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AFRICA 2030  Prima parte

Koss e Saa

Quello che della sua schiava piaceva di più a Koss era il suo essere sempre in ordine. Saa era sempre fresca e profumata, stupendamente abbronzata e truccata. Saa aveva cinque anni meno di Koss, e cioè trentasette anni, ed era con lui da sempre. Era stata la prima schiava di Koss che ne aveva cambiate tante, ma lei l'aveva sempre tenuta con sé. Saa non era più giovane, ma era davvero bella, una schiava di classe. Era bianca e bionda, portava i capelli corti e laccati, attaccati alla nuca, conservava qualcosa di selvaggio che le schiave più giovani non avevano più e che insieme all'eleganza la rendevano agli occhi di Koss unica. Aveva un corpo aggraziato e felino, era alta, le gambe lunghe, nervose e scattanti, il seno non molto grande, ma sodo e teso, gli occhi azzurri e grandi.

Koss era sdraiato sul lettino della sua palestra e Saa lo stava massaggiando sapientemente.
- Dov'è la padrona? - chiese.
La padrona era Zuna, la giovane compagna di Koss che condivideva con lui piacere e casa da ormai qualche mese. Saa non poteva soffrire Zuna che ne ricambiava i sentimenti, ma siccome la padrona era lei Saa, da quando era arrivata, non se la passava bene. Fosse stato per Zuna Saa sarebbe già finita in qualche bordello di confine per soddisfare le truppe lì residenti. Saa si era salvata da quella triste fine solo grazie a Koss. Il padrone era appena arrivato da una missione che lo aveva trattenuto per lungo tempo sul confine a nord del Dravor, il grande impero di cui lui era uno dei maggiori esponenti. Era stanco e si stava gustando quel piacevole massaggio, non aveva fretta di sentire la risposta, sapeva che la sua schiava quando doveva parlare della sua padrona aveva la necessità di meditare per scegliere le parole più adatte.
- E' andata in città a farsi bella in vostro onore padrone. -
- Con te e le altre schiave che ha a disposizione ha bisogno di andare in città per farsi bella? -
Saa assaporò il piacere di aver messo scompiglio tra l'uomo e la donna e rinnovò con maggiore energia il massaggio sulle spalle del padrone.
- Ha anche detto che doveva fare delle compere, ma che sarebbe rientrata prima di cena. -
Koss capì che la sua bella schiava ci stava marciando e cambiò discorso. - Sono due mesi che manco da casa cos'è successo? -
Questa volta la schiava rispose rapidamente. - Non molto padrone. Il Dravor prospera come quando l'avete lasciato per andare in quei territori selvaggi di confine, in città si preparano le elezioni per eleggere il Grande Drav dei prossimi tre anni. Sembra che questa volta dopo tre neri sarà un bianco, si parla di Host l'attuale Mirv della giustizia e dopo tre guerrieri penso che sia meglio così anche se Voi non sarete d'accordo. - Koss l'interruppe. - Tieni le tue considerazioni per te e dammi i fatti. -
Saa mise il broncio, ma continuò a massaggiare, ora gli stava strizzando con piacere le natiche, si era presa cura di quel corpo molto di più di quella smorfiosa di Zuna, riprese anche a parlare. - Dicono che Voi diventerete Mirv per la guerra e per gli interni, l'uomo più potente dopo il Grande Drav. -
- Non sarebbe male - pensò Koss, poi chiese: - Chi lo dice? -
- Amici di Host. -
La schiava si chinò sull'uomo e iniziò a baciarlo e leccarlo sulle spalle e sulla schiena, Koss non volle sapere altro, chiuse gli occhi e si abbandonò nelle mani di Saa che conosceva il suo corpo meglio di lui stesso.

Koss non aveva alcun rimpianto per il vecchio mondo. Aveva avuto appena il tempo di entrarci che gli era sparito sotto gli occhi in un battibaleno. Nel 2030, venti anni prima, era appena un ventenne ed era un miserabile impiegato in una ditta di spedizioni a New York. Il giorno che in mezzo mondo scoppiarono le bombe (atomiche lui, per sua fortuna, era in ferie, in Africa. Quelle ferie furono la sua salvezza e la sua fortuna, mentre la maggior parte del vecchio mondo civilizzato scompariva, lui si trovava in una delle poche parti del globo che rimase intatta, ma quello che successe subito dopo in quel continente non fu proprio piacevole. Nel giro di pochi mesi si scatenarono migliaia di feroci guerre per bande, tutti gli equilibri sociali saltarono e le fragili istituzioni africane furono travolte. Solo in questi primi mesi ci furono centinaia di migliaia di morti, ma il peggio doveva ancora arrivare. A quel tempo in Africa erano già presenti milioni di bianchi e di gialli e dopo le bombe ne arrivarono, con ogni mezzo, molti altri da ogni parte del mondo cercando di mettersi in salvo dalle radiazioni. La stragrande maggioranza era già stata colpita dalle radiazioni in modo irrimediabile ed arrivò in Africa giusto per morirvi. I pochi che sopravvissero furono tra le prime vittime di quella strana guerra, totalmente impreparati a quegli eventi morirono o furono tra i primi a diventare schiavi delle bande che si facevano la guerra. Saa, che all'epoca aveva diciotto anni, fu una di queste, era arrivata dall'Europa con i suoi genitori, che furono uccisi durante una scorreria e divenne la schiava di Koss, che da due anni comandava una banda di disperati di ogni razza. E' impossibile trovare una motivazione a quanto successe, anche perché se al nord gli scontri furono essenzialmente religiosi e nel centro del continente tribali, nel sud dove Koss si trovava la guerra si scatenò prima per impadronirsi delle ricchezze del paese e poi per dividersi quel poco che un paese devastato poteva fornire per non morire di fame. Ma non ci fu solo la guerra. Le atomiche produssero disastri inimmaginabili, nei primi mesi che seguirono le esplosioni piovve continuamente e le inondazioni fecero più vittime delle diverse guerre, quando poi smise di piovere ci fu siccità per diversi anni e così perirono diversi altri milioni di uomini. Il risultato fu che dopo cinque anni, tra guerre, carestie, inondazioni e quant'altro il continente regredì rapidamente di secoli. I morti furono decine di milioni e presto la tecnologia sparì, sparirono l'uso della corrente elettrica e delle macchine. Le armi tuonarono fino a che non furono sparati gli ultimi colpi, poi si ritornò all'uso di quelle più primitive, come le spade e le lance o le frecce e le balestre. Koss nell'ambiente che si andava formando si trovò bene. Era giovane e forte, alto e robusto, terribile quando, con i lunghi capelli neri e fini che si agitavano al vento, maneggiando la grande spada, che aveva sottratto ad un nemico, seminava il terrore tra gli avversari. La vita randagia ed all'aperto l'aveva indurito nel volto, le guance si erano scavate e gli occhi si erano leggermente infossati, ma il corpo era un fascio di muscoli e l'uomo appariva terribilmente affascinante. Ovviamente era abbastanza privo di scrupoli per ottenere il rispetto di quell'ambiente. Quando fu fatto prigioniero, da una delle prime bande, riuscì a liberarsi, ma invece di scappare uccise il capo e ne prese il suo posto. Più di metà di quella banda erano neri, ma c'erano parecchi gialli e molti bianchi, quello che li univa era la brama di ricchezza e la possibilità di difendersi dalle bande avverse, le stesse motivazioni che avevano gli appartenenti alle altre bande. C'erano molte donne che fin dall'inizio parteciparono ai combattimenti e che per sopravvivere diventarono dure come e più degli uomini. Divennero le compagne dei guerrieri e guerriere loro stesse. La necessità di avere degli schiavi in quelle condizioni fu immediata. Le bande diventavano sempre più grandi ed ormai assomigliavano sempre più ad eserciti di diverse migliaia di persone. In quella situazione ci volevano donne ed uomini che si prendessero cura di chi combatteva e lavorassero per loro. Come sempre, accadde che gli schiavi vennero utilizzati anche sessualmente ed anche in questo caso le donne guerriere non rimasero indietro. Rapidamente caddero le inibizioni e le amazzoni si presero il loro spasso, anche quando avevano dei compagni, che dovettero smettere presto di essere gelosi. Mentre le città venivano rase al suolo le bande iniziarono ad impadronirsi di un territorio ed in modo primitivo lo difesero e si organizzarono. Chi era fuori da queste bande o morì o fu reso schiavo, ciò capitò spesso anche a cittadini, a quel tempo, ricchi e potenti. La carestia fece una strage epocale, solo i più duri sopravvissero, sia tra gli schiavi che tra i guerrieri. Ci vollero dieci anni per raggiungere un equilibrio ed un nuovo ordine. Quando nel sud dell'Africa, le bande, che all'inizio erano migliaia si ridussero ad un centinaio di eserciti, fu possibile arrivare ad un accordo e fu fondato il Dravor. Nessuno ci avrebbe scommesso un tozzo di pane che sarebbe durato, ed invece funzionò. I contrari furono sterminati. Koss fu uno dei fautori dell'accordo. Intanto la popolazione si era ridotta da alcune centinaia di milioni a pochi milioni, una stima diceva che gli abitanti del Dravor erano ormai solo poco più di otto milioni, ed ormai due terzi dei sopravvissuti erano schiavi. L'accordo era necessario se non volevano morire tutti e nonostante le devastazioni c'erano grandi ricchezze e tanto potere da dividere su un territorio immenso che era tutta l'Africa australe.

Tutto era distrutto, bisognava inventare tutto di nuovo. Il modello scelto fu semplice. Prima di tutto c'erano i dravoriani, ovvero i cittadini del Dravor, e poi gli schiavi. Tra i dravoriani c'erano i guerrieri e coloro che a vario titolo avevano fatto parte delle bande che avevano vinto e costituito l'impero. Koss divenne uno dei row (la carica più alta) dell'esercito del Dravor che si andava a costituire e quindi si dovette provvedere ad un minimo di organizzazione imperiale, con cariche di ogni tipo e quindi una conseguente burocrazia che però non divenne mai molto pesante. Tutti i guerrieri che c'erano al momento dell'accordo non erano poi necessari, ma ne servivano sempre tanti per sorvegliare tutti gli schiavi e venne così costituita una polizia, la guardia imperiale, e un esercito per difendere le frontiere, l'esercito imperiale. Altri guerrieri ritornarono ai loro vecchi mestieri, quelli che nelle condizioni attuali erano possibili, lavori artigianali e commerciali. Le terre, ve ne erano in abbondanza per tutti, furono divise tra i guerrieri, naturalmente i capi si presero estensioni enormi, grandi quanto provincie, ma anche i cens semplici ebbero il loro appezzamento, dopo questa divisione il 90% del territorio era ancora libero e tornava a diventare selvaggio e vivo come secoli prima. Anche gli schiavi furono divisi di conseguenza, la grande maggioranza finì nei campi, ma altri furono mandati a servire la borghesia commerciale ed artigianale che si raccolse nei villaggi e nelle poche città che sorsero, altri ancora furono mandati a svolgere i lavori più umili, ma qualcuno tra i più capaci ebbe importanti incarichi nell'amministrazione anche se mai decisionali. Koss prese per sé oltre al ruolo di row nell'esercito del Dravor che condivideva con altri nove, di cui tre erano donne, un feudo grande quanto una provincia, la zona che durante la guerra aveva controllato, che per attraversarlo a cavallo ci volevano due giorni, e una grande tenuta, dove costruì la sua casa, vicino a Kuanta, la capitale del Dravor.

Saa quando fu presa prigioniera rischiò di essere violentata da tutta la banda, era la prima cosa che succedeva ad una schiava, fu Koss a salvarla mettendola sotto la sua protezione, come sua schiava personale e Saa gliene fu riconoscente. Il giovane si mosse a compassione per la sorte della schiava, la sua non era pietà, lui e la sua giovane compagna, Kira, avevano bisogno di una schiava personale, entrambi avevano troppe responsabilità nella banda per poter dedicare tempo alle beghe domestiche. Avevano già degli schiavi per le loro necessità personali, ma c'era bisogno di una che sapesse organizzarli e avesse un po' di stile ed educazione. Saa era adatta allo scopo, era terrorizzata, ma gli altri schiavi erano ancora più impauriti di lei e quando Koss disse loro che dovevano obbedirle lo fecero. Dopo qualche giorno la grande tenda di Koss e divenne la più accogliente del campo e Saa iniziò ad essere rispettata come una buona schiava. Aveva ancora molto da imparare, ma Koss piano piano l'addestrò a quelli che erano i suoi doveri ed iniziò anche ad affezionarsi a lei. Anche a quell'epoca Saa dovette condividere il suo padrone con un'altra donna, l'amante di Koss del tempo, una sua coetanea di nome Kira che più di Koss si prese la briga di insegnare alla schiava quali erano i suoi compiti. Kira era tuttora una donna potente, era la Dravna dello Stravor dei Grandi Laghi, una bella regione situata al nordest del Dravor, in cui si trovavano le terre di Koss e dove anche lei possedeva grandi estensioni di terreni. Nel territorio amministrato da Kira c'erano una ventina di feudi, quello più grande era di Koss, poi c'erano i feudi di altre importanti personalità ed alcune migliaia di appezzamenti di pochi ettari. Il Dravor era diviso in venti Stravor, quindi dopo le cariche più importanti di Grande Drav e Mirv venivano quelle di Drav o Dravna per le donne. Kira come redditizio hobby possedeva e dirigeva la scuola di kalsna (schiave da letto) più importante del Dravor, la prima schiava su cui aveva esercitato la sua passione era stata Saa.


Il Dravor

Zuna era la figlia ventenne di una rowna, una delle tre che all'inizio lo erano diventate con Koss e che era ancora tale, il nome del padre non si seppe mai. Zuna era entusiasta di poter seguire le orme della madre, a diciotto anni era entrata nell'esercito ed aveva già raggiunto il grado di karsna. Koss l'affascinava, ma all'inizio della loro relazione aveva soprattutto pensato che le potesse fare comodo. Zuna era  chiara di carnagione, ma i capelli erano corvini e lunghi fino alla spalla, era robusta, ma non molto alta, aveva occhi grandi e neri, con un seno grande e sodo, il corpo era allo stesso tempo muscoloso e sinuoso. Muscolose erano le gambe, in particolare i polpacci, ma aveva le cosce ben tornite, aveva la schiena dritta, ma il petto era generoso, il viso era spigoloso, ma la bocca carnosa. Questi piacevoli contrasti avevano acceso l'interesse di Koss, che non aveva nessun desiderio di trovarsi una compagna stabile, ma che invece lentamente si era lasciato irretire da quella giovinetta. La rowna approvava la figlia e vedeva un eventuale e stabile unione di buon occhio.   

Il quadro che si presentò agli occhi di Zuna quando mise piede nello studio di Koss era abbastanza arrappante, ma tale da suscitare la gelosia della karsna. Saa era inginocchiata tra le gambe del suo padrone che stravaccato in poltrona si stava godendo il portentoso pompino della sua schiava. Saa ci metteva tutta se stessa ed era molto brava. La sua bionda testolina andava su e giù sulla verga di Koss instancabile e devota, la sua lingua guizzava sul palo di carne stimolando Koss con grande perizia. Le sue mani non erano inattive, ma senza posa si muovevano sulle cosce del padrone e quando era il caso massaggiavano lo scroto. Le sue bianche tette si agitavano ed accarezzavano pure loro dolcemente le gambe di Koss, e Koss godeva, sì la sua schiava in quei mesi gli era mancata ed ora si stava rifacendo. Zuna avvampò di eccitazione e di gelosia. Come una furia si avventò sui due, fece rotolare la schiava sul pavimento senza più curarsi di lei e guardando l'amante negli occhi lentamente si sollevò il vestito nero che contrastava piacevolmente con la sua pelle candida e si tolse le mutande, poi sempre lentamente senza dire una parola afferrò la verga dell'amante stringendo violentemente. Koss s'irrigidì ed ebbe un attimo di paura, stava per reagire, ma lei gli sorrise ed allora l'uomo si distese, però rimase guardingo. Non era la prima volta che la sua amante si dimostrava violenta nei suoi confronti, fino a quel momento era stato piacevole, ma non si sapeva mai dove l'istinto sadico poteva condurla, a lui poteva anche andar bene, purché il tutto avvenisse sotto il suo controllo. Zuna poggiò le ginocchia sul bordo della poltrona e si calò sull'asta dell'uomo, la sua vulva aperta e spalancata accarezzò e si fece accarezzare dalla cappella dell'uomo che ora rischiava di venire senza neanche averla penetrata. Zuna strinse e Koss riprese il controllo di se stesso, quando Zuna si rese conto che l'amante era pronto si lasciò calare sull'asta dell'uomo e gemette soddisfatta, poi si chinò e lo baciò con violenza graffiandogli il labbro. Intanto Zuna aiutata da Koss si sbottonava la camicia sul davanti liberando le favolose tette. A Koss non dispiaceva farsi dominare da quella giovane karsna che aveva il fuoco nelle vene, ma non più di tanto. Per qualche minuto la lasciò fare, poi l'afferrò per i capelli tirandole la testa indietro ed ottenendo di trovarsi di fronte alla bocca il seno bianco e sodo dell'amante che baciò e morse con furia. Zuna gemette e gridò all'amante: - sei un porco. Ritorni dopo due mesi e pensi solo alla tua schiava. Maiale! -  Mentre proferiva questi insulti Zuna continuava appassionata a scopare, le sue natiche si muovevano sull'asta dell'amante senza posa. Koss rispose agli insulti, ma con un bonario. - E tu dov'eri, perché non eri qua ad accogliere il tuo amante. - Intanto continuava a morderla sulle tette ed a graffiarla sulle natiche. Anche Zuna gradiva quei modi ruvidi. Raggiunsero insieme l'orgasmo e gridarono il loro piacere, infine si accasciarono una nelle braccia dell'altro soddisfatti e stanchi. Saa era rimasta nuda e scossa, abbandonata sul pavimento, non aveva osato muoversi, conosceva Zuna da poco, ma aveva imparato a diffidarne, avrebbe voluto scappare via, ma nessuno le aveva ordinato di lasciare la camera, nel frattempo affascinata aveva seguito la scopata dei due amanti rimpiangendo di non essere al posto della padrona. Quando Zuna si riprese si sollevò dall'asta che ancora la penetrava e perdendo il sugo che l'aveva riempita si sistemo sul bracciolo della poltrona. - Che troiaio. Su schiava, vieni qui a pulire tutto. -
Saa arrossì ed avanzò carponi verso i due amanti, quindi avvicinò la sua servizievole lingua alla fica della padrona. Zuna con una mano abbracciava Koss mentre lo baciava e con l'altra mano guidò la testa di Saa tra le sue gambe. Saa la ripulì coscienziosamente e quindi la padrona la spinse sulla cappella dell'uomo. Saa se ne prese cura e mentre ripuliva il padrone sentì tra le sue gambe farsi strada il piede della sua amante. Saa sentì dapprima il dorso del piede, poi le dita affusolate e nervose della padrona. Queste ultime erano pericolosamente dotate di unghie tanto lunghe quanto belle, smaltate di un vivido rosso. Zuna si stava fottendo così la schiava, che ormai eccitata oltre ogni limite si lasciò di buon grado fare dal piede della padrona mentre cercava di completare il pompino che molto tempo prima aveva cominciato. Infatti Koss aveva rizzato nuovamente e sotto i baci e le carezze di entrambe le donne stava rapidamente per raggiungere un nuovo orgasmo. Anche Saa voleva godere e per ottenere il piacere agognato si era impalata senza ritegno sul piede proteso della padrona, incurante del pericolo rappresentato da quelle lunghe ed affilate unghie. La schiava aveva sincronizzato il movimento del bacino con quello della testa e sperava di raggiungere l'orgasmo nello stesso tempo in cui avrebbe fatto godere il padrone. Ci riuscì mirabilmente, non per nulla era una delle migliori schiave, se non la migliore, del Dravor.

Quella del Dravor era essenzialmente una società rurale, con diverse cittadine sparse per l'impero che avevano funzioni amministrative per il territorio circostante e nelle quali si concentravano le attività commerciali ed artigianali. Non vi erano industrie vere e proprie, anche se vi erano aziende di trasformazione con diverse centinaia di schiavi che trattavano le più svariate materie prime e qualche miniera che poteva contare anche un migliaio di schiavi. La mancanza di energia e di tecnologia impediva che l'industria si sviluppasse ulteriormente ed il governo del Dravor era attento a che venisse mantenuto lo status quo.
Kuanta sorgeva nell'estremo sud, sul mare non lontana dall'antica Città del Capo che ormai era un cumulo di rovine. Kuanta in quel momento contava centomila abitanti tra dravoriani e schiavi, con una leggera prevalenza di questi ultimi, circa sessantamila. Gli schiavi che vivevano nella capitale lavoravano essenzialmente come domestici o per l'amministrazione locale e del Dravor, ma non pochi lavoravano negli esercizi commerciali o professionali dei loro padroni. Quelli che lavoravano per l'amministrazione svolgevano tutti i lavori più umili, come gli uomini e le donne delle pulizie nelle strade e nei palazzi del Dravor, ma non pochi, quando erano dotati di discreta cultura, ricoprivano importanti incarichi nella burocrazia. A Kuanta, ma in piccolo situazioni analoghe c'erano nelle altre città, gli schiavi che non vivevano nelle case dei loro padroni avevano le loro abitazioni in due quartieri specificatamente destinati a loro. Erano case piccole ad un piano, ma ben curate, con piccoli giardini sul retro ed erano fornite o dall'amministrazione o dai rispettivi padroni. Gli schiavi che non vivevano con i loro padroni ricevevano una paga commisurata alla loro attività che permetteva loro di vivere. Quelli che svolgevano compiti di una certa importanza ricevevano una buona paga. Dopo le nove di sera gli schiavi dovevano essere tutti a casa, potevano muoversi solo al seguito di un padrone oppure con uno speciale lasciapassare rilasciato dal loro padrone. Gli schiavi erano facilmente individuati dalle continue ronde che battevano sia le strade di città che di campagna, portavano un collare di cuoio, se uno schiavo veniva trovato senza collare era finito. I dravoriani appartenevano a tutte le classi, artigiani, commercianti, burocrati, uomini e donne che esercitavano una professione e naturalmente militari. I dravoriani naturalmente vivevano in abitazioni più grandi e più belle, in quartieri più o meno eleganti e più o meno prestigiosi, i più ricchi in ville fuori città circondate da parchi immensi. C'erano però delle consistenti eccezioni, non pochi dravoriani vivevano in situazioni peggiori di non pochi schiavi. Infatti se gli schiavi non potevano possedere beni immobili o altri schiavi o svolgere attività in proprio era pur vero che alcuni di loro sotto forma di paga o di regali dei loro padroni potevano accumulare anche discrete fortune. Nel centro di Kuanta si trovava di tutto: negozi, cantine, locali per ammazzare il tempo e divertirsi, servizi di ogni genere. Ogni bene affluiva dalle diverse provincie del Dravor nella ricca capitale: tessuti e legname, ferro e gioielli, materiali edili e mobili, schiavi e cavalli, alimentari e liquori.

La lingua che si impose fu un misto delle diverse e principali lingue che tutti quegli uomini parlavano, vennero create nuove parole che non esistevano per descrivere le nuove usanze ed i nuovi costumi.
Anche l'abbigliamento sentì l'influsso delle diverse culture che si fusero nel Dravor, essenzialmente quella occidentale, quella orientale e quella africana. Il clima del Dravor era essenzialmente caldo, tranne in qualche zona di montagna non venivano quindi utilizzati cappotti, soprabiti e pellicce. Le pellicce più preziose venivano quindi utilizzate a scopo essenzialmente decorativo e per abbellire e riscaldare le case, conservavano quindi il valore che avevano avuto in passato, ma non erano richieste in grande quantità, ne guadagnò la salute degli animali più rari. La pelle degli animali più comuni venne invece utilizzata per diversi scopi, forse anche più di prima, per quanto riguardava l'abbigliamento, essenzialmente per le scarpe e le borse. I dravoriani più poveri, i soldati, le guardie e coloro che svolgevano lavori manuali nei campi o nelle officine vestivano generalmente in pelle. I sarti o le fabbriche tessili utilizzavano la pelle di bufali, gazzelle ed animali molto diffusi per realizzare giacche e pantaloni destinati a questa gente che costituiva, dopo gli schiavi, il nucleo più vasto del Dravor . I più ricchi avevano anche loro dei vestiti di pelle per le attività all'aria aperta. Si può dire che i vestiti in pelle venivano dalla tradizione africana, si trattava di giacche larghe e comode e di pantaloni che si indossavano quando si stava nella foresta o nella savana o si andava a cavallo. Generalmente con questo abbigliamento, sia gli uomini che le donne, indossavano calzature che erano scarponi o scarponcini o stivali. Il cavallo nelle diverse situazioni in cui poteva essere impiegato era diventato l'unico mezzo di trasporto del Dravor. I dravoriani benestanti o che non svolgevano lavori manuali, oltre ai vestiti più sportivi in pelle, avevano nel loro guardaroba, per quanto riguardava gli uomini, giacche e pantaloni di tessuti freschi come il lino o la seta o di lana leggera, si trattava di vestiti larghi e comodi, sfarzosi e colorati, che indossavano gli impiegati degli uffici o gli uomini più importanti, la differenza era essenzialmente data dal valore del tessuto, dal taglio e dalla sartoria. Le donne indossavano vestiti e tailleur, anche questi erano larghi, comodi e sfarzosi, ma per le donne c'erano diverse eccezioni. Non esisteva una moda, ma le più ricche avevano i loro sarti che soprattutto nella capitale mettevano molta fantasia al servizio delle loro committenti. Questa sartoria era un misto di look occidentale e coloniale che da un lato ricercava la comodità e dall'altra non rinunciava all'eleganza. Erano state abolite per gli uomini le cravatte e per le donne i foulard, mentre entrambi i sessi facevano largo uso dei cappelli. Gli schiavi generalmente indossavano i vestiti che meglio si confacevano al loro lavoro, ma generalmente ampie casacche di cotone, qualcuno vestiva in pelle e qualcuno indossava anche giacche e pantaloni. Non c'erano regole definite. Le schiave personali dei padroni ovvero le kalsna, vere e proprie schiave di piacere, che solo i padroni più benestanti potevano permettersi vestivano secondo i desideri dei loro padroni. Per i padroni era motivo d'orgoglio poter mantenere al meglio una o più kalsna.

Host sarebbe stato il quarto Grande Drav. Il Grande Drav veniva eletto dal Consiglio dei Capifamiglia degli originari centotrenta capi delle bande che avevano fondato il Dravor, solo pochi erano morti ed erano stati sostituiti dai figli. Il Consiglio dei Capifamiglia poteva decidere, ma solo a grande maggioranza e con serie motivazioni di includere un nuovo membro ed allo stesso modo poteva decidere di escluderne uno. Nei primi dieci anni di vita del Dravor non vi era stato nessun escluso e solo due nuove famiglie erano state incluse. Una volta eletto il Grande Drav sceglieva i Mirv, sempre tra le centotrenta famiglie, che avrebbero governato con lui; e questi sceglievano i Was che dovevano lavorare con lui, a queste cariche potevano accedere tutti gli uomini o le donne libere . Tra i compiti del Mirv della guerra e dell'interno c'era quello di nominare i Row ed i Drav. Andò proprio come Saa aveva previsto, Grande Drav venne eletto Host che nominò Koss Mirv.


Il figlio di Saa

La carrozza arrivò nella piazza principale di Kuanta e Saa ne discese, ordinò al conducente di passare a prenderla dopo quattro ore in quello stesso luogo e si avviò verso il mercato, era una bella mattinata, piena di sole e abbastanza fresca. Saa era felice, quando andava a fare spesa da sola godeva, era abbastanza felice anche quando seguiva il suo padrone in giro per la città ed era decisamente infelice quando accompagnava la sua padrona. Quella mattina aveva ricevuto da Koss l'incarico di andare a comprare un bel gioiello per un regalo. Saa si domandava a chi dovesse essere regalato il gioiello e non disperava di scoprirlo, sicuramente sentiva che non era per Zuna. C'era molta gente in giro anche se era ancora presto, Saa passeggiava per le stradine acciottolate del centro ammirata ed invidiata da tutti, dravoriani e schiavi. Aveva indossato una leggero vestitino di lana celeste che le arrivava al ginocchio e calzava delle costose scarpe di pelle di coccodrillo con un tacco molto alto, portava una bella borsa di pelle intonata con le scarpe, al collo aveva naturalmente il collare, ma anche una stupenda collana di perle. Il suo portamento era al tempo stesso fiero e dimesso, Saa teneva la testa alta e le spalle diritte, fiera di essere la schiava personale di un uomo importante, ma non guardava mai un dravoriano negli occhi, quando incrociava lo sguardo di uno di loro, soprattutto se donna, lo abbassava subito pudicamente, quando le rivolgevano un complimento arrossiva e tirava dritta, agli altri schiavi sorrideva serena. Nonostante ciò ai dravoriani più poveri lei appariva oscenamente arrogante. In verità Saa era estremamente affascinante. La schiava di Koss, pur non possedendo nulla di suo, tranne i regali del suo padrone, era sicuramente più ricca di molti dei dravoriani che in quel momento le passavano accanto e che potendo se la sarebbero fatta lì, direttamente sul marciapiede. Saa possedeva gioielli e vestiti che solo le dravoriane più ricche potevano permettersi, il suo padrone le passava anche una discreta mancia per le sue necessità personali che era maggiore dei normali salari o stipendi dei dravoriani. Saa aveva un orologio meccanico, ormai esistevano solo quelli, e potevano permetterselo in pochi. Esisteva una sola fabbrichetta di orologi nel Dravor che con grande fatica ne sfornava un migliaio all'anno, si può immaginare quanto valessero. Spesso un dravoriano si rivolgeva a lei con arroganza per farsi dire l'ora, lei rispondeva educatamente, ma sotto sotto se la rideva. La giornata era bellissima, per le stradine del centro circolavano schiavi indolenti che giravano qua e là per svolgere le commissioni che i loro padroni avevano comandato, padrone rilassate seguite da qualche serva o servo che volevano fare la spesa in prima persona, impiegati o uomini d'affari trafelati. I bei palazzi del centro contenevano di tutto, erano la sede della burocrazia del Dravor, oppure negozi, in qualche caso botteghe artigiane o cantine e trattorie. Agli schiavi era permesso entrare nelle taverne o nelle latterie solo al seguito dei loro padroni. C'erano però dei piccoli locali sulla cui vetrina spiccava un collare che servivano bevande analcoliche, latte, caffè o da mangiare solo a schiavi, erano dependance dei locali dei dravoriani gestiti da schiavi che servivano solo gli schiavi. In questi locali uno schiavo che vi entrava mentre stava svolgendo una faccenda per ordine del suo padrone doveva consumare la sua ordinazione senza attardarsi, giusto il tempo che ci voleva per la consumazione. In verità questa norma non era granché rispettata, raramente le guardie si prendevano la briga di entrare in quei locali e punire chi trovavano seduto a perder tempo. Erano i luoghi preferiti dagli schiavi che avevano un'abitazione propria, questi schiavi vi si recavano alla fine della giornata di lavoro per bere, mangiare qualcosa e chiacchierare o consumare nel retro un rapido rapporto. Saa aveva bisogno di mettere sotto i denti qualcosa di dolce ed entrò in uno di questi locali. Il locale era piccolo, ma accogliente e Saa si sedette su un divano in un angolo. C'erano pochi altri schiavi nel locale che parlottavano tra loro, erano tutti in giro per commissioni su ordine dei rispettivi padroni e come Saa si stavano concedendo una pausa. In quei locali gli schiavi potevano conoscersi e potevano anche iniziare delle relazioni che per continuare avevano però bisogno del placet dei rispettivi padroni, ovviamente questo non era consentito alle schiave di piacere. Saa era abbastanza famosa, si sapeva che era la schiava personale di Koss, il nuovo Mirv della guerra, e quindi era fuori portata per tutti, soprattutto per gli altri schiavi, quindi anche se tutti la salutarono educatamente nessuno si sognò di avvicinarsi a lei. La cameriera sapeva che era una cliente importante e le chiese con rispetto cosa voleva. Saa ordinò un latte caldo e una fetta di torta. Saa si gustò la colazione, poi pagò lasciando una ricca mancia ed uscì di nuovo per le strade del centro. Ora che si sentiva a posto poteva recarsi nella gioielleria in cui Koss l'aveva mandata. Il suo padrone ne era un importante cliente e la padrona che la gestiva la salutò con il massimo rispetto che una padrona poteva riservare ad una schiava. Stava servendo una coppia di giovani dravoriani, ed anche se con educazione, smise di prestare loro attenzione per un attimo per salutare la schiava. - Benvenuta Saa, accomodati, sarò subito da te. - Saa rispose al saluto e si sedette su una poltroncina. Moriva dalla voglia di accavallare le gambe, ma sapeva di non poterlo fare e si trattenne. Una commessa, una schiava come lei si avvicinò per chiederle se poteva esserle utile, ma lei la licenziò con garbo ed attese pazientemente la padrona della gioielleria. Non ci volle molto, più tempo richiese la scelta del gioiello. Le due donne avevano entrambe buon gusto, ma non sapendo a chi era destinato l'oggetto che stavano scegliendo dopo un poco decisero per una spilla, nello stile più classico possibile, in modo che potesse andar bene per una donna di qualsiasi età e di qualsiasi tipo. La spilla era in oro bianco e una splendida pietra preziosa scintillava su di essa. Saa era soddisfatta della scelta, sorrise alla padrona e si dispose a trattare il prezzo. Koss la mandava a svolgere quelle commissioni perché sapeva che di lei si poteva fidare ciecamente. Saa apparentemente partiva da una posizione di svantaggio, in teoria non poteva neanche mettersi a discutere con la padrona del prezzo, quindi cominciava sempre col dire: - quanto devo dire al mio padrone che deve pagare? - Poi per vie traverse riusciva a spuntare sconti che difficilmente il suo stesso padrone avrebbe ottenuto, quando proprio era in difficoltà diceva: - penso che il mio padrone lo troverà caro. -  Infine Saa salutò la padrona e lasciò il negozio. Saa non se ne accorse, ma mentre usciva dalla gioielleria fu vista da Zuna. Era nel carattere della padrona insospettirsi, l'avrebbe seguita in ogni caso figuriamoci vedendola uscire da una gioielleria. Saa guardò l'orologio era ancora presto, aveva ancora due ore a disposizione, ma voleva impiegarle al meglio. La schiava ritornò verso la piazza e da lì si diresse verso la periferia. L'incedere di Saa era elegante e maestoso allo stesso tempo, Zuna osservandola ne rimase ammirata, la karsna era allo stesso tempo gelosa ed orgogliosa di quella kalsna, gelosa perché sapeva che per il suo amante era molto preziosa, orgogliosa perché anche lei, sia pure indirettamente, la possedeva. Zuna seguendola non pensava di scoprire granché, ma man mano che la schiava si inoltrava per strade sempre più periferiche e poco frequentate i sospetti crebbero. Quando poi Saa entrò in un elegante quartiere di villette Zuna iniziò a pensare che la schiava del suo amante avesse un rapporto con un altro uomo. Se si fosse trattato di un dravoriano sarebbero stati guai seri per entrambi, ma mai tanto seri quanto nel caso che fosse stato uno schiavo. Era un quartiere di alti burocrati del Dravor, non erano i più importanti, ma lo erano abbastanza. Saa bussò ad un cancello ed una serva che la riconobbe venne ad aprire e la fece entrare. Zuna trovò in quell'atteggiamento una conferma dei suoi sospetti. Se si fossero dimostrati veri Koss l'avrebbe punita a dovere. Zuna aggirò la villetta e finalmente trovò un punto in cui poteva scavalcare senza essere vista né dall'interno, né dall'esterno. Zuna indossava i vestiti adatti, era in servizio e quindi indossava pantaloni, giacca e scarponi. La giovane era in splendida forma e le ci volle un minuto per entrare nella villa. Se l'avessero scoperta non aveva che da dire la verità, quella schiava si trovava lì dentro senza l'autorizzazione del suo padrone e lei voleva scoprirne il motivo. Il giardino non era molto grande, ma c'era una vegetazione rigogliosa. Silenziosamente Zuna cercò di ritrovare traccia della schiava. Quando la rivide rimase talmente sorpresa che per poco non le scappò un urlo. Se l'era immaginata tra le braccia di un uomo ed invece la vide sdraiata in giardino, sul bordo di una piscina, discutere amabilmente da pari a pari con quella che doveva essere la padrona di casa. Zuna si calmò e origliò quello che le due donne si stavano dicendo. Quella che stava parlando era la padrona di casa.
- Tuo figlio ormai è un giovanotto importante, devi essere fiera di lui. Ha diciannove anni, da uno è nell'esercito, e fra qualche anno conterà parecchio nel Dravor. -
Saa sospirò. - Come vorrei poterlo abbracciare e vivere accanto a lui. -
- Sai che non è possibile. Se gli raccontassimo la verità sarebbe perduto. -
- Lo so, lo so. Mi devo accontentare di spiarlo di nascosto e quelle poche volte che lui mi ha visto ha pensato di me semplicemente come ad una schiava. -
- Non è vero ti è affezionato, ma non immagina ovviamente che tu sia sua madre. Questo non dovrà mai saperlo. -
- La sua vera madre sei stata tu. Tu l'hai adottato ed educato, purtroppo io ho potuto fare ben poco per lui. - Saa trattenne le lacrime.
- Non mi è stato neanche possibile avvicinarti a lui, sai che ti avrei voluto prendere come schiava. Avrei speso qualunque cifra, ma il tuo padrone non ti avrebbe mai ceduto. D'altra parte come schiava di un uomo potente come Koss tu l'hai già aiutato e potrai continuare ad aiutarlo. -
Zuna aveva ascoltato fin troppo e quello che aveva sentito era sconvolgente, quando le due donne cambiarono discorso decise di andarsene per la strada da cui era venuta. Zuna si domandò chi fosse il padre del figlio di Saa, lei aveva sempre creduto che l'unico uomo di Saa fosse stato Koss.

Zuna non dovette attendere a lungo. Mezzora dopo Saa era nuovamente in strada e rapidamente ritornava verso la piazza dove aveva appuntamento con il cocchiere, ma Zuna le si materializzò davanti spaventandola a morte. - Bene, bene, la schiava fa la bella vita. Io ed il tuo padrone lavoriamo dall'alba al tramonto e tu ti diverti, vai per negozi a scialacquare il nostro denaro, vai a trovare le tue amiche, ora cosa volevi fare, andare a scopare con il tuo amante? -
- Padrona, ti prego, non è come pensi. - Saa aveva il cuore in tumulto e non riusciva a pensare.
- E com'è? Su dimmelo. - Saa era incapace di articolare una risposta ragionevole, prese fiato e tempo domandandosi cosa la padrona potesse aver scoperto, decise di dire una mezza verità ed anche per quello che era possibile di non tradire il suo padrone, sapeva però che Zuna l'aveva vista uscire dalla gioielleria. - Sono in città per ordine del padrone. E' lui che mi ha mandato per delle commissioni. Stasera a casa potrà confermarglielo. -
- Cosa sei andata a fare dentro quella gioielleria? -
- Padrona, mi dispiace, non sono autorizzata a dirglielo. -
Per strada non c'era nessuno. Zuna le afferrò un  braccio e glielo torse fino a farle tanto male che Saa fu costretta ad inginocchiarsi. - Ascolta troia - sibillò Zuna, - non sei nelle condizioni di dirmi cosa posso o non posso chiederti. - Zuna fece una pausa e poi velenosamente le alitò sul volto. - Puttana io di te so tutto e posso fare di te quello che voglio. Anche venderti subito. Non osare nasconderti dietro il mio amante, ti conviene essermi fedele perché ti rovino in un attimo. -
Saa pianse dolorosamente, ma non era il male al braccio che la faceva piangere, Zuna continuava a strattonarla, ma Saa capì anche che aveva scoperto tutto.
Padrona .. - implorò la schiava, ma Zuna non le diede respiro. - Vieni con me puttana. Zuna la spinse in avanti e Saa piangente fece strada. Zuna la diresse verso il centro minacciandola con il frustino che portava sempre con sé. Saa camminava piangente ed umiliata, ora che si stavano avvicinando al centro ricominciarono ad incrociare sempre più gente. Saa cercava di trattenere le lacrime, ma l'onta di dover camminare pungolata dal frustino della padrona era troppo forte, Saa non era mai stata così pubblicamente umiliata ed ormai da moltissimi anni Koss le riservava quel trattamento solo in privato. Gli schiavi e le schiave che incrociarono le due belle donne si ritrassero impauriti abbassando gli occhi, i dravoriani invece seguirono la scena sorridenti, le popolane incoraggiarono Zuna che non aveva bisogno di essere incitata per oltraggiare Saa. Saa piangeva disperatamente anche perché sapeva che Koss in quel caso non avrebbe potuto aiutarla. Zuna e Saa attraversarono la piazza e montarono in carrozza. Negli ultimi cento metri Zuna aveva smesso di dare spettacolo, così il cocchiere pur vedendo che Saa era scossa non poté capire cos'era successo. La carrozza si diresse fuori città, ma appena uscita dal centro il cocchiere ricevette l'ordine di recarsi al mercato degli schiavi. Saa aveva ripreso a piangere. - Zitta stupida e non piangere. Per farla finita devi solo parlare. -
- Non posso padrona. Non posso la prego. -
- Vedremo. -
Arrivarono in una zona molto tranquilla, il mercato era aperto al pubblico, ma la folla c'era solo in occasione delle aste. Il mercato era un insieme di capannoni e di recinti all'aperto. Nel mezzo dei capannoni c'era un vasto spiazzo al centro del quale c'era un palco, era lì che si svolgevano le aste. Zuna scese dalla carrozza e seguita da Saa si diresse verso una casa in legno che sorgeva attigua al capannone, era l'ufficio del samor, il mercante di schiavi. Sulla porta c'era uno schiavo, Zuna l'apostrofò. - Devo vedere il tuo padrone. -
- Sì padrona. - Lo schiavo la fece immediatamente entrare, in altri casi avrebbe risposto: - vedo se è libero -, ma quella padrona le sembrava particolarmente suscettibile e non se la sentì di contraddirla. Mentre lo schiavo le faceva strada Zuna disse a Saa: - aspetta qui e non ti muovere. -
Saa sapeva che Zuna non poteva venderla, ma era egualmente terrorizzata, la sua era una situazione molto difficile, se Koss avesse conosciuto il suo segreto non poteva immaginare quanto male avrebbe reagito. Mentre il suo cervello era alla ricerca della soluzione migliore, o meglio del male minore lo schiavo l'invitò ad entrare. Il samor era un vecchio conoscente di Zuna che si apprestava volentieri a tenerle bordone nella commedia che lei voleva inscenare, ma questo Saa non lo sapeva. Allarmata ed impaurita, le gambe tremanti la schiava entrò nell'ufficio del samor. - Allora samor, cosa ne pensi di questa schiava - disse Zuna indicando Saa. Il samor era un uomo grasso di mezz'età che sprofondato nella sua comoda poltrona sollevò tranquillamente gli occhi cisposi sulla bella schiava e non poté trattenere un grugnito di soddisfazione. - Incantevole ed elegante karsna. Certamente se la vorrai vendere spunterai un bel prezzo, ma per dirti quanto vale precisamente la devo vedere meglio. - Saa era immobile e pietrificata nel mezzo della grande stanza. - Avvicinati - le ordinò Zuna, e poi - spogliati. - Era un ordine che aveva ricevuto ormai centinaia di volte, ma che in quella situazione Saa non se la sentiva di eseguire. Zuna la minacciò e non ottenendo effetto la colpì con il frustino sulle tette brutalmente. Saa si affrettò ad obbedirle. Mentre la schiava si denudava il samor si alzò dalla poltrona e le girò intorno esaminando quelle nudità perfette, passò il dorso della mano sulla pelle serica e leggermente abbronzata della schiava che a quel contatto tremò violentemente, poi le prese il viso in mano e con un dito le forzò le labbra. Saa voleva morire, il seno affannato su cui erano disegnati due bei lividi blue ansava libero e malizioso, la schiava chiuse gli occhi da cui scesero calde lacrime e lasciò che quel dito grassoccio e grossolano la penetrasse. Mai un uomo, da quando era schiava di Koss l'aveva trattata così, solo donne e solo le amanti del suo padrone, per tutti gli altri lei era stata inviolabile. Il dito percorse le labbra, la tastò sulla lingua ed il samor osservò attentamente i denti della schiava. Saa piangeva ed arrossì nuovamente, ma non osò ritrarsi, sapeva che Zuna gliel'avrebbe fatta pagare cara. Quindi il samor andò di nuovo a sedersi in poltrona. - Non è più molto giovane, ma è davvero notevole. Non mi sembra però molto educata, si ritrae alle carezze del padrone. -
- Non cercare di fregarmi samor. Sai bene che questa è una schiava "eccellente", viene dalla celebre scuola di Kira ed è stata prima kalsna del Dravor nel primo concorso che si tenne quasi dieci anni fa. Si ritrae perché una schiava come lei si può concedere solo su ordine del suo padrone. -
- Già - esclamò il samor, - mi sembrava di averla già vista. Bhe se è così varrà almeno quattromila tel. -
- Ne vale molti di più ed ora te lo faccio vedere. -
Zuna diede l'ordine alla schiava di assumere la posizione Jia e Saa ormai soggiogata l'accontentò prontamente, non osava più discutere gli ordini della padrona, gliene sarebbero venute solo frustate. Saa si sdraiò sul parquet e poi tirò le gambe verso di sé trattenendole con le braccia, fino a quando i piedi non le arrivarono dietro le spalle, lasciando oscenamente esposti sul davanti culo e fica. La fica ben disegnata appariva imbronciata ed aperta, i riccioli colore dell'oro l'incorniciavano lubricamente. Era una posizione che richiedeva grande elasticità in tutti gli arti del corpo, Saa a trentasette anni l'assumeva senza alcuna difficoltà.
- Davvero notevole - mormorò il samor che era sinceramente ammirato. - Devo dire che se la mando sul palco all’asta delle schiave  e le ordinò di eseguire un po' di questi numeri magari spunto anche cinquemila tel. -
Saa stava per svenire, il solo pensiero di essere venduta la gettava nel peggiore sconforto, quello di essere venduta ad un'asta pubblica in cui di solito si raccoglieva la peggiore marmaglia del Dravor, era la peggiore delle umiliazioni possibili. Decise che avrebbe ceduto a Zuna.
- Padrona - la prego, - farò quello che volete. -
Zuna mascherò il piacere che quella notizia le dava, ma non era intenzionata ancora ad accogliere la resa della schiava, si rivolse di nuovo al samor.
- Chi la potrebbe acquistare? -
- Visto il suo valore potrebbe essere acquistata da un ricco padrone o da una ricca padrona come schiava personale. In questo caso non farebbe una vita molto differente di quella di adesso. Poi dipende anche da chi capita, ci sono padroni che si accontentano che una bella schiava le riscaldi il letto ed altri, soprattutto padrone che le fanno trottare tutto il giorno e che in particolari casi risultano essere anche molto sadiche. -
- Oppure - insistette Zuna.
Il samor si passò la mano pensieroso sul mento. - Potrebbe essere acquistata anche da un bordello, ve ne sono di molti raffinati che affittano le kalsna a uomini o donne che possono spendere per una o più giornate. Ho sentito dire che chiedono anche più di cento tel al giorno, la paga di un mese dei nostri impiegati. Una schiava come questa li potrebbe meritare. In poco più di un anno il padrone, considerato anche il suo costo di mantenimento, si ripagherebbe l'investimento ... -
Saa era arrossita come un peperone, ora non vedeva l'ora di venir fuori da quella storia, sapeva che Zuna non poteva fare niente di tutto ciò, ma non sapeva cosa sarebbe successo se avesse parlato con Koss. - Padrona, per favore. -
Zuna sentì che ormai la teneva in pugno.
- Zitta schiava, parlerai in carrozza, sulla via di casa e quando te ne darò il permesso. Ed ora rivestiti, smettila di dare spettacolo. -

L'accordo che padrona e schiava raggiunsero fu molto semplice. Saa raccontò molto della sua vita a Zuna e le giurò fedeltà, ottenne in cambio che Zuna non avrebbe raccontato la verità a Koss, ma Saa sapeva che non poteva mai fidarsi completamente di quella donna e le pesava enormemente il fatto di essere ricattabile. Lei era fedele al suo padrone e basta, con Koss aveva un rapporto speciale, doveva pensare a come tirarsi fuori. Intanto aveva abbozzato ed aveva raccontato a Zuna solo quello che la padrona già sapeva, e ora che aveva ripreso un certo controllo di se stessa si sentiva più sicura anche se sempre estremamente preoccupata. Zuna era invece estremamente soddisfatta, Saa aveva un figlio di diciannove anni, che era un dravoriano e non uno schiavo come doveva essere, era appena diventato un kars come lei, e suo padre era Koss, entrambi neanche lo sapevano. Nel Dravor generalmente si iniziava a lavorare a sedici anni, la stessa età in cui si entrava nell'esercito o nella guardia imperiale.
Il figlio di Saa era stato concepito prima della nascita del Dravor. Koss non seppe mai di aver avuto un figlio da Saa perché erano momenti molto difficili e per un periodo abbastanza lungo Saa fu abbandonata presso una fattoria isolata in cui viveva una coppia di amici di Kira che non potendo avere figli volentieri e facilmente convinsero Saa a lasciare loro il suo, la donna con cui Saa si era incontrata era la madre adottiva. Ai due amici di Kira bastò dire alla giovane schiava: - se rimane con te sarà anche lui uno schiavo, con noi invece sarà padrone della sua vita. -
Durante le ultime battute del racconto Zuna aveva afferrato la schiava per i corti capelli e l'aveva costretta tirandole la testa indietro a guardarla in viso.
- Continua a raccontare - le aveva ordinato. E mentre Saa continuava il suo racconto Zuna dopo averle tirato giù le mutande la penetrò tra le gambe. Saa inghiottì amaro, ma non smise di narrare. La schiava era asciutta, ma Zuna sapeva come manovrarla, le dita lunghe e nervose presero possesso della fichetta della schiava e s'insinuarono nella vagina, nello stesso tempo sollecitava con il pollice sul   clitoride. Saa sconfitta ed avvilita si bagnò, verso la fine del racconto ebbe un piccolo e doloroso orgasmo.
 
Con l'avvento del Dravor, ma era una convenzione già diffusa, si affermò il principio che i rapporti sessuali tra schiavi e padroni non dovessero portare a generare figli e che comunque i figli delle schiave sarebbero diventati schiavi e se si fosse dimostrato che una padrona aveva concepito un figlio con uno schiavo il figlio avrebbe subito uguale sorte. Con il Dravor si arrivò anche ad affermare che i dravoriani coinvolti in quelle generazioni illecite avrebbero dovuto pagare una forte multa. In verità la legge non scritta prevedeva di peggio, il dravoriano che fosse incappato in un errore simile avrebbe subito l'ostracismo della comunità e non sarebbe mai più potuto arrivare a ricoprire cariche importanti. Ora che Zuna aveva scoperto quel terribile segreto era doppiamente contenta, teneva anche Koss in pugno, oltre che la sua bella schiava. Il primo ordine che Zuna ricevette fu il seguente: - devi aiutarmi a tenere in piedi la relazione con il mio amante, lui si fida di te e quindi puoi fare molto. Per ora mi basta questo e può anche darsi che non ti chiederò null'altro. - Era l'esatto contrario di quello che Saa aveva fatto fino a quel momento, Saa non poté che dire di sì.


Il giochino di Koss

Koss era fortemente legato a Saa per diversi motivi, uno di questi era la sua capacità di soddisfarlo con devozione in ogni sua depravazione. Koss molto tempo prima, durante la guerra per bande, aveva conosciuto uno stregone africano che possedeva notevoli poteri paranormali. Erano diventati amici ed erano rimasti vicini più di un anno durante il quale lo stregone aveva insegnato a Koss come utilizzare molti dei suoi poteri. Koss imparò ad ipnotizzare gli uomini ed a far fare loro molte cose, imparò in qualche modo a parlare loro per via telepatica ed a leggere nella loro mente. Non divenne mai bravo come lo stregone, riusciva ad utilizzare questi poteri molto superficialmente e quasi sempre solo con soggetti che volevano collaborare o che non erano in grado di resistergli perché dotati di scarsa intelligenza o personalità. Saa invece era molto intelligente ed aveva anche una personalità non comune, solo che non le dispiaceva compiacere il suo padrone e per di più a sua volta era in grado di comunicare per via telepatica con il suo padrone ed a sondarne i pensieri. Sia Koss che Saa utilizzavano questi poteri raramente su altre persone, ma spesso con risultati non eccezionali. Entrambi avevano cercato di sondare Zuna, ma senza alcun risultato. Koss giocava spesso a quel modo con Saa, il più delle volte erano giochi erotici. La schiava si denudava e si poneva in piedi, bendata, al centro di una camera buia, in cui solo lei era illuminata da diverse candelabri, mentre Koss di solito si sdraiava nella penombra in una comoda poltrona. Quella sera Zuna era di turno e Koss stava giocando con Saa. Il corpo della schiava era stato reso lucido da oli profumati e brillava sotto le luci dei candelabri. Koss si distese e cercò il contatto mentale con la sua schiava. Sentì che Saa era tesa, aveva visto che quando era rientrata con Zuna, più tardi di quanto previsto, la schiava era contrariata, ma Saa non sopportava Zuna e Koss pensò che fosse dovuto solo a quello. Cercò di capire di più, ma la mente di Saa non le permetteva di andare oltre ed era inutile insistere. Koss sapeva quasi tutto della sua schiava, aveva scoperto che l'amava e si era commosso, anche lei aveva scoperto che a modo suo Koss l'amava senza che l'avesse mai ammesso neanche a se stesso, ma entrambi avevano molti segreti impenetrabili, e Saa custodiva più segreti di quanti ne avesse il suo padrone nei suoi confronti. Anche se la parola amore nel Dravor non esisteva più, soprattutto tra padrone e schiava, era difficile definire in modo diverso il rapporto tra Koss e Saa. Koss ordinò telepaticamente a Saa di mettersi carponi con il culo rivolto verso di lui. La schiava dopo la schermaglia iniziale recepì il comando e si distese, la giornata era stata molto difficile, ma ora Saa si abbandonava con piacere ai comandi del suo padrone. Saa obbedendo al desiderio di Koss ondeggiava il culo rivolto verso Koss che si era slacciato la vestaglia e si accarezzava la verga tesa. Saa sentiva il desiderio del suo padrone che cresceva e mugolava come se quella verga che neanche poteva vedere fosse dentro di lei. La passera era bagnata e i peli dorati ed inumiditi della fica luccicavano sotto i riflessi della luce che i candelabri spandevano generosamente sul suo corpo al centro della scena, le tette ondeggiavano nel vuoto tese e gonfie tanto da farle male. Saa desiderava che il suo padrone gliele prendesse in mano e le strizzasse. Koss capì e fece qualcosa. Saa obbedendo ancora al muto ordine di Koss si mise in ginocchio e si girò verso di lui. La schiava si prese le tette in mano ed inizio ad accarezzarle freneticamente, Koss l'incitava ad essere più veloce e lei obbediva immediatamente, poi Koss le trasmise il desiderio di vedere quel bel seno leccato. Allora la schiava con le mani a coppa sollevò le tette verso la sua bocca e si protese in giù sbaciucchiandole. Poi come le venne ordinato mordicchiò i capezzoli eretti mandando il suo padrone in visibilio. Infine Koss le ordinò di raggiungerlo. Saa senza poterlo vedere si avvicinò a Koss e quando lo trovò s'impalo sulla verga del padrone. Poi senza fretta iniziò un su e giù insuperabile.
Koss era soddisfatto, ma ora che aveva ristabilito il contatto fisico sentì la necessità di parlarle.
- Cos'hai schiava? -   
- Niente padrone. Perché mi fate questa domanda? - Saa mentre parlava non smetteva di muoversi sulla verga adorata e nello stesso tempo con il palmo delle mani esplorava il petto del suo padrone.
- All'inizio mi sembravi distratta. Ho fatto fatica a mettermi in contatto con te. Forse che Zuna ti ha dato fastidio? - Koss le aveva levato la benda ed ora la guardava negli occhi.
- No padrone. Niente che non fosse nel suo diritto. Sono solo molto stanca, ma con la padrona iniziamo ad intenderci. -
Koss lo sperava, ma non ne era convinto e telepaticamente non era in grado di verificarlo, Saa sapeva persino ingannarlo e quindi si rassegnò frustrato. Non era in grado di esercitare quei poteri quando gli servivano veramente, c'era riuscito solo qualche volta. Qualche volta era riuscito a carpire anche informazioni importanti per la sua carriera politica, ma erano eccezioni. Saa sentì fisicamente che il padrone era contratto, si chinò su di lui e lo baciò sulla bocca. Non lo faceva spesso, lui non lo desiderava sempre, riteneva che fosse un segno di debolezza, ma quella volta accolse il bacio con favore e ricambiò con desiderio. Saa si dissetò e s'illanguidì trasmettendo quel piacere a Koss che qualche attimo dopo venne, ma continuò a pompare la sua schiava fino a farla godere. Saa  fu deliziata da tanta generosità e godendo sussurrò la sua riconoscenza. - Grazie padrone, sono vostra e lo sono con tutto il cuore. - Poi si abbandonò nelle braccia dell'uomo che nonostante tutto amava. Saa era rannicchiata tra le braccia del suo padrone che la cullava come una bambina, allora lui ritornò alla carica: - perché non mi dici cos'è che ti preoccupa? -
Saa rispose: - padrone avete mai avuto motivo di diffidare di me? -
- No, ma voglio sapere perché sei preoccupata. -
Per risposta Saa fece un'altra domanda. - Padrone, mi venderete mai? -
- Come ti salta in mente di dire queste assurdità? - Koss iniziava a spazientirsi e Saa sapeva che doveva inventare una storia, cercò di dire solo una parte della verità. - La padrona mi ha visto mentre uscivo dalla gioielleria e mi ha chiesto per chi era la spilla che avevo comprato. Ha minacciato di vendermi se non glielo dicevo. -
- Ah la gelosia! - esclamò e sospirò Koss, poi aggiunse - sei la mia schiava, non ti venderò mai. Penso che la mia fortuna dipenda anche da te. -
Saa sapeva che per Koss quello era la massima manifestazione d'amore che era in grado di dichiarare, per fargli capire la sua gratitudine l'abbracciò più stretto. Lui si sollevò in piedi tenendola tra le braccia e se la portò a letto.


Kira

Il viaggio fu lungo, ma divertente, viaggiarono su una comoda carrozza a sei posti, e sostarono in locande confortevoli, dove si mangiava bene e si dormiva meglio. Erano solo in tre: Koss, Zuna e Saa. Una scorta a cavallo di otto uomini protesse il Mirv per tutto il viaggio e quattro giorni dopo arrivarono nelle terre di Koss. Koss notò che in effetti i rapporti tra Zuna e Saa erano migliorati, la sua amante non la prendeva più di mira ingiustificatamente, ma la gelosia la portava sempre ad essere molto severa nei confronti della schiava. Il primo giorno Koss cavalcò a lungo per le sua sconfinate terre, Saa era sempre con lui e visitarono i villaggi degli schiavi e quelli dei guardiani, il capo era un nero enorme e molto fedele a Koss, mentre l'amministratore era uno schiavo capace di dirigere imprese anche più complesse, era quello che aveva fatto con successo prima della nascita del Dravor. In quelle migliaia di ettari Koss faceva coltivare quello che serviva a lui, ma soprattutto ai suoi diecimila schiavi e ai suoi guardiani ed operai specializzati che con le rispettive famiglie arrivavano ad un migliaio di persone. Koss trattava bene i suoi schiavi e naturalmente pagava altrettanto bene i suoi dipendenti. Nel suo vastissimo feudo aveva anche una piccola clinica gestita nominalmente da un medico dravoriano, ma nella sostanza da due schiavi, medici pure loro e da tre schiave nel ruolo di infermiere. Dopodiché rimaneva ben poco da portare ai mercati in città, non era quindi nell'agricoltura che risiedeva la ricchezza di Koss, ma nel legname e nella miniera di ferro. Koss possedeva una delle foreste private, di legno pregiato, più grandi del Dravor, aveva imposto metodi severi e precisi per abbattere gli alberi, uno ogni cinque e quello abbattuto doveva essere ripiantato immediatamente. La miniera fruttava anch'essa bene, ma mai quanto il legname. Ferro e legname finivano nei più disparati laboratori artigianali del Dravor.

Saa accolse male la notizia di andare da Kira, ma non poteva discutere gli ordini del suo padrone e d'altra parte l'alternativa che aveva era quella di rimanere sola con Zuna, anche questa non era allettante. Quindi montò a cavallo e seguì Koss, dopo un'ora entrarono nel parco dove sorgeva la villa di Kira, poche miglia fuori di Valsa capitale dello Stravor dei Grandi Laghi. Saa non vedeva Kira da diversi anni e quando l'incontrò nel parco della splendida villa in cui viveva, distesa al sole e vicino alla piscina si irrigidì preoccupata. La padrona sempre bella e seminuda accolse Koss con calore, lo baciò appassionatamente sulle labbra e quasi lo spogliò lì, davanti alle sue numerose amiche e serve. Kira era una donna focosa, alta e formosa lo era sempre stata, con gli anni il suo corpo era diventato più morbido e cedevole, ma era sempre più appetitoso a cominciare dalle gambe lunghe e tornite e dal culo ampio e morbido. Aveva gli stessi anni del suo ex amante, i capelli corvini e lisci li portava lunghi fino alle spalle, la pelle era chiara e lucente, gli occhi neri, la bocca sensuale. Non era una guerriera, quando si combatteva si era fatta valere come una tenace e paziente organizzatrice, già all'epoca si occupava di rifornire l'esercito di Koss di tutto quello che poteva servirgli e lo faceva molto bene. Koss si dovette dar da fare per calmare i suoi bollenti spiriti, poi Kira come se se ne fosse accorta in quel momento vide Saa, la squadrò, ma poi si rivolse a Koss: - come va la nostra piccola schiava? -   
Saa non poté trattenere il tic alla guancia, era una donna matura e quella stronza continuava a chiamarla, come vent'anni prima, la sua piccola schiava, ma intanto si era disposta nella posizione di attesa che una schiava deve assumere in presenza dei padroni quando si aspetta un ordine. Posizione che proprio Kira le aveva insegnato venti anni prima. La posizione prevedeva che la schiava tenesse le gambe leggermente allargate, in verità una schiava non poteva mai tenere le gambe completamente chiuse e neanche accavallarle, e le braccia distese lungo i fianchi, il corpo doveva stare diritto, ma rilassato. Era una delle tante posizioni che Kira aveva studiato per le schiave e gli schiavi di ogni genere, poi ne aveva studiato tante altre, in particolare per le kalsna ovvero le schiave di piacere. La prima a cui le aveva imposte era stata proprio Saa, poi le aveva codificate e descritte in un saggio che era diventato il galateo di ogni schiavo e che ogni padrone si era preso la briga di far rispettare. C'erano posizioni comuni ad uomini e donne come quella descritta, poi ve ne erano di specifiche per ogni sesso e per ogni tipo di schiavo. Saa cercava di apparire rilassata, ma in verità era molto preoccupata e tesa, era stata una donna libera e anche dopo molti anni di schiavitù, rimanere lì, in attesa bovina di fronte a tutte quelle donne libere ed al suo padrone le risultava estremamente umiliante. Kira aveva ripreso a parlare con Koss. - Cosa ti porta da me mio Mirv? -
- Il piacere di incontrarti ed il dovere d'ufficio - rispose allo stesso tempo scherzosamente e solenne Koss.
Tutte le amiche di Kira si erano fatte avanti per essere presentate, c'erano belle donne nere e bianche, c'era anche qualche gialla ed alcune multicolori. Erano in tutto una dozzina, tutte discinte, stavano prendendo il sole di lato alla piscina filtrato dalle grandi palme del parco, le serve indossavano dei pareo trasparenti, la maggior parte erano nude dalla vita in su, erano tutte giovani ed avvenenti ed anche loro di tutte le razze, solo il collare ed il piccolo marchio di un'insignificante "S" nell'interno della coscia destra le differenziava dalle altre donne che ora stavano per essere presentate all'importante personaggio. Finite le presentazioni Kira condusse l'ospite in casa, accomiatandosi dalle amiche disse: - i doveri di ufficio non vi possono interessare ed il piacere d'incontrare il mio amico Koss lo voglio tutto per me. Spettegolate quanto vi pare e divertitevi. -
Le amiche sorrisero invidiose.

Kira aveva avuto ed aveva tuttora un ruolo importante nel Dravor. Era stata lei a fornire la gran parte dei codici di comportamento tra schiavi e padroni. Lo studio delle posizioni era stato solo una parte del problema che aveva affrontato. Quando le bande si erano riunite per fondare il Dravor c'erano usi e costumi molto differenti. C'erano padroni che trattavano gli schiavi come bestie ed altri anche troppo tolleranti, c'erano violenze gratuite e schiavi che non stavano al loro posto.  C'erano padroni che conducevano le loro schiave e talvolta i loro schiavi nudi per la città e che abusavano di loro anche per strada. Kira fu incaricata dal Dravor di mettere ordine nella materia. I padroni potevano punire gli schiavi, ma non li potevano maltrattare, le punizioni più gravi spettavano ai tribunali. I padroni potevano godersi le loro schiave ed i loro schiavi e concederli a chi faceva loro piacere, ma non in pubblico, solo dentro le loro proprietà o nei bordelli. Gli schiavi quando giravano per il paese dovevano avere le parti intime coperte, il seno non venne considerato una parte intima, ma l'abbigliamento più comune di una schiava era una tunica che la ricopriva dalle spalle alle gambe, gli uomini sotto la tunica portavano generalmente i pantaloni. In casa propria un padrone poteva, se lo voleva, tenere gli schiavi nudi. Gli schiavi potevano inoltre essere denudati nei luoghi in cui venivano venduti, un padrone aveva il diritto di esaminare la merce in tutti i suoi dettagli. I minori vennero tutelati dalle violenze di ogni genere. I padroni se non volevano perdere gli schiavi dovevano farsi carico dei loro bisogni: la salute, il vitto e l'alloggio. Molti padroni incapaci di far fronte a queste responsabilità perdettero così i loro schiavi.

Quella di Kira era una bella casa coloniale che lei stessa aveva restaurato completamente senza badare a spese, pagava il Dravor visto che era una delle sue più importanti rappresentanti. Saa aveva seguito i padroni in casa. E mentre i padroni si mettevano comodi su un divano lei, ad un cenno di Koss, assumeva la posizione di riposo, la gamba sinistra leggermente in avanti, le mani unite dietro la schiena, il corpo immobile, ma non rigido. Gli ordini riguardanti le posizioni potevano essere dati agli schiavi verbalmente oppure con un gesto, per quello che riguardava il riposo al padrone bastava allungare la mano in direzione della schiava con il palmo aperto rivolto in alto.
- Allora - iniziò Kira, - prima il dovere e poi il piacere. - Sorrise, mostrando denti bellissimi e continuò. - Quali sono i tuoi ordini? -
- Ti confermo nella carica di Dravna, ma ho bisogno di te per un progetto più ambizioso. Bisogna censire tutti gli schiavi, assegnarli al legittimo padrone e creare un'anagrafe, in cui verranno registrate le legittime proprietà e le compravendite. Bisognerà creare un'anagrafe anche per i dravoriani, ma in questo caso sarà più facile, saranno loro ad andare a registrarsi nella città più vicina, ma gli schiavi invece bisognerà andare a trovarli presso i loro padroni registrarli ed assegnare loro un documento che tra le altre cose dica anche di chi sono. Ho pensato a te per questo lavoro. Che ne dici? -  
Kira fece squillare un campanello ed una negretta molto giovane e tutta nuda, tranne che per un minuscolo tanga, che a malapena le copriva il pube si precipitò nello studio della Dravna inchinandosi di fronte ai padroni. - Porta una bevanda fredda. Subito. -
- Sì padrona. -
Poi Kira si rivolse a Koss, ma prima fece segno a Saa, a cui ancora non aveva rivolto la parola, di mettersi nella posizione kola. Saa lanciò un'occhiata al suo padrone, ma questi non contraddisse l'amica e quindi Saa s'inginocchiò di fronte a Kira, allargando leggermente le ginocchia e portando le mani dietro la nuca. - Molto interessante e davvero ambizioso. Ti ringrazio per la fiducia, penso proprio che sia un lavoro da fare, ci sono già dei contenziosi, schiavi reclamati da più padroni e soprattutto belle schiave. Quest'iniziativa dovrebbe sistemare tutto. - Dicendo questo Kira aveva accarezzato Saa su una gota. Intanto la negretta era ritornata portando due tè freddi e deliziosi che i padroni sorseggiarono placidamente.
kira cambiò discorso. Palpando il seno di Saa disse: - anche io e te abbiamo un contenzioso su questa piccola schiava. Io l'ho addestrata, io le ho insegnato tutto e tu te la sei presa. -
- Certo, perché è mia. -
Saa indossava uno scollato vestito celeste, era moto elegante, ma come a suo tempo Kira le aveva insegnato poteva indossare solo vestiti che la rendevano facilmente accessibile, quello lo era, il seno era facilmente raggiungibile dalla scollatura e la vulva da sotto dato che il vestito era molto corto.
- Scherzavo caro. Lo sai e so che ci tieni a questa schiava, hai cambiato tante compagne, ma la schiava te la sei sempre tenuta e non l'hai mai concessa a nessun altro uomo, solo alle tue compagne. -
- E' così, sono geloso di lei. -
Saa ascoltando il suo padrone si sentì sciogliere proprio nel momento in cui Kira abbassandole le mutande l'accarezzava sulla vulva. - La piccola si bagna appena ti sente. -
Koss sorrise. - Mi ama, anche se non l'ammetterà mai. -
- Sì, è orgogliosa - ammise Kira, poi riprese il discorso principale.- Ci sono circa cinque milioni di schiavi nel Dravor, quasi tutti vivono nelle campagne, sarà un lavoro lungo e difficile. Su cosa posso contare? -
- Tutte le risorse amministrative sono a tua disposizione, ma quelli che andranno in giro a fare il vero e proprio censimento dovrai assumerli tu. Ti metterò a disposizione un ufficio in ogni Stravor. -
- Ho un altro progetto. - Kira cambiò di nuovo discorso.
- Sentiamo. -
- Le regole che tutelano gli schiavi sono ancora troppo deboli. Ci vuole una legge che li tuteli maggiormente e poi c'è il problema degli schiavi che guadagnano, è una materia che va disciplinata meglio, sai che io sono favorevole a tutto ciò, ma sai anche che ci sono parecchi dravoriani che guadagnano molto meno di alcuni schiavi. Fino a quando questo era un fenomeno limitato andava bene, ma ora si sta allargando e può crearci molti problemi. Si inizia a pensare che uno schiavo avendo guadagnato abbastanza possa riscattarsi. Questo non è ammissibile. - Kira parlava continuando a tastare Saa che da brava si offriva, dopo le parole del suo padrone si era anche rilassata e si poteva godere le carezze di Kira, che sicuramente era più brava di Zuna.
Koss guardò Kira ed assentì, poi disse: - Vero, ma non fare niente senza il mio consenso, prepara la legge e dalla a me. Vedrò io, se, come e quando portarla avanti. -
- D'accordo. Penso che abbiamo esaurito tutti gli argomenti relativi al dovere. -
- Non ancora. Dimmi di nostro figlio. - Nel Dravor non ci si sposava, di norma le coppie vivevano insieme, ma esistevano anche uomini che vivevano con più donne e viceversa, i figli venivano riconosciuti da entrambi i genitori e se questi non vivevano insieme o si separavano, a meno di accordi differenti, andavano con la madre era quello che era successo al loro figlio Leao, quando si erano separati Leao era rimasto con la madre. Kira abbandonò Saa e rivolse la sua attenzione a Koss, quel discorso non veniva ripreso da tanto tempo.
- Ormai da due anni vive a Kuanta. Tu ne dovresti sapere più di me - rispose ironica Kira.
- Anche se vive a Kuanta è con te che si confida, anzi so che avete affari in comune. -
- In parte è vero. Alcune delle mie migliori kalsna lavorano presso di lui, sono rimaste di mia proprietà ed io ne prendo una parte degli utili. Quelle schiave sono un esempio del discorso che facevamo prima. Prendono una percentuale dal loro lavoro che spesso le porta a guadagnare duemila tel all'anno. Il doppio di un cens. Si pone anche il problema di cosa una schiava possa fare con tutti quei soldi. D'altra parte se non le pagassimo, con almeno il 10% dei guadagni che ci procurano, non risulterebbero così professionali. -
Mentre parlava Kira aveva abbandonato Saa e si era avvicinata a Koss. I due vecchi amanti non avevano mai sopito le vecchie passioni e la vicinanza le aveva riaccese. Koss e Kira si scrollarono di dosso la malinconia dando luogo ad un appassionato revival.

Quando finirono Kira fece la sua richiesta. - Domani sera presso la scuola vendo due kalsna di classe eccellente, ci saranno i personaggi più importanti dello Stravor perché non vieni con Zuna a vedere? Se mi lasci la piccola, se vieni te la puoi riprendere domani, altrimenti te la rimando tra qualche giorno. -
Koss non se la sentì di opporre un rifiuto anche se guardando la sua schiava lesse la sua preoccupazione.
- Va bene, ma sai quali sono le mie regole, solo tu la puoi toccare. -
- Certo. Vuoi che disobbedisca al mio Mirv. -

Kira e Koss erano stati insieme per più di tre ore, ma non era passato un minuto che Koss era andato via che le amiche più intime di Kira: Kama, Roia e Bixa erano già nel suo studio, le altre erano andate via.
- Ragazze mie il Mirv è sempre un amante favoloso. -
Kama era anch'ella una quarantenne bruna e formosa che come se nulla fosse allungò una mano verso Saa, che non protestò, ma si irrigidì diventando di marmo e cercando di richiamare l'attenzione di Kira. - Questa è la sua schiava personale? E' molto bella, ma non educata. - Commentò la bruna.
- E' la schiava migliore che conosca e l'ho educata io. E' una schiava eccellente. Le schiave come lei, attualmente ve ne sono solo una ventina nel Dravor, non allargano le gambe come una puttana in calore di fronte alla prima padrona che allunga una mano. Rifiutandoti ha difeso l'onore del suo padrone ed il suo orgoglio di schiava eccellente. Queste schiave sono tali non solo perché sono belle e ben addestrate, ma anche perché hanno carattere e temperamento. Schiave come questa hanno bisogno di padroni all'altezza della situazione, un padrone qualsiasi non riuscirebbe a dominarla se non con la frusta finendo con il rovinarla, è per questo che mi occupo di venderle personalmente, domani ne vendo due, puoi venire a vedere. - Kira terminò la sua lezione alzando la voce. - Lasciala perdere, solo io la posso toccare. Questi sono gli ordini del Mirv. -
- Che peccato - cinguettò Bixa, una rossa molto giovane e svampita, - sarebbe stato eccitante potersi godere la schiava del Mirv, possiamo venire anche noi domani? -
- Venite pure - sospirò rassegnata Kira, poi diede loro il contentino che si aspettavano.
- Bhe se non la potete toccare, non è detto che non ve la possa mostrare all'opera. Così vi renderete conto di quanto sia brava. -
- Maledetta - pensò Saa cercando di trattenere il tic alla guancia che inevitabilmente invece produsse quella smorfia caratteristica quando subiva una forte umiliazione. Era l'unico segno di ribellione, per altro indipendente dalla volontà della schiava, che Kira non era riuscita a domare in Saa, alla fine Kira ci rinunciò anche perché attraverso quel segnale capiva quando Saa era stata colpita. Sorrise soddisfatta pensando che ancora dopo tanti anni riusciva comunque a portarla sull'orlo della disperazione.

I padroni e le padrone nella maggior parte dei casi impartivano ordini con dei segni, quello che Saa ricevette le diceva che doveva spogliarsi.
Saa scostò le bretelle del vestito e lo lasciò scivolare lungo il corpo dorato. La schiava teneva il capo ritto, ma non guardava nessuno in particolare, con naturale eleganza sciolse il reggiseno e le sue belle tette apparvero nel suo splendore, tese e sode. Infine con disinvoltura si liberò delle mutandine, fine ed eleganti almeno quanto quelle delle Signore lì presenti. Tanto che Roia, una nera alta e florida, ma meno giunonica di Kama commentò: - Il Mirv la tratta proprio bene questa schiava. - In verità Koss spendeva davvero un sacco di soldi per la sua schiava personale. - Sì - rispose Kira, - ha un debole per lei, vedete come è perfettamente truccata anche nelle parti intime, depilata e profumata, la pelle liscia e curata. Ma ora zitte e gustatevi lo spettacolo. -
Il primo segno comandò a Saa di assumere la posizione della rana. Saa arrossì e non poté evitarlo, poi s'inginocchiò e si distese sui gomiti, portando la testa quasi a toccare il pavimento, ma con il capo rivolto a destra e lanciando il culo in alto senza però sollevarsi sulle cosce. Kira girò intorno alla schiava per controllare e presto sorrise soddisfatta del risultato ottenuto. - Perfetta. Vedete come tiene le ginocchia allargate e leggermente rivolte all'esterno, mentre i piedi convergono senza però toccarsi all'interno. E guardate come sono ben visibili ed offerti il buco del culo e la fica. Come la schiena è inarcata e come il deretano è teso. E' già pronta per essere scopata. -  
Kira fece assumere alla schiava in rapida successione le posizioni della pecora e del pony, nella prima la schiava sollevava il culo in alto innalzando le cosce rispetto alla posizione della rana; e nella seconda distendeva le braccia e portava il viso a guardare in avanti. Le ginocchia rimanevano sempre leggermente divaricate, la schiava era sempre in ginocchio. Mentre Saa assumeva via via le posizioni imposte, Kira ne decantava le qualità, si spogliava e si muniva di un fallo artificiale che si legava alla vita. Kira aveva un corpo statuario, il seno grande ed un culo impareggiabile, alto, bello duro con i glutei perfettamente rotondi. Terminata l'operazione si sedette a cavalcioni sul dorso di Saa che prontamente si irrigidì, per sostenerne il peso, nella posizione del pony. Kira poggiò il culo sulla schiena della schiava che sebbene fosse nel confronto con la padrona molto più esile la reggeva senza difficoltà. Kira l'accarezzò sulla schiena continuando a commentare le virtù di Saa, mettendo tra queste anche la forza e l'agilità. Una schiava eccellente, una buona kalsna non può essere una pappa molla, il carattere deve sempre essere accompagnato da un certo vigore fisico. Kira stava strusciando la vulva sulle spalle della schiava e godeva nell'avere a disposizione la sua piccola schiava. Kira si rialzò, ma solo per immediatamente inginocchiarsi dietro Saa. La tastò sul culo che tremò sotto il tocco della padrona e poi scese verso la fica che aprì trovandola umida e pronta. Ritirò il dito bagnato che mostrò alle amiche che risero soddisfatte mentre Saa umiliata arrossiva e teneva gli occhi bassi. Infine Kira tenne ferma Saa per i fianchi ed infilzò la schiava che malgrado tutto godeva di essere di nuovo alla mercé della vecchia padrona. L'educazione che le era stata inculcata la portava in ogni situazione ad annullarsi per il piacere di chi la stava usando.


La scuola di Kira

La scuola era a mezzora di cavallo da casa di Kira, Kira la raggiunse appunto a cavallo, ma Saa e la schiava personale di Kira seguirono la padrona in carrozza.

La scuola di Kira diplomava schiave di ogni tipo che servivano nelle case dei padroni, dalla semplice serva, all'abile domestica, alla cuoca più raffinata. La sua specialità era però l'addestramento delle kalsna. Una kalsna è un insieme di tante cose, è una schiava dedita al piacere del suo padrone o della sua padrona, una schiava personale che non ha altri compiti che quello di essere disponibile per i suoi padroni, non svolge quindi lavori domestici anche se naturalmente le è stato insegnato a cucinare e servire. Una schiava di questo tipo se la potevano permettere solo i padroni più ricchi, una parte delle kalsna finiva nei bordelli o nei locali. Esistevano diverse scuole per insegnare questo mestiere alle giovani schiave, ma la burocrazia del Dravor non pretendeva un diploma per svolgere questo mestiere. Le kalsna che vivevano con i loro padroni erano delle schiave domestiche, quelle che si prostituivano nei bordelli delle prostitute e quelle che servivano nei locali delle cameriere. Era impossibile quindi sapere con precisione quante kalsna c'erano in quel momento nel Dravor, solo le prostitute vere e proprie erano censite, ed erano alcune migliaia, mentre le schiave personali potevano essere alcune centinaia e quelle che lavoravano nei locali diverse centinaia. Ovviamente i padroni si prendevano il loro piacere con qualsiasi schiava o schiavo di loro proprietà che gradivano. Essere una kalsna era quindi un ruolo che salvo che per le prostitute non era neanche riconosciuto, Kira si era battuta perché lo fosse fino a quel momento senza successo ed aveva istituito una scuola allo scopo, ve ne erano altre tre, ma la sua era la migliore del paese. Alla fine del corso, che durava diversi mesi, nella scuola di Kira le kalsna venivano classificate in eccellenti, di classe A o B o C e veniva rilasciato ai loro padroni relativo attestato. Le schiave eccellenti erano molto poche, alcune decine, ed erano tutte schiave personali di personaggi ricchi ed importanti, lo stesso quelle di classe A, Kira aveva diplomato circa cento schiave di questa classe, quelle di classe B finivano nelle case di padroni o padrone che non potevano permettersi una schiava personale ed allora le utilizzavano oltre che a letto anche come domestiche, erano comunque schiave ben educate che sapevano servire a tavola ed allo stesso tempo dispensare piaceri inaspettati, anche queste erano un centinaio. Le schiave di classe C erano poco più di duecento e potevano seguire la sorte di quelle di classe B o essendo comunque delle ottime professioniste nel dare piacere essere vendute ai bordelli del Dravor, dove si potevano trovare anche schiave di classe superiore, perfino delle kalsna eccellenti ovviamente le più ricercate e le meglio pagate. Ogni scuola classificava le kalsna diversamente e questo era un ulteriore problema, ma per il momento nel Dravor nessuno se ne curava.
Ovviamente l'economia del Dravor aveva bisogno di ben altre scuole, tutte con professionalità riconosciute, ogni corporazione di uomini dravoriani aveva la sua scuola ed in parallelo le stesse corporazioni avevano istituito analoghe scuole per i loro schiavi. Solo una piccola parte degli schiavi, i più meritevoli andavano nelle scuole. In genere il padrone, ad es. un sarto, insegnava direttamente ai suoi schiavi il mestiere, quando poi ne trovava uno in grado di svolgere i lavori più complessi lo mandava a scuola a perfezionarsi. Questi schiavi se sapevano farci assumevano presto una posizione rispettabile. Lo stesso avveniva per gli schiavi pubblici dell'amministrazione, tutti quelli che sapevano leggere e scrivere erano molto apprezzati ed anche se non potevano decidere niente diventavano indispensabili, molto spesso i loro padroni erano generalmente ignoranti e delegavano allo schiavo capace molti compiti delicati.

Vasa, la kalsna di Kira, introdusse nel salone la prima schiava eccellente, era una ragazza sui ventidue anni, di pelle nera, ma non molto scura, evidentemente c'era stato un certo rimescolamento. Vasa, che indossava un abito scollato e corto con calze a rete, la conduceva, molleggiando sui tacchi a spillo, tirandola per una cinghia di cuoio collegata al collare della schiava. Vasa era una magnifica schiava di venticinque anni, formosa, tutta curve, soffice e morbida. Vasa era la favorita di Kira del momento, aveva un viso paffuto ed i capelli lunghi e castani che le scendevano sciolti sulle spalle. Castani, con riflessi dorati, erano anche gli occhi. Vasa conduceva la schiava in vendita con apparente indolenza, ma in realtà con grande professionalità. La schiava teneva le mani dietro la schiena senza essere legata, la posizione esaltava le tette fantastiche della kalsna. Erano grosse, morbide e piene. Le cosce erano forti, il corpo giovane sodo e muscoloso, ma allo stesso tempo tornito e cremoso. Portava i capelli corti e gli occhi erano neri come i capelli. Vasa la trascinava ancheggiando per la sala portandola in giro verso i tavoli ed i divani dove si trovavano i padroni perché questi potessero ammirare da vicino la merce.
Vi erano una ventina di persone tra cui le amiche di Kira e Koss con Zuna. Si trattava di dravoriani tra i più ricchi dello stravor dei Grandi Laghi o di importanti notabili che bevevano e piluccavano seduti in comode poltrone e divani serviti da belle cameriere semisvestite. Gli uomini vestivano generalmente elegantemente all'occidentale, qualcuno indossava però una comoda e lunga tunica orientale, le donne in genere vestivano pure loro all'occidentale, ma con vestiti leggeri e sgargianti, la biancheria che si intravedeva sotto i vestiti trasparenti era finissima e molte, ma non tutte, portavano calze e giarrettiere.

 La schiava si chiamava Rusy ed era la prima volta che veniva offerta ad un'asta, in quel momento era un po' impaurita, ma si muoveva con grazia felina seguendo il passo molle ed elegante di Vasa, era nuda eccetto per un tanga e per i sandali dal tacco alto che la facevano piacevolmente ondeggiare mentre camminava. Uno degli agenti di Kira l'aveva trovata in una sperduta provincia del Dravor dove serviva birra in un locale ed il suo padrone la concedeva, neanche per tanti soldi, ai clienti più ricchi del villaggio. L'agente l'acquistò per relativamente poco e Rusy inizialmente non capì neanche quanto era stata fortunata, ma se ne rese conto quando incontrò Kira e comprese quello che da lei la sua padrona si aspettava. Sarebbe diventata la schiava di personaggi importanti e avrebbe fatto una bella vita, ma si doveva impegnare. Vasa stava per completare il giro ed infine andò a fermarsi al centro della sala dove la schiava assunse la posizione di riposo. Kira riassunse la storia della giovane schiava in poche parole e concluse: - Poteva essere un talento sprecato, ed invece eccola qui, una schiava eccellente che renderà felice il padrone o la padrona che la comprerà. - Kira indossava un vestitino giallo scollacciato in alto per esaltare il decolleté, e fasciato in basso per mostrare a tutti le rotondità del suo fantastico culo, in mano aveva un frustino, anche lei non aveva rinunciato ai tacchi a spillo, in più indossava eccitanti calze nere.
Ad un cenno di Kira Rusy si mise carponi e Vasa la condusse a quattro zampe verso il più vicino tavolo dove erano sedute le tre amiche della padrona di casa. Rusy avanzava con grazia, il seno ballonzolava allegramente ad ogni passo e le natiche lustre e piene si mostravano in tutto il suo splendore. Un colpo di frustino sul culo e Rusy assunse senza esitare la posizione kola. Le tre amiche eccitate commentarono vivacemente le grazie della schiava e allungarono le mani per toccare. Rusy era ancora un po' impaurita, ma si offrì con stile e sorridente a quelle padrone in verità precipitose ed inadeguate. Le tre Signore strizzarono e tastarono a volontà, ma non seppero essere all'altezza della situazione. Vasa afferrò la situazione ancora prima di Kira e condusse la schiava verso un piccolo divano su cui si trovava una coppia di mezz'età. Si trattava di un rok, l'uomo che comandava l'esercito in quella regione e di sua moglie. Un uomo grasso e rozzo, ma che sapeva come trattare una schiava di classe. Quando Rusy assunse di nuovo la posizione l'uomo la prese delicatamente per il viso e condusse lo sguardo della schiava su di sé. La sfiorò sui capezzoli con l'altra mano facendoli inturgidire e poi la tastò con vigore sulle floride mammelle. La moglie le passò un dito sulle labbra spingendola ad aprirle e ne accarezzò l'interno morbido ed umido. Rusy arrossì e si bagnò. - E' bella calda - commentò il rok. - Ed è ben addestrata - aggiunse la moglie che poi rivolgendosi a Kira disse: - gradirei che la frustasse su quei meloni, mi bastano cinque colpi per vedere come reagisce. - Certo Signora. - Appena il rok e la moglie si ritrassero Kira si dispose. La schiava era già in posizione, offerta e muta, anche se tremolante. I colpi di frustino sulle tette furono ben assestati e Rusy chiuse gli occhi quando partirono. Le mammelle divennero rosse, ma Rusy non gridò, solo una lacrima scese sul bel volto della schiava. La moglie del rok, una donna alta e magra, ma energica quanto il marito allungò una mano per tastare sotto il tanga. Le sue lunghe dita percorsero tutta la vulva della schiava e si insinuarono in dentro.
- La schiava è fradicia - commentò. - Complimenti Kira è proprio ben addestrata. -      
- Sono contenta che le piaccia, sulle sue qualità non avevo dubbi. -
Kira diede un colpo di frustino sul culo della schiava che si rimise carponi per seguire Vasa verso la poltrona di un ricco mercante, anch'egli grasso, ma meno vivace del rok. Il mercante fece alla schiava il segno che la voleva vedere nella posizione della rana e Rusy lo accontentò prontamente. Poi si rivolse a Vasa.
- Tirale giù le mutande, voglio vedere com'è. -
Vasa si chinò sulla schiava, mostrando maliziosamente al mercante il seno traboccante e quindi infilò le dita sotto gli elastici del tanga e lo fece scivolare in basso fermandosi a metà coscia. Il buco del culo di Rusy sembrava un'albicocca matura e più in basso il pelo riccio della vulva appariva luccicante di umori. Vasa era ancora china sulla schiava, quando il padrone accarezzò il deretano della nera e ne titillò il buco più piccolo. - Magnifica - esclamò ritraendosi e nessuno capì se si riferiva al culo di Rusy o alle tette di Vasa. Vasa finì di levare le mutandine della schiava e proseguì il giro. Rusy raccolse qualche altra frustata e diversi palpeggiamenti, commenti sempre favorevoli. Quando arrivò al tavolo di una donna nera carica di gioielli, questa ordinò a Rusy di assumere la posizione lasa, sdraiata sul dorso, con le gambe piegate sulle ginocchia ed aperte. La nera si levò la scarpa, non portava calze, allungò il piede verso la fica della schiava e la masturbò con l'alluce. Rusy si mosse incontro a quel ditone e nel contempo si accarezzò i meloni gemendo di piacere. Era una sua iniziativa, rischiava nel prenderla, nessuno le aveva ordinato di lasciarsi andare, ma al corso aveva imparato che una brava schiava ogni tanto doveva seguire l'istinto. La sua prestazione fu approvata, la nera ingioiellata cooperò con la schiava ed il pubblico apprezzò l'exploit, ma Kira non voleva che Rusy arrivasse a godere. Due leggere frustate sui capezzoli la raffreddarono e Vasa la tirò verso l'ultima coppia: Koss e Zuna. Zuna non era molto a suo agio, quello era il vecchio ambiente del suo amante. Rusy arrivò da Zuna ancora sotto l'incanto del piacere che stava per provare e non si accorse che Zuna la guatava terribile e vendicativa. Il suo bersaglio era Kira, ma con lei non poteva prendersela, ed anche un attacco a Vasa sarebbe sembrato gratuito, rimaneva Rusy che era lì apposta. In posizione kola, la vista leggermente annebbiata ed il seno ansante, Rusy si offriva, i capezzoli erano provati, ma ritti e vogliosi. Zuna li artigliò entrambi con le unghie lunghe e laccate e li torse ferocemente. La schiava gridò senza ritegno implorando pietà. Zuna continuò a torcere, la fece gridare di nuovo e ballare sulle ginocchia. - Stai ferma troia. Una schiava eccellente non sbraita per così poco. Hai capito? -
Singhiozzando e tentando di controllarsi Rusy rispose: - sì padrona. -
Soddisfatta Zuna la lasciò andare e guardò Kira sorridente e trionfante. Koss assistette alla muta sfida tra le due donne senza dire una parola, poi scrollò le spalle e pensò: - se la sbrighino tra di loro, non mi farò di certo coinvolgere. -
A Kira non andava che qualcuno le rubasse la scena o che peggio le denigrasse la schiava mentre stava cercando di venderla e di fronte a quel pubblico.
Kira si chinò sulla schiava per rincuorarla e sibilò all'amante di Koss: - la pagherai puttana. -
Zuna fu pronta nella risposta e giocò con le parole di Kira. - Sì, dopotutto può darsi che me la comprerò. -
Kira abbozzò, in quel momento non poté fare altro che aprire l'asta. - Bene signori si parte da mille tel. - Mille tel erano lo stipendio di un anno di una guardia, ed era il prezzo per cui Rusy era stata acquistata, ma si sarebbe arrivati a molti di più.
La nera ingioiellata offrì millecinquecento. Kira fece eco all'offerta e da grande imbonitrice apprezzò la merce. - Il seno di questa schiava è favoloso, ed è giovane e forte, vi allieterà per moltissimi anni. - Mentre Kira apprezzava, accarezzava con il frustino le tette e le cosce della schiava che tremava leggermente per l'emozione e per la paura. La schiava non sapeva chi augurarsi come padrone o padrona, ma non voleva Zuna.
Il commerciante offrì duemila, ed il rok duemiladuecento, un altro offrì duemilacinquecento. - Bene signori, - intervenne Kira - vedo che la schiava inizia ad avere i suoi ammiratori, d'altra parte avete visto tutti com'è ben educata e com'è calda. - Diede un leggero colpo di frustino sulle natiche della kalsna che ora avendo scoperto quanto valeva si era rianimata ed eccitata.
Zuna si chinò su Koss e bisbigliò qualcosa al suo orecchio. La nera offrì tremila tel e a quel punto Kira già ne guadagnava duemila. - Guardatela bene, ha i fianchi di burro e cosce meravigliose. -
Koss disse: - tremilacinquecento - e nessuno rilanciò più.

- Complimenti Mirv.  Hai fatto un'ottima scelta. -
- Lo so bene Dravna. Ho visto la schiava e conosco la tua scuola, ma la schiava non è per me. La offro alla mia amante, che ti assicuro l'ha apprezzata moltissimo. -
Kira colse la palla al balzo per vendicarsi. - Forse è un po' inesperta per riuscire a tenere a freno come si conviene una schiava eccellente. - Kira lasciò che quelle parole si sedimentassero nella mente di tutti i presenti, poi evitò la rissa. - Ma sono sicura che sotto la tua abile guida saprà diventare un'ottima padrona. -
Koss pensò che Zuna tutto sommato si meritava la lezione e lasciò cadere la polemica. Per Zuna era impossibile intervenire. Vasa spinse Rusy, che ora era davvero spaventata verso la nuova padrona e consegnò il guinzaglio nelle sue mani. Zuna strattonò il guinzaglio della schiava e le disse: - huss. -
La schiava si raggomitolò ai piedi della padrona e Zuna  ne appoggiò il destro, calzava uno splendido stivaletto di pelle, sul fianco nudo della sua nuova proprietà.

Saa presentò l'altra kalsna in vendita e dentro il salone tutti concentrarono l'attenzione su quella coppia di schiave mature, ma eccezionalmente belle. Saa indossava solo una guepiere di fine tessuto, infiorettato con pizzi stupendi e delle pantofole con un tacco altissimo, conduceva Mega, la kalsna in vendita, che invece era riccamente agghindata di cuoio e pelle. Mega indossava un busto di pelle, aperto sulle tette che svettavano dai due appositi fori. Il busto era stato allacciato stretto stretto sul dorso della schiava e costringeva la kalsna a stare eretta, le due grandi e soffici tette venivano esaltate da quella costrizione e dal cappio che le strizzava alla base del seno. Altre due cordicelle più fini mordevano i capezzoli della schiava. Tutto era collegato ad una robusta cinghia di cuoio che finiva nelle mani di Saa. I suoi polsi erano ammanettati sul didietro e ad un collare le cingeva il collo costringendola a tenere la testa alta. Sopra il ginocchio e alla sommità delle cosce la schiava portava dei bracciali che rendevano il suo passo difficile ed allo stesso tempo marziale. I bracciali di cuoio che indossava sopra le ginocchia erano collegati da una sottile catenella che la obbligavano ad avanzare a passettini. Infine e miracolosamente la florida ed affascinante schiava riusciva a stare in perfetto equilibrio su delle pantofole dagli incredibili tacchi a spillo. Solo una schiava abile e di lungo corso come Mega poteva apparire tranquilla e rilassata in quelle condizioni. Saa conduceva la mora e procace Mega attraverso una corda di cuoio che all'altro capo affondava alla base delle tette della schiava. Se Mega non voleva essere strattonata per le tette doveva essere svelta con i piccoli passi a cui la catenella la costringeva. La kalsna si affannava e si dimenava dietro Saa che rapida, senza curarsi di lei, le stava facendo fare il giro del salone. Inevitabilmente la schiava sentiva il morso della cinghia di cuoio sui capezzoli, ma non si lamentava, giusto una smorfia di dolore e poi cercava di recuperare il passo evitando guai maggiori. Il giro fu rapido, ma tutti poterono ammirare da vicino le sculettanti natiche ed il generoso seno della schiava, poi Saa si andò a fermare accanto alla padrona di casa. Mega sudava, riprendeva fiato e cercava di riprendere il controllo del suo corpo. I braccialetti che le stringevano le gambe ed i tacchi molto alti esaltavano le sue cosce tornite e tremolanti per la fatica, il seno grosso e libero ansava per lo sforzo. Nonostante tutto Mega dopo qualche attimo riuscì a ricomporsi, e a rimettersi in posa per il pubblico che ammirava il suo portamento e la sua sensualità. Kira introdusse Mega raccontando la sua storia. - Ha un paio di anni più di me, quindi non è molto giovane, ahimè - sospirò la Dravna, - ma come me si è ben tenuta negli anni. Nel vecchio mondo era la figlia di un personaggio importante, il padrone della Rool, una delle multinazionali più grandi del paese. A quel tempo io lavoravo alla Rool, ero una giovane impiegata e lei era, sebbene giovanissima, una dirigente dell'azienda, la mia dirigente ed era una dirigente molto severa. Si divertiva a caricarmi di lavoro e quando non riuscivo a portare a termine i miei impossibili compiti con grande piacere mi umiliava davanti a tutti i colleghi. Era una tiranna capricciosa, figlia di papà. Potete immaginare la mia felicità quando dopo un agguato Koss riuscì ad uccidere le sue guardie del corpo ed a farla prigioniera. Chiedemmo un bel riscatto e ci prendemmo il denaro senza liberarla. Da quel momento è diventata una delle mie schiave, l'altra era la qui presente Saa. Poi Saa ha seguito Koss e Mega è rimasta con me, per tutto questo tempo mi sono dilettata con lei e mi sono vendicata, ma ora è giusto che vada a dilettare qualcun altro. - La schiava era umiliata, ma ormai aveva imparato a simulare il suo odio, mentre dentro di sé fremeva, al pubblico che la seguiva si mostrava modesta e riverente come era dovere di una kalsna eccellente. Il viso era costretto a stare eretto, altrimenti avrebbe cercato di guardare a terra, non potendo difendersi così teneva lo sguardo perso nel vuoto. Kira prese la cinghia di cuoio dalle mani di Saa e la strattonò, la schiava muggì di dolore, ma non si mosse e non protestò neanche quando la padrona la sferzò sulle cosce. - Bene signori, come vedete è ben addestrata. Chi vuole esaminare la schiava? - La nera ingioiellata sollevò la mano e Saa trascinò Mega verso di lei. La nera la tastò sulle tette morbide e cremose, poi passò alle cosce. Mega come aveva imparato in tutti quegli anni si offriva e mostrava di gradire, sapeva meglio di ogni altra che una kalsna poteva conquistare i privilegi di cui godeva solo a quel prezzo. Mentre la nera l'accarezzava mugolò di piacere, era una finzione, ma solo fino ad un certo punto, una brava kalsna sapeva arrivare ad annullare totalmente i suoi sentimenti e ad immedesimarsi alla perfezione nei desideri dei padroni tanto che alla fine non fingeva più. La nera era soddisfatta. - Bella morbida ed in carne  - disse strizzandole il seno un'ultima volta. Mega passò da un padrone ad una padrona e tutti poterono sentire com'era docile e calda. Il corpetto di cuoio ad un certo punto era stato sbottonato in basso da uno dei possibili acquirenti e la fica della schiava era diventata accessibile. Saa si era guardata bene da riabbottonarlo. La nera ingioiellata si concesse un altro giro e questa volta si diede alla masturbazione della schiava che sbrodolante si lasciò sfuggire un gemito di piacere mandando la padrona in estasi. Fu lei ad aggiudicarsela per duemilacinquecento tel e tirandola per la cinghia la baciò e la morse sulla bocca avidamente. Nonostante tutto Mega pensò che non poteva essere peggio di tutti gli anni che aveva passato con Kira ed in  quel breve lasso di tempo in cui la sua padrona l'abbandonò per salutare gli amici lei si ritrovò a ripensare a tutto il tempo che era passato da quando aveva conosciuto Kira.

  (SEGUE)


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