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MISS ANGELA
Il momento più difficile è passato, spero. È
incredibile come il corpo umano riesca ad assuefarsi praticamente ad
ogni situazione, purché gliene sia dato il tempo. Ecco una
verità che ho imparato in questa mia lunga e assurda “prigionia”.
È circa un anno che sono stata affidata dal mio uomo a
Miss Angela, una donna severissima che di angelico non ha proprio
nulla. Quando lei mi tortura nei suoi occhi c’è una luce intensa
di piacere che diventa sempre più forte man mano che il mio
supplizio, la mia sofferenza aumenta.
In questo periodo sono molte le cose che ho avuto modo di apprendere:
sulla dominazione, certo, ma più in generale sulla vita e su me
stessa.
Io credevo di conoscermi bene e di essere una schiava provetta. Quanto
mi ingannavo! Credevo di avere provato tutto e invece non sapevo ben
poco. Ero soltanto sul bordo esterno di una voragine, che ora so senza
fondo, fatta di umiliazione, dolore e paura, ma anche di indicibili
attimi di irrefrenabile piacere. Dunque il valore inestimabile del
tempo. Chi, come me, abbia provato a rimanere legata nella medesima
posizione per un giorno intero avrà sicuramente compreso come il
tempo sia tutt'altro che un elemento immateriale. Niente vi è di
più concreto: puoi sentire ogni minuto scorrere sulla tua pelle,
pulsare faticosamente come il sangue negli arti rattrappiti dalle
corde.
Allora ti monta la disperazione. Ti contorci nei legami ed essi ti
ricambiano penetrando ancora più crudelmente e definitivamente
nella pelle. E mentre tenti disperatamente di riacquistare una
libertà in realtà mai posseduta, man mano conquisti la
coscienza della tua impotenza, dell’inevitabile dipendenza. E mentre le
forze ti abbandonano, una strana sensazione cresce e prende possesso di
te. E del tutto impossibile spiegare di cosa si tratta a una persona
che non l'abbia mai provato, mentre è del tutto inutile
spiegarlo ad uno schiavo. Perché lui sicuramente conosce bene
quel particolare languore, quel dolce sfinimento che si appropria della
tua mente. Prima credevo
d'impazzire.
Era già passata un’ora da quando Madame mi aveva legata in
questo modo: i polsi poco sopra la mia testa, le gambe oscenamente
aperte e sollevate grazie ad un bastone.
La corda che mi tiene i polsi è la stessa che, passando per una
carrucola, sostiene il bastone. In questo modo il peso delle gambe
sospese a mezz'aria mantiene in trazione la corda, cosicché ogni
movimento dei miei arti intorpiditi si ripercuote dolorosamente sui
polsi, strappati, verso l'alto.
A completamento del quadro vivente che aveva appena composto, Miss
Angela ha pensato bene di aggiungere un vibratore che mi aveva inserito
bene in profondità per evitare, aveva detto ironicamente, che i
miei stupidi contorcimenti mi privassero del piacere che mi ero
meritata. Era una posizione molto penosa, oltre che vergognosa, da
mantenere: tutto il peso del corpo, infatti, gravava sulle reni e sulla
parte superiore delle natiche, mentre gli arti tesi e senza alcun punto
di appoggio subito diventavano pesanti e indolenziti.
Eppure quando Miss Angela era uscita dalla stanza, sghignazzando
sarcastica, insieme al suo occasionale amico (non l'avevo mai visto
prima né mai l'avrei visto in seguito, eppure lui poteva vedermi
ora nella più oscena delle pose), io avevo sospirato di
sollievo. Almeno, pensavo tra me, avevano smesso di frustarmi: per
più di un'ora, infatti, i due si erano divertiti a frustarmi sui
seni con delle cinghie di cuoio lunghe circa un mezzo metro, larghe
attorno a cinque centimetri e molto spesse.
I miei crudeli aguzzini mi avevano per un breve lasso di tempo anche
legato con ruvide corde la base dei seni, in modo che essi risultassero
un ancora più esposto bersaglio.
Poi, sciolte le corde ai seni, si erano disposti uno per lato brandendo
le cinghie e avevano cominciato a battermi, ognuno prendendo di mira
uno dei miei seni. Essere frustata da due persone contemporaneamente
è veramente terribile, in quanto non permette alcun movimento di
requie e lascia letteralmente senza respiro; e tutto era durato per
più di un'ora con solo fugaci interruzioni!
Sono sempre perfettamente cosciente della durata delle punizioni, in
quanto queste hanno luogo sempre di fronte ad un grande orologio.
Miss Angela mi ha spiegato, una volta, che Lei è contraria
all'opinione che la schiava debba perdere la cognizione del tempo:
“Tutto il contrario bambina mia; il Tempo è il sovrano dei
nostri giochi e il suo esatto apprezzamento fortifica la schiava, che
può valutare obiettivamente i propri progressi di resistenza,
apprezzare riconoscente quanto protratte siano le attenzioni che la sua
Padrona le rivolge, disperarsi al pensiero di quanto a lungo essa
dovrà soffrire.”
Dunque i miei torturatori se ne erario andati, lasciandomi uscire dalla
bocca una leggera bava di saliva a causa di quella scomoda e
sconveniente posizione. La mia immagine mi era rimandata dagli specchi
che tappezzano gran parte della stanza: ero proprio io quel ridicolo
animale palpitante, con quella spada ronzante conficcata nel ventre? Il
vibratore fu la prima cosa che divenne insostenibile. Il suo ronzante
tremolio mi provocava uno sconvolgimento interno che io non potevo
interrompere né controllare. Solo una donna può
comprendere cosa vuole dire tenere quell'oggetto freddamente palpitante
nella propria rossa ferita. Dopo una mezz’ora circa, l'effetto
del vibratore era devastante ed a questo si univano le gambe ormai
divenute pesanti come il marmo e tutte intorpidite. Le mie povere
braccia, tese verso l'alto, erano fredde per la difficile circolazione
periferica.
Fu un calvario indescrivibile. Non ne potevo più: il ronzio del
vibratore dalla figa mi era ormai filtrato nel cuore e nella mente ed
era come se tutto il mio essere vibrasse e ronzasse attorno a quel
piccolo oggetto estraneo. Io piangevo senza più ritegno e avrei
urlato e implorato che riprendessero a frustarmi come e più di
prima purché mi liberassero da quella posizione. Ma niente
succedeva perché la mia bocca era accuratamente otturata da una
pallina di gomma.
Avrei voluto morire per la disperazione! Ma, come dicevo prima, la
crisi era in qualche modo passata. Lo sfinimento aveva evidentemente
superato il punto critico. Io non ero affatto morta, come avevo temuto
e, in qualche momento, forse anche sperato. Tutti i miei contorcimenti,
i miei strilli soffocati, i miei arti congestionati, tutto era come
sublimato: un languore ovattato, ronzante e vibrante come tutto il mio
universo in quel momento, si era impadronito del mio corpo sudato e
l'aveva come sollevato in una dimensione improbabile e distante.
Dunque, il piacere. Alla fine arriva sempre: conseguenza inevitabile di
tante sofferenze e preludio a tante nuove. Miss Angela è
rientrata nella stanza. Io la guardo, ansimante, sudata, disfatta,
riconoscente. Lei pure mi guarda incuriosita e soddisfatta: è
bellissima e io vivo per Lei.
Miss Angela si sta preparando: saggia il frustino con cui, mi annuncia,
ha intenzione di frustarmi le labbra della fica. Io attendo tremante di
paura e tensione. Di desiderio.
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