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I PIEDI VISSUTI DI ENZA
Piedi grandi, poco curati, direi piedi “nature”, piedi che camminano
perchè lei molto cammina. Insomma piedi vissuti e vissuti bene
se poi c’è anche chi li coccola, li ama, li vezzeggia.
Lei è Enza e il vate cantore nonché “coccolatore” di
questi piedi è Marco Mischi.
Tutte le riviste di settore hanno pubblicato in questi anni molte sue
foto e tanti sono diventati veri fans che le scrivono, che
chiedono foto con dedica, che sperano in pubblicazioni di nuove foto e
articoli.
I fans li hanno ammirati anche i varie trasmissioni televisive dove
sono stati ospiti a parlare del feticismo del piede. Dunque passione
vissuta senza misteri e a viso… scoperto.
Quando conobbi Enza ero un ragazzetto insicuro e
tremolante, fragile e facile preda della depressione, in cerca di un
minimo di stabilità (affettiva e mentale). Enza pure era
un'anima inquieta, insoddisfatta e alla costante ricerca di qualcosa (o
qualcuno) per cui valesse la pena vivere. Nessuno dei due si aspettava
più grandi cose dalla vita, la rassegnazione si era fatta strada
nel cuore di entrambi ed era difficile prevedere quali frutti avrebbe
generato l'incontro fra due persone tanto diverse e instabili. La
storia è troppo lunga e complessa per essere diluita in poche
righe, basti dire che da questo strano incontro è nato un legame
sentimentale e artistico profondo, sul quale, viste le premesse, forse
nessuno dei due avrebbe scommesso. Enza è una creatura senza
tempo, non più giovane, eppure di una bellezza eterna e
immutabile, marmorea, come le antiche sculture dei popoli che furono,
le quali si ergono fiere sullo scorrere dei secoli mantenendo intatta
la loro beltà.
Le pose "plastiche" che Enza offre in questo servizio fotografico
sembrano suggerire, appunto, questa sensazione di scultorea
eternità, come una figura mitologica dei tempi moderni.
I suoi stessi piedi sembrano scolpiti nella roccia, monumentali e
maestosi, oserei dire "imperiali" in tutta la loro imponente grandezza
(taglia 42). Piedi "vissuti", callosi e duri, dinanzi ai quali
inchinarsi e assaporarne, attraverso l'aspro sapore e il delizioso e
pungente odore che emanano, l'essenza della loro "tosta" e lunga vita,
Piedi ai quali non mi stanco mai di offrire doveroso omaggio, come pure
alla loro divina e compiaciuta proprietaria, con tutta l'umiltà
e devozione del caso.
Marco M.
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