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SCHIAVITU’ AMOROSA
Schiavitù. Schiavitù amorosa. Schiavitù
amorosa che cosa sei?
È forse la ferma volontà di soggiacere totalmente alla
volontà del/della partner per manifestare il proprio amore e per
essere, nello stesso tempo, sicuri del suo amore per noi umili schiavi?
Probabilmente sì, ed in questa definizione si riconoscono tutti
quelli che provano un brivido di emozione nel pronunciare queste
magiche parole: «schiavitù amorosa».
Amore. Amore. Amore.
Ma che Amore è questo? È amor profano o amor sacro?
Io penso che non ci sia ombra di dubbio che trattasi di amor sacro, di
quello vero! Amor sacro!
Sì, che cos'è l'oggetto della passione dello schiavo/a se
non la Padrona che assurge al rango di un feticcio, di un idolo, di un
dio, di una divinità incarnata?
Il rapporto amoroso più che basato sull'attrazione sessuale e
sul soddisfacimento del desiderio fisico, poggia sulla sublimazione
dell'impulso sessuale attraverso l'adorazione e la sottomissione
rituale. È dunque un atto di fede e di devozione religiosa che
arriva a toccare in certi casi il misticismo puro. In tale rapporto
totale ed arcano, lo schiavo tocca i vertici della ricerca religiosa,
tanto desiati dai mistici cristiani e buddisti: l'annullamento completo
della coscienza individuale nella bruciante comunione con il Dio (vita,
universo, nirvana, tutto o nulla che sia).
Il nostro schiavo d'amore, attraverso il suo atto di devoto
annullamento della propria personalità in quella del suo dio
privato, raggiunge la pace assoluta, che non è turbata nemmeno
dal dolore fisico, mezzo anzi di grande efficacia per raggiungere
questi oscuri orizzonti di consapevolezza e superarli. Del resto, la
penitenza ed il sacrificio sono da sempre considerati una scorciatoia
per mortificare il corpo ed esaltare... l'anima!
Quindi non stupiamoci che le frustate, i collari, le catenelle, aghi,
gli sputi, le umiliazioni inferte allo schiavo/a arrechi solo
piacere, addirittura sollievo. Tutti questi tormenti permettono allo
schiavo/a di esaltarsi nella sofferenza, provando così la forza
della propria passione, e nello stesso tempo realizzano sullo schiavo/a
stesso il transfert piacere/dolore, sostituto dell'orgasmo tradizionale
a lui negato e di cui peraltro non si sentirebbe degno.
E le Dee spietate e crudeli? Beh, la gratificazione è valida
anche nell'altro senso, ma comunque le Padrone/Dee, in quanto tali, non
sono passibili di analisi e giudizio.
Loro, superiori ai poveri mortali, sono tali in quanto è loro
natura e destino esserlo.
Domino ergo sum... Domina!
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