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PER ELISA
Quella che vado a descriverti è una singolare avventura (o
meglio disavventura) di Chiara, una ragazzina di 18 anni monella e
capricciosa, capace di far disperare tutte le persone che le stanno
intorno, professori compresi. Ma un giorno accadde una cosa che le fece
passare la voglia di essere così impertinente, ed i suoi
insegnanti si presero una bella rivincita.
Innanzi tutto è necessario fare qualche premessa, per meglio
capire il perché quel giorno Chiara si ritrovò in quella
grottesca e umiliante situazione. Come già accennato, la
ragazzina era una vera peste. Non si applicava nello studio, era
svogliata, rispondeva sempre a tono ai professori non dimostrando
neanche un briciolo di rispetto. In più durante le lezioni era
un vero “tornado” e, insieme alla sua compagna di banco Elisa (un bel
peperino anche lei), non perdeva occasione per fare “casino” e per
disturbare la lezione in ogni momento. Dal loro banco era un continuo
pervenire di brusii, risatine, scherzi verso i compagni e schiamazzi di
ogni genere. Tant’è che i poveri professori non riuscivano a
condurre una lezione per più di 5 minuti senza dover richiamare
all’ordine le due pesti. Avevano più volte provato a
castigarle con compiti supplementari, note sul diario e sul registro, e
molto spesso le buttavano fuori dalla classe a fare un giretto dalla
preside. Ormai erano “di casa” nell’ufficio di quella donna, che
immancabilmente le sgridava animatamente minacciandole sempre di non
costringerla a prendere provvedimenti più seri. Ma chi ci
credeva? Era da quando era in prima che Chiara la sentiva ripetere le
solite cose. E le due, appena fuori dal suo ufficio, già se la
ridevano alla grande, scimiottando il comportamento della preside,
contente, in fondo, di aver perso una noiosissima lezione. Ma non
potevano immaginare che presto quella minaccia che ormai le
accompagnava innocua da anni, presto si sarebbe dolorosamente avverata!
Infatti un giorno le due pestifere amiche ne combinarono “una”
più grossa del solito. C’era una ragazza in classe con loro,
Paola, che davvero Chiara non poteva soffrire. Per riassumere, Chiara
convinse Elisa ad aiutarla a fare uno scherzo all’ignara Paola, e fu
proprio a seguito di quello scherzo che, per un incidente non certo
voluto, Paola si ritrovò con una caviglia slogata e fu costretta
a perdere alcuni giorni di scuola e a portare una fasciatura per 15
giorni. Naturalmente le due ragazzine non volevano farle del male, ma
si sa, non sempre le cose vanno secondo le previsioni, e questa volta
si resero subito conto che l’avevano fatta grossa, anche se cercarono
di non darlo a vedere, dimostrandosi altezzose e menefreghiste come al
solito (anche se in cuor loro erano dispiaciute per la, seppur
antipatica, compagna.). Naturalmente Paola andò a raccontare
tutto l’accaduto all’insegnante di lettere, così che nel giro di
pochi minuti tutti i professori e la preside ne furono informati.
Luca, l’insegnante di italiano e storia, della classe di Chiara, uomo
abbastanza giovane ma esigente e risoluto, decise che la situazione
stava degenerando, ed era dovere suo e della scuola prendere
provvedimenti al più presto. Già non era ammissibile che
venisse regolarmente compromessa la serietà delle lezioni, e ora
anche l’incolumità degli altri ragazzi, il tutto per il
comportamento infantile e irresponsabile di due mocciosette!. Era
davvero troppo!
Decise di convocare d’urgenza una riunione straordinaria del Consiglio
di Classe, al quale avrebbe partecipato anche la preside.
Quello stesso pomeriggio tutti i professori si ritrovarono, e tutti
furono d’accordo che era necessario prendere un provvedimento
disciplinare serio nei confronti non solo di Chiara, che sicuramente
era l’elemento trascinante, ma anche di Elisa, che comunque non perdeva
occasione per farsi coinvolgere dall’amica. Si stavano interrogando sul
modo di come dare a quelle due una bella lezione, quando si intromise
il professor Luca dicendo: “E’ inutile arrovellarci per trovare nuovi
sistemi, quando quelli che già esistono si sono sempre
dimostrati molto validi!”. Gli altri lo guardarono un po’ stupiti, non
riuscendo bene a comprendere le sue parole. “Certo…” continuò
lui “…i vecchi sistemi secondo me sono sempre i più validi, e
credo che a quelle due ragazzine altro non serva che essere sculacciate
di sanata ragione! Forse questo, finalmente insegnerà loro a
comportarsi più coscienziosamente e di certo non se lo
dimenticheranno per un bel pezzo!”. Dopo qualche secondo di brusii ed
esclamazioni, arrivarono i primi consensi alla proposta del professore
e, dopo pochi minuti la decisione fu presa all’unanimità. Quelle
due pesti l’indomani sarebbero state sculacciate! “Non solo…” aggiunse
poi il severo insegnante “…affinchè la punizione risulti ancora
più vergognosa per Chiara e Lisa e, contemporaneamente serva da
monito per il resto della classe, la infliggeremo loro davanti a tutte
le loro compagne! I “maschietti “ li faremo uscire dalla classe,
lasciandoli liberi però di ascoltare il tutto da dietro la
porta! In più, anche Paola avrà la sua meritata rivincita
di fronte a tutta la classe, e quelle due verranno svergognate come si
deve.” Anche questa proposta venne accolta “a furor di popolo” e si
decise che l’indomani mattina, durante la prima ora, proprio quella del
professor Luca, le monelle avrebbero avuto la loro “lezione” e, dopo
essersi dati tutti appuntamento per l’indomani alle 8:15 in classe, si
congedarono.
L’indomani, per Chiara e Lisa, sembrò una mattina come tutte le
altre, se non per il fatto che rimasero stupite di rivedere Paola
già di ritorno a scuola ancora con la caviglia fasciata, e in
più videro un crocchio di tutti i loro professori poco lontano
dalla classe. Pensarono che probabilmente sarebbero state costrette a
subire una nuova predica pubblica dalla preside di fronte alla classe e
a tutti i prof, ma questa non era certo la prima volta che accadeva e,
probabilmente non sarebbe stata neanche l’ultima. Quindi la cosa non le
preoccupò affatto, e continuarono a farsi i fatti loro in attesa
che cominciassero le lezioni. Il loro destino era segnato, ma loro
ancora non lo sapevano! L’avrebbero scoperto molto in fretta
però, perché di lì a poco si sarebbero pentite
amaramente di quello che avevano combinato, e quella mattinata non
l’avrebbero più scordata per tutto il resto della loro vita!.
Al suono della campanella, tutti presero posto al proprio banco,
comprese Chiara ed Elisa, inconsapevoli di quale mattinata insolita li
stava aspettando. Videro subito che in classe entrarono tutti i loro
insegnanti e il professor Luca subito esordì dicendo che, come
tutti sapevano, nei giorni scorsi si era consumato un increscioso
episodio in cui l’incolpevole Paola aveva rimediato una slogatura alla
caviglia.
“Ecco, ci siamo!” pensarono le due ragazze lanciandosi uno sguardo
complice e beffardo “ha inizio la sviolinata!” e si apprestarono ad
ascoltarla prestando meno attenzione di quanta se ne possa prestare a
un programma televisivo trasmesso per la decima volta. “…ed è
per questo motivo…” continuava l’insegnante “…che questa volta io, con
la Preside e gli altri vostri insegnanti, abbiamo deciso di prendere
provvedimenti disciplinari severi nei confronti di Chiara ed Elisa,
uniche responsabili di quanto è successo!”. Nella classe si
alzò un brusio generale e queste parole ridestarono l’attenzione
delle due ragazzine, che si guardarono stupite senza capire cosa
intendesse il professore con “severi provvedimenti”. “Ebbene sì,
cara Chiara e cara Elisa” diceva con voce sempre più ferma e
autoritaria, “questa volta avete raggiunto il massimo, e meritate
proprio una punizione severa! Abbiamo deciso che, per insegnarvi un po’
d’educazione e di disciplina, l’unico sistema è quello di
ricorrere ai buoni e sani vecchi metodi di una volta, che sono sempre i
migliori! Stamattina signorine, davanti a tutte le vostre compagne,
verrete SCULACCIATE!”. Subito il brusio si trasformò in un
silenzio generale. Nessuno osava profferire parola e sembrava che
tutti stessero trattenendo il respiro. Le due ragazze si guardarono a
metà tra il divertito e il meravigliato, non riuscendo a capire
se le stessero prendendo in giro, oppure parlassero seriamente. Ma lo
sguardo del professor Luca e quello degli altri insegnanti era
più che eloquente! Non sembrava proprio che avessero voglia di
scherzare! “C..come?!?” si azzardò a dire Chiara quasi
balbettando. “Si Chiara, avete capito benissimo!” ribadì il
professore “verrete sculacciate sul culetto nudo davanti a tutte le
vostre compagne! I ragazzi verranno fatti uscire e ascolteranno lo
“spettacolino” da dietro la porta. A comportamenti infantili è
giusto che seguano punizioni infantili!”.
Ora che l’atmosfera artefatta che si era creata venne rotta, fu un
brulicare in tutta la classe di esclamazioni e risatine, e i commenti
del tipo “gli sta bene a quelle due” si alternavano a “poverine, non
possono far loro una cosa del genere!” Le due ragazzine si guardarono
stupite, ma presto i loro visi descrissero il loro stato d’animo meglio
di un libro aperto. Chiara assunse subito la solita aria di sfida,
lanciando minacce e insulti e sbattendo i pugni sul banco. Elisa,
sebbene anche lei fosse una notevole monella, aveva un carattere molto
più remissivo e fu subito invasa da notevole vergogna e paura.
Se non fosse stata seduta, probabilmente sarebbe caduta perché
praticamente non si sentiva più le gambe. Incurante della
sceneggiata che stava facendo Chiara, subito si lanciò in “per
favore, non fatelo!”, “prometto di non farlo mai più!” “vi
scongiuro, datemi qualsiasi altro castigo ma non sculacciatemi, per
favore!”, e le prime lacrime incominciarono a scenderle lungo le
guance. Ma quella mattina era destinata a versarne ancora tante!
La classe si era trasformata in una specie di mercato, tra le proteste
delle due monelle, e quelle dei ragazzi che tutti insieme si
coalizzarono per convincere i professori a farli restare in aula, in
quanto nessuno avrebbe mai voluto perdersi un simile spettacolo quando
la preside tuonò: “SILENZIO!!! Adesso basta, state tutti zitti e
voi due smettetela, perché tanto è fiato sprecato,
abbiamo preso una decisione e la porteremo avanti fino in fondo! E
siccome che quello che c’era da dire mi sembra che sia stato detto, non
perdiamo altro tempo e cominciamo. Voi ragazzi siete pregati di uscire,
e SENZA FARE STORIE!”.
Tra nuove proteste e schiamazzi, alla fine riuscirono a fare uscire
tutti i ragazzi dalla classe, e subito all’interno la tensione divenne
quasi palpabile e il silenzio ritornò sovrano. Subito
esordì il professor Luca dicendo: “Bene….ora che siamo
finalmente pronti, possiamo cominciare! ELISA, alzati e vieni alla
cattedra. Cominceremo con te, così intanto Chiara avrà il
modo di imparare bene quello che le succederà tra poco, e
intanto ripenserà a come si è comportata per arrivare
fino a questo punto! Subito ricominciarono i piagnistei della fanciulla
che, dopo ulteriori sollecitazioni, non potè far altro che
alzarsi e, attraversando tutta la classe, che oggi le sembrava lunga
chilometri sotto gli sguardi delle sue compagne, si mise in piedi
davanti alla cattedra.
La scuola si trovava all’interno di uno di quei vecchi edifici storici,
e anche le porte erano ancora munite di quelle vecchie serrature che
dal buco permettevano di spiare all’interno della stanza. I ragazzi
fecero subito a gara per accaparrarsi a turno il posto davanti allo
“spioncino magico” e subito si sentì: “E’ Elisa! E’ in piedi
davanti alla cattedra, incominceranno da lei!”. Queste stesse parole
vennero udite perfettamente anche all’interno della classe ed Elisa,
che finora a stento era riuscita a mantenere un certo contegno, venne
invasa dal più grande sconforto, sapendo che tra poco anche
tutti i suoi compagni la avrebbero vista mezza nuda con il culetto di
fuori, e cominciò a piangere singhiozzando come una bambina di 5
anni
“Bene Elisa!” ricominciò il professore “innanzi tutto verrai
sculacciata prima da me, come rappresentante di classe, e poi dalla
signora preside, come rappresentante di Istituto. Ora, per non
sgualcire il tuo grazioso vestitino, spogliati e rimani solo con la
biancheria intima! Hai qualche domanda?!?” Lei lanciò uno
sguardo supplichevole al professore, ma il suo volto era molto
più eloquente di mille parole. Non si azzardò a dire
nulla e, con mani tremanti, si tolse le scarpe e il vestito, rimanendo
in piedi solamente in mutandine e reggiseno.
Chiara osservò tutta la scena tra l’allibito e l’indignato, ma
contemporaneamente provò un vago senso di eccitazione per tutto
quello che stava accadendo alla sua amica, non rendendosi bene conto
che fra poco la stessa sorte sarebbe toccata pure a lei.
Elisa stava tremando come una foglia, quando venne invitata dal
professore, che aveva appena preparato una sedia al centro della
classe, a stendersi sulle sue ginocchia. La ragazza, titubante e con
aria sempre più supplichevole accennò due piccoli passi
verso l’insegnante, non trovando il coraggio di fare ciò che le
era stato ordinato e non credendo ancora fino in fondo a quello che le
stava accadendo. Venne subito incalzata duramente e, quasi senza sapere
come, si ritrovò sulle ginocchia del professore che si
premurò che il culetto della ragazza fosse ben esposto verso le
compagne ma anche verso la porta, sapendo che così la vergogna
della fanciulla sarebbe stata massima. Subito le afferrò
l’elastico delle mutandine, abbassandogliele con un gesto deciso fino
alle ginocchia. Immediatamente si sentì un’esclamazione
soffocata da parte di tutte le compagne, e dall’esterno, l’osservatore
di turno, con voce alta ed eccitata stava descrivendo la scena a tutti
i suoi compagni che subito fecero a gara per vedere quel delizioso
culetto senza veli che sempre avevano ammirato, e tutto questo fu
chiaramente udito anche da Elisa che non ebbe neanche quasi il tempo di
disperarsi ulteriormente, quando un primo e fortissimo sculaccione la
fece sussultare. Quello fu subito seguito da molti altri e ora la
ragazzina stava letteralmente “ballando” sulle ginocchia al ritmo delle
sculacciate del professore, il quale, in modo lento ma deciso, in pochi
secondi le aveva già colorato il culetto di un rossore diffuso,
che ad ogni colpo diventava sempre più intenso, come sempre
più intenso era il bruciore che sentiva Elisa sul suo povero
fondoschiena. CIACK!!!…CIACK!!!…CIACK!!!… risuonavano gli sculaccioni
del professore in tutta la classe! Ed Elisa non potè fare altro
che prenderseli tutti impotente, sentendo l’intensità e la
frequenza degli stessi aumentare sempre di più. Gli altri
insegnanti osservavano la scena soddisfatti nel vedere quella monella
piangente e disperata, ed erano sicuri che d’ora in avanti non sarebbe
stato difficile tenerla a bada. Anche la Preside era molto soddisfatta
di quella punizione e incalzava il professor Luca a non smettere, ma
anzi a dargliele ancora più secche che tanto se le meritava
tutte. Finalmente la mano del professore si fermò ed Elisa
riuscì finalmente a riprendere fiato. Il bruciore era straziante
e continuò a piangere disperata per qualche minuto, rimanendo
sulle ginocchia del professore e massaggiandosi con tutte e due le mani
il povero sederino. Poi fu fatta alzare e mettere in ginocchio con le
mani sulla testa davanti alla lavagna, in modo che il suo culetto fosse
ben in vista a tutte le sue compagne, le quali assistettero alla scena
sbalordite e in rigoroso silenzio, ringraziando in cuor loro di non
essere al suo posto a ricevere una punizione tanto umiliante e
dolorosa.
Le più maliziose sentirono una dolce sensazione di calore salire
dalle cosce fin su alle guance, in un misto di eccitazione e paura, che
le faceva fremere a ogni sculacciata che veniva schioccata sulle
natiche della povera compagna. Anche Chiara non fu insensibile a quello
spettacolo, e trovò molto piacevole godere della vista del
delizioso culetto di Elisa che sussultava e si arrossava in uno
scomposto balletto in cui, ogni tanto, era possibile intravedere anche
la sua “farfallina”, fugacemente mostrata a causa dei suoi movimenti
scomposti, sebbene ella, consapevole di essere ben in mostra, avesse
tentato di tenere le gambe il più serrate possibile.
Mentre era ancora assorta in maliziosi pensieri, Chiara venne
bruscamente riportata alla realtà dal professore: “bene” disse
“ora che ho finito con il culetto di Elisa, mi divertirò sul
tuo, cara Chiara! La mia mano è ancora calda e freme dalla
voglia di incendiare il tuo insolente fondoschiena! Dopo ci
penserà la signora Preside a terminare quello che io ho
iniziato! Alzati e vieni SUBITO qui!!! Chiara dimostrò subito il
suo carattere, in fondo molto diverso da quello di Elisa, rimanendo
impassibile al suo posto, per nulla intimorita dal tono del professore,
ma anzi con aria di sfida! Dopo aver ricevuto numerose sollecitazioni,
si decise a dichiarare che se loro avessero voluto punirla come Elisa,
avrebbero dovuto costringerla con la forza, perché lei per
niente al mondo si sarebbe abbassata a tanto di sua spontanea
volontà. Alcuni insegnanti, all’udire queste parole, si mossero
verso di lei, che con un balzo, scattò in piedi, rovesciando
all’indietro la sedia e facendo trasalire tutte la sue compagne, e
tentò di fuggire verso la porta. Il professor Luca, che
intuì in anticipo le intenzioni della ragazza, le fu subito
dietro e la afferrò proprio nel momento in cui lei riuscì
a impugnare la maniglia e a spalancare la porta, trovandosi peraltro la
strada sbarrata da tutti i suoi compagni che si stavano godendo a turno
quel poco che riuscivano a vedere della scena. Per loro, quella
finestra che si aprì, seppur solamente per qualche secondo,
sulla classe ma soprattutto sullo splendido corpo di Elisa, nudo e
umiliato a quel modo, fu una gioia improvvisa quanto fugace. Subito
l’insegnante afferrò saldamente Chiara per un braccio,
trascinandola verso il centro della stanza, e con un colpo violento
richiuse la porta. Sebbene Chiara si agitasse come un ossesso, il
professore non mollò la presa fino a quando altri due colleghi
non la presero ognuno per un braccio. Lei continuò ad agitarsi e
a imprecare verso di loro, finchè il professore non le
assestò due ceffoni da farle letteralmente girare la faccia
dall’altra parte. Non ebbe neppure il tempo di ridestarsi dai primi due
schiaffi che subito gliene arrivarono altri due, e subito dopo altri
due ancora. La sequenza fu impressionante, e lasciò sbalorditi
tanto le compagne, quanto gli insegnanti. Anche la stessa Chiara rimase
letteralmente scioccata, sia per il bruciore alle guance che già
sentiva gonfie e bollenti, sia per la velocità e
imprevedibilità con cui si ritrovò schiaffeggiata
pubblicamente. Proprio lei, che in vita sua non aveva mai preso neanche
uno scappellotto! Sebbene ci provò con tutte le sue forze, non
riuscì ad impedire che le lacrime iniziassero a scenderle,
rigandole il viso arrossato con striature nere di trucco. Stava
piangendo davanti a tutte le sue compagne! Tutto ciò non fece
che aumentare la sua rabbia e il suo risentimento nei confronti del
professore che aveva osato umiliarla in quel modo, ed iniziò a
dibattersi ancora più forte di prima. Chiedendo aiuto ad
ulteriori due insegnanti, che si abbassarono a tenerle ferme le gambe,
il professor Luca le si avvicinò deciso e le sbottonò
senza troppi complimenti i suoi jeans che, non senza fatica, vennero
sfilati insieme alle scarpe da ginnastica che indossava. Poi fu la
volta della maglietta, e anche lì l’impresa non fu proprio
facile. A quel punto Chiara si ritrovò davanti a tutti in
mutandine e reggiseno, proprio come la sua amica Elisa qualche minuto
prima, ma il severo professore, con la collaborazione degli altri
insegnanti, le levò anche quelli, lasciandola in piedi
completamente nuda davanti a tutti. Da fuori salì
un’esclamazione da parte di un compagno, che si deliziò della
vista di quel bellissimo corpo che aveva sempre fatto di Chiara una
delle ragazze più carine e desiderate della scuola. E fu in quel
momento che per la prima volta venne invasa da un profondo senso di
vergogna, pensando che, oltre alle sue compagne (Paola compresa),
là fuori anche i suoi compagni, e in particolare i più
sfigati che non avrebbero mai potuto vederla neanche da lontano,
potevano ammirarla completamente nuda in ogni sua parte più
intima, senza che lei (con braccia e gambe bloccate) potesse fare nulla
per impedirlo o per coprirsi. Ma oltre alla vergogna venne percorsa da
un brivido di eccitazione simile a quello di prima mentre ammirava il
culetto di Elisa, ma ancora più intenso.
Seppur continuando a dibattersi, decisa a lottare fino all’ultimo per
non darla vinta ai suoi insegnanti, si ritrovò distesa sulla
gambe del professore, che subito la mise un po’ di traverso serrandole
il braccio destro dietro la schiena. Si ritrovò completamente
immobilizzata sulle sue ginocchia, ad eccezion fatta per le gambe che,
pur dibattendo in continuazione, non ottenevano nessun risultato, se
non quello di esporre la sua “farfallina” agli occhi di tutti. I colpi
del professore non tardarono ad
arrivare……CIACK!!!….CIACK!!!…..risuonarono di nuovo nella stanza! La
ragazza, per nulla doma continuò ad agitarsi con tutte le sue
forze, seppur non ottenendo nessun risultato e il professore
continuò imperterrito a sculacciarla ……CIACK!!!….CIACK!!!
……CIACK!!!….CIACK!!!….. dapprima lentamente, in modo da lasciare che
ogni sculaccione fosse ben assorbito dal culetto della ragazza, e via
via sempre più velocemente, aumentando anche l’intensità,
in modo che, mentre sospirava per uno sculaccione, gliene arrivasse
subito un altro, così da lasciarla quasi senza fiato. Presto
Chiara non potè fare a meno di mettersi a piangere e frignare a
dirotto, perché il bruciore era davvero insopportabile (come mai
avrebbe potuto immaginare!) e ogni sculaccione le si abbatteva sul
culetto con una tale intensità da farla esplodere in un sussulto
scomposto e incontrollato. Le proteste e gli insulti dell’inizio presto
scomparvero in quanto il bruciore era talmente forte che ora aveva
quasi voglia di implorare di smetterla, seppur il suo orgoglio non
glielo permettesse…
……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!!
……CIACK!!!….CIACK!!!…..continuava il professore, dicendole che
finchè non avesse chiesto scusa a Paola e a tutti loro,
dimostrandosi dispiaciuta per l’accaduto, da quelle ginocchia non si
sarebbe mai alzata, e lui avrebbe continuato a sculacciarla anche per
tutta la mattinata!
Pur straziata dal bruciore al suo povero sederino, non volle ancora
cedere, pur iniziando a credere che quell’uomo avrebbe avuto il
coraggio di sculacciarla veramente per tutta la mattina……..
……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!!
……CIACK!!!….CIACK!!!
…..le sculacciate continuavano ad abbattersi imperterrite sul suo
didietro, quando ormai stremata e al limite della resistenza, piangendo
e tirando su col naso, mormorò uno “scusi” che sembrava
più simile a un grugnito. Il professore, sapendo che proprio in
quel momento la ragazzina stava imparando la lezione, non
accennò minimamente a smettere, ma anzi rincarò la dose
battendola ancora più forte, e incalzandola che la punizione
sarebbe finita solo dopo che lei avesse fatto le sue scuse a Paola come
si deve e lo avesse implorato di smetterla……
……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!!
……CIACK!!!….CIACK!!!
Chiara, che non ce la faceva davvero più e ormai anche il suo
orgoglio l’aveva abbandonata per lasciare il posto solo al bruciore,
non potè far a meno di dire: “scusami tanto Paola, mi dispiace
per quello che ti ho fatto e chiedo scusa a tutti voi per come mi sono
sempre comportata. Mi dispiace tanto….ma ora la supplico, la smetta
professore, per favore, ho imparato la lezione e prometto di
comportarmi meglio d’ora in poi! Mi fa male…..”
……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!!
……CIACK!!!….CIACK!!!…..
…… “basta la scongiuroo!! Non ce la faccio più!!!”.
“Ahh…. Adesso che il culetto ti brucia per bene, ti sei decisa
finalmente a chiedere scusa e a comportarti da persona matura! Cosa
dici “disse rivolgendosi a Paola “pensi che Chiara ne abbia avute
abbastanza oppure no!”. Paola che finalmente poteva prendersi la sua
rivincita disse: “Sì….. effettivamente Chiara sembra
dispiaciuta….ma io continuerei ancora per una trentina di secondi
almeno, giusto per essere più sicuri. Poi in fondo è
sempre meglio darne qualcuna in più e assicurarsi che la lezione
sia stata imparata che una in meno rischiando di perdere gli effetti
desiderati!”
Chiara odiò la sua compagna come non mai (Paola che decideva
sulla sorte del suo culetto!!!), e anche se la voglia di ricoprirla di
insulti era fortissima, rimase in silenzio a subire, sperando che il
professore la smettesse al più presto.
Il professore non si fece certo pregare…
……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!! ……CIACK!!!….CIACK!!!
……CIACK!!!….CIACK!!!…..
Finalmente la mano del professore si fermò e Chiara si
lasciò scivolare via da quelle ginocchia, in cui aveva trascorso
sicuramente i minuti più brutti di tutta la sua vita, finendo
per terra a piangere e a massaggiarsi il culetto. Conoscendo il suo
carattere, più di una compagna scoppiò in lacrime nel
vederla prostrata lì per terra, incurante di tutto e di tutti ma
intenta solamente a “leccarsi le ferite”. La punizione era stata di
gran lunga molto più severa di quella di Elisa, che si era
subito dimostrata dispiaciuta e l’aveva accettata senza fare storie, e
in tutto durò parecchi minuti, e i minuti, col culetto per aria
a prendere sculaccioni, sono veramente lunghi!
Chiara venne aiutata a rialzarsi e fu fatta mettere nella stessa
posizione in fianco a Elisa, che in fondo era grata di averle prese per
prima (altrimenti era sicura che sarebbe svenuta!), quando la Preside
riprese: “bene…ora che anche Chiara ha avuto la sua dose dal professor
Luca, è arrivato il mio turno, o ve ne eravate forse
dimenticate?!? Vieni qui Elisa, intanto che la tua amica riprende un
po’ fiato, tu puoi ricevere la seconda parte delle punizione!” Elisa,
che effettivamente aveva dimenticato le parole iniziali del professore,
quasi si sentì male al pensiero che per il suo già
infuocato culetto ci sarebbero stati nuovi sculaccioni. E il bello
doveva ancora venire! Infatti la Preside continuò dicendo: “….e
visto che oggi avete lezione di disegno e vedo che hai portato una
bella riga Elisa, valla a prendere così la userò per
finire di sculacciarti!”. Elisa quasi non voleva credere a quelle
parole! Mentre era in castigo aveva pensato che il peggio che potesse
capitarle in quella giornata ( e probabilmente in tutta la vita!) le
era già capitato e si disperava per la figuraccia che aveva
fatto davanti ai compagni, sapendo che sarebbe diventata lo zimbello
della scuola. Ma si era sbagliata e nuovi e più secchi
sculaccioni si sarebbero presto abbattuti sul suo culetto! Non
osò nemmeno implorarla di non farlo e ubbidiente e a testa bassa
andò a prendere la lunga riga di plastica dal suo zaino, non
riuscendo neanche ad immaginare quanto potessero bruciare le
sculacciate impartite con essa. Ma presto se ne rese conto! Le fu detto
di mettersi con l’intero busto e la testa appoggiati sul piano della
cattedra con le braccia distese in avanti, e che le gambe formassero un
angolo di circa 45°. Le righellate non si fecero attendere, e la
Preside, facendo fischiare bene la riga, la punì con estremo
rigore, incurante dei pianti e delle implorazioni della ragazza,
lasciandole vistose striature rosso acceso su tutto il già
malconcio culetto, ma non solo, perché decise di sculacciarla
per bene anche sulle cosce fin giù alle ginocchia! La punizione
fu molto intensa e durò quasi un minuto! Quando le fu concesso
di alzarsi, riusciva a stento a respirare, e fu subito rispedita in
castigo come prima. Questa volta la lezione l’aveva veramente imparata,
e non se la sarebbe scordata facilmente!
“Bene” disse la Preside “è arrivato il tuo turno Chiara, hai
sentito Elisa come piangeva! Devono far veramente male le righellate,
ma sono sicura che ti insegneranno la lezione!”. Chiara, che stava
ancora piangendo per le sculacciate appena ricevute, non ebbe neanche
la forza di reagire e, a stento riuscì a rialzarsi. Con passo
infermo e sguardo implorante, si diresse verso la cattedra, ormai
incurante di essere completamente nuda davanti ai professori e girata
verso la porta dove tutti i suoi compagni probabilmente facevano a
turno per vederla. Fu fatta mettere nella stessa posizione di Elisa
poco prima. La preside incominciò subito ad agitarle la riga a
pochi centimetri dal culetto, così che lei potesse sentire lo
spostamento d’aria e udire l’inconfondibile sibilo, in modo da renderle
l’attesa ancora più penosa. Chiara sentiva la riga quasi
sfiorarle il culetto, come una perfida carezza, e sognava che un
miracolo o un Angelo la salvassero da quella nuova punizione. Ma si sa
che nella vita reale certa cose non avvengono, soprattutto per le
monelle che se le meritano! A un certo punto, per un secondo,
udì un silenzio quasi irreale che venne subito rotto da un
sibilo più lungo e acuto di quelli precedenti…..e un bruciore
prorompente le divampò proprio nel mezzo del suo culetto e non
potè fare a meno di urlare con quanto fiato le rimaneva. Subito
un’altra e un’altra ancora schioccarono sulle tenere carni delle cosce
e del suo sederino ……SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!!
…SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …continuava imperterrita la Preside…
.…SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!!… regalando a Chiara il
dolore più intenso che avesse mai provato in tutta la sua vita!
…SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!!
La ragazza era sconvolta ma la preside, pur sapendo quanto fosse severa
e dolorosa la punizione che le stava infliggendo, continuò
sapendo che era necessario per il suo bene, e sapendo che in fondo
nessuna bambina mai era morta per una sculacciata, per quanto severa
fosse!
…SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!! …SWUIIFFF!!!!
…SWUIIFFF!!!! Finchè, non ritenne di averla punita a sufficienza
e si interruppe complimentandosi di aver fatto proprio un bel lavoro
con quelle due monelle. Era sicura che d’ora in avanti avrebbero rigato
diritto, e se se le fossero di nuovo meritate, le avrebbero sculacciate
di nuovo senza problemi.
Anche Chiara fu rispedita in castigo e la preside concluse dicendo che
la prossima volta sarebbe bastato un minimo sgarro e sarebbero state
sculacciate di nuovo, e questa volta direttamente davanti anche ai loro
compagni, e se anche quella non fosse bastata le avrebbero prese in
Aula Magna davanti all’intera scuola!!!
Dopo vennero fatte rivestire, e i loro compagni vennero riammessi in
classe tra mille risatine e reciprochi ammiccamenti. Nessuno toglieva
loro gli occhi di dosso, e questo rendeva ancora più vergognosa
la loro posizione, potendo leggere nei loro sguardi quanto si fossero
divertiti a vederle tutte nude sulle ginocchia del professore e sulla
cattedra.
Ancora piagnucolanti furono rispedite al posto e, appena provarono ad
appoggiare i culetti sulla sedia, il bruciore le fece sussultare,
accompagnate da una sonora risata generale (professori compresi).
Le lezioni ripresero più o meno regolarmente, in quanto tutti
erano così eccitati da quella insolita e inaspettata mattinata,
che nessuno riuscì veramente a concentrarsi su quello che stava
facendo, avendo ancora tutti davanti agli occhi i culetti di quelle due
che si dibattevano e sculettavano!
Chiara, meravigliandosi con se stessa, non provava nessun rancore nei
confronti dei professori, anzi provò dei nuovi sentimenti di
stima e rispetto, soprattutto nei confronti del professor Luca,
sicuramente l’ideatore di quella punizione e quello che per primo era
riuscito a domarla, trasformando quella piccola tigre in una gattina
innocua e ubbidiente. Avrebbe voluto abbracciarlo e ringraziarlo,
sognando di essere di nuovo tra le sue braccia, questa volta
però non ad essere sculacciata, ma magari a ricevere una piccola
carezza sul suo povero culetto che ne aveva tanto bisogno, e nuove ed
emozionanti sensazioni si fecero largo dentro di lei…….
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