Trailer SM Video
  Novità nel Sito
  Newsmeetings
  Reality
  Fantasy
  Feet
  Spanking
     Secondo scaffale
     Spanking Miscellanea
     Spanking Racconti
     Spanking Foto storie
  Visibility
  Letteratura
  Racconti d'Autore
  Drawings
  On Newspapers
  Fetish Links
  ClubStories
  Dvd sadomaso
 Mappa del sito
  Video Sadomaso
  SM Video

Vocabolario
Cerca


Vai


NewsMeeting
Feb-2012
L M M G V S D
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
»Home »Spanking  »Spanking Racconti 
CASTIGHI ALLA SERVITU’

Ho la mano che ancora mi fa male per gli sculaccioni che ho impartito alla domestica Patrizia, una bella ragazza poco più che ventenne.
È una ragazza alta e slanciata, che pratica nel suo tempo libero, molto sport (corsa e nuoto soprattutto) con grande giovamento per la sua linea snella e armoniosa.
Corre nella campagna attorno alla nostra villa e ha la possibilità di nuotare nella nostra piscina (siamo di idee molto democratiche) situata nel nostro giardino e che d’inverno  viene riscaldata.
Patrizia deve essere punita spesso perché troppo vivace e insubordinata. Ieri ha mancato gravemente verso un nostro ospite, che avendole fatto un complimento, si è sentito dire “zitto vecchio satiro”
Oggi, terminata la cena, le ho ordinato di seguirmi in camera sua. Patrizia ha obbedito senza fiatare, con gli occhi bassi e le guance in fiamme, avanzando a piccoli passi sotto gli sguardi consapevoli non solo di mia moglie ma anche di tutta la servitù.
Giunti in camera da letto, per prima cosa le ho ordinato di sbottonarsi la camicetta e di denudarsi i seni. Patrizia in effetti è molto orgogliosa delle sue tettine sode e appuntite, che esibisce senza pudore sulle spiagge durante i mesi estivi. Trova quindi molto umiliante ricevere la sua punizione a seno scoperto, anche perché normalmente, mentre io la sculaccio, i suoi capezzoli si ingrossano e induriscono a vista d'occhio, per una forma di naturale reazione fisica e nervosa.
Poi le ho fatto abbassare i pantaloni e me la sono messa sulle ginocchia, seduto sulla sponda del letto con le gambe penzoloni, il seno schiacciato sul copriletto e il pancino saldamente sistemato sul mio grembo. Le ho sfilato io stesso le mutandine di nailon bianche, sentendo fremere sotto le dita il suo culetto ancora fresco e morbido.
Le ho somministrato cinquanta sculaccioni con il palmo della mano e altri cinquanta con la suola di cuoio della mia pantofola, distribuendo equamente i colpi su ambedue le natiche rimbalzanti. Alla fine, le quattro guance di questa impertinente domestica - quelle del viso e quelle del culetto -  avvampano di un identico color rosso porpora, uniformemente distribuito sulle rispettive convessità.
Qualcuno, a questo punto, potrebbe forse obiettare che la mia punizione è stata, tutto sommato, «all’acqua di rose», ben lontana dalle rigide tradizioni educative del mio paese, fondate come tutti sanno sull'uso della bacchetta (caning) e dello staffile (flogging).
In effetti devo riconoscere che mia moglie ed io siamo piuttosto restii a ricorrere a questi mezzi afflittivi, che troviamo eccessivamente brutali e disumani, preferendo le comuni sculacciate con la mano e con la pantofola, certamente meno dolorose, ma al tempo stesso molto più umilianti ed efficaci dal punto di vista psicologico.
Oltre a Patrizia, di cui ho già parlato, abbiamo altri tre domestici, tutti intorno ai 30anni: Jenny, Tom e Laurie.
Di solito io sculaccio le ragazze cioè Patrizia, Jenny e Laurie, mentre mia moglie ha l’esclusiva (o quasi) sul posteriore dell’unico uomo.
Non credo sia il caso di dilungarmi sui motivi di indole squisitamente psicologica che hanno determinato questa distribuzione delle mansioni. Le ragazze soffrono maledettamente di doversi denudare di fronte a me  ed essere poi messe nude sulle mie ginocchia per ricevere con la mia mano nuda una sonora sculacciata. La stessa cosa vale per Tom che abbiamo dovuto minacciare di licenziamento quando la prima volta che dovevamo punirlo non voleva denudarsi. Ora lo fa subito, ma gli pesa moltissimo mostrare la sua virilità a Elisabeth. Tenta di tenersi una mano davanti soprattutto alla fine del castigo quando, non si sa come mai, risulta in piena erezione.
Talvolta però Elisabeth deve aiutarmi come lo scorso mese quando ho dovuto punire tutte e tre per essersi dimenticate di preparare le camere per gli ospiti che si fermavano da noi dopo una importante cena di lavoro che abbiamo dato  nella nostra villa. Una figuraccia mentre le tre ragazze ridevano come monelle.
                        

Il giorno dopo, appena partiti gli ospiti, guardai ad una ad una le tre colpevoli, schierate di fronte a me e dissi loro:
- “Ragazze: adesso dovrei mettervi una alla volta sulle mie ginocchia e scaldarvi il culetto come faccio sempre. Temo peraltro che la punizione andrebbe un po’ troppo per le lunghe e che il mio braccio finirebbe con lo stroncarsi, a tutto beneficio dell'ultimo sederino punito. Ho deciso pertanto che verrete punite contemporaneamente con questo e mostrai loro il battipanni di vimini che mia moglie aveva opportunamente sistemato sul tavolo del soggiorno.
Pianti e proteste non servirono a nulla. Invitai le signorine a prendere posto sul divano, l’una accanto all’altra: non sedute, naturalmente, ma inginocchiate, contro lo schienale, con al testa in basso e i rispettivi culetti ben sporgenti in fuori. Ordinai loro di tenersi per la mano, sia per sostegno e conforto morale reciproco, sia per evitare la tentazione di proteggersi le natiche durante il castigo.
Osservai attentamente i tre sederini allineati, ancora coperti dai vestiti, ma già frementi e palpitanti nell’attesa. Alla mia sinistra il sedere rotondo e pienotto di Jenny, fasciato in attillatissimi jeans color panna (la sua tenuta prediletta), in mezzo il culetto acerbodi Laurie, che occhieggiava maliziosamente sotto una corta e svolazzante gonnellina a pieghe; infine, alla mia destra, il superbo e prominente posteriore di  Patrizia, meravigliosamente modellato da una gonna di lana molto aderente sui fianchi e, per conseguenza, rivelatrice della forma arrotondata delle due natiche, divise in mezzo da una lunga e profonda fessura.
D’abitudine sono le ragazze stesse a prepararsi al castigo, denudandosi il sedere con le loro mani. Quel giorno, però, ritenni opportuno farle preparare da mia moglie, coadiuvata da Tom cui non pareva vero di essere chiamato a questo compito.
L'operazione si svolse in due tempi ben distinti: dapprima furono sollevate le gonne di Laurie e di Patrizia (la prima con estrema rapidità e semplicità, la seconda in modo alquanto più lento ed elaborato) e abbassati i jeans di Jenny. A questo punto mi concessi una breve pausa, osservando con calma il grazioso spettacolo offerto dalle nostre tre domestiche in «demi-déshabillée».
Procedendo da sinistra a destra, Jenny indossava un collant molto velato e trasparente, sotto il quale si disegnava la forma triangolare di un piccolo slip color carne; Laurie teneva il suo culetto di ragazza pudica ostinatamente celato sotto una classica mutandina bianca di cotone ben tirata  sui fianchi, ed era per il resto a gambe nude, salvo i calzettoni bianchi da collegiale a metà polpaccio; Patrizia, infine, sfoggiava una «parure» intima decisamente sexy, composta da calze fumées con riga posteriore, reggicalze nero di pizzo con giarrettiera ben tirate e mutandine nere a triangolo col bordino rosso lavorato all'uncinetto. - Giù le mutandine! - ordinai infine.
L'operazione fu eseguita prontamente dai miei aiutanti (nel caso di Jenny le mutandine vennero abbassate unitamente al collant) e i tre culetti apparvero completamente nudi, già coperti di pelle d'oca e scossi da fremiti incontrollati. Jenny aveva i muscoli delle natiche tesi e contratti (come fa sempre del resto) e la sua fessura divisoria era ridotta ad una striscia sottilissima nella quale sarebbe stato difficile inserire la punta di una matita (o di un termometro, per rimanere in tema). Patrizia tendeva invece piuttosto ad arrotondare e dilatare le natiche, quasi compiacendosi della loro forma perfettamente sferica e del loro volume più che ragguardevole
In mezzo a loro Laurie, la meno abituata ad esibire il culino nudo perché assunta per ultima..Stringeva e allargava ritmicamente le sue chiappette paffutelle, incapace di trattenerne i movimenti e forse indecisa sul modo più sconveniente (o meno sconveniente) di offrirsi al castigo.
Le tre mutandine abbassate a metà coscia contribuivano, come sempre, ad accentuare le nudità della parte anatomica che normalmente sono destinate a coprire: il che, detto per inciso, rappresenta un ottimo coadiuvante psicologico della punizione. Nel caso di Jenny, poi, anche il collant di naylon arrotolato sulle gambe contribuiva senza dubbio all' umiliazione, provocando nella ragazza un senso di disordine fisico e psicologico.
A questo punto mi avvicinai col battipanni in mano e invitai mia moglie e Tom a prendere posizione dall'altra parte del divano, in modo da immobilizzare sul nascere eventuali (sebbene improbabili) tentativi di fuga e di premere con le mani sulle spalle delle ragazze costringendole a chinare ulteriormente la testa e il busto e, per naturale legge di compensazione, a sporgere ancora più in alto il rispettivo fondoschiena.
Tutto era pronto per iniziare il castigo. Alzai il braccio armato e lo lasciai ricadere con forza sul culetto nudo di Jenny; avanzai di un passo e feci altrettanto su quello di Laurie; un altro passo, e giù un terzo colpo, questa volta sull'insolente posteriore di Patrizia.
Già dopo il primo passaggio le sei natiche portavano chiaramente in evidenza i segni del battipanni, sotto forma di una larga chiazza rosea che si estendeva da una parte all'altra dei sederi, scavalcando diagonalmente i solchi divisori e mostrando in rilievo la forma del reticolato di vimini. I culetti colpiti sobbalzarono e vibrarono freneticamente. Ognuna delle ragazze avvertì l'impulso irresistibile di raddrizzare la schiena sotto la forma dell'impatto, ma non riuscì a farlo a causa del peso gravante sulle spalle, sicché per una forma naturale e istintiva di reazione si limitò ad agitare le gambe e far sbattere ripetutamente i piedi l'uno contro l'altro.
Per il secondo passaggio seguii il cammino inverso, da destra verso sinistra. Il sedere di Patrizia, ancora fremente e rimbalzante sotto gli echi del primo colpo, ne ricevette subito un secondo ancora più energico e vigoroso, che provocò nelle sue reni un serie ininterrotta di sobbalzi e contorsioni. Scalciò ripetutamente all'indietro, perdendo le sue scarpine di vernice col tacco alto che ricaddero sul tappeto dopo un volo di alcuni metri, sfiorando nella loro traiettoria un prezioso vaso giapponese e un paio di altre fragili suppellettili. A questo punto, per evitare inutili rischi, ritenni opportuno togliere le scarpe anche alle altre due ragazze: cosa che feci io stesso, chinandomi dietro le loro terga e avvertendo distintamente sul viso il calore che già emanava dalle loro natiche, pur riscaldate da un solo colpo di battipanni.
Completai il secondo turno di castigo e subito iniziai il terzo, ricominciando dal sedere di Jenny, per passare poi a quello di Laurie e a quello di Patrizia, e quindi riprendere un'altra volta il giro in senso contrario. Man mano che la punizione proseguiva e il rossore delle natiche aumentava a vista d'occhio, diventava sempre più interessante osservare da vicino le reazioni, diversissime fra loro, delle tre ragazze. Quelle più regolari e continue erano senz'altro le reazioni di Laurie: la quale, trovandosi in mezzo, riceveva le sue sculacciate ad un ritmo costante (un colpo sì e due no) che le consentiva nell’ordine: a) di stringere convulsamente le natiche prima del colpo; b) di farle schizzare in fuori subito dopo; c) di dimenare i fianchi per tre o quattro volte consecutive; d) di sgambettare altrettante volte a piedi alternati. Il tutto accompagnato da copiosi singhiozzi e strilli.
Le altre due, invece, si trovavano sottoposte ad un castigo un po' anomalo, inflitto loro con ritmo discontinuo fatto di rapide accelerazioni (due colpi consecutivi) e di lunghe pause estenuanti (ben quattro colpi ripartiti equamente sui posteriori delle rispettive compagne). Quando era il loro turno Jenny e Patrizia reagivano quindi con una danza indiavolata di reni, natiche, cosce e piedi, accompagnata da urla frenetiche e pianti convulsi. Poi, durante la pausa, i loro corpi avevano tempo di acquietarsi a poco a poco, abbandonandosi languidamente contro lo schienale del divano appena scossi da un lungo tremito. In questa fase Jenny piangeva sommessamente e senza freni, con le natiche completamente rilassate e prive di difesa, le gambe semipiegate e le caviglie incrociate l'una sull'altra. Patrizia, al contrario, era in preda ad un pianto isterico, sebbene silenzioso, e reagiva mordendosi a sangue la mano destra,  contraendo furiosamente le sue belle natiche scarlatte e agitando ritmicamente i suoi graziosi piedini avvolti in calze scure.
Il battipanni è molto doloroso e non si può insistervi troppo a lungo  come con la mano nuda o con la pantofola. Mi accontentai perciò di una dozzina e mezzo  per ciascun sedere (cinquantaquattro in tutto) sufficiente a colorire i rispettivi mappamondi di un esteso alone rosso cupo solcato qua e là di righe violacee lasciate evidentemente dai bordi rinforzati dello strumento di vimini.
Terminata la punizione, le ragazze furono mandate come sempre in penitenza, ciascuna in un diverso angolo del soggiorno, con la faccia al muro, le mani incrociate dietro la nuca e i sederini fiammanti in bella mostra.
La penitenza dura dieci minuti esatti (non di più né di meno) ed ha lo scopo di consentire alle ragazze di meditare dal vivo sulle conseguenze dei loro errori. Devono stare assolutamente nella posizione prescritta e quindi non possono procedere ai soliti  quanto indecorosi balletti a piedi giunti, con relativi palpeggi e sfregamenti di glutei. Inutile dire che se una delle ragazze non rispetta la consegna e abbandona; per qualsiasi motivo la posizione durante il tempo prescritto (fosse pure per impellenti necessità fisiologiche stimolate dalla correzione) riceve subito dopo una seconda e più cocente razione di sculacciate, opportunamente sistemata sulle mie ginocchia.
Scaduto il tempo, invece, le penitenti sono libere di rivestirsi (cosa che fanno sempre con mille i precauzioni e buffe smorfie di dolore) e quindi di ritirarsi in camera loro oppure in bagno per riparare come meglio credono ai danni sofferti sulle rispettive epidermidi.
Con questo credo di avere fornito un quadro abbastanza esauriente dei miei metodi educativi, dei quali sono - non mi stancherò mai di ripeterlo - particolarmente soddisfatto.
Devotamente  
John Gielgud


ClubStories  Drawings  Dvd sadomaso  Fantasy  Feet  Fetish Links  Letteratura  Newsmeetings  Novità nel Sito  On Newspapers  Racconti d'Autore  Reality  SM Video  Spanking  Trailer SM Video  Video Sadomaso  Visibility