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LA PRIMA VOLTA DI STEFANIA

Quella sera, Stefania si attardò parecchio nel giro con la sua amica e sforò di parecchio l’orario di rientro previsto per la cena. Non se ne preoccupò più di tanto, infatti, come ormai accadeva spesso, di cenare non n'aveva voglia; sapeva che, in ogni caso, Paolo non le avrebbe detto in concreto nulla e che l’avrebbe perdonata come il solito. Di certo non poteva immaginare cosa l’aspettava al suo rientro… ma, presto, l’avrebbe scoperto e di certo non lo avrebbe dimenticato facilmente.
Nel frattempo, Paolo, che aveva cucinato ed iniziato a cenare da solo, pensò che quella sarebbe stata l’occasione giusta per fare quel discorsetto a Stefania, dopo di che, come aveva stabilito, le avrebbe impartito la sua prima e vera punizione.

S: - Ciao - disse svogliatamente Stefania entrando in cucina dove Paolo stava terminando di consumare la cena.

P: - Ciao Stefania! - rispose lui con tono molto risoluto – Dove sei stata fino ad ora? Hai visto che ore sono?

S: - Beh… che importa… tanto non ho fame! –

P: - E questo, che significa? - l'apostrofò alzando la voce.

Stefania rimase stupita nel sentirlo rispondere a quel modo. Non lo aveva mai udito alzare la voce; mai con lei e questo le accese un campanello d’allarme anche se, alla fine, pensò che forse quella sera le sarebbe solamente toccato ascoltare la solita predica ma in versione un tantino più animata.

S: - Vuol dire che ero in giro con Paola e non avevo voglia di cenare! - rispose lei in modo altezzoso.

P: - Guarda Stefania…. così le cose non stanno andando per niente bene e io non sono più disposto a tollerare questa situazione! – riprese lui in modo calmo ma quanto mai risoluto – Vuoi mangiare qualcosa? –

S: - No. –

P: - Bene… allora aspettami pure in camera tua… appena ho finito di sistemare la tavola, noi due faremo un bel discorsetto signorina…, sicuramente non ti piacerà ma ti ci dovrai abituare! Ti anticipo che da oggi ci saranno molte novità in questa casa! –

S: - Sarebbe a dire? –

P: - Ho detto che ne parliamo dopo, ora voglio finire di cenare in santa pace! –

Stefania uscì spazientita dalla stanza; si sentiva pervasa da una stranissima sensazione. Non aveva idea di cosa intendesse Paolo con quel “ci saranno molte novità”, ma il tono con cui l’aveva pronunciato la lasciava alquanto turbata. Per la prima volta in vita sua, non era in concreto riuscita a ribattere nulla alle parole di Paolo; tanto si era meravigliata e forse anche un pochino preoccupata di fronte ad un simile tono. L’aveva letteralmente lasciata senza parole! Tutti questi pensieri l'affliggevano mentre era in camera sua ad ascoltare un CD che neppure si rendeva conto di avere acceso. Quel senso di turbamento non l'abbandonava e anche se non immaginava cosa l’attendesse, qualcosa dentro di lei non le permetteva di rilassarsi e di pensare ad altro. Vanamente cercava di convincersi che stava esagerando e che Paolo, probabilmente, non avrebbe fatto altro che rifilarle il solito predicozzo. Magari aveva detto così, tanto per dire, e se ne sarebbe pure dimenticato. Ma quella strana sensazione non voleva saperne di andarsene e quando Paolo varcò la soglia della sua cameretta la fece sussultare: sentì un brivido gelido scenderle lungo tutta la schiena…

S: - Beh… che vuoi ancora! – esordì lei una volta ritrovata la calma, cercando invano di tenere un tono indifferente. – Mi voi lasciare un po’ in pace? –

P: - Mi dispiace Stefania, ma per stasera credo proprio che la pace te la dovrai scordare! –

S: - Perché? –

P: - Presto lo capirai… Vedi… ci ho pensato molto negli ultimi tempi e non puoi negare che ci sia qualcosa che non va ultimamente… sei svogliata, scontrosa, sfacciata e per di più hai in sostanza smesso di mangiare… -

S: - Uffah! Che stress… sei! –

P: - ZITTA! Non m'interrompere, per favore! –

Di nuovo quella sensazione si fece più acuta che mai in Stefania che, anche questa volta, sentì la voce morirgli in gola e non fu in grado di emettere altro suono se non una specie di mugolio.

P: - Dunque…. come dicevo, ho pensato molto a cosa fare con te Stefania… a come comportarmi… in cosa posso avere sbagliato e cosa possa aver determinato questo tuo cambiamento. Sono arrivato alla conclusione che, qualunque siano stati i motivi che hanno causato tutto questo, sicuramente le cose non possono più continuare in questo modo.
Io ti voglio molto bene piccola, ma forse non sono mai riuscito a dimostrartelo veramente o, forse, ho agito pensando che fosse la cosa giusta, quando invece non lo è stata per niente… non lo so… ma quello che è certo è che ora voglio rimediare e che per mali estremi ci vogliono estremi rimedi! –

S: - I... in c… che senso? Non riesco a capirti. –

P: - Nel senso che d’ora in avanti le cose dovranno cambiare radicalmente e da oggi in questa casa ci saranno regole rigide; non sono disposto a tollerare nessun'inadempienza. Proprio per il gran bene che ti voglio… sono deciso a farle rispettare a qualunque costo. Forse, così, ti renderai meglio conto di quanto tu sia importante e quanto io ci tenga a te!

S: - Ma… che dici… che genere di regole…cioè…. non sono mica una bambina! Cosa vuol dire… a qualunque costo?

P: - Significa che, d’ora in avanti, se non rispetterai le regole che t'imporrò, sarò costretto a punirti Stefania, proprio come una monella e precisamente, ogni volta che disubbidirai, sarai sculacciata!

Nel momento in cui Paolo pronunciò quella parola, Stefania fu percorsa dallo stesso brivido lungo la schiena come quando Paolo era entrato nella sua stanza, ma in quest’occasione, fu dieci volte più intenso, tanto da farla letteralmente sussultare! Non riusciva bene a capacitarsi di quello che aveva appena udito e fu pervasa da un misto sentimento di divertito stupore e incredulità.

S: - S..stai scherzando, vero? - riprese lei incredula – E’ uno scherzo, mi stai solamente prendendo in giro! –

Ma la faccia di Paolo e soprattutto il tono con cui aveva pronunciato quelle parole, non lasciavano intendere niente di scherzoso.

P: - No, Stefania, non è uno scherzo! Mi spiace, ma credo che sia l’unica cosa rimasta da fare. D’ora in avanti le tue uscite saranno centellinate a favore di tante nuove ore di studio che ti faranno solo bene. Dovrai metterti nell’ottica che ogni piccola cosa che fino a oggi hai data per scontata, d’ora in avanti dovrai conquistarla meritandotela! Niente ti sarà più spettante per diritto acquisito ma per ogni cosa che non sia il tuo impegno nello studio, dovrai avere il mio esplicito consenso, senza il quale dovrai considerare ogni cosa vietata! Mi spiace di dover giungere sino a questo punto, ma non mi lasci altra alternativa!

S: - No! Non puoi farmi questo! Non ci credo che tu abbia veramente intenzione di mettere in pratica ciò che hai detto! Lo stai dicendo solo per spaventarmi, vero? Va bene… hai ragione… forse in questi ultimi tempi ho esagerato… Ti prometto che cercherò di impegnarmi di più, ok? Dai… non puoi pensare veramente a quello che hai detto… sono grande ormai, non ho più sedici anni!

P: - E invece sì, cara Stefania, e te n’accorgerai presto! Proprio perché non credo che ci sia altro tempo da perdere per iniziare a risolvere questa situazione e affinché tu capisca fin da subito la serietà delle mie parole… ho deciso che già da questa sera applicherò il nuovo metodo educativo nei tuoi confronti e considerato il comportamento odierno, proprio questa sera riceverai la tua prima sculacciata!

Fino a quel momento, i sentimenti che avevano pervaso Stefania erano perlopiù di meraviglia e stupore, soprattutto per quanto fosse risoluta la voce di Paolo; ella non aveva ancora avvertito alcun senso di timore.
Ora, nell’udire quelle parole, Stefania si sentì letteralmente raggelare e le gambe cominciarono a tremarle. Ancora non riusciva a capacitarsi per ciò che aveva testé udito, ma gli occhi di Paolo non lasciavano dubbi sulle sue reali intenzioni. Per quanto potesse sembrare incredibile, sapeva ormai con certezza che di lì a poco sarebbe stata punita. Lungo le sue guance rosee iniziarono a scendere, per la vergogna e l’umiliazione che ora avvertiva in modo preponderante, le prime lacrime…

S:- … no Paolo! – disse con voce incerta – non stai dicendo sul serio, vero? Ti prego… prometto che m’impegnerò di più… ma per stasera non mi punire per favore! Davvero… lo prometto… non voglio essere scu…

Stefania non riuscì neppure a pronunciare quella parola e la frase le si frantumò a metà, strozzandosi in gola per lasciare il posto a sommessi singhiozzi.
Paolo l’afferrò dolcemente per un braccio e la tirò a se.

P: - Mi dispiace, impertinente che non sei altro, ma lo devo fare! Ti voglio bene e sono convinto più che mai che sia la cosa giusta! Su… piccola… forza! Vieni qui… -

Stefania, senza nemmeno rendersene conto, si ritrovò ad essere sdraiata sulle ginocchia di Paolo. Aveva vissuto gli ultimi attimi in una sorta di “trance” e si sentiva la testa vuota e leggera, come se fosse immersa in un’altra dimensione. Le lacrime continuavano a solcarle le gote ed era rassegnata alla sua nuova condizione di ragazza sculacciata: a ventiquattro anni! Ma, quella sera, le sorprese non erano finite. Infatti, non solo si trovava alla sua età sulle ginocchia di Paolo pronta per una severa sculacciata, ma presto si rese conto che le mani di Paolo le stavano abbassando i pantaloni del pigiama.
Nuove sensazioni di stupore, onta, vergogna, umiliazione e spavento invasero la dolce Stefania.

S: - No! Ti prego, Paolo… anche così nooo… sono grande… ti scongiuro…. lasciami il pigiamino… ti scongiuro -

P: - Niente affatto, signorina… anzi…. adesso tiriamo giù subito anche le mutandine! –

Con un rapido ed esperto gesto prese l’orlo elastico delle mutandine azzurre e le abbassò fino all’altezza delle ginocchia.

S: - Noooo! – urlò Stefania con la voce rotta dal pianto – anche quelle nooo! Mi vergogno… ti pregooo… -

P: - Lo so che ti vergogni! E’ naturale per tutte le monelle che si ritrovano sulle ginocchia col culetto nudo, soprattutto per quelle che hanno la tua età! Ma anche questo fa parte della punizione, cara mia, anche la vergogna servirà ad insegnarti come meglio comportarti e ad assumerti le tue responsabilità! Sai che ti dico? Ti ci dovrai abituare, perché d’ora in avanti ti assicuro che su queste ginocchia e senza le mutandine ci finirai molto spesso! –

Nel momento in cui sentì le mani di Paolo abbassarle le mutandine, Stefania fu pervasa da un forte sentimento di vergogna e umiliazione. Avvertì un senso di calore salire da tutto il corpo ed un intenso colore rosso porpora le tinse il bel viso, ormai ampiamente segnato dal pianto e dall’angoscia. Con quel pezzettino di stoffa, era stata tolta anche l’ultima impalpabile barriera che divideva il suo delizioso culetto dalla vista e dalla mano del punitore che, nel frattempo, si era stata adagiata con rispetto e determinazione sulla sua prominente rotondità di destra.. Il tempo della punizione era giunto e quando sentì la mano di Paolo posarsi dolcemente sul suo sederino, accarezzandola amorevolmente, sussultò scompostamente: tutto il suo corpo fu attraversato da un gelido brivido che le produsse una vistosa “pelle d’oca” su tutta l’eburnea epidermide dello sferico culetto e della schiena inarcata.
Mossa da un ultimo sentimento d’orgoglio, Stefania tentò un vano tentativo di rialzarsi da quella vergognosa posizione e ribellarsi alla sua sorte.

S: - No! Non voglio!… Ti odio!… Lasciami andare!

P: - Ferma! Non fartelo ripetere, Stefania, hai capito? Adesso te ne stai brava e buona, finché non te lo dico, non azzardare una sola mossa, intesi? Credimi, non ti conviene farmi arrabbiare ancor più… già sei in una situazione poco confortevole ma se ti metti a fare tante storie t’assicuro che la punizione diventerà molto più severa di quanto non abbia già programmato!

Stefania, nel sentire quelle parole severe ed il tono duro con il quale erano profferite, si rassegnò al suo triste destino, abbandonandosi su quelle robuste gambe in preda a un forte senso di sconforto ed impotenza, che la fece supplicare ancora di non essere sculacciata.

S: - Ti prego... Paolo… non mi castigare così… ti scongiuro… prometto che d’ora in avanti farò tutto quello che vorrai… davvero... ti prego… sarò ubbidiente! –

P: - Troppo tardi, monella! Ho preso una decisione e la porterò fino in fondo! Bene, piccola mia, quello che c’era da dire è stato detto! Ora non resta altro da fare che iniziare il tuo castigo, sei pronta, Stefania? –

Stefania fu percorsa da nuovi ed intensi brividi… sentiva tutto il suo corpo fremere e tremare senza poter fare nulla per controllarsi. La paura e la vergogna avevano letteralmente preso il sopravvento. Si sentiva impotente. Non sapeva esattamente cosa l’aspettava, essendo la sua prima volta ed in cuor suo sperava che Paolo non fosse troppo severo, perché immaginava che una sculacciata potesse far bruciare davvero parecchio un culetto. Di colpo le vennero in mente, chissà come, tutti i suoi amici e le sue amiche ed immaginò cosa avrebbero potuto pensare se avessero saputo che era stata sculacciata come una bambina… questo, non fece altro che aumentare la sua angoscia, proprio come se i compagni fossero davvero presenti al suo castigo e la guardassero piangere, sdraiata mezza nuda sulle ginocchia del suo educatore!
Stava facendo queste considerazioni, immersa in una dimensione di spazio e di tempo tutta sua, quando di colpo fu catapultata inesorabilmente nella realtà! Stefania si rese conto di non avvertire più la mano di Paolo che le accarezzava il culetto; con la coda dell’occhio vide il braccio alzarsi e fermarsi, sospeso, a mezz’aria, con la mano ben distesa e aperta! Non fece neppure in tempo a rendersi bene conto che…

…CIAACK!

Il primo sculaccione cadde sul culetto ed una forte vampata esplose dalla sua natica destra…

…CIAACK!

S: - Oouh! – non poté fare a meno di esclamare ad alta voce…

…CIAACK!

S: - Uuuhh! -

…CIAACK!

S: - Aahh! –

…CIAACK!

S: - Aihh!-

…CIAACK!

Paolo, aveva iniziato a sculacciare Stefania e sebbene la sentisse lamentarsi ad ogni suo sculaccione, l’amore che provava per lei lo obbligava ad amministrare il castigo in modo severo ed inflessibile…

…CIAACK!

S: - Nooo! –

…CIAACK!

I colpi si susseguivano lenti, con lunghi intervalli, inesorabili e secchi…

…CIAACK!

S: - Ahhiaaa! –

…CIAACK!

P: - Brucia, vero? Lo so, Stefania… ma servirà a farti capire come ti devi comportare! –

…CIAACK!

Stefania percepiva gli sculaccioni di Paolo arrivarle forti sul culetto e già avvertiva un notevole bruciore; ogni sculacciata che le era inflitta, provocava uno spasmo al suo povero sederino contratto…

…CIAACK!

S: - Oohhuu! –

…CIAACK!

S: - Aaaahhhhh!

…CIAACK!

S: - Uuiihh! –

…CIAACK!

Paolo, implacabile, sentiva sussultare la ragazza ad ogni sculaccione e vedeva quel culetto delizioso arrossarsi progressivamente. Tuttavia, ben sapeva che solo la giusta severità sarebbe davvero servita a Stefania e seppure a malincuore, continuò a sculacciare l’indisciplinata monella…

……CIAAACK!

S: - AAHHHH! –

……CIAAACK!

S: - BASTAAA! –

……CIAAACK!

S: - Per favoreee… ti supplico…! –

……CIAAACK!

S: - UUUHHH! –

……CIAAACK!

S: - OOOHHHH! –

……CIAAACK!

Il bruciore si fece sempre più intenso sul sederino di Stefania e lei, ormai, gridava e piangeva senza alcun contegno. La sculaccianda, tirava su col naso come una mocciosa e ad ogni sculaccione si dimenava in uno scomposto ed osceno balletto sulle gambe del suo educatore che sembrava fosse intenzionato a sculacciarla per l’eternità.

……CIAAACK!

S: - Basta Paolo! Per favore, ti prego, non resisto, mi brucia da morire, basta! –

……CIAAACK!

S: - Non resisto, non ce la faccio più! –

……CIAAACK!

S: -AAHHHIII! –

……CIAAACK!

S: - Ho imparato la lezione! Ti scongiuro, basta! –

……CIAAACK!

P: - Lo so che ti brucia, tesoro, ma questo è ciò che merita una ragazza disubbidiente quale tu sei! –

……CIAAACK!

S: - OOOOHHIIIIIII! –

……CIAAACK!

S: - BASTAAA! –

……CIAAACK!

S: - AAAHHHH!

……CIAAACK!

S: - Ti prego! –

Finalmente, accadde quello che per Stefania sembrava un miracolo: la mano di Paolo si fermò e non sentì più nessuno sculaccione arrivarle sul povero ed arrossato culetto. Sentì, invece, Paolo che le diceva…
P: - Ok, Stefania, per stasera basta così. So di averti sculacciata severamente, piccolina, ma spero che ciò ti serva prima di tutto per farti capire quanto ti voglia bene, anche se è difficile comprenderlo quando si ha il culetto che brucia come il tuo… e, in secondo luogo, deve farti capire che non si poteva continuare come se fosse tutto “ok”. Occorreva fare qualcosa che desse una svolta radicale alla situazione e se stasera ho deciso di castigarti in questo modo, l’ho fatto solo perché sono convinto che fosse la cosa più giusta da fare. Lo sai, non ti farei del male per niente al mondo! Sei il mio piccolo, gran tesoro e spero che tu capisca, anche se non subito, cosa mi abbia spinto a fare quello che ho fatto stasera. Non desidero che tu rimanga arrabbiata con me. –

Paolo, pronunciò queste parole quasi sussurrandole all’orecchio di Stefania mentre si era chinato su di lei, accarezzandola e baciandola dolcemente
Stefania continuava a singhiozzare sommessamente, sconsolata. Il culetto le bruciava: per questo avrebbe dovuto odiare il suo educatore e non parlargli per il resto della vita. Non aveva mai ricevuto neppure uno schiaffo ed aveva sempre odiato le punizioni corporali ma, quella sera, quando proprio lei era la protagonista del castigo e che a maggior ragione avrebbe dovuto essere furibonda, non riusciva a provare nulla di tutto questo. Sebbene cercasse di sforzarsi nel provare rancore verso Paolo, quello che sentiva dentro era l’impulso di abbracciarlo e stringerlo forte. Non osava farlo perché le riecheggiavano nelle orecchie le sue parole, pronunciate prima di iniziare a sculacciarla ed aveva paura che se si fosse mossa senza il suo permesso, Paolo avrebbe ricominciato a suonargliele di santa ragione ed ancora più secche. Così, dapprima mosse timidamente le braccia, portandole indietro piano, piano fino ad arrivare ad accarezzarsi e massaggiarsi un poco le natiche tumescenti, bollenti e rosse.
Fortunatamente, sembrava che Paolo le avesse letto nel pensiero e dopo averla lasciata un poco sulle ginocchia, l'afferrò dolcemente e l'attrasse a sé. Stefania, non curandosi neppure d’avere ancora i calzoncini e le mutandine abbassate, si gettò fra le braccia di Paolo e lo abbracciò con tutte le sue forze. Paolo accolse la giovane con immenso piacere, stringendola forte e accarezzandole delicatamente il culetto che, rosso com’era, la faceva sembrare proprio una monella impertinente. Stefania piangeva e singhiozzava fra le braccia di Paolo, abbracciandolo e baciandolo come mai aveva fatto in vita sua.
Paolo, nel vedere e sentire Stefania così affettuosa e grata nei suoi confronti, aveva il cuore rotto dalla felicità ed ebbe l’assoluta certezza di avere fatto la cosa giusta. Ora sapeva che era così anche per Stefania. Gli bastò incrociare una sola volta gli occhioni pieni di lacrime della monella per capire quanto, in fondo, fosse serena e riconoscente per quello che era successo.
Stefania, senza smettere di accarezzare e stringere il suo punitore, si sentiva in pace come mai si era sentita prima. Mai aveva provato tanto amore nei confronti di Paolo e mai si era sentita tanto amata in vita sua. Ora, si sentiva davvero la sua “bimba” ed avrebbe voluto gridargli “grazie” mille volte, anche se non riuscì a pronunciare nemmeno una sillaba. In quel momento, non serviva alcuna parola per descrivere i sentimenti reciproci provati dai protagonisti, poiché l’intesa che si era creata fra loro era più esplicita che mille parole. Stefania si abbandonò fra le sue braccia, felice; chiuse gli occhi e sebbene sentisse il culetto bruciarle intensamente, era felice di sentirsi ancora piccola e d’averle prese in quel modo.
Ella si addormentò pensando già alla sua prossima sculacciata…



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