fatta lì, direttamente sul
marciapiede.
Saa possedeva gioielli e vestiti che solo le dravoriane più
ricche potevano
permettersi, il suo padrone le passava anche una discreta mancia per le
sue
necessità personali che era maggiore dei normali salari o
stipendi dei
dravoriani. Saa aveva un orologio meccanico, ormai esistevano solo
quelli, e
potevano permetterselo in pochi. Esisteva una sola fabbrichetta di
orologi nel
Dravor che con grande fatica ne sfornava un migliaio all'anno, si
può
immaginare quanto valessero. Spesso un dravoriano si rivolgeva a lei
con
arroganza per farsi dire l'ora, lei rispondeva educatamente, ma sotto
sotto se
la rideva. La giornata era bellissima, per le stradine del centro
circolavano
schiavi indolenti che giravano qua e là per svolgere le
commissioni che i loro
padroni avevano comandato, padrone rilassate seguite da qualche serva o
servo
che volevano fare la spesa in prima persona, impiegati o uomini
d'affari
trafelati. I bei palazzi del centro contenevano di tutto, erano la sede
della
burocrazia del Dravor, oppure negozi, in qualche caso botteghe
artigiane o
cantine e trattorie. Agli schiavi era permesso entrare nelle taverne o
nelle
latterie solo al seguito dei loro padroni. C'erano però dei
piccoli locali
sulla cui vetrina spiccava un collare che servivano bevande
analcoliche, latte,
caffè o da mangiare solo a schiavi, erano dependance dei locali
dei dravoriani
gestiti da schiavi che servivano solo gli schiavi. In questi locali uno
schiavo
che vi entrava mentre stava svolgendo una faccenda per ordine del suo
padrone
doveva consumare la sua ordinazione senza attardarsi, giusto il tempo
che ci
voleva per la consumazione. In verità questa norma non era
granché rispettata,
raramente le guardie si prendevano la briga di entrare in quei locali e
punire
chi trovavano seduto a perder tempo. Erano i luoghi preferiti dagli
schiavi che
avevano un'abitazione propria, questi schiavi vi si recavano alla fine
della
giornata di lavoro per bere, mangiare qualcosa e chiacchierare o
consumare nel
retro un rapido rapporto. Saa aveva bisogno di mettere sotto i denti
qualcosa
di dolce ed entrò in uno di questi locali. Il locale era
piccolo, ma
accogliente e Saa si sedette su un divano in un angolo. C'erano pochi
altri
schiavi nel locale che parlottavano tra loro, erano tutti in giro per
commissioni
su ordine dei rispettivi padroni e come Saa si stavano concedendo una
pausa. In
quei locali gli schiavi potevano conoscersi e potevano anche iniziare
delle
relazioni che per continuare avevano però bisogno del placet dei
rispettivi
padroni, ovviamente questo non era consentito alle schiave di piacere.
Saa era
abbastanza famosa, si sapeva che era la schiava personale di Koss, il
nuovo
Mirv della guerra, e quindi era fuori portata per tutti, soprattutto
per gli
altri schiavi, quindi anche se tutti la salutarono educatamente nessuno
si
sognò di avvicinarsi a lei. La cameriera sapeva che era una
cliente importante
e le chiese con rispetto cosa voleva. Saa ordinò un latte caldo
e una fetta di
torta. Saa si gustò la colazione, poi pagò lasciando una
ricca mancia ed uscì
di nuovo per le strade del centro. Ora che si sentiva a posto poteva
recarsi
nella gioielleria in cui Koss l'aveva mandata. Il suo padrone ne era un
importante cliente e la padrona che la gestiva la salutò con il
massimo
rispetto che una padrona poteva riservare ad una schiava. Stava
servendo una
coppia di giovani dravoriani, ed anche se con educazione, smise di
prestare
loro attenzione per un attimo per salutare la schiava. - Benvenuta Saa,
accomodati, sarò subito da te. - Saa rispose al saluto e si
sedette su una
poltroncina. Moriva dalla voglia di accavallare le gambe, ma sapeva di
non
poterlo fare e si trattenne. Una commessa, una schiava come lei si
avvicinò per
chiederle se poteva esserle utile, ma lei la licenziò con garbo
ed attese pazientemente
la padrona della gioielleria. Non ci volle molto, più tempo
richiese la scelta
del gioiello. Le due donne avevano entrambe buon gusto, ma non sapendo
a chi
era destinato l'oggetto che stavano scegliendo dopo un poco decisero
per una
spilla, nello stile più classico possibile, in modo che potesse
andar bene per
una donna di qualsiasi età e di qualsiasi tipo. La spilla era in
oro bianco e
una splendida pietra preziosa scintillava su di essa. Saa era
soddisfatta della
scelta, sorrise alla padrona e si dispose a trattare il prezzo. Koss la
mandava
a svolgere quelle commissioni perché sapeva che di lei si poteva
fidare
ciecamente. Saa apparentemente partiva da una posizione di svantaggio,
in
teoria non poteva neanche mettersi a discutere con la padrona del
prezzo,
quindi cominciava sempre col dire: - quanto devo dire al mio padrone
che deve
pagare? - Poi per vie traverse riusciva a spuntare sconti che
difficilmente il
suo stesso padrone avrebbe ottenuto, quando proprio era in
difficoltà diceva: -
penso che il mio padrone lo troverà caro. - Infine Saa
salutò la padrona
e lasciò il negozio. Saa non se ne accorse, ma mentre usciva
dalla gioielleria
fu vista da Zuna. Era nel carattere della padrona insospettirsi,
l'avrebbe
seguita in ogni caso figuriamoci vedendola uscire da una gioielleria.
Saa
guardò l'orologio era ancora presto, aveva ancora due ore a
disposizione, ma
voleva impiegarle al meglio. La schiava ritornò verso la piazza
e da lì si
diresse verso la periferia. L'incedere di Saa era elegante e maestoso
allo
stesso tempo, Zuna osservandola ne rimase ammirata, la karsna era allo
stesso
tempo gelosa ed orgogliosa di quella kalsna, gelosa perché
sapeva che per il
suo amante era molto preziosa, orgogliosa perché anche lei, sia
pure
indirettamente, la possedeva. Zuna seguendola non pensava di scoprire
granché,
ma man mano che la schiava si inoltrava per strade sempre più
periferiche e
poco frequentate i sospetti crebbero. Quando poi Saa entrò in un
elegante
quartiere di villette Zuna iniziò a pensare che la schiava del
suo amante
avesse un rapporto con un altro uomo. Se si fosse trattato di un
dravoriano
sarebbero stati guai seri per entrambi, ma mai tanto seri quanto nel
caso che
fosse stato uno schiavo. Era un quartiere di alti burocrati del Dravor,
non erano
i più importanti, ma lo erano abbastanza. Saa bussò ad un
cancello ed una serva
che la riconobbe venne ad aprire e la fece entrare. Zuna trovò
in
quell'atteggiamento una conferma dei suoi sospetti. Se si fossero
dimostrati
veri Koss l'avrebbe punita a dovere. Zuna aggirò la villetta e
finalmente trovò
un punto in cui poteva scavalcare senza essere vista né
dall'interno, né
dall'esterno. Zuna indossava i vestiti adatti, era in servizio e quindi
indossava pantaloni, giacca e scarponi. La giovane era in splendida
forma e le
ci volle un minuto per entrare nella villa. Se l'avessero scoperta non
aveva
che da dire la verità, quella schiava si trovava lì
dentro senza
l'autorizzazione del suo padrone e lei voleva scoprirne il motivo. Il
giardino
non era molto grande, ma c'era una vegetazione rigogliosa.
Silenziosamente Zuna
cercò di ritrovare traccia della schiava. Quando la rivide
rimase talmente
sorpresa che per poco non le scappò un urlo. Se l'era immaginata
tra le braccia
di un uomo ed invece la vide sdraiata in giardino, sul bordo di una
piscina,
discutere amabilmente da pari a pari con quella che doveva essere la
padrona di
casa. Zuna si calmò e origliò quello che le due donne si
stavano dicendo.
Quella che stava parlando era la padrona di casa.
- Tuo figlio ormai è un giovanotto importante, devi essere fiera
di lui. Ha
diciannove anni, da uno è nell'esercito, e fra qualche anno
conterà parecchio
nel Dravor. -
Saa sospirò. - Come vorrei poterlo abbracciare e vivere accanto
a lui. -
- Sai che non è possibile. Se gli raccontassimo la verità
sarebbe perduto. -
- Lo so, lo so. Mi devo accontentare di spiarlo di nascosto e quelle
poche
volte che lui mi ha visto ha pensato di me semplicemente come ad una
schiava. -
- Non è vero ti è affezionato, ma non immagina ovviamente
che tu sia sua madre.
Questo non dovrà mai saperlo. -
- La sua vera madre sei stata tu. Tu l'hai adottato ed educato,
purtroppo io ho
potuto fare ben poco per lui. - Saa trattenne le lacrime.
- Non mi è stato neanche possibile avvicinarti a lui, sai che ti
avrei voluto
prendere come schiava. Avrei speso qualunque cifra, ma il tuo padrone
non ti
avrebbe mai ceduto. D'altra parte come schiava di un uomo potente come
Koss tu
l'hai già aiutato e potrai continuare ad aiutarlo. -
Zuna aveva ascoltato fin troppo e quello che aveva sentito era
sconvolgente,
quando le due donne cambiarono discorso decise di andarsene per la
strada da
cui era venuta. Zuna si domandò chi fosse il padre del figlio di
Saa, lei aveva
sempre creduto che l'unico uomo di Saa fosse stato Koss.
Zuna non dovette attendere a lungo. Mezzora dopo Saa era nuovamente in
strada e
rapidamente ritornava verso la piazza dove aveva appuntamento con il
cocchiere,
ma Zuna le si materializzò davanti spaventandola a morte. -
Bene, bene, la
schiava fa la bella vita. Io ed il tuo padrone lavoriamo dall'alba al
tramonto
e tu ti diverti, vai per negozi a scialacquare il nostro denaro, vai a
trovare
le tue amiche, ora cosa volevi fare, andare a scopare con il tuo
amante? -
- Padrona, ti prego, non è come pensi. - Saa aveva il cuore in
tumulto e non
riusciva a pensare.
- E com'è? Su dimmelo. - Saa era incapace di articolare una
risposta
ragionevole, prese fiato e tempo domandandosi cosa la padrona potesse
aver
scoperto, decise di dire una mezza verità ed anche per quello
che era possibile
di non tradire il suo padrone, sapeva però che Zuna l'aveva
vista uscire dalla
gioielleria. - Sono in città per ordine del padrone. E' lui che
mi ha mandato
per delle commissioni. Stasera a casa potrà confermarglielo. -
- Cosa sei andata a fare dentro quella gioielleria? -
- Padrona, mi dispiace, non sono autorizzata a dirglielo. -
Per strada non c'era nessuno. Zuna le afferrò un braccio e
glielo torse
fino a farle tanto male che Saa fu costretta ad inginocchiarsi. -
Ascolta troia
- sibillò Zuna, - non sei nelle condizioni di dirmi cosa posso o
non posso
chiederti. - Zuna fece una pausa e poi velenosamente le alitò
sul volto. -
Puttana io di te so tutto e posso fare di te quello che voglio. Anche
venderti
subito. Non osare nasconderti dietro il mio amante, ti conviene essermi
fedele
perché ti rovino in un attimo. -
Saa pianse dolorosamente, ma non era il male al braccio che la faceva
piangere,
Zuna continuava a strattonarla, ma Saa capì anche che aveva
scoperto tutto.
Padrona .. - implorò la schiava, ma Zuna non le diede respiro. -
Vieni con me
puttana. Zuna la spinse in avanti e Saa piangente fece strada. Zuna la
diresse
verso il centro minacciandola con il frustino che portava sempre con
sé. Saa
camminava piangente ed umiliata, ora che si stavano avvicinando al
centro
ricominciarono ad incrociare sempre più gente. Saa cercava di
trattenere le
lacrime, ma l'onta di dover camminare pungolata dal frustino della
padrona era
troppo forte, Saa non era mai stata così pubblicamente umiliata
ed ormai da
moltissimi anni Koss le riservava quel trattamento solo in privato. Gli
schiavi
e le schiave che incrociarono le due belle donne si ritrassero
impauriti
abbassando gli occhi, i dravoriani invece seguirono la scena
sorridenti, le
popolane incoraggiarono Zuna che non aveva bisogno di essere incitata
per
oltraggiare Saa. Saa piangeva disperatamente anche perché sapeva
che Koss in
quel caso non avrebbe potuto aiutarla. Zuna e Saa attraversarono la
piazza e
montarono in carrozza. Negli ultimi cento metri Zuna aveva smesso di
dare
spettacolo, così il cocchiere pur vedendo che Saa era scossa non
poté capire
cos'era successo. La carrozza si diresse fuori città, ma appena
uscita dal
centro il cocchiere ricevette l'ordine di recarsi al mercato degli
schiavi. Saa
aveva ripreso a piangere. - Zitta stupida e non piangere. Per farla
finita devi
solo parlare. -
- Non posso padrona. Non posso la prego. -
- Vedremo. -
Arrivarono in una zona molto tranquilla, il mercato era aperto al
pubblico, ma
la folla c'era solo in occasione delle aste. Il mercato era un insieme
di
capannoni e di recinti all'aperto. Nel mezzo dei capannoni c'era un
vasto
spiazzo al centro del quale c'era un palco, era lì che si
svolgevano le aste.
Zuna scese dalla carrozza e seguita da Saa si diresse verso una casa in
legno
che sorgeva attigua al capannone, era l'ufficio del samor, il mercante
di
schiavi. Sulla porta c'era uno schiavo, Zuna l'apostrofò. - Devo
vedere il tuo
padrone. -
- Sì padrona. - Lo schiavo la fece immediatamente entrare, in
altri casi
avrebbe risposto: - vedo se è libero -, ma quella padrona le
sembrava
particolarmente suscettibile e non se la sentì di contraddirla.
Mentre lo
schiavo le faceva strada Zuna disse a Saa: - aspetta qui e non ti
muovere. -
Saa sapeva che Zuna non poteva venderla, ma era egualmente
terrorizzata, la sua
era una situazione molto difficile, se Koss avesse conosciuto il suo
segreto
non poteva immaginare quanto male avrebbe reagito. Mentre il suo
cervello era
alla ricerca della soluzione migliore, o meglio del male minore lo
schiavo
l'invitò ad entrare. Il samor era un vecchio conoscente di Zuna
che si
apprestava volentieri a tenerle bordone nella commedia che lei voleva
inscenare, ma questo Saa non lo sapeva. Allarmata ed impaurita, le
gambe tremanti
la schiava entrò nell'ufficio del samor. - Allora samor, cosa ne
pensi di
questa schiava - disse Zuna indicando Saa. Il samor era un uomo grasso
di
mezz'età che sprofondato nella sua comoda poltrona
sollevò tranquillamente gli
occhi cisposi sulla bella schiava e non poté trattenere un
grugnito di
soddisfazione. - Incantevole ed elegante karsna. Certamente se la
vorrai
vendere spunterai un bel prezzo, ma per dirti quanto vale precisamente
la devo
vedere meglio. - Saa era immobile e pietrificata nel mezzo della grande
stanza.
- Avvicinati - le ordinò Zuna, e poi - spogliati. - Era un
ordine che aveva
ricevuto ormai centinaia di volte, ma che in quella situazione Saa non
se la
sentiva di eseguire. Zuna la minacciò e non ottenendo effetto la
colpì con il frustino
sulle tette brutalmente. Saa si affrettò ad obbedirle. Mentre la
schiava si
denudava il samor si alzò dalla poltrona e le girò
intorno esaminando quelle
nudità perfette, passò il dorso della mano sulla pelle
serica e leggermente
abbronzata della schiava che a quel contatto tremò
violentemente, poi le prese
il viso in mano e con un dito le forzò le labbra. Saa voleva
morire, il seno
affannato su cui erano disegnati due bei lividi blue ansava libero e
malizioso,
la schiava chiuse gli occhi da cui scesero calde lacrime e
lasciò che quel dito
grassoccio e grossolano la penetrasse. Mai un uomo, da quando era
schiava di
Koss l'aveva trattata così, solo donne e solo le amanti del suo
padrone, per
tutti gli altri lei era stata inviolabile. Il dito percorse le labbra,
la tastò
sulla lingua ed il samor osservò attentamente i denti della
schiava. Saa
piangeva ed arrossì nuovamente, ma non osò ritrarsi,
sapeva che Zuna
gliel'avrebbe fatta pagare cara. Quindi il samor andò di nuovo a
sedersi in
poltrona. - Non è più molto giovane, ma è davvero
notevole. Non mi sembra però
molto educata, si ritrae alle carezze del padrone. -
- Non cercare di fregarmi samor. Sai bene che questa è una
schiava
"eccellente", viene dalla celebre scuola di Kira ed è stata
prima
kalsna del Dravor nel primo concorso che si tenne quasi dieci anni fa.
Si
ritrae perché una schiava come lei si può concedere solo
su ordine del suo
padrone. -
- Già - esclamò il samor, - mi sembrava di averla
già vista. Bhe se è così
varrà almeno quattromila tel. -
- Ne vale molti di più ed ora te lo faccio vedere. -
Zuna diede l'ordine alla schiava di assumere la posizione Jia e Saa
ormai
soggiogata l'accontentò prontamente, non osava più
discutere gli ordini della
padrona, gliene sarebbero venute solo frustate. Saa si sdraiò
sul parquet e poi
tirò le gambe verso di sé trattenendole con le braccia,
fino a quando i piedi
non le arrivarono dietro le spalle, lasciando oscenamente esposti sul
davanti
culo e fica. La fica ben disegnata appariva imbronciata ed aperta, i
riccioli
colore dell'oro l'incorniciavano lubricamente. Era una posizione che
richiedeva
grande elasticità in tutti gli arti del corpo, Saa a trentasette
anni
l'assumeva senza alcuna difficoltà.
- Davvero notevole - mormorò il samor che era sinceramente
ammirato. - Devo
dire che se la mando sul palco all’asta delle schiave e
le ordinò di eseguire un po' di questi
numeri magari spunto anche cinquemila tel. -
Saa stava per svenire, il solo pensiero di essere venduta la gettava
nel
peggiore sconforto, quello di essere venduta ad un'asta pubblica in cui
di
solito si raccoglieva la peggiore marmaglia del Dravor, era la peggiore
delle
umiliazioni possibili. Decise che avrebbe ceduto a Zuna.
- Padrona - la prego, - farò quello che volete. -
Zuna mascherò il piacere che quella notizia le dava, ma non era
intenzionata
ancora ad accogliere la resa della schiava, si rivolse di nuovo al
samor.
- Chi la potrebbe acquistare? -
- Visto il suo valore potrebbe essere acquistata da un ricco padrone o
da una
ricca padrona come schiava personale. In questo caso non farebbe una
vita molto
differente di quella di adesso. Poi dipende anche da chi capita, ci
sono
padroni che si accontentano che una bella schiava le riscaldi il letto
ed
altri, soprattutto padrone che le fanno trottare tutto il giorno e che
in
particolari casi risultano essere anche molto sadiche. -
- Oppure - insistette Zuna.
Il samor si passò la mano pensieroso sul mento. - Potrebbe
essere acquistata
anche da un bordello, ve ne sono di molti raffinati che affittano le
kalsna a
uomini o donne che possono spendere per una o più giornate. Ho
sentito dire che
chiedono anche più di cento tel al giorno, la paga di un mese
dei nostri
impiegati. Una schiava come questa li potrebbe meritare. In poco
più di un anno
il padrone, considerato anche il suo costo di mantenimento, si
ripagherebbe
l'investimento ... -
Saa era arrossita come un peperone, ora non vedeva l'ora di venir fuori
da
quella storia, sapeva che Zuna non poteva fare niente di tutto
ciò, ma non
sapeva cosa sarebbe successo se avesse parlato con Koss. - Padrona, per
favore.
-
Zuna sentì che ormai la teneva in pugno.
- Zitta schiava, parlerai in carrozza, sulla via di casa e quando te ne
darò il
permesso. Ed ora rivestiti, smettila di dare spettacolo. -
L'accordo che padrona e schiava raggiunsero fu molto semplice. Saa
raccontò
molto della sua vita a Zuna e le giurò fedeltà, ottenne
in cambio che Zuna non
avrebbe raccontato la verità a Koss, ma Saa sapeva che non
poteva mai fidarsi
completamente di quella donna e le pesava enormemente il fatto di
essere
ricattabile. Lei era fedele al suo padrone e basta, con Koss aveva un
rapporto
speciale, doveva pensare a come tirarsi fuori. Intanto aveva abbozzato
ed aveva
raccontato a Zuna solo quello che la padrona già sapeva, e ora
che aveva
ripreso un certo controllo di se stessa si sentiva più sicura
anche se sempre
estremamente preoccupata. Zuna era invece estremamente soddisfatta, Saa
aveva
un figlio di diciannove anni, che era un dravoriano e non uno schiavo
come
doveva essere, era appena diventato un kars come lei, e suo padre era
Koss,
entrambi neanche lo sapevano. Nel Dravor generalmente si iniziava a
lavorare a
sedici anni, la stessa età in cui si entrava nell'esercito o
nella guardia
imperiale.
Il figlio di Saa era stato concepito prima della nascita del Dravor.
Koss non
seppe mai di aver avuto un figlio da Saa perché erano momenti
molto difficili e
per un periodo abbastanza lungo Saa fu abbandonata presso una fattoria
isolata
in cui viveva una coppia di amici di Kira che non potendo avere figli
volentieri e facilmente convinsero Saa a lasciare loro il suo, la donna
con cui
Saa si era incontrata era la madre adottiva. Ai due amici di Kira
bastò dire
alla giovane schiava: - se rimane con te sarà anche lui uno
schiavo, con noi
invece sarà padrone della sua vita. -
Durante le ultime battute del racconto Zuna aveva afferrato la schiava
per i
corti capelli e l'aveva costretta tirandole la testa indietro a
guardarla in
viso.
- Continua a raccontare - le aveva ordinato. E mentre Saa continuava il
suo
racconto Zuna dopo averle tirato giù le mutande la
penetrò tra le gambe. Saa
inghiottì amaro, ma non smise di narrare. La schiava era
asciutta, ma Zuna
sapeva come manovrarla, le dita lunghe e nervose presero possesso della
fichetta
della schiava e s'insinuarono nella vagina, nello stesso tempo
sollecitava con
il pollice sul clitoride.
Saa sconfitta ed avvilita si
bagnò, verso la fine del racconto ebbe un piccolo e doloroso
orgasmo.
Con l'avvento del Dravor, ma era una convenzione già diffusa, si
affermò il
principio che i rapporti sessuali tra schiavi e padroni non dovessero
portare a
generare figli e che comunque i figli delle schiave sarebbero diventati
schiavi
e se si fosse dimostrato che una padrona aveva concepito un figlio con
uno
schiavo il figlio avrebbe subito uguale sorte. Con il Dravor si
arrivò anche ad
affermare che i dravoriani coinvolti in quelle generazioni illecite
avrebbero
dovuto pagare una forte multa. In verità la legge non scritta
prevedeva di
peggio, il dravoriano che fosse incappato in un errore simile avrebbe
subito
l'ostracismo della comunità e non sarebbe mai più potuto
arrivare a ricoprire
cariche importanti. Ora che Zuna aveva scoperto quel terribile segreto
era
doppiamente contenta, teneva anche Koss in pugno, oltre che la sua
bella
schiava. Il primo ordine che Zuna ricevette fu il seguente: - devi
aiutarmi a
tenere in piedi la relazione con il mio amante, lui si fida di te e
quindi puoi
fare molto. Per ora mi basta questo e può anche darsi che non ti
chiederò
null'altro. - Era l'esatto contrario di quello che Saa aveva fatto fino
a quel
momento, Saa non poté che dire di sì.
Il giochino di Koss
Koss era fortemente legato a Saa per diversi motivi, uno di questi era
la sua
capacità di soddisfarlo con devozione in ogni sua depravazione.
Koss molto
tempo prima, durante la guerra per bande, aveva conosciuto uno stregone
africano che possedeva notevoli poteri paranormali. Erano diventati
amici ed
erano rimasti vicini più di un anno durante il quale lo stregone
aveva
insegnato a Koss come utilizzare molti dei suoi poteri. Koss
imparò ad
ipnotizzare gli uomini ed a far fare loro molte cose, imparò in
qualche modo a
parlare loro per via telepatica ed a leggere nella loro mente. Non
divenne mai
bravo come lo stregone, riusciva ad utilizzare questi poteri molto
superficialmente e quasi sempre solo con soggetti che volevano
collaborare o
che non erano in grado di resistergli perché dotati di scarsa
intelligenza o
personalità. Saa invece era molto intelligente ed aveva anche
una personalità
non comune, solo che non le dispiaceva compiacere il suo padrone e per
di più a
sua volta era in grado di comunicare per via telepatica con il suo
padrone ed a
sondarne i pensieri. Sia Koss che Saa utilizzavano questi poteri
raramente su
altre persone, ma spesso con risultati non eccezionali. Entrambi
avevano
cercato di sondare Zuna, ma senza alcun risultato. Koss giocava spesso
a quel
modo con Saa, il più delle volte erano giochi erotici. La
schiava si denudava e
si poneva in piedi, bendata, al centro di una camera buia, in cui solo
lei era
illuminata da diverse candelabri, mentre Koss di solito si sdraiava
nella
penombra in una comoda poltrona. Quella sera Zuna era di turno e Koss
stava
giocando con Saa. Il corpo della schiava era stato reso lucido da oli
profumati
e brillava sotto le luci dei candelabri. Koss si distese e cercò
il contatto
mentale con la sua schiava. Sentì che Saa era tesa, aveva visto
che quando era
rientrata con Zuna, più tardi di quanto previsto, la schiava era
contrariata,
ma Saa non sopportava Zuna e Koss pensò che fosse dovuto solo a
quello. Cercò
di capire di più, ma la mente di Saa non le permetteva di andare
oltre ed era
inutile insistere. Koss sapeva quasi tutto della sua schiava, aveva
scoperto
che l'amava e si era commosso, anche lei aveva scoperto che a modo suo
Koss
l'amava senza che l'avesse mai ammesso neanche a se stesso, ma entrambi
avevano
molti segreti impenetrabili, e Saa custodiva più segreti di
quanti ne avesse il
suo padrone nei suoi confronti. Anche se la parola amore nel Dravor non
esisteva più, soprattutto tra padrone e schiava, era difficile
definire in modo
diverso il rapporto tra Koss e Saa. Koss ordinò telepaticamente
a Saa di
mettersi carponi con il culo rivolto verso di lui. La schiava dopo la
schermaglia iniziale recepì il comando e si distese, la giornata
era stata
molto difficile, ma ora Saa si abbandonava con piacere ai comandi del
suo
padrone. Saa obbedendo al desiderio di Koss ondeggiava il culo rivolto
verso
Koss che si era slacciato la vestaglia e si accarezzava la verga tesa.
Saa
sentiva il desiderio del suo padrone che cresceva e mugolava come se
quella
verga che neanche poteva vedere fosse dentro di lei. La passera era
bagnata e i
peli dorati ed inumiditi della fica luccicavano sotto i riflessi della
luce che
i candelabri spandevano generosamente sul suo corpo al centro della
scena, le
tette ondeggiavano nel vuoto tese e gonfie tanto da farle male. Saa
desiderava
che il suo padrone gliele prendesse in mano e le strizzasse. Koss
capì e fece
qualcosa. Saa obbedendo ancora al muto ordine di Koss si mise in
ginocchio e si
girò verso di lui. La schiava si prese le tette in mano ed
inizio ad
accarezzarle freneticamente, Koss l'incitava ad essere più
veloce e lei
obbediva immediatamente, poi Koss le trasmise il desiderio di vedere
quel bel
seno leccato. Allora la schiava con le mani a coppa sollevò le
tette verso la
sua bocca e si protese in giù sbaciucchiandole. Poi come le
venne ordinato
mordicchiò i capezzoli eretti mandando il suo padrone in
visibilio. Infine Koss
le ordinò di raggiungerlo. Saa senza poterlo vedere si
avvicinò a Koss e quando
lo trovò s'impalo sulla verga del padrone. Poi senza fretta
iniziò un su e giù
insuperabile.
Koss era soddisfatto, ma ora che aveva ristabilito il contatto fisico
sentì la
necessità di parlarle.
- Cos'hai schiava? -
- Niente padrone. Perché mi fate questa domanda? - Saa mentre
parlava non
smetteva di muoversi sulla verga adorata e nello stesso tempo con il
palmo
delle mani esplorava il petto del suo padrone.
- All'inizio mi sembravi distratta. Ho fatto fatica a mettermi in
contatto con
te. Forse che Zuna ti ha dato fastidio? - Koss le aveva levato la benda
ed ora
la guardava negli occhi.
- No padrone. Niente che non fosse nel suo diritto. Sono solo molto
stanca, ma
con la padrona iniziamo ad intenderci. -
Koss lo sperava, ma non ne era convinto e telepaticamente non era in
grado di
verificarlo, Saa sapeva persino ingannarlo e quindi si rassegnò
frustrato. Non
era in grado di esercitare quei poteri quando gli servivano veramente,
c'era
riuscito solo qualche volta. Qualche volta era riuscito a carpire anche
informazioni importanti per la sua carriera politica, ma erano
eccezioni. Saa
sentì fisicamente che il padrone era contratto, si chinò
su di lui e lo baciò
sulla bocca. Non lo faceva spesso, lui non lo desiderava sempre,
riteneva che
fosse un segno di debolezza, ma quella volta accolse il bacio con
favore e
ricambiò con desiderio. Saa si dissetò e
s'illanguidì trasmettendo quel piacere
a Koss che qualche attimo dopo venne, ma continuò a pompare la
sua schiava fino
a farla godere. Saa fu deliziata da tanta generosità e
godendo sussurrò
la sua riconoscenza. - Grazie padrone, sono vostra e lo sono con tutto
il
cuore. - Poi si abbandonò nelle braccia dell'uomo che nonostante
tutto amava.
Saa era rannicchiata tra le braccia del suo padrone che la cullava come
una
bambina, allora lui ritornò alla carica: - perché non mi
dici cos'è che ti
preoccupa? -
Saa rispose: - padrone avete mai avuto motivo di diffidare di me? -
- No, ma voglio sapere perché sei preoccupata. -
Per risposta Saa fece un'altra domanda. - Padrone, mi venderete mai? -
- Come ti salta in mente di dire queste assurdità? - Koss
iniziava a
spazientirsi e Saa sapeva che doveva inventare una storia, cercò
di dire solo
una parte della verità. - La padrona mi ha visto mentre uscivo
dalla
gioielleria e mi ha chiesto per chi era la spilla che avevo comprato.
Ha
minacciato di vendermi se non glielo dicevo. -
- Ah la gelosia! - esclamò e sospirò Koss, poi aggiunse -
sei la mia schiava,
non ti venderò mai. Penso che la mia fortuna dipenda anche da
te. -
Saa sapeva che per Koss quello era la massima manifestazione d'amore
che era in
grado di dichiarare, per fargli capire la sua gratitudine
l'abbracciò più
stretto. Lui si sollevò in piedi tenendola tra le braccia e se
la portò a
letto.
Kira
Il viaggio fu lungo, ma divertente, viaggiarono su una comoda carrozza
a sei
posti, e sostarono in locande confortevoli, dove si mangiava bene e si
dormiva
meglio. Erano solo in tre: Koss, Zuna e Saa. Una scorta a cavallo di
otto
uomini protesse il Mirv per tutto il viaggio e quattro giorni dopo
arrivarono
nelle terre di Koss. Koss notò che in effetti i rapporti tra
Zuna e Saa erano
migliorati, la sua amante non la prendeva più di mira
ingiustificatamente, ma
la gelosia la portava sempre ad essere molto severa nei confronti della
schiava. Il primo giorno Koss cavalcò a lungo per le sua
sconfinate terre, Saa
era sempre con lui e visitarono i villaggi degli schiavi e quelli dei
guardiani, il capo era un nero enorme e molto fedele a Koss, mentre
l'amministratore era uno schiavo capace di dirigere imprese anche
più
complesse, era quello che aveva fatto con successo prima della nascita
del
Dravor. In quelle migliaia di ettari Koss faceva coltivare quello che
serviva a
lui, ma soprattutto ai suoi diecimila schiavi e ai suoi guardiani ed
operai
specializzati che con le rispettive famiglie arrivavano ad un migliaio
di
persone. Koss trattava bene i suoi schiavi e naturalmente pagava
altrettanto
bene i suoi dipendenti. Nel suo vastissimo feudo aveva anche una
piccola
clinica gestita nominalmente da un medico dravoriano, ma nella sostanza
da due
schiavi, medici pure loro e da tre schiave nel ruolo di infermiere.
Dopodiché
rimaneva ben poco da portare ai mercati in città, non era quindi
nell'agricoltura che risiedeva la ricchezza di Koss, ma nel legname e
nella
miniera di ferro. Koss possedeva una delle foreste private, di legno
pregiato,
più grandi del Dravor, aveva imposto metodi severi e precisi per
abbattere gli
alberi, uno ogni cinque e quello abbattuto doveva essere ripiantato
immediatamente. La miniera fruttava anch'essa bene, ma mai quanto il
legname.
Ferro e legname finivano nei più disparati laboratori
artigianali del Dravor.
Saa accolse male la notizia di andare da Kira, ma non poteva discutere
gli
ordini del suo padrone e d'altra parte l'alternativa che aveva era
quella di
rimanere sola con Zuna, anche questa non era allettante. Quindi
montò a cavallo
e seguì Koss, dopo un'ora entrarono nel parco dove sorgeva la
villa di Kira,
poche miglia fuori di Valsa capitale dello Stravor dei Grandi Laghi.
Saa non
vedeva Kira da diversi anni e quando l'incontrò nel parco della
splendida villa
in cui viveva, distesa al sole e vicino alla piscina si irrigidì
preoccupata.
La padrona sempre bella e seminuda accolse Koss con calore, lo
baciò
appassionatamente sulle labbra e quasi lo spogliò lì,
davanti alle sue numerose
amiche e serve. Kira era una donna focosa, alta e formosa lo era sempre
stata,
con gli anni il suo corpo era diventato più morbido e cedevole,
ma era sempre
più appetitoso a cominciare dalle gambe lunghe e tornite e dal
culo ampio e
morbido. Aveva gli stessi anni del suo ex amante, i capelli corvini e
lisci li
portava lunghi fino alle spalle, la pelle era chiara e lucente, gli
occhi neri,
la bocca sensuale. Non era una guerriera, quando si combatteva si era
fatta
valere come una tenace e paziente organizzatrice, già all'epoca
si occupava di
rifornire l'esercito di Koss di tutto quello che poteva servirgli e lo
faceva
molto bene. Koss si dovette dar da fare per calmare i suoi bollenti
spiriti,
poi Kira come se se ne fosse accorta in quel momento vide Saa, la
squadrò, ma
poi si rivolse a Koss: - come va la nostra piccola schiava? -
Saa non poté trattenere il tic alla guancia, era una donna
matura e quella
stronza continuava a chiamarla, come vent'anni prima, la sua piccola
schiava,
ma intanto si era disposta nella posizione di attesa che una schiava
deve
assumere in presenza dei padroni quando si aspetta un ordine. Posizione
che
proprio Kira le aveva insegnato venti anni prima. La posizione
prevedeva che la
schiava tenesse le gambe leggermente allargate, in verità una
schiava non
poteva mai tenere le gambe completamente chiuse e neanche accavallarle,
e le
braccia distese lungo i fianchi, il corpo doveva stare diritto, ma
rilassato.
Era una delle tante posizioni che Kira aveva studiato per le schiave e
gli
schiavi di ogni genere, poi ne aveva studiato tante altre, in
particolare per
le kalsna ovvero le schiave di piacere. La prima a cui le aveva imposte
era
stata proprio Saa, poi le aveva codificate e descritte in un saggio che
era
diventato il galateo di ogni schiavo e che ogni padrone si era preso la
briga
di far rispettare. C'erano posizioni comuni ad uomini e donne come
quella
descritta, poi ve ne erano di specifiche per ogni sesso e per ogni tipo
di
schiavo. Saa cercava di apparire rilassata, ma in verità era
molto preoccupata
e tesa, era stata una donna libera e anche dopo molti anni di
schiavitù,
rimanere lì, in attesa bovina di fronte a tutte quelle donne
libere ed al suo
padrone le risultava estremamente umiliante. Kira aveva ripreso a
parlare con
Koss. - Cosa ti porta da me mio Mirv? -
- Il piacere di incontrarti ed il dovere d'ufficio - rispose allo
stesso tempo
scherzosamente e solenne Koss.
Tutte le amiche di Kira si erano fatte avanti per essere presentate,
c'erano
belle donne nere e bianche, c'era anche qualche gialla ed alcune
multicolori.
Erano in tutto una dozzina, tutte discinte, stavano prendendo il sole
di lato
alla piscina filtrato dalle grandi palme del parco, le serve
indossavano dei
pareo trasparenti, la maggior parte erano nude dalla vita in su, erano
tutte
giovani ed avvenenti ed anche loro di tutte le razze, solo il collare
ed il
piccolo marchio di un'insignificante "S" nell'interno della coscia
destra le differenziava dalle altre donne che ora stavano per essere
presentate
all'importante personaggio. Finite le presentazioni Kira condusse
l'ospite in
casa, accomiatandosi dalle amiche disse: - i doveri di ufficio non vi
possono
interessare ed il piacere d'incontrare il mio amico Koss lo voglio
tutto per
me. Spettegolate quanto vi pare e divertitevi. -
Le amiche sorrisero invidiose.
Kira aveva avuto ed aveva tuttora un ruolo importante nel Dravor. Era
stata lei
a fornire la gran parte dei codici di comportamento tra schiavi e
padroni. Lo
studio delle posizioni era stato solo una parte del problema che aveva
affrontato. Quando le bande si erano riunite per fondare il Dravor
c'erano usi
e costumi molto differenti. C'erano padroni che trattavano gli schiavi
come
bestie ed altri anche troppo tolleranti, c'erano violenze gratuite e
schiavi
che non stavano al loro posto. C'erano padroni che conducevano le
loro
schiave e talvolta i loro schiavi nudi per la città e che
abusavano di loro
anche per strada. Kira fu incaricata dal Dravor di mettere ordine nella
materia. I padroni potevano punire gli schiavi, ma non li potevano
maltrattare,
le punizioni più gravi spettavano ai tribunali. I padroni
potevano godersi le
loro schiave ed i loro schiavi e concederli a chi faceva loro piacere,
ma non
in pubblico, solo dentro le loro proprietà o nei bordelli. Gli
schiavi quando
giravano per il paese dovevano avere le parti intime coperte, il seno
non venne
considerato una parte intima, ma l'abbigliamento più comune di
una schiava era
una tunica che la ricopriva dalle spalle alle gambe, gli uomini sotto
la tunica
portavano generalmente i pantaloni. In casa propria un padrone poteva,
se lo
voleva, tenere gli schiavi nudi. Gli schiavi potevano inoltre essere
denudati
nei luoghi in cui venivano venduti, un padrone aveva il diritto di
esaminare la
merce in tutti i suoi dettagli. I minori vennero tutelati dalle
violenze di
ogni genere. I padroni se non volevano perdere gli schiavi dovevano
farsi
carico dei loro bisogni: la salute, il vitto e l'alloggio. Molti
padroni
incapaci di far fronte a queste responsabilità perdettero
così i loro schiavi.
Quella di Kira era una bella casa coloniale che lei stessa aveva
restaurato
completamente senza badare a spese, pagava il Dravor visto che era una
delle
sue più importanti rappresentanti. Saa aveva seguito i padroni
in casa. E
mentre i padroni si mettevano comodi su un divano lei, ad un cenno di
Koss,
assumeva la posizione di riposo, la gamba sinistra leggermente in
avanti, le
mani unite dietro la schiena, il corpo immobile, ma non rigido. Gli
ordini
riguardanti le posizioni potevano essere dati agli schiavi verbalmente
oppure
con un gesto, per quello che riguardava il riposo al padrone bastava
allungare
la mano in direzione della schiava con il palmo aperto rivolto in alto.
- Allora - iniziò Kira, - prima il dovere e poi il piacere. -
Sorrise,
mostrando denti bellissimi e continuò. - Quali sono i tuoi
ordini? -
- Ti confermo nella carica di Dravna, ma ho bisogno di te per un
progetto più
ambizioso. Bisogna censire tutti gli schiavi, assegnarli al legittimo
padrone e
creare un'anagrafe, in cui verranno registrate le legittime
proprietà e le
compravendite. Bisognerà creare un'anagrafe anche per i
dravoriani, ma in
questo caso sarà più facile, saranno loro ad andare a
registrarsi nella città
più vicina, ma gli schiavi invece bisognerà andare a
trovarli presso i loro
padroni registrarli ed assegnare loro un documento che tra le altre
cose dica
anche di chi sono. Ho pensato a te per questo lavoro. Che ne dici? -
Kira fece squillare un campanello ed una negretta molto giovane e tutta
nuda,
tranne che per un minuscolo tanga, che a malapena le copriva il pube si
precipitò nello studio della Dravna inchinandosi di fronte ai
padroni. - Porta
una bevanda fredda. Subito. -
- Sì padrona. -
Poi Kira si rivolse a Koss, ma prima fece segno a Saa, a cui ancora non
aveva
rivolto la parola, di mettersi nella posizione kola. Saa lanciò
un'occhiata al
suo padrone, ma questi non contraddisse l'amica e quindi Saa
s'inginocchiò di
fronte a Kira, allargando leggermente le ginocchia e portando le mani
dietro la
nuca. - Molto interessante e davvero ambizioso. Ti ringrazio per la
fiducia,
penso proprio che sia un lavoro da fare, ci sono già dei
contenziosi, schiavi
reclamati da più padroni e soprattutto belle schiave.
Quest'iniziativa dovrebbe
sistemare tutto. - Dicendo questo Kira aveva accarezzato Saa su una
gota.
Intanto la negretta era ritornata portando due tè freddi e
deliziosi che i
padroni sorseggiarono placidamente.
kira cambiò discorso. Palpando il seno di Saa disse: - anche io
e te abbiamo un
contenzioso su questa piccola schiava. Io l'ho addestrata, io le ho
insegnato
tutto e tu te la sei presa. -
- Certo, perché è mia. -
Saa indossava uno scollato vestito celeste, era moto elegante, ma come
a suo
tempo Kira le aveva insegnato poteva indossare solo vestiti che la
rendevano
facilmente accessibile, quello lo era, il seno era facilmente
raggiungibile
dalla scollatura e la vulva da sotto dato che il vestito era molto
corto.
- Scherzavo caro. Lo sai e so che ci tieni a questa schiava, hai
cambiato tante
compagne, ma la schiava te la sei sempre tenuta e non l'hai mai
concessa a
nessun altro uomo, solo alle tue compagne. -
- E' così, sono geloso di lei. -
Saa ascoltando il suo padrone si sentì sciogliere proprio nel
momento in cui
Kira abbassandole le mutande l'accarezzava sulla vulva. - La piccola si
bagna
appena ti sente. -
Koss sorrise. - Mi ama, anche se non l'ammetterà mai. -
- Sì, è orgogliosa - ammise Kira, poi riprese il discorso
principale.- Ci sono
circa cinque milioni di schiavi nel Dravor, quasi tutti vivono nelle
campagne,
sarà un lavoro lungo e difficile. Su cosa posso contare? -
- Tutte le risorse amministrative sono a tua disposizione, ma quelli
che
andranno in giro a fare il vero e proprio censimento dovrai assumerli
tu. Ti
metterò a disposizione un ufficio in ogni Stravor. -
- Ho un altro progetto. - Kira cambiò di nuovo discorso.
- Sentiamo. -
- Le regole che tutelano gli schiavi sono ancora troppo deboli. Ci
vuole una
legge che li tuteli maggiormente e poi c'è il problema degli
schiavi che
guadagnano, è una materia che va disciplinata meglio, sai che io
sono favorevole
a tutto ciò, ma sai anche che ci sono parecchi dravoriani che
guadagnano molto
meno di alcuni schiavi. Fino a quando questo era un fenomeno limitato
andava
bene, ma ora si sta allargando e può crearci molti problemi. Si
inizia a
pensare che uno schiavo avendo guadagnato abbastanza possa riscattarsi.
Questo
non è ammissibile. - Kira parlava continuando a tastare Saa che
da brava si
offriva, dopo le parole del suo padrone si era anche rilassata e si
poteva
godere le carezze di Kira, che sicuramente era più brava di
Zuna.
Koss guardò Kira ed assentì, poi disse: - Vero, ma non
fare niente senza il mio
consenso, prepara la legge e dalla a me. Vedrò io, se, come e
quando portarla
avanti. -
- D'accordo. Penso che abbiamo esaurito tutti gli argomenti relativi al
dovere.
-
- Non ancora. Dimmi di nostro figlio. - Nel Dravor non ci si sposava,
di norma
le coppie vivevano insieme, ma esistevano anche uomini che vivevano con
più
donne e viceversa, i figli venivano riconosciuti da entrambi i genitori
e se
questi non vivevano insieme o si separavano, a meno di accordi
differenti,
andavano con la madre era quello che era successo al loro figlio Leao,
quando
si erano separati Leao era rimasto con la madre. Kira abbandonò
Saa e rivolse
la sua attenzione a Koss, quel discorso non veniva ripreso da tanto
tempo.
- Ormai da due anni vive a Kuanta. Tu ne dovresti sapere più di
me - rispose
ironica Kira.
- Anche se vive a Kuanta è con te che si confida, anzi so che
avete affari in
comune. -
- In parte è vero. Alcune delle mie migliori kalsna lavorano
presso di lui,
sono rimaste di mia proprietà ed io ne prendo una parte degli
utili. Quelle
schiave sono un esempio del discorso che facevamo prima. Prendono una
percentuale dal loro lavoro che spesso le porta a guadagnare duemila
tel
all'anno. Il doppio di un cens. Si pone anche il problema di cosa una
schiava
possa fare con tutti quei soldi. D'altra parte se non le pagassimo, con
almeno
il 10% dei guadagni che ci procurano, non risulterebbero così
professionali. -
Mentre parlava Kira aveva abbandonato Saa e si era avvicinata a Koss. I
due
vecchi amanti non avevano mai sopito le vecchie passioni e la vicinanza
le
aveva riaccese. Koss e Kira si scrollarono di dosso la malinconia dando
luogo
ad un appassionato revival.
Quando finirono Kira fece la sua richiesta. - Domani sera presso la
scuola
vendo due kalsna di classe eccellente, ci saranno i personaggi
più importanti
dello Stravor perché non vieni con Zuna a vedere? Se mi lasci la
piccola, se
vieni te la puoi riprendere domani, altrimenti te la rimando tra
qualche
giorno. -
Koss non se la sentì di opporre un rifiuto anche se guardando la
sua schiava
lesse la sua preoccupazione.
- Va bene, ma sai quali sono le mie regole, solo tu la puoi toccare. -
- Certo. Vuoi che disobbedisca al mio Mirv. -
Kira e Koss erano stati insieme per più di tre ore, ma non era
passato un
minuto che Koss era andato via che le amiche più intime di Kira:
Kama, Roia e
Bixa erano già nel suo studio, le altre erano andate via.
- Ragazze mie il Mirv è sempre un amante favoloso. -
Kama era anch'ella una quarantenne bruna e formosa che come se nulla
fosse
allungò una mano verso Saa, che non protestò, ma si
irrigidì diventando di
marmo e cercando di richiamare l'attenzione di Kira. - Questa è
la sua schiava
personale? E' molto bella, ma non educata. - Commentò la bruna.
- E' la schiava migliore che conosca e l'ho educata io. E' una schiava
eccellente. Le schiave come lei, attualmente ve ne sono solo una
ventina nel
Dravor, non allargano le gambe come una puttana in calore di fronte
alla prima
padrona che allunga una mano. Rifiutandoti ha difeso l'onore del suo
padrone ed
il suo orgoglio di schiava eccellente. Queste schiave sono tali non
solo perché
sono belle e ben addestrate, ma anche perché hanno carattere e
temperamento.
Schiave come questa hanno bisogno di padroni all'altezza della
situazione, un
padrone qualsiasi non riuscirebbe a dominarla se non con la frusta
finendo con
il rovinarla, è per questo che mi occupo di venderle
personalmente, domani ne
vendo due, puoi venire a vedere. - Kira terminò la sua lezione
alzando la voce.
- Lasciala perdere, solo io la posso toccare. Questi sono gli ordini
del Mirv.
-
- Che peccato - cinguettò Bixa, una rossa molto giovane e
svampita, - sarebbe
stato eccitante potersi godere la schiava del Mirv, possiamo venire
anche noi
domani? -
- Venite pure - sospirò rassegnata Kira, poi diede loro il
contentino che si
aspettavano.
- Bhe se non la potete toccare, non è detto che non ve la possa
mostrare
all'opera. Così vi renderete conto di quanto sia brava. -
- Maledetta - pensò Saa cercando di trattenere il tic alla
guancia che
inevitabilmente invece produsse quella smorfia caratteristica quando
subiva una
forte umiliazione. Era l'unico segno di ribellione, per altro
indipendente
dalla volontà della schiava, che Kira non era riuscita a domare
in Saa, alla
fine Kira ci rinunciò anche perché attraverso quel
segnale capiva quando Saa
era stata colpita. Sorrise soddisfatta pensando che ancora dopo tanti
anni
riusciva comunque a portarla sull'orlo della disperazione.
I padroni e le padrone nella maggior parte dei casi impartivano ordini
con dei
segni, quello che Saa ricevette le diceva che doveva spogliarsi.
Saa scostò le bretelle del vestito e lo lasciò scivolare
lungo il corpo dorato.
La schiava teneva il capo ritto, ma non guardava nessuno in
particolare, con
naturale eleganza sciolse il reggiseno e le sue belle tette apparvero
nel suo
splendore, tese e sode. Infine con disinvoltura si liberò delle
mutandine, fine
ed eleganti almeno quanto quelle delle Signore lì presenti.
Tanto che Roia, una
nera alta e florida, ma meno giunonica di Kama commentò: - Il
Mirv la tratta
proprio bene questa schiava. - In verità Koss spendeva davvero
un sacco di
soldi per la sua schiava personale. - Sì - rispose Kira, - ha un
debole per
lei, vedete come è perfettamente truccata anche nelle parti
intime, depilata e
profumata, la pelle liscia e curata. Ma ora zitte e gustatevi lo
spettacolo. -
Il primo segno comandò a Saa di assumere la posizione della
rana. Saa arrossì e
non poté evitarlo, poi s'inginocchiò e si distese sui
gomiti, portando la testa
quasi a toccare il pavimento, ma con il capo rivolto a destra e
lanciando il
culo in alto senza però sollevarsi sulle cosce. Kira girò
intorno alla schiava
per controllare e presto sorrise soddisfatta del risultato ottenuto. -
Perfetta. Vedete come tiene le ginocchia allargate e leggermente
rivolte
all'esterno, mentre i piedi convergono senza però toccarsi
all'interno. E
guardate come sono ben visibili ed offerti il buco del culo e la fica.
Come la
schiena è inarcata e come il deretano è teso. E'
già pronta per essere scopata.
-
Kira fece assumere alla schiava in rapida successione le posizioni
della pecora
e del pony, nella prima la schiava sollevava il culo in alto innalzando
le
cosce rispetto alla posizione della rana; e nella seconda distendeva le
braccia
e portava il viso a guardare in avanti. Le ginocchia rimanevano sempre
leggermente divaricate, la schiava era sempre in ginocchio. Mentre Saa
assumeva
via via le posizioni imposte, Kira ne decantava le qualità, si
spogliava e si
muniva di un fallo artificiale che si legava alla vita. Kira aveva un
corpo
statuario, il seno grande ed un culo impareggiabile, alto, bello duro
con i
glutei perfettamente rotondi. Terminata l'operazione si sedette a
cavalcioni
sul dorso di Saa che prontamente si irrigidì, per sostenerne il
peso, nella
posizione del pony. Kira poggiò il culo sulla schiena della
schiava che sebbene
fosse nel confronto con la padrona molto più esile la reggeva
senza difficoltà.
Kira l'accarezzò sulla schiena continuando a commentare le
virtù di Saa,
mettendo tra queste anche la forza e l'agilità. Una schiava
eccellente, una
buona kalsna non può essere una pappa molla, il carattere deve
sempre essere
accompagnato da un certo vigore fisico. Kira stava strusciando la vulva
sulle
spalle della schiava e godeva nell'avere a disposizione la sua piccola
schiava.
Kira si rialzò, ma solo per immediatamente inginocchiarsi dietro
Saa. La tastò
sul culo che tremò sotto il tocco della padrona e poi scese
verso la fica che
aprì trovandola umida e pronta. Ritirò il dito bagnato
che mostrò alle amiche
che risero soddisfatte mentre Saa umiliata arrossiva e teneva gli occhi
bassi.
Infine Kira tenne ferma Saa per i fianchi ed infilzò la schiava
che malgrado
tutto godeva di essere di nuovo alla mercé della vecchia
padrona. L'educazione
che le era stata inculcata la portava in ogni situazione ad annullarsi
per il
piacere di chi la stava usando.
La scuola di Kira
La scuola era a mezzora di cavallo da casa di Kira, Kira la raggiunse
appunto a
cavallo, ma Saa e la schiava personale di Kira seguirono la padrona in
carrozza.
La scuola di Kira diplomava schiave di ogni tipo che servivano nelle
case dei
padroni, dalla semplice serva, all'abile domestica, alla cuoca
più raffinata.
La sua specialità era però l'addestramento delle kalsna.
Una kalsna è un
insieme di tante cose, è una schiava dedita al piacere del suo
padrone o della
sua padrona, una schiava personale che non ha altri compiti che quello
di
essere disponibile per i suoi padroni, non svolge quindi lavori
domestici anche
se naturalmente le è stato insegnato a cucinare e servire. Una
schiava di
questo tipo se la potevano permettere solo i padroni più ricchi,
una parte
delle kalsna finiva nei bordelli o nei locali. Esistevano diverse
scuole per
insegnare questo mestiere alle giovani schiave, ma la burocrazia del
Dravor non
pretendeva un diploma per svolgere questo mestiere. Le kalsna che
vivevano con
i loro padroni erano delle schiave domestiche, quelle che si
prostituivano nei
bordelli delle prostitute e quelle che servivano nei locali delle
cameriere.
Era impossibile quindi sapere con precisione quante kalsna c'erano in
quel
momento nel Dravor, solo le prostitute vere e proprie erano censite, ed
erano
alcune migliaia, mentre le schiave personali potevano essere alcune
centinaia e
quelle che lavoravano nei locali diverse centinaia. Ovviamente i
padroni si
prendevano il loro piacere con qualsiasi schiava o schiavo di loro
proprietà che
gradivano. Essere una kalsna era quindi un ruolo che salvo che per le
prostitute non era neanche riconosciuto, Kira si era battuta
perché lo fosse
fino a quel momento senza successo ed aveva istituito una scuola allo
scopo, ve
ne erano altre tre, ma la sua era la migliore del paese. Alla fine del
corso,
che durava diversi mesi, nella scuola di Kira le kalsna venivano
classificate
in eccellenti, di classe A o B o C e veniva rilasciato ai loro padroni
relativo
attestato. Le schiave eccellenti erano molto poche, alcune decine, ed
erano
tutte schiave personali di personaggi ricchi ed importanti, lo stesso
quelle di
classe A, Kira aveva diplomato circa cento schiave di questa classe,
quelle di
classe B finivano nelle case di padroni o padrone che non potevano
permettersi
una schiava personale ed allora le utilizzavano oltre che a letto anche
come
domestiche, erano comunque schiave ben educate che sapevano servire a
tavola ed
allo stesso tempo dispensare piaceri inaspettati, anche queste erano un
centinaio. Le schiave di classe C erano poco più di duecento e
potevano seguire
la sorte di quelle di classe B o essendo comunque delle ottime
professioniste
nel dare piacere essere vendute ai bordelli del Dravor, dove si
potevano
trovare anche schiave di classe superiore, perfino delle kalsna
eccellenti
ovviamente le più ricercate e le meglio pagate. Ogni scuola
classificava le
kalsna diversamente e questo era un ulteriore problema, ma per il
momento nel
Dravor nessuno se ne curava.
Ovviamente l'economia del Dravor aveva bisogno di ben altre scuole,
tutte con
professionalità riconosciute, ogni corporazione di uomini
dravoriani aveva la
sua scuola ed in parallelo le stesse corporazioni avevano istituito
analoghe
scuole per i loro schiavi. Solo una piccola parte degli schiavi, i
più
meritevoli andavano nelle scuole. In genere il padrone, ad es. un
sarto,
insegnava direttamente ai suoi schiavi il mestiere, quando poi ne
trovava uno
in grado di svolgere i lavori più complessi lo mandava a scuola
a
perfezionarsi. Questi schiavi se sapevano farci assumevano presto una
posizione
rispettabile. Lo stesso avveniva per gli schiavi pubblici
dell'amministrazione,
tutti quelli che sapevano leggere e scrivere erano molto apprezzati ed
anche se
non potevano decidere niente diventavano indispensabili, molto spesso i
loro
padroni erano generalmente ignoranti e delegavano allo schiavo capace
molti
compiti delicati.
Vasa, la kalsna di Kira, introdusse nel salone la prima schiava
eccellente, era
una ragazza sui ventidue anni, di pelle nera, ma non molto scura,
evidentemente
c'era stato un certo rimescolamento. Vasa, che indossava un abito
scollato e
corto con calze a rete, la conduceva, molleggiando sui tacchi a spillo,
tirandola per una cinghia di cuoio collegata al collare della schiava.
Vasa era
una magnifica schiava di venticinque anni, formosa, tutta curve,
soffice e
morbida. Vasa era la favorita di Kira del momento, aveva un viso
paffuto ed i
capelli lunghi e castani che le scendevano sciolti sulle spalle.
Castani, con
riflessi dorati, erano anche gli occhi. Vasa conduceva la schiava in
vendita
con apparente indolenza, ma in realtà con grande
professionalità. La schiava
teneva le mani dietro la schiena senza essere legata, la posizione
esaltava le
tette fantastiche della kalsna. Erano grosse, morbide e piene. Le cosce
erano
forti, il corpo giovane sodo e muscoloso, ma allo stesso tempo tornito
e
cremoso. Portava i capelli corti e gli occhi erano neri come i capelli.
Vasa la
trascinava ancheggiando per la sala portandola in giro verso i tavoli
ed i
divani dove si trovavano i padroni perché questi potessero
ammirare da vicino
la merce.
Vi erano una ventina di persone tra cui le amiche di Kira e Koss con
Zuna. Si
trattava di dravoriani tra i più ricchi dello stravor dei Grandi
Laghi o di
importanti notabili che bevevano e piluccavano seduti in comode
poltrone e
divani serviti da belle cameriere semisvestite. Gli uomini vestivano
generalmente elegantemente all'occidentale, qualcuno indossava
però una comoda
e lunga tunica orientale, le donne in genere vestivano pure loro
all'occidentale, ma con vestiti leggeri e sgargianti, la biancheria che
si
intravedeva sotto i vestiti trasparenti era finissima e molte, ma non
tutte,
portavano calze e giarrettiere.
La schiava si chiamava Rusy ed era la prima volta che veniva
offerta ad
un'asta, in quel momento era un po' impaurita, ma si muoveva con grazia
felina
seguendo il passo molle ed elegante di Vasa, era nuda eccetto per un
tanga e
per i sandali dal tacco alto che la facevano piacevolmente ondeggiare
mentre
camminava. Uno degli agenti di Kira l'aveva trovata in una sperduta
provincia
del Dravor dove serviva birra in un locale ed il suo padrone la
concedeva,
neanche per tanti soldi, ai clienti più ricchi del villaggio.
L'agente
l'acquistò per relativamente poco e Rusy inizialmente non
capì neanche quanto
era stata fortunata, ma se ne rese conto quando incontrò Kira e
comprese quello
che da lei la sua padrona si aspettava. Sarebbe diventata la schiava di
personaggi importanti e avrebbe fatto una bella vita, ma si doveva
impegnare.
Vasa stava per completare il giro ed infine andò a fermarsi al
centro della
sala dove la schiava assunse la posizione di riposo. Kira riassunse la
storia
della giovane schiava in poche parole e concluse: - Poteva essere un
talento sprecato,
ed invece eccola qui, una schiava eccellente che renderà felice
il padrone o la
padrona che la comprerà. - Kira indossava un vestitino giallo
scollacciato in
alto per esaltare il decolleté, e fasciato in basso per mostrare
a tutti le
rotondità del suo fantastico culo, in mano aveva un frustino,
anche lei non
aveva rinunciato ai tacchi a spillo, in più indossava eccitanti
calze nere.
Ad un cenno di Kira Rusy si mise carponi e Vasa la condusse a quattro
zampe
verso il più vicino tavolo dove erano sedute le tre amiche della
padrona di
casa. Rusy avanzava con grazia, il seno ballonzolava allegramente ad
ogni passo
e le natiche lustre e piene si mostravano in tutto il suo splendore. Un
colpo
di frustino sul culo e Rusy assunse senza esitare la posizione kola. Le
tre
amiche eccitate commentarono vivacemente le grazie della schiava e
allungarono
le mani per toccare. Rusy era ancora un po' impaurita, ma si
offrì con stile e
sorridente a quelle padrone in verità precipitose ed inadeguate.
Le tre Signore
strizzarono e tastarono a volontà, ma non seppero essere
all'altezza della
situazione. Vasa afferrò la situazione ancora prima di Kira e
condusse la
schiava verso un piccolo divano su cui si trovava una coppia di
mezz'età. Si
trattava di un rok, l'uomo che comandava l'esercito in quella regione e
di sua
moglie. Un uomo grasso e rozzo, ma che sapeva come trattare una schiava
di
classe. Quando Rusy assunse di nuovo la posizione l'uomo la prese
delicatamente
per il viso e condusse lo sguardo della schiava su di sé. La
sfiorò sui
capezzoli con l'altra mano facendoli inturgidire e poi la tastò
con vigore
sulle floride mammelle. La moglie le passò un dito sulle labbra
spingendola ad
aprirle e ne accarezzò l'interno morbido ed umido. Rusy
arrossì e si bagnò. -
E' bella calda - commentò il rok. - Ed è ben addestrata -
aggiunse la moglie
che poi rivolgendosi a Kira disse: - gradirei che la frustasse su quei
meloni,
mi bastano cinque colpi per vedere come reagisce. - Certo Signora. -
Appena il
rok e la moglie si ritrassero Kira si dispose. La schiava era
già in posizione,
offerta e muta, anche se tremolante. I colpi di frustino sulle tette
furono ben
assestati e Rusy chiuse gli occhi quando partirono. Le mammelle
divennero
rosse, ma Rusy non gridò, solo una lacrima scese sul bel volto
della schiava.
La moglie del rok, una donna alta e magra, ma energica quanto il marito
allungò
una mano per tastare sotto il tanga. Le sue lunghe dita percorsero
tutta la
vulva della schiava e si insinuarono in dentro.
- La schiava è fradicia - commentò. - Complimenti Kira
è proprio ben
addestrata. -
- Sono contenta che le piaccia, sulle sue qualità non avevo
dubbi. -
Kira diede un colpo di frustino sul culo della schiava che si rimise
carponi
per seguire Vasa verso la poltrona di un ricco mercante, anch'egli
grasso, ma
meno vivace del rok. Il mercante fece alla schiava il segno che la
voleva
vedere nella posizione della rana e Rusy lo accontentò
prontamente. Poi si
rivolse a Vasa.
- Tirale giù le mutande, voglio vedere com'è. -
Vasa si chinò sulla schiava, mostrando maliziosamente al
mercante il seno
traboccante e quindi infilò le dita sotto gli elastici del tanga
e lo fece
scivolare in basso fermandosi a metà coscia. Il buco del culo di
Rusy sembrava
un'albicocca matura e più in basso il pelo riccio della vulva
appariva
luccicante di umori. Vasa era ancora china sulla schiava, quando il
padrone
accarezzò il deretano della nera e ne titillò il buco
più piccolo. - Magnifica
- esclamò ritraendosi e nessuno capì se si riferiva al
culo di Rusy o alle
tette di Vasa. Vasa finì di levare le mutandine della schiava e
proseguì il
giro. Rusy raccolse qualche altra frustata e diversi palpeggiamenti,
commenti
sempre favorevoli. Quando arrivò al tavolo di una donna nera
carica di
gioielli, questa ordinò a Rusy di assumere la posizione lasa,
sdraiata sul
dorso, con le gambe piegate sulle ginocchia ed aperte. La nera si
levò la
scarpa, non portava calze, allungò il piede verso la fica della
schiava e la
masturbò con l'alluce. Rusy si mosse incontro a quel ditone e
nel contempo si
accarezzò i meloni gemendo di piacere. Era una sua iniziativa,
rischiava nel
prenderla, nessuno le aveva ordinato di lasciarsi andare, ma al corso
aveva
imparato che una brava schiava ogni tanto doveva seguire l'istinto. La
sua
prestazione fu approvata, la nera ingioiellata cooperò con la
schiava ed il
pubblico apprezzò l'exploit, ma Kira non voleva che Rusy
arrivasse a godere.
Due leggere frustate sui capezzoli la raffreddarono e Vasa la
tirò verso
l'ultima coppia: Koss e Zuna. Zuna non era molto a suo agio, quello era
il
vecchio ambiente del suo amante. Rusy arrivò da Zuna ancora
sotto l'incanto del
piacere che stava per provare e non si accorse che Zuna la guatava
terribile e
vendicativa. Il suo bersaglio era Kira, ma con lei non poteva
prendersela, ed
anche un attacco a Vasa sarebbe sembrato gratuito, rimaneva Rusy che
era lì
apposta. In posizione kola, la vista leggermente annebbiata ed il seno
ansante,
Rusy si offriva, i capezzoli erano provati, ma ritti e vogliosi. Zuna
li artigliò
entrambi con le unghie lunghe e laccate e li torse ferocemente. La
schiava
gridò senza ritegno implorando pietà. Zuna
continuò a torcere, la fece gridare
di nuovo e ballare sulle ginocchia. - Stai ferma troia. Una schiava
eccellente
non sbraita per così poco. Hai capito? -
Singhiozzando e tentando di controllarsi Rusy rispose: - sì
padrona. -
Soddisfatta Zuna la lasciò andare e guardò Kira
sorridente e trionfante. Koss
assistette alla muta sfida tra le due donne senza dire una parola, poi
scrollò
le spalle e pensò: - se la sbrighino tra di loro, non mi
farò di certo
coinvolgere. -
A Kira non andava che qualcuno le rubasse la scena o che peggio le
denigrasse
la schiava mentre stava cercando di venderla e di fronte a quel
pubblico.
Kira si chinò sulla schiava per rincuorarla e sibilò
all'amante di Koss: - la
pagherai puttana. -
Zuna fu pronta nella risposta e giocò con le parole di Kira. -
Sì, dopotutto
può darsi che me la comprerò. -
Kira abbozzò, in quel momento non poté fare altro che
aprire l'asta. - Bene signori
si parte da mille tel. - Mille tel erano lo stipendio di un anno di una
guardia, ed era il prezzo per cui Rusy era stata acquistata, ma si
sarebbe
arrivati a molti di più.
La nera ingioiellata offrì millecinquecento. Kira fece eco
all'offerta e da
grande imbonitrice apprezzò la merce. - Il seno di questa
schiava è favoloso,
ed è giovane e forte, vi allieterà per moltissimi anni. -
Mentre Kira
apprezzava, accarezzava con il frustino le tette e le cosce della
schiava che
tremava leggermente per l'emozione e per la paura. La schiava non
sapeva chi
augurarsi come padrone o padrona, ma non voleva Zuna.
Il commerciante offrì duemila, ed il rok duemiladuecento, un
altro offrì
duemilacinquecento. - Bene signori, - intervenne Kira - vedo che la
schiava
inizia ad avere i suoi ammiratori, d'altra parte avete visto tutti
com'è ben
educata e com'è calda. - Diede un leggero colpo di frustino
sulle natiche della
kalsna che ora avendo scoperto quanto valeva si era rianimata ed
eccitata.
Zuna si chinò su Koss e bisbigliò qualcosa al suo
orecchio. La nera offrì
tremila tel e a quel punto Kira già ne guadagnava duemila. -
Guardatela bene,
ha i fianchi di burro e cosce meravigliose. -
Koss disse: - tremilacinquecento - e nessuno rilanciò più.
- Complimenti Mirv. Hai fatto un'ottima scelta. -
- Lo so bene Dravna. Ho visto la schiava e conosco la tua scuola, ma la
schiava
non è per me. La offro alla mia amante, che ti assicuro l'ha
apprezzata
moltissimo. -
Kira colse la palla al balzo per vendicarsi. - Forse è un po'
inesperta per
riuscire a tenere a freno come si conviene una schiava eccellente. -
Kira
lasciò che quelle parole si sedimentassero nella mente di tutti
i presenti, poi
evitò la rissa. - Ma sono sicura che sotto la tua abile guida
saprà diventare
un'ottima padrona. -
Koss pensò che Zuna tutto sommato si meritava la lezione e
lasciò cadere la
polemica. Per Zuna era impossibile intervenire. Vasa spinse Rusy, che
ora era
davvero spaventata verso la nuova padrona e consegnò il
guinzaglio nelle sue
mani. Zuna strattonò il guinzaglio della schiava e le disse: -
huss. -
La schiava si raggomitolò ai piedi della padrona e Zuna ne
appoggiò il
destro, calzava uno splendido stivaletto di pelle, sul fianco nudo
della sua
nuova proprietà.
Saa presentò l'altra kalsna in vendita e dentro il salone tutti
concentrarono
l'attenzione su quella coppia di schiave mature, ma eccezionalmente
belle. Saa
indossava solo una guepiere di fine tessuto, infiorettato con pizzi
stupendi e
delle pantofole con un tacco altissimo, conduceva Mega, la kalsna in
vendita,
che invece era riccamente agghindata di cuoio e pelle. Mega indossava
un busto
di pelle, aperto sulle tette che svettavano dai due appositi fori. Il
busto era
stato allacciato stretto stretto sul dorso della schiava e costringeva
la
kalsna a stare eretta, le due grandi e soffici tette venivano esaltate
da
quella costrizione e dal cappio che le strizzava alla base del seno.
Altre due
cordicelle più fini mordevano i capezzoli della schiava. Tutto
era collegato ad
una robusta cinghia di cuoio che finiva nelle mani di Saa. I suoi polsi
erano
ammanettati sul didietro e ad un collare le cingeva il collo
costringendola a
tenere la testa alta. Sopra il ginocchio e alla sommità delle
cosce la schiava
portava dei bracciali che rendevano il suo passo difficile ed allo
stesso tempo
marziale. I bracciali di cuoio che indossava sopra le ginocchia erano
collegati
da una sottile catenella che la obbligavano ad avanzare a passettini.
Infine e
miracolosamente la florida ed affascinante schiava riusciva a stare in
perfetto
equilibrio su delle pantofole dagli incredibili tacchi a spillo. Solo
una
schiava abile e di lungo corso come Mega poteva apparire tranquilla e
rilassata
in quelle condizioni. Saa conduceva la mora e procace Mega attraverso
una corda
di cuoio che all'altro capo affondava alla base delle tette della
schiava. Se
Mega non voleva essere strattonata per le tette doveva essere svelta
con i
piccoli passi a cui la catenella la costringeva. La kalsna si affannava
e si
dimenava dietro Saa che rapida, senza curarsi di lei, le stava facendo
fare il
giro del salone. Inevitabilmente la schiava sentiva il morso della
cinghia di
cuoio sui capezzoli, ma non si lamentava, giusto una smorfia di dolore
e poi
cercava di recuperare il passo evitando guai maggiori. Il giro fu
rapido, ma
tutti poterono ammirare da vicino le sculettanti natiche ed il generoso
seno
della schiava, poi Saa si andò a fermare accanto alla padrona di
casa. Mega
sudava, riprendeva fiato e cercava di riprendere il controllo del suo
corpo. I
braccialetti che le stringevano le gambe ed i tacchi molto alti
esaltavano le
sue cosce tornite e tremolanti per la fatica, il seno grosso e libero
ansava
per lo sforzo. Nonostante tutto Mega dopo qualche attimo riuscì
a ricomporsi, e
a rimettersi in posa per il pubblico che ammirava il suo portamento e
la sua
sensualità. Kira introdusse Mega raccontando la sua storia. - Ha
un paio di
anni più di me, quindi non è molto giovane, ahimè
- sospirò la Dravna, - ma
come me si è ben tenuta negli anni. Nel vecchio mondo era la
figlia di un
personaggio importante, il padrone della Rool, una delle multinazionali
più
grandi del paese. A quel tempo io lavoravo alla Rool, ero una giovane
impiegata
e lei era, sebbene giovanissima, una dirigente dell'azienda, la mia
dirigente
ed era una dirigente molto severa. Si divertiva a caricarmi di lavoro e
quando
non riuscivo a portare a termine i miei impossibili compiti con grande
piacere
mi umiliava davanti a tutti i colleghi. Era una tiranna capricciosa,
figlia di
papà. Potete immaginare la mia felicità quando dopo un
agguato Koss riuscì ad
uccidere le sue guardie del corpo ed a farla prigioniera. Chiedemmo un
bel
riscatto e ci prendemmo il denaro senza liberarla. Da quel momento
è diventata
una delle mie schiave, l'altra era la qui presente Saa. Poi Saa ha
seguito Koss
e Mega è rimasta con me, per tutto questo tempo mi sono
dilettata con lei e mi
sono vendicata, ma ora è giusto che vada a dilettare qualcun
altro. - La
schiava era umiliata, ma ormai aveva imparato a simulare il suo odio,
mentre
dentro di sé fremeva, al pubblico che la seguiva si mostrava
modesta e
riverente come era dovere di una kalsna eccellente. Il viso era
costretto a
stare eretto, altrimenti avrebbe cercato di guardare a terra, non
potendo
difendersi così teneva lo sguardo perso nel vuoto. Kira prese la
cinghia di
cuoio dalle mani di Saa e la strattonò, la schiava muggì
di dolore, ma non si
mosse e non protestò neanche quando la padrona la sferzò
sulle cosce. - Bene
signori, come vedete è ben addestrata. Chi vuole esaminare la
schiava? - La
nera ingioiellata sollevò la mano e Saa trascinò Mega
verso di lei. La nera la
tastò sulle tette morbide e cremose, poi passò alle
cosce. Mega come aveva
imparato in tutti quegli anni si offriva e mostrava di gradire, sapeva
meglio
di ogni altra che una kalsna poteva conquistare i privilegi di cui
godeva solo
a quel prezzo. Mentre la nera l'accarezzava mugolò di piacere,
era una
finzione, ma solo fino ad un certo punto, una brava kalsna sapeva
arrivare ad
annullare totalmente i suoi sentimenti e ad immedesimarsi alla
perfezione nei
desideri dei padroni tanto che alla fine non fingeva più. La
nera era
soddisfatta. - Bella morbida ed in carne - disse strizzandole il
seno
un'ultima volta. Mega passò da un padrone ad una padrona e tutti
poterono
sentire com'era docile e calda. Il corpetto di cuoio ad un certo punto
era
stato sbottonato in basso da uno dei possibili acquirenti e la fica
della
schiava era diventata accessibile. Saa si era guardata bene da
riabbottonarlo.
La nera ingioiellata si concesse un altro giro e questa volta si diede
alla
masturbazione della schiava che sbrodolante si lasciò sfuggire
un gemito di
piacere mandando la padrona in estasi. Fu lei ad aggiudicarsela per
duemilacinquecento tel e tirandola per la cinghia la baciò e la
morse sulla
bocca avidamente. Nonostante tutto Mega pensò che non poteva
essere peggio di
tutti gli anni che aveva passato con Kira ed in quel breve lasso
di tempo
in cui la sua padrona l'abbandonò per salutare gli amici lei si
ritrovò a
ripensare a tutto il tempo che era passato da quando aveva conosciuto
Kira.
(SEGUE)
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