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BIZZAR - STORIA DEL CLISTERE
Qui ci dedicheremo ad una, il più possibile
organica, narrazione della storia, o meglio dello sviluppo di
questa bizzarra pratica terapeutica che, sin dai suoi esordi, ha
rappresentato un'originale commistione di dovere/volere e di
dolore/piacere o - se volete - di "sacro e profano", come dire serio e
faceto. E non si offenda chi, per i casi della vita, sia dovuto
ricorrere a dolorose terapie di irrigazione per seri motivi di salute e
quindi con uno stato d'animo ben poco incline a considerare il tutto
come un'eccitante esperienza erotica...: per me, per noi, per Voi,
l'impertinente insinuarsi in culo della calda e stimolante medicina
assume valenze essenzialmente cerebrali, correlate cioè alla
situazione in atto e del tutto funzionali al ruolo di schiavo o Padrone
che ci siamo scelti, o dal quale "siamo stati" scelti.
Noi lo dichiariamo in modo esplicito, ma più o meno velatamente
così è stato da sempre e dell'esistenza di prorompenti,
liberatorie pulsioni S/M si è senza dubbio già accorto
chi, all'inizio della Storia, si è trovato in mano un arnese
mediante il quale un suo simile poteva esser "curato" si, ma nello
stesso tempo umiliato, punito, offeso, deriso, disfatto.
Già, gli inizi... ma a quando risalgono? Da quanto letto sui
libri, libroni, opuscoli & ritagli sembra proprio che di sistemi di
irrigazione rettale si sia parlato in maniera compiuta già
presso gli Antichi Egizi, i Sumeri, i Cinesi e gli Indù. A dire
il vero, c'è da ritenere che tali pratiche fossero in uso in
tempi ancor più remoti e questa idea è ben suffragata
dall'attuale esistenza di simili procedure presso talune tribù
primitive il cui grado di cultura è (oggi) enormemente inferiore
a quello diffuso presso gli abitanti dell'Antico Egitto... Una delle
più antiche testimonianze del clistere giunta fino a noi
è un'iscrizione cuneiforme su tavoletta assira risalente al 600
A.C., ma vecchi testi indiani (Su-sruta Samhità, 600 A.C.)
citano gli antichi Veda del 2000 A.C. (!) e le loro descrizioni di
attrezzature per clistere e speculum rettali.
Veniva usato, a quel tempo, lo scroto di un grande animale - ad esempio
un cervo - al quale era collegata una canna di bambù o di
avorio. Ecco alcune istruzioni pratiche dell'epoca: "... l'arte
dell'inserimento può essere insegnata chiedendo all'allieva di
introdurre una canna di bambù in una fessura laterale di un vaso
di terracotta o di una zucca vuota". .
Le prime menzioni del clistere in Cina risalgono al 196 D.C., quando lo
studioso Chang Chung Ching (considerato l’Ippocrate cinese) consigliava
l'assunzione - mediante canna di bambù ben inserita nel retto -
di grosse quantità di bile di manzo, con l'aggiunta di
più modeste quantità di aceto.
Presso gli antichi Egizi l'uso del clistere sembra esser stato molto
frequente. Un papiro del 14° secolo A.C. - ora al Museo di Berlino
- descrive i metodi di preparazione del clistere ed un altro papiro
ritrovato a Tebe da G. Ebers nel 1872 e risalente al 1500 A.C.
impartisce istruzioni per l'uso del clistere, menziona ingredienti e
descrive rimedi per 20 diversi problemi intestinali. Il papiro di Edwin
Smith (risalente allo stesso periodo) cita non solo il clistere, ma
anche gocce e tamponi rettali medicati.
Erodoto (484-425 A.C.), che viaggio-in Egitto ed è la fonte di
quasi tutte le nostre conoscenze circa la scienza'medica egiziana del
5° secolo A.C., cosi scrisse: "Una volta ogni mese, gli Egiziani si
puliscono il corpo per tre giorni consecutivi con farmaci e clisteri,
in quanto ritengono che tutti i mali dell' uomo provengono dal cibo
ingerito". In verità, già all'epoca della costruzione
delle Piramidi (2500 A.C.) esistevano i curatori delle Viscere o
Custodi dell'Ano, il cui compito principale era quello di assicurare
(causare) una buona eliminazione delle feci mediante - ovviamente -
copiosi clisteri, che venivano peraltro impiegati anche in alcuni
processi di imbalsamazione.
Gli antichi Greci contribuirono allo sviluppo di una corretta
applicazione del clistere semplificando le misture di disgustosi
ingredienti usate dai popoli più antichi. Solo più tardi,
nel Medioevo ci sarà un grande ritorno a complicate combinazioni
dei più strani ed improbabili medicamenti. I greci - sotto
l'influenza logica e semplificatrice di Ippocrate (460-370 A.C.) -
ricondussero il clistere ad una introduzione di acqua salina, con
eventuali aggiunte di miele e bile di manzo. Lo stesso Ippocrate
scrisse molto sui clisteri che preferiva di gran lunga alle purghe,
consigliate soltanto per i casi più gravi. Per un trattamento
meno drastico, ideò l'uso di supposte cilindriche fatte con
miele. Pure nel periodo greco - romano si dava la precedenza al
clistere in presenza di costipazioni intestinali, ricorrendo ai
lassativi soltanto in casi febbrili.
Celsus (30 A.C), autore del "De Medicina", per primo parlò di
clisteri nutritivi ("... da non prendersi troppo spesso..."): acqua e
orzo, finocchio, malva in decotto. Per i necessari clisteri igienici
preventivi, egli consigliava acqua salina, miele, olio. Nell'antica
Roma, nota per lussuria e decadenza, il clistere fu ovviamente molto
più diffuso e conosciuto. Seguendo i consigli del grande Galeno,
venivano usati olio, miele e latte disciolti nell'acqua. Scrisse Plinio
il Vecchio: "se il clistere di acqua marina è molto caldo,
allevia i dolori ed i crampi alla pancia".
È noto inoltre che le nobili matrone romane, dopo un lauto
pasto, invece di solleticarsi la gola con la classica penna di pavone
preferivano introdurre da un'altra parte una canna fissata ad un otre
pieno d'acqua! Venivano all'uopo pure usate delle borracce di pelle con
due canne, una per l'entrata e l'altra per l'uscita del liquido. Si
può ben dire che si trattava di una colonterapia o
idron-colonterapia ante litteram. Per tutta l'epoca
bizantina (fino a circa 700 D.C.), l'uso e gli ingredienti del clistere
rimasero pressoché invariati.
Più tardi, tal Avicenna, medico di corte presso numerosi califfi
persiani (960-1030 D.C.), tentò di codificare. Fu il primo a
descrivere la "borsa per clisteri", consistente in una vescica di
animale collegata in modo ermetico o quasi all'estremità di un
tubo, il cui funzionamento è intuitivo: premendo con le mani la
vescica, l'acqua ivi contenuta defluiva attraverso il tubo nell'ano del
paziente (praticamente, una... grossa "pera": Tra gli ingredienti per
un clistere, vennero menzionati da Avicenna acqua, olio ed
occasionalmente pepe. Avenzoar di Cordova (1126-1162 D.C.)
trattò diffusamente dei clisteri nutritivi, come già
fatto secoli prima da Celsus.
Dalla scuola dei medici inglesi del 14° secolo (uno su tutti: John
of Arderne, 1306 - 1390) ci vengono tramandate numerose interessanti
notazioni. Ad esempio: "preferite il clistere perché il
più delle volte i purganti lasciano il paziente più
costipato di prima", oppure: "per i clisteri, usare il sale in modeste
quantità per evitare un'evacuazione troppo veloce", ed ancora:
"facilitate l'inserzione della cannula introducendo l'unghia di un dito
nell'ano, poi estraete e reinserite la cannula più volte, fino a
che non incontrate più nessuna resistenza...".
Altri consigli venivano dati al paziente: "massaggiarsi la pancia
durante l'assunzione del clistere e sforzarsi di trattenere il liquido
in corpo il più a lungo possibile...".
Si parlò inoltre, per la prima volta, di clisteri con acqua e
sapone e proprio Arderne sentenziò che è un errore
prendere il clistere due o tre volte all' anno, solo in caso di
necessità. "Donne, costipate o no", - egli disse - "il clistere
vi aiuta in caso di necessità, ma la buona abitudine di
prenderli comunque con regolarità vi risparmia la pena di
doverli prendere nei momenti dolorosi dell'assoluta necessità!"
Fu il medico italiano Marco Gatenaria, nativo di Vercelli e professore
all' università di Pavia, ad inventare attorno al 1400 la
siringa per clisteri. O perlomeno fu uno degli inventori, in quanto
è molto probabile che tale attrezzo sia stato ideato da persone
diverse, in Paesi diversi, in epoche diverse.
La siringa di Gatenaria veniva così descritta nel suo libro
"Trattato De Clisteribus", pubblicato postumo in Francia nel 1532:
"strumento da clistere con stantuffo in legno in un cilindro di stagno
o piombo con cannula dello stesso materiale...". Con il trascorrere
degli anni la tecnologia perfezionava lo strumento: con la
borsa-clistere di Fabricius Hildanus comparvero due galletti
(rubinetti), posti sopra e sotto la borsa ed il cui scopo era quello di
controllare meglio il defluire del liquido e rendere possibile
l'aggiunta di altra acqua o ingredienti durante l'assunzione del
clistere.
Non solo: il rubo anale costruito ad angolo retto comportava, usando le
parole dell'autore, "una grande convenienza". E già: si era
dunque fatta sentire l'esigenza di autosomministrarsi il clistere
e ciò per motivi di pudore, di comodità o semplicemente
economici.
Ambroise Pare (1510-1590) sviluppò l'idea di un'altra siringa
per autoclisteri e finalmente il medico olandese R. De Graaf
scoprì, per così dire, l'uovo di Colombo! La
genialità sta sempre nelle cose semplici e così
bastò collegare ad una qualsiasi siringa, di qualsiasi forma o
capienza un lungo tubo flessibile con beccuccio rigido nella parte
finale affinchè la donna che non voleva scoprirsi e
ricevere il clistere dalle mani del Farmacista potesse finalmente
somministrarsi i clisteri da sola, stando comodamente distesa sul
letto!
Il tubo di De Greaf era lungo circa due metri, per cui poteva esser
ancora lo speziale a somministrare il clistere, rimanendo però a
debita distanza dal culo della Madama: da lontano, poteva premere il
pistone per spingerle il liquido caldo nell'intestino, con la
velocità più consona al caso... Inoltre, in presenza di
paziente affetto da malattia contagiosa, il vantaggio era tutto per lo
speziale che poteva evitare così ogni contatto pericoloso! Il de
Graaf si occupò anche delle cosiddette "confezioni" per clisteri
con oltre 27 diversi ingredienti, classificò purgativi,
detergenti, astringenti, emollienti e nutritivi, dissertò sulla
necessità di somministrare i clisteri ad alta pressione per
riuscire a far salire il liquido purgante ben oltre l'intestino retto,
parlò diffusamente dei clisteri a base di fumo di tabacco da
applicarsi con il "fumigatore" e si occupò di molte altre cose...
Ma siamo ormai giunti alle soglie del 17° secolo, a ragione,
considerato il Secolo dei Clisteri per l'enorme ed indifferenziata
diffusione che tale "rimedio" ebbe in quegli anni. Per nobili e
popolari, la siringa divenne un incontro quasi quotidiano! Mirabile
esempio di democrazia... È il mondo di Molière, un
periodo che ci ha lasciato innumerevoli testimonianze, curiosità
ed aneddoti sull'argomento. Storie divertenti, maliziose, erotiche,
poetiche e scabrose..., ma anche qualche utile innovazione!
Il medico olandese R. De Graaf, oltre ad inventare il "tubo flessibile"
per l'autosomministrazione del clistere, scrisse sull'argomento diverse
cose interessanti. Riproduciamo il frontespizio del suo storico libro
"De Clisteribus", pubblicato nel 1668 e ristampato successivamente in
Francia (1878) con l'emblematico titolo "Lo strumento di
Molière". In effetti, Molière sceneggiò molte
delle sue opere con vasi in peltro e siringoni di ogni specie: sempre
lo fece però in maniera ironica e sarcastica, non avendo di
certo una grande opinione dei farmacisti del suo tempo. Essi infatti
riuscivano ad accumulare ingenti fortune approfittando della "moda" del
clistere, diffusissima nel 17° secolo, che loro stessi provvedevano
peraltro ad incoraggiare. Avendo il monopolio per la somministrazione
dei clisteri, molti Apotecari adottarono addirittura la siringa quale
loro insegna. Durante il 17.mo secolo, che davvero può
considerarsi l'Era del Clistere, nella società parigina si
provava gusto a ricevere regolarmente
tre o quattro clisteri al giorno! Secondo la
credenza comune, la pulitura interna o "lavamento" poteva più di
ogni altra cosa preservare la salute. Tra le donne dell'aristocrazia il
clistere era poi desiderato in modo particolare quale
insostituibile mezzo per ottenere una ' carnagione più pura e
più "bianca" (ed in effetti, con quattro clisteri al giorno ...
il pallore è assicurato!).
La pratica diventò tanto diffusa e popolare che non esisteva una
casa senza lo "strumento" e vennero persino scritte canzoni, e poemi,
per celebrare la procedura ... Alla corte dei Re, si pensò di
profumare adeguatamente i diversi tipi di "confezioni" per clistere
(con incredibili intrugli) da introdurre nei regali deretani: i
vari liquidi, delicatamente tinti nei colori preferiti, sprigionavano
aromi di rosa, arancio, erbe rare.
A seconda delle circostanze, e delle esigenze, venivano comunque usati
anche altri liquidi, forse meno poetici, ma certamente più
efficaci: acqua e miele, decotti di malva, orzo, finocchio, verbena
(astringente), acqua zuccherata, uova, brodo di pollo o di castrone,
olio, latte, ecc. ecc. C'erano clisteri per le mestruazioni troppo
abbondanti e per quelle dolorose, per la sifilide e per il diabete. Si
usavano per esorcizzare, per drogare, per introdurre veleni (!), per
rianimare. Per curare le malattie gastrointestinali venivano praticati
clisteri con orina di mucca (eufemisticamente chiamata "acqua
millefiori") e per contrastare il deperimento organico non vi era nulla
di meglio che l'orina di toro ("acqua tonica"). A tal riguardo,
c'è da ricordare che lo studioso italiano prof. G. Sartorio
raccomandava di praticarsi i clisteri con la propria orina: soluzione
pratica, economica ed anche molto efficace in quanto il proprio liquido
dorato sembrava esser utilissimo ed "... eccitare i movimenti
peristalici mtestinali ...". Per curare la sciatica, all'orina propria
o di altro membro della famiglia si doveva aggiungere vino bianco o
rosso e decotti di erbe varie.
Ma torniamo in Francia, vera patria del clistere durante tutto il 1700
(ed oltre): ogni mattina, a Parigi i numerosi Farmacisti lasciavano le
loro botteghe e si riversavano nelle vie della città, muniti di
siringhe di tutte le dimensioni. Venivano disputati dai clienti e dalla
clienti a seconda della loro abilità: uno dei più
richiesti era il celebre Apotecario Rielet che girava a cavallo,
portando al
l'arcione da un lato una grossa siringa e dall'altro un capiente vaso
da notte ... Tali clisteri dovevano peraltro esser stati tutt'altro che
blandi: le cronache dell'epoca riportano infatti numerosissimi casi di
ustioni da liquido troppo caldo, danni da sostanze caustiche ed
irritanti, emorragie, perforazioni del retto, ed altri disastri del
genere! Già con l'avvento di Luigi XIII di Francia (200
lavamentì all'anno, più un numero imprecisato di purghe)
il clistere entrò nella storia dei Sovrani, nell'arte, nella
letteratura e nella psicologia dei sudditi. Esporre le parti intime
regali alla vista dei plebei è gesto umiliante e di contrizione.
Di più: è un riconoscersi vulnerabili sotto le mani di
persona del volgo a cui la siringa da potenza ed autorità di far
piegare le altrui schiene, anche se nobili e regali. Il Sovrano
più potente e la Principessa più viziata ed indisponente
sono esseri deboli ed indifesi a partire dal preciso momento in cui
l'Apotecario, inserita la siringa, da inizio al quotidiano clistere
depurativo ...
Il periodo magico del clistere fu senza dubbio quello del Re Sole.
Tutti erano al corrente quando Luigi XIV prendeva il clistere (ne
ricevette più di duemila!) perché la porta della sua
stanza era spalancata e non c'era maggior onore che esser ricevuti
mentre il Sovrano era seduto sulla sedia comoda. Emulando il Re, anche
Principesse e Donne di corte ricevevano le loro visite sedute sulla
sedia comoda ed infatti esistevano, a quel tempo, a Versailles ben 274
sedie comode!
Le damigelle d'onore a corte soffrivano invece di un'originale
imposizione: prima di prendere servizio erano obbligate al mattino a
ricevere uno o due clisteri per non essere poi disturbate durante il
loro servizio giornaliero. Buona idea, no? I clisteri nel 1700 dovevano
essere tiepidi o caldi e dovevano tassativamente essere trattenuti
negli intestini per più di mezz'ora, pena la loro
inefficacia,,altrimenti dovevano esser ripetuti. La cura poteva esser
somministrata in qualunque ora del giorno o della notte, a Versailles.
durante uno spettacolo serale, arrivò la cameriera personale
della Signora Maintenon. le si mise accanto, le infilò
delicatamente al siringa sotto le sottane e le somministrò un
clistere fra le risate del Re e della corte. Il tutto, sembra, senza un
minimo segno di imbarazzo da parte della Signora. Anche Madame di
Pompadour aveva una spiccata predilezione per i clisteri, visto che
possedeva una collezione di siringhe personali di tutti i tipi e delle
più svariate dimensioni, anche nei metalli più preziosi.
Per le donne si aveva comunque un occhio di riguardo: se incinte, si
provvedeva infatti a diminuire progressivamente la quantità di
liquido iniettato, in proporzione al grado di crescita del feto.
Andava un po' meno bene agli omosessuali: per curare la loro terribile
"malattia" venivano sottoposti a clisteri di acqua santa. E fin qui
nulla di particolare. Il fatto è che oltre a "purificare" era
necessario anche "punire" l'orribile peccato, cosicché all'acqua
santa venivano aggiunti dei grani benedetti. Nonostante le ricerche,
non sono riuscito a trovare precise indicazione circa la
quantità. le dimensioni e soprattutto la composizione dei detti
"grani". Tenendo però presente i tempi da inquisizione di cui si
parla, è ovvio che la terribile colpa doveva
esser punita in maniera esemplare, per
cui è altrettanto facile immaginare una penitenza di ben
difficile sopportazione! Durante i carnevali parigini migliaia di
persone sfilavano in corteo munite di siringoni di tutte le fogge: era
lo spettacolo più divertente e più atteso, visto che vi
accorrevano in molti anche dalle città vicine.
Nel corso di tutto l'anno, le siringhe erano invece presenti sia sui
grandi palcoscenici che nei piccoli teatri allestiti dai gentiluomini
di corte: a loro ovviamente tutto era permesso, per lui le alcove di
attrici e cortigiane diventavano piccole sale di spettacolo
dove si davano appuntamento i gaudenti ed i libertini e si
recitavano grottesche commedie senza freni, con battute scurrili e
situazioni scabrose nelle quali troneggiava, sempre, il clistere! Ma il
termine "lavanda" o "lavamento" venne considerato
sconveniente ed offensivo da parte della Chiesa e fu
così che Luigi XIV incaricò l'Accademia di
Francia a sostituirlo, nel Dizionario Ufficiale, con la parola
"rimedio". Il nuovo vocabolo non incontrò però i favori
del popolo: i Medici, gli Speziali e le Signore che - seguendo i
consigli di Madame Ninon de Lenclos - prendevano ogni giorno un
clistere per conservarsi giovani e belle continuarono ad usare la
parola lavamento, che decisamente meglio rendeva l'idea del lavaggio e
della depurazione.
Anche il Divin Marchese fu testimone e divulgatore della pratica del
clistere, da Lui considerata a scopi principalmente (ma non sempre)
punitivi. Non ci vogliamo qui addentrare nell'opera del Maestro,
tuttavia si possono citare alcuni fatti come, ad esempio, la bella
Juliette che si eccita con le lavande intestinali praticate nella
"Società degli Amici del crimine" e che nel suo viaggio in
Italia ben volentieri va a far visita al Re di Sardegna (ironicamente
chiamato Re degli Spazzacamini) allo scopo di ricevere alcuni clisteri
che il Sovrano si sarebbe divertito a somministrarle, dietro compenso
di duemila zecchini. E c'è l'abate libertino che - nelle 120
Giornate - si diverte a bere direttamente dal culo di una Signorina il
latte di un clistere appena somministrato, salvo poi diventare una
furia quando si accorge che la mendace Signorina non aveva ancora
cagato, per cui non di solo latte si trattava ...
Pure a De Sade si deve l'idea di organizzare una saletta per clisteri,
con le pareti munite di spioncini per poter osservare di nascosto,
belle e giovani donne durante la somministrazione del clistere,
così come l'invenzione di un attrezzo simile ad una scala, dalla
cui sommità un florido culo femminile lascia cadere tutto il
liquido testé ricevuto sul volto, e nella bocca, del gaudente di
turno, disteso a terra con la verga in pugno.
Ma ritorniamo alla Storia: gli eventi precipitarono ed il popolo
occupò la Bastiglia, ma dopo la Rivoluzione anche il clistere
tornò in auge, tanto che la splendida Paolina, sorella di
Napoleone, parlava spesso ed apertamente del suo profondo amore per la
siringa. Era tuttavia inesorabilmente terminata l'epoca d'oro del
clistere: alla classica siringa si andavano via via sostituendo
attrezzature più perfezionate, dalla clismopompa
all'enteroclisma come lo conosciamo più o meno oggi, ed i medici
stessi trasfigurarono il clistere in una procedura sempre più
professionale e più "scientifica". Con l'introduzione in Europa
della gomma indiana fu altresì possibile produrre i bulbi di
gomma, ossia le odierne perette.
Finito il periodo migliore della siringa, non per questo sparirono
però gli appassionati della "giuliva" ed infatti ci fu tra il
1800 e il 1900 ed oltre, il prodigioso fiorire di una letteratura
erotica semiclandestina indirizzata a nuove generazioni di gaudenti, di
schiave e di Padroni, tutta incentrata sulla giuliva siringa o su altre
forme di clistere, sempre più esplicitamente considerato quale
strumento di sottomissione, castigo, penitenza.
Un libro certamente non clandestino, "II moderno Eulenspiegel" di A.
Tschabushiunig (Pest, 1846), racconta le interessanti gesta di un
personaggio che, pur brillando per ospitalità e galanteria
nei confronti dei suoi ospiti, esigeva il rispetto di una ferrea regola
da lui stesso inventata: nessuno poteva lasciare il suo castello prima
di aver subito un copioso clistere per mano del padrone di casa!
È durante i primi anni del 1900 che si consolida l'idea secondo
la quale le donne sono molto più soggette a costipazione
rispetto agli uomini. Viene loro pertanto consigliata (e messa in
pratica) una regolare assunzione della terapia e viene persino
inventata una nuova siringa "per uso e convenienza della donna" in
vendita con un manuale per l'uso di ben 164 pagine (che sarebbe molto
interessante esaminare oggi ...)! Negli anni seguenti si ha
l'affermazione definitiva di due strumenti: enteroclisma e
peretta.
Siamo dunque ai giorni nostri. Qualcuno ogni tanto dice che non
esistono più dame incipriate che attendono dalla siringa il
sollievo ai loro mali fisici e sentimentali, né sadici libertini
sempre pronti ad approfittare di tali eccitanti e scabrose
opportunità, né esiste più la complice atmosfera
di certe segrete alcove .... ma NOI sappiamo che ciò non
è vero!
Bon Clysoir!
Aldo
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