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GABRIELLA, UNA CUGINA CURIOSA
Gabriella è una ragazza molto realizzata, da quando frequenta la
scuola di Miss Ingrid.
Ne venne a conoscenza durante il suo soggiorno estivo, presso sua
cugina Greta a Zurigo. Il ramo tedesco della famiglia di Gabriella era
sempre stato un po’ estraneo alla ragazza e l’invito di Greta a
trascorrere da lei il mese di luglio le era parso subito una bella
occasione per stringere maggiormente i rapporti con i suoi parenti di
parte materna. Subito si trovò a suo agio (conosceva bene il
tedesco) e divenne in particolare molto amica della bella e
gentilissima cugina.
Greta era una ragazza molto disinibita e presto decise di mettere al
corrente Gabriella delle sue insolite abitudini ... erotiche.
Una sera, mentre stavano chiacchierando nell’intimità del caldo
letto di Greta, quest’ultima sussurrò a Gabriella in tono
cospiratorio: «Non piacerebbe anche a te provare per una
volta ? Ti assicuro che è una esperienza indimenticabile, che ti
apre orizzonti nuovi nel tuo mondo sessuale...»
«Ma, io... ho paura...» si scherniva Gabriella, arrossendo
nella penombra, mentre i suoi occhi luccicavano di
curiosità e di eccitazione e Greta insistette: «Non devi
aver paura di niente. Miss Ingrid è una donna molto esperta e
conosce bene i limiti che non deve superare. Gioca con il tuo corpo
come un artista con il suo strumento musicale e ti giuro che dopo di
lei ogni altra persona, uomo o donna che sia, ti parrà goffa e
inetta».
«Beh, per una volta sola potrei provare...» «Una
volta sola non ti basterà» rise Greta e, allungando
sorniona una mano, iniziò ad accarezzarle dolcemente l’interno
di una coscia. Gabriella si allungò sulla schiena tra i cuscini
e si abbandonò alle abili carezze della perversa cugina. Dopo un
poco iniziò a sussultare, mentre la fica, stimolata da due
dita agili e corruttrici, iniziava a bagnarlesi.
«Quando?» ansimò. «Domani» rispose Greta
e ridacchiò nel suo orecchio.
La scuola privata di Miss Ingrid era una palazzina tetra nel cuore di
Zurigo. Le due ragazze furono introdotte da una bella bruna, con lunghi
capelli ed uno stretto completo di pelle colorata che faceva
risaltare in modo eccitante le sue curve sinuose. Gli occhiali molto
grandi dalla montatura chiara davano al suo viso un aspetto severo da
istitutrice. «È Gudrun, l’assistente di Frau»
spiegò in un sussurro eccitato Greta all’orecchio della cugina.
«Siamo fortunate che si voglia occupare di noi, perché
è l’assistente più esperta della casa ed eguaglia Hilde
in crudeltà e perversione».
Gudrun le fece entrare in una stanza disadorna, dove troneggiavano una
gogna medioevale di legno massiccio, alcune sbarre metalliche dove
incatenare le vittime, un cavalletto ed un lettino basso ricoperto di
latex. In un angolo, da una serie di ganci appositi, pendeva una
raccolta ricchissima di fruste, gatti a nove code, palette, cinghie,
bacchette di legno o di bambù, corde. Quella vista fece
vacillare la volontà di Gabriella, ma era ormai troppo tardi per
cambiare idea: da un vano laterale Miss Ingrid fece il suo ingresso
regale nella macabra sala.
Era una donna ancor giovane, molto alta e maestosa, dalle forme
giunoniche che esplodevano candide dalla nera pelle borchiata del suo
completo da dominatrice. Gli occhi bistrati e torbidi si fissarono
implacabili in quelli di Gabriella soffocandone istantaneamente ogni
rimasuglio di resistenza e orgoglio. La ragazza si sentì un
automa, peggio, un oggetto nelle mani di quella donna colossale e forte
come un gigante. «Tu sei la cugina di Greta» disse Hilde
con un lento sorriso crudele «Sei carina e giovane. Sarà
un piacere lavorare il tuo corpo e fiaccare la tua
volontà».
Gabriella aprì la bocca, ma non disse nulla.
Gudrun, intanto, stava prendendosi cura di Greta: dopo averla spogliata
di ogni indumento, tranne una corta sottoveste che la rendeva ancor
più eccitante ed inerme, l’aveva fatta sdraiare sul letto di
tortura a pancia in su e le stava fissando le membra a croce alle
pulegge del letto, in modo che braccia e gambe fossero stirate e tese
il più possibile. I seni di Greta si alzavano e abbassavano con
forza sotto la seta trasparente, al ritmo del suo respiro alterato
dall’emozione. «Per ringraziarti di avermi portato la tua
cuginetta deliziosa, ora ti frusterò le piante dei piedi con la
bacchetta di bambù. Prendi la più sottile e flessibile e
dalle venti colpi, dieci per pianta, voglio che tu conti i colpi, dolce
Gabriella … vieni ...».
Hilde prese per un braccio Gabriella e la portò accanto alla
cugina. Intanto Gudrun aveva scelto la bacchetta giusta e, postasi
dinanzi ai piedi nudi di Greta, si apprestava ad eseguire la lezione.
«Uno» disse con voce rauca Gabriella e subito la bacchetta
fischiò e si abbattè bruciante sotto il piede destro di
Greta. «Due». Swiiiisch! Clack! «Tre. Quattro.
Cinque...».
Greta iniziò a urlare. Agitava i piedi in un modo deliziosamente
inutile. Al sesto colpo la pianta colpita iniziò a rigarsi di
sottilissime increspature. All’undicesimo, Gudrun passò al piede
sinistro. «Diciotto, diciannove, venti...». Swiiisch!
Clack! «Aaahhhh! Bastaaaa!
Pietààààhhh!».
Hilde alzò una mano e la tortura ebbe fine. Il viso e il corpo
di Greta erano rigati di sudore. I suoi occhi erano gonfi di
lacrime.
«Povera piccola, hai sofferto, ma ora proverai tanto
piacere» sorrise Hilde, impassibile. Ad un suo cenno, Gudrun le
infilò la punta della bacchetta nella fica e iniziò con
essa a masturbarla con ritmica forza, sfregandole il bambù
flessibile sul clitoride gonfio di voluttà. L’azione combinata
del dolore ai piedi e del desiderio sessuale indotto con tanta
umiliante brutalità provocò un orgasmo folle ed
interminabile in Greta, masochista appagata fino al midollo. Le sue
urla di piacere sostituirono quelle precedenti di dolore.
Hilde accarezzò la guancia di Gabriella con una mano guantata:
«Vedi, piccola? Noi siamo dispensatrici di piacere o sofferenza,
senza differenza alcuna. Impara la lezione: dipenderà da te
godere o soffrire...». Gabriella spostò la testa, ma si
guadagnò subito un ceffone sonoro e bruciante; la voce di Hilde
si fece gelida e dura come un blocco di ghiaccio alla deriva:
«Vedo che non mi credi. Baciami la mano e implora la mia
compassione o sarà peggio per te...». «No!»
urlò Gabriella «Io non sono una masochista come mia
cugina! Sono venuta qui solo per curiosità, per gioco...».
«E ora giocheremo con te» rise aspra Hilde.
Gudrun l’afferrò per un braccio e insieme la trascinarono verso
la gogna. Erano entrambe molto più forti di Gabriella
e ben presto la poterono imprigionare, il collo nel foro della
gogna e le braccia incatenate ai lati di esso. Gabriella sentì
le loro mani sulle natiche sode: la palparono come si fa con un cavallo
al mercato, senza nessun riguardo. Tornò a perdere
volontà, a sentirsi un oggetto di piacere. Smise di contorcersi
e di ribellarsi, si rilassò. Sentì un umidore imprevisto
tra le cosce: la eccitava sentirsi tanto vittima e alla mercé
delle due donne? Sì, era indubbio: la fica era piena di umori,
un dito la violò, si spinse su tra le morbide pareti vaginali
stillanti, sfiorò il clitoride gonfio. «Godi, eh?»
rise Hilde «Aveva ragione tua cugina : sei una piccola masochista
anche tu, dopotutto! Ora ti frusteremo, perché te lo sei
meritato. Dopo, visto che non hai voluto baciarmi la mano, mi bacerai i
piedi». «Io... farò quel che vorrete...»
gemette Gabriella e si contorse mentre il dito la frugava, titillava le
carni sensibili, si infilava tutto nella fessura ormai fradicia. Un
altro dito si infilò nel suo ano, frugando e
sodomizzandolo come un piccolo cazzo implacabile. Gabriella
urlò, gemette, ansò. «Sei una cagna. Abbaia come
una cagna!» ordinò Hilde.
Gabriella abbaiò, guaì. Le due Padrone scoppiarono in una
risata di scherno, Gudrun si allontanò un attimo e tornò
con un paio di frustini da equitazione ed una larga paletta di
spesso cuoio. Diede uno dei frustini a Hilde ed iniziarono a
passarglieli con delicatezza insistente sulla schiena e sul culo tondo
e setoso. Gabriella sentì di essere prossima ad un altro
orgasmo: anche l’idea di soffrire, di essere fustigata, aveva ora un
suo fascino perverso e la eccitava. Hilde e Gudrun, a turno, iniziarono
a colpirla con colpi secchi e trasversali che si intrecciavano sul suo
culo arrossato. I primi colpi la eccitarono e portarono ad un secondo,
estenuante orgasmo, ma poi la pelle iniziò ad arrossarsi,
rigarsi e infine tumefarsi e il dolore fisico le strappò una
serie di nuove urla, molto più strazianti delle precedenti.
Quando Gudrun le colpì le natiche già tumefatte con la
larga paletta schioccante, la sofferenza fu un lago di fuoco e
Gabriella si tuffò in esso con misericordiosa fretta. Quando si
fu ripresa, accettò tutto quel che pretesero da lei:
leccò a lungo i piedi di Hilde, frustò a sua volta con
piacere sadico Greta sulle cosce e sul seno, si trasformò in una
lesbica lasciva tra le gambe di Gudrun e le succhiò la fica come
un polipo avido di tutti i suoi umori.
Quando le due cugine uscirono dalla palazzina, era quasi sera. Entrambe
provate e ancora sconvolte, stavano in piedi per miracolo. Greta non
aveva nemmeno il coraggio di guardare Gabriella in faccia.
«Perdonami» balbettò «Forse è stato
troppo duro come inizio per te...».
La risata inattesa di Gabriella la fece sussultare: «Scherzi? Se
proprio vuoi saperlo, sono già d’accordo con Miss Ingrid di
rivederci... domani!».
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