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COPPIA DI FERRO
Siamo due amiche triestine, Carolina e Mara, e dopo tre anni di
convivenza abbiamo trovato, crediamo, il perfetto equilibrio tra sesso
e amore, perversità e piacere, scambio di ruoli e reciproca
soddisfazione. Io che scrivo, Carolina, sono sempre stata autoritaria e
tendenzialmente sadica. Ricordo una stupida cuginetta che, quando
eravamo ancora ragazzine, ero riuscita a dominare totalmente ed a
addestrare, ovviamente di nascosto, come la più mite e docile
delle cagne.
Come spesso si dice, credo fermamente che queste pulsioni profonde ed
incontrollabili facciano parte della nostra più intima natura,
ed emergano come tali fin dalla più tenera età. Io
sognavo sempre di mettere sotto i piedi tutte le ragazze che conoscevo,
e di farmi amare e adorare da loro. Lascio a te e agli psicanalisti le
dotte ricerche di motivazione inconscia che mi spinge a ciò: a
me basta il sottile, inestimabile piacere che mi provocano questi
giochi.
Licia, la mia sottomessa cuginetta, fu mia prima, vera vittima.
Passavamo molto tempo insieme, sole a casa, e le nostre rispettive
mamme tornavano solo all'ora di cena. Licia fu conquistata attraverso
il sapiente uso di quello che a prima vista non è che un gioco
infantile, ma che può trasformarsi impercettibilmente in una
delle torture più raffinate ed insopportabili. Siccome eravamo
state suggestionate da alcuni fumetti, le proposi di giocare alla
principessa e all'odalisca. Io ero ovviamente la prima, e lei la
seconda. Seduta in mezzo a soffici cuscini, sorbivo regalmente la mia
cioccolata calda, mentre lei, la schiava, doveva agitare al mio fianco
un ventaglio di penne di pavone, che in realtà era un vecchio...
piumino per la polvere! Dopo i primi approcci, più o meno
infantili, la mia natura sadica si eccitò e pretendevo sempre
più dalla mia piccola «odalisca»: iniziai ad esigere
piccole umiliazioni, come farmi baciare le mani e i piedi, o portare
sulla schiena carponi per la casa, o servire a tavola. Licia, ad un
certo punto, si stancò di quel gioco che iniziava a farsi poco
divertente per lei, e ricordo che un giorno mi disse che dovevamo
scambiarci i ruoli. Io schiava di quell'inetta? Divenni una belva,
fredda e molto vendicativa. Approfittando della mia maggiore forza
fisica, la immobilizzai e le legai i polsi dietro la schiena con un
pezzo di spago. Poi le legai insieme anche le caviglie. Quando le
sfilai le scarpe, iniziò a rendersi conto che non stavo
più scherzando, e si mise a frignare di liberarla. Quel primo,
eccitante giorno di forzata sottomissione a cui la costrinsi con
crudele convinzione, mi è rimasto sempre impresso nella mente, e
fu quello l'inizio autentico della mia... vocazione. Incurante delle
sue suppliche, le tenni ferme le caviglie in grembo con una mano, e con
l'altra iniziai a solleticarle le piante dei piedi.
Quasi subito, i piagnucolii si trasformarono in risate acutissime e
stridule, che si succedevano a ritmo ininterrotto e crescente, come la
folle risata interminabile di un pazzo. Il solletico, da allora,
è sempre stato il mio tormento preferito ed ho sempre cercato
schiave particolarmente sensibili al solletico, perché è
uno strano strumento di dominio e una minaccia fenomenale per chi lo
soffre. Licia rise e si contorse per una buona ventina di minuti, prima
che le concedessi un attimo di pausa. Intanto studiavo le varie
tecniche di solletico su di lei, con la freddezza sadica di una
sperimentatrice di laboratorio: mi accorsi, ad esempio, che facendole
saltellare le unghie al centro della pianta la tormentavo con maggiore
intensità che sfregandovi i polpastrelli sopra, e che pativa
maggiormente il supplizio al centro che sotto le dita o sul calcagno.
Dopo il primo «trattamento», Licia fu molto, molto docile.
Mi tolse le scarpe a comando e, in ginocchio davanti a me, compì
il suo primo rito di sottomissione reale, leccandomi le piante dei
piedi per tutto il resto del pomeriggio. La vergogna le impedì
di denunciarmi alla zia, e da allora fu mia. Il giorno dopo la obbligai
a lavarmi i piedi in una tinozza ed a bere la sciacquatura dei piedi:
avevo inventato che quel rito era frequente tra odalische e
principesse, ed il mio primo orgasmo lo provai strofinandole i piedi
bagnati sui capelli per asciugarli e vedendole affondare il viso rigato
di lacrime nell'acqua torbida del catino, con un delizioso, prolungato
gorgoglio... Ma sto divagando troppo sui ricordi, e devo tagliere corto.
Licia imparò a leccarmi la fica il mese dopo. Per convincerla,
dovetti praticarle il solletico sotto i piedi per un'ora consecutiva, e
la prima volta vomitò, ma poi divenne brava. Mi titillava il
clitoride fino all'orgasmo, e poche seppero eguagliarla.. Finimmo per
lasciar perdere i giochi infantili: metà giornata la passava in
ginocchio a leccarmi la figa e metà a ridere tormentata dal
solletico ed a sottoporsi ad umiliazioni atroci. Tutti i giorni mi
leccava i piedi e mi praticava un completo bidet con la lingua. Faceva
lei ovviamente tutti i lavori di casa, anche quelli che competevano a
me, e si occupava della cura della mia persona. Dopo un paio d'anni,
mia zia cambiò città, e così persi la mia
schiavetta devota. Ma ormai avevo imparato quanto fossero piacevoli
quei giochi, e ben presto trovai la sua sostituta. Per circa dieci
anni, mi accontentai di storie periodiche e brevi e provai anche il
mio. primo e ultimo rapporto eterosessuale. Ovviamente, schiavizzai
anche lui, in particolare direi, essendo un... uomo. Per quasi un anno
giocai con lui. Lo ridussi a bere la mia orina ed a nutrirsi delle mie
feci. Non era male schiacciarlo sotto i piedi in quel modo, ma
preferivo di gran lunga le ragazze. Lo lasciai e mi misi con Mara.
Comincia ora il «clou» della mia narrazione. Con Mara ho
realizzato compiutamente tutti i miei torbidi sogni di dominazione e di
potere, fino ed oltre tutti i limiti che credevo di poter conoscere.
Mara ha la sua casa da anni, ed è autonoma economicamente. Mi
trasferii da lei quasi subito, ed approfittai spietatamente
dell'occasione. Mara, oltre a servirmi e adorarmi, mi mantiene e
soddisfa ogni mio capriccio. Ogni attimo della sua vita che non dedica
al lavoro è interamente mio, e ne dispongo come voglio. Il
feticismo dei piedi ha un ampio spazio in questo rapporto: ho sempre
adorato vedere letteralmente ai miei piedi le mie schiave, ed uno dei
piaceri anche sessuali più profondi, per me, consiste nel
sentirmi vellicare i piedi da una dolce linguetta sottomessa e
adorante. D'altra parte, Mara anche in questo è la mia perfetta
controparte, poiché il suo feticismo masochista è
sviluppato quasi più del mio sadico, e poche cose la eccitano
maggiormente che strisciare ai miei piedi e consumarli di baci e
slinguate. Ho imparato da lei, invece, l'utilizzo erotico dei piedi,
che prima ho sempre sdegnato in chiave passiva. I suoi piedi, sempre
molto curati ed eleganti, sono in effetti molto piacevoli da
maneggiare, oltre che per sottoporli alle consuete torture cinesi,
anche per il gusto sottile di sentirli caldi e morbidi sulla pelle,
muovendosi sinuosi e cercando con voluttà insuperabile i punti
più erogeni, che sanno stimolare con raffinata perizia,
donandomi i piaceri più insoliti e frementi.
Non ho certo abdicato al mio ruolo di Padrona, ma ora tollero da Mara
anche alcune manipolazioni che precedentemente non avrei mai accettato,
temendo di mettere in pericolo la mia autorità: ora i suoi
piedini nudi e mobilissimi mi sfiorano i seni, accarezzano i miei
capezzoli induriti e si sfregano su di essi, prima di scivolare nel mio
grembo aperto e violarlo con veloci, delicate penetrazioni delle loro
dita profumate, che non di rado mi provocano orgasmi violenti e mi
costringono a
rauche urla di piacere selvaggio. Però ho paura che la
situazione mi sfugga di mano, e che Mara possa rovesciare i ruoli con
la sua abilità erotica. Quindi ho intensificato, proprio per
questo, le imposizioni, le umiliazioni e le vessazioni quotidiane, per
sottolineare il mio potere su di lei, che pretendo sempre assoluto ed
indiscusso. La calpesto sotto i piedi ad ogni occasione, uso la frusta
sul suo corpo nudo ed eccitante, cosa raramente da me praticata prima,
la lego in posizioni molto dolorose e umilianti, la violento ed inculo
con ogni strumento a mia disposizione, dai vegetali fallici ai cazzi
artificiali, le pinzo i capezzoli tra morse crudeli, la obbligo a bere
i mie sputi e la mia orina, la uso sempre più frequentemente
come oggetto di piacere e d'uso domestico: sgabello, sedia,
poggiapiedi, zerbino, portacenere vivente, pattumiera, cesso.
Più la vesso e tormento, più lei gode e si annulla in me.
I piedi sono sempre uno strumento tra i più usati, di volta in
volta per eccitarla, umiliarla, dominarla. Li spalmo di marmellata ogni
mattina e lei li deve ripulire integralmente con la sua lingua: questa
è la sua colazione abituale. Ogni deposito di sporcizia e sudore
che rimane tra le dita viene rimosso con piccoli, frullanti colpi di
lingua, ed assaporato come una chicca. Ogni sera, mentre guardo la tv,
Mara in ginocchio davanti alla mia poltrona si prende cura di loro,
succhiandoli con tenerezza e strofinandoseli sul viso adorante, facendo
le fusa quasi, come una grossa gatta felice.
Mi spiace, e anche a Mara, che queste sensazioni tipicamente femminili,
di adorazione lasciva e manipolazione fisica, siano state trattate
finora come se fossero un monopolio maschile. Io ho avuto uno schiavo
maschio, come ho accennato, ma vi assicuro che il suo feticismo
era, in confronto a quello di Mara, molto rozzo e superficiale.
Crediamo fermamente che l'uomo possa sì adorare una donna, ma
senza quella totale partecipazione e felicità che può
dare solo la più profonda identificazione con l'oggetto della
tua passione... e può quindi avvenire solo tra persone . della
stesso sesso.
Carolina e la sua schiava Mara.
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